Archivio mensile:marzo 2012

Fornero e gli esodati: abbiamo sbagliato i contiLa Fornero ammette di aver sbagliato il calcolo ha solo dimenticato 285000 persone

redazione
La Fornero ammette di aver sbagliato il calcolo ha solo dimenticato 285000 persone, mica tutte le ciambelle riescono col buco e poi dice che rimediaranno un mesetto in più d’altronde la gente si brucia per sport.
Adesso capisco perchè Intesa San Paolo va così bene.
Fatto Quotidiano 31/03/2012 di Salvatore Cannavò
Anche quando si mette sulla difensiva, il ministro
Fornero non rinuncia ad attaccare. E così se ieri ha dovuto ammettere gli errori del governo sui cosiddetti esodati non ha risparmiato nuove critiche e attacchi alla Cgil
sull’articolo 18. “Non ho dimenticato gli esodati – ha detto il ministro a Radio Anch’io – e non voglio spaccare il Paese” si è giustificata. “Ho promesso di risolvere il problema entro il 30 giugno e lo farò, con equità”, ha aggiunto, ammettendo per la prima volta di aver sbagliato i conti. “Le
persone in questione – ha spiegato – “sono molte di più dei conti fatti inizialmente dal gover no”. E infatti le stime parlano di 350 mila persone contro le 65 mila contemplate dai provvedimenti di legge. Il ministro invita i lavoratori interessati a “non avere ansia” ma poi spiega cosa intende per “soluzione equa”: “Dob biamo vedere all’interno di questo numero chi è più in difficoltà e mettere questi per pr imi”. Una sorta di graduatoria che probabilmente avrà l’effetto di aumentare l’ansia per chi avrà paura di non rientrare nei criteri fissati. “I lavoratori hanno ansia perché non sanno cosa succederà. Basta dire “fa re m o ”. Trovi una soluzione”, ha risposto a distanza Susanna Camusso, rilanciando l’appuntamento del 13 aprile che vedrà i sindacati manifestare unitariamente. A Raffaele Bonanni che teme una manifestazione “politica”, Camusso risponde che quella del 13 è una scadenza centrata “sul mer ito” la cui politicità è data dal fatto di volere una “solu zione politica” al problema e non certo dal suo essere “c o n t ro ” il governo. Lo scontro tra ministro e Cgil è continuato nel pomeriggio sull’articolo 18. Il ministro ha approfittato del congresso Ugl, in cui è intervenuta a sorpresa, per lanciare attacchi diretti alla Cgil, esprimendo “un dispiacere anche personale” per come è stata accolta la riforma: “Un lavoro fatto insieme alle parti sociali e non nel chiuso di una stanza, ridotto a un solo tema. Con il solito difetto italiano degli uni contro gli altri”. Una la-
mentela destinata a nascondere l’accusa fondamentale, che la riforma sia “sommer sa da una discussione in parte ideologica in parte simbolica sull’articolo 18”. Ma non è solo la Cgil a protestare. Ancora ieri sera, il segretario dell’Ugl, Giovanni Centrella, ha detto al ministro che il suo sindacato “non cambia idea” sull’ar ticolo 18 anche se condivide l’80 per cento della riforma. E se non la cambia l’Ugl tanto meno lo farà la Cgil che punta al reintegro pieno anche nei licenziamenti economici.
NESSUN interesse viene espresso per le indiscrezioni di Repubblica riguardo a una formulazione dell’articolo 18 che renda possibile il reintegro una volta che il licenziamento sia scoperto come illegittimo dal giudice. “Per noi non va bene”, spiegano in Corso Italia anche se poi Camusso si dice pronta a un faccia a faccia con il ministro. Ma l’appuntamento che più sta a cuore alla Cgil è il dibattito in Parlamento. Ieri Monti si è dimostrato più conciliante con la propria maggioranza e Pier Luigi Bersani, modificando un po’ la posizione del Pd, si è detto favorevole a una soluzione sul modello “tede sco-danese”. Una nuova formulazione, di quelle che piacciono tanto al Pd.

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Reviremont(MarcoTravaglio)


Fatto Quotidiano 31/03/2012 di Marco Travaglio
Isondaggi calanti, lo spread e i prezzi e le tasse crescenti, i partiti vocianti, i sindacati e i lavoratori marcianti non sono nulla, al confronto del vero pericolo mortale che
incombe sul governo Monti: l’appoggio di Giuliano Ferrara, che si aggiunge a quello già poco beneaugurante di Eugenio Scalfari. Il Ferrara infatti, come ripetiamo da tempo, s’è perso soltanto due catastrofi del ‘900: il terremoto di Messina e il naufragio del Titanic. Ma non per cattiva volontà: perché non era nato. Pare che a gennaio avesse fatto in tempo ad augurare buon viaggio al comandante Schettino. A novembre il professor Monti aveva preso le sue brave precauzioni, sondando discretamente Napolitano: “Scusa, Giorgio, hai per caso idea di come la pensi Ferrara sul mio governo? No, perché nel caso malaugurato che sia d’accordo, vista la fine che fanno quelli che sostiene – il Pci, Craxi, B., Squillante, Previti, Bush, la Palin e persino la Brambilla, per non parlare della sua candidatura al Mugello, del Fog l i o , di Radio Londra, della Bicamerale D’Alema e della lista No Aborto – io il premier non lo faccio”. L’uomo del Colle, prontamente, monitò: “Vai tranquillo, Mario, Giuliano è ferocemente contrario. Sei in una botte di ferro”. “Fi u u u u u ! ”, si udì dall’altro capo del filo. Venuto meno per un attimo al proverbiale aplomb, il prof organizzò un sobrio carnevale di Rio a Palazzo Chigi. Stappò addirittura una mignon di tavernello. Poi corse a informare i ministri in pectore, che si unirono ai suoi caroselli carioca. Lui intanto usava l’accertata ostilità di Ferrara come argomento per convincere i più riottosi: “Ma come non vieni? Guarda che sarà una passeggiata: abbiamo Ferrara c o n t ro ”. E quelli, sollevati: “Ah beh allora volo! Br igittebardotbardooot!”. Restava però il dubbio: metti che noi accettiamo e poi quello, voltagabbana com’è, cambia idea in extremis e ci dà il bacio della morte? Il cauto ottimismo svoltò in sfrenato entusiasmo quando, sul Fog l i o , Ferrara gridò al golpe: “Un gruppo di onest’uomini, con qualche notevole sentore di trasversalismo e di collegamenti indiretti con le lobby politico-economiche, si mette al servizio del nulla programmatico… che non è stato oggetto di una discussione né con i cittadini né con i partiti. Questo governo tecnico nasce… perché i ‘world leaders’ han deciso e han fatto una manovra bancaria sul credito italiano, sul rendimento dei nostri titoli pubblici, allo scopo di cambiare il governo, emancipandolo dalla tutela della democrazia elettorale. Un colpo di mano… Accettare questa situazione è improponibile per la decenza politica, culturale e civile di un grande paese. Servirebbe un’opposizione intransigente, un no che suoni riscatto e speranza. Ma non avremo niente di tutto questo, né da Berlusconi, che bada al sodo e tira diritto verso un declino inglorioso, né da Ber sani” (16-11). “Una sciagurata rinuncia unanime all’esercizio della sovranità democratica nella sua forma elettorale e di mandato coordinata dal presidente della Repubblica… La resa alla democrazia sospesa… alle spalle del corpo elettorale rinnegato nel suo potere di decisione è il nostro solo e unico problema, tutto il resto deriva di lì… La perdita secca di sovranità nazionale a favore del fragile governo del Bund tedesco, è un’aggravante decisiva che rende impalatabile il generoso tentativo di metterci una pezza… Una tregua tecnica inaudita in una democrazia politica… Complimenti a Napolitano e la mia ira per chi ha consentito che questa soluzione passasse: Berlusconi, che amo, e Bersani, che sopporto a stento e come lui mi ha deluso” (24-11). Insomma, avere Ferrara contro pareva a Monti molto meglio dell’elisir di lunga vita. Poi, l’altroier i, inopinatamente, hanno letto sul Fog l i o : “Sono un berlusconiano tendenza Monti”. Firmato: Giuliano Ferrara. I ministri cattolici si sono segnati, gli altri grattati. E tutti han capito di avere i giorni contati.

NULLA DA DICHIARARE REDDITI E TRUCCHI


fatto Quotidiano 31/03/2012 di Chiara Paolin

Gli imprenditori guadagnano più degli impiegati Metà degli italiani sotto la soglia dei 15 mila euro l’anno
Se potessi avere duemila euro in più all’anno, almeno come il mio dipendente… È questa la
canzonetta preferita degli imprenditori italiani che, secondo i dati diffusi ieri dal ministero delle Finanze, tra i tanti grattacapi della crisi devono pure subire lo smacco di uno stipendio più basso dei loro impiegati, operai e manager. Perché carta canta: “Il reddito medio dichiarato dagli imprenditori nel 2011 è pari a 18.170 euro all’anno – spiega un sobrio comunicato del Mef –. Il reddito medio dichiarato dai lavoratori dipendenti è invece pari a 19.810 euro, e quello dei pensionati è pari a 14.980 euro”. Dunque, ragioniamo un attimo. Se uno ha la fabbrichetta o un bel capannone con parecchi operai guadagna circa 3 mila euro in più di un pensionato, ma 2 mila euro in meno del suo dipendente. Non bastasse, il povero industriale viene totalmente surclassato da un qualsivoglia lavoratore auto-
nomo. Tipo un elettricista o un avvocato, riccastri che dichiarano ben 41.320 euro all’anno, più del doppio, un vero scandalo. Ma come, nella patria dei piccoli e medi imprenditori non si batte più un chiodo? La fantasia e il genio del made in Italy è ridotta alla miseria? Ebbene sì, perché solo l’1% dei redditi è sopra i 100 mila euro, e addirittura un infinitesimale 0,007 vola sopra i 300 mila, micro comunità di 30.590 individui sottoposti d’ora in poi al contributo di solidarietà.
PERCHÉ dall’altra parte strapiomba il baratro vero, addirittura 11 milioni di soggetti che non hanno proprio nulla da dichiarare, tutta gente sotto la soglia minima di guadagno o che risulta comunque estranea all’Irpef grazie alle detrazioni dal fisco. Insomma, contabilmente parlando, siamo un popolo di miserabili, con la metà dei contribuenti che dichiara 15 mila euro l’anno e un terzo che sta sotto i 10 mila. La nota divertente è che siamo pure
migliorati rispetto all’anno scorso: mediamente l’italiano ha dichiarato nel 2011 un bottino di 19.250 euro, cioè l’1,2% in più del 2010, con un gettito totale globale di 792 miliardi di euro per 41,5 milioni di dichiaranti. Tanti? Pochi? Onesti? Bugiardissimi? “È l’eterna raffigurazione della vergogna dell’evasione fiscale” risponde Pier Luigi Bersani, Pd. Conferma in toto Anna Maria Bernini, Pdl : “Le tasse, in un corretto sistema democratico, non dovrebbero essere percepite come una sofferenza, ma come
I dati del m i n i s t e ro dell’Economia Bersani: eterna v e rg o g n a di chi non paga le imposte una giusta contribuzione al bene comune”. Tutti d’accordo dunque, tranne la solita Cgia di Mestre che svela l’arcano: “Non è vero che gli imprenditori guadagnano meno dei dipendenti – annota Giuseppe Bortolussi –. Ancora una volta qualcuno in malafede include nel dato medio del lavoratore dipendente stipendi di magistrati, manager, dirigenti che alzano il dato medio. Se il confronto viene eseguito, ad esempio, tra il reddito di un artigiano e quello di un suo dipendente, si scopre che il primo guadagna il 42% in più”. Quindi, a far bene i conti, non sono gli imprenditori a guadagnare più di quanto dice il Mef, ma i dipendenti a prendere ancora di meno. Di certo chi dichiara tutto e sempre è incavolato nero a scoprirsi il ricco di turno. Specie considerando le nuove addizionali: Irpef regionale da 8,6 miliardi di euro (+3,7 rispetto al 2009) con un importo medio per contribuente di 280 euro (Lazio superstar), Irpef comunale che ammonta invece a circa 3 miliardi (+0,4%) con un importo medio di 120 euro.
LA CGIL ha fatto due conti scoprendo che i più tartassati causa balzelli federalisti sono al momento i campani (711 euro), ma anche lombardi e toscani non scherzano (rispettivamente 513 e 431 euro a testa). Cifre destinate a salire nelle prossime dichiarazioni: per chi le farà, e le pagherà per intero, è chiaro. “Ebbene, di fronte ad un governo che procede su ogni argomento per decreto, la nostra domanda è: a quando un decreto che possa restituire i proventi della lotta all’evasione a coloro che pagano le tasse fino in fondo e hanno redditi così bassi?” ha detto il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli. Dimmi quando quando quando, è la canzoncina preferita del contribuente onesto.

VALSESSERA (Biellese )Comitato Nodiga custodiamo la Valsessera: “ Il Consorzio deve ripartire da capo e il progetto non era così a prova di bomba”


Biellaoggi 19/03/2012 – Valsesia e Valsessera – Politica
(P.Avv.) – Il Comitato “Custodiamo la Valsessera” a seguito della notizia che il Consorzio Bonifica della Baraggia dovrà mettere mano al progetto coglie l’occasione per spiegare attraverso un comunicato la stampa la situazione. “In risposta alle richieste di integrazione progettuale della Commissione VIA – scrivono nella nota- il Consorzio per la Bonifica della Baraggia ha provveduto a inviare alla stesa commissione una serie di nuovi documenti. Il fatto di per sé dimostra, per l’ennesima volta, che tutta la sprezzante sicurezza sull’eccellenza del progetto sfoggiata da diversi esponenti del Consorzio in diverse occasioni pubbliche era del tutto infondata. E ora, come se ciò non bastasse, il Consorzio è costretto a ripartire da capo, ripubblicando il progetto. Per quanto nei commenti sui giornali i vertici del Consorzio alzino le spalle e si dicano sicuri allo stesso modo in cui lo erano un anno fa di aver presentato un progetto a prova di bomba, i fatti stanno lì a dire il contrario, e a confermare tutti i dubbi sulla capacità progettuale di uno studio ingegneristico che vive di sicuri incarichi assegnati da un Consorzio ben capace di mungere risorse pubbliche”. Inoltre all’interno del comunicato fanno il punto della situazione delle raccomandate inviate ai comuni. “Nella documentazione inviata – proseguono- il Consorzio ha comunicato di aver raggiunto un accordo sulle eventuali compensazioni con dieci dei tredici comuni interessati direttamente dalla costruzione dell’invaso e della condotta, dopo aver ricevuto da essi un formale consenso. Proprio per verificare le modalità con cui tali accordi sarebbero stati raggiunti, sulla base della legge n° 241 del 1990 che prevede la trasparenza degli atti amministrativi “Custodiamo la Valsessera” ha richiesto ufficialmente a tutti i comuni di avere copia della documentazione in oggetto, ovvero delibere di Giunta o di Consiglio, verbali di accordo. A tutt’oggi, a quasi due mesi dall’invio delle nostre raccomandate, e dunque ben oltre il tempo entro il quale la legge imporrebbe alle amministrazioni di mettere a disposizione degli interessati la documentazione, alcuni comuni non ci hanno fatto avere quanto richiesto e neppure si sono degnati di risponderci. Ci spiace dover sottolineare che due di essi, Portula e Crevacuore, sono comuni valsesserini. Il loro silenzio, la loro mancanza di correttezza a nostro parere li qualifica molto più di ogni altro comportamento. Dalla lettura della documentazione ricevuta e anche di quella non ricevuta, reperita poi da altra fonte si può comunque evincere la natura sostanzialmente preconfezionata degli accordi. Non sarà un caso se l’impianto premesse, osservazioni, conclusioni dei documenti di alcuni comuni quali le stesse Portula e Crevacuore, guarda caso, sono uguali parola per parola, tranne i rapidi paragrafi finali in cui si differenziano le richieste. Scoprire chi è lo scrittore fantasma di quegli atti non è certo difficile”. Infine all’interno della nota spiegano che non vi è nessuna strategia di rilancio del territorio. “Eppure quegli atti impegnano amministrazioni intere anche quelle che – concludono – fino a quel momento, non avevano mai espresso l’assenso al progetto Crevacuore, ancora una volta. Se poi si passa ad esaminare le richieste di opere da ottenere dal Consorzio che vale la pena ricordarlo devono essere tali da potersi definire “compensazioni ambientali” la cosa diventa ancora più preoccupante o ridicola, a seconda di come la si vuole prendere. In esse non si trova nessuna strategia di rilancio del territorio, nessuna progettualità per il futuro, nessun accordo di valle, ma solo le solite richieste per il proprio orticello: un pezzo di strada, una circonvallazione, la sistemazione alla galleria, uno sconto sul costo dell’energia elettrica. Chiedono un sacco di cose, i sindaci del Consorzio, forse dimenticando o facendo finta di dimenticare che la somma a disposizione per pagare le compensazioni è fissata per legge ad una percentuale del costo dell’opera che non riuscirà di certo a coprire l’importo complessivo delle richieste formulate. Anziché far fronte comune, alcune amministrazioni per fortuna non Trivero, non Pray, non Coggiola anche se impropriamente esclusa, né Mosso e Vallemosso strepitano per farsi sentire dal Consorzio e dai loro cittadini facendo a gara per chiedere di tutto e di più. A noi sembrano i famosi capponi di Renzo che non trovavano di meglio che litigare e beccarsi l’un l’altro, non accorgendosi che li stavano portando al macello”.

LEGGE ELETTORALE. L’inciucio continua col “Bordellum” (Luca Telese).

LEGGE ELETTORALE. L’inciucio continua col “Bordellum” (Luca Telese)..

No Tav, dai comitati un contro-dossier per Monti. E parte la ‘settimana di lotta’.

No Tav, dai comitati un contro-dossier per Monti. E parte la 'settimana di lotta'..

La pista degli Ufo (Marco Travaglio).

La pista degli Ufo (Marco Travaglio)..

Le vignette di Vauro a Servizio Pubblico (29/03/2012)

Servizio Pubblico Editoriale di Marco Travaglio e Luigi De Magistris



Editoriale di Marco Travaglio della settimana comincia e si concentra sulla figura, certamente, più vista, ma troppi aspetti negativi, della Fornero, colei che, come dice il giornalista, è un coccodrillo che piange prima di avere mangiato. Il Governo Monti ed il lavoro, un rapporto unilaterale, in termini di effetti e di richieste di sacrificio, come sempre accade, anche i professoroni, le regole valgono in direzioni prestabilite. Travaglio valuta ciò che l’art. 18 dovrebbe rappresentare per il Governo Tecnico, ovvero come mai sia tanto importante modificarlo e rendere semplice il licenziamento. (Opinione personale) Magari, per i dotti governanti, tramutare il nostro Paese in un luogo paradisiaco per gli imprenditori stranieri come una Svizzera dei licenziamenti, è il vero cuore della loro azione di risanamento?

CONSULENZE LA GRANDE ABBUFFATA ’Italia degli sprechi ncredibili: sindaci che pagano censimenti dei piccionil(un osservazione su questioni biellesi)


Redazione
Certi Sindaci oltre a fare opere molte volte discutibili,al punto che potrebbe venire in mente che ci sia sotto qualcosa, utilizzano soldi per farsi una continua propaganda elettorale, facendo i censimenti ai piccioni(si vede che qualche dama vincenziana si e lamentata che i piccioni sporcano) o per dare del lavoro extra a degli amici consulenti, corsi di ginnastica Cinese impèortantissimi (non sapevo neanche dell’esistenza)insomma sembrano veramente preuccupati di questi enormi problemi.
Insomma si accontentano tutti ma per l’economia sviluppo pare posti di lavoro creati pare che cadono nel dimenticatoio.
Ho notato che a Biella spesso appaiono dei comitati dove sono iscritte quasi tutte le forze politiche locali ma agli effetti sono quasi deserti gli unici che li frequentano sono solo le associazioni e i movimenti eppure è una questione strettamente locale.
O in altri casi come nel caso del comitato nucleare Biellese che anche dopo il referendum organizzano viaggi a Livorno per solidarizzare con gli abitanti del luogo una nave che ha perso rifiuti inquinanti, d’accordo che è un iniziativa nobile ma i comitati e sopratutto i politici della zona in cui abitano non dovrebbero preuccuparsi prime delle questioni locali?
A me appare

Fatto Quotidiano 29/03/2012 a cura di Eduardo Di Blasi, Carlo Tecce e Davide Vecchi
Ogni anno l’Italia spende 2 miliardi di euro in consulenze pubbliche (fonte Corte dei Con-
ti). Carburante che Regioni, Province, università e aziende sanitarie disperdono in migliaia di incarichi (276mila per l’esattezza) più o meno inutili, più o meno bizzar ri.
FIGURE p ro fe s s i o n a l i esterne che diventano doppioni rispetto ai già abbondanti dipendenti statali. Il ministero per la Funzione Pubblica ha pubblicato le auto-certificazioni relative al 2010; la somma complessiva è di oltre 1,675 miliardi di euro, ma qualche furbo – i comuni di Roma o Napoli (mandato Rosetta Iervolino) e persino il governo – omette iparticolari: e la cifra, seppur enorme, dimagrisce. Senza cancellare, però, decine di sprechi che saltano di qua e di là in mezzo a migliaia di pagine. Un elenco impressionante che i sindaci d’Italia 550 milioni di euro dichiarati, in realtà tanti di più – riempiono con commissioni a volte assurde e a volte cine-matografiche: indagini per censire i piccioni; monitoraggio per le mosche che aggrediscono le olive e per l’i nsetto che distrugge le viti; corsi per estetica e accoglienza; esperti di risparmio energetico che consigliano di spegnere le luci in casa; sedute di ginnastica cinese, mediatori culturali arabi; calendari per la polizia municipale, loghi per i parchi cit-tadini. E poi milioni di euro in contenziosi legali sempre ai soliti studi; esosi atti notarili; architetti di lusso. I comuni grandi non badano a spese, anche se durante l’esame ministeriale insabbiano i dettagli; i comuni piccoli faticano a distribuire il malloppo che ricevono, ovviamente non risparmiano né denari pubblici né avventurose consulenze: a Beneven-
to c’è un meteorologo municipale, a Ginosa (20mila abitanti) la comunicazione costa oltre 100mila euro, contratti divisi in otto contrattini per non scontentare nessuno.
LA RELAZIONE m i n i s t eriale, che cerca di contenere rivoli che esondano, precisa un fatto semplice per intuizione: i nostri enti pubblicipreferiscono assegnare le consulenze a persone esterne all’amministrazione. I dipendenti non s’av v i c i n a n o nemmeno a quei rapporti di lavoro occasionale che superano i 15mila euro. Il ministero, ottimista, spera che i vari Comuni e Regioni, in futuro, restituiranno il denaro di troppo, che non serve nemmeno per “il benessere e lo sviluppo dei cittadini” (succede a Parma, 400mila euro). Non sfugge la passione dei centri anche minuscoli per consulenze edilizie per decine di migliaia di euro né per i giornalini-megafono di sindaci e assessori. E quante docenze, musiche e arte ovunque, a forte intensità, per quei borghi dove non nascono più bambini, ma fiorisce la fantasia.
(Ha collaborato Paola Maola)

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