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Saliva & olio di ricino (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 30/04/2013 Marco Travaglio attualità

La primavera romana è segnata quest’anno da un tasso inusitato di umidità. Pare che i meteorologi facciano risalire l’inedito fenomeno a una sovrapproduzione di saliva e olio di ricino da parte di una particolare specie animale: quella dei giornalisti. Alla tradizionale cupidigia di servilismo della categoria, si assomma la concentrazione di lingue, un tempo attive a corrente alternata (una volta quelle di sinistra, una volta quelle di destra) e oggi invece mobilitate in uno sforzo simultaneo e unidirezionale, affinché alle larghe intese corrispondano larghe leccate. I signorini grandi firme però si dividono i compiti. Alla saliva provvedono soprattutto i giornali di sinistra e “indipendenti”. Mentre alla fornitura di olio di ricino per sistemare le sempre più sparute voci stonate dal coro degli Osanna ed Exultet a Scendiletta si incaricano i mazzieri berlusconiani, con ecumenico spirito di abnegazione. In prima fila c’è ovviamente il Cavaliere, giustamente indignato contro chi alimenta l’odio contro la Casta. Tipo quel tale che il 19-2-2004 disse: “Basta con i politici che non hanno mai messo piede in una vera azienda, nel mondo del lavoro, persone che hanno soltanto chiacchierato nella loro vita, che non hanno combinato nient’altro che prendere i soldi dei cittadini. Ci sono tanti signori che hanno la casa al mare, la casa in città, la casa ai monti, la barca… Guardando a quel che guadagnano questi signori e quello che a volte devono anche dare ai loro partiti, mi chiedo: ma come hanno fatto a farsi tutte queste proprietà? Sono soldi rubati ai cittadini”. Grillo? No, Berlusconi. Un uomo che mai, in vita sua, ha evocato la violenza. Mica come quel tale che accusò Prodi di “dire stronzate”, di fare “come il governo Mussolini che chiese pieni poteri e fu dittatura per 20 anni”, e concluse: “Io tornare a Palazzo Chigi? Magari! Ma non è facile, c’è Prodi… Ci vorrebbe un regicidio… Ma basta solo aspettare, arriverà di sicuro il momento giusto”. Un black bloc? No, sempre Berlusconi. Al suo seguito, pancia in dentro e petto in fuori, si schierano due gentiluomini di campagna come Maurizio Belpietro e Alessandro Sallusti, che in fatto di toni bassi e dolce stil novo hanno molto da insegnare. Belpietro, su Libero , spara agli “Scemi di piombo” che “alimentano il clima di violenza”. Dove? Ma naturalmente “sul blog di Grillo”. Chissà se ha chiesto una consulenza al suo collaboratore culturale Franco Freda, quello di piazza Fontana. Sallusti, il Lord Brummel del Giornale, è ancor più dettagliato. Titolo: “Il Grilletto”. Sommario: “Dopo mesi di irresponsabile campagna d’odio da parte di Grillo & C. arrivano le pallottole”. All’interno, una pagina di Maurizio Caverzan che fa invidia alle collezioni di Lotta Continua, con tanto di foto segnaletiche dei nemici da colpire. Occhiello: “Clima d’odio. I cattivi maestri”. Titolo: “I guru del disprezzo armano i disperati”. Catenaccio: “Da Grillo a Travaglio ecco chi alimenta l’ostilità verso la politica. E il qualunquismo è terreno fertile per la violenza”. Seguono – accanto al disegno che ricostruisce la sparatoria a Palazzo Chigi e alla foto di Berlusconi insanguinato dopo l’attentato del souvenir in piazza Duomo – le fotosegnalazioni di alcuni pericolosi ricercati: Grillo, Travaglio, Fo, Vendola e Di Pietro. Wanted, vivi o sperabilmente morti. I pulpiti di Libero e Il Giornale sono naturalmente i più credibili per insegnare le buone maniere. Sallusti infatti è una sorta di Lord Brummel e Belpietro una reincarnazione di Baldassarre Castiglione. Da anni, purtroppo inascoltati, profondono sforzi quotidiani per placare gli animi, svelenire il clima, estinguere ogni principio d’incendio. A maggior gloria dei due maestri di serenità, riportiamo alcuni dei loro titoli più irenici e delicati. Libera piazza in libero Stato Nessuna intolleranza nei confronti del sacrosanto diritto a dissentire e a manifestare in piazza. Libero: “Feccia rossa. I No Tav minacciano il morto”. “La domenica dei bamba. Questi bagni di folla sono un retaggio del fascismo”, “Piazzata rossa della disinformazione. I soliti tromboni e trombati”. “Il partito degli asini: il Pd sfrutta gli universitari peggiori”. “Solo un cretinetti” (sul notav caduto dal traliccio e finito in coma per diversi giorni). Il Giornale: “I ‘farabutti’ vanno in piazza”. “In piazza gli amici di Spatuzza… 200 mila persone in San Giovanni sono inconsapevolmente (ci auguriamo) diventate picciotti, gaudiosi complici del delatore-teologo-pluriomicida”. “Forza Polizia, mandali via”. “Mobilitata anche la feccia”. “No Tav e black bloc, serve una legge per metterli fuori legge”. “Chiudete i centri sociali”. Sugli avversari, ma non nemici Mai una parola fuori posto sugli avversari politici o privati, per non trasformare una corretta dialettica maggioranza- opposizione in sanguinosa guerra civile all’insegna della demonizzazione. Libero: “Veronica, velina ingrata”. “La mafia di Di Pietro”, “Di Pietro, tecnicamente delinquente… Tonino se la prende con Silvio ma il delinquente è lui”. “Casini si allea con gli abortisti e con i carnefici della sua Dc”. “Sindacati venduti”. “La doppia Rosy Bindi: una giacobina tenera con chi stupra”. “Di Pietro & C. vogliono il morto”. “Bersani chiede il pizzo anche a noi”. “Questione immorale: il Pd impone il pizzo anche ai lottizzati”. “Omertà sul pizzo al Pd”. “Bersani sposa i gay”. “La boiata di Monti”. “Monti è impazzito”. “Chi protegge i ladri: i sindacati che difendono l’art 18”. “Le mani sporche della sinistra: diversamente ladri”. “Tremonti cattivo maestro: Toni Negri è con me”. “Guerra santa: i colpi bassi dei pm”. “Vogliono ucciderlo (Berlusconi, ndr) con una foto”. “Finirà male per chi tifa Monti”. “Gli scheletri della Bonino: il processo per procurato aborto non si è mai celebrato, fu salvata dall’immunità”, “Bonino: abortista e presidente”. “Al Pd non piace la gnocca”, “I pm cercano un omicidio da attribuire a Berlusconi”. “Belle parole e pochi fatti: questo Zeman è comunista”. Il Giornale: “Ora Silvio vada giù duro”. “Prodi mascalzone bavoso”. “L’inferiorità morale della sinistra”. “Poche ore per fermare la sinistra: l’alternativa al centrodestra sono amministratori che riempiono le strade di rifiuti, mantengono l’amante con i soldi pubblici o vanno a trans e cocaina. È questo che vogliamo?”. “Di Pietro gioca col morto”. “Quanti delinquenti ha Bersani nel suo Pd”. “In cambio delle poltrone Casini infila nel suo forno pure comunisti e abortisti”. “Rita Borsellino, la moralista che compra casa dal mafioso e paga in nero”. “Identikit delle toghe italiane: militanti e fannullone”. “I giudici Ue bevono troppo”. “La bella vita di Mesiano, dopo la promozione arriva l’auto blu”. “Il compagno Fini rinnega il suo passato”. “Ultima chiama per Fini: o cambia rotta o lascia il Pdl. È sufficiente – per dire – ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di An per montare uno scandalo. Meglio non svegliare il can che dorme…”. “Giudici sovversivi? Eccone uno: Adriano Sansa”. “Ma Vendola è drogato?”. “Pdl, i Giuda hanno paura”. “Monti minaccia il Parlamento”. “Monti uccide mari e monti”. “Fuori uno, ma non basta” (sulle dimissioni di Malinconico). “Silvio, ferma la rapina”. “Pd, diversamente ladri: Bersani mente al Corriere”. “Diversamente ladri: il Pd chiede soldi pure a noi”. “Monti appalta l’Italia a preti, Fini e Casini”. “Vendono il Papa a Monti per 17 milioni”. “Fuga dall’imbroglione: i ministri non si fidano di Monti”. “Il razzismo di Monti”. “I droga-party democratici”. “Fini non è più di destra ma è sempre fascista”. “Grillo, parole da brivido che ricordano i nazisti”. “Pm fuori controllo: ecco i messaggini da pazzi”. “Ecco il piano per far fuori Berlusconi”. “Tutti servi di Monti”. “Monti si costituisce”. “Casini e Fini: vecchi e nuovi traditori cambiano casa”. “D’Alema pagato da Berlusconi”. “Vogliono uccidere Berlusconi. Un dirigente del Pd cerca un killer che spari al premier”. In punta di penna Grande attenzione, nelle polemiche con i giornali e i giornalisti che la pensano diversamente, a non trasformare una serena e alta dialettica sui princìpi in una svilente rissa da pollaio. Libero: “Da Pol Pot a De Benedetti: l’antica arte di usare i minori”. “Mentana come Veronica”. “Spazzatura Santoro”. Il Giornale: “De Benedetti eversivo?”. “La svolta di Concita: ora difende il molestatore”, “Tra Silvio e la Piovra, Repubblica sceglie la Piovra”. “Mentana getta la maschera: vuole Telekabul. L’ultima scalata del finto indipendente”. “La follia del politologo editorialista Sartori”. “Bocca? Un ex fascista dalla memoria corta”. “Praga, gli 007 nemici: Augias nostro informatore”. “Ora chiudete Annozero”. Meno male che Giorgio c’è Sempre deferenti, i nostri stilnovisti, sull’opera moderatrice del capo dello Stato super partes. Libero: “Napolitano, svegliati”, “La favolosa corte di re Giorgio. Napolitano costa 7 volte la regina d’Inghilterra”. “Con la scusa del 25 aprile Napolitano fa un comizio”. “Che pacco Napolitano”, “Napolitano fa festa, l’Italia va a fondo”. Il Giornale: “C’è un Napolitano sotto le parti “Manovre oscure della politica. Napolitano e Fini osteggiano Silvio e tentano di fermare il governo”. “Napolitano, il comunista pallido che ‘tradì’ la Costituzione”. Basta Casta I piccoli lord hanno poi sempre accuratamente evitato di alimentare qualunquisticamente l’ostilità popolare contro la “casta” e di scaricare strumentalmente sui politici le colpe della crisi economica. Libero: “Si mangiano pure le posate”, “Attacchiamo la casta e subito ci indagano”. ”Assedio ai papponi di Stato”. “Magna magna a Bankitalia”, “Chi ci tassa è un fannullone. Strapagati per non lavorare al ministero”, “Tagliano i posti letto e si aumentano le poltrone”. “Andate a lavorare”. “Dimettetevi tutti”. “La casta dei cretini”. “La casta vuole mangiare in pace”. Il Giornale: “Prodi ci toglie il pane di bocca”, “Hanno portato via pure i mobili ai ciechi”. “Sono figlio di un suicida e Monti mi ruba la casa”, “Caccia ai trans in Parlamento”, “Monti ci manda tutti in miniera”. “Vendola, vai a lavorare”. “Ingroia, vai a lavorare”. “Uccisi dalle tasse. Ancora un suicidio, e fanno 13”. Forza Europa Molti e congiunti gli sforzi dei nostri baronetti per rasserenare i rapporti con i partner europei. Libero: “Silvio si ribella a nazi-Merkel”, “Svelato il golpe tedesco-partenopeo”. “Due anni alle Pussy Riot: se la sono cercata”. “Angela è davvero una culona”. Il Giornale: “Idioti erano e idioti restano: a casa i maestrini inglesi” (ai Mondiali di calcio). “Basta morire d’euro”. “Ridi, pagliaccio” (Sarkozy). “La Germania ci vuole poveri”. “Caduta Berlusconi: è stata la culona”. Tolleranza mille Nessuna indulgenza verso posizioni xenofobe e intolleranti nei confronti dei migranti. Libero: “Rom: i ‘fratellini’ di Vendola fanno un altro morto”, “Teppisti e immigrati: ribaltone dei giudici”. Il Giornale: “Torna il terrorismo, fermiamo gli immigrati islamici”. “L’invasione dei clandestini, salviamo gli italiani”. ”I fratelli rom di Vendola uccidono un milanese”. Ps. Dinanzi a cotali lezioni di bon ton e linguaggio aulico, non resta che inchinarci col capo cosparso di cenere, prendere buona nota e porre fine alla guerra civile che da vent’anni vede le guardie e i ladri inspiegabilmente arroccati su trincee contrapposte. Viva l’Italia, viva la Repubblica nata dalla Desistenza e fondata su Berlusconi.

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La coccodrilla preventiva (Marco Travaglio).

La coccodrilla preventiva (Marco Travaglio)..

“È INDECENTE QUESTO VATICANO O F F- S H O R E L’ economista Vitale: “Lo Ior? Quella banca non può sfuggire alle leggi”

Fatto Quotidiano 22/03/2012 di Vittorio Malagutti

Milano
o Ior? “E che vuole che dica? Certo, è indecente. È indecente il Vaticano off shore. È indecente il
comportamento della Chiesa quando pretende che la sua banca sfugga alle leggi che valgono per tutti gli altri”. Marco Vitale, economista e consulente di grandi aziende,
non ha mai sfoggiato gran doti di diplomatico. E come cattolico (ci tiene a precisarlo) nonché studioso delle encicliche sociali della Chiesa, non può proprio fare a meno di prendere di petto anche la questione dello Ior. Il Fatto ieri ha rivelato che l’indagine della Procura di Roma sulla banca vaticana per violazione delle norme anti-riciclaggio, è approdata in Germa-
nia, alla sede di Francoforte dell’istituto americano Jp Morgan, crocevia di molte operazioni targate Ior.
Dopo tante promesse di trasparenza sembra che il Vaticano sia tornato all’antico, collaudato metodo del muro di gomma. È d’accordo?
Non posso e non voglio entrare nel merito di un’inda gine così complessa. Da osservatore provo un grande dolore nel vedere la mia Chiesa che sicomporta in modo così diverso da quanto va predicando. La trasparenza assoluta nella gestione bancaria è un obbligo pe tutti gli operatori. A maggior ragione per un istituto di credito che di fatto fa capo al Pa p a .
Le disavventure del passato non hanno insegnato niente, quindi?
Guardi, da Sindona a Calvi lo Ior ha commesso il tragico errore di aprire le sue banche ai peggiori malfattori. Per venire a tempi più recenti anche Calisto Tanzi della Parmalat era portato in palmo di mano dal Vaticano. Questa gente porta denaro, fa grandi favori. Come dimenticare Tanzi che metteva a disposizione il suo aereo ad alcuni alti prelati? In passato, purtroppo lo stile era que-sto.
Forse gli uomini di Chiesa, non proprio ferrati in materia finanziaria, cadono più facilmente nelle trappole di questi truffatori.
Non credo. I cardinali capiscono benissimo come vanno queste cose. Solo che alcuni non riescono a opporsi e si rassegnano, soffrono in silenzio. Altri invece approfittano della situazione, con tutti i vantaggi
Manca la trasparenza

Da Sindona a Calvi hanno commesso il tragico errore di aprirle ai peggiori malfattori

personali che ne conseguono.
Abbiamo capito: lei vede nero. Ma concretamente lo Stato italiano che cosa potrebbe fare, come dovrebbe intervenire, a parte ovviamente perseguire i presunti reati legati al riciclaggio?
Lo Stato dovrebbe prendere una posizione molto più incis i va .
In concreto?
Prima di tutto si potrebbe cominciare rivedendo le norme del concordato che riguardano in generale la materia finanziaria, norme che per molti aspetti io trovo semplicemente scandalose.
Si riferisce all’8 per mille?
Certo. La legge prevede il trasferimento alla Chiesa di fondi ingentissimi che provengono dalle tasche di milioni di italiani. Il problema è che non ci sono controlli sufficienti su come questi soldi vengono effettivamente spesi.
Mi scusi, chi dovrebbe controllare che cosa?
Un nuovo accordo con il Vati-
Lo Stato italiano e l’otto per mille

Il problema è che non ci sono c o n t ro l l i s u ff i c i e n t i su come questi soldi vengono spesi

cano dovrebbe mettere a disposizione dello Stato italiano maggiori strumenti per verificare l’impiego dei fondi provenienti dalle tasse. Vanno alle parrocchie e ai preti sempre più in difficoltà? Oppure vanno altrove? Su un tema come questo non bastano più le dichiarazioni di principio di parte vaticana. Lo Stato dovrebbe controllare di più e meglio. Lo dico da cattolico.

Le balle di Monti sul TAV (6663 aree a rischio idreologico in Italia CAPOFILA IL PIEMONTE 1039) la manutenzione di queste aree crerebbe 47000 posti di lavoro

il 3 marzo scorso Mario Monti, mostrando il piglio deciso e il petto gonfio, ha ribadito la necessità del TAV in Val di Susa “con piena convinzione”. “Dopo un esame condotto con spirito aperto”, infatti, il super professore ha detto che l’opera darà “benefici economici rilevanti” dal momento che “genera lavoro e occupazione” e che può invertire la pericolosa tendenza in atto dell’Italia di “staccarsi dall’Europa” a causa di una “decrescente competitività” e di “una difficoltà sempre maggiore di trovare spazio nell’economia internazionale e di creare buoni posti di lavoro per i giovani”. Poi, col tono didascalico e amorevole di Papà Castoro, ha concluso: “ Vogliamo noi lasciare andare dolcemente alla deriva, staccandosi dall’Europa, questa nostra penisola, rendendo così sempre più difficile per l’economia italiana risalire, essere competitiva […], consentire un maggiore benessere sociale ed economico…?”.

Monti vede insomma il TAV come un’opera imprescindibile per garantire all’Italia di restare agganciata all’Europa, e di essere competitiva. Ma di quale competitività si sta parlando? E di quale benessere? Se competizione deve esserci tra i vari Stati, allora bisogna riconoscere che questa si gioca su più fronti. E uno dei più importanti parametri che testimoniano “il benessere”, se non il più importante in assoluto, riguarda senza dubbio la sicurezza dell’ambiente in cui si vive. Tuttavia, nel dossier di Legambiente “ Ecosistema rischio 2011 ”, a pagina 5, bene evidenziato in grassetto, si legge: “ per valutare quanto sia elevata l’esposizione al rischio idrogeologico nel nostro Paese si può notare come, secondo le nostre stime, oltre 5 milioni di cittadini si trovino ogni giorno in zone esposte al pericolo di frane o alluvioni ”. E per dare un’idea un po’ più concreta del rischio, ricordiamo al professor Monti che, senza considerare i terremoti, ogni anno muoiono in media 7 persone al mese per frane o alluvioni. Anche questa è scarsa competitività.

Secondo il report redatto dal Ministero dell’Ambiente nel 2008, poi, sono ben 6.633 i comuni italiani in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico, l’82% del totale. E la regione che ha il numero più alto di comuni a rischio (1049) è proprio il Piemonte, cioè quella che è chiamata ad ospitare un’opera sulle cui pericolose conseguenze dal punto di vista ecologico si sono espressi 360 docenti e ricercatori.

Regione
Comuni a rischio
% Comuni a rischio

Calabria 409 100%
Provincia Autonoma di Trento 222 100%
Molise 136 100%
Basilicata 131 100%
Umbria 92 100%
Valle d’Aosta 74 100%
Marche* 239 99%
Liguria 232 99%
Lazio 372 98%
Toscana 280 98%
Piemonte 1.049 87%
Abruzzo 294 96%
Emilia Romagna* 313 95%
Campania 504 92%
Friuli Venezia Giulia 201 92%
Sardegna 306 81%
Puglia 200 78%
Sicilia 277 71%
Lombardia 929 60%
Provincia Autonoma di Bolzano 46 59%
Veneto 327 56%
TOTALE 6.633 82%

Come se non bastasse, stando agli studi di Legambiente (che ha analizzato un campione di 221 amministrazioni comunali), il Piemonte non brilla neppure per quanto riguarda la messa in sicurezza del territorio: il 66% dei comuni a rischio ha svolto negli ultimi anni un lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico giudicato “negativo”, cioè scarso o insufficiente.Anche questa è scarsa competitività.

Ora, Monti ha detto che non esistono forti criticità dal punto di vista ambientale connesse al TAV, e che dunque l’opera è ecologicamente compatibile. Sarebbe interessante sapere chi gli ha fornito i dati, dal momento che le stesse società che hanno presentato il progetto hanno previsto che le perforazioni per la costruzione del tunnel provocheranno una perdita d’acqua che arriverà a 1040 litri al secondo, cioè 90mila metri cubi al giorno. E questo provocherà seri problemi alle falde acquifere – con conseguente prosciugamento dei fiumi e dei corsi d’acqua – e quindi all’agricoltura. I lavori dell’alta velocità tra Firenze e Bologna, per esempio, hanno fatto sì che nel Mugello si seccassero 57 km di fiumi, col prosciugamento di 37 sorgenti e 5 acquedotti. E nel Mugello si calcolava una perdita d’acqua pari a “soli” 500 litri al secondo (meno della metà che in Val di Susa). Fare il TAV tra Torino e Lione servirebbe – a quanto dice Monti – a rendere più rapidi i trasporti e i commerci. Ma per realizzare questo obiettivo distruggiamo i nostri fiumi e mettiamo in ginocchio l’agricoltura. Perdiamo cioè una delle fonti di maggiore produttività del nostro paese. Quindi, per favorire il trasporto delle merci, rendiamo più difficile la produzione delle merci stesse. E questa è competitività?

Veniamo adesso all’altro vantaggio rivendicato più volte da Monti in conferenza stampa: la creazione di nuovi posti di lavoro. L’idea che questo possa avvenire soltanto costruendo, cementificando e producendo nuove opere è ormai obsoleta. Appartiene a un modello di sviluppo folle quanto fallimentare, e questa crisi avrebbe dovuto dimostrarlo. Il professor Monti dovrebbe rendersi conto che si può creare occupazione anche senza perforare montagne, confiscare terreni, divorare boschi e asfaltare riserve naturali. La manutenzione e la messa in sicurezza del territorio non vanno più considerate soltanto come un utopico e inutile passatempo di qualche ecologista figlio dei fiori: può anche essere un business, cioè un’occasione per dare lavoro e far crescere un Paese. Secondo l’ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche e Consorzi) “ ogni milione di euro investito in manutenzione del territorio genera 7 nuovi posti di lavoro. Da un facile calcolo, il Piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico, composto perlopiù da progetti immediatamente cantierabili avendo già espletato i necessari iter burocratici, ne creerebbe oltre 47.000”. Anche questa è competitività.

Alla luce di tutto ciò, mi sembra importante ribadire una questione. Quando ministri e giornalisti dicono che quella dei NO TAV è una lotta che esula dalle problematiche della Val di Susa e che è ideologicamente connotata, dicono una verità. Sono convinto, infatti, che quello che sta avvenendo in Piemonte sia il frutto di un modello di sviluppo che è dannoso per tutto il Paese. E sono altrettanto convinto che l’ideologia del cemento e della crescita del PIL, imperante da decenni, vada ormai gettata nel cestino dei rifiuti non riciclabili. Un altro modello di vita e di società è possibile. E anche un altro modello di economia. Cioè un’economia che sia sottoposta alle esigenze biologiche, sanitarie ed esistenziali delle persone e che non faccia scempio dell’ambiente in cui dobbiamo vivere. E’ questa la pericolosa ideologia dei NO TAV, talmente inaccettabile da provocare la schifiltosa repulsione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano?

Valerio Valentini

L’Eroe(Marco Travaglio)


Fatto Quotidiano 2/03/2012 di Marco Travaglio
Adispetto delle barzellette sui carabinieri, abbiamo finalmente al comando della Benemerita un plotone di fini umoristi. Solo dei generali dotati di spiccato sense of humour potevano conferire un
encomio solenne al carabiniere in Val Susa per “la fermezza e la compostezza dimostrate” davanti alla “grande provocazione” del barbuto No Tav che lo chiamava “Pe c o re l l a ” e lo sfidava a levarsi il casco e la proboscide antigas, o magari a sparare. L’eroico soldato avrebbe così “evitato ad una situazione delicata di d e ge n e ra re ”. Dev’essere uno scherzo, una barzelletta sui carabinieri raccontata da se medesimi. Solo che i politici, categoria molto più allergica all’umorismo, l’han presa sul serio. Le cronache segnalano che al milite ignoto “è giunto il plauso di tutte le forze politiche e di governo, dai presidenti di Camera e Senato Fini e Schifani al ministro Cancellieri, da Berlusconi a Bersani: ‘Lui rappresenta l’Italia migliore’”. E meno male che poi ha parlato l’encomiato: “Ho fatto solo il mio dovere: anche altri colleghi avrebbero fatto lo stesso”. Come a dire: ma siete tutti matti? Ma cosa vi aspettavate che avrei fatto? Che, di fronte a un contestatore esasperato che mi sfotte, avrei potuto estrarre il manganello e fracassargli il cranio? Forse avete visto troppi film, o troppi documentari sulla Diaz e Bolzaneto. Siete abituati all’anormalità perché siete anormali pure voi. Vi sembrerà strano, ma io sono una persona normale, e come me ce ne sono tante, nell’Arma. Ma è stato tutto inutile. Per la stampa di regime, il giovanotto è già un eroe. “Sembra una storia tratta dalle pagine del libro Cuore di De Amicis”,
tromboneggia il M e s s a g ge ro . Il Giornale festegg ia perché “le azioni dell’orgoglio patrio sono risalite”. La pseudosenatrice Finocchiaro vorrebbe “stringere la mano al carabiniere insultato da uno p s e u d o m a n i fe s t a n t e ”. E tutti a scomodare Pasolini che, tra sessantottini figli di papà e poliziotti figli di proletari, stava coi secondi. Ma qui sono tutti figli di nessuno, mandati allo sbaraglio in una guerra fra poveri da una classe politico-affaristica che lancia il treno e nasconde la mano. Il Giornale segnala che “l’oltraggio a pubblico ufficiale è punito fino a 3 anni di carcere”. Se è per questo, la corruzione giudiziaria è punita fino a 8 anni. E il punto è proprio questo: nessun partito è credibile per andare in Valle a spiegare le ragioni del Tav, sempreché ne trovi. L’ex sottosegretario all’Interno Mantovano (Pdl) invoca manette ai manifestanti per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale: e allora che ci fa a piede libero il suo ex ministro Maroni, condannato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale? E come si chiama il reato di un politico (sempre Mantovano) che paragonò ai “nazisti in fuga” i giudici che avevano condannato Dell’Utri? E di un altro, tale B., che paragonò i giudici alle Br e alla Uno Bianca? Che si fa, si dà l’encomio solenne pure ai giudici che non hanno ancora spaccato la faccia ai politici che li insultano? Il delirio sull’eroe carabiniere ricorda quello sull’eroe De Falco che ordina a Schettino di tornare a bordo. E sull’eroina, durata un paio d’o re , Manuela Arcuri che due anni fa, dai verbali del caso Tarantini, pareva aver respinto le avances del Cainano e solo per questo era pronta per la leadership della sinistra. Lei giustamente tenne la bocca chiusa. Infatti, dalla telefonata intercettata di un’amica, si scoprì subito
l’eroico motivo del gran rifiuto: “Manuela dice che, se non vede ‘sto cammello, fino a quando non ha una certezza… non fa nulla per lui” (il “cammello”, per la cronaca, era presentare il Festival di Sanremo). Gli unici che, sul concetto di eroismo, hanno sempre avuto le idee chiare sono B. e Dell’Utri: l’eroe è Vittorio Mangano, punto e basta. Per il resto, nel Paese di Sottosopra, diventano eroi una ragazza che forse non si prostituisce, uno della Capitaneria di Porto che intima a un comandante in fuga di tornare sulla nave e un carabinierche non spara a un ragazzo che gli parla. Come cantava Lucio Dalla, “l’impresa eccezionale, dammi retta, è essernor male”.

L’ANALISI Marco Ponti “Occhio alle altre opere inutili(ad esempio la Milano Genova)

Fatto quotidiano 28/02/2012 di Paola Zanca
Assieme a Luca Mercalli, Ivan Cicconi e Sergio Ulgiati, l’economista del Politecnico di Milano Marco Ponti ha firmato una lettera aperta al premier Mario Monti per chiedergli di ripensarci: l’Alta velocità Torino-Lione non serve, è uno spreco ingiustificato, ha un ritorno finanziario trascurabile. Ponti ne è ancora convinto, ma mette in guardia dal rischio di diventare strabici: tutti presi dalla Val di Susa, perdiamo di vista gli altri Tav pronti a dissanguare le casse del Paese.
Professor Ponti che sta succedendo?
Il punto è che tutto è diventato un ripicco bipartisan. E che la Torino-Lione rischia di far passare sotto tono altre minacce.
A cosa si riferisce?
Da una parte anche tra i promotori del progetto c’è chi comincia ad avere dubbi sull’utilità dell’opera, ma non lo ammetterà mai perché significherebbe dar ragione a quella parte estremista del movimento, a quegli sciagurati che danno del mafioso al procuratore Gian Carlo Caselli. Dall’altra chi si oppone all’Alta velocità in Val di Susa rischia di essere vittima della disinformazione: il Tav è sempre uno spreco di soldi, ma ormai infinitamente inferiore al progetto iniziale. Dai 12 miliardi si è scesi a 4, forse anche meno. Resta un’opera inutile, ma non è più il primo bersaglio.
Quali sono diventate le urgenze?
Marco Ponti (FOTO EMBLEMA)
Per esempio l’assurda Milano-Genova: lo ha dichiarato perfino Mauro Moretti di Trenitalia che si tratta di uno spreco puro. E poi l’assurda Napoli-Bari, un sacco di denaro speso senza nessuna utilità. Queste adesso sono le minacce su cui dobbiamo vigilare.

Il morto secondo il dott. Manganelli di Davide Bono (video) su Luca abba


di Davide Bono

Manganelli, il capo della polizia diceva quattro giorni fa che gli anarchici No Tav volevano il morto nelle Forze dell’Ordine per spaventarle e renderle più aggressive nei nostri confronti. Spieghiamo a Manganelli che noi vogliamo solo essere ascoltati dalla politica e vogliamo un confronto serio con i tecnici. Le Forze dell’Ordine sono il cuscinetto che la politica spartitoria e mafiosa interpone tra sè ed il popolo, arroccandosi nel Palazzo, sperando di poter non pagare mai per le proprie responsabilità. Lo sconto non è tra cittadini e cittadini poliziotti, ma tra cittadini e politica corrotta. Ma verrà un giorno…

Profeta di sventura. Oggi ci è quasi scappato il morto ma a parti rovesciate: Luca Abbà, noto attivista No Tav, è salito su un traliccio dell’alta tensione (qui l’ultima telefonata a Radio Black Out) ed inseguito dalle Forze dell’Ordine, è salito fino alla cima, venendo folgorato e cadendo a terra rovinosamente da oltre 10 metri d’altezza
Ora è in prognosi riservata al CTO: questo il bollettino medico. Non si può ancora conoscere l’entità dei danni agli organi interni dovuti alla folgorazione. Siamo tutti vicini ai familiari e ci saranno diverse manifestazioni di solidarietà.

Nel frattempo il movimento No Tav reagisce in modo pacifico e determinato, bloccando la statale 24 dopo San Didero e l’autostrada a Bussoleno in località Vernetto. Altri blocchi e presidi evvengono in tutta Italia. I blocchi e i presidi andranno avanti ad oltranza. I manifestanti chiedono a chi sale di portare acqua e cibo. Più info su http://www.notav.in

I dieci comandamenti (Marco Travaglio).

I dieci comandamenti (Marco Travaglio)..

“Il Grande Capitale vuole il bis” (Massimo Giannini).

Redazione
Tutti premono su Monti chi spera che nel paese ci sia maggiore equità che come piazza affari di continuare a fare come sempre speculare vendere titoli in ribasso.
Probabilmente stretto tra i conti Italiani il perlamento e le richieste dell’Europa Monti non ha il consenso necessario di agire, se le sue sono intenzioni di un governo politico europeo e probabile che presto passerano le normative già applicate in altri paesi dell’Unione altrimenti le banche e Wall Strett avranno il sopravvento.

“Il Grande Capitale vuole il bis” (Massimo Giannini)..

Il virus che produce malattie e profitti (Vittorio Agnoletto).

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