“Certo, ho chiamato Silvio” Così Panorama aiutò Lavitola

lavitola
MULÉ AVVISA B. POI PUBBLICA LA RICHIESTA D’ARRESTO NON ANCORA CONVALIDATA
Fatto Quotidiano del 31/1’/2013 di Marco Lillo attualità

inviato a Napoli Q uando il direttore di Panorama Giorgio Mulé il primo luglio del 2013 dice al tele- fono al suo inviato Giacomo Amadori, mentre è intercettato dalla Digos, “Certo che ho chia- mato Silvio Berlusconi” pensa di dire una cosa banale, che risulta dalla collezione del suo settimanale. Il 25 agosto del 2011 infatti Panorama svela i contenuti della richiesta di ar- resto (segreta) nei confronti di Valter Lavitola e Gianpaolo Ta- rantini per estorsione ai danni di Berlusconi. Grazie alla pubblicazione di quello scoop, Lavitola sfugge alla cattura restan- do in Bulgaria come da consiglio di Berlusconi: “resta lì”. Per i pm napoletani Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli quello scoop non merita il Pulitzer, ma è un episodio (oltre che di rivelazione di segreto di ufficio) di favoreggiamento e corruzione delle fonti che avrebbero consegnato il file con le carte segrete. Quelle presunte fonti, sulle quali era stata presentata richiesta di interdizione, rigettata dal Gip, e sulle qua- li si dovrà esprimere a breve il Tribunale del riesame, sono l’avvocato Alessandro Maresca e il cancelliere del Gip Amelia Primavera: Marco Reale. Il primo avrebbe consegnato il file con la richiesta di arresto a Amadori. Il secondo l’avrebbe estratta usando lapassword del Gip inconsapevole dal pc del Tribunale. Oggi il Tribunale del riesame si occupa delle fonti, ma intanto la Procura continua le sue indagini sui giornalisti. Uno dei punti più delicati del- l’inchiesta è proprio quella chiamata dagli Stati Uniti, dove si trovava il direttore di Panora ma Giorgio Mulé in vacanza in quell’agosto del 2011, con Arcore, dove si trovava Silvio Ber- lusconi. Mulé chiama il suo edi- tore avendo ricevuto già dal suo inviato una mail con la richiesta di arresto. La versione offerta al telefono da Berlusconi a Lavi- tola, quando mentre sono inter- cettati lo invita a restare a Sofia, e da Mulé, quando è interrogato dai pm, è la seguente: il direttore di un settimanale della Monda- dori chiama il padrone della Mondadori e non gli dice che ha in mano la richiesta di arresto per i suoi amici. Non gli legge unarigadelle suetelefonatein- tercettate, non si cura degli in- teressi e delle curiosità dell’edi – tore e lo tratta come un passante: lo intervista a carte coperte. QUESTA È l’intercettazione del- la telefonata del luglio 2013. Amadori: tu che hai chiamato Berlusconi … non lo so. Mulé: e certo … che ho chiamato io Berlusconi, Berlusconi che cazzo c’entra, era parte lesa ma non ho capito scusa, ma che c’en – tra Berlusconi èstato pure scritto, era sul giornale Berlusconi quindi. .. ma che cazzo c’aveva da nascondere? Nel 2011, quando Amadori tro- va lo scoop, il 18 agosto alle 18 e 17, scrive a Mulé: “Caro Diret- tore una mia vecchia fonte ha in mano una bomba: ha la richie- sta di arresto (una cinquantina di pagine circa) (…) nei con- fronti di cinque personaggi ac- cusati di estorsione nei confronti di Berlusconi (…) tra non molto dovrebbero scattare le misure (…)Lavitola, Gianpaolo Tarantini, la moglie di quest’ul- timo Nicla e il factotum di La- vitola avrebbero sfilato500 mi- la euro a Berlusconi”. Poi arriva il passaggio più importante per i pm: “Le richieste della fonte le conosci. Attendo”. I pm motivano così l’accusa di corruzione contro Mulé e Amadori: “È cer- to quindi che la ‘fonte’ ha ma- nifestato una esplicita richiesta a cui dover ottemperare per po- ter ricevere in corrispettivo la richiesta di arresto di cui la stes- sa fonte disponeva e che è stata poi consegnata”. Va detto a onor del vero che c’è una mail del 19 agosto in cui Mulé scrive ad Amadori: “Caro Giaco- mo,(…) Ribadisco: nessun con- tatto diretto. Ascoltami e dam- mi retta: se vuole ti dia le carte, ma tu non prendere alcun im- pegno. Di alcun tipo, di nessun genere”. Il 20 agosto poi l’inviato molla la patata bollente al direttore e gli spedisce la richiesta di arre- sto. Alle 19 e 55 Amadori scrive a Mulé: “Ciao Giorgio ecco le Istruzioni Vai su gmail indiriz- zo …@gmail.com password … poi vai in documenti e scarica “Per Giorgio”. Quindi butta il documento nel cestino. O se vuoi lo faccio io”. E PROPRIO ‘Per Giorgio’è il no- me del documento, trovato nel- la pen drive di Amadori, che secondo i pm è stato trafugato dal pcdel tribunale di poli. Ipm si chiedono: Berlusconi cosa sapeva di tutto ciò? Nell’articolo di Amadori si legge: “sentito da Panorama per avere un com- mento sulla vicenda, Berlusconi (…) afferma: ‘Attraverso Lavito- la ho aiutato una persona, cioè Tarantini, e una famiglia con bambini che si è trovata in gran- dissime difficoltà economi- che”. Ai pm che lo interrogano il 20 ottobre del 2011 Mulé dice: “da gli Usa dove mi trovavo, telefonai ad Arcore, sull’utenza fissa di casa Berlusconi. Spiegai al Presidente del Consiglio in estrema sintesi il fatto che avevamo scoperto e quindi del pre- sunto ricatto ai suoi danni da parte diLavitola-Tarantini-Devenuto. Il Presidente replicò nel senso che abbiamo riportato nell’articolo (…) escludo di aver mai comunicato all’avvocato Ghedini ovvero ad altri legali ovvero ad altri collaboratori di Berlusconi ancora prima che l’articolo uscisse il contenuto dello scoop. Fu una scelta deli- berata poiché volevo evitare reazioni inconsulte e tam tam mediatici”. Mulé afferma anche: “escludoche Amadorimiabbia mai posto in visione atti di in- dagine che comprovassero il contenuto del suo articolo”. Poi aggiunge “non abbiamo assolu- tamente pagato la fonte infor- mativa.Su questo posso giurarci”. I pm, però, sulla base della perizia del consulente informa- tico Salvatore Riegler, ritengo- no invece di avere tracciato il percorso del file: Amadori avrebbe avuto la richiesta da Maresca e poi l’avrebbe spedita a Mulé. Non credono molto nemmeno alle parole di Mulé sulla mancata corruzione e scrivono: “per escludere l’eventua lità (…) bisognerebbe ipotizzare che “la fonte” a un certo punto abbia autonomamente rinunziato a qualsiasi richiesta limi- tandosi a “donare” il prezioso materiale di cui era venuto in possesso deliberatamente”. In questo quadro, non bisogna stupirsi se, prima di credere alla versione di Giorgio Mulé sulla telefonata con Berlusconi, i pm vogliono fare alcune verifiche.

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