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De Magistris battezza il Movimento Arancione“Io sono della partita


Fatto Quotidiano 13/12/2012 di Caterina Perniconi attualità
L aicità e giustizia. Se qualcuno avesse avuto dei dubbi sui pilastri che sorreggono il Movimento arancione e la sua nascita ufficiale, ieri al teatro Eliseo di Roma poteva facilmente chiarirsi le idee. La platea si è spellata le mani solo in un paio di occasioni: quando si è parlato di diritti civili e, soprattutto, a sostegno del lavoro dei magistrati di Palermo sulla trattativa tra lo Stato e la mafia. La data scelta per presentare quello che am- bisce a diventare il “quarto polo” è emblema- tica, non solo aritmeticamente: ieri, 12/12/12, ricorreva il 43° anniversario dalla strage di Piazza Fontana. E la kermesse si è aperta con la lettura dell’articolo “Io so” di Pier Paolo Pa- solini, per ricordare che esiste chi conosce i nomi dei responsabili della strage del 12 di- cembre 1969. “Nei primi 100 giorni di governo dobbiamo cancellare il segreto di Stato sulle stragi di mafia” ha gridato dal palco Luigi De Magistris, il padre di questo movimento che, come si evince dalle sue parole, punta al go- verno del Paese. Ma come arrivarci? L’unica strada è un’alleanza con il Partito democratico. Quella che in questo momento cercano tutti. L’Italia dei Valori in primis, che ieri ha ribadito durante l’ufficio di presidenza le priorità da seguire: in primo piano sempre la foto di Vasto, soltanto dopo un movimento più grande di aggregazione delle varie forze alternative, ma sempre con il loro simbolo ben in vista. “Una lista unitaria che si rivolga a Bersani per co- stringerlo a non sbracare verso quelli che si definiscono moderati e che non sono altro che inciucisti” dice Antonio Di Pietro, rinvigorito dalle alleanze con il centrosinistra sul territorio per le elezioni regionali (Lombardia, Friuli, Molise e Lazio). L’Idv vuole provare a tornare al governo anziché restare all’opposizione. Pro- prio come il nuovo Movimento Arancione. DI CERTO CI SPERANO in molti. La platea di ieri era ricca di personaggi che guardano con attenzione alla forza potenziale di un’aggrega – zione spontanea della società civile: presenti il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, quello del PdCi, Oli- viero Diliberto, quello dei Ver- di Angelo Bonelli e poi Vitto- rio Agnoletto, Giovanni Russo Spena, Giulia Rodano, Anto- nello Falomi, il sindaco di Pa- lermo Leoluca Orlando e, na- turalmente, Antonio Di Pietro. Che, per entrare in questa lista, dovrebbe fare diversi passi in- dietro. “Basta partiti personali dei Berlusconi, dei Di Pietro, dei Casini e dei Fini. Ci vo- gliono partiti fatti da persone, da storie che sono nei territori” ha chiarito subito De Magi- stris. Poi, dopo uno sguardo agli ascoltatori, ha rincarato: “Questo non è un luogo dove qualcuno viene a darsi una ri- verniciata. Non farò altro, ma questo non lo consentirò”. Sa- rà il padre nobile, quindi, il sindaco di Napoli, di un mo- vimento che dà voce (anche dal palco) alle associazioni e agli amministratori. O almeno questo è quel- lo che conti- nua a ripetere: resterà primo cittadino per i prossimi tre an- ni. Ma, a giudicare dalla reazione entusiaste dei partecipanti, un leader in pectore c’è già: “Chi vuole davvero cambiare le cose in questo Paese, deve avere il coraggio e la determinazione per fare una rivoluzione civile” ha detto Antonio Ingroia in collegamento via Skype dal Guatemala tra gli applausi, “dico la nostra ri- voluzione civile perchè io sarò della partita. Sa- rò al vostro fianco, farò la mia parte”. Poi un chiarimento sulla giornata già vissuta in Italia e ancora agli albori in America centrale: “Ho sen- tito che sono stato attaccato da Dell’Utri, che ha il coraggio di dire che il suo impegno in politica non ha nulla a che fare con la mafia, ma si è dimenticato che c’è anche una condanna”. La platea era tutta in piedi, l’appuntamento ar- rivato alla conclusione, i leader dei partiti di sinistra si sono allontanati piano piano.

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LISTE E FIRME IL CAOS DELLE REGOLE A DUE MESI DAL VOTO (Paola Zanca).

LISTE E FIRME IL CAOS DELLE REGOLE A DUE MESI DAL VOTO (Paola Zanca)..

La gita di De Magistris in Emilia: applausi quando attacca Monti


redazione Fatto Quotidiano 29/08/2012 attualità
Piero Fassino, primo cittadino di Torino ed
ex segretario Ds, afferma: “Una lista dei
sindaci sarebbe una contraddizione in termini. Io mi sono dimesso da parlamentare per fare il sindaco, nessuno approverebbe un mio passo i n d i e t ro ”. Certo, il simbolo di questa “lista dei sindaci”è ospite atteso alla festa Pd di Reggio Emilia. E anche applaudito, soprattutto quando dice “perché mi dovrei
porre dei problemi a intervenire alla Festa
Democratica, se da giovane andavo a quella
dell’Unità?”, e quando cita il Gramsci di “odio gli i n d i f fe re n t i ”. Ma la parte più apprezzata del suo discorso è quella sul governo Monti, manchevole nei confronti dei cittadini nel momento in cui ha scelto “il rigore senza l’equità”. Affonda: “Se il governo si presenta come un governo che vuole cambiare marcia deve fare due cose, una tassa sui patrimoni e un taglio alle spese militari. Perché se il paese è in crisi per quale motivo si confermano 14 miliardi di spese per l’acquisto di caccia bombardieri?”. Parla anche del futuro prossimo De Magistris: “Lavoriamo per riuscire entro settembre a presentare il nome ed manifesto del
Movimento Arancione, e ci sarà anche una iniziativa nazionale”. Per ora, dice “non è una lista”.

DE MAGISTRIS“LISTA ARANCIONE CON I SINDACI “Il nuovo movimento è una realtà Io alle primarie? No al 100%”I


Fatto Quotidinano 3/08/2012 di Caterina Perniconi attualità
Sindaco De Magistris, cosa sta mettendo in piedi? Un movimento? Una lista civica?
Intanto un movimento. È qualcosa di più di una lista per la campagna elettorale.
Ma ci sarà anche quella.
L’ipotesi c’è tutta e oggi abbiamo le condizioni per farla.
Quali?
Vogliamo raccogliere le energie disperse dalla politica, c’è la necessità di metterle insieme.
Perché parla al plurale?
Bisogna superare i partiti pernalistici. Vale anche per Grillo che, nonostante il movimento, ha fatto lo stesso. Serve un prgetto più ambizioso, di governo.
Quindi si dà del lei.
Io non potrò essere l’unico ririmento, pur potendo essere il trascinatore, di questo momento e della lista civica percsono assorbito dalla mia attività di sindaco di Napoli.
Non sarà il candidato?
Va evitato il rischio che cresca l’aspettativa che il fondatore fcia un passo avanti.
Niente primarie per De Magistris.
No, al 100%. Ma l’autunno che ci aspetta è caldo, l’economia è a rischio, tutto può accadere.
Sta dicendo che la lista civica può andare direttamente alle elezioni?
Se la situazione s’i n fi a m m a s non ci fossero i soldi nemmeno per pagare gli stipendi, di cernon hanno senso le primarie ma serve un comitato di liberazione nazionale.
Guidato da lei.
Potrei essere tra i fondatori.
E chi ci sarà?
La situazione è fluida. Di certo le energie migliori che i territorhanno prodotto.
Ci siamo: la lista dei sindaci.
Di sicuro una Rete di sindaci. Penso a Milano, Palermo, BarGenova, Cagliari. Ma anche altramministratori, come il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza. O al presidente dell’Anci e sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.
Loro lo sanno?
Con molti ho parlato, condividono l’esigenza di un protagonismo dei sindaci, Emiliano in prmis. Ma ora facciamo il momento, poi vediamo chi ci sta.
Ne ha parlato col segretario della Fiom, Landini, vero? Non voglio fare nomi, per non bruciarli. Ma non c’è alternativa alle politiche liberiste senza pezzi di sindacato.
È per questo che ha portato in giunta a Napoli Enrico Panini, uno degli uomini-macchina della Cgil?
Credo sarà un buon assessore e potrebbe essere perfetto per organizzare un movimento Arancione.
C’è già il nome allora.
Ne stiamo discutendo. L’aran cione ci deve essere nell’ossatu ra del nome e nei colori. E anche il riferimento alla liberazione. Dalla precarietà, dalla crisi.
Sicuro che non prenderà spunto dalla lista civica “Na poli è tua”?
“Italia è tua” sarebbe un riferimento importante. Abbiamo sempre avuto un’idea negativa dell’appartenenza: i padroni, i politici, la mafia. Invece bisogna riappropriarsi della cultura, dell’istruzione, dei beni comuni e anche del mare e delle montagne.
Simbolo una bandana?
Ma no, per carità, quella sera quando ho vinto ero ‘fuo ri dal comune’. Peròdrappo arancione è sempre con meci sarà.
Che aspettative ha in termini di con-senso?
Non faccio previsioni. Quando leggo i sondaggi sui giornali vedo risultati molto buoni, oltre gli sbarramenti. Ma dipenderà molto anche dalla legge elettorale con cui si andrà a votare. C’è davvero una grande spinta.
Quella economica chi la darà?
Il vero plusvalore sarà il capitale umano.
Una bella frase, ma poi servono i soldi.
Come ha dimostrato la mia campagna elettorale a Napoli, si può vincere anche con pochi euro. Non abbiamo finanziatori alle spalle, se è quello che vi state ch i e d e n d o .
Il programma?
Il capitalismo è in fase terminale, ci sono profonde disuguaglianze nel Paese. Attraverso il concetto di bene comune dobbiamo stimolare la partecipazione di cittadini e la loro creatività. Poi combattere la precarietà e proseguire su diritti sociali e civili.
Vendola è l’alleato perfetto.
Ho un bel rapporto con Nichi, ma non ho capito il suo cambio di passo e l’ho scritto. Interlocutori naturali sono Idv, Sel, Federazione della Sinistra, Verdi.
E il Pd?
Possiamo dialogare. Con Bersani non ho difficoltà. Ma quando si va a cercare una sintesi di governo sul territorio è troppo difficile. Il sostegno alle politiche liberiste del governo Monti e ad alcune leggi che hanno approvato non sono condivisibili.
Non punterà ai moderati.
I moderati hanno voglia di radicalità e di un messaggio politico chiaro. In molti mi hanno votato a Napoli. Per conquistarli servono candidati credibili per la loro storia, non operazioni algebriche come quella di Vasto.
Da che parte sta nel dibattito interno all’Italia dei valori?
Io non ho confermato la mia iscrizione all’Idv. Faccio il sindaco e ritengo necessario mantenere un profilo istituzionale per essere il primo cittadino di tutti. Ma è il partito a cui affettivamente e politicamente sono più vicino. E credo che senza Di Pietro l’Idv non sarebbe la stessa cosa, come il centrosinistra.
Dal quale il movimento Arancione resterà fuori.
Bisogna andare oltre i partiti. È quello che ci chiede il Paese.
Come sono i rapporti con Napolitano?
Dal punto di vista istituzionali buoni, ci incontriamo e telefoniamo spesso, apprez-zo la sua attenzione per Napoli.
E sulla vicenda Mancino?
Su Mancino e sulla trattativa Stato-mafia la mia posizione è chiara: il 19 luglio
sono stato tutto il giorno in via D’Amelio e mi sono emozionato a parlare da quel palco.
Parlamento europeo, Napoli, Montecitorio. Non sta bruciando le tappe?
Mi sento quasi in colpa per non averlo fatto prima. Ho richieste continue d’impegno nazionale,arò un atto di generosità perché ho poco tempo, ma non posso restare alla finestra. Ribadisco, però, voglio restare sindaco.
Anche in quella veste ha avuto diversi problemi. Prima se n’è andato Rossi, poi Vecchioni, Narducci e ora Realfonzo. Nulla da rimproverarsi?
Sono quattro casi molto diversi. Rossi aveva poca esperienza politica, perfetto per un movimento Arancione, ma non per una città difficile come Napoli. Con Vecchioni ho ottimi rapporti, ma lui è un artista, non se la sentiva di fare il manager. Narducci l’avrei voluto in Parlamento a di-endere la magistratura per il progetto Arancione, ma alla fine ha scelto di dimettersi. Realfonzo l’abbiamo mandato via perché nonostante avesse avuto carta bianca, si fosse scelto i funzionari che voleva, non ha trovato nessuna soluzione alle sfide che Napoli e questo momento storico richiedono.
Neanche un briciolo di autocritica.
Ci pensavo ieri sera andando a casa. Ho una personalità moltoorte, stabilisco legami importanti con le persone che lavorano con me, non solo professionali. Quando si lacerano ci sono sempre ricadute, come in una famiglia. Ma errare è umano.

DE MAGISTRIS CACCIA UN ALTRO ASSESSORE Via l’economista Realfonzoil sindaco di Napoli apre al Pd,


Il Fatto Quotidiano 19/07/2012 di Vincenzo Iurillo attualità

Napoli
Nasce il de Magistris bis. Orfano di un altro simbolo della Rivoluzione Arancione. Il sindaco di
Napoli ieri ha ufficializzato un annunciatissimo rimpasto di giunta nominando due nuovi assessori, Salvatore Palma ed Enrico Panini, e liquidando l’as sessore al Bilancio Riccardo Realfonzo, fatto fuori un mese dopo le polemiche dimissioni dell’ex pm Giuseppe Narducci. “É mancato il gioco di squadra” ha detto de Magistris “per vincere serve una squadra forte e coesa che si tenga per mano. Non sempre è stato così”. Quindi concetti già sentiti all’epoca del licenziamento di Raphael Rossi dalla presidenza dell’Asìa, la municipalizzata dei rifiuti: “Non è una bocciatura del lavoro svolto”.
NON È STATA una decisione facile e il sindaco non nasconde il suo dispiacere sul piano umano. Ma il risvolto politico è profondo: Realfonzo fu designato assessore in campagna elettorale, fu insieme a Tommaso Sodano e a pochi altri uno dei ‘fon dator i’ della squadra di politici, tecnici e comunicatori coi quali de Magistris ha espugnato Palazzo San Giacomo contro ogni pronostico. Il docente di Fondamenti di Economia Politica all’Università degli Studi del Sannio era stato chiamato per ripianare i conti ed estirpare alla radice la gestione clientelare della macchina amministrativa e delle società partecipate da lui denunciata nel libro “Robin Hood”, scritto di getto nei mesi sessore al Bilancio nella giunta Iervolino. In quell’occasione, nel dicembre 2009, Realfonzo si dimise. Stavolta è stato cacciato. Oggi come allora, è stato sostituito dal presidente del collegio dei revisori dei conti. “Il punto – commenta Realfonzo – è che il sindaco sviluppa un astio verso chiunque, anche nel tentativo genuino di aiutarlo, esprime un punto di vista diverso su qualche argomento. Si ripete con me il copione già visto con Rossi e Narducci, col quale ho condiviso le battaglie politiche della transazione Romeo e delle internalizzazioni in Asìa”. Realfonzo si dice sconcertato per le modalità dell’avvicendamento: “Fi n o a ieri mattina (l’altro ieri per chi legge, ndr) mi aveva ripetutamente confermato la fiducia. Poi in serata mi ha informato che stava riflettendo su una mia
sostituzione, poi confermatami il giorno dopo attraverso il vice sindaco. Non è un modo corretto”. Al suo posto va Palma, il presidente uscente dei revisori contabili, in carica dai tempi della Iervolino. Mentre Panini, sindacalista emiliano e componente della segreteria nazionale della Cgil, assume le deleghe al
Lavoro, Sviluppo e la novità della delega alle crisi aziendali. Panini è anche componente dell’assemblea nazionale del Pd. Col rimpasto e alcuni avvicendamenti di deleghe, de Magistris diventa sempre più ‘super a s s e s s o re ’: tiene per sé la Polizia Municipale (il suo capo di gabinetto, Auricchio, andrà a fare il
comandante dei Vigili), il Personale, e la Città Metropolitana. Che si vanno ad aggiungere ai Grandi Eventi, Protezione Civile e Fondi Europei. Vengono alleggeriti gli assessorati di Bernardino Tuccillo e Marco Esposito, mentre il vice sindaco Sodano perde la Sanità a favore di Giuseppina Tommassielli.

Servizio Pubblico Editoriale di Marco Travaglio e Luigi De Magistris



Editoriale di Marco Travaglio della settimana comincia e si concentra sulla figura, certamente, più vista, ma troppi aspetti negativi, della Fornero, colei che, come dice il giornalista, è un coccodrillo che piange prima di avere mangiato. Il Governo Monti ed il lavoro, un rapporto unilaterale, in termini di effetti e di richieste di sacrificio, come sempre accade, anche i professoroni, le regole valgono in direzioni prestabilite. Travaglio valuta ciò che l’art. 18 dovrebbe rappresentare per il Governo Tecnico, ovvero come mai sia tanto importante modificarlo e rendere semplice il licenziamento. (Opinione personale) Magari, per i dotti governanti, tramutare il nostro Paese in un luogo paradisiaco per gli imprenditori stranieri come una Svizzera dei licenziamenti, è il vero cuore della loro azione di risanamento?

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