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Frequenze tv, dagli emendamenti trapela il dietrofrontIL PDL BOCCIA I TENTATIVI DI RISCRIVERE LE REGOLE DEL BEAUTY CONTEST CAMBIANDO IL DECRETO LIBERALIZZAZIONI


Il Fatto Quotidiano 17/02/2012 Autore Sara Nicoli
Redazione
Continua la questione molto combattuta dell’assegnazione delle frequenze televisive, e continuano a slittare le decisioni appare abbastanza chiaro che ci siano in atto delle trattative da parte del governo con i partiti come al solito il pdl i prima linea vista la proprieta e il controllo del mercato televisio di Berlusconi.
Come dice spesso Marco Travaglio avere le televioni serve, infatti alla richiesta di un emendamento fatta dall’Idv e Pd (modifica di legge)per mettere all’asta subito le frequenze televisive che non sono ancora state assegnate e che potrebbero portare secondo le stime nelle casse dello stato qualche miliardo di euro ma ha trovato l’opposizione del presidente della commissione Industria, Cesare Cursi del Pdl, la questione cmq rimane ancora aperta in atto c’è una trattativa tra governo e Silvio Berlusconi sul futuro assetto del sistema televisivo italiano sarebbe effettivamente in corso, in parallelo a quella sulla riforma della Raisi attende Il beauty contest sulle frequenze? Ufficialmente il ministro
dello Sviluppo Corrado Passera lo ha sospeso, ma non tutto sembra davvero deciso. Il Partito democratico e l’Italia dei Valori avevano presentato in commissione Industria del Senato, dove si sta discutendo la conversione in legge del decreto liberalizzazioni, una serie di emendamenti perché fosse soppressa l’a s s egnazione gratuita delle frequenze tv. E anche perché fosse reintrodotto il contributo annuo alle tv locali (270 milioni di euro) a partire dal 2014, recentemente soppresso. Modifiche che avrebbero parecchio irritato chi ha più da guadagnare dal beauty contest nella sua forma attuale, cioè Mediaset.
Il presidente della commissione Industria, Cesare Cursi del Pdl, ha dichiarato inammissibili tutti gli emendamenti sul tema “asta”. Perché? Per manifesta “e s t ra n e ità” della questione frequenze al ddl liberalizzazioni. Nell’ar ticolato non c’è infatti una parte riferita esplicitamente al beauty contest, e dunque gli emendamenti non erano “a gganciabili” al testo. Capito l’accaduto, il leader dell’Idv Antonio Di Pietro è andato su tutte le furie: “Con la bocciatura dell’emendamento, che imponeva di mettere subito all’asta le frequenze televisive abbiamo avuto la conferma che questo governo continua a essere prigioniero di Berlusconi e dei suoi sodali; mentre si chiedono sacrifici alla povera gente, si fanno lauti regali a Mediaset e alla Rai”. La questione è un po’ più com-
plessa, ma una trattativa tra governo e Silvio Berlusconi sul futuro assetto del sistema televisivo italiano sarebbe effettivamente in corso, in parallelo a quella sulla riforma della Rai. Il senatore Vincenzo Vita, del Pd, che giovedì si è visto bocciare da Cursi un omologo emendamento proprio su beauty contest, dice: “Noi vogliamo sperare che il mancato inserimento dell’asta delle frequenze nel dl liberalizzazioni sia solo la vigilia del provvedimento atteso del governo”. Ecco il nodo. Il ministero dello Sviluppo Economico starebbe preparando un articolato (non si sa ancora se un disegno di legge oppure un decreto) attraverso il quale intende rimescolare gli equilibri di forza in campo telev i s i vo . Ecco, allora, che nell’intero pac-
chetto entrerà prepotentemente anche la Rai e la riforma della sua governance, argomento su cui in questi giorni in una parte del Pdl si è visto accusare un crescente nervosismo. In caso di mancato accordo Berlusconi potrebbe perfino decidere di andare alle elezioni per salvare se stesso e le
sue aziende. C’è tempo, comunque, fino al 30 maggio (data di scadenza della sospensiva del beauty contest) per risolvere la materia, di fatto sottraendola al confronto parlamentare. Ma “si tratta di un argomento – spiegano alcuni parlamentari di centrodestra – che deve essere trattato direttamente ai più alti livelli”. Cioè Monti, Berlusconi, Passera e, probabilmente, Napolitano. Nell’Idv, però, si mastica veleno. Tanto che Felice Belisario, presidente dei senatori dipietristi, denuncia: “Gli oligopoli nel settore televisivo impediscono l’apertura del mercato e il decreto liberalizzazioni non sta facendo altro che blindare e rafforzare le posizioni consolidate. Quest’ennesima decisione illiberale peserà come un macigno sul governo e la sua maggioranza politica”.

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IL DOVERE DELLA NOTIZIA (Massimo Giannini).Il dovere di cronaca

IL DOVERE DELLA NOTIZIA (Massimo Giannini)..

politiche contro gli sprechi Prime prove di tagli agli sprechi negli acquisti pubblici(tra questi l’agenda digitale e l’Open Data)

Redazione tra le varie proposte per ridurre gli sprechi c’è anche lo sviluppo dell’agenda digitale e dell’open data.
Attulmente questo progetto è partito in due regioni Piemonte ed Emilia Romagna dove hanno già costruito le piattaforme informative per i servizi per lo sviluppo del turismo etc.metto l’art
Ma il progetto potrebbe e dovrebbe essere applicato e non solo alle regioni e secondo le stime porterebbe un forte risparmio di servizi, a questo punto è stata presa in considerazione dal governo cosa che potrebbe accellerare le cose io che abito nel Biellese perchè qui no?

Fatto Quotidiano 25/01/2012 autore: Marco Palombi
di Marco Palombi
Filippo Patroni Griffi sarà protagonista: stavolta, non per la suacasa comprata con lo sconto, ma per il decreto sulle semplificazioni che il Consiglio dei ministri approverà venerdì: “L’idea di fondo – ha spiegato – è che dove c’è una lungaggine dobbiamo intervenire ”. Ecco i punti più rilevanti. Banca dati nazionale dei contratti pubblici. Nasce all’interno dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, dal 2013. Primo passo verso il controllo centralizzato – e in tempo reale – sull’acquisto di beni e servizi da parte della P.A.: questa torta vale 150
miliardi di euro l’anno e secondo molti economisti solo eliminare gli sprechi e le inefficienze varrebbe un risparmio di due punti di Pil ( 30 miliardi ogni dodici mesi). Controllo sulla spesa assistenziale. Lo farà l’Inps: gli enti pagatori gli invieranno via web i dati di spesa che l’Istituto potrà incro-
Patroni Griffi Il ministro della Pubblica amministrazione (FOTO LAPRESSE)
ciare coi suoi e quelli di altre istituzioni come l’Agenzia delle Entrate. Se, alla fine, l’Inps scoprirà che l’Indicatore della situazione economica (Isee) di un tizio non gli consentiva di accedere ad una determinata prestazione sociale, comunicherà i dati all’ente interessato. Ne conseguirà una sanzione “proporzionale al vantaggio economico conseguito”. Agenda digitale. I ministri interessati stimeranno programma e tempi di attuazione in due mesi. Intanto si fissano i principi: investimenti infrastrutturali e immateriali nelle smart community per soddisfare la domanda di servizi digitali “in settori quali la mobilità, il risparmio energetico, il sistema educativo, la sicurezza, la sanità, i servizi sociali e la cultura”; promozione dell’open data e dell’e governement nel settore pubblico; ac-
cesso al web nei grandi spazi collettivi (scuole, università, parchi e locali pubblici in genere); più tecnologia digitale nel sistema educ a t i vo . Commissario contro le lungaggini. E’ l’uomo a cui ci si potrà rivolgere in caso di lungaggini della P.A.: il commissario potrà agire nei confronti dei responsabili. Quanto agli uffici pubblici: dovranno scambiarsi tutta una serie di informazioni solo per via telematica; il cambio di residenza deve avvenire in tre giorni; il governo dovrà predisporre ogni anno un piano di riduzione degli oneri amministrativi e in ogni caso è per tutti obbligatorio il pareggio annuale (se si introduce un balzello da 1 euro, bisognerà cancellarne uno dello stesso importo); un’unica certificazione attesterà lo status di diversamente abile e con-
sentirà l’accesso a tutte le relative a gevolazioni. Facilitazioni alle imprese. Per le Pmi arriva la dichiarazione ambientale unica. Le amministrazioni pubbliche sono obbligate a pubblicare on line la lista dei controlli a cui sono soggette le aziende. Restauri e sponsor. Se si vuole ricorrere a capitali privati per mettere a posto, ad esempio, il Colosseo, bisognerà indire una gara pubblica. Solo se andasse vuota si potrebbe procedere a trattativa pr ivata. Demanio agricolo. Ogni 30 giugno il ministero competente redige la lista dei terreni vendibili: l’asta sarà obbligatoria solo sopra i 100 mila euro di valore, i giovani agricoltori avranno una sorta di diritto di prelazione. La destinazione d’uso non potrà cambiare per vent’anni.

Gli 8 punti dell’agenda digitale Europea
come:
1. Mettere in rete la filiera dell’innovazione: Mettere in rete l’intera filiera dell’ Innovazione – Università, Impresa, Credito, Territorio- è la misura chiave per rendere possibile una politica economica centrata sull’innovazione come motore della crescita e dello sviluppo del nostro paese.
2. Lanciare una call per l’innovazione digitale che promuova la competitività del made in Italy e delle PMI: Una call per la riqualificazione dell’industria italiana dell’ ICT e per favorire l’iniezione di tecnologie digitali e di nuove tecnologie per aprire i mercati internazionali alle nostre PMI e per accrescere la competitività delle filiere forti del Made in Italy.
3. Promuovere il federalismo digitale: Privilegiare il comune come motore di un processo innovativo a rete sia nel campo della digitalizzazione che in quello delle diversificazione energetica, valorizzando l’Agenda Digitale Locale come strumento di empowerment dei comuni piccoli e medi.
4. Usare la sussidiarietà operativa: Organizzazione di modelli locali che integrino la capacità collaborativa della rete per organizzare e gestire servizi al cittadino. A tal fine è prioritaria, sulla base di una convergenza fra ente locale e terzo settore, l’istituzione in ogni comune di un piano regolatore dell’innovazione e della connettività, l’allestimento di conferenze dei servizi digitali nei municipi e piccoli e medi comuni, e la sistematizzazione della condivisione e dell’integrazione delle esperienze e delle buone pratiche di informazione, supporto e sensibilizzazione per le fasce sociali a maggior rischio di ritardo e esclusione.
5. Porre le condizioni per una nuova cultura dell’innovazione: <Creare le condizioni per lo sviluppo di una cultura dell’innovazione sia attraverso l’applicazione di nuovi modelli educativi basat i sul ”social learning” e della ”peer education” in tutti i percorsi formativi (scuola, formazione professionale, università, formazione continua ) sia attraverso la ricerca tecnologica applicata alle nuove produzioni culturali, promuovendo nuovi modelli di stributivi nella liberalizzazione la conoscenza. Si propone un intervento in RAI, in quanto servizio pubblico, per creare fasce di programmazione sull’innovazione in tutti gli ambiti e sulle culture digitali.
6. Perseguire il modello delle smart city: Interpretare le politiche innovative relative alle smart city come opportunità per coniugare una nuova progettazione dello spazio pubblico sia con lo sviluppo della banda larga sia con l’invenzione di nuovi format partecipativi, per favorire l’interazione tra il web e le realtà sociali che agiscono nel territorio.
7. Rilanciare il percorso verso l’Open Government L’approccio open vuole una PA che sia costruita come una rete di amministrazioni interconnesse e interoperanti, le tecnologie della rete permettono ora alla PA una nuova organizzazione e abilitano le grandi operazioni di open data, g-cloud, PA 2.0 che sono insieme un obiettivo di apertura, partecipazione e democrazia e uno strumento di efficienza, efficacia, risparmio di risorse. L’uso del software libero/open source si situa come tappa importante di questo percorso di apertura.
8. Rendere pubblici i dati della PA in formato aperto: Una strategia coerente di open data deve garantire: l’uso pubblico dei database di interesse nazionale con una particolare attenzione ai dati territoriali; una sanatoria che consideri tutti i dati che le PA hanno sino ad ora pubblicato come “open bydefault” e quindi soggette a licenze aperte

Frequenze tv Se Passera non decide si rischia l’assegnazione(che sarà in base alla graduatorie e gratuita)


da redazione fatto quotidiano 8/01/2012
Ma il beauty contest per le frequenze tv va avanti o no? Nonostante il governo si sia
impegnato in Parlamento a bloccarlo per indire un’asta onerosa, nessuno lo sa ancora: alla commissione che sta analizzando le varie domande – ha scritto ieri Mf-Milano Finanza – nessuno ha ancora detto niente e alla
graduatoria finale manca solo il parere dell’advisor tecnico, la Fondazione Ugo Bordoni. Se Corrado Passera non si dà una mossa, in buona sostanza, le frequenze verranno assegnate e, a quel punto, se si vorrà tornare indietro i ricorsi in giudizio si sprecheranno. Secondo altre voci, però, lo Sviluppo economico avrebbe già individuato una via
d’uscita: una modifica al Codice delle comunicazioni elettroniche che vieti il t ra d i n g di frequenze assegnate gratuitamente (per il bando del beauty contest, invece, dopo 5 anni si può vendere): andasse così, l’asta potrebbe aprirsi anche alle compagnie telefoniche interessate alla banda larga per i tablet. Resta da capire cosa ne penserà l’Unione europea.

21 MILIARDI FONDI PER IL SUD DA SPENDERE SUBITO (O TORNANO ALL’UE)

21 MILIARDI DA SFONDI PER IL SUD DA SPENDERE SUBITO (O TORNANO ALL’UE).

Una guerra segreta.

Articolo preso dal punto
Il Punto”, rubrica a cura di Monia Benini.
In questa puntata…

Una guerra segreta.
Nessuno ne parla, ma anche l’Italia è stato teatro di una massiccia guerra diplomatica combattuta dagli USA contro le produzioni agricole italiane, al fine di imporre gli OGM. La mobilitazione dei vertici USA per “uccidere i draghi” italiani (no, non quel Draghi!) ostili alle loro multinazionali.

le multinazionali dell’ogmdal blog il punto

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