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LA MERKEL VUOLE UN ’EUROPA MODELLO MONTI nche per la Cancelliera è arrivato il momento di pensare alla crescitaI


Fatto Quotidiano 14/03/2012di Stefano Feltri
La visita di Angela Merkel a Roma era saltata due volte, alla fine è arrivata nel momento più oppor-
tuno per Mario Monti, proprio quando il suo governo sembra un po’ in affanno. Tre volte sotto alla Camera, niente di decisivo ma sono segnali, costretto a rinunciare alla riforma della Rai, arrivato allo scontro con i sindacati sulla riforma del mercato del Lavoro (tanto che lunedì all’incontro decisivo Monti gestirà la trattativa in prima persona). E allora ecco la Cancelliera Merkel che arriva a Roma e in conferenza stampa subito esprime “ammirazione per le coraggiose azioni del governo Monti”. Ma gli elogi al cambio di fase ormai sono abituali e, come ha scritto l’Economist, “non sono tutti da attribuire a meriti innati di Monti”, ma anche al fatto che i nostri partner aspettavano con ansia di avere un interlocutore diverso da Silvio Berlusconi. Questa volta c’è di più, per chi decodifica il gergo europeo: quella di ieri è una vittoria montiana su tutta la linea. Certo, la Merkel si è concessa l’ennesimo riferimento ai “compiti a casa” che tutti
devono fare “per eliminare gli squilibr i”. Ma per il resto è una conversione alla linea della crescita di cui Monti è stato il grande sostenitore in questi mesi, d’intesa con il presidente americano Barack Obama.
“AL CENTRO del vertice europeo di giugno ci sarà la crescita, servono misure concrete e specifiche per contrastare la disoccupazione”, dice
Il premier cercava da mesi questo incontro a Roma per ottenere da Berlino meno rigore sulla crisi
il cancelliere. Monti sorride soddisfatto e annuncia per l’estate un vertice a due a Roma, tra Italia e Germania. “Con la Francia chiusa per elezioni devono dimostrare che l’E u ro p a ha un motore italo-tedesco”, commenta Sandro Gozi, parla-
mentare del Pd che ha lavorato a lungo a Bruxelles. La Merkel usa anche le parole chiave che certificano l’omaggio a Monti, parla del problema di essere “più competitivi con i nostri concor renti”, concede un accenno al “mercato unico”, da sempre il pallino di Monti quando si parla di politiche europee. Monti è soddisfatto, nella minuscola stanza di Palazzo Chigi dove da qualche tempo il governo ammassa giornalisti e cameramen per le conferenze stampa, dopo aver abbandonato quella tradizionale del piano terra. Il presidente del Consiglio negli ultimi mesi ha lavorato molto per ottenere il risultato diplomatico di ieri: prima la visita Londra per recuperare David Cameron, rimasto isolato per aver messo il veto sul fiscal compact, il trattato internazionale sui vincoli di bilancio imposto dalla Germania. Poi la visita a Washington e infine la “lettera dei dodici”, firmata dai capi di Stato e di governo che hanno costituito il fronte anti-Merkel per la crescita e contro gli eccessi di rigore. Il culmine ieri, con la Merkel che scandisce: “Noi vogliamo migliorare la capacità competitiva e la crescita dell’E u ro p a ”. Vittoria completa? Sicuramen-te dal lato della diplomazia, con Monti omaggiato dall’offerta del lussemburghese Jean-Claude Juncker di lasciargli la presidenza dell’e u ro gruppo, il coordinamento dei ministri economici della zona
D i e t ro il successo diplomatico restano tensioni concrete: sulla Bce, la Grecia e i trattati
euro (“ogni riferimento alla mia persona lo prendo come segno di rispetto per l’Italia e il suo governo, ma le pare che un presidente del Consiglio italiano possa assumere altri compiti?”, risponde a un giornalista). Però poi ci sono i temi concreti: Angela Merkel ribadisce che entro giugno devono essere approvati assieme i trattati internazionali del fiscal compact (i vincoli di bilancio imposti da Berlino) e quello che istituisce il fondo Salva Sta-ti Esm (che Berlino ha subito). Bastone e carota. Ma sulle risorse a disposizione dell’Esm non si tratta, restano 500 miliardi, nonostante da mesi Monti chieda di aumentarle. Con meno di 1000 miliardi, lo ha detto anche il Fondo monetario, la rete di sicurezza attorno a Spagna, Italia e Portogallo ha troppi buchi. E a livello della Bce è in corso uno scontro violento: il capo della Bundesbank, la banca centrale tedesca, Jens Weidmann è andato all’attacco di Mario Draghi perché con i suoi prestiti di 1.000 miliardi alle banche sta caricando di troppi rischi l’istituto di Francoforte. Draghi si è difeso ieri da Parigi: nella zona euro si vedono “chiari segnali di stabilizzazione” e “non si stanno materializzando rischi di inflazione”. Ma la tensione con Berlino resta. Così come sulla Grecia: il secondo piano di aiuti, da 130 miliardi, ha avuto il via libera dalla Commissione Ue. Ma la Germania sta già facendo resistenza a un terzo pacchetto di aiuti che sembra inevitabile. Monti ha pochi mesi per tradurre in risultati concreti su questi dossier il successo diplomatico di ieri.

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Wall Street è diventata un gigantesco casinò finanziario e la speculazione sui derivati(assicurazioni)


Redazione
La cinica borsa americana che scommette sull fallimento dei paesi è forse ora che i movimenti tipo occupy wall Street riescano a obbligarli a darsi una regolamentazione
The Economic Collapse 19 Ottobre 2011

La maggior parte delle persone non ha idea che Wall Street è diventata un gigantesco casinò finanziario. Le grandi banche di Wall Street stanno facendo miliardi di dollari all’anno con il mercato dei derivati, e nessuno nella comunità finanziaria vuole che la festa finisca. La parola “derivati” sembra complicata e tecnica, ma comprenderli non è poi così difficile. Un derivato è essenzialmente un modo elegante per dire che è stata fatta una scommessa. Originariamente, queste scommesse sono state progettate per coprire il rischio, ma oggi il mercato dei derivati ​​si è sviluppato in una montagna di speculazione, diversa da qualunque cosa il mondo abbia mai visto prima. Le stime del valore nominale del mercato dei derivati ​​in tutto il mondo vanno dai 600 trilioni di dollari a 1,5 quadrilioni di dollari. Tenete presente che il PIL mondiale si avvicina ai 65 trilioni di dollari. Il pericolo per il sistema finanziario globale rappresentato dai derivati ​​è così grande che Warren Buffet una volta li ha definiti “armi finanziarie di distruzione di massa” . Per ora, i poteri finanziari stanno cercando di mantenere il funzionamento del casinò, ma è inevitabile che ad un certo punto l’intero pasticcio crollerà. Quando lo farà, affronteremo una crisi dei derivati ​​che potrebbe davvero distruggere l’intero sistema finanziario globale
La maggior parte delle persone non parla molto di derivati ​​perché semplicemente non li capisce.
Forse un paio di definizioni sarebbero utili.
Di seguito il modo in cui un recente articolo di Bloomberg ha definito i derivati ​​….

I derivati ​​sono strumenti finanziari utilizzati a copertura dei rischi o a scopo speculativo. Sono derivati da azioni, obbligazioni, prestiti, valute e materie prime, o legati ad eventi specifici come i cambiamenti nel tempo o nei tassi di interesse.
La parola chiave è “speculazione”. Oggi quelli di Wall Street stanno speculando su qualsiasi cosa si possa immaginare.
Quello che segue è il modo in cui Investopedia definisce i derivati ​​….
Una garanzia il cui prezzo dipende o deriva da una o più attività sottostanti. Il derivato stesso è semplicemente un contratto tra due o più parti. Il suo valore patrimoniale è determinato dalle fluttuazioni del sottostante. Le attività sottostanti più comuni includono azioni, obbligazioni, commodities, valute, tassi d’interesse e indici di mercato. La maggior parte dei derivati ​​sono caratterizzati da elevata leva finanziaria.
Un derivato non ha un suo proprio valore di base. Un derivato è essenzialmente una scommessa laterale. Di solito queste scommesse laterali sono fortemente indebitate.
A questo punto, le scommesse laterali sono andate totalmente fuori controllo nel mondo finanziario. Scommesse laterali sono state fatte praticamente su qualsiasi cosa si possa immaginare, e le maggiori banche di Wall Street stanno facendo un sacco di soldi con questo. Questo sistema è quasi interamente non regolamentato ed è totalmente dominato dalle grandi banche internazionali.
Negli ultimi due decenni, il mercato dei derivati ​​si è moltiplicato. Tutto andrà bene fino a quando il sistema rimarrà in equilibrio. Ma una volta che perderà l’equilibrio potremmo assistere a una serie di crolli finanziari che nessun governo al mondo sarà in grado di risolvere.
La quantità di denaro di cui stiamo parlando è assolutamente sconcertante. Graham Summers della Phoenix Capital Research stima che il valore nominale del mercato globale dei derivati ​​è di 1,4 quadrilioni di dollari e in un articolo per Seeking Alpha ha provato a presentare quel numero in prospettiva .. ..
Se si somma il valore di ogni azione del pianeta, l’intera capitalizzazione di mercato sarebbe di circa 36 trilioni di dollari. Seguendo lo stesso procedimento per le obbligazioni, si otterrebbe una capitalizzazione di mercato di circa 72 trilioni di dollari.
Il valore nominale del mercato dei derivati ​​è di circa 1,4 QUADRILIONI di dollari.
Mi rendo conto che il numero suona come qualcosa di Looney Tunes, così cercherò di metterlo in prospettiva.
1,4 quadrilioni di dollari sono approssimativamente:
-40 VOLTE LA BORSA MONDIALE.
-10 VOLTE il valore di OGNI OGNI AZIONE e di ogni OBBLIGAZIONE SUL PIANETA.
-23 VOLTE IL PIL MONDIALE.
E’ difficile capire quanti soldi siano un quadrilione.
Se iniziate a contare in questo momento, un dollaro al secondo, ci vorrebbero 32 milioni di anni per contare fino a un quadrilione di dollari.
Sì, i ragazzi e le ragazze di Wall Street sono andati completamente e totalmente fuori controllo.
In un eccellente articolo sui derivati, Webster Tarpley ha descritto il ruolo fondamentale che in questo momento i derivati ​​giocano nel sistema finanziario globale …
Lungi dall’essere una qualche attività arcana o marginale, i derivati ​​finanziari sono giunti a rappresentare l’attività principale dell’oligarchia finanziaria a Wall Street, la City di Londra, Francoforte, e di altri centri finanziari. Uno sforzo concertato è stato fatto dai politici e dai media per nascondere e camuffare il ruolo centrale svolto dalla speculazione da derivati ​​nei disastri economici degli ultimi anni. I giornalisti e quelli delle relazioni pubbliche hanno fatto tutto il possibile per evitare anche solo di nominare i derivati, coniando frasi come “asset tossici”, “strumenti esotici”, e – soprattutto – “asset problematici”, come nel Troubled Assets Relief Program o TARP, alias il mostruoso salvataggio degli speculatori di Wall Street da 800.000 milioni di dollari che è stato emesso nel mese di ottobre 2008 con l’appoggio di Bush, Henry Paulson, John McCain, Sarah Palin, e i democratici di Obama.
Molti non lo sanno, ma i derivati ​​sono stati al centro della crisi finanziaria del 2008.
Saranno quasi certamente al centro della prossima crisi finanziaria.
Per molti, i campanelli d’allarme hanno smesso di suonare l’altro giorno quando è stato rivelato che Bank of America ha spostato una grossa fetta di derivati ​​dalla sua unità bancaria di investmenti in fallimento, Merrill Lynch, al suo ramo depositi.
Che cosa vuol dire?
Un articolo pubblicato sul The Daily Bail ha spiegato l’altro giorno che questo significa che i contribuenti degli Stati Uniti potrebbero finire nei guai ….
Ciò significa che l’esposizione della banca d’investimento ai derivati europei ​​è ormai passata ai contribuenti americani. Bank of America non ha ottenuto l’approvazione regolamentare per fare questo, l’ha fatto solo su richiesta delle controparti spaventate. Ora la Fed e la Fdic litigano sul fatto se questo sia un bene. La Fed vuole “dare sollievo” alla compagnia finanziaria, che è sotto pressione.
Si tratta di un trasferimento diretto di rischio per il contribuente, operato dalla banca senza l’approvazione da parte dei regolatori e senza contributo del pubblico.
Allora, avete sentito parlare di questo al telegiornale?
Probabilmente no.
Oggi, il valore nominale di tutti i derivati ​​detenuti da Bank of America arriva a circa 75 trilioni di dollari .
JPMorgan Chase è in possesso di strumenti derivati ​​per un valore nominale di circa 79 trilioni di dollari .
E’ difficile anche solo immaginare questi numeri.
In questo momento, le banche con la massima esposizione ai derivati ​​sono JPMorgan Chase, Bank of America, Goldman Sachs, Citigroup, Wells Fargo e HSBC Bank USA.
Anche Morgan Stanley ha un’esposizione enorme ai derivati.
Avrete notato che queste sono alcune delle banche “troppo grandi per fallire” .
Le maggiori banche statunitensi continuano a crescere e continuano a conquistare un potere sempre più grande.
Nel 2002, le prime 10 banche Usa controllavano il 55 per cento degli attivi bancari di tutti gli Stati Uniti. Oggi, le prime 10 banche Usa hanno il controllo del 77 per cento degli attivi bancari di tutti gli Stati Uniti.
Queste banche sono diventate così grandi e così potenti che se crollassero il nostro intero sistema finanziario potrebbe implodere.
Si sarebbe potuto pensare che avremmo imparato la lezione nel 2008 e avremmo fatto qualcosa, ma invece abbiamo permesso alle banche “troppo grandi per essere salvate” di diventare più grandi che mai.
Ed esse fanno più o meno quello che vogliono.
Qualche tempo fa, il New York Times ha pubblicato un articolo intitolato ” Un’Elite Bancaria Segreta Regola il Mercato dei Derivati “. Tale articolo ha messo in luce il controllo ferreo che le banche “troppo grandi per fallire” esercitano sul commercio dei derivati. Basta considerare il seguente estratto da questo articolo ….
Nel terzo Mercoledì di ogni mese, i nove membri di un’élite di Wall Street si riuniscono a Midtown Manhattan.
Gli uomini condividono un obiettivo comune: tutelare gli interessi delle grandi banche nel vasto mercato dei derivati, uno dei più redditizi – e controversi – campi della finanza. Essi condividono anche un segreto comune: I dettagli dei loro incontri, anche la loro identità, sono strettamente confidenziali.
Quali istituzioni rappresentato in queste riunioni?
Ebbene, secondo il New York Times , le banche coinvolte sono: JPMorgan Chase, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Bank of America e Citigroup.
Perché quegli stessi cinque nomi sembrano continuare a spuntare fuori ogni volta?
Purtroppo, queste cinque banche continuano a versare denaro nelle campagne dei politici che hanno sostenuto i salvataggi nel 2008 e che loro sanno che li tireranno fuori dai guai di nuovo quando la prossima crisi finanziaria colpirà.
Quelli che difendono il commercio selvaggio dei derivati ​​che si svolge oggi affermano che Wall Street è responsabile di tutti i rischi e ritengono che le banche di emissione saranno sempre in grado di coprire tutti i contratti derivati ​​che sottoscrivono.
Ma questo è un presupposto errato. Basta guardare AIG nel 2008. Quando il mercato immobiliare è crollato AIG era dalla parte sbagliata di un enorme numero di contratti derivati ​​e sarebbe “fallita”, senza i giganteschi salvataggi del governo federale. Se il salvataggio di AIG non fosse avvenuto, Goldman Sachs e un sacco di altra gente sarebbe rimasta lì con un sacco di carta senza valore.
E’ inevitabile che la stessa cosa accadrà di nuovo. Tranne che la prossima volta potrebbe essere su scala molto più grande.
Quando “la casa” va in “rovina”, tutti perdono. I governi del mondo potrebbero intervenire e cercare di salvare tutti, ma la realtà è che quando il mercato dei derivati ​​crollerà totalmente non ci sarà nessun governo al mondo con abbastanza soldi per ricostruirlo.
Una crisi terribile dei derivati ​​sta arrivando.
E’ solo una questione di tempo.
State allerta per qualsiasi menzione della parola “derivati” o del termine “crisi dei derivati” nelle notizie. Quando la crisi dei derivati ​​arriverà, le cose inizieranno ad andare in pezzi molto rapidamente.

La gogna greca per chi ha provato a fregarare l’erario (una storia parallela all’Italia)


redazione
La Grecia si sta muovendo a livello economico parallelamente all’Italia con i vantaggi che ne comporta per l’euro, chi ci è cascato dentro prima ora è in fase più avanzata, vedremo gli sviluppi.
redazione del Fatto Quotidiano 24/01/2012
I4 mila 152 nomi sono on line da ieri: sono i grandi evasori della Grecia che il governo di Atene ha deciso di esporre alla gogna
mediatica. Si tratta di privati e aziende che sono in debito con l’erario di oltre 14 miliardi e 800 milioni di euro, una cifra superiore al 5% del prodotto interno lordo. Il ministero delle Finanze finora ha inserito nella black list solo i cittadini che devono
allo Stato più di 150 mila euro ma – se l’Authority per la privacy darà il consenso – prossimamente sarà consultabile in rete anche l’elenco di coloro che hanno evaso il fisco per cifre inferiori. Al primo posto nella lista dei 4.152, c’è la compagnia Nikol Kasimatis di Salonicco, una società di consulenza e revisione che non avrebbe versato l’Iva per un ammontare di oltre 952.000 euro. In Grecia, a fronte
di un totale di evasione fiscale valutato intorno ai 42 miliardi di euro, soltanto 5.000 contribuenti dichiarano un reddito di oltre 100.000 euro all’a n n o. Il governo di Atene ha dichiarato guerra all’ev a s i o n e fiscale dal 2009 ma, nonostante un forte rialzo delle aliquote dell’Iva, lo scorso anno le entrate fiscali sono diminuite in seguito al persistere della recessione per il terzo anno consecutivo.

L’elenco delle privatizzazioni e liberalizzazioni per ora non appare il tormentato servizio idrico (oggetto del referendum di giugno)

BANCHE E ASSICURAZIONI
Redazione
In questa manovra sicuramente molto dura metto un primo elenco di liberalizzazioni e privatizzazioni.
Dalla redazione Del Fatto Quotidiano del 19/01/2012
Fine delle polizze vendute con i mutui
Il decreto dovrebbe contenere il divieto per le banche di vendere obbligatoriamente a chi chiede un mutuo anche una polizza assicurativa. Niente da fare, invece, per lo scorporo di Banco Posta da Poste Spa. Tra le ipotesi la possibilità per il governo di abbattere il costo di carte di credito, di pagamento e simili. Previste norme dure contro le frodi assicurative e l’aumento delle pene per i periti che vi si prestano. Il governo vuole anche incentivare l’attività degli agenti plurimandatari e razionalizzare il sistema delle compensazioni tra compagnie per i risarcimenti diretti.

BENZINAI E TRASPORTI
Più distributori no-logo
La nuova Autorità dei trasporti si occuperà non solo di taxi, ma anche di concessioni autostradali (la missione: diminuirne la durata e garantirne la messa a gara) e dovrà valutare lo scorpordella rete ferroviaria dall’ex monopolista pubblico Trenitalia e garantirne un uso non penalizzante ai privati. Si salva Snam Rete Gas, che resta nella struttura dell’Eni. Sulla benzina si incentivano i distributori no logo e/o completamente automatizzati, si permette ai gestori di rifornirsi da chiunque senza esclusiva e di vendere la benzina assieme ad altri prodotti. Le grandi compagnie dovranno vendere il 30% dei loro impianti.

SERVIZI PUBBLICI
Privatizzazioni delle municipalizzate
Il decreto intende rendere più esplicita la normativa in materia di liberalizzazione dei servizi pubblici locali anche estendendo i poteri dell’Autorità Antitrust: eliminazione delle società piccolissime attraverso accorpamenti territoriali e messa a gara dei servizi. Incentivata anche la privatizzazione delle municipalizzate, in particolare per i Comuni indebitati. I vincoli del patto di stabilità vengono estesi anche a questo tipo di società, divieti di nuove assunzioni compresi. Nelle bozze finora visionate questi provvedimenti riguardano anche il trasporto pubblico locale, ma non il servizio idrico.

Triplo Vaffanculo alle Agenzie di rating(Il comico genovese sul suo blog: “Il gioco è truccato”)

Triplo Vaffanculo alle Agenzie di rating(Il comico genovese sul suo blog: "Il gioco è truccato").

Triplo Vaffanculo alle Agenzie di rating(Il comico genovese sul suo blog: “Il gioco è truccato”)


Dal blog di Beppe Grillo
Il declassamento di Standard & Poor’s dei scorsi giorni continua a far discutere. Anche perché è stato un declassamento che di fatto ha rotto un’illusoria e temporanea armonia nelle borse europee. Beppe Grillo, attraverso il suo blog, dedica un piccolo post proprio alle agenzie di rating, dicendo che il gioco è truccato (eccolo a questo link)

Scrive il comico genovese: “2012 – Titoli pubblici in scadenza: UE 1.400 miliardi di dollari – Giappone 3.000 – USA 4.700. STOP Non c’è liquidità sufficiente nel mondo per tutti. STOP Si investirà nei titoli considerati più sicuri. Quelli con la tripla A. STOP Chi viene declassatopaga interessi altissimi o salta. STOP Chi salta finisce in bocca ai pescecani dell’FMI dominato dagli USA. STOP Tre agenzie americane decidono se uno Stato è AAA o BBB. STOP Il gioco è truccato. Ripeto: il gioco è truccato. STOP Triplo vaffanculo alle agenzie. STOP”
Tg3 Intervista a Draghi

Usa, Harrington svela gli inganni delle agenzie di rating


Redazione
Gli Stati Uniti per certi versi un paese affascinante ma forse dove ci sono degli eccessi di democrazia che portano i loro mercati finanziari(Wall Street a essere una sorta di centri del gioco d’azzardo
Dalla redazione del Fatto Qiotidiano.it 23/08/2011 Autore Matteo Cavallito
Inaffidabili nella migliore delle ipotesi, distruttive nel peggiore dei casi. La confessione pubblica dell’ex vicepresidente di Moody’s giunge in uno dei momenti più critici nella storia di questi arbitri del mercato. Mai come oggi nell’occhio del ciclone
“Mi chiamo William J. Harrington, sono stato impiegato da Moody’s Investor Service (Moody’s) come analista nella divisione derivati dal giugno del 1999 fino alle mie dimissioni del luglio 2010. Nel 2006 sono stato nominato vice presidente senior, il titolo più elevato cui un analista puro possa aspirare”. Inizia così la “confessione” aperta dell’uomo che promette di diventare il più interessante insider d’America. La gola profonda, ma non anonima, che tutti si attendevano in un momento chiave: con la Sec impegnata a disegnare le nuove regole di disciplina delle agenzie di rating nel momento di massima collera collettiva nei confronti di queste ultime. Un astio emerso già all’alba della crisi ma ora divenuto pressoché incontrollabile su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Corrotte da un peccato originale, il conflitto di interesse, intrinseco alla loro stessa struttura, chiamate “a far felice il cliente” nonostante sia quest’ultimo a chiedere loro un giudizio “obiettivo”. Insomma, inaffidabili nella migliore delle ipotesi, distruttive nel peggiore dei casi. Niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire, nel panorama delle critiche sul ruolo e il potere di queste agenzie. Se non fosse, particolare non da poco, che ad esprimersi in questo modo è uno che le agenzie le conosce fin troppo bene. Harrington, 11 anni di esperienza nelle file di Moody’s, è un insider di primissimo livello. Nel corso della sua carriera, l’ex vice presidente ha maturato una notevole esperienza nel campo dei prodotti strutturati. Titoli derivati conosciuti con l’espressione generica di asset backed securities, dove le Securities in questione sono i famigerati Cdo’s (Collateralized debt obligations) o simili, e gli asset da cui sono “backed”, i collaterali insomma, non sono altro che i crediti a rischio insolvenza. Ovvero i mutui subprime, gli agenti patogeni primari della più colossale crisi finanziaria del dopoguerra.

Una crisi, spiega Harrington in un report pubblico sottoposto alla Sec lo scorso 8 agosto, ma emerso solo nei giorni scorsi grazie all’attenta analisi di Business Insider, che la stessa Moody’s aveva previsto in anticipo pur affermando, in via ufficiale, l’esatto contrario. Non stupisce, dunque, che la stessa agenzia avesse preteso, come spiega il suo numero due, di essere pagata in anticipo dai suoi clienti (gli emittenti dei prodotti derivati che la stessa era chiamata a valutare) a prescindere dai risultati finanziari, ovvero dall’eventuale fallimento dei prodotti stessi e, conseguentemente, della credibilità stessa dei giudizi.

La vicenda, in realtà, appare piuttosto semplice. Le agenzie, spiega Harrington, devono dare giudizi obiettivi ma anche, ed è questo il punto, fare contenti i propri clienti. Per questo le valutazioni tendono spesso ad essere eccessivamente positive. Non mancano i dissidi, certo, peccato però che gli analisti scettici tendano ad essere bollati come “molesti” (troublesome) subendo di conseguenza vari tipi di pressione. Un esempio su tutti: quando un analista sollevava dubbi sulla bontà di un prodotto, i suoi superiori si affrettavano a comunicarlo direttamente al cliente facendo sì che quest’ultimo si mobilitasse per cercare di far cambiare idea al loro collega. Nei mesi del boom immobiliare si intensificarono le assunzioni di analisti giovani e inesperti, persone del tutto inadatte a giudicare con precisione il valore reale dei titoli ma al tempo stesso candidati ideali per un processo di auto convincimento collettivo che avrebbe permesso all’agenzia di raggiungere il suo obiettivo: la soddisfazione del cliente. Una verità scomoda che la stessa Moody’s continua a negare. Secondo Harrington, alcuni dipendenti dell’agenzia avrebbero mentito pubblicamente una volta chiamati a testimoniare di fronte alla commissione governativa che indagava sul collasso finanziario e sulle responsabilità degli analisti.

La credibilità dei giudizi sui titoli “tossici” espresso da un’altra agenzia del settore, Standard & Poor’s, è finita in questi giorni sotto inchiesta su iniziativa della Sec, la stessa commissione di controllo impegnata oggi a studiare nuove regole per disciplinare l’attività degli arbitri del mercato. Ma proprio queste nuove regole – rapporti sui controlli interni, protezione dai conflitti di interesse (il come non è specificato), pubblicazione di relazioni dettagliate sui metodi di analisi utilizzati – non sembrerebbero secondo Harrington minimamente efficaci. E’ la struttura stessa delle agenzie, in altre parole, a rendere queste ultime del tutto inaffidabili. E fintantoché saranno gli emittenti dei titoli a stipendiare i loro giudici, difficilmente questi ultimi potranno essere giudicati attendibili. Un ragionamento talmente ovvio da suggerire una riforma autenticamente radicale piuttosto che una semplice stretta sulla regolamentazione. Resta da capire, ora, se la Sec avrà davvero il coraggio e soprattutto la forza per andare a fondo in questa direzione.

21 MILIARDI FONDI PER IL SUD DA SPENDERE SUBITO (O TORNANO ALL’UE) una serie di appuntamenti mancati perchè?

21 MILIARDI FONDI PER IL SUD DA SPENDERE SUBITO (O TORNANO ALL’UE) una serie di appuntamenti mancati perchè?.

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