L’agricoltura cala, le poltrone no

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NONOSTANTE LA CRISI, MINISTERO ED ENTI CONTROLLATI RESTANO MINIERE DI CONTRATTI E CONSULENZE
Fonte Fatto Quotidiano del 23/11/2013 Chiara Paolin attualità
Nunzia De Girolamo, ministro dell’Agricoltura e astro del Ncd, non le manda a dire: “Se resta l’Imu sui terreni agricoli, me ne vado io”.Ea chi le chiede dove trovare i 300 milioni di euro che servirebbero, lei fa labbrucce: “Abbiamo promes- so, dobbiamo mantenere”. Mica facile mettere le mani in uno dei settori più disastrati dell’economia italiana. Che vale il 2 per cento del Pil, che nel 2012 ha perso 13 mila aziende, eppure resta un colosso per popolazione dei dipendenti e flusso di denaro. Soldi che, secondo i magistrati, hanno fatto perdere la testa a dirigenti storici come il capo dipartimento Giuseppe Ambrosio, detto il Centurione per la nota vicinanza a Gianni Alemanno: accusato di aver intascato mazzette per distribuire fondi, Ambrosio è finito sotto processo rimediando una condanna di primo grado a 3 anni e 6 mesi, e resta al momento sospeso dal servizio. Ma Ambrosio attende sereno il suo destino, confortato nel verificare come il Mipaaf si con- fermi nei decenni un luogo ospitale per chi gode della fiducia di amici in politica: possibilmente in carica,o in grado di manovrare a distanza.Il ministero occupa in pianta stabile 1.600 addetti, cui vanno aggiunti collaboratori e consulenti, più il personale di 9 enti controllati con relativo codazzo. L’ente del momento si chiama Inea ed è la mente strategica dell’agricoltura italiana, quello che analizza i risultati e orienta gli investimenti del settore. In pratica, 240 dipendenti e 200 co.co.co. a spartirsi in modo asimmetrico risorse e responsabilità: “Il lavoro serio, di ricerca, è portato avantida precario livelli bassi a continuo rischio di allontanamento per tagli verticali – di – cono i sindacati interni –. Peccato che consulenze strampalate e curricula inadatti continuino a es- ser presi molto sul serio qua dentro”. IL PRIMONOME chiacchierato è quellodel diret- tore generale, Alberto Manelli. Indagato per uso improprio di fondi comunitari come responsabile di Buonitalia, ente nato per promuovere il cibo italiano all’estero e presto bruciato, Manelli è uo- mo forte della Fondazione Nuova Italia guidata da Alemanno. Dopo aver diretto Inea per due man- dati, Manelli ora punta al terzo, e il senatore Sel Dario Stefàno ha fatto una domandina (scritta) alla De Girolamo: sarà proprio lui quello giusto da riconfermare? Lui che, dal 2007, nominò consu- lente un certo Simone Turbolente, poi portavoce del sindaco Alemanno? Lui che, nel 2009, fece lo stesso conDario Panzironi(figlio diFranco, boss Ama) ricevendo il curriculum del giovane diret- tamente dal fax della Fondazione? Lo legge dice che il direttore generale può essere nominato (per 4 anni) e riconfermato al massimo per un secondo mandato. Manelli però fa sapere che interpreta estensivamente la norma: fatto un contratto, se ne può firmare un altro nuovo di zecca, e vai con altri 8anni dilavoro. Adecidere,il prossimofebbraio, saranno il cda e il presidente Inea, espresso dal Mipaaf. Chi è il presidente? Tiziano Zigiotto, ex calciatore che alla prima voce del curriculum in- dica la sua quota in una piccola azienda vinicola veronese. Alla nomina, tutti notarono un altro ele- mento, cioè l’aver lavorato per Mediolanum e aver militato per 15 anni come consigliere regionale Pdl in Veneto a fianco del ministro che lo nominò, Giancarlo Galan. A quanto pare Zigiotto (60 mila euro l’anno) e Manelli (160 mila) non intendono separarsi. Zigiotto apprezza l’attivismo del Manel- li, che ha ottenuto anche un cambio di sede: al posto dell’ufficio in via Barberini, una bella palazzina delle Generali con 6 piani a disposizione per un canone di 1,6 milioni l’anno. Un luogo istituzionale che merita un servizio di frontoffice adeguato: 5 addetti turnano per accogliere i visi- tatori e smistare la posta. “Qui non si bada a spese se il cliente è quello giusto –continua il sindacato –. Il motivo è semplice: al ministero tocca fare concorsi e chiedere stanziamenti al governo, l’Inea sfrutta i fondi europei e li gestisce come vuole”. Esempi? L’ultima moda è la Sardegna. Tra inon- dazioni e catastrofi, è tutto un fiorire di collaborazioni, consulenze e gare d’appalto: la cosa buffa è che a vincere i lotti più pregiati non c’è mai un sardo. Per realizzare “app multipiattaforma/mul- ticanale” per i “prodotti a denominazione di ori- gine della Sardegna” vince Zeroclock di Roma (142 mila euro più iva); per un portale web de- dicato alla stessa materiavince Bertone di Torino (142 mila euro); per la banca dati sullo stesso ar- gomento vince Argonet di Milano (140 mila eu- ro). Inoltre Inea affida a Luisa Maria Francesca Gechele Gualterio un progetto per la “lavorazione delle domande degli agricoltori di richiesta degli aiuti comunitari” per l’attività agropastorale sar- da. Un co.co.co da 23 mila euro per una laureata in Lingue che vanta un passato nella segreteria del- l’ufficio di presidenza in Regione Lazio, che lotta contro la violenza sulle donne al fianco di Isabella Rauti e che alle ultime comunali era candidata con Rete Attiva per Roma, la corrente di Alemanno.

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Pubblicato il novembre 24, 2013, in attualità, Uncategorized con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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