Archivio mensile:luglio 2013

Domani è un altro porno (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 31/07/2013. Marco Travaglio attualità

Orsù, signori del Pd, non vi agitate. Comunque vada a finire il processo Mediaset in Cassazione, cambia poco o nulla. Siamo in Italia, mica in un Paese serio. Altrimenti oggi si processerebbe un vecchio pensionato della politica, già da tempo allontanato dai suoi compari di partito per questioni di decenza e isolato dalle opposizioni (pare che nei Paesi seri esistano, e si oppongano pure) e dalle massime cariche dello Stato, che rifiuterebbero di stringergli la mano e farsi fotografare con lui per motivi igienici. Ma, appunto, siamo in Italia: dunque non c’è nulla che la Corte possa aggiungere sul conto del-l’illustre imputato che già non si sapesse prima. Nulla che possa precludergli ciò che una legge del ’57 e i principi di disciplina e onore fissati dalla Costituzione avrebbero dovuto da sempre impedirgli: fare politica. Se la Corte annulla la sua condanna con rinvio a un nuovo appello, il reato cade in prescrizione (e sarebbe la nona volta). Se la Corte annulla la condanna senza rinvio (pare che il giudice relatore sia un annullatore impenitente), B. è salvo per un altro paio d’anni, finché non arriva in Cassazione il processo Ruby. Se la Corte conferma la condanna a 4 anni, di cui 3 coperti dall’indulto gentilmente offerto dal centrosinistra nel 2006, B. sconterà l’anno residuo agli arresti domiciliari in una delle sue numerose dimore o, se ne faràrichiesta, in affidamento in prova al servizio sociale: che, detta così, sembra una gran cosa, in realtà significa libertà assoluta con la finzione di firmare ogni giorno in qualche comunità di recupero, magari per minorenni disadattate da rieducare. Lui dice che vuole andare in galera, tanto sa benissimo (la legge Cirielli l’ha fatta lui) che non ci andrà mai neppure se insiste. Ci sarebbe, è vero, l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. Ma intanto deve passare dal voto della giunta e dell’aula del Senato, dove col voto segreto può succedere di tutto: anche che il partito unico Pdmenoellepiùelle trascini la cosa alle calende greche sino a fine legislatura (come a fine anni 90 con Dell’Utri) o addirittura respinga la sentenza definitiva innescando un conflitto di attribuzioni dinanzi alla Consulta dai tempi biblici. Ma, anche se B. fosse interdetto col timbro del Senato, continuerebbe a fare politica esattamente come oggi. Come Grillo, mai eletto né candidato. E B., pur eletto, in Parlamento non mette mai piede (ha il record mondiale di assenteismo: 99,84%). In ogni caso, nessuno gli impedirebbe di presentare alle elezioni una lista Pdl o Forza Italia o Forza Gnocca o Forza Frode con su scritto “Berlusconi Presidente” e, in caso di vittoria, intestare il governo al solito prestanome (magari la figlia) in attesa che scada l’interdizione e qualche servo si dimetta per farlo eleggere al suo posto. Dunque, signori del fu Pd, cos’è tutta questa agitazione? Che sia un delinquente lo sappiamo tutti da anni, basta leggere una sola delle sue sentenze di prescrizione o di assoluzione perché si era depenalizzato il reato. L’unico pericolo per il governo sarebbe un vostro colpo di reni: un leader, ad averlo, che si alzasse in piedi e dicesse “con quel delinquente non possiamo restare alleati un minuto di più”. Ma avrebbe già potuto-dovuto accadere prima di entrare con lui in Bicamerale 15 anni fa, o nel governo Monti due anni fa, o nel governo Nipote due mesi fa. Ora è tardi. E B. il governo Letta non ve lo fa cadere manco se lo condannano, tanto comanda lui e la faccia la mettete voi. Il peggio che può capitarvi è sputtanarvi un altro po’ con i vostri elettori superstiti, ma anche qui il più è fatto. Dunque state sereni. Fate come lui che la sa lunga: se fa casino è solo per spaventare la Corte, caricandola di responsabilità che toccherebbero ad altri, e per ricattare il Pd e il Colle. Così domani incasserà l’ennesimo premio-fedeltà: tipo un’amnistia o una mezza grazia alla Sallusti che gli commuti la pena cancellando l’interdizione. Tranquilli, ragazzi. Domani, comunque vada in Cassazione, è un altro porno.

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SVENDITA NAZIONALE

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Da Il Fatto Quotidiano del 31/0/72013 Stefano Feltri attualità

Tra i molti danni inflitti da Silvio Berlusconi c’è quello di aver costretto milioni di italiani a occuparsi delle sue vicende, incluso l’epilogo di queste ore, invece che di problemi più seri. Mentre noi siamo concentrati sulla corte di Cassazione, l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne si permette di dire che in Italia le “condizioni industriali rimangono impossibili”. Colpa della Costituzione, come ormai è chiaro dopo la sentenza della Consulta che ha censurato il modo in cui il numero uno del Lingotto ha tenuto fuori dagli stabilimenti il sindacato della Fiom. La banca americana JP Morgan ha sostenuto una tesi che il manager sta applicando con metodo: la crisi nei Paesi mediterranei è colpa di Costituzioni scritte dopo dittature, sotto l’influenza della sinistra che è riuscita a garantire fastidiosi diritti che ora bloccano la nostra competitività. E quindi ora l’incostituzionale Marchionne minaccia di spostare la produzione dell’Alfa Romeo all’estero. Nella moda i grandi gruppi pagano miliardi per comprare marchi simbolo dell’italianità, l’ultimo è Loro Piana andato a Lvmh. Si svenano per acquistare il pacchetto completo, il brand, i valori che ci sono dietro, la storia, il fascino. E niente rappresenta meglio la tradizione e le ambizioni dell’Italia che l’Alfa: connubio di meccanica e stile, tecnologia e arte. Quel genio di Marchionne prima si rifiuta di vendere il marchio alla Volkswagen, che lo avrebbe coccolato come sta facendo l’Audi con la Ducati, poi lo svilisce, spiegando che un’Alfa si può fare ovunque, non solo in Italia. E per dimostrarlo si è già alleato con la giapponese Mazda per costruire il nuovo Duetto Alfa nell’ultimo luogo al mondo da cui può uscire un’auto che ambisce a evocare fascino, sport e dinamismo: Hiroshima. Ancora qualche anno di cura Marchionne i marchi Fiat saranno sviliti a tal punto che i concorrenti non li vorranno neppure in regalo. E l’Italia avrà perso un altro pezzo della sua storia. E del suo futuro

BASILICATA, INCUBO NUCLEARE LE BARRE SPOSTATE DI NOTTE DAL CENTRO ITREC DI ROTONDELLA È USCITO UN CAMION COL SIMBOLO CHE AVVERTIVA DEL PERICOLO RADIOATTIVO DIRETTO A GIOIA DEL COLLE

corelFatto Quotidiano 30/07/2013 Enrico Fierro attualità
Ritorna l’incubo nucleare in Basilicata. Nella notte tra domenica e lunedì, intorno alle 3 del mattino, dal centro Itrec di Rotondella è uscito un tir con le insegne che evidenziano il trasporto di materiale radioattivo, superscortato da 300 agenti tra carabinieri, poliziotti e fiamme gialle. Un convoglio lunghissimo che ha bloccato per ore la statale 106 formato anche da mezzi dei vigili del fuoco. La destina- zione, secondo voci e testimonianze raccolte sul posto, sarebbe stata quella dell’aeropor- to di Gioia del Colle, in Puglia. Di cosa si tratti è difficile saperlo. Ma nella regione che da anni ospita depositi di materiale nucleare, l’attenzione e la vi- gilanza su questi temi è altissima. Nel novembre del 2003 tutta la Basilicata si mobilitò per giorni contro l’ipotesi di trasformare le miniere di salgemma di Scanzano Jonico in una sorta di “tomba” naturale per 800mila metri cubi di sco- rie radioattive. Blocchi stradali e proteste che si conclusero con una manifestazione da Policoro a Scanzano con oltre cento- mila persone. Cosa trasportava quel tir superblindato, e perché la destinazione era l’aeroporto militare di Gioia del Colle? Sono le domande poste al gover- no e ai ministri responsabili che non hanno ancora trovato risposte. L’allarme resta e diventa, se possibile, ancora più forte. Perché nel centro Itrec della Sogin, all’interno del cen- tro di ricerca Enea di Rotondella, sono contenuti materiali radioattivi di II e III categoria. LA TERZA CATEGORIA è il livello più pericoloso da gestire sia per lo stoccaggio, sia in caso di contaminazione per fuoriuscita di materiale radioattivo ed è riferito alla presenza delle 84 barre di uranio-torio che negli anni tra il 1969 e il 1971, in virtù di un accordo mai ratificato dal Parlamento italiano, giunsero dagli Stati Uniti d’America. Le barre provenivano dalla centrale Elk River, nel Minnesota, con un contratto di lavorazione per il riprocessamento, il recu- pero, del combustibile. Venti di queste barre furono realmente riprocessate, mentre le restanti 64 sono contenute in una pisci- na all’interno dell’Itrec e raf- freddate con acqua. “I ministri della Difesa e dell’Interno –dice il portavoce al Senato del Movimento Cinquestelle, Vito Petrocelli –devono dare rispo- ste immediate al territorio e ai cittadini e non ci sarà segreto militare che tenga perché la gente ha il diritto di sapere cosa accade nel luogo dove vive, per esercitare il diritto all’essere in- formati, ma anche per potersi regolare e difendere di conseguenza. Ai ministri chiedere- mo anche cosa è stato spostato da Rotondella e dove e come è stato trasferito, perché se sono state spostate le barre di Elk Ri- ver devono aver obbligatoria- mente usato i cask, contenitori specifici per materiale di terza categoria. E chiederemo, se sono state spostate in tutta fretta le barre di Elk River, che queste non tornino più in Basilicata”. ANCHE il Presidente della Regione Basilicata, Vito De Filip- po, si dice allarmato: “Il senso dello Stato – commenta De Filippo – mi spinge a credere che se le notizie dovessero trovare effettivo compimento il mini- stero dell’Interno e della Difesa avranno avuto i loro buoni motivi per agire e chie- diamo che ce le spieghino in tempi rapi- dissimi”. Insi- ste il senatore cinquestelle Vito Petrocel- li. “Qualunque cosa sia stata spostata dal centro Itrec di Rotondella, il Ministero dell’Interno, il Ministero della Difesa e i tecnici della Sogin, la SpA pubblica che gestisce il nu- cleare in Italia, hanno dimo- strato approssimazione dilet- tantistica da far paura, data la pericolosità di queste sostanze radioattive”. Ma la domanda più inquietante riguarda la de- stinazione, l’aeroporto di Gioia del Colle. Qui, si chiede Petro- celli “gli americani hanno forse un sito di stoccaggio di sostan- ze nucleari? Oppure i due mi- nistri della difesa e degli interni hanno superficialmente auto- rizzato un viaggio in aereo di materiale altamente radioatti- vo, col rischio in caso di incidente, di una catastrofe senza precedenti? Ci aspettiamo risposte rapide e concrete, sempre che anche questa storia non sia stata attuata tutta all’insaputa dell’ignaro ministro Alfa- no”.

Mentre la Siria è nel caos, la Russia fa le sue mosse in Europa

Styled_logo3Fonte da conflitti e strategie del 29/07/2013 by admin attualità

[Traduzione di Piergiorgio Rosso da:| Stratfor ] Amid Syrian Furor, Russia Makes its Move in Europe

Il netto rifiuto della Russia di interrompere il sostegno al regime siriano potrà aver attirato maggiormente l’attenzione durante i colloqui al summit del G8 in Irlanda, ma gli accordi economici raggiunti al G8 e in altre occasioni dimostrano ciò che è veramente importante per Mosca. La Russia sta usando la crisi siriana per distogliere l’attenzione dell’Occidente, mentre si rafforza la sua posizione in Europa centrale e orientale e con altre potenze europee come la Germania e il Regno Unito.

Anche se il summit era centrato in particolare su materie economiche – vi partecipano i leader delle prime otto economie mondiali, cioè gli Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Canada, Giappone e Russia – il conflitto siriano sembrava ancora dominare la discussione. Il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto riunioni a margine con la maggior parte dei leader del G8, anche se l’incontro di Putin con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama è stato il più atteso. Nell’avviarsi verso l’incontro di due ore fra Putin e Obama, la Casa Bianca ha affermato che Obama avrebbe lavorato per convincere il leader russo a smettere di sostenere il regime del presidente siriano Bashar al Assad. Alla fine del vertice, era ovvio che le due parti erano rimaste divise come all’inizio.

I russi non hanno incentivo ad abbandonare il loro sostegno al Assad e sono in realtà in una posizione forte riguardo la Siria e l’Occidente. Questo perché gli Stati Uniti non hanno alcun vero interesse ad aumentare sul serio il loro coinvolgimento in Siria. La scorsa settimana, Washington ha fornito promesse ambigue per aumentare l’assistenza alle principali fazioni armate dell’opposizione siriana, ma gli Stati Uniti continuano ad essere vincolati dalla difficoltà di ogni intervento e dalle preoccupazioni che le conseguenze regionali ad esso si rivelino peggiori dello status quo. Già la guerra siriana è diventata una battaglia tra una miriade di attori internazionali, tra cui l’Iran, l’Arabia Saudita, Turchia e, in effetti, gli Stati Uniti e la Russia. La Russia sa che gli Stati Uniti sono restii a rendersi più coinvolti nella guerra civile siriana e il rifiuto del tutto pubblico di Putin a riconsiderare il sostegno di Mosca ad al Assad era probabilmente destinato ad attirare l’attenzione sulla stessa riluttanza di Washington a fare di più. La Russia ha fermamente respinto qualsiasi no-fly zone sostenuta dagli Usa sulla Siria, qualcosa il cui sostegno a Washington era del resto già vacillante. E Putin ha condannato in modo colorito la decisione di armare i ribelli siriani, dicendo: “Non si vede proprio il bisogno di sostenere persone che non solo uccidono i loro nemici, ma aprono i loro corpi, mangiano i loro intestini di fronte al pubblico e alle telecamere.”

Se la Russia sembra essere in una posizione forte contro l’Occidente sulla Siria, la reale importanza della posizione della Russia a livello globale non ha nulla a che fare con il Medio Oriente. Per la Russia, il centro della sua attenzione internazionale si trova ad ovest, in Europa. La Russia è forte a livello internazionale se lo è in Europa. Attualmente, l’Europa sta attraversando una frammentazione politica che sta logorando i legami sociali ed economici delle persone sul continente. In assenza di unità europea, la Russia vede una finestra di opportunità per approfittare di queste divisioni.

La forza della Russia sta nel fatto che si tratta di una delle poche fonti di investimento, di risorse e di competenze tecniche interessate a stringere accordi economici e soccorrere le aziende che stanno per fallire in Europa. Mosca si sta concentrando in particolare su Europa centrale e orientale, come anche sui principali soggetti europei capaci di plasmare le dinamiche del continente.

Ma la Russia sa che non può agire in modo troppo aggressivo o troppo pubblicamente, perché tutte le sue importanti incursioni in Europa saranno contrastate con la paura che la Russia cerchi di ravvivare il suo predominio sulla regione ai tempi della Guerra Fredda. Così, invece, la Russia sta sia procedendo cautamente sia ritraendo se stessa in una posizione di debolezza. Ad esempio, la Russia sta subendo una serie di rinegoziazioni energetiche in Europa, in cui la Russia ha già tagliato i prezzi all’esportazione del gas naturale di circa il 10 per cento e sta ora rinegoziando un altro sconto del 7-10 per cento per i prossimi mesi. Apparentemente la Russia sembra essere in una posizione di debolezza, in quanto è ritenuta essere costretta a tali concessioni a causa della maggiore concorrenza al gas naturale russo che ci sarà sul mercato nel prossimo futuro. Tuttavia, anche in presenza di seri vincoli alla politica energetica russa, la Russia sta usando queste rinegoziazioni per bloccare molti paesi dentro contratti a lungo termine e pratica ancora prezzi ben al di sopra ai livelli di metà anni 2000. La Russia sta anche tranquillamente acquisendo industrie in Europa centrale e orientale, anche se non le aziende statali di alto profilo, nella maggior parte dei casi, ma invece controllate o società veicolo in modo da evitare di attirare l’attenzione. Inoltre, la Russia sta mettendo in tasca diversi grandi accordi in Paesi strategici che non sono così russo-fobici come molti Stati dell’Europa orientale e centrale. Poco prima della conferenza G8, Putin ha trascorso due giorni in riunioni a Londra con diversi dei migliori uomini d’affari e politici. In quelle riunioni, la Russia ha firmato un accordo che apre la strada alla Russia per iniziare a costruire centrali nucleari in tutto il paese, ruolo che tradizionalmente era coperto dalla Francia. Questo accordo arriva dopo che la britannica BP, gigante energetico, ha approfondito i suoi legami con il settore energetico russo, acquisendo una parte della azienda statale russa Rosneft e lanciando progetti in tutto il paese.

La scorsa settimana, una delegazione energetica russo è stata anche in Francia per aggiungere qualcosa ai crescenti investimenti di TOTAL in tutta la Russia. Inoltre, la Russia ospiterà il Forum economico di San Pietroburgo, in cui il cancelliere tedesco Angela Merkel sarà presente con una grossa delegazione di industriali tedeschi.

Ottenere accesso agli Stati dell’Europa centrale e orientale e stringere accordi economici con grandi paesi strategici fa parte del piano generale di Mosca per indebolire l’unità europea, in particolare ai confini della Russia. La Russia, però, non vuole richiamare l’attenzione su questo e invece preferisce concentrare l’attenzione mondiale su un tema, come la Siria, che alla fin fine ha relativamente meno impatto su Mosca.

[Le ripubblicazioni tratte e tradotte dal sito http://www.stratfor.com come del resto da altri siti, hanno l’intenzione di fornire ai nostri lettori materiali che noi giudichiamo interessanti e che pensiamo lo possano essere anche per i nostri lettori.C&S non supporta necessariamente le idee espresse in tali articoli]

Processo Mediaset. “Berlusconi ideatore delle frodi fiscali”. Il pg chiede la conferma della condanna

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Il procuratore generale Mura ha richiesto, nell’ambito del processo Mediaset, di condannare l’ex premier riducendo, però, gli anni di interdizione dai pubblici uffici, da cinque a tre.

articolotre -Redazione- -30 luglio 2013- Condannare Berlusconi ma ridurre i tempi di interdizione ai pubblici uffici a tre anni anziché cinque. E’ stata questa la richiesta del procuratore generale Antonello Mura che, durante la requisitoria di quattro ore che si è tenuta nell’ambito del processo Mediaset, ha domandato di confermare il verdetto della Corte d’appello di Milano per l’ex premier.

Questo poiché, secondo il pg, “Silvio Berlusconi è stato l’ideatore del meccanismo delle frodi fiscali” e “perdurante è stato il suo controllo su Mediaset”. Durante questo periodo, inoltre ci sarebbe stata una “continuità nel sistema di false fatturazioni volta ad avere benefici fiscali e creare fondi neri all’estero, attraverso i costi dei diritti tv gonfiati.”

A seguito della requisitoria è toccato poi alle arringhe dei 4 imputati: il professor Coppi, legale di Berlusconi, ha portato con sé un cornetto porta fortuna e ha spiegato di sapere già quale verdetto esprimerà la corte.

LA CARTA STRACCIATA L’ULTIMA INFAMIA

corelDa Il Fatto Quotidiano del 30/07/2013. di Paolo Flores d’Arcais attualità

L’Italia è ormai in macerie: economiche, culturali, morali. La povertà delle famiglie è diventata una piaga di massa, mentre i più ricchi diventano più straricchi e più evasori, e il bottino all’estero è ormai dismisura. I monumenti che tutto il mondo ci invidia vengono lasciati cadere a pezzi (con gli immaginabili vantaggi per il turismo), la scuola è trattata peggio di Cenerentola (con gli immaginabili vantaggi per l’innovazione e l’economia), ma boss e gregari della partitocrazia non mollano neppure un euro delle loro prebende di Casta. Mafie e altre criminalità spadroneggiano ormai ovunque, dalla valle d’Aosta alla Calabria, mentre il dittatore kazako colonizza il ministero degli Interni. L’informazione conosce un tasso di servilismo (e relativa disinformacija) che renderebbe raggiante anche Putin. Si finisce in galera (fatiscente) per il furto di qualche mela, e in parlamento per il furto di qualche milione. Il paese va a rotoli, insomma. Perlomeno sappiamo di chi è la colpa: Piero Calamandrei e Duccio Galimberti. Gli uomini e le donne che hanno scritto la nostra Costituzione, gli uomini e le donne che qualche anno prima sono saliti in montagna, hanno preso le armi, hanno dato vita alla Resistenza da cui la Costituzione è nata. Se l’Italia si sta decomponendo nella putrefazione dell’illegalità e dell’inefficienza, del-l’ottundimento mediatico e della menzogna, la colpa è infatti della Carta repubblicana e la salvezza nel suo abbattimento, questo vanno predicando di sproloquio in borborigmo gli ominicchi e i quaquaraquà di un governo inetto e miserabile, di una maggioranza stomachevole e cialtrona (al netto dai crimini). E i loro manutengoli mediatici.
Rappresentano la quintessenza delle mediocrità, il rovescio esatto della meritocrazia. Anche i sassi sanno che i problemi dell’Italia nascono dalla mancata realizzazione della Costituzione, ma questi parvenu e macchiette della Repubblica hanno la temerarietà di impalcarsi a nuovi padri costituenti, benché di fronte agli uomini e le donne del ’46 non siano neppure nani di fronte ai giganti, ma una nuova e deplorevole specie zoologica. Hanno una sola preoccupazione, che oggi venga salvato Berlusconi. E che comunque venga calpestata la Costituzione. Se si permettono ogni ignominia è perché l’indignazione, quando non si trasforma in lotta e poi in organizzazione e in voto, finisce per convertirsi in rassegnazione, foriera di esplosioni senza futuro. Ribelliamoci: con centinaia di migliaia di firme, e una manifestazione nazionale di piazza a settembre.

Tartuffe a Corte (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 30/07/2013. Marco Travaglio attualità

Nel Paese di Tartuffe, che con buona pace di Molière non è la Francia ma l’Italia, si attende con ansia spasmodica la sentenza della Cassazione sul caso Mediaset per sapere finalmente se B. è un delinquente matricolato o un innocente perseguitato per fini politici. Pare infatti, ma si tratta soltanto di voci di corridoio, che parte del Pd avrebbe qualche difficoltà a convivere ancora al governo con il partito guidato, anzi posseduto da un condannato per frode fiscale. E, per capire se B. sia un giglio di campo o un criminale incallito, attendono la sentenza Mediaset in Cassazione. Tutte le precedenti è come se non fossero mai state pronunciate, solo perché non erano condanne definitive. Poco importa se lo dichiaravano responsabile di reati gravissimi, come la falsa testimonianza sulla P2 (amnistiata), le tangenti a Craxi (cadute in prescrizione), svariati falsi in bilancio (reato depenalizzato da lui), la corruzione giudiziaria (prescritta sia per lo scippo della Mondadori a De Benedetti sia per le mazzette a Mills). Per non parlare delle sentenze sulle tangenti alla Guardia di Finanza (i suoi manager pagavano i militari con soldi suoi perché non mettessero il becco nei libri contabili delle sue aziende, ma a sua insaputa). E su Dell’Utri e sui mafiosi stragisti, che dipingono B. come un vecchio amico dei boss. Bastava leggere uno dei tanti verdetti che in questi vent’anni l’hanno riguardato per farsi un’idea del personaggio: conoscerlo per evitarlo. Invece, dopo vent’anni di malavita al potere, siamo qui appesi a una sentenza di Cassazione sul reato forse meno grave –al confronto degli altri– commesso dal Caimano: la frode fiscale. Più che un delitto, un’abitudine. Una specialità della casa. In fondo andò così anche per Al Capone: era il capo della mafia americana, ma riuscirono a incastrarlo solo per evasione fiscale. Solo che in America l’evasione è galera sicura, dunque non occorse altro per togliere il boss dalla circolazione. Da noi un evasore che tentasse di entrare in galera verrebbe respinto dalle leggi, che sono inflessibili. Per finire in carcere, sottrarre milioni all’erario non basta: bisogna rubare almeno un limone.

Eccoli dunque lì, i politici di destra, centro e sinistra, che con Al Tappone han fatto affari, inciuci, libri, comparsate tv, bicamerali, riforme bipartisan, alleanze più o meno mascherate, e i giornalisti e gl’intellettuali al seguito, tutti tremanti sotto la Cassazione. Paradossalmente, il meno preoccupato è proprio lui: B. lo sa chi è B. e non ne ha mai fatto mistero. E ha costruito un sistema politico-mediatico perfetto: se lo assolvono, sarà la prova che era un innocente perseguitato; se lo condannano, sarà la prova che è un innocente perseguitato. A tremare sono tutti gli altri: gli ipocriti che lo circondano da vent’anni, fingendo di non vedere e tacendo anziché parlare. Infatti del merito del processo Mediaset, delle prove schiaccianti sul ruolo centrale di B. nella costruzione di una macchina perfetta di decine di società offshore per frodare il fisco e portare fondi neri all’estero da usare per corrompere politici, giudici, forze dell’ordine e funzionari pubblici, non parla nessuno. È il trionfo di Tartuffe: tutti aspettano che i giudici della Cassazione dicano ciò che tutti sanno benissimo, anche se nessuno osa dire nulla. Oppure delirano, come Letta e Boldrini, che escludono conseguenze sul governo in caso di condanna: come se il pericolo fosse che B. molli il Pd, e non che il Pd resti avvinghiato a un evasore pregiudicato. Viene in mente la storiella raccontata da Montanelli per sbertucciare un’altra ipocrisia italiota, quella dell’intellighenzia “de sinistra” che negli anni 70 negava il terrorismo rosso: “Un gentiluomo austriaco, roso dal sospetto che la moglie lo tradisse, la seguì di nascosto in albergo, la vide dal buco della serratura spogliarsi e coricarsi insieme a un giovanotto. Ma, rimasto al buio perché i due a questo punto spensero la luce, gemette a bassa voce: ‘Non riuscirò dunque mai a liberarmi da questa tormentosa incertezza?’”

Papa Francesco: “Chi sono io per giudicare un gay? Il problema sono le lobby”

corelarticolo Redazione– 29 luglio 2013- “I gay? “Io non giudico, se è una persona di buona volontà, chi sono io per giudicare?”.

Papa Francesco durante il volo che l’ha riportato dal Brasile al Vaticano ha parlato molto coi cronisti e le sue parole faranno sicuramente discutere. Il Pontefice si è soffermato su una domanda circa monsignor Ricca e la lobby gay in Vaticano: “Essere gay – ha detto il Papa – è una tendenza, il problema è la lobby, la lobby non va bene, quella gay, quella politica, quella massonica. Non ho trovato carte d’identità di gay in Vaticano, dicono che ce ne sono, credo che si deve distinguere il fatto che è gay dal fatto che fa lobby”.

Papa Francesco ha risposto anche a una domanda che riguardava i divorziati: “La Misericordia è più grande”, così Bergoglio in riferimento alla comunione per i divorziati risposati.
Nelle parole del Pontefice c’è una promessa e cioè che il prossimo Sinodo affronterà il tema e recupererà finalmente lo studio avviato da Ratzinger quando era prefetto della Dottrina della Fede per trovare una soluzione alternativa – alla quale fa cenno Bergoglio esplicitamente nel suo ragionamento – ai processi canonici di annullamento, che per ora sono l’unica strada percorribile per chi vuole tornare ai sacramenti.

I BERLUSCONES E L’USCITA DA DESTRA DALL’EURO

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Fonte: http://sollevazione.blogspot.it
di Piemme 29 luglio attualità
Domani, al massimo dopodomani, sapremo se i berluscones saranno decapitati. In questo caso, così ci dice Il Giornale di oggi, 200 parlamentari del Pdl daranno le dimissioni.

Non sarà un’Aventino della destre, ma di sicuro il governo Letta cadrà. Non a caso lo sgangherato Pd ha posticipato ogni decisione a dopo la sentenza della Cassazione.
L’avevamo detto che la cronica crisi politica (che le elezioni di febbraio avevano acutizzato) non si era affatto chiusa con l’inciucio Napolitano style. Nuove elezioni anticipate sono inevitabili. In queste condizioni non sarà facile a Pd e “grillini” mettersi d’accordo per modificare la legge elettorale. Sarà la guerra di tutti contro tutti. E se Napolitano confermasse la sua minaccia, quella delle dimissioni in caso di caduta di Letta, avremo l’esplosiva combinazione della crisi politica con quella istituzionale.

Non abbiamo dubbi sul fatto che Quisling-Napolitano, per nome e per conto dei suoi committenti, stia tramando affinché la Cassazione annulli la sentenza di Appello. La crisi economica è senza precedenti, il rischio di un crack finanziario congiunto di banche e Stato incombe, così come lo scoppio incontrollabile tensioni sociali. Tra il Quirinale e i falchi del Pdl c’è quindi un singolare connubio, una concordata divisione dei compiti: i secondi minacciano fuoco e fiamme affinché il primo possa ostaentare la sua funzione di pompiere.
Un’assoluzione salverebbe in un colpo solo il Colle, Letta, Berlusconi, il Pdl come pure la ripugnante nomenklatura del Pd. Allontanerebbe anche il rischio del crack combinato di bance e debito pubblico.

Logica vorrebbe che tutto si risolva a tarallucci e vino. Qualche cavillo formale che consenta alla Cassazione di sostenere che la condanna era illegittima, lo si può sempre trovare. E si tirerebbe a campare per qualche altro mese. Ma ciò che è logico, arrivati a questo punto, è poco probabile.

Facciamo quindi l’ipotesi che la Cassazione confermi la condanna in Appello del Cavaliere. Si andrebbe dritti verso elezioni anticipate. I berluscones, privati del loro capo carismatico, per evitare di essere spazzati via sarebbero obbligati a rimpiazzarlo. Non avendo chi possa sostituirlo l’asso nella manica potrebbe essere la bandiera, mettiamola così, anti-euro e anti-tedesca. Forza Italia andrebbe in campagna elettorale sotto le insegne di un patriottismo in sala paternalistica e populistica. “Riprendiamoci la sovranità monetaria; che la Banca d’Italia, come la Fed, stampi moneta e acquisti i titoli di Stato. Che si abassino le tasse e si tagli drasticamante la spesa pubblica. Che lo Stato privatizzi e svenda i suoi beni e quindi li cartoralizzi mettendoli a garanzia del debito estero. Che si svaluti la lira per competere sui mercati globali”. Il tutto, ovviamente, a spese del lavoro salariato.
Sarebbe quella chi chiamiamo «l’uscita da destra dall’euro».

Avremmo così la dichiarazione di guerra contro il polo politico opposto, il “partito del vincolo esterno”, Pd in primis, forza che suonando da vent’anni la stessa musica (“ce lo chiede l’Europa”), ha portato il paese nell’abisso e gran parte del popolo lavoratore alla fame.

Se davvero entrassimo (come da tempo andiamo mettendo in guardia) in questa fase nuova segnata dallo scontro tra i due principali campi politici della classe dominante; se la battaglia per il potere fosse tra la destra del vincolo esterno e la destra populista-sovranista, visto che una sinistra non c’è più, il Movimento 5 Stelle è il solo che potrà fungere da terzo polo indipendente e sfidare apertamente i due contendenti. Una sfida che ha come posta in palio chi salirà al governo del paese.

M5S non potrà più nascondersi a se stesso, non potrà permettersi di cincischiare. La linea è quella abbozzata nell’articolo del 23 luglio Il diavolo veste Merkel. Primo: battere il partito del vincolo esterno. Secondo: battere il partito che vorrebbe uscire dall’euro con più liberismo e facendo pagare al popolo lavoratore i costi dello shock. Vincere è possibile.

Piemme
Fonte: http://sollevazione.blogspot.it
Link: http://sollevazione.blogspot.it/2013/07/i-berluscones-e-luscita-da-destra.html
29.07.2013

Letta cadrà sull’articolo 138”

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Fatto Quotidiano del 29/07/2013 Luca de Carolis attualità
DI MAIO (M5S).

Li abbiamo fermati con 53 ore di opposizione di fila, nel momento giusto. Ed è solo l’inizio: vedrete che il governo cadrà proprio sul ddl costituzionale”. Luigi Di Maio, 27enne deputato, nonché vicepresidente della Camera (il più giovane della storia repubblicana) ne è convinto: insistendo sullo stravolgimento dell’articolo 138, la maggioranza andrà a sbattere. “Sono già spaccati sulle riforme. E poi tanta gente ancora non sa dell’attacco alla Carta. Per questo, faremo una grande manifestazione nazionale a settembre sul 138”.
Il primo risultato l’avete portato a casa, con il voto sul ddl slittato a settembre. Ma perché la maggioranza ha arretrato?
Il nostro ostruzionismo, che io preferisco definire opposizione, li ha bloccati. Si sono resi conto che con quattro decreti da approvare entro la pausa estiva, come quello sull’ecobonus, la nostra lotta li avrebbe messi nell’angolo. E poi non sono così convinti del provvedimento. Durante i nostri interventi in aula ho visto dubbi negli occhi di tanti deputati della maggioranza.
In tanti, da Quagliarello alla Lega, rivendicano il merito di aver evitato lo scontro.
Venerdì scorso nella conferenza dei capigruppo (quella che ha deciso il rinvio del voto sul ddl, ndr) i rappresentanti della maggioranza si sono presentati senza una soluzione. La presidente della Camera Boldrini si è dovuta rivolgere al nostro capogruppo, Nuti: ‘Ci dica qualcosa’. La proposta sui tempi è stata nostra. Persino Brunetta si è trovato d’accordo.
Sul rinvio a settembre può aver pesato l’intervento di Rosy Bindi nella direzione del Pd (“Non sacrifico la Carta a questo governo”).
Può darsi. Ma io spero che le sue parole non diventino l’ennesima foglia di fico dietro a cui si nasconde il Pd per dissimulare le sue reali intenzioni. Non mi affido alla Bindi per bloccare il ddl: piuttosto, spero nei parlamentari appena eletti del Pd e del Pdl.
Vede dissidenti anche nel centrodestra?
Ci sono deputati del Pdl che hanno fatto il tifo per noi nei giorni scorsi. Nomi non posso farne, ma lo so per certo.
Obiezione: dal 1° agosto il voto è slittato al 6,7 e 8 settembre. Qualcuno potrebbe dire: solo un mese in più.
Innanzitutto, aspetto di vedere come la maggioranza riuscirà a riunire tutti i suoi deputati in aula in quei giorni. Ma l’aspetto fondamentale è che in queste settimane potremo continuare con l’opera di informazione dei cittadini. In questo senso, l’appello del Fatto e le tante iniziative che stanno nascendo sono un apporto fondamentale.
Anche Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky hanno sottoscritto un appello sul 138. Avreste preferito che sul tema facessero qualcosa assieme a 5 Stelle?
No, va bene ugualmente così, tutti gli appelli sono utili. Ormai gran parte dei costituzionalisti si è ribellata a questo ddl.
Eppure dalla maggioranza continuano a difenderlo. Fanno notare che la riforma varata dal comitato dei 42 verrebbe comunque votata dal Parlamento, e che potrà essere sottoposta a referendum anche se approvata dai 2/3
delle due Camere.
Il nodo principale è la deroga al 138, che per i costituzionalisti è importante quanto l’articolo 1, perché stabilisce come si cambia la Carta. Ridurre l’intervallo tra le due votazioni su una legge costituzionale da tre mesi a 45 giorni sarebbe un precedente pericolosissimo. La Carta è la casa di tutti: e loro vogliono abbattere la porta.
Mentre sulla riforma…
Sarebbe blindata. Nel comitato dei 42 M5s avrebbe 4 o 5 rappresentanti, e Sel ancora meno. Il testo lo preparebbe la maggioranza, per poi votarselo. Hanno posto grandi limiti agli emendamenti (potranno presentarli solo i presidenti di gruppo, i 20 deputati o 10 senatori, ndr) per non avere ostacoli in aula.
Le vostre prossime mosse quali saranno?
Stiamo pensando a un appello pubblico rivolto a tutti i cittadini. E poi terremo una manifestazione nazionale a Roma a settembre, nei giorni del voto sul ddl, a sei anni esatti dal primo Vday.

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