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Assicurazioni, ecco il regalo di Natale.

Da Il Fatto Quotidiano del 14/12/2013. redazione attualità
PALAZZO CHIGI HA DECISO: IN CASO DI SINISTRO SI PUÒ ANDARE SOLO NELLE CARROZZERIE “CONVENZIONATE”.

Consiglio dei ministri ricchissimo quello di ieri: decreti, ddl, collegati alla Finanziaria. Il piatto mediatica-mente forte, come si sa, è stato il decreto sul finanziamento pubblico ai partiti, ma la produzione è stata assai densa e non è mancato un annunciato (ve ne avevamo parlato nell’inserto economico di metà ottobre) regalo alle compagnie assicuratrici. Vediamo, in breve, alcuni dei contenuti.

RC AUTO. Quell’insieme di norme del decreto “Destinazione Italia” presentate come utili a far scendere il costo dell’assicurazione è in realtà raccontabile in un altro modo: l’esecutivo ha infatti regalato il mercato delle autoriparazioni alle compagnie assicuratrici. È l’esito del combinato disposto degli interventi che rafforzano il cosiddetto “risarcimento in forma specifica” rendendolo, di fatto, obbligatorio: il danneggiato, in sostanza, è costretto a farsi riparare la macchina da un carrozziere convenzionato con la compagnia e, quando scelga altrimenti, l’entità del danno la fissa comunque l’assicurazione. Due i problemi: il primo è che in questo modo tipologia e qualità della riparazione non saranno scelti dall’assicurato, ma da chi ha tutto l’interesse a tenere bassi i prezzi; il secondo è che quelli che sopravviveranno tra i quasi 16 mila carrozzieri italiani (e relativi dipendenti) passeranno da essere liberi professionisti a terzisti delle compagnie. L’assicurazione imporrà i pezzi di ricambio, il compenso orario, il tipo di intervento: chi non si adegua, perde il lavoro. Per soprammercato, viene anche vietata la cessione del credito (in genere dal cliente al meccanico/carrozziere), che permetteva all’artigiano di trattare alla pari col perito assicurativo e – in caso di inadempienza nei pagamenti – a ricorrere in giudizio contro la compagnia. Infine c’è anche la creazione di una sorta di rito civile ad hoc, una chicca: per i processi in materia i testimoni varranno solo se presentati all’atto della denuncia di sinistro. In cambio, il governo Letta impone una serie di sconti medi alle compagnie, che si lamentano e annunciano un ricorso europeo: siccome, infatti, le tariffe non possono essere imposte per legge, è probabile che alla fine gli sconti saranno cancellati dalla magistratura e il regalo rimarrà al suo posto.

BOLLETTE
. Secondo Flavio Zanonato, ministro dello Sviluppo economico, gli italiani beneficeranno da ora in poi di un taglio “pari a 850 milioni di euro” sul costo dell’energia. Il risultato si ottiene soprattutto agendo sugli incentivi alle rinnovabili: in primo luogo si dà la possibilità ai produttori “di avere un contributo ridotto, ma allungato di sette anni”, il che su base annuale comporta un risparmio di circa 700 milioni. Gli altri 150 derivano invece, in sostanza, da una riduzione dei contributi agli impianti che godono degli incentivi Cip6 e dall’anticipazione dell’ora in cui scatta la tariffa bioraria per avvicinarsi al periodo in cui il prezzo dell’energia è più basso.

LIBRI. Quelli di carta – e solo loro – beneficeranno di una detrazione fiscale del 19 per cento. Nel 2014 a questo fine sono stati stanziati 50 milioni di euro.

FAMIGLIA. Il governo ha approvato ieri il dlgs che equipara definitivamente i figli naturali a quelli legittimi, anche per i relativi rapporti di parentela. Ovviamente questo nuovo regime riguarda anche i figli adottati, ma solo quando si tratti di “adozione piena”, cioè avvenuta in minore età. Tra le altre cose, viene pure riconosciuto ai nonni una sorta di diritto di visita dei nipoti minorenni

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ANCHE LA ROMANIA SI RIBELLA ALL’UNIONE EUROPEA! NO ALL’AUMENTO DELLE TASSE CHE VORREBBERO

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Fonte Altrainformazione 13 dicembre, 2013 di Max Parisi attualità
Bucarest – E’ in atto uno scontro con il Fondo Monetario Internazionale: il governo dice no all’aumento delle tasse (accise) sulla benzina. Il presidente Basescu si oppone all’accordo tra il governo e il Fondo, che insieme all’Ue ha chiesto un piano di austerity per liberare un prestito da 4 miliardi. Un altro Paese, dopo l’Islanda, va al muro contro muro con l’FMI, ma per conseguenza contro la Bce e l’Unione Europea. Una situazione che ricorda quella da poco vista in Islanda, dove un altro governo di simile orientamento ha scatenato l’ira internazionale (di UE, Bce e Fmi) decidendo di rimborsare alcune rate di mutui a discapito dell’austerity. Insomma, si allarga il fronte dei (piccoli) Paesi riottosi che antepongono le esigenze di vita dei loro cittadini alla disciplina “nazista” dei conti pubblici imposta all’Europa dalla Germania.
E chi pensasse sia ingenerosa l’accusa di “nazismo”, è bene legga quanto segue:
Campare con 485 euro al mese? Chiunque direbbe che è al limite dell’impossibile, specie se si hanno affitto e bollette da pagare. E invece per i tecnici di Commissione europea, Bce e Fmi – che probabilmente non hanno idea del costo della vita – è fin troppo, specialmente se viene percepito dai più giovani.
La cosiddetta Troika, che è in Portogallo per una nuova ispezione, vorrebbe partire contestando il salario minimo che equivale – appunto – ad appena 485 euro al mese. Secondo le anticipazioni di stampa i tecnici faranno leva su una riduzione delle buste paga per cercare di ridurre la disoccupazione, salita al 15,6%. E da quando il Parlamento ha varato il nuovo piano di austerity, il Paese è in preda a proteste e scioperi e le decisioni della Troika ormai sono contestate da tutti. “Non è diminuendo i salari che si farà ripartire l’economia”, ha affermato Antonio Saravia, presidente dell’equivalente portoghese di Confindustria. “Una politica di salari bassi è inaccettabile”, tuonano i sindacati. Insorge persino il ministro delle Finanze, Maria Luis de Albuquerque, secondo cui i salari in Portogallo sono già calati a sufficienza nel settore privato: “Su questo punto abbiamo una divergenza di vedute con il Fondo monetario internazionale”, ha detto. (tratto da un articolo de il Giornale del 4.12.13)
Ecco, come stanno le cose.
– See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/12/13/anche-la-romania-si-ribella-allunione-europea-no-allaumento-delle-tasse-che-vorrebbero-ue-fmi/#sthash.pR5drQ7k.dpuf

Silvio Berlusconi è decaduto. Non è più senatore

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Il Senato ha deciso: Silvio Berlusconi non è più senatore. L’aula ha votato la decadenza nonostante nove ordini del giorno.
articolote Redazione del 27/11/2013 attualità
Silvio Berlusconi non è più senatore.
Lui che era impegnato nella piazza a fare il comizio ha perso la sua carica di parlamentare quando il Senato ha votato per la sua decadenza.
C’è voluto tempo: diversi ordini del giorno, nove, sono stati presentati ma nessuno di questi è stato approvato.
Per questo motivo il Cavaliere perde il suo ruolo e dovrà cedere il suo seggio al primo dei non eletti nella regione Molise, dove era capolista in diverse circoscrizioni.
Durante la discussione che ha preceduto il voto, diversi gli attacchi nei confronti di Linda Lanzillotta, il cui voto in giunta era stato essenziale per arrivare all’attuale giornata per decidere sull’eventuale decadenza di Silvio Berlusconi.

Tragedia Sardegna. Adesso è rischio epidemie

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-articolotre Redazione-Domenica, Novembre 24, 2013 attualità
Aziende distrutte, case annientate, strade ancora invase dal fango e dall’acqua.
A quasi una settimana di distanza dalla terribile alluvione che ha “violentato” la Sardegna, l’isola mostra ancora il suo volto sofferente. E con il tempo che non accenna a migliorare, l’allerta meteo è stata prorogata, ora a terrorizzare i sardi è il rischio epidemie annunciato dall’Asl di Olbia.
In particolare l’azienda sanitaria ha diffuso un avviso alla popolazione con le precauzioni igienico sanitarie da seguire per proteggersi dai rischi di epidemie. “Indossare mezzi di protezione come guanti e mascherina facciale sono raccomandati mentre si raccolgono rifiuti ingombranti e nelle attività di pulizia dei locali invasi dall’acqua e dal fango” si legge nell’avviso.
In caso di ferite, se non si è vaccinati contro il tetano, la Asl invita a “rivolgersi al Servizio di igiene pubblica che provvederà a somministrare il vaccino”. Inoltre, l’Azienda sanitaria ha “potenziato l’assistenza psicologica e psicoterapeutica alle persone colpite da lutti e da perdite materiali”.
Assistenza sarà garantita anche ai soccorritori, stremati anche loro da un lavoro ininterrotto.
Intanto la la temperatura è scesa sotto i dieci gradi ed è ritornata la pioggia. I mezzi dell’Esercito sono impegnati a liberare le zone disastrate dal materiale che le famiglie alluvionate hanno depositato all’esterno delle case allagate.
Montagne di mobili, elettrodomestici, arredi, oggetti, suppellettili e altro che vengono raccolte con le pale meccaniche, accumulate e quindi depositate nei punti di raccolta temporanei allestiti in alcune aree di Olbia.
Un lavoro incessante, gratificato dal numero sempre crescente di volontari che si mettono a disposizione delle famiglie alluvionate. In particolare, i ragazzi e gli studenti della città, mobilitati fin dall’inizio.

L’agricoltura cala, le poltrone no

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NONOSTANTE LA CRISI, MINISTERO ED ENTI CONTROLLATI RESTANO MINIERE DI CONTRATTI E CONSULENZE
Fonte Fatto Quotidiano del 23/11/2013 Chiara Paolin attualità
Nunzia De Girolamo, ministro dell’Agricoltura e astro del Ncd, non le manda a dire: “Se resta l’Imu sui terreni agricoli, me ne vado io”.Ea chi le chiede dove trovare i 300 milioni di euro che servirebbero, lei fa labbrucce: “Abbiamo promes- so, dobbiamo mantenere”. Mica facile mettere le mani in uno dei settori più disastrati dell’economia italiana. Che vale il 2 per cento del Pil, che nel 2012 ha perso 13 mila aziende, eppure resta un colosso per popolazione dei dipendenti e flusso di denaro. Soldi che, secondo i magistrati, hanno fatto perdere la testa a dirigenti storici come il capo dipartimento Giuseppe Ambrosio, detto il Centurione per la nota vicinanza a Gianni Alemanno: accusato di aver intascato mazzette per distribuire fondi, Ambrosio è finito sotto processo rimediando una condanna di primo grado a 3 anni e 6 mesi, e resta al momento sospeso dal servizio. Ma Ambrosio attende sereno il suo destino, confortato nel verificare come il Mipaaf si con- fermi nei decenni un luogo ospitale per chi gode della fiducia di amici in politica: possibilmente in carica,o in grado di manovrare a distanza.Il ministero occupa in pianta stabile 1.600 addetti, cui vanno aggiunti collaboratori e consulenti, più il personale di 9 enti controllati con relativo codazzo. L’ente del momento si chiama Inea ed è la mente strategica dell’agricoltura italiana, quello che analizza i risultati e orienta gli investimenti del settore. In pratica, 240 dipendenti e 200 co.co.co. a spartirsi in modo asimmetrico risorse e responsabilità: “Il lavoro serio, di ricerca, è portato avantida precario livelli bassi a continuo rischio di allontanamento per tagli verticali – di – cono i sindacati interni –. Peccato che consulenze strampalate e curricula inadatti continuino a es- ser presi molto sul serio qua dentro”. IL PRIMONOME chiacchierato è quellodel diret- tore generale, Alberto Manelli. Indagato per uso improprio di fondi comunitari come responsabile di Buonitalia, ente nato per promuovere il cibo italiano all’estero e presto bruciato, Manelli è uo- mo forte della Fondazione Nuova Italia guidata da Alemanno. Dopo aver diretto Inea per due man- dati, Manelli ora punta al terzo, e il senatore Sel Dario Stefàno ha fatto una domandina (scritta) alla De Girolamo: sarà proprio lui quello giusto da riconfermare? Lui che, dal 2007, nominò consu- lente un certo Simone Turbolente, poi portavoce del sindaco Alemanno? Lui che, nel 2009, fece lo stesso conDario Panzironi(figlio diFranco, boss Ama) ricevendo il curriculum del giovane diret- tamente dal fax della Fondazione? Lo legge dice che il direttore generale può essere nominato (per 4 anni) e riconfermato al massimo per un secondo mandato. Manelli però fa sapere che interpreta estensivamente la norma: fatto un contratto, se ne può firmare un altro nuovo di zecca, e vai con altri 8anni dilavoro. Adecidere,il prossimofebbraio, saranno il cda e il presidente Inea, espresso dal Mipaaf. Chi è il presidente? Tiziano Zigiotto, ex calciatore che alla prima voce del curriculum in- dica la sua quota in una piccola azienda vinicola veronese. Alla nomina, tutti notarono un altro ele- mento, cioè l’aver lavorato per Mediolanum e aver militato per 15 anni come consigliere regionale Pdl in Veneto a fianco del ministro che lo nominò, Giancarlo Galan. A quanto pare Zigiotto (60 mila euro l’anno) e Manelli (160 mila) non intendono separarsi. Zigiotto apprezza l’attivismo del Manel- li, che ha ottenuto anche un cambio di sede: al posto dell’ufficio in via Barberini, una bella palazzina delle Generali con 6 piani a disposizione per un canone di 1,6 milioni l’anno. Un luogo istituzionale che merita un servizio di frontoffice adeguato: 5 addetti turnano per accogliere i visi- tatori e smistare la posta. “Qui non si bada a spese se il cliente è quello giusto –continua il sindacato –. Il motivo è semplice: al ministero tocca fare concorsi e chiedere stanziamenti al governo, l’Inea sfrutta i fondi europei e li gestisce come vuole”. Esempi? L’ultima moda è la Sardegna. Tra inon- dazioni e catastrofi, è tutto un fiorire di collaborazioni, consulenze e gare d’appalto: la cosa buffa è che a vincere i lotti più pregiati non c’è mai un sardo. Per realizzare “app multipiattaforma/mul- ticanale” per i “prodotti a denominazione di ori- gine della Sardegna” vince Zeroclock di Roma (142 mila euro più iva); per un portale web de- dicato alla stessa materiavince Bertone di Torino (142 mila euro); per la banca dati sullo stesso ar- gomento vince Argonet di Milano (140 mila eu- ro). Inoltre Inea affida a Luisa Maria Francesca Gechele Gualterio un progetto per la “lavorazione delle domande degli agricoltori di richiesta degli aiuti comunitari” per l’attività agropastorale sar- da. Un co.co.co da 23 mila euro per una laureata in Lingue che vanta un passato nella segreteria del- l’ufficio di presidenza in Regione Lazio, che lotta contro la violenza sulle donne al fianco di Isabella Rauti e che alle ultime comunali era candidata con Rete Attiva per Roma, la corrente di Alemanno.

BANCOCRAZIA: DALLA REPUBBLICA DI VENEZIA A MARIO DRAGHI E GOLDMAN SACHS

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fonte Cadtm DI ERIC TOUSSAINT 22 novembre, 2013 attualità
Dal dodicesimo secolo fino all’inizio del quattordicesimo secolo, l’Ordine dei Templari, presente in gran parte d’Europa, diventò il banchiere dei potenti. Contribuì a finanziare varie crociate. All’inizio del quattordicesimo secolo, era diventato il principale creditore del re di Francia Filippo il Bello. Di fronte al debito che gravava sulle sue risorse, Filippo il Bello si liberò dei suoi creditori e del suo debito, demonizzando l’Ordine dei Templari accusandolo di molteplici crimini (2). L’Ordine fu proibito, i suoi capi giustiziati e i suoi beni confiscati. All’Ordine dei Templari mancava uno stato e un territorio per affrontare il re di Francia. Il suo esercito, (15000 uomini di cui 1500 cavalieri), il suo patrimonio e i suoi crediti con i dirigenti non lo protessero dalla potenza di uno stato deciso ad eliminare i suoi creditori.
Nella stessa epoca (XV e XVI secolo), i banchieri veneziano finanziavano anche loro le crociate e prestavano soldi ai potenti d’Europa, però si mossero molto più abilmente rispetto all’Ordine dei Templari. A Venezia, si appropriarono della testa dello Stato, dandogli forma di una repubblica. Finanziarono la trasformazione di Venezia, città-stato, in un vero impero che comprendeva Cipro, Eubea (Negroponte) e Creta. Adottarono una strategia inarrestabile per arricchirsi in maniera duratura e assicurare il rimborso dei loro crediti: furono loro a decidere di far indebitare lo stato veneziano con le banche che possedevano. I termini dei contratti di prestito furono definiti da loro stessi dato che erano allo stesso tempo proprietari delle banche e dirigenti dello Stato.
Mentre Filippo il Bello aveva interesse a liberarsi fisicamente dei suoi creditori per liberarsi dal peso del debito, lo stato veneziano pagava fino all’ultima moneta il debito ai banchieri. Questi ultimi ebbero d’altro canto, l’idea di creare dei titoli del debito pubblico che potevano circolare da una banca all’altra. I mercati finanziari cominciavano a nascere. (3) Questo tipo di prestito è il precursore della forma principale di indebitamento degli stati così come si conosce nel XXI secolo.
Sette secoli dopo dello schiacciamento dell’Ordine dei Templari da parte di Filippo il Bello, oggi i banchieri d’Europa, come i loro predecessori genovesi e veneziani, non devono essere inquieti verso i governi attuali.
Gli stati nazionali e il protostato che è l’Unione Europea di oggi sono forse più complessi e sofisticati che le repubbliche di Venezia (o di Genova) dei secoli dal XIII al XVI, però sono con la stessa crudeltà, gli organi che esercitano il potere della classe dominante, l’1% opposto al 99%. Mario Draghi, vecchio rappresentante della Goldman Sachs in Europa, dirige la Banca Centrale Europea. I banchieri privati hanno collocato i propri rappresentanti o i propri alleati nei posti chiave dei governi e delle amministrazioni. I membri della Commissione Europea sono molto attenti a difendere gli interessi della finanza privata, e il lavoro di lobby che le banche esercitano su parlamentari, regolatori e magistrati europei è di un’efficacia temibile.
Che un gruppo di grandi banche capitaliste occupi il primo piano in questi ultimi anni, non deve nascondere il ruolo delle grandi imprese private dell’industria e del commercio, che usano e abusano della loro vicinanza alle strutture dello stato in una maniera abile come quella dei banchieri. L’interconnessione inestricabile tra stati, governi, banche, imprese industriali e commerciali e i grandi gruppi privati di comunicazione costituiscono da un lato una delle caratteristiche del capitalismo, tanto adesso come nelle epoche precedenti.
Effettivamente, dalla vittoria del capitalismo come modo di produzione e come formazione sociale dominante, il potere è esercitato dai rappresentanti dei grandi gruppi privati e dai loro alleati. Dal punto di vista storico, il New Deal cominciato dal presidente Roosevelt nel 1933 e i 30 anni successivi alla seconda guerra mondiale, sembrano una parentesi durante la quale la classe dominante dovette fare delle concessioni, ovviamente limitate però reali, alle classi popolari. I grandi padroni dovettero nascondere un po’ il loro potere sullo stato. Con il neoliberismo iniziato alla fine degli anni ’70, abbandonarono la discrezione. Gli anni ’80 mettono in risalto una classe dominante completamente disinibita che assume e proclama con cinismo la via per la vittoria e lo sfruttamento generalizzato dei popoli e della natura. La frase, tristemente celebre di Margaret Thatcher, “There is no alternative” definisce ancora oggi il panorama politico, economico e sociale, attraverso gli attacchi violenti ai diritti e alle conquiste sociali. Mario Draghi, Angela Merkel, Silvio Berlusconi (gran patron italiano), José Manuel Barroso appaiono come figura emblematiche per la prosecuzione del progetto thatcheriano. La complicità attiva dei governi socialisti (da Schroeder a Hollande, passando per Tony Blair, Gordon Brown, Papandreu, Zapatero, Socrates, Letta, Di Rupo e molti altri) mostra fino a che punto si sono inseriti nella logica capitalista, fino a che punto formano parte del sistema così come Barack Obama dall’altra parte dell’Atlantico. Come affermava il multi milionario americano Warren Buffet, “è una guerra di classe, ed è la mia che sta vincendo”.
Il sistema del debito pubblico così come funziona nel capitalismo costituisce un meccanismo di trasferimento di ricchezza prodotta dal popolo verso la classe capitalista. Questo meccanismo si è rinforzato con la crisi iniziata nel 2007-2008, poiché le perdite e i debiti delle banche sono stati trasformati in debito pubblico. A grande scala, i governi hanno socializzato le perdite delle banche in modo da permettergli di continuare a fare beneficienza tra i proprietari capitalisti.
I governi sono direttamente in combutta con le grandi banche e mettono al loro servizio i poteri e le casse pubbliche. C’è un viavai permanente tra le grandi banche e i governanti. Il numero dei ministri delle finanze e dell’economia, o di primi ministri, che arrivano direttamente dalle grandi banche o che si dirigono verso di esse quando abbandonano il governo, non smette di aumentare dal 2008. Il ruolo delle banche è troppo importante per essere lasciato al settore privato, è necessario socializzare il settore bancario e collocarlo sotto il controllo pubblico ( degli stipendiati dalle banche, dei clienti, delle associazioni e dei rappresentanti del governo locale), dunque deve essere sottomesso alle regole di un servizio pubblico (4), e i guadagni che le sue attività generano devono essere usate per il bene comune.
Il debito pubblico contratto per salvare le banche è in definitiva illegittima e deve essere ripudiata. Un’assemblea deve determinare gli altri debiti illegittimi e/o illegali e permettere una mobilitazione in modo che un’alternativa anticapitalista possa prendere forma.
La socializzazione delle banche e l’annullamento/ripudio dei debiti illegittimi devono essere scritti in un programma più ampio (5).
Come durante la repubblica di Venezia, oggi nell’Unione Europea e nella maggior parte dei paesi più industrializzati del pianeta, lo stato è in osmosi con la grande banca privata e paga senza protestare ,il debito pubblico. Il non pagamento del debito pubblico illegittimo, la socializzazione delle banche così come altri misure vitali saranno il risultato dell’irruzione del popolo come attore nella sua propria storia. Si tratta di mettere in piedi un governo così fedele agli oppressi come i governi della Merkel e di Hollande lo sono alle grandi imprese private. Un tale governo del popolo dovrà fare delle incursioni nella sacrosanta grande proprietà privata per sviluppare i beni comuni sempre rispettando la natura e i suoi limiti. Questo governo dovrà anche realizzare una rottura radicale con lo stato capitalista e sradicare tutte le forme di oppressione. Un’autentica rivoluzione è necessaria.
Éric Toussaint
Fonte: http://www.rebelion.org
Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=176502
Traduzione dallo spagnolo per http://www.comedonchisciotte.org a cura di DOMENICO VITALE
NOTE
[1] Ver David Graeber, En deuda. Una historia alternativa de la economía, Editorial Ariel, Barcelona, 2012, 714 pp ; Thomas Morel et François Ruffin, Vive la Banqueroute!, Paris, Fakir Editions, 2013.
[2] Fernand BRAUDEL, Civilisation matérielle, économie et capitalisme. XVe-XVIIIe siècle. Paris, Armand Collin, 1979 ; David Graeber, En deuda. Una historia alternativa de la economía , Editorial Ariel, Barcelona, 2012, 714 pp
[3] El sector bancario debería ser enteramente público con excepción de un sector cooperativo de pequeña talla con el que podría cohabitar y colaborar.
[4] Ver Damien Millet y Eric Toussaint, Europa, ¿qué programa de urgencia frente a la crisis? http://cadtm.org/Europa-Que-programa-de-urgencia . Ver también Thomas Coutrot, Patrick Saurin y Eric Toussaint,Anular la deuda o gravar al capital: ¿Por qué elegir? http://cadtm.org/Anular-la-deuda-o-gravar-al . Finalmente, ver¿Qué hacer con la deuda y el euro?, http://cadtm.org/Que-hacer-con-la-deuda-y-el-euro publicado el 30 de abril de 2013.
– See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/11/22/bancocrazia-dalla-repubblica-di-venezia-a-mario-draghi-e-goldman-sachs/#sthash.ikByA573.dpuf

Rissa Telecom, Patuano contro l’azionista Fossati

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L’ACCUSA DEL MANAGER: “SINISCALCO QUELLA SERA TI HA CHIAMATO”. MA L’EREDE DEL BRODO STAR NON CI STA: “MI AVETE TAGLIATO FUORI”
Fatto Quotidiano del 22/11/2013 Giorgio Meletti attualità
Lo scontro è arrivato in Senato. Ieri pomeriggio l’amministratore delegato di Tele- com Italia, Marco Patuano, incalzato dal presidente della Commissione Industria, il senatore giornalista Massimo Mucchetti, Pd, ha dato del bugiardo all’azionista di minoranza Marco Fossati. Con il 5 per cento di Telecom, Fossati ha promosso l’assemblea degli azionisti del 20 dicembre pros- simo per la revoca del cda. Lo scontro è sul prestito “convertendo”(obbligazioni che di- venteranno azioni fra tre anni) emesso dal cda Telecom la sera del 7 novembre. Fossati accusa la società di non avergli consentito di sottoscrivere la sua quota (65 milioni di euro su 1,3 mi- liardi). “Per quanto mi risulta – accusa Patuano – Fossati è stato contattato da Siniscalco per telefono”. Domenico Siniscalco è il presidente per l’Italia di Morgan Stanley, banca incaricata di collocare le obbligazioni. FOSSATI , che mentre Patuano parla al Senato è impegnato in un’intervista negli studi di Fatto Tv, precisa: “Sono stato io la sera di giovedì 7 novembre a contatarlo via sms alle ore 22.44. A do- manda Siniscalco rispondeva di non essere al corrente dei termi- ni della transazione, e comun- que a lui risultava essere un au- mento di capitale offerto a tutti”. Il collocamento (1,3 miliardi) è stato chiuso in poche ore. Ieri sera una nota di Telecom Italia ha ribadito che le banche collcatrici “hanno cercato di mettersi in contatto telefonico con l’azionista, non ricevendo risposta. Successivamente sono intercorsi contatti con l’azionista, da cui non è emerso un interesse a prendere parte al collocamento”. Sulle modalità dell’operazione sta indagandola Consob,che la settimana scorsa ha perquisito gli uffici della Telecom dopo l’esposto di Fossati. Dunque non solo i comuni mortali si chiedono se operazioni finanziarie da centinaia di milioni di euro vengano gestite all’insegna del “ti ho chiamato ma ce l’avevi spento”. O se Fossati sia, come sottintende Patuano, un bugiardo. Sullo sfondo c’è il vero scontro, l’assemblea del 20 dicembre. Fos- sati esplicita per la prima volta in Italia la domanda finora evitata dal sistema di potere imperniato su Mediobanca: è giusto che un azionista minoritario decida i destinidi unasocietàposseduta in maggioranza da altri? TELECOM ITALIA è controllata dalla scatola Telco (di cui sono soci Telefónica España, Mediobanca, Assicurazioni Generali e Intesa Sanpaolo) con il 22,5 per cento delle azioni, perché il 77,5 per cento del capitale è frazio- nato e meno della metà degli azionisti si presentano in assemblea. Il 22,5 per cento di Telco elegge a termini di statuto 12 dei 15 consiglieri d’amministrazione, mentre al 77,5 per cento del capitale ne spettano tre. Fossati chiede ai fondi d’investimento italiani e stranieri (che gestiscono i risparmi dei cittadini) di allearsi per votare un consiglio più attento agli interessi dell’azienda e non solo a quelli dell’azionista dominante. Ma tutto dipende dalla Assogestioni, che riunisce i fondi italiani. Siniscalco si è appena dimesso dalla presidenza, per incompatibilità con i ricchi incarichi dati da Telecom a Morgan Stanley. Adesso c’è alla guida il vicario, Giordano Lombardi, uomo Unicredit, visto che i maggiori fondi sono controllati dalle stesse grandi banche e assicurazioni azioniste di Telco. NEL FESTIVAL del conflitto d’interessi il numero uno di Unicredit, Federico Ghizzoni, ha detto: “Non credo a uno scherzetto di Assogestioni a Tel- co”. Per l’appunto. Fossati ha replicato a stretto giro: “Tocca a voi banchieri dimostrare ai vostri clienti che volete fare il loro interesse e non i vostri. Assogestioni ed i fondi associati non votando per la revoca dimostrerebbero la loro malafede”. Scene di caccia nel basso capitalismo. Twitter@giorgiomeletti

Napo Orso Capo (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 22/11/2013. Marco Travaglio attualità

Ogni tanto qualche lettore ci scrive: “Quando la smetterete di criticare Napolitano?”. Risposta ovvia: quando la smetterà di meritarselo. Purtroppo non si riesce più a stargli dietro: ne combina una al giorno. Non bastandogli il superlavoro con straordinari forfettizzati di capo dello Stato, del Csm, del governo, del Parlamento, del Pd, del Nuovo Centrodestra e a tempo perso di molte altre cose, Napo Orso Capo ha deciso di subentrare anche al presidente della Corte d’assise di Palermo, Alfredo Montalto, nel processo sulla trattativa Stato- mafia. I giudici togati e popolari, com’è noto, avevano accolto la richiesta della Procura di ascoltarlo come testimone a domicilio, nel suo ufficio al Quirinale, come prevede il Codice. E lui, dopo vari tentennamenti e avvertimenti ai giudici tramite l’Avvocatura dello Stato e i soliti corazzieri sparsi nei palazzi e nei giornali, si era rassegnato a compiere il suo dovere. Cioè ad abbassarsi, bontà sua, almeno per qualche ora, al rango di un cittadino come gli altri. Ma l’illusione è durata poco. Ieri il presidente Montalto ha annunciato il deposito di una lettera del presidente Napolitano, spedita dal Quirinale il 31 ottobre, poi persa per strada dalle efficientissime Poste Italiane e giunta a destinazione il 7 novembre. Una lettera già di per sé piuttosto bizzarra: non s’è mai visto un testimone che scrive al giudice per comunicargli che ha poco da testimoniare. Da un apposito comunicato del Colle, infatti, si era appreso che il capo dello Stato era “ben lieto di dare, ove ne fosse in grado, un utile contributo all’accertamento della verità processuale”, ma precisava “alla Corte i limiti delle sue reali conoscenze in relazione al capitolo di prova”. Cioè a un’altra lettera: quella che gli scrisse il 18 giugno 2012 il suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, poco prima di morire, per ricordargli di avergli confidato (“lei sa”) i suoi “timori” di essere stato usato come “ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi” fra Stato e mafia nel 1992-’93, quando prestava servizio all’Alto commissariato antimafia e poi al ministero della Giustizia. Ora però, dal presidente Montalto, si apprende che il presidente Napolitano non s’è ancora rassegnato all’idea di compiere il suo dovere di teste. È, sì, “disponibile” a farlo. Ma “chiede che si valuti ulteriormente, anche in applicazione della previsione di cui all’art. 495 comma 4 del Codice di procedura penale, l’utilità del reale contributo che tale testimonianza potrebbe dare, tenuto conto delle limitate conoscenze sui fatti di cui al capitolato di prova, che nella medesima lettera vengono dettagliatamente riferite”. Il 495 comma 4 dice che “il giudice, sentite le parti, può revocare con ordinanza l’ammissione di prove che risultano superflue”. Cioè Napolitano ritiene, motu proprio, che la sua testimonianza è superflua perché non sa nulla (D’Ambrosio diceva le bugie?). E chiede alla Corte di rimangiarsi l’ordinanza in cui lo citava come teste e di allontanare da lui l’amaro calice. Una cosa mai vista in un processo, tant’è che il giudice ha depositato la lettera alle parti, cioè ai pm e agli avvocati dei 10 imputati e delle parti civili, “perché possano pronunciarsi sulla sua acquisizione ed utilizzabilità”. E così una decisione assunta dalla Corte dopo settimane di polemiche torna in dubbio perché il capo dello Stato, che dovrebbe dare il buon esempio a tutti i cittadini, anche a quelli che testimoniano nei processi di mafia rischiando la pelle, fa i capricci e non ne vuol sapere. Tra l’altro, siccome durante il mandato non può essere processato nemmeno per i reati commessi al di fuori dalle sue funzioni, se rifiutasse di ricevere i giudici al Quirinale, questi non potrebbero mandarlo a prendere dai carabinieri per l’accompagnamento coatto, come fanno con gli altri testimoni reticenti. A questo punto il diavoletto che è in noi ripete ossessivamente un ritornello: “Ecco perché s’è fatto rieleggere”. Ed è sempre più arduo scacciarlo e metterlo a tacere

IRAN, ARABIA SAUDITA E IL CENTENARIO DELLA FED

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Fonte strategic-culture.org DI VALENTIN KATASONOV 21 novembre, 2013 attualità
Recentemente si è fatto un gran parlare, sui media, riguardo l’apparente riavvicinamento diplomatico fra gli Stati Uniti e l’Iran, e il simultaneo peggioramento delle relazioni fra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita. E si fa sempre più menzione della creazione del 1913, del Federal Reserve System statunitense; Dicembre segnerà il suo centesimo anniversario.
Secondo la mia opinione, la coincidenza fra gli ultimi eventi in Medio Oriente e l’imminente centenario della Federal Reserve, è molto significativa.
Senza esaminare l’intera gamma della cause del nascente disgelo nelle relazioni fra Washington e Teheran, tenterò di spiegare il lato finanziario e monetario di questi eventi. Le relazioni America – Iran dopo la seconda guerra mondiale, erano estremamente strette ed amichevoli. Tuttavia, tutto cambiò. dopo la detronizzazione dello Scià del 1979, che perseguiva una politica filo Americana. Nel corso degli ultimi decenni, le relazioni fra Americani e Iraniani, sono state nel migliore dei casi tese, e spesso apertamente ostili.
Fino a quando ultimamente, Washington ha tentato di riportare Teheran sotto il suo controllo, utilizzando, fra le altre cose, sanzioni economiche e finanziarie.Nell’ultima decade, le sanzioni sono state introdotte con lo scopo dichiarato di opporsi al programma nucleare iraniano, presumibilmente mirato a creare un’arma nucleare.
L’Iran è vissuto in condizioni delle sanzioni economiche americane per molti anni. Di certo, le sanzioni rendono la vita difficile alla Repubblica Islamica, ma questa ha in qualche modo imparato ad adattarsi a queste condizioni.
Un aspetto chiave delle sanzioni unilaterali imposte da Washington, consiste nel bloccare le transazioni in dollari americani dell’Iran con gli altri stati; poiché tutte le grandi transazioni non avvengono in contanti, esse passano attraverso il sistema americano.La reazione di Teheran a questa sanzione, è stata di passare ad usare principalmente l’euro nelle transazioni per le esportazioni del petrolio e altri beni. In risposta, Washington ha dato un’ulteriore giro di vite, facendo pressione sui suoi alleati in Europa.
Per prima cosa, ha richiesto che smettessero di acquistare petrolio iraniano. Secondo, ha richiesto che le banche europee fossero interdette dal gestire transazioni in euro con l’Iran. Gli alleati europei di Washington hanno ceduto in misura significativa alle richieste degli Stati Uniti. La reazione dell’Iran è stata di orientare le sue esportazioni di petrolio su altri paesi, per primi anzitutto India e Cina. E hanno iniziato a condurre transazioni non in dollari o euro, ma in rupie e yuan. Allo stesso tempo, l’Iran ha iniziato a usare l’oro negli scambi con la Turchia ed altri paesi. Hanno anche riesumato un comprovato e vero modo di commerciare che li ha resi capaci di fare a meno del denaro: il baratto.Washington ha improvvisamente realizzato che imporre delle sanzioni all’Iran, “equivaleva a tagliarsi il naso per sputarsi in faccia” (espressione idiomatica che indica un danno auto inflitto, nel tentativo di nuocere ad un avversario, n.d.t.). Le sanzioni contro l’IRI hanno portato l’Iran e i suoi alleati a smettere di usare il dollaro americano nelle loro transazioni commerciali con l’estero.
Le sanzioni di Washington hanno principalmente favorito il suo avversario geopolitico, la Cina, o la sua moneta, lo yuan, per essere più precisi.Washington voleva risolvere questo nuovo problema attraverso la forza, conducendo una rapida e vittoriosa guerra contro la Siria, per poi fare i conti con l’Iran utilizzando la forza militare. Tuttavia, i piani militari di Washington sono stati spazzati via a settembre di quest’anno (specialmente grazie alla posizione salda e coerente della Russia). Va reso merito a Washington di aver dimostrato grande flessibilità e mobilità in questa situazione; passando dall’aperto confronto con Teheran al riavvicinamento. Ora bisogna sottolineare che tutti i discorsi riguardo il programma nucleare dell’Iran sono in larga misura solo una copertura per i veri scopi di Washington.
I suoi veri scopi si concentrano nel tentativo di controllare efficacemente la regione del Medio Oriente. L’Iran è uno stato chiave in questa regione. Alcuni anni fa, il desiderio di controllare lo spazio politico mediorientale era dettato principalmente da ragioni riguardanti il petrolio e il gas naturale.
Ora, con la “shale revolution”, le preoccupazioni energetiche sono state accantonate, mentre gli interessi finanziari sono venuti in primo piano. Washington sta cercando di preservare lo standard del petrodollaro, che è stato in vigore per quasi quarant’anni. Le fondamenta dello standard del petrodollaro sono da ricondurre proprio là in Medio Oriente, a quando l’Arabia Saudita ed altri paesi della regione firmarono degli accordi speciali con Washington, negli anni Settanta, secondo i quali avrebbero dovuto vendere idrocarburi esclusivamente in cambio di dollari americani. Oggi, non tutte le nazioni aderiscono a questi accordi, ma Tehran ha iniziato a comportarsi in maniera particolarmente provocatoria, quando ha iniziato a vendere petrolio per yuan, rupie, ed altre monete nazionali a parte il dollaro americano e l’euro; scambiando il petrolio con l’oro e servendosi di contratti di baratto.Quando ha iniziato un dialogo attivo con Teheran, Washington si è scontrata con un’acuta reazione negativa da parte di Riyadh. Vorrei sottolineare alcune possibili conseguenze di questo conflitto.
L’Arabia Saudita potrebbe presto finire nella stessa situazione in cui versava l’Iran in passato: potrebbero essere imposte delle sanzioni contro Riyadh. Si potrebbe anticipare la reazione di Ryiadh in questo caso; proverebbe ad evitare le transazioni in dollari americani passando ad altre valute. Potrebbe anche usare strumenti consolidati dal tempo, quali l’oro e il baratto. La mossa successiva spetterebbe a Washington, e sarebbe una mossa impetuosa. Washington proverebbe a prendere controllo su Riyadh tramite mezzi militari, costringendola ad aderire all’accordo vecchio di quarant’anni (condurre transazioni esclusivamente in dollari americani).
Gli Stati Uniti sono diventati ostaggio del loro stesso coinvolgimento negli affari del Medio Oriente; nel tentativo di tirare fuori un piede dalla palude (ristabilendo relazioni con l’Iran), hanno visto che l’altro piede si è impantanato (i rapporti con l’Arabia Saudita sono diventati più complicati). E non si sa se gli americani riusciranno a raggiungere lo scopo principale, per il quale hanno iniziato il riavvicinamento con l’Iran, sarebbe a dire, che Tehran torni ad usare il dollaro americano per le sue transazioni internazionali al posto dello yuan e delle rupie. Cosa che è improbabile.
Teheran si prenderà tempo, ma per nessun motivo tornerà indietro al sistema del dollaro.L’istituzione medio orientale dello standard del petrodollaro, un tempo solida, si sta trasformando in sabbie mobili proprio di fronte ai nostri occhi… Gli eventi in Medio Oriente indicano che il dollaro americano sta agonizzando. Non serve a niente il fatto che tutto ciò sta accadendo alla vigilia del centesimo anniversario dalla creazione del Federal Reserve System.
Se il dollaro crolla, la pressa a stampa della Fed diventerà inutile spazzatura. Niente sarà lasciato della Federal Reserve, a parte la facciata.Non si può escludere che la Fed non sopravvivrà a lungo dopo il suo centenario, e potrebbe essere che la sua disfatta arrivi dal Medio Oriente.
Valentin Katasonov
Fonte: http://www.strategic-culture.org
Link: http://www.strategic-culture.org/news/2013/11/15/on-iran-saudi-arabia-and-the-centennial-of-the-federal-reserve.html
Traduzione per http://www.comeodnchsciotte.org a cura di NICOLETTA FRANCHINI – See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/11/21/iran-arabia-saudita-e-il-centenario-della-fed/#sthash.vsT1Fria.dpuf

Tragedia Sardegna. Il fax di allerta massima era stato inviato, ma gli uffici comunali erano chiusi

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arrticolotre del Giovedì, Novembre 21, 2013 Redazione attualità –
Il fax con l’allerta era arrivato, ma i municipi erano già chiusi. Lo ha reso noto il sito internet del Corriere della Sera.
La catastrofe che ha devastato la Sardegna con 16 morti era stata prevista e segnalata dalla Protezione Civile attraverso un fax inviato ai municipi che, di domenica, erano chiusi. Il comunicato di allerta con il massimo della gravità era quindi arrivato dodici ore prima del disastro, ma non aveva trovato nessuno a riceverlo. Il lunedì mattina, ormai, era tardi. Crescono le polemiche attorno alle istituzioni, accusate di aver sottovalutato i bollettini meteo.
A parlare è anche Antonio Sanò di “Ilmeteo.it” che sostiene di aver avvertito della pericolosità della perturbazione in arrivo già dalle previsioni del giovedì. I cittadini, che sono al lavoro per dare sostegno alle persone in difficoltà, agli sfollati e alle famiglie delle vittime, se la prendono con forza contro i propri politici. “Ora si danno da fare per sistemare la situazione ma prima approvano programmi edilizi e urbanistici che sfasciano il territorio”, dice il leader dei Verdi Angelo Bonelli.
E parte immediato il botta e risposta con il governatore della regione Ugo Cappellacci: “Basta giocare bluff da biscazziere da strapazzo”.
Interviene anche il capo della Protezione Civile, Franco Gabrieli, che difende le previsioni metereologiche: “Sicuro che se i sindaci sapessero quali sono le loro responsabilità sulla protezione civile avremmo una crisi vocazionale – spiega – Si lamentano per i soldi che non hanno e perché si sentono soli ma chi vuole sa come organizzarsi, anche nei Comuni piccolissimi”.

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