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Verso la Bancarotta: Il Tarocco di Fine Anno per Rientrare nel Magico 3% (MEF Grecia Style)

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Fonte Rischiocalcolato di FunnyKing 2 gennaio 2014 attualità

Avanti così, Verso la Bancarotta)

E vabbeh. Non è che ci aspettavamo nulla di diverso. Un bel Tarocco finale per abbellire il fabbisogno dello Stato di fine anno e spostare poste a Gennaio 2014. D’altronde in pieno stile Grecia bisognava pur far vedere che noi si rispetta il feticcio del 3%.

Aspettiamo il dettaglio per analizzare le singole poste in entrata, però che tristezza. A cosa ci siamo ridotti.

p.s. ovviamente Gennaio 2014 non comincerà esattamente bene…. ma tanto sarà solo 1 di 12 mesi.

da ScenariEconomici

Nel mese di dicembre 2013 il settore statale registra un avanzo di 15 mld
Il fabbisogno totale 2013, incluse le partite straordinarie, è stato di 79,7 mld, che si confrontano con i 49,5 del 2012 (+30,2 miliardi)
Nel mese di dicembre l’avanzo del settore statale è stimato, in via provvisoria, in 15 miliardi, superiore di circa 1,5 miliardi rispetto a quello realizzato nello stesso mese del 2012 (13,4 miliardi); il miglioramento risulta più elevato (circa 3,2 miliardi) se si escludono dall’avanzo del dicembre 2012 circa 1,7 miliardi di introiti relativi alla dismissione di quote SACE e SIMEST ininfluenti sull’indebitamento netto.
Dal lato degli incassi si segnala la crescita delle entrate fiscali, superiori di circa 3 miliardirispetto a quelle realizzate nel dicembre 2012, anche per effetto del buon andamento registrato dagli introiti IVA e da alcune imposte dirette. Sono stati, inoltre, realizzati, per il settore delle amministrazioni centrali, proventi relativi a dismissioni immobiliari per circa 320 milioni. Dal lato dei pagamenti, si registra una riduzione della spesa delle amministrazioni centrali per circa 1,5 miliardi.
Sulla base dei dati preliminari del mese di dicembre, il fabbisogno annuo del settore statale del 2013 si attesterebbe sui 79,7 miliardi, che si confrontano con i 49,5 del 2012.
Il risultato sconta operazioni straordinarie, fra le quali si segnalano: l’aumento dei pagamenti dei debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni, la partecipazione all’aumento di capitale a favore della Banca Europea per gli Investimenti, la sottoscrizione di strumenti finanziari a favore del Monte dei Paschi di Siena e gli incassi relativi alla cessione di Fintecna. Ai fini di un confronto omogeneo si segnala, inoltre, che lo scorso anno il saldo di cassa era migliorato di circa 10 miliardi per effetto del ripristino del sistema di Tesoreria Unica.
Escludendo le partite di entrata e spesa ininfluenti ai fini del computo dell’indebitamento netto, il fabbisogno del settore statale risulta inferiore a quello del 2012 di oltre un miliardo di euro.
COMMENTO

Stavolta il Ministero e’ piu’ loquace del solito: ammettono i 30,2 miliardi di aumento del Fabbisogno, ma imputano la cosa ad operazioni straordinarie: chiudono dicendo che al netto di queste l’indebitamento e’ un miliardo sotto a quello del 2012, per cui sostanzialmente il Governo avrebbe centrato il deficit esattamente al 3,0%.

Ci sono parecchie cose che non tornano e ci inducono a dire senza mezzi temini che quel 3,0% tondo tondo e’ sostanzialmente fasullo. Qui le ragioni principali:
Nel computo delle Entrate del 2013 sono finiti anche 4,0-4,5 miliardi di IVA, incasso legato al pagamento dei debiti pregressi. Tale cifra e’ per definizione una posta straordinaria irripetibile
Riteniamo che il Governo abbia semplicemente spostato al 2014 alcuni pagamenti del 2013 (specialmente investimenti e contributi agli stessi). Dopo un anno con Spesa leggermente in crescita, magicamente a Dicembre la Spesa cala di 1,5 miliardi.
Ultimo dettaglio sono alcune entrate del 2013 sostanzialmente straordinarie ed irripetibili, per circa 4,0-4,5 miliardi; tra questi citiamo: aumento acconti fiscali, aumento degli acconti Ires e Irap di banche e assicurazioni dal 101% al 130% (una Robin Tax assurda), aumento degli acconti Ires e Irap dal 101 al 102,5 per cento per ogni società di capitale, etc.
Tirando le somme, al netto dei provvedimenti straordinari ed irripetibili (valutabili in 9,0-12,0 miliardi), il deficit 2013 dovrebbe viaggiare tra il 3,5% ed il 3,7%, sfondando il 3,0% in modo piuttosto netto. Approfondiremo la questione ulteriormente in futuro.

Articolo introduttivo : Monti

Secondo articolo introduttivo: Letta-Berlusconi-Monti

Terzo articolo introduttivo: Letta-Monti-Alfano

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Unicredit. I vertici confermano: sì alla confisca dei risparmi dei clienti per salvare le banche

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-Redazione– 23 giugno 2013- Allarme rosso.

Ecco cosa ha dichiarato niente di meno che il numero uno di Unicredit: “I risparmi che non sono garantiti da alcuna tutela potrebbero essere usati in futuro per contribuire al salvataggio delle banche a rischio fallimento.
Lo ha detto Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit. “Far partecipare i risparmi non assicurati al piano di salvataggio delle banche e’ accettabile, posto che sia una soluzione comune in Europa”, ha dichiarato il manager del principale istituto di credito italiano.

“L’Unione Europea dovrà introdurre leggi identiche e condivise nei vari stati membri” – ha concluso.

IL CASO BANKIA: COME SARANNO SPOGLIATI I RISPARMIATORI EUROPEI

corel
Fonte altrainformazione 17 giugno, 2013 attualità
Il 28 maggio circa duecentomila cittadini spagnoli che avevano affidato i propri risparmi a Bankia sono stati violentemente privati del poco che era loro rimasto. Quel giorno sono state poste in vendita le nuove azioni della banca nazionalizzata, il cui prezzo è crollato da 1,35 a 0,55 Euro, oltre l’80% in meno del valore del 2011, quando nacque il gruppo bancario. Le perdite totali dei piccoli risparmiatori potrebbero ammontare al 75-90% dei loro depositi originari.
Ecco come è stata perpetrata la frode.
Negli ultimi anni, circa un milione di clienti delle principali banche (quattrocentomila nella sola Bankia) sono stati abbindolati nell’acquisto di azioni preferenziali (“preferentes”) dell’istituto finanziario, con promesse di lauti guadagni. In realtà si trattava di titoli che non avrebbero potuto mai incassare o con scadenze fino a 1000 anni!
Quando Bankia è fallita, nel maggio 2012, l’ente di riorganizzazione spagnolo (FROB), dietro precise istruzioni di un memorandum firmato nel luglio di quell’anno con la Troika, impose una “sforbiciata” del 38% sulle preferentes, seguita dalla conversione forzosa in azioni comuni. Alle vittime fu promesso un prezzo di 1,35 Euro per azione quando queste sarebbero state di nuovo trattate sul mercato.
Il 21 maggio scorso, gli scambi sono stati riaperti ma solo per i grandi “investitori istituzionali”, e cioè i fondi d’investimento e altri speculatori che avevano acquistato le preferentes di Bankia e altri istituti finanziari dai risparmiatori, a prezzi di svendita del 25% del valore nominale (e quindi con una sforbiciata del 75%). Questi avvoltoi hanno poi rivenduto i titoli al prezzo sforbiciato del 38% quando si sono riaperti i mercati agli investitori istituzionali, ottenendo un profitto del 37%.
Una volta avvenuta la spoliazione, i piccoli risparmiatori che erano rimasti aggrappati a circa 5 miliardi di azioni hanno potuto scambiarli sul mercato il 28 maggio, solo per vedere crollare il titolo da 1,35 a 0,57 Euro.
L’associazione dei consumatori ADICAE, che aveva sporto numerose denunce contro le banche, stima che “il doppio furto con frode” ammonta finora alla perdita del 75%. Se le azioni scenderanno ancora – cosa probabile – le perdite saranno ancora maggiori per chi le ha tenute.

Fonte: http://www.movisol.org/
Link: http://www.movisol.org/13news103.htm

ByoBlu: Si può cambiare la legge elettorale anche senza Governo (le balle della Bindi)

corel
da http://www.risciocalcolato.it 11/03/2013 attualità
proposito delle balle del PD…

ByoBlu – Tutte le Bindi-Balle sulla Costituzione
di Paolo Becchi, venerdì 8 marzo 2013

(….) Il Pd continua a ripetere, ossessivamente, che il prossimo Governo dovrebbe anzitutto provvedere alla riforma della legge elettorale (Porcellum), la quale avrebbe portato all’ingovernabilità.

Al contempo, però, sostiene che, con il Governo dimissionario attuale in prorogatio, questa riforma non potrebbe, a norma della Costituzione, essere approvata dal Parlamento.

Il che è, come si è detto, palesemente falso.

La domanda, allora, è la seguente: non sarà forse che il Pd non ha alcuna intenzione di modificare la legge elettorale in questa situazione politica, perché, se si andasse alle urne nei prossimi mesi con una legge “maggioritaria”, che assicuri la “governabilità”, al Governo rischierebbe di finirci il MoVimento 5 Stelle?

Ed allora si fa questo gioco: si dice che priorità del Pd è riformare la legge elettorale, ma che l’unico modo per fare questo è che il Parlamento voti la fiducia ad un Governo Bersani.

Tutto ciò, dal punto di vista costituzionale, è falso, lo ripeto ancora. Il Parlamento può riunirsi ed approvare una modifica dell’attuale legge elettorale, senza bisogno di alcun nuovo Governo.

Non lasciamoci ingannare. Se davvero si volesse a tutti i costi eliminare il Porcellum, si potrebbe fare in un’ora. Se davvero si dicesse “dobbiamo essere responsabili, la priorità è non tornare a votare con questa legge elettorale”, allora si potrebbe arrivare ad un primo compromesso: far rivivere, con un semplice tratto di penna, la precedente legge, il Mattarellum, che certamente assicurava la governabilità, pur non essendo la legge elettorale “ideale”. Non sono certo il primo a dirlo e sostenerlo, ma è evidente che basterebbero pochi minuti, basterebbe che il Parlamento approvasse una legge di un solo articolo che dica: l’attuale legge elettorale è abrogata. Rivive la precedente.

Tutte le complicazioni, i se…, i ma… del Partito Democratico sono scuse, niente altro, manovre di tattica politica.

Un solo articolo di legge, ed avremmo eliminato il problema.
Un solo articolo di legge, ed avremmo eliminato il problema.

.. leggi tutto l’articolo su Byoblu http://www.byoblu.com/post/2013/03/08/Le-Bindi-balle-sulla-Costituzione.aspx

Ricapitolando (Marco Travaglio)

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Fatto Quotidiano 22/02/2013 di Marco Travaglio attualità
A due giorni dalle elezioni, si vanno chiarendo anche gli ultimi trascurabili dubbi sulle alleanze e i programmi delle principali forze in campo. Berlusconi, avendo annunciato il sorpasso del Pdl sul Pd, conta di tornare premier dopo aver detto che non farà più il premier, ma il ministro dell’Economia. Intende allearsi “con il Pd per cambiare la Costituzione”, proseguendo la proficua collaborazione già avviata nella Bicamerale e al Monte dei Pascoli. Ma solo quando avrà smaltito la sbornia che vuole prendersi se, come prevede, il Trio Sciagura (Monti-Fini-Casini) con cui è alleato da un anno e mezzo non entrerà in Parlamento. Intanto s’è già ubriacato per lo scandalo che ha colpito l’odiato Giannino, dimessosi perché non laureato (Nicole Minetti invece è laureata, e anche Sara Tommasi, e pare persino Alfano). Nel primo consiglio dei ministri restituirà l’Imu da lui stesso votata ed elogiata ai proprietari di prima casa in contanti, in comode buste ritirabili presso l’ufficio del ragionier Spinelli in via dell’Olgettina a Milano. Dopodiché, se resterà tempo, dichiarerà guerra alla Germania. Sosterrà il governo Berlusconi anche la Nuova Lega di Bobo Maroni, che aveva giurato “mai più con Berlusconi” e annunciato che il suo candidato premier era Alfano, oppure Tre-monti che a Berlusconi non rivolge la parola da un anno e mezzo. Monti, dal canto suo, prevede che resterà a Palazzo Chigi, forte della maggioranza assoluta che i sondaggi, affidati al Mago Otelma, sembrano tributargli sia alla Camera sia al Senato. Infatti, nei giorni pari, esclude di allearsi sia con Berlusconi (“statista”, anzi “cialtrone”) sia col Pd (“nato nel 1921”, cioè comunista). Però nei giorni dispari non esclude la “grande coalizione” con Berlusconi se si libera di Berlusconi e/o col centrosinistra se si libera di Vendola (o se Vendola smette di essere Vendola e diventa Ichino) e anche di Bersani perché la Merkel non lo vuole (lei smentisce, ma lui conferma: la Merkel non vuole Bersani, ma non lo sa ancora).

Casini, o il suo ologramma, annuncia sul Corriere che una delle prime mosse del governo Monti sarà l’abolizione delle Province: infatti Monti candida in Veneto il leader del movimento “Salviamo la Provincia di Bolzano”, che resterà dunque l’unica provincia d’Italia. Fini: non pervenuto. Poi c’è Beppe Grillo, che prega di non vincere le elezioni perché altrimenti non saprebbe chi mandare a Palazzo Chigi ed è terrorizzato perché rischia di vincerle per davvero, suo malgrado. Ingroia invece spera di superare il quorum e di intavolare una trattativa con Grillo, che però non tratta, oppure con Bersani, che però non gli parla proprio perché Napolitano non vuole, a causa delle sue indagini sulla trattativa. Infine il centrosinistra, formato da Pd, Sel e – secondo alcuni radar particolarmente sensibili – anche Socialisti, Moderati e Centro Democratico (così chiamato per distinguerlo dal Centro Totalitario). Qui, per fortuna, regna la limpidezza più cristallina da tempo immemorabile. Il Pd, anche se dovesse avere la maggioranza al Senato, farà comunque un governo con Monti, ma per cambiare le politiche del governo Monti che il Pd ha votato fino all’altroieri. Vendola s’è impegnato per iscritto a governare col Pd e col Centro di Monti, ma si dice incompatibile col Centro di Monti e dunque annuncia che col Centro di Monti non governerà. Il roccioso governo così coerentemente formato s’impegna a varare nel primo consiglio dei ministri la legge sul conflitto d’interessi che né il centrosinistra in cinque legislature, né Monti in un anno e mezzo, hanno mai varato per pura sbadataggine. Inoltre, siccome Grillo è “un fascista del web”, “populista”, “antipolitico”, “come Berlusconi”, “eterodiretto” da forze oscure e “un pericolo per la democrazia”, bisogna dialogare con Grillo perché è “un interlocutore prezioso”.

Tutto chiaro?

L’imprenditrice Francesca Salvador svela la truffa monetaria a Servizio Pubblico nel corso dell’intervista a Berlusconi

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Altrainformazione 11 gennaio, 2013 /attualità
Marco Pizzuti
Durante la seguitissima puntata di Servizio Pubblico trasmessa il 10 gennaio scorso con un indice di ascolto che (nel suo massimo picco) ha raggiunto quasi 9 milioni di telespettatori, un’imprenditrice veneta ha denunciato in diretta TV la truffa monetaria e la vera causa della crisi. La coraggiosa quanto avvenente cittadina di Vittorio Veneto che ha fatto preoccupare e impallidire il noto conduttore Michele Santoro, si chiama Francesca Salvador (presidente dell’associazione culturale Salus Bellatrix) e la sua denuncia contro l’alta finanza internazionale ha fatto il giro dell’Italia.

Grazie a lei, una puntata che doveva essere dedicata esclusivamente al duello Santoro/Berlusconi, ha avuto come ospite scomodo e inaspettato anche un po’ di verità. Una volta tanto, i problemi concreti del mondo reale hanno fatto breccia nel teatrino della politica davanti a milioni di persone.

.Le due congiure di Marco Travaglio 11 gennaio 2013

LA RAI TAGLIA TUTTO E TUTTI TRANNE LA TARANTOLA


Fatto Quotidiano Carlo Tecce 30/12/2012 attualità
Q uando i risparmia- tori aprono il libro- ne dei buoni consi- gli, per grattare un euro di qua e un euro di là, il primo punto è esemplare: spe- gnere gli elettrodomestici, staccare la corrente. E in Rai si tiene il conto (in rosso) con piccole e grosse operazioni. Durante le vacanze natalizie, l’azienda ha imposto di smal- tire le ferie arretrate, almeno cinque giorni ciascuno, e così interi piani sono andati in son- no e anche al gelo: fioche luci d’emergenza, termosifoni ghiacciati. Chi è rientrato, fi- niti i cinque giorni, si arreso a sciarpe e cappotti e, sommes- samente, ha chiesto un condi- zionatore. Questo succede ovunque, e succede anche in viale Mazzini. Ma il gelido epi- sodio prende forma (e fuoco) se paragonato a un privilegio che il presidente Anna Maria Tarantola si è concessa. I tec- nici sono stati mandati in or- bita televisiva con l’ardua mis- sione di evitare il fallimento del servizio pubblico, che disperde ricavi, ascolti, pubblicità e su- pera i 400 milioni di debito consolidato. Unica accortezza: sobrietà. E la Tarantola, ancor prima di esordire al settimo piano, an- nunciò il sacrificio in busta pa- ga: addio ai 450mila euro di Paolo Garimberti, taglio netto e, come si dice, lineare. Non poteva incassare di più: la legge impone un tetto di 300mila eu- ro ai dirigenti pubblici. Però, nessuno poteva evitare all’e icedirettore generale in Banca d’Italia di sommare il rimborso da consigliere di 66mila euro. Queste sono cifre lorde, e sia- mo lontani dai 450mila del predecessore. L’azienda, non contenta, ha persino ridotto i rimborsi per il Cda: bene, be- nissimo, applausi. In mezzo al gaudio collettivo, la Tarantola ha mostrato la residenza: Ca- salpusterlengo, 15.000 abitanti in provincia di Lodi. Allora, che fare? Il Cda si riunisce una volta al mese, ma il presidente, proprio il presidente, non pu ancare: pensionate le spese di rappresentanza e le carte di credito che sollazzavano i vari Augusto Minzolini, la Taran- tola si è regalata la diaria, cioè un assegno mensile per i cin- que giorni settimanali che deve trascorrere a Roma. A onor del vero, seppur viale Mazzini sia distante 4 chilometri da via Nazionale, dove lavorava, la Tarantola da anni frequenta la capitale. Casalpusterlengo li- bera tutti e tutto e rilascia 4mila euro mensili che vengono bo- nificati sul conto Tarantola senza fatture o ricevute. CON LO STIPENDIO a più voci, il presidente tecnico tallona i 450mila euro di Garimberti. Oltre il settimo piano di viale Mazzini, il livello più alto di po- tere, c’è un progetto di rientro finanziario che non garantisce il rientro: quest’anno il bilancio chiuderà con 200 milioni di eu- ro di perdite e l’anno prossimo sarà comunque negativo, di circa 37 milioni. Le colpe non sono imputabili al duo Taran- tola-Gubitosi, ma non s’intrav- vedono segnali di ripresa. Il di- rettore generale ha deciso di far scivolare 600 dipendenti con la pensione anticipata (200 gior- nalisti) e di assumerne 300 con un concorso: picche per i pre- cari che aspettano in fila da an- ni. L’offerta si prosciuga: meno investimenti per i diritti spor- tivi, meno risorse per i canali e i telegiornali, via la sede storica e pachidermica di viale Mazzini, traslochi di massa nel polo di Saxa Rubra, un luogo triste e già fatiscente che ospita le te- state giornalistiche. I tecnici non dimenticano la vecchia e cara lotta all’evasione: il canone aumenta a 113,5 euro, e l’azien- da chiede un sostegno all’A- genzia delle Entrate per colpire abbonato per abbonato, non più nel mucchio. I vertici sono convinti, però, che la Rai sia troppo ingom- brante per muoversi in sciol- tezza: 14 reti sono esagerate e ingestibili, come i capi e i ca- petti che si curano il pezzettino di podere e potere. Questa di Tarantola e Gubitosi sarà una cura dimagrante di forte inten- sità. L’importante è iniziare dal basso. Per arrivare al settimo piano c’è tempo.

Banche condannate per la speculazione finanziaria: una sentenza storica a Milano


Il tribunale di Milano ha condannato 4 banche accusate di una truffa sui derivati ai danni delComune di Milano. Il giudice Oscar Magi ha condannato a una pena pecuniaria di un milione di euro ciascuno Deutsche Bank, Ubs, Jp Morgan e Depfa Bank. La sentenza ha anche disposto la confisca di 88 milioni di euro ai quattro istituti di credito. I fatti contestati risalgono al 2005. Magi ha condannato 9 imputati tra manager o ex a pene comprese tra i sei mesi e gli otto mesi e 15 giorni, e ne ha assolti quattro, come richiesto dall’accusa.Riportiamo un articolo di Andrea Baranes per sbilanciamoci.info

Una somma minuscola per gli istituti coinvolti, ma una sentenza di portata storica, non solo per l’Italia. Viene riconosciuta la gigantesca asimmetria informativa tra le grandi banche che maneggiano e vendono derivati e chi li acquista. Più in generale la sentenza riapre il dibattito sui danni che tali strumenti possono provocare.

Parliamo di contratti finanziari nati come assicurazioni contro i rischi. Ho un pastificio, e intendo proteggermi da un possibile aumento dei prezzi del grano. Acquisto un derivato che mi da il diritto di comprare il grano tra un mese a un prezzo fissato già oggi. In cambio di una commissione, la banca che me lo vende si assume quindi i rischi delle oscillazioni dei prezzi. Più in generale i derivati danno il diritto o la possibilità di comprare, vendere o scambiare qualcosa in una data futura, fissando prezzo e condizioni già al momento dell’acquisto del derivato stesso.

Nel caso degli enti locali, si scambia un debito a tasso fisso con uno a tasso variabile, spostando così sulla controparte il rischio di oscillazione dei tassi. Tali contratti però spesso contengono clausole e costi occulti difficilissimi da comprendere per chi, con limitate capacità finanziare, li acquista.

Soprattutto, i derivati sono gli strumenti ideali della speculazione, permettendo di scommettere su un evento futuro, dal prezzo del petrolio a quello del cibo al fallimento di Stati sovrani. Oggi nel 99% dei casi non c’è la consegna del sottostante, ovvero su 100 derivati sul grano, uno si chiude con la consegna materiale del prodotto, gli altri 99 sono pure scommesse sul suo prezzo futuro.

Il PIL dell’intero pianeta vale 63.000 miliardi di dollari. Una singola banca statunitense controlla derivati per oltre 70.000 miliardi di dollari. Sommando l’esposizione in derivati di quattro banche il totale supera i 200.000 miliardi. Il debito pubblico italiano è circa l’1% di questa cifra. Siamo sicuri, come ci ripetono ossessivamente media e politici, che i problemi attuali risiedano nella finanza pubblica e negli “eccessivi” debiti sovrani?

In realtà una sterminata massa di scommesse esaspera l’instabilità dei prezzi. Non è un fastidioso effetto collaterale, ma il cuore stesso della finanza globale. La speculazione si nutre delle oscillazioni dei prezzi. Più tali oscillazioni sono ampie e veloci, più posso guadagnare. Più creo disastri tramite i derivati più i prezzi impazziscono, più posso estrarre profitti scommettendo sulle variazioni future dei prezzi stessi, più diventa interessante continuare a giocare, in una spirale senza fine.

Le proposte per arrestare questa follia ci sarebbero, a partire da una tassa sulle transazioni in derivati per frenare le operazioni speculative di breve termine. Peccato che la proposta di tassa sulle transazioni finanziarie inserita nella legge di stabilità escluda quasi interamente i derivati. Il motivo ufficiale per non limitarne l’utilizzo è che servono alle imprese per coprirsi dai rischi. Nel 2000 in Italia circolavano derivati per 1.400 miliardi di dollari. Nel 2011 l’ammontare ha superato gli 11.000 miliardi. Il 685% di aumento in undici anni, a fronte di una crescita del 40% dell’economia reale. Forse nel 2000 le imprese italiane si trovavano in maggiori difficoltà? O, esattamente al contrario, è proprio lo sviluppo di una finanza ipertrofica e fine a sé stessa la base della crisi attuale?

Di fatto, se oggi un’impresa deve acquistare un derivato è per coprirsi dai rischi di instabilità dovuti in primo luogo all’eccesso di derivati sui mercati. La logica è la stessa della lobby delle armi negli USA: per evitare future stragi nelle scuole non bisogna limitare la diffusione delle armi, ma al contrario armare anche insegnanti e bidelli.

Non possiamo condannare i derivati unicamente per l’uso che ne viene fatto nel 99% dei casi. Al di là della battuta, da trent’anni siamo immersi nel dogma neoliberista secondo il quale i mercati devono essere lasciati liberi e senza regole perché sono “efficienti”. In italiano l’efficienza misura la quantità di risorse necessarie a portare a termine una data azione. Nel limitare i rischi, i derivati lavorano con un’efficienza del’1%. Il rimanente 99% è superfluo o più spesso nocivo.

Sono questi i tanto magnificati “mercati efficienti”? E’ forse necessario risalire alla preistoria per trovare un uomo disposto a compiere uno sforzo di 100 per produrre 1. La finanza, come strumento al servizio dell’economia, è di fatto una delle attività più inefficienti che mente umana abbia mai concepito. Non solo. Visti i danni che provoca e il numero di persone escluse dall’accesso al credito, è altrettanto inefficace. Nell’interesse anche dello stesso sistema finanziario, non sarebbe ora di cambiare

La legge dei professori tagli all’università: soldi a tav e f35


Preso dal Corsaro l’atrainformazione
Scritto da Roberto Ciccarelli – la furia dei cervelli on 21 Dicembre 2012 attualità
Un finale da farsa. Perchè sul filo di lana il governo dei professori si è accorto di avere inserito un taglio di 400 milioni di euro al fondo ordinario di finanziamento (Ffo) dell’università nella prima versione della legge di stabilità. E, come se nulla fosse, con grande allarme e un pizzico di indignazione, a un passo dal fotofinish il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo denuncia il fattaccio: «Sono estremamente preoccupato dell’andamento dei lavori in commissione bilancio , rispetto ai 400 milioni necessari per il funzionamento e la tenuta del sistema universitario, la disponibilità è di soli 100 milioni».

Allarme generale
C’è da giurare che non mancheranno sorprese nei pochi giorni che ci separano dalla fine della legislatura, ma il rischio è grave. Profumo ammette che il taglio che oggi il suo governo considera un figlio di nessuno «finirà con il mandare in default più della metà degli atenei».

In poche ore l’allarme è diventato generale. La Conferenza dei rettori è entrata in fibrillazione. In una lettera sottoscritta dal Cun e dagli studenti del Cnvsu sostiene che il taglio « provocherà una crisi gravissima ed irreversibile per il sistema universitario» e chiede al Senato di ripristinare i fondi necessari per la sopravvivenza degli atenei sottofinanziati.
Al capezzale del malato sono accorsi il Pd (con Manuela Ghizzoni e Antonio Rusconi) insieme a un più critico Di Pietro: «Quelle di Profumo sono lacrime di coccodrillo». Vendola ha sollecitato il parlamento a raccogliere «l’appello di assoluto buon senso» di Profumo e a destinare all’università i fondi di tre caccia F35.

La vera storia dei tagli
Ma perchè il governo non ha denunciato prima il taglio contenuto da tempo nella sua legge di stabilità? Gli studenti della Rete della Conoscenza, insieme ai dottorandi dell’Adi, hanno fornito una spiegazione più che convincente. I 400 milioni sono l’ultima tranche dei tagli di Tremonti e Gelmini che i professori al governo non hanno mai messo in discussione. Fino ad oggi è rimasto invisibile perchè, furbescamente, Tremonti lo ha nascosto con alcune risorse aggiuntive con vincoli di destinazione: 24 milioni di euro per gli assegni di ricerca, 1,65 miliardi per personale e spesa corrente, 120 milioni per i dottorati e un fondo di 400 milioni una tantum per l’Ffo del 2010. Oggi questi soldi non ci sono più. Per questo Rusconi del Pd ha presentato un emendamento alla legge di stabilità in cui chiedeva al governo di trovare i 400 milioni mancanti. Scatenando il panico nel parlamento.

Secondo una proiezione della Flc-Cgil i fondi all’università sono diminuiti da 7.418 miliardi di euro del 2008 a 6.457 miliardi del 2013, un taglio netto del 12,95%, pari a circa 960 milioni di euro. Bisogna inoltre considerare che nel trennio 2008-2010 i fondi erogati dal governo agli atenei sono sempre stati inferiori rispetto a quelli stabiliti sulla carta. I governi hanno praticato un’«auto-riduzione» che va dall’1,75% del 2008 al 2,97% del 2010.

Non bisogna nemmeno dimenticare i tagli al diritto allo studio (passato da 151 milioni del 2008 ai 77 del 2013) e agli alloggi per studenti (da 31 milioni del 2008 a 18.660 del 2013). Gli atenei sono stati costretti ad aumentare le tasse del 75%, sostengono gli studenti dell’Udu.

Aumentano i fondi alle private (e a Tav e f35)Un particolare, non irrilevante, può essere utile per capire che la smemoratezza del governo è uno degli esempi di una doppia morale. Mentre Profumo denunciava il taglio di 400 milioni, il suo governo ha aumentato di 9,2 milioni di euro i contributi statali alle università private (da 79,5 a 88,7 milioni), in particolare quelle dove insegnano alcuni suoi illustri componenti.
Alla Cattolica guidata fino a pochi mesi fa dal ministro della Cultura Lorenzo Ornaghi andranno 3,3 milioni in più (da 36,8 a 40,1 milioni). Alla Bocconi di Mario Monti toccherà un bonus di 1,4 milioni, mentre alla Luiss dove il ministro della Giustizia Paola Severino ha ricoperto la carica di vice-rettore andranno 700 mila euro in più (da 4,8 nel 2011 agli attuali 5,5 milioni).

L’aumento del contributo statale è stato giustificato perchè questi atenei hanno abbassato le rette per gli studenti bisognosi. Lo Stato provvede alla differenza e ammortizza i costi dei privati. Lo strano caso dei professori al governo diventa ancora più grave se si considera che nella legge di stabilità sono stati messi a bilancio due miliardi di euro in 13 anni per la costruzione della Tav Torino-Lione.

Solo per il 2015 gli stanziamenti vengono aumentati di 150 milioni (da 530 a 680) e ne stanzia altri 150 all’anno dal 2016 al 2029. Stesso discorso per i 12 miliardi di euro per i caccia F35. Anche il futuro della ricerca e dell’istruzione passa dalle grandi opere e dalle imprese militari, le uniche a garantire l’innovazione e gli investimenti in «capitale umano».

Rettori a Rischio defaultChiamati in causa i rettori allontanano da sè l’amaro calice. E ricordano al governo la realtà. L’ateneo di Bari, ad esempio. “Dal 2008 al 2011 ha subito un taglio di 34 milioni di euro al quale si aggiunge il taglio di 9,5 milioni per il 2012 – afferma il rrettore Corrado Petrocelli – l’Università non ha più autonomia, la programmazione triennale, i bilanci, l’assunzione del personale le favvia lo Stato e vediamo come sono capaci di governare bilanci siffatti”. Previsioni fosche sulle nuove immatricolazioni: “Sono state circa 13 mila nel 2012 – conclude petrocelli – le stesse dell’anno scorso, ma il trend è negativo- Le famiglie devono pagare l’Imu e ci chiedono la dilazione delle tasse per pagamenti anche minimi”.

“L’Università di Genova non è a rischio default – precisa il portavoce del rettore Simone Mazzucca – il nostro ateneo è da tempo impegnato in una incisiva azione di razionalizzazione delle risorse”. Il default viene smentito anche a Palermo, anche se – afferma il rettore Roberto Lagalla, ma il taglio ci indurrebbe a una revisione al ribasso delle previsione per il 2013 con danno alle attività didattiche e di ricerca”.
Il rettore della Federico II di Napoli, Massimo Marrelli, apre il quaderno dei tagli pluriennali che si sono abbattuti sul suo ateneo. Il taglio per la Federico Ii nel 2013 è di 15 milioni di euro, che sarà assorbito con i pensionamenti. Saranno circa in 300. Tra il 2010 e il 2011 hanno lasciato 1.172 persone tra docenti e personale. “Diminuendo sempre più gli insegnanti – prosegue Marrelli – saremo costretti ad avere aule sempre più affollate e dunque il servizio che andiamo ad offrire ai nostri studenti ne perderà in qualità”.

Profumo profetaMa Profumo insiste e, per una volta, sfiora la verità dei fatti. Di contorsione in contorsione coglie la situazione dell’università al tempo dei tagli. E il crack che sta per arrivare: “La realtà – ripete – è che la metà delle università italiane supera il limite dell’80% del bilancio per le spese del personale. Profumo ha ragione. Il suo anno da ministro è servito ad accelerare il grande crack dell’università, che abbiamo descritto in questo storify

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