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Scelta cinica (Marco Travaglio).

foto-marco-travaglio-servizio-pubblico-150x150Da Il Fatto Quotidiano del 22/10/2013. Marco Travaglio attualità
Però, che perspicacia questo Monti. Ha addirittura scoperto che Casini & Mauro sono due vecchi democristiani intrallazzoni, come tutti gli altri che ha imbarcato nel suo partitucolo. E financo che Enrico Letta è inginocchiato a Berlusconi e al Pdl. Ma va? Chi l’avrebbe mai detto. Anzi, senti chi parla. Forse Monti non lo ricorda, ma nel novembre 2011, appena salì a Palazzo Chigi, un certo Monti ringraziò il suo predecessore B. dello squisito servigio reso all’Italia appoggiando il suo governo tecnico, e lo chiamò “statista”. Poi, già che c’era, inviava un pensiero affettuoso a Letta zio. Il Cainano, in quel momento, era un morto che camminava a fatica, sommerso dallo spread e dal discredito, tant’è che sfuggiva ai radar dei sondaggi e, votando subito, si sarebbe estinto. Provvidero Napolitano e Monti a resuscitarlo. Tant’è che alle elezioni di febbraio, dopo 14 mesi di “cura” tecnica, era più vispo che pria. Per non farci mancare nulla, Monti fu il primo, in campagna elettorale, prim’ancora di conoscere l’esito delle urne, a predicare le larghe intese col noto statista. Nelle consultazioni al Quirinale, fece sapere che non avrebbe appoggiato altro governo se non l’ammucchiata con B. E ad aprile, quando si votò per il nuovo (si fa per dire) presidente della Repubblica, sabotò qualunque candidato che non garantisse il governissimo con B. Infatti fu rieletto Napolitano, che ce le regalò con Letta nipote premier, scelto direttamente da B. e da suo zio. Monti e i suoi non fecero neppure una smorfia di disgusto quando si trattò di votare altri insigni statisti a presidenti delle commissioni parlamentari: Nitto Palma alla Giustizia, Formigoni all’Agricoltura, Cicchitto agli Esteri e così via. Anzi, pareva che inalassero Chanel numero 5, tanto erano estasiati. Appena B. fu condannato dalla Cassazione, chi si fece intervistare dall’apposito Foglio di Ferrara per chiedere al Colle la “grazia di pacificazione” al neopregiudicato? Monti, naturalmente. E chi ha candidato alla commissione parlamentare antimafia Stefano Dambruoso, il multiforme ex pm antiterrorismo che giudicò “una bizzarria dietrologica” lo scandalo per il sequestro di Abu Omar da parte di agenti Cia e Sismi? Monti, of course.

Il quale ora scopre a scoppio ritardato che nelle larghe intese con B. comanda B. Oh bella, e chi dovrebbe comandare? Scelta civica che ha preso un terzo dei voti della destra? O il Pd che, avendo astutamente spedito il suo vicesegretario a Palazzo Chigi, deve ingoiare qualsiasi rospo pur di tenerlo lì? Ma non s’è accorto che la prima e unica mossa del governo dei grandi rinvii è stato la parziale abrogazione dell’Imu per ordine di B.? E, se era contrario, perché ha votato a favore? E non ha notato che ogni tanto Enrico Letta dice “bisognerebbe abolire il reato di clandestinità” o “modificare la Bossi-Fini” o “abrogare la Fini-Giovanardi” con l’aria del passante, visto che non può toccare nulla perché non solo B., che è cattivo, ma pure Alfano e Giovanardi, che sono buoni, non vogliono. Sono i miracoli delle larghe intese, nate senza uno straccio di accordo programmatico fra i partiti (quello che da settimane l’odiata Merkel sta mettendo a punto nei minimi dettagli fra Cdu e Spd), ma solo sulla difesa del potere e della Casta e sulla paura di Grillo e di nuove elezioni. Eppure Monti persevera nel definire questo pateracchio “la miglior formula di governo che il Paese possa avere e che spero duri cinque anni”, senza ammettere che la paralisi deriva proprio dalla maionese impazzita di tre partiti che non vanno d’accordo su nulla se non sulla tutela delle poltrone. L’ultima mirabolante scoperta fuori tempo massimo del professore col loden riguarda il danno d’immagine causatogli dall’intervista tv alla Bignardi col cagnolino Empy in braccio: colpa della giornalista “scorretta”, dice lui, come se quella avesse potuto mettergli un cane fra le braccia a sua insaputa o sotto la minaccia delle armi. Scusi, professore, ma si sente bene?

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Con Scelta Civica spaccata ora salvare B. è possibile

corelDa Il Fatto Quotidiano del 19/10/2013. Sara Nicoli attualità
VERSO IL VOTO SULLA DECADENZA: 12 SENATORI NEL NUOVO GRUPPO VICINO AL PDL.

Ieri è arrivato a gamba tesa anche Pier Ferdinando Casini, finito nella lista nera di Mario Monti dopo la sua decisione di dimettersi da presidente di Scelta Civica, decisione ribadita anche ieri come “irrevocabile”. “Prima mi chiedeva posti – ha sibilato l’ex leader di Scelta Civica – ora mi accoltella”. L’ormai ex alleato ha sferrato un attacco durissimo all’ex premier sostenendo che “le accuse nei miei confronti sono semplicemente ridicole”. Di più. Casini si è spinto fino a definire quello diMonti un “atteggiamento rissoso sull’azione dell’esecutivo” perché “questi continui distinguo, non sono accettabili”. Presa di distanza anche sulle dimissioni: “Non gli chiederò di ritirarle perché questo non mi riguarda”.
ALTRO CHE SOBRIETÀ. Non poteva finire peggio. Persino Corrado Passera, ieri, ha martellato Monti: “Scelta Civica mancava di radicalità, temevo che il progetto potesse finire così, ecco perché dissi no”. Il senatore a vita rimasto solo? L’immagine è quella. Mentre ribolle il terreno del centro politico che proprio oggi vedrà quella che sembra la nascita di un nuovo partito popolare: si parte dal Veneto “bianco” e da Villa Maschio, a Villafranca Padovana (Pd). A parlare di “Il Partito Popolare e il futuro dei moderati” ci saranno il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, Gaetano Quagliariello, Mario Mauro e Flavio Zanonato. La vecchia balena bianca, sembra proprio lì lì per risorgere. Tolto di mezzo un ingombrante Monti, che voleva fare di Scelta Civica il “suo personale” partito di sponda europea (questo, almeno, a sentire alcuni dei suoi detrattori), ora il primo passo sarà la creazione di un gruppo autonomo al Senato, composto da circa 12 dei 20 senatori ex Sc e che avrà la parola “popolare” nel nome: si tratta di Albertini, Casini, De Poli, Di Biagio, Di Maggio, D’Onghia, Marino, Mauro, Merloni, Oli-vero, Romano e Rossi. Ne resterebbero dunque fuori sette, con i ‘lealisti montiani’ in minoranza. Diverso il discorso alla Camera,dove tra i 47 deputati i montiani sono al momento la maggioranza. Ma in parallelo a quanto sta avvenendo, al Senato potrebbe anche a Montecitorio staccarsi da Sc e creare una componente autonoma. Il tutto, comunque, accadrà lunedì, a partire da Palazzo Madama dove – a questo punto – il pallottoliere sulla salvezza di Berlusconi potrebbe rimettersi in moto, complice il voto segreto.

IL PDL, PER QUANTO devastato dall’imminente scissione, si terrà unito nel nome della salvaguardia del “Padre Nobile”, la Lega non mancherà all’appello, mentre i 5 Stelle e il gruppo misto saranno compatti per il no. Poi, però, ci sarà il Gal, che potrebbe scegliere di votare contro la decadenza e il Pd. Che nel segreto dell’urna – è noto – potrebbe anche non tenere; nel partito, le spinte verso le elezioni a marzo sono forti e un voto per Silvio renderebbe la situazione ancor più fragile nella maggioranza che sostiene Letta. Dunque, i voti dei prossimi “popolari” serviranno. E molto. L’aveva capito, d’altra parte, anche Monti che nel pranzo che Mario Mauro ha consumato mercoledì scorso al circolo ufficiali di Roma, con Angelino Alfano e Berlusconi, non si è parlato di manovra economica. Ma di un’altra manovra, quella della fondazione di un partito centrista, cui Mauro vorrebbe dare la leadership al segretario del Pdl, ma anche una sorta di garanzia che un gruppo di senatori, gli ex Sc, potrebbero, nel segreto del-l’urna, fargli sponda nel giorno più importante. Il clima lo chiarisce Casini che, a proposito della decadenza, dice: “Non ho ancora deciso. Non è vero che ho contrattato con Berlusconi, non ho parlato con lui e non gli parlerò. Sará un voto che appartiene alla mia coscienza e basta. Al momento giusto lo dirò”.

Il partito centrista che verrà, composto per lo più da alfaniani di complemento, da ex democristiani di sempre e forse persino da qualche centrista del Pd costretto ai margini in caso di vittoria di Matteo Renzi (come Beppe Fioroni), si avvia a diventare una sorta di succursale del berlusconismo in salsa Dc che in prima battuta si muoverà, però, su un unico binario definito: salvare il Cavaliere al Senato. Poi verrà il resto.

La diaspora degli ex Sc, comunque, non sarà completa. Alcuni resteranno fedeli a senatore a vita. A partire da Ilaria Borletti Buitoni; la sottosegretaria ieri se l’è presa con Mauro, che “ha usato Scelta Civica per un altro progetto che non è Scelta Civica”. L’ultima resa dei conti martedì, durante il comitato di presidenza di Sc. Dove quelle che si conteranno saranno soprattutto le sedie vuote

GOLDMAN SACHS, LA BANCA CHE DIRIGE IL MONDO

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Fonte minimaetmoralia.it di RICCARDO STAGLIANO’ 18 settembre, 2013 attualità
I governi passano, Goldman Sachs resta. A un certo punto del documentario c’è qualcuno che lo dice. Non è un’iperbole, ma l’impietoso punteggio della partita attuale tra economia e politica. Vince la finanza, perdono tutti gli altri. E sul podio, da oltre un secolo, c’è sempre la banca fondata a New York nel 1869 dal tedesco Marcus Goldman che poi si assocerà con il genero Samuel Sachs. Più ricca dell’Arabia Saudita. Più potente di Obama. Più omertosa dei corleonesi. Il che rende particolarmente interessante Goldman Sachs: la banca che dirige il mondo, il film del francese Jérôme Fritel che sarà presentato per la prima volta in Italia al Premio Ilaria Alpi. «Non mi era mai successo di ottenere il novanta per cento di rifiuti a richieste di interviste» confessa il regista al telefono dalla Corsica. «Su oltre trecento tentativi ne abbiamo girate una quarantina, per poi tenerne la metà. E molti di quelli che avevano già parlato nel libro di Marc Roche, il mio punto di partenza, hanno acconsentito a farlo di nuovo solo lontano dalla telecamera. Il fatto è che, una volta entrato nell’azienda, non ne esci veramente mai». Quel gessato è per sempre.I monaci-banchieri, come li definisce un fuoriuscito, sembrano sottoscrivere il motto nietszchano: «Ciò che non ti uccide ti rende più forte». La crisi, ad esempio. Prima che la bolla dei subprime esploda, lasciando macerie dove una volta c’erano case, capiscono e agiscono. Creano un nuovo prodotto cui danno l’innocuo nome di Abacus, il pallottoliere, una cosa semplice, da bambini. In quel pacchetto ci sono i peggiori mutui in circolazione: loro lo sanno, i clienti no. È così difficile capirlo che ne fa incetta anche la Ikb, antica banca tedesca che fallirà per questo. Fabrice «Favoloso» Tourré, Normalista divenuto trader e coinvolto nel loro smercio, si vanterà con la fidanzata: «Vedove e orfani belgi adorano il sintetico Abacus». Sottintende: poveri idioti. Quando non si può più far finta di niente la banca decide di sacrificarlo. Fa trapelare l’imbarazzante corrispondenza della «mela marcia». Paga una multa da 400 milioni di dollari e non deve ammettere alcuna colpa. Il processo all’ambizioso francese (difeso coi soldi dell’azienda) è in corso. Potrebbe essere l’unico a pagare, per salvare l’onore della casa madre.È una banca fondata sul conflitto di interessi. Prendete Hank Paulson. Dal ‘99 al 2006 è amministratore delegato di GS. Lascia per andare a fare il ministro del tesoro del governo Bush (sotto Clinton c’era già stato un altro ex, Robert Rubin). È lui a decidere nel settembre 2007 di non salvare Lehman Brothers, avversario storico del suo precedente datore di lavoro. Sempre lui, a stretto giro, a intervenire in favore di Aig, il colosso assicurativo che garantisce i mutui. Se cade quella, la molto esposta Goldman perde dieci miliardi di dollari. Alla riunione d’urgenza convocata a New York Paulson tratta con il suo successore. «Quel salvataggio, costato miliardi ai contribuenti, è stata un’oscenità», si scalda William Black, esperto di diritto bancario che ha deposto davanti al Congresso, «ma così Goldman non ci ha rimesso un dollaro». Solidarietà tra allievi della stessa alma mater. Quando il Congresso interpella anche Paulson gli chiedono se non si sentisse a disagio in quel contesto incestuoso, gli rinfacciano lo sconto da 200 milioni di dollari che il fisco gli concesse per la vendita di azioni GS come condizione per entrare nel governo. Lui non sa cosa dire, balbetta. Sembra Charlie Croker, l’«uomo vero» di Tom Wolfe, che comincia a zampillare sudore di fronte a quella sorta di plotone di esecuzione di funzionari che gli chiedono di rientrare dei suoi tanti prestiti.Ci sono altri preziosi momenti-verità. Lloyd Blankfein, l’attuale numero uno, che si vanta con il Wall Street Journal di «fare il lavoro di Dio», intendendo la creazione di denaro dal nulla. Figlio di un postino e di un’addetta alla reception, cresciuto in case popolari di Brooklyn dove i bianchi scarseggiano, ha sgomitato sino al vertice. E ora ha un perma-riso stampato in faccia, alla Joker, al punto che un meme internettiano lanciato da Adbusters, la stessa rivista che ispirò Occupy Wall Street, chiama a raccolta chiunque riesca a toglierglielo, quel ghigno. A un certo punto si vede uno spezzone di un’intervista alla superpotenza televisiva Charlie Rose. Domanda: «Avete venduto un prodotto che scommetteva contro i vostri clienti?». Segue una pausa che stancherebbe Celentano. Un minuto, forse più. Sembra un’eternità. «Qualcuno ci chiama un casinò, ma se anche fosse siamo un casinò socialmente molto importante». Non uno degli intervistati nel film condivide quest’affermazione.Sono un network micidiale, quello sì, che crede di saper conciliare magicamente Dio e Mammona. «Quando alla fine degli anni ‘80, sull’onda della forte deregulation finanziaria britannica, aprono gli uffici a Londra» spiega ancora il regista Fritel, «si preoccupano di reclutare quanti più politici possibili, che diventino loro ambasciatori. Più tardi sarà il turno, come consulenti con credibilità a Bruxelles, anche dei vostri Mario Monti e Romano Prodi».Ben più organico è un altro italiano da esportazione, l’ottava persona più potente al mondo stando alla classifica Forbes: Mario Draghi. L’attuale governatore della Banca centrale europea ne è managing director e vice chairman dal 2002 al 2005. Il comunicato ufficiale descrive il suo ruolo come quello di aiutare l’azienda a «sviluppare e portare a termine affari con le principali aziende europee e con governi di tutto il mondo». Nel film un europarlamentare verde, il francese Pascal Cafin, gli chiede in udienza pubblica che ruolo abbia avuto nella discussa vendita di derivati che ha consentito alla Grecia di ridurre di due punti il proprio debito pubblico: «E avvenuta prima del mio arrivo e io non ci ho avuto niente a che fare». Canfin non è affatto soddisfatto («Affare troppo grosso, non poteva non sapere»).Neppure Simon Johnson, economista al Mit, lo ritiene verosimile e ha scoperto che dell’accordo, che varrà oltre 600 milioni di euro alla banca e una zavorra da 400 milioni di rimborsi annui sino al 2037 per Atene, si discuteva ancora nella primavera 2002. Insiste Fritel: «Ciò che sorprende è che Draghi abbia sostenuto di non voler occuparsi di governi quando tutti sapevano il contrario. Alcune nostre fonti ci hanno detto che era stato preso proprio nell’eventualità di pensare ad accordi del genere, legali ma scarsamente etici visto che i debitori finiscono per aggravare la propria posizione, con altri Paesi indebitati, come Francia e Italia». Draghi diventa Super-Mario, e il tempo delle domande diventa il tempo degli elogi. Jean-Claude Trichet, ex numero uno a Francoforte, accetta di essere intervistato ma, quando toccano il tasto del successore si blocca: «Stop. A questa domanda non voglio rispondere. Tagliate». Loro non tagliano e il diniego diventa eloquente.Nel documentario c’è molto di più. Viene fuori bene l’ethos di questi banchieri al cubo. Per cui sembra decisivo non solo guadagnare tanto, ma più di tutti gli altri colleghi, in un parossistico gioco a somma zero. La busta paga diventa il pallottoliere, l’abaco del tuo valore. Una ex-Goldman pentita racconta un aneddoto: «Un venerdì pomeriggio convocano i neo-assunti per una riunione con il management. Passano le ore, nessuno si presenta. È estate, fuori la gente parte per il mare, le matricole rumoreggiano. Passano altre ore e qualche temerario, scocciato, se ne va. Alle dieci di sera finalmente arrivano i dirigenti. E licenziano seduta stante chi ha abbandonato il campo». Questa è l’azienda. Gli ordini non si discutono. I vecchi compagni non si tradiscono. Goldman ha sempre ragione (anche quando un suo errore informatico rischia di bruciare in un attimo 100 milioni di dollari). È una profezia-autoavverante: finché la reciti, funziona.Fonte: http://www.minimaetmoralia.itLink: http://www.minimaetmoralia.it/wp/goldman-sachs/ – See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/09/18/goldman-sachs-la-banca-che-dirige-il-mondo/#sthash.EyNOALGL.dpuf

Le armi usate per massacrare il popolo egiziano sono italiane( le politiche d’esportazione di armi dell’ex governo Monti)

corel
articolotre –Redazione– 17 agosto 2013- In Egitto “la repressione messa in opera è stata brutale, inaccettabile e inescusabile”. Lo ha dichiarato ieri il Ministro degli Esteri Emma Bonino, rispondendo alle domande dei cronisti a proposito della strage di centinaia – o secondo altre fonti migliaia – di vittime, brutalmente represse con gas quando è andata bene, e proiettili, sparati direttamente al cuore o in testa.

La giunta militare che governa l’Egitto ha fatto sapere che non c’erano alternative all’uso della forza, e che per difendere i palazzi di un potere conquistato con un golpe, e non democraticamente non esiterà a fare fuoco sui manifestanti.

Quello che non dice il ministro Bonino è che le armi utilizzate dai militari in molti casi sono fabbricate in Italia.

Il nostro paese, infatti, è esportatore di varie tipologie di strumenti per la “difesa”, sia leggeri che pesanti.

Solo negli ultimi tre anni il carico tra Roma e Il Cairo è stato considerevole. L’Opal –Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le politiche di difesa e sicurezza – già lo scorso 27 luglio, mentre in Italia si credeva che la brace della protesta egiziana covasse appena sotto la cenere, rendeva note quantità e tipologia di armi esportate.

Scrive l’Osservatorio:

“Già nel 2010 erano state esportati al Cairo ben 2.450 fucili d’assalto automatici della ditta Beretta modello SCP70/90 corredati di 5.050 parti di ricambio a cui sono seguiti nel 2012 altri 1.119 fucili automatici sempre modello SCP70/90 e 2.238 caricatori e da altri 35 fucili d’assalto calibro 5,56 NATO modello ARX-160 ciascuno corredato da caricatori e baionetta e muniti di 35 lanciagranate e da silenziatori tutti dell’azienda bresciana Beretta.

Nel 2011 è stata autorizzata, dal governo Berlusconi, l’esportazione di 14.730 colpi completi per carri armati del calibro 105/51 TP-T IM 370 (equivalente al colpo completo cal. 105/51 TP-T M490) e nel 2012 altri 692 colpi completi calibro 40/70 PFFC IM212 con spoletta e altri 673 colpi completi 76/62 TP tutti prodotti da Simmel Difesa.

Sempre nel 2011 è stata autorizzata l’esportazione di 355 componenti per la centrale di tiro Skyguard per missili Sparrow/Aspide e affusti a cui sono seguiti nel 2012 altre 1.000 componenti e corsi d’addestramento per la stessa centrale di tiro prodotta dalla Rheinmetall Italia;

Nel 2012 è stata autorizzata dal governo Monti l’esportazione di 55 veicoli blindati Lizard della Iveco;

Vanno poi segnalate le esportazioni autorizzate nel 2012 a Oto Melara per attrezzature del cannone navale 76/62 S/R e apparecchiature elettroniche e software della Selex Elsag”.

Da una lettura della “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento nonché dell’esportazione e del transito dei prodotti ad alta tecnologia, emerge che le esportazioni di armi verso l’Egitto sono tuttora in corso e vedono l’Italia tra i principali fornitori europei.

Nel 2012, durante il governo Monti, hanno superato i 28 milioni di euro e vi figura di tutto: dai fucili d’assalto e lanciagranate della Beretta alle munizioni della Fiocchi, dalle bombe per carri armati della Simmel alle componenti per centrali di tiro della Rheinmetall, dai blindati della Iveco alle ‘apparecchiature specializzate per l’addestramento militare’.

Vengo a prenderti con il mio aereo blu (Emiliano Liuzzi).

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Fatto Quotidiano 1/07/2013 di Emiliano Liuzzi attualità
Dalle 4.070 ore di volo dell’ultimo anno di Berlusconi alle 2.885 di Monti. Sono passi avanti, ma la lotta agli sprechi è ancora lunga. Ogni volta che si tocca il tema dell’austerità, infatti, i governanti di turno si pongono il problema dei voli di Stato. Perché costano, costano tantissimo alla presidenza del consiglio dei ministri, ma pare siano davvero inevitabili.

È VERO, IL CAVALIERE usava l’aereo della presidenza per andare in Sardegna con le olgettine di turno. Una volta venne fotografato anche Apicella che, chitarra in mano, scendeva dalla scaletta sulla pista dell’aeroporto Costa Smeralda di Olbia.Inchieste, interrogazioni, bufere mediatiche. Tutto legittimato. Ma il rigore di Monti non è che abbia dato un taglio da spending review: la percentuale della riduzione è al di sotto di quel 30 % che il governo dell’austerità professata voleva ottenere. La flotta è rimasta invariata, i costi di manutenzione pure: 22 milioni di euro ogni anno, anche se gli aerei rimanessero a terra. Cifra che diventa di un centinaio di milioni, tra personale di aria, terra, tariffe aeroportuali e carburante, quando si vola. E accidenti se si vola: Berlusconi nel 2010 fissò il record assoluto: 8.500 ore di volo. Ridotto l’anno successivo della metà.

IL TUTTO AVVIENE sotto gli occhi dei contribuenti, che pagano. Ma il dubbio rimane: è un lusso indispensabile o può essere coperto dai mezzi di linea? È utile una flotta che potrebbe far concorrenza a una piccola compagnia commerciale? Anche perché oltre ai dieci jet extralusso del 31° stormo (3 Airbus e 7 Falcon), vengono destinati ai voli dei sottosegretari e dei ministri quasi venti Piaggio P180, le “Ferrari dei cieli” con motori a turboelica, considerati gioielli di tecnica, meccanica e comfort.

Un’operazione trasparenza già Berlusconi l’aveva annunciata: pubblichiamo sul sito del governo i voli in tempo reale. Ma poi non lo fece mai. Meglio è andata con Monti, anche se ogni tanto il sito non viene aggiornato. E non tutti sono tenuti a dire se e dove volano.

Durante il governo Monti, Giulio Terzi di Sant’Agata è stato i recordman, ha volato per lungo e per largo. Ovvio, era il ministro degli esteri. Un po’ meno ovvi i suoi risultati: vedi il caso dei due marò. Quello che salta agli occhi, sempre durante la gestione Monti, è come gli aerei di Stato in questo anno abbiano volato molto frequentemente a gennaio e molto meno a febbraio, il mese delle elezioni. A gennaio il record è il giorno 17: 4 aerei decollati da o per Roma. Quel giorno Anna Maria Cancellieri tornava da Dublino; l’onorevole Michele Vietti, vice presidente del Csm invece era in partenza per Herat; l’allora guardasigilli Paola Severino incrociava nei cieli la collega Cancellieri sulla rotta per Dublino, in direzione opposta; infine il ministro Terzi faceva Roma-Bruxelles-Roma. A fine mese 34 aerei impiegati per voli a medio e lungo raggio. Il mese successivo 23 voli, tra i quali un Roma-San Diego chiesto da una prefettura a scopo umanitario.

CHI NON SI È FERMATO un attimo, come detto, è stato Terzi: Monaco, Parigi, Bruxelles, Vilnius. Corrado Passera invece a febbraio ha effettuato un solo volo: Milano-Atene e ritorno il 13 febbraio. Corrado Clini infine è partito per Washington il 28, a governo già ‘superato’ dalle elezioni.

Non migliore – almeno per adesso – è la situazione per il governo di Enrico Letta. È vero che un mese è troppo poco per valutare. Ma ogni giorno, a maggio, neanche il tempo di insediarsi, c’era già un velivolo della flotta di Stato nei cieli. Necessità, spiega la presidenza del consiglio dei ministri. Chi non si è fermato un attimo è il ministro della difesa Mario Mauro. Non ha fatto in tempo ad ambientarsi invece il ministro Josefa Idem: un solo volo per lei all’attivo, il 16 maggio per Rotterdam e ritorno.

Insomma, l’attività deve ancora entrare nel vivo. Una circolare del 10 maggio scorso, del segretario generale di palazzo Chigi, spiega che d’ora in avanti “sarà necessario assicurare che ogni istanza per la concessione di un volo di Stato sia corredata da documentazione attestante le circostanze che rendono indispensabile ed eccezionale l’utilizzo del mezzo aereo (inderogabilità, urgenza, motivazioni istituzionali, mancanza di mezzi di trasporto alternativi, ecc.)”. Vedremo.

Il nuovo presidente della Camera , Laura Boldrini, in questo campo ha dato una lezione di rigidità a tutti: quando può si sposta tra Roma e Milano in treno. In realtà, vista la carica che ricopre, non sarebbe neppure obbligata a comunicare i suoi spostamenti aerei. Non sono tenuti nemmeno il presidente del Senato, il presidente del consiglio, quello della corte costituzionale e il capo dello stato. Tutto per motivi di sicurezza. Ad ogni modo il treno è ancora nelle sensibilità di pochi.

C’È UN ALTRO ASPETTO non trascurabile: tutte le spese vengono anticipate dall’Aeronautica e la presidenza del consiglio deve al corpo militare 200 milioni di euro di arretrati. E non sempre tornano indietro a tempo record. Anzi. Un rischio già sottolineato qualche anno fa dall’allora capo di stato maggiore , generale Camporini: “L’aeronautica fa il possibile e fornisce le risorse finanziarie per il servizio. L’importante sarebbe che entro la fine dell’anno gli oneri siano coperti

Clamoroso: Equitalia registrata in Delaware ! ORA ESIGIAMO UNA SPIEGAZIONE

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Fonte Altrainformazione 13/06/2013 attualità
E quindi L’IRS, l’agenzia americana di riscossione delle imposte, è una società a capitale privato. Quindi un’azienda. Come la Rovagnati.
Di conseguenza avrà dei libri sociali, un libro giornale, inventari… le scritture contabili, il libro dei soci, delle obbligazioni… delle delibere assembleari….
e ovviamente un BILANCIO…

Non staremo in questa sede ad analizzare la costituzione di questa società.
L’IRS, come molti studiosi e liberi ricercatori ben sanno, è una Corporation nata in un periodo molto delicato della nostra storia, in quegli stessi anni in cui un noto cartello bancario prese letteralmente il controllo del sistema monetario americano insieme alla gestione delle sue imposte.

Vogliamo invece che tutti prendano coscienza in modo diretto di quant’è stato nascosto ai nostri occhi fino ad ora… e si tratta di cose che aprono un coacervo d’interrogativi.
E forse si tratta anche di una NOTITIA CRIMINIS
Stavamo cercando di capire meglio quando come e in che forma fosse stata registrata alla S.E.C quando abbiamo trovato un codice di 7 cifre riferito ad un numero di file con la sigla accanto “DE” che non vuol dire Deutschland “Germania” ma indica il più piccolo degli Stati americani, incastonato tra il Maine e lo Stato di New York bagnato dall’Oceano Atlantico:

IL DELAWAREIl Delaware è uno stato piccolissimo di appena 900.000 abitanti, semplice, tradizionale, legato alla cultura Old England. Una particolarità di questo Stato è quella di avere i nomi delle contee uguali a quelle dell’Inghilterra.

Quindi abbiamo il Sussex, il New Castle, il Kent e anche qualche nome di città come Dover. Ma vedremo più avanti perché la similitudine con le aree geografiche britanniche ci ha incuriosito ancora di più e ci ha portato a nuovi risultati.

Un così piccolo Stato non ha grandi risorse, a meno fino a quando il suo Governo non decide, negli anni 60, di inventarsi una bella politica fiscale: Perché non invogliare le società straniere a spostare le loro sedi legali in questo piccolo e ridente Staterello, garantendo loro una TASSAZIONE PARI ALLO 0%?

E voi direte: “Eh, ma sarà complicato”

Niente affatto, ti puoi registrare comodamente online da casa tua, pagare con la tua carta VISA la modica cifra di 300 dollari ed aprire in tutta tranquillità una società che viene definita “LLC” (Limited Liability Company) “come una s.r.l”

Oppure una Corporation o anche una INC “Incorporated”

Facile come bere un bicchiere d’acqua. L’importante è che si operi al di fuori del territorio del Delaware.

Ma se si è americani e si lavora in America, la convenienza invoglia comunque perché la tassazione è all’ 8,7% contro una media del 48% di tutti gli Stati Federali.

Ecco alcune delle motivazioni del perché il 60% delle Società indicate nella classifica “FORTUNE 500″ hanno sede nel Delaware:
http://usacompany.studiocommercialisti-londra.com/delaware#TOC-Bassa-Tassazione

Ulteriori approfondimenti de Il Sole 24 Ore:
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&codid=22.0.1599221219&chId=30

Un Paradiso Fiscale di nome Delaware:
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-09-30/paradiso-nome-delaware-141137.shtml?uuid=AbPnO9lG

UN’EVENTUALE ROGATORIA INTERNAZIONALEquindi un accertamento fiscale che parta dall’Italia… non andrà mai a buon fine: Il Delaware garantisce la totale discrezione sui dati personali dei consiglieri di amministrazione, al punto tale che se voi intestate a terza persona la vostra società, il Delaware non ha nemmeno interesse a registrare il passaggio notarile.

Quindi potete fare il bello e il cattivo tempo godendovi tutti i proventi del vostro lavoro fino all’ultimo euro.

La politica fiscale ha avuto talmente tanto successo che a fronte di meno di un milione di abitanti, il Delaware registra presso la sua camera di commercio oltre 5 Milioni di ragioni sociali e non è neanche presente nella Black List mondiale dei paradisi fiscali.

MEGLIO DI CIPRO
MEGLIO DI MALTA
MEGLIO DELLE CAYMAN…
NON CRESCERANNO I COCCHI E NON CI SARANNO LE SPIAGGE BIANCHE MA LA TASSAZIONE RIMANE ALLO 0%
Quindi si tratta del miglior paradiso fiscale esistente sulla terra.
corel

A questo punto “fuochino” ma noi volevamo “FUOCO”
Dopo vari tentativi per trovare un database consultabile finalmente…. BINGO
Da qui potevamo partire con la nostra ricerca.

Ed una volta risaliti al file number di appartenenza, ecco apparirci come per incanto proprio l’IRS:

INTERNAL REVENUE TAX AND AUDIT SERVICE (IRS) For Profit General Delaware Corporation Incorporation date 7/12/33 File No. 0325720
Una Corporation registrata in Delaware con il file number 0325720
Quindi l’IRS risiede in un paradiso fiscale?
E voi direte, ah caspita… paga solo l‘8,7% di tasse?

NO!
Tutti i dipartimenti di Stato e i servizi correlati all’amministrazione americana sono registrati nel Disctrict of Columbia, con Capitale a Washington, sempre quel piccolo fazzoletto di terra di 25.000 mq che sussiste sotto la legge dell’ammiragliato e gode dei benefici dell’extraterritorialità (Oltre ovviamente ad essere registrato come una Corporation presso la S.E.C. e all’UCC)

QUINDI 0% DI TASSAZIONE.
Ah! Bell’esempio… perseguita i cittadini americani, pignora le loro case, distrugge le loro vite, intimidisce i movimenti politici all’opposizione e poi si registra in Delaware in un paradiso fiscale con tassazione ZERO?

C’è come minimo dell’incoerenza.

Se volessimo poi mettere in pari la bilancia sul piatto delle colpe, ci andrebbero messi tutti i suicidi e la gente disperata che compie atti inconsulti perché vessata da questo sistema iniquo, dovremmo aggiungere anche i milioni di disoccupati che perdono il lavoro perché le loro aziende non riescono a sostenere più il peso del prelievo fiscale.
Ma non credo che ci sia un prezzo per queste persone.

Il nostro sangue si è ghiacciato quando nel database del Delaware abbiamo inserito questo File number: 5315638

•Aprite questo link: https://delecorp.delaware.gov/tin/GINameSearch.jsp

•Inserite in basso a destra nella casella File Number: 5315638
•cliccate sul pulsante SEARCH.
(abbiate l’accortezza di farlo da seduti)

Siamo qui in attesa di trovare delle risposte alle domande che sorgono spontanee.
Chiediamo collaborazione anche a chi legge per risolvere questo “mistero americano”, ci viene in mente una lettura, forse la peggiore, quella in virtù della quale abbiamo menzionato la Notitia Criminis. Andiamo per punti. Il 30 giugno scadeva la convenzione di Equitalia S.P.A. con lo Stato Italiano per la riscossione di tributi. Questa Convenzione è stata prorogata pochi giorni fa fino al 31/12/2013. Chi ci dice che non ci sia un manipolo di Italiani che, in previsione di questa “sede vacante”, non abbia pensato bene di aprire una SOCIETA’ OMOLOGA che si propone di TRUFFARE, per mezzo dell’invio di cartelle FALSE agli ignari contribuenti italiani, richiedendo debiti inesistenti con more salatissime e portando direttamente negli Stati Uniti a tassazione zero, tutti i proventi di questa ipotetica truffa di portata internazionale. Sarebbe il colmo eh?

Alfred on Gaia

NOTA BENEIl database della Camera di Commercio dello Stato del Delaware è consultabile dal lunedì al venerdì dalle ore 7:00 alle ore 11:59 East time (US)
Nel caso si stia effettuando questa ricerca fuori dai seguenti orari di ufficio, è possibile visionare lo screenshot del risultato nei link sottostanti:

Screenshot1

Screenshot2
IRS

IRS: STA SUCCEDENDO QUALCOSA DI STRANOAbbiamo tradotto integralmente gran parte dell’audit rivolto all’ex direttore generale dell’IRS, Steven Miller, lo scorso 10 maggio e trasmessa in diretta televisiva in USA. Un’audizione per complessive 3 ore e mezza che si è tenuta presso la commissione d’indagine e controllo governativa sull’IRS, in seno al Congresso americano.
Volevamo sentire con le nostre orecchie la frase menzionata dal delegato Xavier Becerra, senatore repubblicano eletto in California e membro del Congresso, riportata da moltissimi blog americani.

L’IRS, LO RICORDIAMO, È UNA SOCIETÀ A CAPITALE PRIVATOuna corporation a tutti gli effetti, che in America è incaricata da Washington dell’esazione delle tasse su tutto il territorio nazionale (vi ricorda qualcosa?)

Abbiamo “sbobinato” tutta l’ora e 58 minuti di domande e risposte estremamente illuminanti per comprendere a pieno quanto l’utilizzo di questo strumento ricattatorio e coercitivo, in abbinamento con indagini persecutorie e richieste interminabili di documenti ai contribuenti presi di mira, sia stato un vero e proprio strumento di intimidazione e boicottaggio nei confronti dei gruppi politici conservatori americani che si oppongono nettamente alle decisioni dell’amministrazione Obama e si battono per una restaurazione fedele dei principi della Carta Costituzionale americana.

Siamo al punto di sentire ripetere per bene TRE volte, forte e chiaro, la frase che ci interessava ascoltare:

XAVIER BECERRANoi dobbiamo mantenere la fiducia dei cittadini americani nel sistema perché sappiamo che il pagamento delle tasse é volontario.

E Miller rafforza questa affermazione pronunciando un sintetico: “SI, sono d’accordo”

Ah, quindi le cose stanno così? e in Italia?
Guardiamo un attimo la Costituzione italiana cosa recita a proposito.
L’ARTICOLO 53 DELLA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA RIPORTA:
“TUTTI SONO TENUTI A CONCORRERE ALLE SPESE PUBBLICHE IN RAGIONE DELLA LORO CAPACITÀ CONTRIBUTIVA.”
ED AGGIUNGE:
“IL SISTEMA TRIBUTARIO È INFORMATO A CRITERI DI PROGRESSIVITÀ.”

Una tassazione del 65% sui redditi si può definire congrua ed equa? Riesce a garantire il livello minimo di sostentamento per le famiglie e per gli Esseri Umani? Esiste nel regime fiscale del nostro Paese una progressione percentuale giusta in relazione ai redditi dichiarati?
E se le pensioni minime sono oramai meno di un’elemosina, queste prebende d’oro sui redditi da lavoro autonomo e dipendente, sono da considerarsi perequate?
Insomma forse, a prescindere dall’appurare che siano “volontarie” o meno, queste tasse esose ed insostenibili, specie in un momento di sofferenza come questo che stiamo vivendo, dovrebbero tener conto prima di tutto del rapporto tra Stato e Cittadini e della finalità stessa del prelievo fiscale, che dovrebbe essere destinato, innanzitutto, a migliorare la qualità della vita dei contribuenti, i servizi al cittadino, la nostra scuola, la ricerca, l’aiuto alle classi meno abbienti ed agli anziani…

IN UNA PAROLA, DOVREBBERO SERVIRE ALLA GARANZIA DELLA FELICITÀ DI UN POPOLO…
E’ forse questo che i delegati del Congresso volevano suggerirci?

RIPORTIAMO LE PARTI SALIENTI DELL’AUDIT AL CONGRESSO NEI CONFRONTI DELL’IRS:

DAVE CAMP:
(Presidente della commissione di indagine sulla IRS)

Rivolgendosi a Miller: Nonostante due anni di investigazione di questa commissione, l’IRS non ha mai detto la verità ne agli americani ne a noi. C’è stato ripetuto più volte che si trattasse di inesattezze, ma ora noi sappiamo la verità e sappiamo che queste rivelazioni sono solo la punta dell’iceberg e si tratta di un vero SCANDALO.
Io posso ravvedere cinque gravi violazioni dei diritti dei cittadini che dovrebbero essere trattati in modo chiaro, trasparente ed imparziale dal loro Governo.
Per prima cosa nell’agosto del 2010 è stata creata una compagnia privata per l’esazione dei tributi fiscali, una chiara tattica intimidatoria: Una compagnia privata che chiede le tasse. (ma a quanto pare la IRS è SEMPRE stata una compagnia privata e lo scopriremo presto).
Al secondo punto nel giugno del 2010 comincia la persecuzione nei confronti dei gruppi conservatori.
Terzo, nel maggio del 2011 l’IRS comincia a perseguitare anche i supporter, donatori volontari di questi gruppi, riempiendoli di tasse.
Quarto, nel marzo del 2012 l’HUFFINGTON POST pubblica la lista completa dei dati di questi donatori risalente al 2008.
Quinto “PROPUBLICA” fornisce la prova che l’IRS ha utilizzato regole inesistenti (inventandosele) per poter perseguitare questi gruppi.
Lei non pensa Sig.r Miller che tutto questo si possa accomodare solo con le sue dimissioni vero?
questi gruppi stavano cercando di rendere l’America un posto migliore dove vivere prima di diventare il bersaglio dell’IRS. Se prendiamo questo come riferimento, ogni gruppo di attivismo civico in America è a rischio.
Io sono sicuro che voi vi rendiate conto che il potere di tassare è il potere di distruggere.
E sotto questa amministrazione l’IRS ha ABUSATO di questo potere e ha distrutto la fiducia che il popolo americano ha nel ruolo di governo di Washington. Questo non è sopportabile.
Sentendo le notizie dai Media sembra essere l’ennesimo tentativo di Cover Up e di corruzione nell’amministrazione. Sembra che la verità sia stata nascosta agli americani per il tempo necessario per arrivare alle elezioni (di Obama. Ndr)
Obama ha promesso di essere diverso, di darci un Governo il più trasparente nella storia degli Stati Uniti. Aveva ragione, l’America merita di meglio.
E’ ora di finirla con l’IRS, è un sistema che in accordo con Washington DECIDE CHI VINCE E CHI PERDE.

SANDER LEVIN:
(Membro della commissione del Congresso)
Quello che risulta chiaro è che l’IRS ha completamente RAGGIRATO gli americani.
Mi preme sottolineare che è chiaro ormai che l’IRS ha usato metodi ILLECITI per l’applicazione della tassazione sugli americani.
Questi criteri sono cambiati in due anni ben quattro volte.
Noi siamo molto arrabbiati e determinati a fare in modo che tutto questo non accada mai più.
Steven Miller nel Marzo 2013 ha testimoniato dicendo che non vi era nessun tipo di persecuzione nei confronti di questi gruppi, mentre noi adesso ne abbiamo le prove. Poco meno di una settimana fa LOIS LERNER, direttrice della divisione esenzioni fiscali, si è rifiutata di comparire di fronte a questa commissione per svelare la verità mentre non ha esitato a tenere una conferenza stampa 2 giorni dopo. Questo è inaccettabile ed è il motivo per cui io sette giorni fa ne ho chieste le sue dimissioni.
Se quest’indagine dovesse alla fine risultare un prolungamento della campagna elettorale 2012 in vista delle elezioni di MID- TERM (2014) noi avremmo fallito e tradito il nostro mandato nei confronti del popolo americano. (diretto contro l’amministrazione Obama. Ndr)
Lei Mr. Miller oggi è qui per dirci dove, come, quando e perché accadde tutto questo.
E se al contrario lei cercasse di portare acqua al mulino dell’amministrazione non dicendo la verità, commetterà oltraggio nei nostri confronti.

Intervento di Obama poche settimane prima con l’annuncio della richiesta di dimissioni di Miller:
“Ho saputo che il tesoro era informato, questo non ha nessuna giustificazione… Gli americani sono arrabbiati e anche io lo sono… non importa quale fazione politica sia stata perseguitata, l’IRS si deve comportare in modo trasparente… Vi dirò cosa faccio: Prenderò in carico la documentazione relativa a questi atti personalmente. Ho richiesto e accettato formalmente le dimissioni del Direttore generale dell’IRS”

RUSSELL GEORGE:

(Ispettore generale IRS)

E’ vero che l’IRS ha usato dei criteri specifici diversi dalla norma nei confronti dei gruppi conservatori. Questa pratica è iniziata nel 2010 fino a giugno 2012.
In una riunione interna della IRS, i criteri “personalizzati” venivano riferiti direttamente in maniere esplicita citando TEA PARTY, PATRIOTS, WE THE PEOPLE e il GRUPPO 9/11 (IL GRUPPO CHE RICERCA LA VERITA’ SULL’ATTENTATO ALLE TORRI GEMELLE)

Un altro punto di questo Report indicava la necessità di educare l’opinione pubblica attraverso le tendenze delle Lobby (mettere in buona luce alcune Lobby per orientare il consenso dell’opinione pubblica. Ndr) e in ultimo si diceva di ostacolare il più possibile chi criticasse l’operato del Governo.

Ovviamente tutti questi criteri sono illeciti perché non hanno come fondamento principale le tasse, ma un orientamento politico.

Un gruppo scelto di Cincinnati (OHIO) aveva selezionato tutti nomi da “approfondire”
Il gruppo di Cincinnati continuò a perseguitarli personalmente cancellando riferimenti alla loro posizione politica.

Dopo di che cambiò ulteriormente la tattica. Lasciò correre i 270 giorni previsti dalla legge per la contestazione nonostante la mole di documenti prodotti a loro difesa dai gruppi e dalle persone coinvolte, senza dare risposta e continuando ad eseguire i pignoramenti e ad esigere i pagamenti.

Alcuni dei casi già aperti, lo sono da TRE anni.

E’ stata richiesta una montagna di documentazione che l’IRS non ha preso in considerazione.

Il fatto che siano state rese pubbliche le liste era noto ai vertici dell’IRS.

Detto questo tutte e tre le accuse mosse all’IRS SONO FONDATE.

MILLER: Per prima cosa voglio dire che l’IRS chiede scusa per ciò che ha causato. Il sistema fiscale e il pubblico americano meritano di più.

Il potere politico non dovrebbe avere connivenze con l’IRS. Prenderemo iniziative nei confronti dei responsabili.

DAVE CAMP:
Ma lei sta ancora impersonando il Direttore dell’IRS

Miller: si

Dave Camp: E chi le ha dato questo incarico? il Presidente Obama?

Miller: si

Dave Camp: E quando ha ricevuto questo incarico

Miller: a novembre 2012 (ovvero in pieno scandalo. Ndr)

Dave Camp: Ma quindi lei ha 2 incarichi? E’ deputato e in oltre è qui a rappresentare l’IRS?

Miller: si

Dave Camp: E quindi a chi riferisce in merito alle questioni IRS, al Tesoro o al suo partito?

Miller: Se sono deputato della commissione riferisco alla commissione, per tutto il resto riferisco all’amministrazione.

Dave Camp: E questa non è una violazione del regolamento interno?

Miller: Lo è (dicasi grave conflitto d’interesse)

Miller: L’art 6103 dell’IRS impone l’obbligo di non rivelare i dati personali dei contribuenti. Lei lo sa che Washington in una conference-call ha diffuso alla stampa i nominativi di moltissimi contribuenti?

Miller: L’ho letto sui giornali.

Dave Camp: E lei non ha preso nessuna iniziativa quando ha saputo questa cosa?

Miller: Non mi ricordo… (balbettando)

Dave Camp: Quindi lei non ha informato l’ispettore generale o altri dirigenti.

Miller: Non so di cosa avrei dovuto informarli visto che era su giornali, non mi ricordo.

Dave Camp: La persecuzione di questi gruppi è avvenuta a Marzo 2010, giusto? E lei quando se ne è accorto?

Miller: Io ho incaricato alcune nostre persone di fare degli accertamenti su questa cosa.

Dave Camp: Ma era deputato a quel tempo?

Miller: si lo ero.

Dave Camp: Ma quando lei dice “Ho incaricato alcune nostre persone” a quali nostre si riferisce.

Miller: Un capo dipartimento anziano a livello di amministrazione governativa (da un politico)

Dave Camp: Ma lei ha allertato anche qualcuno all’IRS?

Miller: Si, a maggio (dopo aver informato l’amministrazione Obama)

Dave Camp: Nello stesso momento lei è venuto a conoscenza che l’IRS cominciasse a convocare per accertamenti fiscali i finanziatori di questi gruppi politici?

Miller: Si, … non ricordo il giorno… si cominciava a sapere che ciò stesse accadendo.

Dave Camp: Ma l’ha saputo dai giornali o dal suo team?

Miller: Non lo so.. forse da tutti e due…

Dave Camp: A quel punto cosa ha fatto?

Miller: Io ho detto di dare un’occhiata alla situazione e ho rimediato modificando il regolamento che risaliva al 1982 in modo da rendere più trasparenti ecorrette le regole di imposizione fiscale.

Dave Camp: Quando lei dice “abbiamo investigato” a chi si riferisce?

Miller: non mi ricordo (…)

Dave Camp: Ma quando lei dice “NOI” a chi noi si riferisce?

Miller: IRS, però non so essere più preciso… non mi ricordo a chi ho dato l’incarico.

Dave Camp: Ma lei sapeva che sarebbero state pubblicate queste liste?
Miller: Non mi ricordo, può darsi che qualcuno sia venuto da me… riferendomi di una richiesta di chiarimenti da parte del Congresso.

Dave Camp: E quando l’ha scoperto?

Miller: Non mi ricordo…

Dave Camp: Ma quando l’ha scoperto, ha fatto qualcosa?

Miller: Non mi ricordo, credo di si, immediatamente dopo. Ma io approssimativamente me ne sono reso conto quando la cosa è diventata pubblica.

Dave Camp: Ha informato qualcun altro di questo?

Miller: Io credo… che il servizio abbia informato internamente tutti.

Dave Camp: E di tutte queste cose che le ho chiesto, lei ha mai informato il Congresso?

Miller: Non credo, almeno fino a quando non è venuto fuori in conversazioni o nelle testimonianze.

Dave Camp: Ma lei non ha ritenuto opportuno informare il Congresso?

Miller: Era sui giornali…. (…)

Dave Camp: Ho un’ultima domanda per lei Signor Miller, quando lei è in possesso della verità e non la divulga, come lo definirebbe questo comportamento?

Miller: Io ho sempre risposto sinceramente alle domande Sig. Camp

DAVE CAMP:
(Rivolgendosi a l’Ispettore generale dell’IRS, Russell George): Sig.r Russel, riguardo alle accuse di Propublica ( l’associazione che ha accusato l’IRS di essere una Corporation privata – http://www.propublica.org ) ne avete mai parlato al vostro interno?

Russell George: Si noi sapevamo di questo. Non posso essere preciso a riguardo su quando e come, ma probabilmente lo abbiamo saputo dal nostro ufficio investigativo.

Dave Camp: E’ sicuro di non averlo saputo da parte di qualche impiegato dell’IRS?

George: Molto probabilmente da uno dei miei collaboratori.

Dave Camp: Non si ricorda da chi?

George: Non posso essere più preciso di così.

LEVIN:
mi scusi Miller ma questo nuovo regolamento quale dipartimento l’ha scritto? Una società privata si scrive le regole da sola?

Miller: lo ha scritto l’ufficio che si occupa degli affari legali.

Levin: E dove si trovano gli impiegati che appartengono a questo settore?

Miller: La maggior parte di essi lavorano a Cincinnati ( La task Force che perseguitava i partiti. Ndr) 140 persone che lavorano tutte a Cincinnati.

JOE CROWLEY:
(Delegato Democratico dello stato di New York – membro del Congresso):

L’incaricato dei rapporti con l’amministrazione fu incaricato da G.W. Bush vero?

George: si

Crowley: quindi lei mi sta dicendo che questi comportamenti vergognosi accaddero sotto gli occhi di un uomo nominato dal nostro Presidente

George: si, era quel periodo.

Crowley: L’ultima carica politica all’interno dell’IRS, è stato Everson vero? Sempre nominato da G.W. Bush?

George: si

Crowley: Quello che mi interessa capire, sono i fatti e l’ho chiesto anche alla scorsa audizione senza ottenere risposta: “L’operato dell’IRS ha una funzione strumentale politica ed è coordinato dalla Casa Bianca?” E non mi è stata data risposta. Io non penso che sia possibile perseguitare una fazione politica per la sua ideologia. E noi sappiamo adesso che anche nelle precedenti amministrazioni sono accadute le stesse cose e questo deve finire. E’ insostenibile, sto chiedendo ai miei colleghi di ottenere per favore delle risposte certe.

KEWIN BRADY:
(Delegato Repubblicano dello Stato del Texas – membro del Congresso):
Nella mia città c’è una piccola comunità del Tea Party e la sua coordinatrice è una piccola imprenditrice. E’ stata perseguitata dall’IRS per molto tempo con lettere alle quali lei rispondeva con documenti validissimi, senza mai ricevere risposta. A distanza di un anno e mezzo la sua pratica risulta essere ancora aperta. Tre anni di persecuzione che inizia nel 2010. Per prima cosa le arriva l’unità antiterroristica dentro casa. Venne convocata due volte per degli accertamenti dall’IRS e ricevette quattro volte viste dall’FBI a casa propria. E poi le hanno mandato due verbali di accertamento con multe pazzesche dalla commissione per l’ambiente. E io adesso le voglio chiedere: Stiamo ancora in AMERICA? Il nostro Governo è così ubriaco di potere?

Sig.r Miller, chi è il responsabile di questi atti intimidatori all’interno dell’IRS?

Miller: Se lei parla delle liste…

Brady: Io non sto parlando di liste, ma di una disposizione ben precisa per cui braccavate alcune persone per anni. Chi è il responsabile?

Miller: Se lei legge il mio rapporto avrà le sue risposte

Brady: Nel suo rapporto non ci sono nomi. Le sto chiedendo come deputato che ha la responsabilità del controllo dell’IRS. Ora CHI è il responsabile?

Miller: Io non ho nomi per lei.

Brady: Quindi mi sta dicendo che lei non ha un nome di chi possa aver iniziato queste persecuzioni nei confronti di questa gente? Lei è sicuro che nessuno di questi nomi sia uscito dall’FBI e sia finito in altre agenzie governative?

Miller: Una cosa del genere sarebbe violazione della legge. Se venissi a saperlo sarei assolutamente shoccato.

Brady: Noi vogliamo solo la verità da lei Sig.r Miller

CHARLES RANGEL:
(Delegato Democratico dello Stato di New York – membro del Congresso)

Scusi ma i referenti politici di cui abbiamo parlato… lei vuole dire che sono stati nominati da Bush e poi sono rimasti durante l’amministrazione di Obama, non è strano questo?

Miller: Si, certo (come se fosse la cosa più normale del mondo. Ndr)

PAUL RYAN:
(Delegato Repubblicano dello Stato del Wisconsin – membro del Congresso):

Lei ha appena dichiarato che ciò sarebbe oltraggioso ma nelle precedenti audizioni ha difeso l’operato dell’IRS. Noi adesso le chiediamo non solo di dire la verità, ma di dire TUTTA la verità. Lei ha mentito a questa commissione, come pretende che possiamo crederle nuovamente? Lei non ha mai menzionato che stavate perseguitando ideologie politiche. Sapeva benissimo che si trattava di questo ma lo dice solo oggi alla Commissione.

Miller: Io ho risposto in modo veritiero alle vostre domande

Ryan: Risponda a questo: Lei ha appena detto che eravate preoccupati dell’attività politica che orbitava intorno a queste organizzazioni. Ora le faccio qualche nome. Una si chiama Progresso per l’America, una si chiama Leadership Progressista… ma non è che è la parola progresso che a voi spaventa?

Miller: Noi avevamo selezionato una serie di attività politiche ma poi ci siamo ristretti a lavorare su queste organizzazioni.

GYM MC DERMOTT:(Senatore Democratico dello Stato di Washington – membro del congresso)

Nella mia mente c’è una sostanziale differenza tra stupidi errori ed errori intenzionali. La stragrande maggioranza delle vostre azioni nei confronti di gruppi politici, era diretta a gruppi di un determinato schieramento politico. Anche se io non amo la destra, trovo che sia profondamente sbagliato che di questo sia stato fatto oggetto una fazione politica.

DEVIN NUNES:
(Senatore Repubblicano dello Stato della California – membro del congresso):

Lei sa che la scorsa settimana è venuta qui a testimoniare Lois Lerner, direttrice della divisione esenzioni fiscali? Sa che si è appellata al 5° Emendamento e si è rifiutata di rispondere alle nostre domande? Sa che è stata convocata a testimoniare per un processo penale che indaga sui rapporti tra l’IRS e il B.A.R. di London?

Miller: Io so che è andata a deporre ma non so quale fosse l’argomento.

Nunes: ha mai avuto rapporti con qualcuno di Propublica?

Miller: … probabilmente no, però quando questo affare venne fuori mi ricordo che qualcuno dell’IRS incontrò qualcuno di Propublica. (non sarà stato unb tentativo di corruzione? Ndr)

Nunes: Lei sa che noi potremo chiedere copia di tutto ciò che uscito dal suo ufficio e dal suo cellulare nel periodo che riguarda la sua indagine?

Miller: si

Nunes: Chiedo il rapporto dell’intercettazione di tutto lo storico delle conversazioni di Miller riferite a quel periodo. Chiedo che vengano prodotte copie di queste registrazioni, specie nelle conversazioni con la Lerner e chiedo che essa venga riconvocata qui il più presto possibile.

Nunes: Lei ha ripetuto all’infinito oggi e nelle precedenti occasioni di non aver fatto mai nulla di male. La mia domanda ora è : Perché ha dato allora le dimissioni?

Miller: Io non ho ripetuto di aver fatto solo cose buone, io mi sono dimesso perché tutto quanto relativo a queste indagini si fermava alla mia scrivania. Ma da qui a dire che io ho una responsabilità personale è molto diverso.

Nunes: Io mi auguro che lei collaborerà a recuperare quante più registrazioni possibili degli ultimi quattro anni della sua vita.

Miller: Ne parleremo. (…)

PAT TIBERI:
(Delegato Repubblicano dello stato dell’OHIO – membro del Congresso):

nel 2010 al Tea Party, che ha sede nel mio stato sono arrivate 35 lettere da parte dell’IRS ma diventano 95 richieste documentali se andiamo a comprendere le sotto-domande.

Gli è stato scritto che erano a rischio di spergiuro se non avessero prodotto ognuno di quei documenti. Gli sono stati chiesti i nomi di tutti gli impiegati, degli ex Presidenti, la lista delle loro attività su Facebook, su Tweetter, i nomi dei membri delle loro famiglie… e molto altroancora.

Uno dei membri del Tea Party, che è in quest’aula oggi, rispose che erano no profit e che tutti lavoravano come volontari, dichiarando che nessuno di loro svolgesse le attività politiche che voi cercavate di dimostrare. Al punto 26 leggo testualmente: Forniteci i dettagli del vostro rapporto con Justin Tons. Un cittadino americano, che è qui oggi e che ancora non si spiega perché fa parte della richiesta numero 26. Questa persona è rimasta shoccata quando ha scoperto che l’IRS stava raccogliendo informazioni dettagliate su di lui. Trall’altro non aveva nessun rapporto con il Tea Party. E chiede a questo punto per quale motivo è stato oggetto di quest’indagine e da dove sono uscite queste informazioni? Chi ve le ha date? Questo lo danneggia negli affari e ancora non capisce perché compare in quelle richieste. E’ da Gennaio 2010 che si richiedono informazioni su di lui.

questa è solo una parte dei documenti forniti all’IRS sotto loro richiesta, e all’IRS non era sufficiente. (Mostra un faldone di proporzioni gigantesche)

Dopo aver prodotto questo e altri quintali di documenti, la loro richiesta è stata approvata da giugno 2010 a Dicembre 2012, esattamente un mese dopo le presidenziali (come se li avessero tenuti sul gira arrosto fino alla rielezione di Obama. Ndr)

Questa organizzazione ha una biblioteca e l’IRS ha richiesto la lista di tutti i LIBRI PRESENTI IN QUESTA BIBLIOTECA. E’ INCREDIBILE. Io non lo so come lei farà a difendersi, a dire che tutto ciò non ha una ragione politica.

XAVIER BECERRA:
(Senatore democratico dello stato della California – membro del Congresso):

Mi faccia riassumere, lei ha detto che si è trattato di un comportamento oltraggioso, orribile, ha parlato di errori grossolani, ma se pensiamo che il ruolo degli impiegati dell’IRS è di andare dai loro concittadini e dire che potrebbero essere posti sotto accertamento fiscale, non ci sono scuse, è intollerabile. Noi dobbiamo mantenere la fiducia dei cittadini americani nel sistema, perché sappiamo che il sistema di pagamento delle tasse è volontario.

Miller: sono d’accordo

Becerra: Lei ha ragione, si è trattato di un errore grossolano, ma il presente è anche peggio: E’ UNA VERGOGNA.

Lei ha detto quindi che non ci sono coinvolgimenti politici, ma l’effetto che ha provocato è peggiore, quello che viene alla luce è un comportamento assolutamente non giustificabile perché ha eroso la fiducia che gli americani hanno in un sistema al quale partecipano volontariamente. E se c’è un posto in tutti i settori dell’amministrazione dove bisogna mantenere il più alto grado di fiducia dei cittadini, è proprio l’amministrazione dei tributi.

Noi abbiamo bisogno di andare a fondo in questa questione.
Dobbiamo ripulire la scena in maniera che la gente partecipi con la stessa motivazione al sistema VOLONTARIO DI PAGAMENTO DELLE TASSE.

Questi problemi secondo me sono nati da un vuoto normativo che perde di vista il fatto che tra il Governo e le agenzie come l’IRS, ci sia un patto: Il primo obiettivo di un sistema di prelievo fiscale è quello di tutelare e di finanziare il servizio al cittadino, che vanno considerati attività primarie.

– Fine trascrizione –

MA COS’È VERAMENTE L’IRS?
In che anno è stata realmente costituita?
Come mai è impossibile risalire ai nomi di chi ha dato le direttive di persecuzione nei confronti di determinati gruppi politici? Cosa c’è realmente dietro a questa organizzazione?

Indubbiamente i soldi giocano ancora una volta un ruolo incontrastato di controllo.
Un vecchio detto recita: “FOLLOW THE MONEY” Segui i soldi.

Incuriositi dal fatto che per la prima volta si sia posta l’attenzione su un organo governativo così plenipotenziario come l’IRS e che in tutto il mondo sembra essersi presa effettivamente la strada della DISCLOSURE, abbiamo deciso di spingerci in una ricerca più approfondita sulla costituzione societaria delle così dette Corporazioni private che usurpano funzioni pubbliche… e quello che abbiamo scoperto oltre ad essere sconvolgente, ci ha permesso di aprire altre scatole cinesi dove le sorprese sembrano riguardarci MOLTO da vicino.

PUBBLICHEREMO OGGI I RISULTATI DI QUESTA RICERCA.

Edit 8/6/13: Link all’articolo della ricerca: http://www.opptitalia.org/index.php/mainstream-news/134-esigiamo-una-spiegazione

CYBERSICUREZZA: SCANDALO PRISM IN USA, MA L’ITALIA FA ANCHE PEGGIO (ci pensa Monti)

corelda altrainformazione.com Fonte ilfattoquotidiano.it DI FULVIO SARZANA attualità
Dunque, secondo quanto riferiscono notizie di stampa, il “Grande fratello” americano spiava il mondo intero.il “Grande fratello” americano spiava il mondo intero E’ quanto sta emergendo dallo scandalo che ha preso avvio dalle intercettazioni telefoniche dei clienti di Verizone si è esteso al web.

Prism“, il programma messo a punto dall’intelligence americana nato dalle ceneri delle operazioni di sorveglianza elettronica di George W. Bush, è entrato nei server di nove giganti della Rete e ne ha estratto, ha rivelato il Washington Post, “audio, video, fotografie, e-mail, documenti, password e username per continuare a tracciare nel tempo l’attività degli americani sulla rete” ma “focalizzandosi sul traffico di comunicazione straniero, che spesso utilizza i server statunitensi.

Ma l’Italia fa anche peggio.
Evidentemente a conoscenza di ciò che accadeva oltreoceano qualche mese fa, il Presidente Monti, dopo aver effettuato un viaggio negli Stati Uniti, ha fatto approvare il decreto del presidente del Consiglio dei ministri 24 gennaio 2013 “ nazionale”Direttiva recante indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica , poi pubblicato nella “Gazzetta Ufficiale” del 19 marzo 2013 n. 66, in piena “vacanza” legislativa.

Il decreto, controfirmato da mezzo governo, tra cui anche il ministro della Giustizia, definisce “l’architettura istituzionale deputata alla tutela della sicurezza nazionale relativamente alle infrastrutture critiche materiali e immateriali, con particolare riguardo alla protezione cibernetica e alla sicurezza informatica nazionali, indicando a tal fine i compiti affidati a ciascuna componente ed i meccanismi e le procedure da seguire ai fini della riduzione della vulnerabilità, della prevenzione dei rischi, della risposta tempestiva alle aggressioni e del ripristino immediato della funzionalità dei sistemi in caso di crisi”.

La norma prevede, tra le altre cose anche un principio assolutamente inedito per il nostro ordinamento.

L’art. 11 del decreto infatti obbliga gli operatori di telecomunicazioni e gli internet service provider, ma non solo, anche ad esempio a chi gestisce gli aeroporti, le dighe, i servizi energetici, i trasporti, a dare accesso ai servizi di sicurezza alle proprie banche dati, per finalità non meglio specificate “di sicurezza”.

In pratica gli operatori privati, ma anche le concessionarie pubbliche, dovranno spalancare le porte ai servizi di sicurezza sulle proprie banche dati, contenenti i nominativi dei cittadini italiani, e, si presume anche alle azioni compiute da questi ultimi, al di fuori di un intervento della magistratura.
Tutto ciò in via amministrativa e senza il necessario controllo, quantomeno dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali.

Senza andare tanto lontano anche noi abbiamo il “prism” alla Carbonara.

Fulvio Sarzana
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/08/usa-scandalo-prism-ma-litalia-fa-anche-peggio/620151/

IL BILDERBERG CLUB DI ANIME BELLE ? (SONO ARRIVATI GLI SPIN DOCTOR)

corel
Fonte altrainformazione.itDI
MARCELLO FOA Il Cuore del Mondo 6/06/2013 attualità

Dunque il Bilderberg cambia tattica: non è più un’associazione segreta o almeno così lascia intendere. La grande novità della riunione annuale che inizia il 5 a Londra è infatti l’apertura di un ufficio stampa e addirittura di uno spazio per i contestatori. La sezione inglese del Bilderberg ha addirittura pubblicato in anticipo la lista dei partecipanti e un istoriato dell’associazione, meglio nota come il Club dei potenti del mondo.

Ma si tratta di una vera svolta? Il Bilderberg è diventato improvvisamente democratico e trasparente, ponendo fine ai sospetti che lo circondano?
Certi commentatori pensano di sì ).vedi qui Io sono più cauto e penso che più che altro si è affidato agli spin doctor. Negli ultimi 2-3 anni il Bilderberg è finito sotto pressione non tanto sui media ufficiali quanto su internet, sono stati pubblicati diversi libri di denuncia, non tutti attendibili e documentati a dir la verità, e i manifestanti che tentavano di rompere le asfissianti misure di sicurezza aumentavano di anno in anno. Insomma, stava salendo un pericoloso rumore mediatico, non più confinato a pochi siti di informazione alternativa. E allora il Club ha deciso di ricorrere allo spin difensivo ovvero a una mossa a sorpresa che serve a depotenziare i sospetti che ti vengono rivolti, appropriandoti delle accuse..

Se l’accusa è quella di essere cospirazionisti tu devi aprire le porte, persino ai manifestanti (in aree ben circoscritte) e comunicare, comunicare, comunicare. O perlomeno dar l’impressione di farlo (e infatti gli osservatori più acuti non hanno abboccato come href=”http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11920″>Charlie Skelton<a del Guardian). In tal modo da adesso in avanti sarà più difficile tacciare il Bilderberg di essere un Club segreto e il fronte degli accusatori si spaccherà.

Una mossa molto abile, preparata da spin doctor professionisti, che hanno saputo confezionare molto bene il sito, aggiungendo spin allo spin; ad esempio invocando la trasparenza e la lotta alle lobby. Proprio loro che sono una mega lobby! Elogiano Transparency international ovvero… un’organizzazione popolata da membri del Bilderberg. Tutto è stato preparato con estrema cura, al fine di relativizzare, minimizzare, edulcorare. Leggendo il sito del Bilderberg inglese si ha l’impressione che si tratti di un Club animato da persone disinteressate, che hanno a cuore solo il bene dell’umanità, quasi dei benefattori. Bravissimi i loro spin doctor, non c’è che dire.

Resta il dubbio, fondato, sulle finalità reali di questo Club e sul modo in cui eserciti il proprio potere. Oggi si oscilla tra posizioni iperminimaliste – che non vedono nulla di male nel fatto che banchieri, manager di grandissime aziende, politici, banchieri centrali, grandi intellettuali si riuniscano dal Dopoguerra e promuovano un’agenda segreta e globalista – e posizioni cosiddette complottiste, come quelle di Estulin, che descrivono il Bilderberg come una grande Spectre.

La verità, verosimilmente, è molto più raffinata e sottile e per questo difficile da decriptare. Probabilmente il Bilderberg è un anello di una rete di interessi più complessa e articolata. Un anello che peraltro sembra perdere smalto. I centri élitari davvero efficienti sono quelli che riescono a preservare la capacità di selezione dei membri; qualità che non appare più quella di un tempo, alla luce di alcune new entry anche italiane. Ma questo è un altro discorso…

Marcello Foa
Fonte: http://blog.ilgiornale
Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2013/06/04/il-bilderberg-si-affida-agli-spin-doctor-e-diventa-un-club-di-anime-belle/

PARADOSSI D’EUROPA: COME FAR SI’ CHE I PAESI RICCHI SIANO SEMPRE PIU’ RICCHI E I POVERI VADANO IN MALORA –

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Fino a quando potrà chiamarsi ancora unico il mercato europeo e l’euro restare insieme, se i differenziali tra gli Stati membri continuano a crescere? – La frattura Nord-Sud dentro moneta e mercato unico non cessa di dilatarsi. E ora rischia di accentuarsi anche con la riforma degli aiuti di Stato…
Fonte Dagospia -Adriana Cerretelli per “Il Sole 24 Ore” 13/05/2013 attualità

Sarà la recessione che picchia più duro nei Paesi più deboli e in quarantena riformista. Sarà la scelta di governance della crisi che tende regolarmente a rafforzare i più forti. Sarà la crescente diffidenza reciproca che si nutre anche di una profonda incomunicabilità etico-politico-culturale.

Fatto sta che la frattura Nord-Sud dentro moneta e mercato unico non cessa di dilatarsi. E ora rischia di accentuarsi anche con la riforma degli aiuti di Stato a finalità regionali, i cosiddetti Afr, che sarà varata a Bruxelles in giugno.

Sullo sfondo un interrogativo: fino a quando potrà chiamarsi ancora unico il mercato europeo e l’euro restare insieme, se i differenziali strutturali e competitivi tra gli Stati membri continuano a crescere?

strasburgo-europarlamento
Prendiamo l’Italia, lo sviluppo che arretra, le imprese che boccheggiano o chiudono. Ci sono riforme strutturali da fare e storture da raddrizzare che dipendono tutte e solo da noi: dal pagamento dei maxi-debiti pregressi della pubblica amministrazione al futuro rispetto delle scadenze in linea con le nuove norme Ue, dall’elefantiasi burocratico-normativa all’inefficienza diffusa della Pa, dall’iper-tassazione da abbattere fino a una giustizia che riposa su tempi biblici scoraggiando gli investimenti e spingendo le delocalizzazioni.

IL PALAZZO DELLA COMMISSIONE EUROPEA
C’è però anche un contesto europeo con il quale i singoli sistemi-Paese si devono misurare: invece di accompagnare e sostenere gli sforzi di risanamento dei più vulnerabili, sembra evolversi verso un modello che ne complica vita e chance di riscatto.

Accesso al credito e costi di finanziamento delle imprese e degli Stati decisamente divaricati, con i ricchi che si approvvigionano quasi gratis e i poveri che invece pagano conti molto salati. Unione bancaria al palo insieme alla possibilità di rompere il legame perverso tra crisi bancaria e dei debiti sovrani e di integrare davvero un settore fragile. Questi fossati Nord-Sud sono arcinoti.

COMMISSIONE EUROPEA
Che dire poi della disoccupazione, salita in media Ue in marzo al 12,1%, che però colpisce Grecia e Spagna al 27% ma Germania e Austria solo al 5? O della dinamica salariale con costi orari del lavoro variabili l’anno scorso dai 3,7 euro della Bulgaria ai 39 della Svezia?

Commissione Europea
Con Germania alla media di 30,4 euro però con un terzo della manodopera remunerata 8,5 euro e i mini-jobs pagati addirittura 3-4 euro, tanto che Belgio e Francia hanno denunciato Berlino a Bruxelles per dumping salariale? Con questi precedenti come può la Germania dichiarare guerra alla concorrenza sleale dei partner sul fisco quando in casa fa lo stesso sui salari?

«Se la Germania continua a mantenere bassi i salari e ad accumulare surplus nell’export, l’unione monetaria alla lunga non potrà tenere», ha avvertito Lazslo Andor, commissario Ue agli Affari sociali, secondo il quale «la coesione europea si è già persa a metà».

Ad allungare ulteriormente le distanze tra i partner europei, che per di più in futuro potranno contare sempre meno sulla camera di compensazione dei fondi del bilancio Ue, potrebbe presto contribuire anche la riforma Ue degli aiuti di Stato in gestazione a Bruxelles. In teoria questi aiuti alle imprese dovrebbero favorire integrazione e convergenze dentro il mercato unico, evitando delocalizzazioni e distorsioni di concorrenza.

DRAGHI E MERKEL Di fatto, complici la crisi che ha sconvolto molti equilibri territoriali e le politiche di rigore che minimizzano quando non annullano i margini di bilancio dei Paesi più in difficoltà, la riforma degli Afr, se non accompagnata da opportuni paletti, rischia di avere effetti paradossali: accentuando, invece di attenuare, distorsioni di competitività e fratture dentro il mercato unico, favorendo una volta di più le imprese degli Stati più ricchi e con maggiori disponibilità finanziarie.

MARIO DRAGHI MERKEL Oggi infatti non ci sono tetti all’erogazione di questi aiuti nazionali ma solo una serie di criteri da rispettare quando si versano. Sotto i 200mila euro (che ora si vorrebbe elevare a 500mila) però non vanno nemmeno notificati a Bruxelles, quindi sfuggono ad ogni controllo europeo.

Nel triennio 2009-11 con lo 0,60% e lo 0,56% del Pil Francia e Germania hanno versato alle rispettive industrie e servizi più del doppio degli aiuti erogati dall’Italia, 0,23%, che ha problemi di bilancio. Anche la Spagna ci ha battuti con lo 0,39%. Lo squilibrio appare ancora più preoccupante se si considera che tra il 2006 e il 2011 gli aiuti esenti da notifica sono passati dal 6,2 del totale al 32,4% in media, con la Germania al 64% e l’Italia al 38,8%.

MARIO DRAGHI E ANGELA MERKEL Se poi si combina la variabile aiuti con i livelli di tassazione su capitale e reddito d’impresa emerge l’ennesimo paradosso: le imprese italiane operano in uno dei Paesi Ue con maggiore tassazione e meno aiuti, mentre i concorrenti tedeschi e francesi in quelli con meno tasse e più aiuti.

La morale è evidente: ogni Paese deve fare al più presto la sua parte di rigore e di riforme. Ma l’Europa non può stare alla finestra limitandosi a guardare come finirà la partita. Perché senza solidarietà e ammortizzatori adeguati, di questo passo il suo esito è scritto.
«Le autostrade finanziate in Spagna e Portogallo con i fondi europei hanno avvantaggiato anche l’industria tedesca, che vi ha potuto vendere le sue Mercedes e Bmw», sottolinea un diplomatico europeo.

enrico letta E aggiunge: «Oggi, grazie all’euro sottovalutato, la Germania vanta un attivo delle partite correnti del 7% contro il passivo del 6% di dieci anni fa». A nessuno in Europa conviene la rottura, anche se non tutti l’hanno capito. Ma per evitarla l’Europa deve ritrovare al più presto gli equilibri

LA LINGUA BIFORCUTA DELLA MASSONERIA

corel
Fonte altrainformazione.it 30/04/2013 attualità
Tutti a condannare la violenza di un folle, ma Gasparri, La Russa e Alemanno si spingono un po’ più in là e indicano nella benzina gettata sul fuoco dal M5S la causa del gesto di Luigi Preiti. La sceneggiata si ripresenta uguale a quella degli anni di piombo, che andava sotto il nome di strategia della tensione.
Lo scopo è sempre lo stesso: rinsaldare il potere che in questi ultimi mesi è andato sfilacciandosi nella coscienza collettiva degli italiani. Paragonando quanto successo davanti a Palazzo Chigi ai più clamorosi atti definiti terroristici degli ultimi tempi, sembra di assistere ad un attentato “false flag”, in cui ad essere colpiti sono membri della nazione da cui partono le direttive massoniche di controllo della popolazione.
Come a Pearl Harbor nel 1941 e a New York l’undici settembre 2001 a morire furono cittadini americani le cui vite spezzate diedero al governo USA il pretesto, rispettivamente, per entrare in guerra contro il Giappone e invadere Afghanistan e Iraq, così con l’attentatore calabrese solitario il governo massonico appena eletto potrà indicare il prossimo nemico da sconfiggere, magari proprio il M5S che si è unito al coro dei camerieri nel condannare la violenza, ma che potrebbe non essere del tutto credibile di fronte all’opinione pubblica. Far scendere la percentuale di votanti per il movimento di Beppe Grillo potrebbe già essere un buon risultato, nel caso in cui il governo neoeletto dovesse cadere e si tornasse alle urne. La vita di due carabinieri varrebbe tale risultato.
Una cosa deve essere chiara: non è il M5S a fomentare l’odio verso “Il Palazzo”. Semmai ne è lo strumento per attutirlo, per fungere da collettore dei malumori che nascono spontanei nella popolazione. Il potere dovrebbe ringraziare Grillo per questo servigio, se mai si desse il caso che il potere ringrazi se stesso.
I commenti dei benpensanti sono marcatamente manicheistici. Il male è quello che spara sui carabinieri, da sempre cani da guardia delle istituzioni, fedeli, nei secoli, come cani. I buoni sono quelli che siedono sugli scranni del parlamento e che si fanno in quattro per affrontare la crisi assassina che porta alla chiusura di fabbriche e al suicidio di chi non ce la fa più. Peccato che la crisi l’abbiano creata loro, su disposizione dei loro padroni banchieri.
La massoneria che gestisce la vita di milioni di persone è abituata a dire bianco pensando al nero. A dire nero pensando al bianco. E quando Monti dice che stiamo uscendo dalla crisi, in realtà vi stiamo appena appena entrando. Quando il magistrato di turno dice ai giornalisti che è convinto che la piccola Yara Gambirasio sia viva, significa che è già morta. Quando tutti i giornalisti e i loro inviati ripetono reiteratamente che si tratta dell’opera di un pazzo, significa che in realtà si tratta di un manovale della ‘Ndrangheta che sta solo eseguendo gli ordini dello Stato/Mafia.
Lo Stato mafioso, conosciuto anche come Mafia statale, ha bisogno di martiri per consolidare il proprio potere, ma anche per fare sacrifici cruenti nei momenti topici del passaggio dal vecchio al nuovo, sacrifici propiziatori per benedire con il sangue la nascita del nuovo governo. E quale migliore “agnello sacrificale” se non due membri del corpo in fase di smembramento come i carabinieri? Stanno per confluire nell’Eurogendfor, super corpo di polizia dai poter illimitati, germe del NWO.
Se i due carabinieri fossero morti sarebbe stato un bel rito, pienamente riuscito, ma il picciotto non ha fatto le cose per bene. Avrebbero dovuto sceglierne uno con una mira migliore.
La parte più ottusa della popolazione, dopo questo episodio, vedrà di cattivo occhio i ragazzi del movimento di Grillo, nonostante le rassicuranti parole di Crimi e della Lombardo. Ad essere poco credibili saranno proprio loro, mentre i mafiosi Alemanno, La Russa e Gasparri, insieme a Grasso, alla Boldrini e a tutti gli altri compagni di merende, risulteranno credibili e rispettabili. Loro sono le istituzioni, immacolate e oneste (si fa per dire), solo un poco al di sotto delle affermazioni del Papa.
Dei deputati 5 Stelle ce n’era uno che voleva entrare in parlamento addirittura senza giacca e cravatta! Figuriamoci che serietà può avere un partito simile!
I massoni restano nell’ombra. Fanno parlare le vecchie volpi della politica, che dopo questo “vile” attentato vedono allontanarsi il momento in cui i loro corpi profumati e vestiti elegantemente penzoleranno dai lampioni delle città.
Per ora se la sono cavata. La presa della Bastiglia è rimandata sine die. Dichiarare guerra ai pazzi non si può perché sono già tutti in manicomio. O quasi.
Le folle sono per l’ennesima volta distratte dai suicidi di persone che non ce la fanno, dalle aziende che falliscono e dai pensionati costretti a rubare nei supermercati o a cercare cibo nei cassonetti.
La profezia di Grillo sull’Italia in bancarotta in autunno può essere messa da parte. Abbiamo cose più importanti a cui badare: gli squilibrati armati di pistole calibro 22.

Fonte: http://freeanimals-freeanimals.blogspot.it
Link: http://freeanimals-freeanimals.blogspot.it/2013/04/la-lingua-biforcuta-della-massoneria.html

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