Archivi Blog

LE MORTI MISTERIOSE DI DIRIGENTI BANCARI: FRODE E MANIPOLAZIONE

formigoni
Preso da Altrinformazione.it Fonte Mondialisation.ca DI MICHAEL CHOSSUDOVSKY 2 marzo, 2014 attualità
Tony Blair, consigliere della JPMorgan Chase, non ne è responsabile.
JPMorgan Chase è architetto segreto di frode, di
corruzione nella più grande truffa finanziaria della storia, seguendo lo Schema Ponzi. Lo scopo è quello di appropriarsi della ricchezza altrui, manipolando il mercato:
“Il mese scorso JPMorgan Chase, seguendo il modello Ponzi, ha ammesso di aver facilitato la più grande truffa finanziaria della storia. Sono passate inosservate le attività di Bernie Madoff, che ha sfacciatamente trasformato il suo conto bancario alla JPMorgan Chase in un’operazione di riciclaggio di denaro senza precedenti. Una simile manovra avrebbe fatto scattare l’allarme in qualsiasi altra banca.
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha permesso a JPMorgan Chase di pagare 1,7 miliardi di dollari e di firmare un accordo di impossibilità di procedere, il che significa che nessuno della JPMorgan Chase, anche questa volta, andrà a giudizio. Il grande interrogativo al quale non si può, o non si vuole dare risposta, è quello di sapere come mai gli organi giudiziari, incaricati del rispetto delle regole e della lotta contro il riciclaggio di denaro presso la JPMorgan Chase, abbia potuto ignorare, nel corso degli anni, i passaggi di miliardi di dollari che entravano e uscivano dai conti di Madoff a quelli di Norman Levy. Anche solo una manovra di questo tipo avrebbe dovuto far partire un’indagine. (Levy è morto, e il fiduciario delle vittime di Madoff ha promosso una causa contro gli eredi.)” Pam Martens, Russ Martens, JPMorgan Vice President’s Death Shines Light on Bank’s Close Ties to the CIA, WallStreetParade.com, 12 febbraio 2014)
Per poter portare a termine varie operazioni finanziarie, JPMorgan Chase, non solo controlla alcuni politici di alto rango, ma utilizza politici in pensione che esercitano funzioni consultive.
Dopo la carica di Primo Ministro britannico, Tony Blair è stato nominato consigliere di primo piano della JPMorgan Chase. I suoi onorari, benché ricoprisse il ruolo di consulente part-time, sono stati inizialmente fissati alla modesta somma di 500.000 sterline l’anno, per poi passare a due milioni di sterline.
Tony Blair è stato criticato per aver sfruttato la sua rete clientelare di relazioni politiche in Gran Bretagna e Medio Oriente per servire gli interessi di JPMorgan Chase. Ha lavorato a stretto contatto con l’amministratore delegato e presidente Jamie Dimon, recentemente oggetto di controversie.
“Noi gestiamo le nostre attività in tutto il mondo”, ha dichiarato Jamie Dimon: “Tony Blair darà ai nostri dirigenti e ai nostri clienti un’unica, inestimabile a prospettiva globale, d’un’importanza cruciale in un periodo difficile come quello attuale. La nostra impresa beneficerà davvero delle sue conoscenze e della sua esperienza”. (Comunicato stampa di JPM, gennaio 2008).
È da notare che nel 2003, dopo l’invasione dell’Irak, con Tony Blair ancora primo ministro, JPMorgan Chase è stata designata a dirigere la Banca commerciale dell’Irak.
In breve, Blair è un criminale di guerra che mantiene legami con una rete bancaria fraudolenta.
Decessi misteriosi di quattro alti dirigenti bancari di Wall Street
Il 28 gennaio scorso, un vicepresidente di JPMorgan Chase nel Regno Unito, Gabriel Magee, “è stato rinvenuto cadavere sul tetto al nono di un palazzo di 33 piani, sede europea della stessa banca, nella sezione Canary Wharf di Londra”.
Il 10 febbraio Ryan Henry Crane, 37 anni, un altro dirigente di primo piano della JPMorgan Chase, è morto in circostanze misteriose. Crane era responsabile della programmazione delle operazioni globali della JPMorgan Chase.
La morte di Crane sopraggiunge dopo “una serie di suicidi”, verificatisi in un lasso di tempo di sei settimane, che coinvolgono tre rinomati bancari, tra cui Gabriel Magee della JPMorgan Chase, l’ex economista della Federal Riserve Mike Dueker, e William Broeksmit, un dirigente senior della Deutsche Bank, trovato “impiccato nella propria abitazione, una morte che apparentemente farebbe pensare ad un suicidio”. Secondo la cronaca, Broeksmit era implicato in un processo sulla manipolazione sul mercato dei cambi.

CON I TUOI RISPARMI RIEMPIREMO I BUCHI DELLA FINANZA

29fr
Da Altrainformazine.it 19/02/2014 Fonte : http://www.reuters.comDI HUW JONES attualità
(Reuters) I risparmi dei 500 milioni di cittadini dell’Unione europea potrebbero servire per finanziare gli investimenti a lungo termine, per rilanciare l’economia e per aiutare a riempire il vuoto lasciato dalle banche dopo la crisi finanziaria. Questo è quanto si legge da un documento della UE.
L’Unione europea sta cercando un modo per svezzare i 28 paesi membri del blocco dalla loro forte dipendenza dai finanziamenti bancari e sta cercando come trovare altri mezzi per finanziare le piccole imprese, con progetti infrastrutturali e con altri tipi di investimento.
“La crisi economica e finanziaria ha compromesso la capacità che aveva il settore finanziario nel convogliare fondi verso l’economia reale, in particolare per gli investimenti a lungo termine” si legge nel documento che ha visto la Reuters.
Nella seconda metà di quest’anno la Commissione chiederà garanzie e metterà i suoi cani da guardia a controllare i paesi del blocco per studiare un eventuale progetto di legge “per mobilitare una maggior quantità di fondi pensionistici individuali da spostare nei finanziamenti a lungo termine” sempre secondo il documento.
Le banche si sono lamentate per gli ostacoli, che devono superare prima di poter prestare soldi all’economia, a causa delle regole post-crisi che le costringe a mantenere dei cuscinetti di sicurezza su capitali e liquidità, molto superiori a quello che vorrebbero.
Il documento rivela che la “congruità” dei capitali e delle norme sulla liquidità dei paesi della UE per i finanziamenti a lungo termine saranno riesaminate entro i prossimi due anni, un processo che potrebbe essere portato avanti negli Stati Uniti o altrove, per scongiurare qualsiasi rischio che le banche della UE possano approfittare di situazioni vantaggiose per trarne guadagni sleali.
Entro la fine di quest’anno l’esecutivo della UE completerà uno studio sulla possibilità di introdurre un conto di risparmio europeo, che potranno sottoscrivere le persone, i cui fondi potrebbero essere messi in comune e poi investiti nelle piccole imprese.
La Commissione intende inoltre studiare, nel corso di quest’anno, se saranno necessarie modifiche per contribuire a finanziare le piccole imprese attraverso la creazione di un mercato secondario liquido e trasparente con cui poter negoziare le obbligazioni delle società europee.
Si sta anche cercando di rilanciare il mercato delle cartolarizzazioni, per raccogliere fondi per i prestiti, come i mutui in obbligazioni, che le banche potranno vendere per raccogliere fondi per sé o per le imprese. Il mercato è rimasto sotto la nebbia della crisi finanziaria da quando le obbligazioni legate ai mutui USA per la casa, nel 2007, hanno cominciato a non essere rimborsati, scatenando il tracollo in tutti i mercati globali per i due anni successivi.
Il documento dice che la Commissione “dovrà tener conto di possibili futuri aumenti della liquidità di un certo numero di prodotti di capitalizzazione” nel momento in cui si tratterà di mettere in atto nuove regole su quello che le banche potranno includere come “nuove riserve di liquidità”. Questo dà un segnale di un possibile allentamento su quanto potrà essere incluso tra le attività che saranno giudicate “idonee” dal settore bancario, che controlla i paesi del blocco UE.
Entro la fine di quest’anno, la Commissione intende inoltre ” rivedere” quali saranno le norme comunitarie che trattano le obbligazioni garantite – dice il documento – un passo che sarà ben accolto dalla Danimarca per il suo grande mercato di obbligazioni utilizzate dalle banche per finanziare i mutui per la casa.
Altre misure per aumentare i finanziamenti della UE sono i prossimi passi che serviranno a raccogliere fondi, nei quali molte persone potranno contribuire con somme di denaro relativamente piccole che serviranno però a creare un consistente bacino di finanziamento.
Il documento rivela anche che gli investitori e i gestori patrimoniali avranno un ruolo che potrà proporre una revisione delle norme comunitarie in materia di diritti degli azionisti per “garantire una migliore diffusione delle politiche di coinvolgimento e di voto degli investitori istituzionali”.
Con maggiori difficoltà, la Commissione valuterà se l’uso di un “fair value” – di “un prezzo dei beni equo” – potrà tenere il ritmo con le nuove regole contabili, che saranno concordate a livello mondiale “sarebbe giusto, in particolare per quel che riguarda i modelli del business degli investimenti a lungo termine” .
Fonte : http://www.reuters.com
Link : http://www.reuters.com/article/2014/02/12/us-eu-banks-savings-idUSBREA1B1ZI20140212

– See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2014/02/19/con-i-tuoi-risparmi-riempiremo-i-buchi-della-finanza/#sthash.Whs5phiF.dpuf

IL TAGLIO DEL RATING Disoccupati e banche, incubo Pil (il declassamento di Fitch)

corel
Fatto Quotidiano 9/03/2013 Stefano Feltri attualità

Se voleva rassicurare non ci è riuscito del tutto. Il ministro dell’E- conomia Vittorio Grilli commenta il taglio del rating sul debito pubblico, deciso venerdì dall’agenzia Fitch, e dice: “Il Tesoro farà di tutto per mettere in sicurezza il nostro Paese”. Fitch ha ridotto il giudizio di affidabilità dell’Italia da A- a BBB+ per tre ragioni: lo stallo dopo le elezioni, la recessione è “una delle più gravi in Europa”, la ri- duzione del Pil che farà saltare gli obiettivi di bilancio (tutti in percen- tuale sul Pil, tipo il debito che arriverà al 130 per cento nel 2013) e perché un governo debole non riuscirà ad affrontare questo disastro. COME SEMPRE le agenzie di rating hanno un doppio ruolo: sono il termometro che misura la febbre dell’economia ma, misurandola, possono aggravarla. Secondo le analisi che si fanno in queste ore nelle banche d’affari, iltaglio del rating sveglierà un po’i mercati che osservano inebetiti l’Italia paralizzata dal voto. E quindi da lunedì ci si può attenere un po’ di ri- percussioni su spread e Borsa, anche Più che il termometro, il problema è però la febbre. Se ha ragione Fitch e nel 2013 il Pil crollerà dell’1,8 per cento, quasi il doppio di quanto previsto dalla Banca d’Italia, saranno guai seri. Dal la- to dei conti pubblici, il problema è il solito: le stime del governo sono ferme a -0,4, adattare a -1,8 o almeno a -1,5 significa rimettere in discussione i saldi preventivati (cioè accettare un deficit più alto). E se non si ottiene prima una deroga dall’Europa, si rischiano basto- nate dai creditori che ci vedranno come inadempienti e inaffidabili, dunque in- capaci di gestire un debito al 130 per cento del Pil. Ma di fare nuove manovre non se ne parla: anche i nostri creditori si preoccuperebbero, altri tagli e tasse (non scordiamoci che a luglio l’Iva salirà ancora) darebbero il colpo di grazia alla moribonda economia italiana. L’UNICA SPERANZA è che in Europa il timido ravvedimento delle istituzioni e dell’asse del rigore diventi un vero cambio di linea: non si possono snaturare vincoli codificati in trattati, regolamen- ti e direttive. Ma si possono approvare “pacchetti”di misure su giovani, occupazione, imprese che permettano di annacquare i tetti a debito e deficit. Nel caso dell’Italia il tema più urgente è quello dei pagamenti arretrati alle im- prese fornitrici della Pubblica amministrazione, tra i 70 e i 90 miliardi: bi- sogna pagarle emettendo debito pub- blico che però non non venga però con- teggiato ai fini dei parametri europei. Se ne parlerà al Consi- glio europeo di giovedì e venerdì, in cui l’Italia sa- rà sotto osservazione particolare. Ci sarà ancora Mario Monti, un po’ indebolito dalla campagna elettorale, e spetterà a lui convincere partner a dare fiducia a un Paese in confusione. I lenti tempi della politica sono diversi da quelli dell’economia. Se il Pil andrà a -1,8,sarà una catastrofe. I disoccupati sono già tre milioni, per fortuna la caduta del Pil negli anni della crisi non si è tradotta immediatamente dal lato dell’occupazione. Ma come nota l’Istat ogni mese la tendenza è preoc- cupante, anche chi non cercava lavoro ora ha finito i risparmi e ha bisogno di un reddito. Che non trova: per la Com- missione europea la disoccupazione nel 2013 arriverà al 12 per cento, 700 mila disoccupati in più in due anni. IL PROTRARSI della recessione mette a rischio anche il sistema bancario: a gennaio 2013 le sofferenze, cioè i pre- stiti che forse non saranno rimbor- sati, nei bilanci delle banche italiane erano 95,9 miliardi, calcola Bankitalia, il grosso nell’industria (24,5 miliardi) e nelle costruzioni (22,5). Sen- za ripresa e con una recessione più grave, quei soldi difficilmente torneranno indietro e le banche daranno sempre meno credito. E tutti quelli che tifano per una richiesta di aiuti internazionale avranno sempre più argomenti: un intervento di Bce e Fondo monetario per dare prestiti al- lo Stato e ripulire i bilanci delle banche. In cambio della rinuncia totale alla sovranità nazionale. Il prossimo governo avrà il suo bel da fare.

GLI USA ALL’ATTACCO DELLE BANCHE EUROPEE. ANCHE UNICREDIT FINISCE NELLA RETE (al di là dell’oceano qualcuno si frega le mani)


Fatto Quotidiano 28/08/2012 di Vittorio Malagutti attualità
Milano A mettere tutto insieme, tra multe, transazioni e accor- di preliminari, si arriva a 2,3 miliardi di dollari. Qualcosa come 1,8 miliardi di euro. Questo è quantohanno incas- sato le casse pubbliche ameri- cane nel giro di un paio di anni grazie alla crociata contro le banche, tutte europee, accu- sate di aver dato una mano ai Paesi canaglia. In cima alla li- sta l’Iran, ma anche Corea del Nord e Sudan. Non è ancora finita, perché l’elenco degli istituti finiti nel mirino delle autorità Usa si allunga di mese e in mese. E da questa parte dell’Atlantico c’è già chi de- scrive l’attivismo americano come una battaglia sponsoriz- zata da Wall Street per indebo- lire i concorrenti europei. E’ una tesisuggestiva, madiffici- le da usare davanti ai giudici Usa. E così l’inchiesta conti- nu a . Adesso tocca a Unicredit, o meglio, allasua controllatate- desca HypoVereinsbank (Hvb), importante banca ba- varese acquistata nel 2005, ne- gli anni della grande espansio- ne all’estero gestita da Ales- sandro Profumo.Hvb, dicono gli americani, avrebbe fatto af- fari con clienti iraniani e i soldi sarebbero transitati dalla filia- le Usa del gruppo bancario. Questo almeno è quanto ha scritto sabato scorso il Finan- cial Times citando anonime fonti Usa. UNICREDIT ha conferma- to, non senza sottolineare che la notizia era già stata inserita nella relazione di bilancio 2011 e anche nell’ultima seme- strale, chiusa a giugno. Ma un conto è segnalare l’esistenza di un’indagine in poche righe se- polte a pagina 400 e passa di un documento contabile. Tutt’al- tra cosa è ammettere di essere sotto inchiesta per transazioni illegali con l’Iran di Ahmadine- jad con tanto di comunicato stampa diffuso urbi et orbi. “Al momento non ci sono evi- denzedi problemi”, hanno co- munque fatto sapere da Uni- credit, precisando, come si di- ce sempre in questi casi, che l’istituto sta collaborando con le autorità Usa. In effetti, l’in- chiesta è in pieno svolgimento e non ci sono segnali che si stia arrivando ad un verdetto. I pre- cedenti però non sono del tut- to incoraggianti per il gruppo guidato da Federico Ghizzoni. A partire dal 2009 lo stesso tipo di indagine ha preso di mira al- meno una decina di colossi bancari del Vecchio continen- te. Tra questi le britanniche Lloyds, Barclays, Hsbc, l’elveti- ca Credit Suisse, le olandesi Ing e Abn, quest’ultima assorbita dalla Royal Bank of Scotland, le tedesche Deutsche bank e Commerzbank e anche la giap- ponese Sumitomo bank. Da ul- timo, il 14 d’agosto, è finita con la spalle al muro un’altra banca inglese, la Standard Chartered, che ha accettato di sborsare 340milionidi dollariperchiu- dere il contenzioso con il New York Department of Financial Services. Questo ente di con- trollo sull’attività creditizia dello stato di New York, guida- to dall’ex procuratore (un ex pm, per dirla all’italiana) Ben- jamin M. Lawsky, ha accusato Standard Chartered di aver ge- stito operazioni illegali addirit- tura per 250 miliardi di dollari nell’arco di alcuni anni. Il de- naro sarebbe transitato dalla fi- liale di Manhattan di Standard Chartered per poi affluire su conti di clienti iraniani fuori dai confini degli Stati Uniti. In gergo si chiamano operazioni “U Turn” (inversione a U), for- malmente consentite fino al 2008, quando un giro di vite del governo di Washington re- strinse di molto i margini di ma- novra degli istituti di credito. I quali negli anni precedenti non si erano fatti problemi a nascondere l’identità delle controparti iraniane nelle ope- razioni che transitavano dalle loro filiali Usa. PA RT E da qui, dall’accusa di aver volontariamente dribbla- to i controlli, l’attacco alle ban- che europee. Un attacco, in ve- rità, non proprio coordinato, perchèalmomento cisonoin- dagini aperte da almeno una mezza dozzina di ministeri (Te- soro, Giustizia) ed enti di con- trollo federali e statali che spes- so e volentieri interferiscono l’uno con l’altro. Tutte le ban- che coinvolte però sono pron- te a trattare pur di evitare la più pesante delle sanzioni, la chiu- sura delle attività a Wall Street, con tanto di perdite miliarda- riein bilancio.Megliotrattare, a l l o ra

“Il Grande Capitale vuole il bis” (Massimo Giannini).

Redazione
Tutti premono su Monti chi spera che nel paese ci sia maggiore equità che come piazza affari di continuare a fare come sempre speculare vendere titoli in ribasso.
Probabilmente stretto tra i conti Italiani il perlamento e le richieste dell’Europa Monti non ha il consenso necessario di agire, se le sue sono intenzioni di un governo politico europeo e probabile che presto passerano le normative già applicate in altri paesi dell’Unione altrimenti le banche e Wall Strett avranno il sopravvento.

“Il Grande Capitale vuole il bis” (Massimo Giannini)..

CHI E’ GEORGE SOROS?(un noto finanziere travestito da filantropo a favore delle strategie economiche degli Stati Uniti)


preso da http://www.movisol.org/soros1.htm
Sì ho una politica estera: il mio obiettivo è divenire la coscienza del Mondo.”
(1)
Non si tratta per nulla di un caso di narcisismo acuto della personalità; ecco infatti, come George Soros applica oggi il potere dell’egemonia degli USA nel mondo.
Le istituzioni di Soros e le sue macchinazioni finanziarie sono in parte responsabili della distruzione del socialismo in Europa dell’Est e nell’ex URSS. Ha gettato la sua attenzione anche sulla Cina. Ha preso anche parte a tutte le operazioni che sono sboccate nello smantellamento della Jugoslavia. Mentre si da arie da filantropo, il ruolo del miliardario George Soros consiste nel rinserrare la presa ideologica della globalizzazione e del Nuovo ordine mondiale assicurando la promozione del proprio profitto finanziario. Le operazioni commerciali e “filantropiche” di Soros sono clandestine, contraddittorie e coattive. E, per ciò che riguarda la sue attività economiche, egli stesso ammette che non ha coscienza, in quanto capitalista è assolutamente amorale.

Maestro della nuova arte della corruzione che inganna sistematicamente il mondo, con accesso agli uomini di stato che lo ascoltano. È stato vicino a Henry Kissinger, Vaclav Havel e al generale polacco Wojciech Jaruzelski.(2) Sostiene il dalai lama, il cui istituto si trova a Presidio, San Francisco, che ospita, tra l’altro, la fondazione diretta dall’amico di Soros, l’ex dirigente sovietico Mikhail Gorbachev.(3)

Soros é una figura di punta del Consiglio delle Relazioni estere, del Forum economico mondiale e di Human Rights Watch (HRW). Nel 1994, dopo un incontro con il suo guru filosofico, Sir Karl Popper, Soros ordinava alle sue società di mettersi a investire nelle comunicazioni in Europa centrale e dell’Est.
L’amministrazione federale della radiotelevisione della Repubblica ceca ha accettato la sua offerta di riprendere e finanziare gli archivi di Radio Free Europe. Soros ha trasferito i suoi archivi a Praga e ha speso più di 15 milioni di dollari per i loro spettacoli.(4) Congiuntamente con gli USA, una fondazione Soros dirige oggi Radio Free Europe/Radio Liberty, che ha esteso le sue ramificazioni al Caucaso e in Asia.(5)

Soros è il fondatore e il finanziatore dell’Open Society Institute. Ha creato e sostenuto il Gruppo internazionale di Crisi (GIC) che, tra l’altro è attivo nei Balcani dopo lo smantellamento della Jugoslavia. Soros lavora apertamente con l’Istituto Americano per la Pace – un organo ufficialmente riconosciuto dalla CIA.
Quando le forze ostili alla globalizzazione protestavano sulle strade attorno il Waldorf-Astoria, a New York, nel febbraio 2002, George Soros era all’interno e teneva un discorso davanti il Forum economico mondiale. Quando la polizia premeva i manifestanti nelle gabbie metalliche a Park Avenue, Soros vantava le virtù d’una “società aperta”, unendosi così a Zbigniew Brzezinski, Samuel Huntington, Francis Fukuyama e altri.

Chi è questo tipo?

George Soros è nato in Ungheria nel 1930 da genitori ebrei così lontani dalle loro radici che passarono, una volta, le vacanze nella Germania nazista.(6) Soros visse sotto il regime nazista ma, al momento del trionfo dei comunisti, andò in Inghilterra nel 1947. Lì, alla London School of Economics, subì l’influenza del filosofo Karl Popper, un ideologo anticomunista adulato il cui insegnamento costituì la base delle tendenze politiche di Soros. È difficile trovare un discorso, un opera o un articolo di Soros che non obbedisca all’influenza di Popper.

Nel 1965, Popper inventò lo slogan della “Società aperta”, che si ritroverà più avanti nella Open Society Fund and Institute di Soros. I discepoli di Popper ripetono le sue parole come dei veri credenti. La filosofia di Popper incarna perfettamente l’individualismo occidentale. Soros lasciò l’Inghilterra nel 1956 e trovò lavoro a Wall Street dove, negli anni ’60, inventò i “fondi di copertura”: “I fondi di copertura soddisfacevano gli individui assai ricchi (…) I fondi in gran parte segreti, servivano abitualmente a fare degli affari in luoghi lontani (…) producevano dei profitti astronomicamente superiori. L’ammontare degli ‘impegni’ mutavano spesso in profezie che si autorealizzavano: ‘le voci circolavano a proposito d’una situazione di acquisto che, grazie agli enormi fondi di copertura, incitavano altri investitori a sbrigarsi a fare lo stesso, cosa che a sua volta aumentava le azioni degli operatori di copertura.”(7)

Soros creò il Quantum Fund nel 1969 e iniziò a manipolare le monete. Negli anni ’70, le sue attività finanziarie scivolavano verso “l’alternanza tra le situazioni a lungo e a corto termine (…) Soros iniziò a guadagnare sulla crescita dei trusts d’investimento nell’immobiliare e sui loro successivi fallimenti. Durante i suoi venti anni di gestione, la Quantum offrì dei profitti clamorosi del 34,5% in media all’anno. Soros è particolarmente noto (e temuto) per le sue speculazioni sulle monete. (…) Nel 1997, si vide assegnare una distinzione rara facendosi chiamare scellerato da un capo di stato, Mahathir Mohamad, della Malaysia, per avere partecipato a un raid particolarmente vantaggioso contro la moneta del paese.”(8)

È attraverso tali “giochetti” finanziari clandestini che Soros divenne multimiliardario. Le sue società controllano l’immobiliare in Argentina, Brasile e in Messico, la banca in Venezuela e appaiono in molte delle più vantaggiose transazioni monetarie, facendo nascere la credenza generale che i suoi amici più potenti l’abbiano aiutato nelle sue avventure finanziarie, e ciò per delle ragioni tanto politiche che economiche.(9)

George Soros è stato accusato di aver fatto naufragare l’economia tailandese nel 1997.(10) Un attivista tailandese dichiarò: “consideriamo George Soros come une sorta di Dracula. Succhia il sangue del popolo.”(11) I cinesi lo chiamano “il coccodrillo” per i suoi sforzi economici e ideologici in Cina, che non erano mai sufficienti, e perché le sue speculazioni finanziarie hanno generato milioni di dollari di profitto quando mise le zampe sulle economie tailandese e Malese.(12)

In un giorno Soros guadagnò un miliardo di dollari speculando (una parola che detesta) sulla sterlina inglese. Accusato di prendere “denaro dai contribuenti ogni volta che speculava contro la sterlina”, aveva risposto: “Quando voi speculate sul mercato finanziario, non badate alle preoccupazioni morali cui si deve confrontare un uomo d’affari ordinario. (…) Non mi preoccupo di questioni morali nel mercato finanziario.”(13)

Soros é schizzofrenicamente instabile quando si tratta di arricchirsi personalmente in modo illimitato e prova un perpetuo desiderio d’essere ben considerato dagli altri: “I commercianti di monete seduti nei loro uffici comprano e vendono divise dei paesi del terzo mondo in grande quantità. L’effetto delle fluttuazioni dei corsi sulle persone che vivono in questi paesi non favorisce il loro spirito. Non si dovrebbe farlo più: hanno un lavoro da fare. Se ci fermiamo a riflettere, noi dobbiamo porci la questione di sapere se i commercianti di divise (…) debbano controllare la vita di milioni di persone.”(14)

È George Soros che ha salvato la pelle di George W. Bush quando la gestione della sua società di prospezioni petrolifere era sul punto di risolversi in un fallimento. Soros era il proprietario della Harken Energy Corporation e lui aveva comprato lo stock delle azioni in ribasso poco prima della fine della società. Il futuro presidente liquidò quasi un milione di dollari. Soros dichiarò che aveva agito i quel modo per avere “influenza politica”.(15) Soros é ugualmente un partner della tristemente celebre Carlyle Group. Ufficialmente fondata nel 1987, la “più importante società privata per azioni del mondo”, che gestisce più di 12 miliardi di dollari, é diretta da “un vero pugno mondano di ex dirigenti repubblicani”, dall’ex membro della CIA, Frank Carlucci, fino al capo della CIA ed ex presidente George Bush padre. Il Carlyle Group trae la maggior parte delle sue entrate dalle esportazioni di armi.

La spia filantropa

Nel 1980, Soros comincia a utilizzare i suoi milioni per combattere il socialismo in Europa dell’Est. Finanzia degli individui suscettibili di cooperare con lui. Il suo primo successo, l’ottiene in Ungheria. Attacca il sistema educativo e culturale ungherese, smantellando il sistema statale socialista di tutto il paese. Si apre un canale direttamente all’interno del governo ungherese. In seguito, Soros si volse alla Polonia, contribuendo all’operazione Solidarnosc, finanziata dalla CIA, e, lo stesso anno, estende le sue attività in Cina. L’URSS venne dopo.

Non era un caso se la CIA ha condotto delle operazioni in tutti da questi paesi. Il suo obiettivo era ugualmente la stessa di quella dell’Open Society Fund: smantellare il socialismo. In Africa del Sud, la CIA addestrava dei dissidenti anticomunisti. In Ungheria, in Polonia e in URSS, tramite un intervento non dissimulato condotto a partire dalla Fondazione nazionale per la Democrazia, l’AFL-CIO, l’USAID e altri istituti, la CIA sosteneva e organizzava gli anticomunisti, gli stessi tipi d’individui reclutati dalla Open Society Fund di Soros. La CIA li chiamava i suoi “assi nella manica”. Come dice Soros: “in ogni paese ho identificato un gruppo di persone – certe sono delle personalità di primo piano, altri sono meno noti- che sostengono la mia fede…”(16)

L’Open Society di Soros organizzava delle conferenze con degli anticomunisti cechi, serbi, romeni, ungheresi, croati, bosniaci, kossovari.(17) la sua influenza crescente fece sospettare che operasse in quanto parte del sistema spionistico USA. Nel 1989, il Washington Post riportava le accuse fatte già nel 1987 da ufficiali del governo cinese e pretendenti che il Fondo di Soros per la Riforma e l’Apertura della Cina aveva delle connessioni con la CIA.

S&P: “Italia e Spagna tra i Paesi più vulnerabili”

S&P: "Italia e Spagna tra i Paesi più vulnerabili".

Usa, Harrington svela gli inganni delle agenzie di rating


Redazione
Gli Stati Uniti per certi versi un paese affascinante ma forse dove ci sono degli eccessi di democrazia che portano i loro mercati finanziari(Wall Street a essere una sorta di centri del gioco d’azzardo
Dalla redazione del Fatto Qiotidiano.it 23/08/2011 Autore Matteo Cavallito
Inaffidabili nella migliore delle ipotesi, distruttive nel peggiore dei casi. La confessione pubblica dell’ex vicepresidente di Moody’s giunge in uno dei momenti più critici nella storia di questi arbitri del mercato. Mai come oggi nell’occhio del ciclone
“Mi chiamo William J. Harrington, sono stato impiegato da Moody’s Investor Service (Moody’s) come analista nella divisione derivati dal giugno del 1999 fino alle mie dimissioni del luglio 2010. Nel 2006 sono stato nominato vice presidente senior, il titolo più elevato cui un analista puro possa aspirare”. Inizia così la “confessione” aperta dell’uomo che promette di diventare il più interessante insider d’America. La gola profonda, ma non anonima, che tutti si attendevano in un momento chiave: con la Sec impegnata a disegnare le nuove regole di disciplina delle agenzie di rating nel momento di massima collera collettiva nei confronti di queste ultime. Un astio emerso già all’alba della crisi ma ora divenuto pressoché incontrollabile su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Corrotte da un peccato originale, il conflitto di interesse, intrinseco alla loro stessa struttura, chiamate “a far felice il cliente” nonostante sia quest’ultimo a chiedere loro un giudizio “obiettivo”. Insomma, inaffidabili nella migliore delle ipotesi, distruttive nel peggiore dei casi. Niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire, nel panorama delle critiche sul ruolo e il potere di queste agenzie. Se non fosse, particolare non da poco, che ad esprimersi in questo modo è uno che le agenzie le conosce fin troppo bene. Harrington, 11 anni di esperienza nelle file di Moody’s, è un insider di primissimo livello. Nel corso della sua carriera, l’ex vice presidente ha maturato una notevole esperienza nel campo dei prodotti strutturati. Titoli derivati conosciuti con l’espressione generica di asset backed securities, dove le Securities in questione sono i famigerati Cdo’s (Collateralized debt obligations) o simili, e gli asset da cui sono “backed”, i collaterali insomma, non sono altro che i crediti a rischio insolvenza. Ovvero i mutui subprime, gli agenti patogeni primari della più colossale crisi finanziaria del dopoguerra.

Una crisi, spiega Harrington in un report pubblico sottoposto alla Sec lo scorso 8 agosto, ma emerso solo nei giorni scorsi grazie all’attenta analisi di Business Insider, che la stessa Moody’s aveva previsto in anticipo pur affermando, in via ufficiale, l’esatto contrario. Non stupisce, dunque, che la stessa agenzia avesse preteso, come spiega il suo numero due, di essere pagata in anticipo dai suoi clienti (gli emittenti dei prodotti derivati che la stessa era chiamata a valutare) a prescindere dai risultati finanziari, ovvero dall’eventuale fallimento dei prodotti stessi e, conseguentemente, della credibilità stessa dei giudizi.

La vicenda, in realtà, appare piuttosto semplice. Le agenzie, spiega Harrington, devono dare giudizi obiettivi ma anche, ed è questo il punto, fare contenti i propri clienti. Per questo le valutazioni tendono spesso ad essere eccessivamente positive. Non mancano i dissidi, certo, peccato però che gli analisti scettici tendano ad essere bollati come “molesti” (troublesome) subendo di conseguenza vari tipi di pressione. Un esempio su tutti: quando un analista sollevava dubbi sulla bontà di un prodotto, i suoi superiori si affrettavano a comunicarlo direttamente al cliente facendo sì che quest’ultimo si mobilitasse per cercare di far cambiare idea al loro collega. Nei mesi del boom immobiliare si intensificarono le assunzioni di analisti giovani e inesperti, persone del tutto inadatte a giudicare con precisione il valore reale dei titoli ma al tempo stesso candidati ideali per un processo di auto convincimento collettivo che avrebbe permesso all’agenzia di raggiungere il suo obiettivo: la soddisfazione del cliente. Una verità scomoda che la stessa Moody’s continua a negare. Secondo Harrington, alcuni dipendenti dell’agenzia avrebbero mentito pubblicamente una volta chiamati a testimoniare di fronte alla commissione governativa che indagava sul collasso finanziario e sulle responsabilità degli analisti.

La credibilità dei giudizi sui titoli “tossici” espresso da un’altra agenzia del settore, Standard & Poor’s, è finita in questi giorni sotto inchiesta su iniziativa della Sec, la stessa commissione di controllo impegnata oggi a studiare nuove regole per disciplinare l’attività degli arbitri del mercato. Ma proprio queste nuove regole – rapporti sui controlli interni, protezione dai conflitti di interesse (il come non è specificato), pubblicazione di relazioni dettagliate sui metodi di analisi utilizzati – non sembrerebbero secondo Harrington minimamente efficaci. E’ la struttura stessa delle agenzie, in altre parole, a rendere queste ultime del tutto inaffidabili. E fintantoché saranno gli emittenti dei titoli a stipendiare i loro giudici, difficilmente questi ultimi potranno essere giudicati attendibili. Un ragionamento talmente ovvio da suggerire una riforma autenticamente radicale piuttosto che una semplice stretta sulla regolamentazione. Resta da capire, ora, se la Sec avrà davvero il coraggio e soprattutto la forza per andare a fondo in questa direzione.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: