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Letta cadrà sull’articolo 138”

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Fatto Quotidiano del 29/07/2013 Luca de Carolis attualità
DI MAIO (M5S).

Li abbiamo fermati con 53 ore di opposizione di fila, nel momento giusto. Ed è solo l’inizio: vedrete che il governo cadrà proprio sul ddl costituzionale”. Luigi Di Maio, 27enne deputato, nonché vicepresidente della Camera (il più giovane della storia repubblicana) ne è convinto: insistendo sullo stravolgimento dell’articolo 138, la maggioranza andrà a sbattere. “Sono già spaccati sulle riforme. E poi tanta gente ancora non sa dell’attacco alla Carta. Per questo, faremo una grande manifestazione nazionale a settembre sul 138”.
Il primo risultato l’avete portato a casa, con il voto sul ddl slittato a settembre. Ma perché la maggioranza ha arretrato?
Il nostro ostruzionismo, che io preferisco definire opposizione, li ha bloccati. Si sono resi conto che con quattro decreti da approvare entro la pausa estiva, come quello sull’ecobonus, la nostra lotta li avrebbe messi nell’angolo. E poi non sono così convinti del provvedimento. Durante i nostri interventi in aula ho visto dubbi negli occhi di tanti deputati della maggioranza.
In tanti, da Quagliarello alla Lega, rivendicano il merito di aver evitato lo scontro.
Venerdì scorso nella conferenza dei capigruppo (quella che ha deciso il rinvio del voto sul ddl, ndr) i rappresentanti della maggioranza si sono presentati senza una soluzione. La presidente della Camera Boldrini si è dovuta rivolgere al nostro capogruppo, Nuti: ‘Ci dica qualcosa’. La proposta sui tempi è stata nostra. Persino Brunetta si è trovato d’accordo.
Sul rinvio a settembre può aver pesato l’intervento di Rosy Bindi nella direzione del Pd (“Non sacrifico la Carta a questo governo”).
Può darsi. Ma io spero che le sue parole non diventino l’ennesima foglia di fico dietro a cui si nasconde il Pd per dissimulare le sue reali intenzioni. Non mi affido alla Bindi per bloccare il ddl: piuttosto, spero nei parlamentari appena eletti del Pd e del Pdl.
Vede dissidenti anche nel centrodestra?
Ci sono deputati del Pdl che hanno fatto il tifo per noi nei giorni scorsi. Nomi non posso farne, ma lo so per certo.
Obiezione: dal 1° agosto il voto è slittato al 6,7 e 8 settembre. Qualcuno potrebbe dire: solo un mese in più.
Innanzitutto, aspetto di vedere come la maggioranza riuscirà a riunire tutti i suoi deputati in aula in quei giorni. Ma l’aspetto fondamentale è che in queste settimane potremo continuare con l’opera di informazione dei cittadini. In questo senso, l’appello del Fatto e le tante iniziative che stanno nascendo sono un apporto fondamentale.
Anche Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky hanno sottoscritto un appello sul 138. Avreste preferito che sul tema facessero qualcosa assieme a 5 Stelle?
No, va bene ugualmente così, tutti gli appelli sono utili. Ormai gran parte dei costituzionalisti si è ribellata a questo ddl.
Eppure dalla maggioranza continuano a difenderlo. Fanno notare che la riforma varata dal comitato dei 42 verrebbe comunque votata dal Parlamento, e che potrà essere sottoposta a referendum anche se approvata dai 2/3
delle due Camere.
Il nodo principale è la deroga al 138, che per i costituzionalisti è importante quanto l’articolo 1, perché stabilisce come si cambia la Carta. Ridurre l’intervallo tra le due votazioni su una legge costituzionale da tre mesi a 45 giorni sarebbe un precedente pericolosissimo. La Carta è la casa di tutti: e loro vogliono abbattere la porta.
Mentre sulla riforma…
Sarebbe blindata. Nel comitato dei 42 M5s avrebbe 4 o 5 rappresentanti, e Sel ancora meno. Il testo lo preparebbe la maggioranza, per poi votarselo. Hanno posto grandi limiti agli emendamenti (potranno presentarli solo i presidenti di gruppo, i 20 deputati o 10 senatori, ndr) per non avere ostacoli in aula.
Le vostre prossime mosse quali saranno?
Stiamo pensando a un appello pubblico rivolto a tutti i cittadini. E poi terremo una manifestazione nazionale a Roma a settembre, nei giorni del voto sul ddl, a sei anni esatti dal primo Vday.

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