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Luciana Littizzetto a “Che tempo che fa” del 21 aprile 2013 (video)

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I 104 reattori nucleari USA: tutti hanno problemi di sicurezza

corel
Fonte Coscienze 10 Aprile 2013 Scritto da Enrico Carotenuto attualità
Su Repubblica del 9 aprile è comparso un articolo molto interessante in cui si parla dell’ex presidente della commissione per la sicurezza sulle centrali atomiche degli Stati Uniti, che in un intervista al New York Times, parlando dei 104 reattori nucleari USA, dichiara: “Tutti hanno difetti che non possono essere risolti. Vanno sostituiti, bisogna spegnerli uno alla volta”
Dall’articolo di Repubblica:

“Tutti e 104 i reattori nucleari americani in funzione hanno problemi di sicurezza che non possono essere risolti, e andrebbero sostituiti. Lo afferma, in un’intervista al New York Times, l’ex presidente della Nuclear Regulatory Commission (la commissione per la sicurezza), Gregory Jaczko, sottolineando che chiuderli tutti insieme sarebbe poco pratico ma bisognerebbe scaglionarli invece che cercare di prolungare la loro vita.

“Non è comune che un ex presidente di una commissione nucleare critichi in questo modo la sicurezza di un’industria che fino a poco prima era incaricato di assicurare” mette in evidenza il New York Times.

Secondo Jaczko, gli impianti che hanno ottenuto una proroga di 20 anni al funzionamento, oltre i 40 anni di licenza iniziale, non dureranno a lungo: “Non si possono continuare mettere cerotti su cerotti”. E ritiene impossibile l’idea di concedere altri 20 anni di proroga agli impianti che già ne hanno ricevuta una.

Obiezioni ovviamente rispedite al mittente dalla Nrc: “Gli impianti erano sicuri prima che Gregory Jaczko fosse il presidente, lo erano durante la sua presidenza e lo sono ancora”. Gregory Jaczko si è dimesso dall’Nrc la scorsa estate dopo aver intrapreso (e perso) una serie di battaglie nel board della commissione chiedendo misure di sicurezza più stringenti. Al momento delle dimissioni aveva dichiarato: “Purtroppo, spesso la maggioranza della commissione ha scelto un approccio che non protegge la salute pubblica e la sicurezza tanto quanto io ritengo sia necessario”.”

Insomma, il signor Jaczo ammette pubblicamente che l’organo di controllo e protezione dal nucleare americano ha più a cuore l’interesse dell’industria nucleare che la salute e la protezione dei cittadini. Ora, se in America succede questo, cosa potrebbe succedere in Italia? Vi fidereste di un organo di controllo nostrano?

Occorre tenere alta la guardia, poichè i nuclearisti, nonostante il referendum che li ha schiacciati, non sono scomparsi, si sono solo ritirati nell’ombra in attesa di tempi migliori per loro. Ecco, dobbiamo prodigarci perchè non vengano mai, questi tempi. Anche perchè, a giudicare dalla stallo imposto alla pubblicizzazione dell’acqua, è chiaro che queste lobby sono in grado di comprare appoggi ovunque, e quindi molto presto risentiremo parlare di nucleare in Italia.

COTA E SACCHETTO PREPARANO LA SOLUZIONE FINALE PER LA FAUNA PIEMONTESE (la nuova legge Regionale sulla caccia e le tante osservazioni delle associazioni ambientalistiche su una legge che definiscono peggiorativa,: Comunicato-stampa, con preghiera di diffusione )

corel
Fonte Legambiemte Piemonte 26/03/2013 attualità
Sintesi della redazione
Metto il parere di Legambiente Piemonte nel quale si appellano ai consiglieri regionali anche perchè Il d.d.l. demanda poi a provvedimenti della Giunta la definizione degli aspetti più mportanti dell’attività venatoria: specie cacciabili, calendario venatorio, limiti di carniere e così via.
Nel comunicato auspicano inoltre che l’Assessore regionale alla Caccia, Claudio
Sacchetto, si decida finalmente a perseguire gli interessi della collettività e non solo quelli di
una sparuta minoranza, anche se elettoralmente a lui vicina (come al solito)
Oltrettutto come si è spesso verificato nella Regione Piemonte se la giunta agirà in modo autonomo in spregio alle
norme internazionali rischia di far pagare all’Italia multe milionarie .
Legambiente e pronatura chiedono ai cittadini di far girare la notizia.
Fonte Legambiemte Piemonte
26/03/2013 attualità

Giunta Regionale del Piemonte ha recentemente approvato un Disegno di Legge
sulla caccia, che dovrebbe rimpiazzare la Legge Regionale abrogata la scorsa primavera,
all’unico e dichiarato scopo di impedire lo svolgimento del referendum regionale.
Le Associazioni ambientaliste e animaliste paventavano un peggioramento rispetto alla
situazione preesistente, ma, come spesso accade, la realtà supera la fantasia. Infatti, il d.d.l.
prevede la caccia nei parchi e nelle altre aree protette, la possibilità di utilizzare l’arco,
l’istituzione di fantomatiche aree recintate per la caccia agli ungulati (tra l’altro nemmeno
previste dalla normativa nazionale in materia), la commercializzazione dei capi abbattuti da
parte degli stessi cacciatori e altre assurdità che solo una Giunta totalmente allineata agli
interessi del mondo venatorio poteva partorire. Dimenticando che la fauna selvatica
rappresenta un bene della collettività, la cui appropriazione da parte di una esigua minoranza
rappresenta una prevaricazione del tutto inaccettabile.
Il d.d.l. demanda poi a provvedimenti della Giunta la definizione degli aspetti più
importanti dell’attività venatoria: specie cacciabili, calendario venatorio, limiti di carniere e così
via. Di fatto, sarà la Giunta a decidere in modo autonomo e potrà farlo anche in spregio alle
norme internazionali che tutelano la fauna selvatica: la famosa “caccia in deroga”, in Piemonte
ancora mai adottata, che rischia di far pagare al nostro Paese delle sanzioni milionarie.
Sinceramente, non ne sentivamo proprio la mancanza….
Le Associazioni ambientaliste e animaliste faranno tutto quanto in loro potere per
impedire che tale assurdità venga approvata e si appellano fin da ora ai Consiglieri della
Regione Piemonte affinché le logiche di tutela di un bene comune – quale la fauna selvatica –
prevalgano sugli interessi di una categoria, che rappresenta a malapena lo 0,5% della
popolazione piemontese. Auspicano inoltre che l’Assessore regionale alla Caccia, Claudio
Sacchetto, si decida finalmente a perseguire gli interessi della collettività e non solo quelli di
una sparuta minoranza, anche se elettoralmente a lui vicina. Il recente risultato delle
consultazioni elettorali ha chiaramente dimostrato come l’opinione pubblica presti sempre più
attenzione a come gli amministratori gestiscono la cosa pubblica e pretendano comportamenti
trasparenti e virtuosi. Forse, però, non tutti hanno compreso la lezione

Presadiretta del 31/03/2013 – Puliamo L’Italia – La Puntata (VIDEO) .(l’inquinamento da pcb Brescia)

corel

Presadiretta la puntata Puliamo L’Italia
Nuovo appuntamento ieri sera su RAI Tre, con Presadiretta, il programma d’inchiesta condotto da Riccardo Iacona. In primo piano, il caso di inquinamento più grave d’Italia (e probabilmente d’Europa), quello di Brescia. Per oltre 50 anni, una fabbrica (la Caffaro), ha buttato nelle acque più di 150 tonnellate di PCB, Policlorobifenile, una sostanza molto tossica per l’uomo e per l’ambiente. 25mila le persone che vivono ancora oggi a stretto contatto con il PCB. Ma quanto è pericolosa l’esposizione al Policlorobifenile? Presadiretta si è recata negli Stati Uniti e per la precisione ad Anniston, cittadina dell’Alabama, la cui storia è molto simile a quella di Brescia. Anche lì una fabbrica della Monsanto ha prodotto e smaltito nell’ambiente per 50 anni centinaia di tonnellate di Policlorobifenile. La differenza sostanziale è che la Monsanto è stata trascinata in tribunale dove è stata costretta a pagare 700 milioni di dollari ai cittadini vittime dell’inquinamento e adesso si sta facendo carico di tutte le spese per bonificare l’area. Da noi, invece, la Caffaro è fallita, i sui dirigenti non sono stati portati a processo e adesso tocca a noi pagare il conto. Si parla di svariati miliardi di euro per bonificare l’area: dove andremo a trovarli?

Doha, arrivano inaspettate buone notizie sulla trattativa contro i cambiamenti climatici.

Doha, arrivano inaspettate buone notizie sulla trattativa contro i cambiamenti climatici..

OGM, LA BATTAGLIA DELLE ETICHETTE (Carlo Petrini).

OGM, LA BATTAGLIA DELLE ETICHETTE (Carlo Petrini)..

I cittadini si mobilitano contro il nuovo inceneritore del quadrante (VC-BI-VCO-NO )


MODULISTICA PETIZIONE PER CHI DESIDERA PARTECIPARE E SPIEGAZIONI SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI
SONO STATE FATTE DELLE RACCOLTE FIRME A VERBANIA E DOMODOSSOLA CUI RIMANDO AI SITI AGGIORNEREMO DOVE CI SONO I BANCHETTI NELLE VARIE PROVINCE
MOVIMENTO 5 STELLE DI vERBANIA
Da il M5S Piemonte – il 06/04/2012 15:10:23 |
La politica dovrebbe occuparsi del bene dei cittadini, ma è spesso asservita ad interessi che vanno in senso opposto. Uno degli esempi più emblematici è quello della gestione dei rifiuti, dove si rovescia la gerarchia imposta dalla legislazione europea e nazionale per costruire gli inceneritori; una scelta antiquata e dannosa che dovrebbe essere accantonata in favore della strategia Rifiuti Zero.
Per fortuna dei cittadini attivi ed informati, in Provincia di Torino, così come a nord-est della nostra Regione, si oppongono democraticamente alla costruzione degli inceneritori, e a loro va il nostro sostegno.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dal MoVimento 5 Stelle VCO:
Sabato 17 Marzo hanno preso il via a Verbania e Domodossola i banchetti informativi del MoVimento5stelle per promuovere la raccolta firme della petizione interprovinciale contro la costruzione dell’inceneritore di quadrante e la proroga dell’attività dell’inceneritore di Mergozzo, e per la promozione di sistemi alternativi più moderni ed efficienti di trattamento dei rifiuti.
In fondo al comunicato il calendario delle date e degli orari dei banchetti già programmati a Verbania e Domodossola. Altri banchetti sono previsti a Omegna e Gravellona.
E’ possibile richiederci i moduli e raccogliere direttamente le firme tra parenti, amici, colleghi di lavoro.

Nello specifico il MoVimento 5 Stelle, e con loro tutti i cittadini “informati”, chiederà

1. L’assunzione di chiare iniziative presso la Provincia del VCO e la Regione Piemonte affinché non venga programmata la costruzione di nessun impianto di incenerimento di quadrante per le Provincie di Novara, Verbania, Vercelli, Biella e si provveda alla chiusura e smantellamento dell’inceneritore di Mergozzo.

2. Una delibera comunale in cui sia specificato la contrarietà all’installazione di un inceneritore sul territorio del Comune.

3. L’applicazione della tariffa di igiene ambientale in modo puntuale e proporzionale, per la sua parte variabile (Tarsu puntuale), al conferimento del rifiuto indifferenziato attivando il rilevamento del numero di svuotamenti, attraverso transponder applicati ai contenitori da conferire ai cittadini.

4. L’assunzione di iniziative presso la Provincia del VCO e la Regione Piemonte affinché ridefiniscano i rispettivi piani di gestione dei rifiuti escludendo l’utilizzo di impianti a combustione e gassificatori, con l’impegno di promuovere anche legislativamente, un obiettivo “rifiuti zero” entro il 2020 ed il rispetto dell’obbligo di legge di raggiungere il 65% di raccolta differenziata entro il 31/12/2012

Contestualmente con tale azione si vuole anche informare, portare a conoscenza di tutta la cittadinanza che l’incenerimento è una pratica incivile, antieconomica e dannosa per la salute e per l’ambiente e che tale pratica viene prevista solo come ultima alternativa anche nel testo unico ambientale.
Risulta più che evidente come gli amministratori pubblici locali stiano disattendendo il proprio dovere di tutela della salute pubblica in quanto la costruzione di un impianto di incenerimento peggiora la qualità dell’aria con significative emissioni di PCB, Diossine, HCB (sostanze cancerogene).
Esistono consolidati sistemi alternativi a freddo di trattamento dei rifiuti indifferenziati che non producono inquinanti pericolosi per la salute umana, ma che recuperano materie prime seconde utili per vari usi, creando occupazione e utili, a differenza dell’incenerimento che può funzionare solo grazie a contributi statali.

Le forze politiche portano avanti “in sordina” l’idea dell’inceneritore di quadrante come se alla fine non fosse colpa loro e fosse una cosa inevitabile, ma noi ribadiamo fortemente che l’incenerimento non è la soluzione al problema, anzi ne crea altri che si ripercuotono inesorabilmente sulle tasche dei cittadini ma, cosa ancor più grave, danneggiano la salute dei cittadini stessi e delle generazioni future.

Il TAV perde i pezzi (tolta la tav portoghese)


25 marzo 2012 – 23.30
articolo di Maria Ferdinanda Piva per Byoblu.com Il mitico corridoio ferroviario europeo numero 5, di cui fa parte il progetto Tav in Val di Susa, non andrà più da Kiev a Lisbona. Il Portogallo ha cancellato con un semplice tratto di penna il capolinea. In territorio portoghese la linea ferroviaria ad alta velocità non si costruisce. E non importa se l’Unione Europea ha già stanziato i soldi. La Corte dei Conti ha riscontrato alcune irregolarità nell’appalto dei lavori e il Governo portoghese – invece di annullare l’appalto – ha annullato definitivamente il progetto.

Monti e il Governo italiano, finora, hanno invece abbracciato con un entusiasmo degno di miglior causa l’idea di far passare la Tav del corridoio 5 in un buco mega miliardario sotto le Alpi . Perché “è un impegno già preso con l’Ue” – dicono – e non è possibile tirarsi indietro. Lisbona invece dimostra che ci si può benissimo tirare indietro. Ora che il capolinea del corridoio 5 è sparito, la Val di Susa non è più un tassello all’interno del (favoleggiato) asse portante Est-Ovest dei trasporti europei: tutto si riduce ad una mera questione di traffico fra Italia e Francia. E in questa prospettiva, la sua utilità è discutibile, basti pensare che già tra il 2000 e il 2009 (quindi prima della crisi economica) il traffico merci con la Francia attraverso i tunnel autostradali del Frejus e del Monte Bianco era crollato del 31%, mentre attraverso il tunnel ferroviario del Frejus si era addirittura dimezzato.

Il cosiddetto Governo dei Professori non ha ancora dato udienza ai 360 docenti universitari e ricercatori che chiedono di “ripensare” il Tav “sulla base di evidenze economiche, ambientali e sociali”. Di contro, recentemente ha diffuso un dossier per spiegare agli italiani le ragioni del “sì” nel quale, anche se prendendola alla larga, si trova ad ammettere che “I flussi di interscambio Italia-Francia nel quadrante ovest (da Ventimiglia al Monte Bianco) sono stati negli ultimi dieci anni costanti in quantità (fra 38 e 40 milioni di tonnellate) ed in valore (circa 70 miliardi d’interscambio)”. Pur tuttavia – continua imperterrito l’opuscoletto – il Tav s’ha da fare anche se il traffico con la Francia non aumenta da 10 anni, perché la linea ferroviaria attuale “è come una macchina da scrivere nel mondo dei computer”. Non è che una delle tante bugie. Bisognerebbe piuttosto dire: “la linea attuale è come l’hard disk di un pc non nuovo occupato per un decimo, che il governo vorrebbe cambiare con un costoso server”.

In ogni caso ora il corridoio 5 non porta più da nessuna parte: si arresta di brutto al confine portoghese. E’ sempre esistito solo sulla carta e ora anche sulla carta diventa un vicolo cieco. Vogliamo ugualmente intestardirci a costruirne un pezzo?

Maria Ferdinanda Piva

Raccolta firme contro l’inceneritore nel nord Piemonte contro la costruzione dell’inceneritore di quadrante delle quattro province (VCO-NO-BI-VC)


Da Quotidiano Piemontese domenica 18 marzo 2012
Domani a Verbania e Domodossola saranno presenti i banchetti informativi del Movimento 5 Stelle per la raccolta firme in vista di una petizione contro la costruzione dell’inceneritore di quadrante e la proroga dell’attività dell’inceneritore di Mergozzo (che avrebbe già dovuto essere dismesso, la cui chiusura rende necessario ridefinire lo smaltimento dei rifiuti), e per la promozione di sistemi alternativi più moderni ed efficienti di trattamento dei rifiuti.
I grillini si propongono di raccogliere documenti, studi e proposte su molti argomenti che riguardano i cittadini e i loro diritti, in particolar modo relativamente ai temi (scuola, sanità, trasporti,ecc.) che creano malcontento nella popolazione e sui quali c’è poca informazione o di cattiva qualità con l’obiettivo di ottenere maggiore chiarezza e risultati che soddisfino i cittadini stessi.

Nel comunicato relativo a questa raccolta di firme si legge, “si vuole […] portare a conoscenza di tutta la cittadinanza che l’incenerimento è una pratica incivile, antieconomica e dannosa per la salute e per l’ambiente e che tale pratica viene prevista solo come ultima alternativa anche nel testo unico ambientale.” E ancora “l’incenerimento non è la soluzione al problema [dei rifiuti], anzi ne crea altri che si ripercuotono inesorabilmente sulle tasche dei cittadini ma, cosa ancor più grave, danneggiano la salute dei cittadini stessi e delle generazioni future”.

Verrà cioè sostanzialmente chiesto alle autorità competenti di non programmare la costruzione dell’inceneritore per le provincie di Novara, Verbania, Vercelli e Biella e agli enti locali di prendere posizione contro questo genere di provvedimenti, nonché la ridefinizione dei piani di gestione dei rifiuti prevedendo l’uso di nuove tecniche e tecnologie a minor impatto ambientale.
Nei prossimi fine settimana sono in via di definizione altri incontri in altre località della zona per promuovere l’iniziativa.

Acqua pubblica. Parte la petizione contro la grande multiutility del Nord.

Acqua pubblica. Parte la petizione contro la grande multiutility del Nord..

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