Archivio mensile:ottobre 2013

Microleader &; microspie (Marco Travaglio).

foto-marco-travaglio-servizio-pubblico-150x150
Da Il Fatto Quotidiano del 31/10/2013. Marco Travaglio attualità

Nemmeno un maestro del genere, un Feydeau, un Courteline, un Labiche, poteva inventare un vaudeville come il Datagate o una farsa come quella della chiavetta regalata da Putin ai colleghi nell’ultimo G-20 di San Pietroburgo per introdursi nei loro computer con un “cavallo di troia” informatico e spiarli meglio. Uno capirebbe un diamante, un gioiello, un fermacravatta d’oro, un Rolex di platino, cose così: ma una pen-drive? Deve conoscerli davvero bene, Putin, quei barboni dei politici europei per pensare che basti omaggiarli di una pennetta da 3 o 4 euro, o di un cavetto per ricaricare il cellulare, perché quelli si affrettino a infilare la prima nel loro pc e il secondo nel loro telefonino. Poi c’è il caso italiano, che è una farsa nella farsa. Il Corriere raccoglie l’“ira di Letta”, nel senso di Enrico, perché gli altri “grandi” sono stati avvertiti una settimana fa, mentre lui l’hanno “informato solo ieri”. Il dubbio di non essere un “grande” non gli è proprio venuto, e ora si teme un’altra crisi di nervi quando scoprirà che la sua chiavetta e il suo cavetto sono senza cimice, perché Putin non l’aveva riconosciuto, anzi l’aveva scambiato per un addetto al catering. Né vorremmo essere nei panni del Cainano, che in queste ore sta facendo bonificare con i sonar tutti i regali ricevuti negli anni dall’amico Vladimir, temendo che nascondano qualche microspia collegata con uno spione russo che annota tutto. Dopo De Gregorio, Lavitola, Tarantini, la Began, la Bonev, Dell’Utri, Previti e un battaglione di Olgettine, manca soltanto Putin. Aveva appena ripreso a dormire la notte, e riecco l’insonnia popolata di dubbi atroci. Non è che quelle tre squinzie alte due metri che Vlady gli donò per dargli il benvenuto nella dacia sul Mar Nero erano Mata Hari travestite, o peggio bambole gonfiabili imbottite di cimici? In effetti, di gomma ne avevano più della Santanchè. E quella simpatica pròtesi a pompetta di fabbricazione siberiana che funziona così bene, non sarà per caso un’antenna direzionale? Avessero ragione Paolo Guzzanti e tutta la commissione Mitrokhin?

Lui, pover’ometto, tremava tutto per quattro toghe rosse di Milano, Napoli, Palermo e Cassazione: e intanto America e Russia origliavano e mettevano via. Anche Napolitano non se la passa mica bene. Specie da quando, ieri, s’è scoperto che l’Nsa si era installata a Roma almeno dalla fine del 2012 fino al conclave di marzo ascoltando tutto e tutti, persino il futuro papa Bergoglio e gli altri cardinali. Qualcuno, per favore, gli dica se erano in loco anche l’anno prima, quando Mancino iniziò a stalkerarlo per farla franca nell’inchiesta di Palermo e il custode della Costituzione gli dava retta e spago, mobilitando mari e monti. Con tutta la fatica che ha fatto per far distruggere quelle quattro telefonate con l’amico Nicola, manca soltanto che le abbia ascoltate e conservate pure l’Nsa. Perché lì non c’è Corte costituzionale che tenga: quelli mica le bruciano al primo segnale convenuto. Quelli tengono tutto. Mah, speriamo almeno che non siano riusciti a tradurle dal dialetto napoletano e da quello avellinese. Ma soprattutto che non abbiano continuato a intercettare a tutta randa anche negli ultimi mesi, dopo che il Datagate era già scoppiato. Altrimenti quelli ora conoscono tutti i segreti di Fatima e di Pulcinella della politica italiana. Tipo chi sono i famosi 101 o 111 o 121 franchi tiratori del Pd che si sono fumati Prodi, e in cambio di cosa, e chi li mandava. E cos’ha promesso o fatto credere King George al povero Cainano per farsi rieleggere e farlo entrare nelle larghe intese. E cosa diceva davvero in privato, mentre giurava a favore di telecamere che mai e poi mai si sarebbe lasciato rieleggere presidente. E dire che l’ultima volta alla Casa Bianca, quando Obama gli aveva detto “noi ascoltiamo sempre la sua voce”, Napolitano aveva pensato al suo formidabile prestigio internazionale. Ed era anche arrossito un po’. Vatti a fidare degli amici.

Annunci

“Bancarotta Alitalia, i biglietti a rischio

saccomanni_draghi-260x194
ROTTERDAM, UNA GROSSA AGENZIA DI VIAGGI OLANDESE USATA DALLA COMMISSIONE EUROPEA METTE IN GUARDIA I CLIENTI.
Da Il Fatto Quotidiano del 31/10/2013. Stefano Feltri attualità
Il governo Letta e il presidente Roberto Colaninno possono sgolarsi a rassicurare, a spiegare che l’arrivo delle Poste nel capitale è una brillante mossa tattica per piegare Air France. Ma chi deve comprare i biglietti aerei di Alitalia proprio non si fida. Una email che il Fatto Quotidiano ha potuto leggere, riassume la situazione molto meglio di qualunque cifra di bilancio o rapporto degli analisti.

L’AGENZIA DI VIAGGI olandese VCK, un colosso di Amsterdam alla quale si appoggia perfino la Commissione europea per molti viaggi. Chi chiede a VCK di volare da Roma a Bruxelles riceve via email questa avvertenza: “È possibile prenotare, ma visto che Alitalia ha problemi economici siamo costretti ad avvertire i nostri passeggeri che se la compagnia aerea Alitalia dovesse andare in bancarotta, VCK non rimborserà nulla della somma versata per la prenotazione”. Il temerario viaggiatore può chiedere comunque un volo con la sigla AZ, cioè operato dal-l’Alitalia, e VCK lo prenota. Ma c’è un pizzico di brivido. Se ha letto le cronache finanziarie, il passeggero sa che la situazione è grave ma che la bancarotta della ex compagnia di bandiera non è questione di giorni (o almeno lo spera). Ma un potenziale cliente, magari non italiano, che si è perso i contorcimenti finanziari che hanno assicurato una provvisoria sopravvivenza all’azienda, può spaventarsi e cambiare vettore. La situazione di Alitalia comunque appare sempre più precaria, i timori dell’agenzia VCK sono fondati nella cronaca. Oggi si riunisce il consiglio di amministrazione presieduto da Roberto Colaninno in un’atmosfera sempre più cupa, viste le notizie che arrivano da Parigi. I soci hanno tempo fino al 16 novembre per decidere se aderire all’aumento di capitale da 300 milioni di euro necessario per evitare la bancarotta. Ma l’azionista più importante, cioè Air France che ha il 25 per cento, ancora non ha comunicato la sua scelta. Secondo le indiscrezioni che circolano sulla stampa finanziaria – da Mf Milano Finanza all’informato La Tribune – il gruppo francese guidato da Alexandre de Juniac ha ormai le idee chiare: per ora non si muoverà, i soldi da Parigi arriveranno soltanto quando sarà sicura di poter comandare con il minimo esborso possibile, magari dopo una ristrutturazione del debito verso le banche (Intesa e Unicredit già si sono esposte con una ulteriore linea di credito da 200 milioni abbinata all’aumento di capitale). De Juniac spera in un bis del 2008, quando i “salvatori” di Alitalia ricevettero una compagnia libera da indebitamento e pendenze, solo così il manager può giustificare ad azionisti e sindacati che spende soldi al-l’estero mentre chiede sacrifici in patria. “I progetti di Air France-Klm sono ancora una volta in contrasto con gli interessi del governo e del-l’ambiente economico italiano, dove alcuni grandi gruppi chiedono uno sviluppo dei voli a lungo raggio, al contrario del gruppo franco-olandese che preferisce lo staus quo”, scrive La Tribune. Nell’incertezza, al-l’estero, preferiscono comprare i biglietti di compagnie più tranquille.

“Certo, ho chiamato Silvio” Così Panorama aiutò Lavitola

lavitola
MULÉ AVVISA B. POI PUBBLICA LA RICHIESTA D’ARRESTO NON ANCORA CONVALIDATA
Fatto Quotidiano del 31/1’/2013 di Marco Lillo attualità

inviato a Napoli Q uando il direttore di Panorama Giorgio Mulé il primo luglio del 2013 dice al tele- fono al suo inviato Giacomo Amadori, mentre è intercettato dalla Digos, “Certo che ho chia- mato Silvio Berlusconi” pensa di dire una cosa banale, che risulta dalla collezione del suo settimanale. Il 25 agosto del 2011 infatti Panorama svela i contenuti della richiesta di ar- resto (segreta) nei confronti di Valter Lavitola e Gianpaolo Ta- rantini per estorsione ai danni di Berlusconi. Grazie alla pubblicazione di quello scoop, Lavitola sfugge alla cattura restan- do in Bulgaria come da consiglio di Berlusconi: “resta lì”. Per i pm napoletani Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli quello scoop non merita il Pulitzer, ma è un episodio (oltre che di rivelazione di segreto di ufficio) di favoreggiamento e corruzione delle fonti che avrebbero consegnato il file con le carte segrete. Quelle presunte fonti, sulle quali era stata presentata richiesta di interdizione, rigettata dal Gip, e sulle qua- li si dovrà esprimere a breve il Tribunale del riesame, sono l’avvocato Alessandro Maresca e il cancelliere del Gip Amelia Primavera: Marco Reale. Il primo avrebbe consegnato il file con la richiesta di arresto a Amadori. Il secondo l’avrebbe estratta usando lapassword del Gip inconsapevole dal pc del Tribunale. Oggi il Tribunale del riesame si occupa delle fonti, ma intanto la Procura continua le sue indagini sui giornalisti. Uno dei punti più delicati del- l’inchiesta è proprio quella chiamata dagli Stati Uniti, dove si trovava il direttore di Panora ma Giorgio Mulé in vacanza in quell’agosto del 2011, con Arcore, dove si trovava Silvio Ber- lusconi. Mulé chiama il suo edi- tore avendo ricevuto già dal suo inviato una mail con la richiesta di arresto. La versione offerta al telefono da Berlusconi a Lavi- tola, quando mentre sono inter- cettati lo invita a restare a Sofia, e da Mulé, quando è interrogato dai pm, è la seguente: il direttore di un settimanale della Monda- dori chiama il padrone della Mondadori e non gli dice che ha in mano la richiesta di arresto per i suoi amici. Non gli legge unarigadelle suetelefonatein- tercettate, non si cura degli in- teressi e delle curiosità dell’edi – tore e lo tratta come un passante: lo intervista a carte coperte. QUESTA È l’intercettazione del- la telefonata del luglio 2013. Amadori: tu che hai chiamato Berlusconi … non lo so. Mulé: e certo … che ho chiamato io Berlusconi, Berlusconi che cazzo c’entra, era parte lesa ma non ho capito scusa, ma che c’en – tra Berlusconi èstato pure scritto, era sul giornale Berlusconi quindi. .. ma che cazzo c’aveva da nascondere? Nel 2011, quando Amadori tro- va lo scoop, il 18 agosto alle 18 e 17, scrive a Mulé: “Caro Diret- tore una mia vecchia fonte ha in mano una bomba: ha la richie- sta di arresto (una cinquantina di pagine circa) (…) nei con- fronti di cinque personaggi ac- cusati di estorsione nei confronti di Berlusconi (…) tra non molto dovrebbero scattare le misure (…)Lavitola, Gianpaolo Tarantini, la moglie di quest’ul- timo Nicla e il factotum di La- vitola avrebbero sfilato500 mi- la euro a Berlusconi”. Poi arriva il passaggio più importante per i pm: “Le richieste della fonte le conosci. Attendo”. I pm motivano così l’accusa di corruzione contro Mulé e Amadori: “È cer- to quindi che la ‘fonte’ ha ma- nifestato una esplicita richiesta a cui dover ottemperare per po- ter ricevere in corrispettivo la richiesta di arresto di cui la stes- sa fonte disponeva e che è stata poi consegnata”. Va detto a onor del vero che c’è una mail del 19 agosto in cui Mulé scrive ad Amadori: “Caro Giaco- mo,(…) Ribadisco: nessun con- tatto diretto. Ascoltami e dam- mi retta: se vuole ti dia le carte, ma tu non prendere alcun im- pegno. Di alcun tipo, di nessun genere”. Il 20 agosto poi l’inviato molla la patata bollente al direttore e gli spedisce la richiesta di arre- sto. Alle 19 e 55 Amadori scrive a Mulé: “Ciao Giorgio ecco le Istruzioni Vai su gmail indiriz- zo …@gmail.com password … poi vai in documenti e scarica “Per Giorgio”. Quindi butta il documento nel cestino. O se vuoi lo faccio io”. E PROPRIO ‘Per Giorgio’è il no- me del documento, trovato nel- la pen drive di Amadori, che secondo i pm è stato trafugato dal pcdel tribunale di poli. Ipm si chiedono: Berlusconi cosa sapeva di tutto ciò? Nell’articolo di Amadori si legge: “sentito da Panorama per avere un com- mento sulla vicenda, Berlusconi (…) afferma: ‘Attraverso Lavito- la ho aiutato una persona, cioè Tarantini, e una famiglia con bambini che si è trovata in gran- dissime difficoltà economi- che”. Ai pm che lo interrogano il 20 ottobre del 2011 Mulé dice: “da gli Usa dove mi trovavo, telefonai ad Arcore, sull’utenza fissa di casa Berlusconi. Spiegai al Presidente del Consiglio in estrema sintesi il fatto che avevamo scoperto e quindi del pre- sunto ricatto ai suoi danni da parte diLavitola-Tarantini-Devenuto. Il Presidente replicò nel senso che abbiamo riportato nell’articolo (…) escludo di aver mai comunicato all’avvocato Ghedini ovvero ad altri legali ovvero ad altri collaboratori di Berlusconi ancora prima che l’articolo uscisse il contenuto dello scoop. Fu una scelta deli- berata poiché volevo evitare reazioni inconsulte e tam tam mediatici”. Mulé afferma anche: “escludoche Amadorimiabbia mai posto in visione atti di in- dagine che comprovassero il contenuto del suo articolo”. Poi aggiunge “non abbiamo assolu- tamente pagato la fonte infor- mativa.Su questo posso giurarci”. I pm, però, sulla base della perizia del consulente informa- tico Salvatore Riegler, ritengo- no invece di avere tracciato il percorso del file: Amadori avrebbe avuto la richiesta da Maresca e poi l’avrebbe spedita a Mulé. Non credono molto nemmeno alle parole di Mulé sulla mancata corruzione e scrivono: “per escludere l’eventua lità (…) bisognerebbe ipotizzare che “la fonte” a un certo punto abbia autonomamente rinunziato a qualsiasi richiesta limi- tandosi a “donare” il prezioso materiale di cui era venuto in possesso deliberatamente”. In questo quadro, non bisogna stupirsi se, prima di credere alla versione di Giorgio Mulé sulla telefonata con Berlusconi, i pm vogliono fare alcune verifiche.

SACCOMANNI CI RIPROVA: ORA DICE CHE LA CRISI GLOBALE E’ FINITA ! ED INTANTO ANNUNCIA LA (S)VENDITA DEI GIOIELLI DI STATO (COME PREVISTO). L’EUROPA TEDESCA RINGRAZIA

Assemblea della Banca d'Italia
Fonte scenarieconomici.it#sthash.43zeyObE.dpuf del 30/10/2013 DI MITT DOLCINO attualità

Saccomanni ci riprova. Dopo aver più volte annunciato a partire dalla scorsa estate la fine della crisi italiana i, ora arriva anche a superare se stesso affermando che addirittura la crisi mondiale è finita (TG1 Online, 27.10.2013, commento ad intervista a “Che Tempo che fa” del Ministro dell’Economia). Da toccarsi dove non batte il sole.Unitamente a questo splendido annuncio ecco quello che attendevamo fin dall’estate, vedasi gli articoli citati ii, ossia l’annunciata privatizzazione dei beni statali. Ma mica partendo da quelli secondari, si parte addirittura dall’ENI, il gioiello dei gioielli! Tutto come previsto viene da dire. Più o meno: a parte l’incomprensibilità dei messaggi del ministro dell’economia – a vedere le previsioni fatte ed i risultati consolidati c’è da temere che si tratti di una forma di presa per i fondelli degli italiani, o nel migliore dei casi di problemi a fare di conto, o magari semplicemente di difficoltà a controllare quanto viene detto, non so -, il magnifico Saccomanni ora annuncia che vuole vendere l’asset migliore che l’Italia ha in portafoglio, asset che rende al Tesoro – fonte Paolo Scaroni, circa una settimana or sono – il 6%, per poi utilizzare i proventi della vendita per pagare il debito di Stato che mediamente paga interessi inferiori al 4%. Follia! I conti non tornano, tanto per cambiare. Dunque, mi domando, a parte le sue previsioni grossolanamente sballate, abbiamo forse a che fare con un caso simile a quello che fu “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, vi ricordate il film per cui non si riusciva a capire per quasi tutta la durata della proiezione dove si andava a parare? Inspiegabile, il fenomeno Saccomanni è apparentemente inspiegabile. O meglio, sentendo Bonanni in un incisivo intervento trasmesso nel TG di Radio 3 alle 13:45 del 27.10.2013 in cui, anch’egli stupito da quanto proposto dal grandissimo ministro dell’economia (dovremmo sapere l’economia di quale paese, però – vedasi l’intervista di Bonanni), per giustificare la personale iniziativa saccomanniana sulla vendita di ENI citava come spiegazione l’interesse straniero a comprare ENI piuttosto di quello italiano a vendere. Della serie: Saccomanni per chi lavora, per l’interesse degli italiani o per quello dei partners europei/potenziali compratori di ENI? Il dubbio è più che lecito, memento le privatizzazioni del 1992 in cui il suo nume tutelare M. Draghi ebbe un ruolo estremamente importante, in effetti a venti anni di distanza ha fatto una grande carriera essendo per altro persona molto brillante. Devo dire che ho apprezzato molto il rude intervento di Bonanni, ho avuto l’occasione di ascoltarlo di persona alla radio, chapeau! In ogni caso questa situazione fa ben capire la gravità della situazione: anche un sindacalista vede le stesse cose che stiamo stigmatizzando noi da qualche mese, notasi che l’ottica di chi scrive non è precisamente quella di un sindacalista. In ogni caso il dubbio è lecito. La cosa bella, e qui ci si allinea perfettamente con quanto indicato dal segretario CISL, è che Saccomanni deve capire che le partecipazioni statali non sono sue, prima di fare certe affermazioni bisogna innescare un dibattito parlamentare e via dicendo. E fare i conti nell’interesse del Paese. Perseverando nella direzione indicata da Saccomanni – stile voglio, posso, comando: a’ Saccoma’! Esiste ancora un Parlamento…! – ci avvicineremo velocemente ad un qualcosa di simile al colpo di stato, estremizzando. ___________________________ Inoltre, vale certamente la pena di spendere alcune parole sulle azzardate e per nulla azzeccate passate previsioni del ministro dell’economia. Prima di tutto ammetto candidamente di pensare, purtroppo, che Saccomanni deliberatamente e con la grancassa annunci a ripetizione che la crisi è finita – secondo me senza alcun supporto reale – solo per giustificare successivamente azioni straordinarie, anzi approfittando dei problemi che emergeranno e della crescita che non ci sarà per privatizzare quanto lo Stato non dovrebbe privatizzare: il grande dubbio resta il perchè di tale comportamento, che abbia qualche tornaconto (politico intendo, non posso pensare ci sia dell’altro)? Dunque, tornando alle sue previsioni: l’articolo pubblicato la scorsa settimana su questo sito ” name=”sdendnote3anc”>iii relativamente alle previsioni fallaci dei vari governi sulla crescita italiana oltre che sul debito e sul deficit fanno scuola: sembrerebbe che tutti stiano cercando di tranquillizzare la popolazione dicendo che la crisi è finita, solo per correggere costantemente al ribasso le previsioni in un secondo tempo. E magari trovando la scusa per (s)vendere i gioielli di famiglia. Di seguito gli esempi di imprecisioni, diciamo così, governativa nel prevedere i dati di crescita e debito pubblico (fonte: vedasi nota iii).
Def-Publ-SE

GDP-Publ-SE<

Per l’Italia c’è anche di più: i consumi di energia veleggiano verso un minimo storico, ben oltre il -3% anno su anno nel 2013 (dati a fine Settembre 2013 – fonte SNAM e Terna -, gas: -8% ; power: -3.7%). Dunque, la saggezza convenzionale dice che la decrescita economica dovrebbe essere non lontana dalla decrescita energetica, comunque certamente non il -1,7% stimato oggi dal Governo. Vedrete che il prossimo anno la decrescita economica verrà corretta ex post al ribasso, sono pronto a scommetterci. E questo a partire da febbraio/marzo in avanti, quando il disastro dei conti pubblici sarà chiaro a tutti e quindi nasceranno le condizioni per azioni “drastiche”. Ricordiamo per altro che nessun politico, per cialtrone che sia (quanti,…), ha interesse a far cadere il Governo attuale, meglio che la colpa di provvedimenti impopolari non abbia un nome, un responsabile, un colore: tutti colpevoli, nessun colpevole! Ma la caduta del Cavaliere potrebbe scompaginare le carte ed indurre Berlusconi a far sì cadere il governo, obbligando alle elezioni anticipate o ad un governo molto ben connotato sia nelle responsabilità che nelle misure da prendere: secondo voi qualcuno avrà il coraggio di assumersi la responsabilità, ad esempio, di un provvedimento straordinario sul debito? Io lo dubito. Dunque, a logica, verrebbe da dire che il Cavaliere verrà salvato dalla decadenza, sul voto segreto ci sarà da ridere, vedremo (ma, vi prego, non aspettatevi comportamenti necessariamente razionali dai nostro politici…). ___________________________ L’ultimo punto che vorrei commentare è reiterare l’inutilità di provvedimenti straordinari, soprattutto sul debito: un’ipotetica patrimoniale – misura per altro citata da Saccomanni sabato scorso nella sua intervista a “Che Tempo che Fa” – non servirebbe a nulla se non a deprimere ulteriormente i consumi e la successiva crescita annullando il credito bancario disponibile (in quanto si andrebbe a prelevare principalmente dai valori mobiliari depositati negli istituti di credito), ossia attuando proprio quanto vorrebbe la Germania con il fine da una parte di trasformare il suo più grande competitor manifatturiero continentale in una sacca di manodopera a basso costo, dall’altra di acquisirne i pezzi pregiati.Italiani sveglia, bisogna fare qualcosa. Se oggi si può dire che, finalmente, la maggioranza dei cittadini ha capito che la moneta unica è nell’interesse principalmente della Germania e non dei paesi periferici, ora bisogna anche reagire e dunque minacciare seriamente di uscire dall’euro se non verranno rivisti pesantemente i limiti di bilancio imposti dalle regole europee, essendo pronti anche ripudiare la moneta unica se necessario. Non bisogna continuare a permettere a politici come Saccomanni di prendere decisioni contro gli interessi del Paese, neanche solo a parole. E questo deve avvenire, si noti bene, senza alienare le aziende strategiche, utili in un futuro non troppo lontano per eventualmente collaterizzare il debito pubblico, come da precedente intervento dello scrivente (nota vii): anche Micromega, storica testata dell’intelligenzia progressista, si è spinta a dire che l’euro è una moneta senza futuro, sulla scia di Le Monde Diplomatique (aggiungo, seguendo il filo logico dell’eminente testata d’oltralpe, che si sta attuando lo storico sogno egemonico tedesco in Europa, di fatto riferendosi senza citarlo all’applicazione del progetto nazista di Europa comune di W. Funk (vi): quello che NON deve succedere è che nel transitorio – da qui alla caduta della moneta unica – l’Europa tedesca possa impossessarsi di aziende strategiche dei paesi periferici che possano contribuire a rafforzare il sistema tedesco di stampo renano anche dopo l’inevitabile caduta dell’euro – sono parole di Le Monde Diplomatique, relativamente all’inevitabile fallimento del progetto europeo incentrato sulla moneta unica –.Un ultimo pensiero merita una delle cause “esterne” dell’immenso pasticcio che si sta ingenerando in Europa. Visto che chi scrive ritiene che, nell’ambito della crisi dell’euro, quello che sta accadendo ai periferici in generale e all’Italia in particolare non può non essere stato quanto meno “sdoganato” dall’alleato/ex alleato storico d’oltreoceano, vedremo nelle prossime settimane se l’attuale amministrazione USA, avendo “assaggiato” la rigidità da parte tedesca a derogare sulle innegabili colpe dell’NSA nel caso Datagate e relative intercettazioni alla Cancelliera, ritenga ancora che la politica di rafforzamento tedesco in ambito europeo (con parallelo indebolimento dei paesi mediterranei) sia nell’interesse degli Stati Uniti, rafforzamento che fa leva sulla stessa rigidità germanica che nel caso dell’Italia si riferisce all’indisponibilità a riconoscere vie di fuga a quei paesi che agli occhi teutonici non hanno rispettato i patti, soprattutto del debito. Chi di spada ferisce….. Incredibilmente, l’America sembra non accorgersi che sta contribuendo alla nascita di un nuovo e temibile competitor globale – che va ad aggiungersi alla vicina Russia e alla Cina -: la storia si ripete. I prossimi mesi saranno interessanti. Mitt DolcinoFonte: http://www.scenarieconomici.itLink: http://www.scenarieconomici.it/saccomanni-ci-riprova-ora-dice-che-la-crisi-globale-e-finita-ed-intanto-annuncia-la-svendita-dei-gioielli-di-stato-come-previsto-leuropa-tedesca-ringrazia/Riferimenti e Note: i http://www.scenarieconomici.it/il-ministro-saccomanni-e-la-sua-disastrosa-incapacita-di-prevedere-gli-eventi-economici/ ii http://www.scenarieconomici.it/le-previsioni-di-crescita-per-litalia-del-duo-visco-saccomanni-e-la-possibile-vendita-dei-campioni-nazionali/ iii http://www.scenarieconomici.it/le-lievissime-imprecisioni-nelle-previsioni-governative-su-pil-deficit-e-debito/ iv http://www.scenarieconomici.it/considerazioni-sullopportunita-di-misure-straordinarie-per-la-riduzione-del-debito-italiano/ v : – La sinistra e il tabù dell’uscita dall’uro, E: Grazzini, Micromega, 28.08.2013 – Frederic Lordon, Le Monde Diplomatique – il manifesto, agosto 2013, “Uscire dall’euro? Contro un’austerità perpetua” vi : – “Europäische Wirtschaftsgemeinschaft”, – Berlin 1942, The Society of Berlin Industry and Commerce and the Berlin School of Economics – Editore: Haude & Spener, 1943 / Berlin – WorldCat OCLC number: 31002821 – Limes 4/2011 “La Germania tedesca nella crisi dell’euro, [http://temi.repubblica.it/limes/la-germania-tedesca-nella-crisi-delleuro/27080 ]“: analisi del documento da parte della rivista italiana di geopolitica viihttp://www.scenarieconomici.it/patrimoniale-per-uscire-dalleuro-pagando-il-debito-estero-sarebbe-un-prestito-richiesto-ai-cittadini-e-costerebbe-quanto-la-patrimoniale-che-la-germania-vuole-imporre-allitalia/ – See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/10/30/saccomanni-ci-riprova-ora-dice-che-la-crisi-globale-e-finita-ed-intanto-annuncia-la-svendita-dei-gioielli-di-stato-come-previsto-leuropa-tedesca-ringrazia/#sthash.43zeyObE.dpuf

Vendola nei guai: accusato di concussione nel caso Ilva

vendona-300x199

L’inchiesta sul disastro ambientale a carico dell’Ilva è stata chiusa: trai 53 indagati salta fuori anche il nome di Nichi Vendola, accusato di concussione ai danni del direttore generale dell’Arpa pugliese, Giorgio Assennat
articolotre Redazione 30/10/2013 attualità- C’è anche il governatore della Puglia, Nichi Vendola, tra le 53 persone indagate dalla procura di Taranto nell’ambito dell’inchiesta che nel luglio 2012 ha portato al sequestro di parte dello stabilimento Ilva. Vendola è accusato di concussione, in seguito a presunte pressioni sull’Arpa per “far fuori” il dg dell’Agenzia pugliese per la protezione dell’ambiente, Giorgio Assennato, in quanto figura “sgradita” all’azienda.

Si apprende inoltre che l’inchiesta è stata chiusa, come hanno iniziato a notificare in Puglia e in altre zone d’Italia i militari della guardia di finanza, che hanno diramato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari a oltre 50 indagati per disastro ambientale a carico dell’Ilva.

Il provvedimento riguarda dirigenti, funzionari e politici ed è stato firmato dal procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, dal procuratore aggiunto, Pietro Argentino, e dai sostituti procuratori Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile, Remo Epifani e Raffaele Graziano. Quest’ultimo è titolare di due fascicoli d’inchiesta relativi ad incidenti mortali verificatisi all’Ilva di Taranto, fascicoli che sono stati inglobati nell’inchiesta-madre ora chiusa.

I reati contestati agli indagati vanno

dall’associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari e all’emissione di sostanze inquinanti con violazione delle normative a tutela dell’ambiente.

Maurizio Crozza – Ballarò del 29/10/2013.

La ditta Angelino Tutti gli uomini di Alfano: industria da 3 milioni l’anno

alfano Fatto Quotidiano del 28/10/2013 Emiliano Liuzzi attualità
I detrattori lo chiamano Beghelli, per via di quella calvizie arrivata anzi- tempo; quelli che a capo del Pdl lo avevano sponsoriz- zato – Gianni Letta su tutti – si limitavano a definirlo servi- zievole. Questo almeno fino al 2011, quando ha capito che il “gangster”, inteso come Berlusconi, aveva qualche pupa in meno e pochi proiet- tili ancora da sparare. Perché Angelino Alfano, probabil- mente, la parte dell’allegro fessacchiotto, l’ha solo reci- tata. La faccia vera, quella del delfino che non ha voglia di farsi sbranare, l’ha mostrata il 2 ottobre 2013, giorno della fiducia. Quando ha riunito le colombe che si sono trasfor- mate negli squali assetati di Silvio Berlusconi. OGGI, L’O N O R E VO L E Ange – lino Alfano dalla piana di Agrigento, è uno degli uomini più potenti (o almeno ci pro- va) di questo Paese. Da ser- vitore a servito. Tra le cariche colleziona quella di vicepre- mier dell’amico di vecchia da- ta, tempi dc per intendersi, Enrico Letta, ministro dell’In – terno e, ovviamente, parla- mentare. La carica di segre- tario Pdl gliel’ha tolta Berlu- sconi, ma la vicenda dello scontro interno al centrode- stra deve ancora essere con- clusa. Tutto questo vuol dire avere al fianco più che una serie di collaboratori, un’industria che arriva a tre milioni di fat- turato all’anno solo per i col- laboratori scelti direttamente da lui. Per quello che è dato sapere, visto che il fu delfino alcuni emolumenti ai dipen- denti del ministero, nono- stante siano obbligatori, non ci pensa proprio a renderli noti. Un esercito di persone più che fidate, a partire dalla segretaria, Danila Subranni , ufficialmente stipendiata dal- la Presidenza del Consiglio dei ministri con un compenso (diretta collaborazione dice il riepilogativo) di 50 mila euro all’anno che vanno a som- marsi allo stipendio previsto per i dipendenti di fascia E del ministero, che sono pari a 91.364 euro lordi ogni anno. Questo nel ruolo di portavoce e per la parte di emolumenti ministeriali, quelli che po- trebbe ricevere dal partito, ovviamente non sono resi no- ti. A Capo della segreteria par- ticolare del vicepremier siede invece Giovanni Antonio Mac- c h i a ro l a , professione avvoca- to: lo stipendio, pagato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, 185.097 euro, divisi tra le voci di “trattamento economico fondamentale”, “accessorio” e “indennità di collaborazione”. Stipendio che per il capo di cabinetto, Manlio Strano , arriva – sem- pre diviso tra le tre voci – a 195.389 euro lordi all’anno. Salvatore Mazzamuto , che di Alfano è consigliere per le questioni giuridiche, ha uno stipendio ufficiale uguale a quello della portavoce Su- branni, 91.364 euro lordi al- l’anno. L’INDUSTRIA ALFANO non si ferma a questi nomi, ovvia- mente. Marco Villani , consi- gliere diplomatico di Alfano, percepisce un compenso an- nuo lordo di euro 92.846,71. Marco Canaparo , anche lui consigliere del super mini- stro, 55.354,82. Isabella Rauti (figlia dello storico leader del- la Fiamma Tricolore Pino Rauti, moglie di Gianni Ale- manno), consigliere per le po- litiche di contrasto alla vio- lenza di genere ha un com- penso annuo 74.480,98 euro. La nomina al ministero di Rauti è avvenuta – ma si tratta di una casualità o comunque non abbiamo elementi per di- re il contrario – lo stesso gior- no in cui il marito ha perso la poltrona di sindaco. Ufficialmente a titolo gratuito è l’incarico a collaboratore della segreteria del ministro dell’ex consigliere comunale di Agrigento Davide Tedesco , parente dell’attuale deputato Pdl all’Assemblea Regionale Siciliana Enzo Fontana. Ro – berto Rametta , anche lui col- laboratore della segreteria del ministro, ha uno stipendio di 41.600 euro. Tutti sul tetto dei 41 mila euro l’anno anche gli altri collaboratori, come Na- tascia Marani, Alfonso Gallo Carrabba, Angelo Pisanu Pe- trini, Aldo Piazza (ex sindaco di Agrigento), Ivan Paci (ex consigliere provinciale e ca- pogruppo del Pdl di Agrigen- to. SIAMO alla modestissima ci- fra di un milione e 354 euro e rotti, ma parliamo solo di quello che riguarda lo staff ri- stretto del vicepremier. A questa cifra vanno aggiunti gli addetti stampa (solo i diret- tori dei vari settori sono cin- que), e il gabinetto del mini- stro che può contare su 12 uf- fici e, i responsabili degli uf- fici, sono tutti inquadrati co- me prefetti con uno stipendio che si aggira attorno ai 150.000 euro all’anno, per un totale di un milione e otto- centomila euro all’anno

Interdizione, il Cavaliere ha fatto male i conti

berlusconi9
LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA IN APPELLO BIS DICONO CHE DEVE STAR FUORI 6 ANNI DALLE CAMERE COME PREVEDE LA LEGGE SEVERINO.
Da Il Fatto Quotidiano del 30/10/2013.Antonella Mascali attualità
La legge Severino sull’incandidabilità, e sulla decadenza di un parlamentare, per i condannati a oltre due anni di pena, come Silvio Berlusconi, “non è sovrapponibile” a un processo penale, ha un iter “distinto”. Ergo, il leader del Pdl deve decadere da senatore ed è in-candidabile per i prossimi 6 anni.

La smentita della tesi difensiva dei berlusconiani in Parlamento e degli avvocati-parlamentari al processo Mediaset-diritti Tv, su una supposta non retroattività, arriva dai giudici milanesi dell’Appello bis, che il 19 ottobre scorso hanno condannato il Cavaliere a 2 anni di interdizione dai pubblici uffici.

E BERLUSCONI si lamenta con Bruno Vespa: il voto sulla sua decadenza “sarebbe una macchia per la democrazia”, il governo potrebbe modificare la norma scrivendo che “non è retroattiva. Letta dica sì o no”.

Quanto al merito delle motivazioni, depositate ieri, anche per i giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello Berlusconi non merita le attenuanti generiche: è un evasore incallito e per di più ha frodato il fisco pure da “uomo politico”. L’appello bis è stato celebrato dopo che la Cassazione, il primo agosto, ha confermato 4 anni di pena (3 indultati) e l’interdizione dai pubblici uffici. Ma, invece, dei 5 inflitti in primo e secondo grado, la Suprema Corte ha ordinato il ricalcolo della pena sulla base della legge tributaria che prevede da 1 a 3 anni di interdizione. Berlusconi non ha avuto il minimo perché “Il ruolo pubblicamente assunto dall’imputato… anche e soprattutto come uomo politico aggrava la valutazione della sua condotta”. I giudici, inoltre, ricordano che “ è stato l’ideatore e l’organizzatore… della galassia di società estere collettrici di fondi neri e apparenti intermediarie nell’acquisto dei diritti televisivi…”. Dimostrata pure “la particolare intensità del dolo nella commissione del reato e perseveranza in esso”.

Chiamato in causa dai difensori, sulla legge Severino, il no del collegio presieduto da Arturo Soprano, al ricorso alla Consulta, suo malgrado, è piombato sul dibattito politico.

LA NORMA, si legge (estensore Maria Rosaria Mandrioli), è altra cosa dalle pene accessorie, come l’interdizione dai pubblici uffici, che “comminano i giudici”. “Ha un ambito di applicazione distinto, ben diverso e certamente non sovrapponibile” con quello del processo penale. Anzi, le pene inflitte dai giudici, per la legge Severino, sono un “presupposto per la incandidabilità del soggetto, ovvero per la valutazione della sua decadenza dal mandato elettorale conferitogli”.

Dunque, non si pone il problema della retroattività su cui ha puntato la difesa per ottenere il ricorso e su cui, ieri, ha insistito Francesco Nitto Palma (Pdl) sostenendo che i giudici hanno definito la Severino una sanzione amministrativa e dunque non retroattiva. Gli ha risposto il senatore del Pd Felice Casson: “La Corte non ha affatto detto questo, ha detto che la Severino attiene ai requisiti” per essere candidabile e per restare in Parlamento.

Tornando alle motivazioni, contengono, inoltre, una rivelazione: non è vero che Mediaset ha già sanato il contenzioso con l’Agenzia delle Entrate, relativo al 2002-2003, oggetto della condanna di Berlusconi: “La difesa si è limitata a produrre in causa una mera ‘proposta di adesione extragiudiziale’ formulata solo in data 11/9/2013, con previsione di rateizzazione dei pagamenti a partire dal 22/10/2013 con scadenza al 22/7/2016″. In ogni caso, rispondono i giudici agli avvocati, per evitare l’interdizione, il contenzioso fiscale va sanato prima dell’inizio del dibattimento.

Ed è falso che Berlusconi non abbia potuto pagare al posto di Mediaset perché non aveva un ruolo formale in azienda e che, pertanto, non abbia potuto evitare l’interdizione: “Nulla precludeva, invero, a Berlusconi Silvio… di attivarsi personalmente per estinguere il debito tributario in questione”.

L’avvocato Niccolò Ghedini, il 19 ottobre scorso, alla fine dell’udienza, aveva dichiarato che Mediaset aveva sanato il debito con il fisco pagando “circa 11 milioni di euro”.

Ballista colpisce ancora (Marco Travaglio).

foto-marco-travaglio-servizio-pubblico-150x150
Da Il Fatto Quotidiano del 30/10/2013.Marco Travaglio attualità
Da tempo ripetiamo che l’Ordine dei giornalisti è un ente inutile da sbaraccare al più presto. Ma ogni tanto viene la tentazione di rinviarne la dipartita (peraltro altamente improbabile), nella speranza che faccia il suo dovere di tutelare le minime regole della nostra professione. Una a caso: il dovere di dire la verità, o almeno di non raccontare frottole. Che non sono gli errori in buona fede, o le imprecisioni, sempre in agguato nelle redazioni: sono le balle di chi mente sapendo di mentire. Nel 2008 Vauro immortala, in una vignetta, la schizofrenia del centrodestra che si proclama filoisraeliano e poi candida fascisti patentati come Ciarrapico e la Mussolini. Il bersaglio è Fiamma Nirenstein, giornalista amica di Israele e candidata del Pdl nella stessa lista del Ciarra e della Ducia. La vignetta la raffigura con tre stemmi sul petto (quello del Pdl; il fascio littorio; e la stella di David, simbolo d’Israele) e la scritta “Fiamma Frankenstein”, perfetta sintesi satirica del mostro Pdl fatto di pezzi così incompatibili e contraddittori. Giuseppe Caldarola, sul fu Riformista , tuona: “Vauro disegna una vignetta sulla Nirenstein dove la definisce ‘sporca ebrea’”. Levàtegli il vino, si dice a Roma: quell’epiteto antisemita non c’è nella vignetta e – chi lo conosce lo sa bene – neppure nella mente di Vauro. Caldarola se l’è inventato. Potrebbe almeno scusarsi, rettificare e risparmiarsi una querela. Invece niente. Vauro ovviamente denuncia lui e il suo direttore Antonio Polito, che vengono condannati dal Tribunale di Roma a risarcirlo con 25 mila euro. A questo punto interviene uno dei disinformatori ufficiali del Corriere , Pigi Battista. Contro il falsario Caldarola? No, contro la vittima Vauro. E anche contro il giudice che ha osato sentenziare “alla vigilia della Giornata della Memoria”. Antisemita pure lui. E poco spiritoso: non ha colto la sottile ironia di Caldarola che – scrive Battista falsificando la realtà – si era limitato a “criticare satiricamente una vignetta satirica”. Cioè: dire che uno ha scritto “sporca ebrea” di una donna ebrea quando non l’ha nemmeno pensato, è satira. Al salvamento del diffamatore accorre anche il compagno Macaluso, che s’arrampica sui soliti specchi (quelli del Quirinale) sostenendo che Caldarola ha sì attribuito fra virgolette a Vauro una frase mai scritta, ma l’ha fatto “per sintetizzarne il pensiero”. Un caso di telepatia, o di processo alle intenzioni. La Nirenstein scrive sul Giornale che Caldarola è stato condannato “per aver detto la verità”.

L’altro giorno, al processo d’appello, Caldarola e Polito vengono ricondannati a una pena più lieve, com’è ampiamente prevedibile visto che hanno torto. Ma riecco Battista dar loro ragione sul Corriere . La ri-condanna è, a suo avviso, “una brutta notizia”. Il suo articolo invece è una falsa notizia: anziché ricordare l’unico e vero motivo della condanna (la falsa accusa a Vauro di aver dato della “sporca ebrea” alla Nirenstein), Pigi Ballista sostiene che Caldarola era accusato di aver “bollato come antisemita la vignetta”. Il che rientrerebbe nel diritto di critica, mentre non può rientrarvi l’attribuzione di un fatto determinato falso e grave come quella frase mai scritta. Così i lettori del Corriere non conoscono il vero motivo della condanna e vengono indotti a pensare che sia ingiusta e folle. Anche perché Ballista associa la tempistica del verdetto con gli “appena celebrati 70 anni della deportazione degli ebrei di Roma nei campi di concentramento”: dunque i tre giudici d’appello che sentenziano su Caldarola & Polito “proprio all’indomani” di quella cerimonia devono essere antisemiti anche loro. Tant’è che usano addirittura l’espressione “razza ebraica”. Ballista li segnala ai “responsabili del Tribunale romano (è la Corte d’appello, ma fa lo stesso, ndr), al ministero della Giustizia e al Csm” per una punizione esemplare. Se fossimo come lui, chiederemmo all’Ordine di occuparsi delle balle che scrive. Ma, per fortuna, siamo diversi. E la migliore sanzione contro Battista è essere Battista.

FUKUSHIMA: LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA COINVOLTA NEL RECLUTAMENTO DI “PERSONALE SPECIALIZZATO” –

le-posizioni
Fonte globalresearch.ca del 29 ottobre, 2013 DI MICHEL CHOSSUDOVSKY attualità
Ciò che prevale è un camuffamento ben organizzato. Il disastro della sanità pubblica in Giappone, la contaminazione dell’acqua, dei terreni agricoli e della catena alimentare, per non parlare delle implicazioni economiche e sociali in modo più ampio, né sono stato pienamente riconosciute, né affrontate in modo completo e significativo da parte delle autorità giapponesi. La crisi in Giappone, é stata descritta come “una guerra nucleare senza una guerra”. Nelle parole del celebre scrittore Haruki Murakami:“Questa volta nessuno ha sganciato una bomba su di noi … Abbiamo impostato il palco, abbiamo commesso il fatto con le nostre mani, stiamo distruggendo le nostre terre, e stiamo distruggendo la nostra vita.”Molte relazioni e articoli della rivista Global Research hanno delineato i pericoli delle radiazioni mondiali derivanti dal disastro di Fukushima.Questo disastro é ora sostenuto e aggravato dalla incompetenza di TEPCO e dal camuffamento politico da parte del governo Abe.Fukushima e la YakuzaC’è un’altra dimensione: il coordinamento della multimiliardaria operazione Fukushima di decontaminazione si basa sulla criminalità organizzata del Giappone, la Yakuza, che é attivamente coinvolta nel reclutamento del personale “specializzato” per compiti pericolosi. “La complessità dei contratti di Fukushima e la carenza di lavoratori, sono caduti nelle mani della yakuza, criminalità organizzata del Giappone, che hanno eseguito truffe nel mercato del lavoro per generazioni.” (Reuters, 25 ottobre 2013)Le pratiche di lavoro Yakuza a Fukushima si basano su un sistema corrotto di subappalto, che non favorisce l’assunzione di personale specializzato competente. Si crea un ambiente di frode e incompetenza, che nel caso di Fukushima potrebbe avere conseguenze devastanti. Il subappalto con la criminalità organizzata é un mezzo per grandi aziende coinvolte nella pulizia per ridurre in modo significativo il costo del lavoro.Questo ruolo della criminalità organizzata giapponese appartiene anche alla rimozione delle barre di combustibile dal reattore n. 4. Come documentato nei vari articoli di GR, questa impresa, se mal gestita, dai lavoratori negligenti sotto la supervisione lassista dei subappaltatori corrotti (legata alla Yakuza) crea un ambiente che potrebbe potenzialmente portare ad una ricaduta radioattiva enorme: Un’operazione con potenziali conseguenze “apocalittiche” dovrebbe iniziare in poco più di due settimane da oggi – “come l’8 novembre” (1) – al reattore 4 danneggiato che sta affondando (2), quando il gestore dell’impianto Tepco tenterà di rimuovere oltre 1300 barre di combustibile esaurite di Fukushima che hanno la radiazione equivalente di 14.000 bombe di Hiroshima da un serbatoio di stoccaggio del combustibile esaurito appoggiato sul piano superiore del reattore (3). Mentre l’edificio stesso del reattore 4 non ha subito alcun tracollo, ma lo ha fatto soffrire con una esplosione di idrogeno, si sta capovolgento e sta affondando avendo nessuna capacità di resistere a un altro evento sismico.Per rimuovere le aste, TEPCO ha eretto una gru mobile 273 tonnellate sopra l’edificio che sarà gestita in remoto da una stanza separata …. Una recente relazione dettagliata di Reuters documenta il ruolo della Yakuza in Giappone e il suo rapporto insidioso tra TEPCO e le agenzie del governo giapponese tra cui il Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare: Quasi 50 bande con 1.050 soci operano nella prefettura di Fukushima dominato da tre principali gruppi criminali – Yamaguchi-gumi, Sumiyoshi-kai e Inagawa-kai, la polizia dice. I ministeri, le società partecipanti al lavoro di decontaminazione e smantellamento, e la polizia hanno istituito una unità operativa per sradicare la criminalità organizzata dal progetto di bonifica nucleare. Gli investigatori della polizia dicono che non possono reprimere i membri della banda senza aver ricevuto una denuncia. Essi si basano anche sui principali appaltatori per avere informazioni.In una rara azione penale che coinvolge un dirigente yakuza, Yoshinori Arai, un boss di una banda affiliata alla Sumiyoshi-kai, è stato condannato per violazioni al diritto del lavoro. Arai ha ammesso intascando circa 60 mila dollari in due anni della riduzione di un terzo dei salari pagati ai lavoratori nella zona del disastro. Nel mese di marzo un giudice gli ha dato una sospensione condizionale della pena di otto mesi perché Arai ha detto che si era dimesso dalla banda e pentito delle sue azioni.Arai è stato condannato per la fornitura di lavoratori per un sito gestito da Obayashi, uno dei maggiori imprenditori del Giappone, a Date, una città a nord-ovest della centrale di Fukushima. Date era sul percorso più concentrato di radiazioni dopo il disastro.Un funzionario di polizia con la conoscenza delle indagini, ha detto che il caso di Arai è stato solo “la punta dell’iceberg”, in termini di coinvolgimento della criminalità organizzata nella ripulita.Un portavoce di Obayashi ha detto che la società “non ha notato” che uno dei suoi subappaltatori stava prendendo lavoratori da un criminale.“Nei contratti con i nostri subappaltatori abbiamo clausole di non collaborare con la criminalità organizzata”, ha detto il portavoce, aggiungendo che la società stava lavorando con la polizia ed i suoi subappaltatori per garantire che questo tipo di violazione non accadesse di nuovo.Nel mese di aprile, il Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare ha sanzionato tre società per l’invio illegale di lavoratori a Fukushima. Una di queste, una società basata a Nagasaki denominata Yamato Engineering, ha inviato 510 lavoratori per collocare un tubo alla centrale nucleare in violazione delle leggi sul lavoro che vietano i mediatori. I documenti dimostrano che tutte e tre le società hanno ricevuto l’ordine dalle autorità del lavoro di migliorare le pratiche di business.Nel 2009, alla Yamato Engineering sono stati vietati i progetti di opere pubbliche a causa di una sentenza della polizia che era “effettivamente sotto il controllo della criminalità organizzata”, secondo un avviso pubblico per la filiale per il terreno di Nagasaki e del ministero dei trasporti. Yamato Engineering non ha rilasciato commenti.Nelle città e nei villaggi intorno alla centrale di Fukushima, migliaia di operai armati di tubi industriali, operanti pale meccaniche e indossando dosimetri per misurare le radiazioni sono stati dispiegati per pulire le case e le strade, scavare terreno vegetale e togliere alberi di foglie nel tentativo di ridurre le radiazioni di fondo in modo che i rifugiati possano tornare a casa.Centinaia di piccole imprese hanno abuto i contratti di questo lavoro di decontaminazione. Quasi il 70% degli intervistati nella prima metà del 2013 hanno infranto le normative sul lavoro, secondo un rapporto del ministero del lavoro del mese di luglio. L’ufficio del ministero di Fukushima aveva ricevuto 567 denunce, a marzo, relative alle condizioni di lavoro per lo sforzo di decontaminazione durante l’anno. Esso ha emesso 10 avvisi. Nessuna impresa è stata penalizzata.One of the firms that has faced complaints is Denko Keibi, which before the disaster used to supply security guards for construction sites. (Special Report: Help wanted in Fukushima: Low pay, high risks and gangsters, by Antoni Slodkowski and Mari Saito, Reuters, October 25, 2013)Una delle aziende che ha ricevuto denunce è Denko Keibi, che prima del disastro forniva le guardie di sicurezza privata per i cantieri. (Relazione speciale: Help wanted in Fukushima: Low pay, high risks and gangsters, di Antoni Slodkowski e Mari Saito, Reuters, 25 ottobre, 2013)(Per leggere l’articolo di Reuters:mhttp://ca.reuters.com/article/idCABRE99O04320131025?sp=true Di fronte alla incessante disinformazione dei media riguardo ai pericoli di radiazione nucleare globale, il nostro obiettivo a GR é stato quello di rompere il vuoto dei media e di sensibilizzare l’opinione pubblica, ma anche indicando la complicità dei governi, dei media e dell’industria nucleare.Invitiamo i nostri lettori a diffondere la parola.Michel ChossudovskyFonte: http://www.globalresearch.caLink: http://www.globalresearch.ca/japanese-organized-crime-involved-in-recruitment-at-fukushima/5355540Traduzione a cura di ALEX T. per www. Comedonchisciotte.orgNOTE1) http://www.japantimes.co.jp/news/2013/10/23/national/tepco-eyes-fuel-removal-from-fukushima-reactor-4-pool-in-early-november/#.Umk9xySoHUU2) http://www.ringoffireradio.com/2013/09/risky-repair-fukushima-spill-15000x-radiation-hiroshima-world-intervene/3) http://www.commondreams.org/newswire/2012/05/04-0 – See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/10/29/frode-e-corruzione-a-fukushima-la-criminalita-organizzata-coinvolta-nel-reclutamento-di-personale-specializzato/#sthash.RkCobHEW.dpuf

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: