Archivio mensile:ottobre 2013

Caso Mediaset. Le motivazioni della Corte d’Appello: “La frode da un uomo politico è ancor più grave

le-posizioniSono state depositate le motivazioni della sentenza che ha ricalcolato in 2 anni di interdizione dai pubblici uffici la condanna, nell’ambito del caso Mediaset, di Silvio Berlusconi.
articolotre Redazione-del 29/10/2013 Sono state infine rese pubbliche le motivazioni dei giudici della Terza Corte d’Appello di Milano che hanno portato al calcolo di 2 anni di interdizione dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi, nell’ambito del processo Mediaset, per il quale il Cavaliere è stato condannato a 4 anni di reclusione.

In esse si legge come “il ruolo pubblicamente assunto dall’imputato e soprattutto come uomo politico” aggravi “la valutazione della sua condotta”. La sentenza, ribadiscono i giudici nelle dieci pagine, “ha definitivamente accertato che Berlusconi è stato l’ideatore e l’organizzatore negli anni Ottanta della galassia di società estere, alcune delle quali occulte, collettrici di fondi neri e – per quanto qui interessa – apparenti intermediarie nell’acquisto dei diritti televisivi”. Secondo i magistrati, inoltre, gli accertamenti della sentenza di Cassazione “dimostrano la particolare intensità del dolo” dell’ex premier “nella commissione del reato contestato e perseveranza in esso”.

Riguardo il periodo di interdizione, la Corte d’Appello spiega che è stato fissato a due anni in quanto “la durata della pena accessoria dai pubblici uffici” è “commisurata alla oggettiva gravità dei fatti contestati”; considerato ciò, non può dunque essere inflitto il minimo della pena, un anno. I giudici illustrano inoltre che non vi è nessuna prova secondo Berlusconi avrebbe estinto il suo “debito tributario”: al limite, avrebbe formulato “una mera ‘proposta di adesione’ alla conciliazione extra giudiziale”. “Nulla precludeva”, si legge nei documenti, “a Berlusconi, estraneo alla formale gestione della società, di attivarsi personalmente per estinguere il debito tributario in questione, gravante su Mediaset”. “Non può”, aggiungono, “l’imputato dolersi del mancato tempestivo pagamento da parte dei formali amministratori delle sue società del predetto debito di imposta che ben avrebbe potuto estinguere personalmente”.

Un ultimo passaggio è infine dedicato alla legge Severino: per i magistrati essa stabilisce “che coloro che hanno subito determinate condanne penali non possono candidarsi nelle liste elettorali in occasione delle elezioni della Camera e del Senato, nelle elezioni del Parlamento Europeo, nelle elezioni regionali, e non possono assumere le cariche di governo”. “La legge”, proseguono, “disciplina l’ipotesi in cui la sentenza di condanna intervenga a carico di taluno nel corso del suo mandato elettorale”.
“Tutto ciò rende evidente che la condanna penale è presa in considerazione come presupposto per l’incandidabilità”, concludono.

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Re Giorgio in vetta Pane e palazzo da sessant’anni (gli emolumenti di Bella Napoli)

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Fatto Quotidiano del 28/10/2013 di Salvatore Cannavò attualità
I politici più longevi ancora in atti- vità. Svetta il capo dello Stato. Se si facesse una classifica storica probabilmente vincerebbe Giulio Andreotti. Deputato dalla prima le- gislatura, nel 1948, morto senatore a vita, è stato parlamentare per ben 65 anni. Ma Andreotti riposa in pace. Dietro di lui, sia pure con incarichi diversi, ma tutt’ora in attività (e che attività) c’è il Presidente della Repubblica. Deputato nel 1953, lo è rimasto fino al 1996 tranne la parentesi della IV legislatura (1963) in cui ha ricoperto l’incarico di segretario del Pci di Napoli. Poi ministro, parlamen- tare europeo, senatore a vita e Presidente della Repubblica. Rieletto, caso unico nella storia italiana, nel 2013. Sessant’anni pieni di vita politica che, se fossero stati retribuiti con gli stessi importi erogati dalla Camera dei deputati, 228 mila euro, comporterebbe un reddito complessivo di 13,6 milioni di euro. Senza contare, però, il Quirinale, i ministeri, la Presidenza della Camera e altri incarichi prestigiosi. Una vita per la politica, dunque, secondo la bella espressione di Max Weber, ricambiata da tanti riconoscimenti. Tra i politici che ancora sono in at- tività, il Capo dello Stato si staglia senza concorrenti all’altezza. Lo segue, infatti, Francesco Colucci, senatore Pdl ma per arrivare a un politico di razza occorre attendere il quinto posto. Umberto Bossi, immarcescibile deputato leghista, nonostante i problemi di salute, è nella parte alta della classifica. Anche se viene superato da professionisti del calibro di Casini, Matteoli e Anna Finocchiaro, l’unica del Pd presente in questa top ten. Per il resto, vincono il centro e il centrodestra. .

Report Puntata del 28/10/2013 Intesa sul credito

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Fonte rai.it di Giovanna Boursier del 28/10/2013 attualità
Video della puntata
Romain Zaleski e Luigi Zunino sono grandi debitori delle banche, capofila, per entrambi, Intesa San Paolo. Hanno ognuno, all’incirca, 2mld di debito. Zaleski è un finanziere francese, di origini polacche, che arriva in Italia perché deve riscuotere un credito da un’acciaieria della Val Camonica, lui la rileva e si stabilisce nel bresciano. Specula in borsa, le banche lo finanziano, nel 2007 fino a 9 miliardi, e circa 2 glieli ha dati Intesa guidata da Giovanni Bazoli. Si conoscono nella finanziaria Mittel, di cui Zaleski diventa azionista nel 1996, e Bazoli è stato a lungo presidente. Zaleski nel 2007 ha anche un patrimonio di titoli bancari e quando Intesa si fonde con San Paolo Imi, la Tassara di Zaleski arriva al 5,9% della nuova banca, diventandone il secondo azionista. Nel 2008 crolla, insieme ai mercati finanziari. Da allora le banche, da Intesa a UniCredit, gli ristrutturano il debito. Più o meno lo stesso vale per l’immobiliarista Luigi Zunino: nel 2008 aveva più di 3 miliardi di debiti, e la procura di Milano aveva chiesto il fallimento della sua società Risanamento. Ma anche in questo caso, si fa un accordo con le banche che si prendono quote della società e gli iniettano liquidità. Oggi ha ancora 1,8mld di debito con le banche e vorrebbe riprendersi Risanamento, che ha in pancia immobili prestigiosi a Parigi. Il Banco Popolare è disponibile a rifinanziarlo.

A coloro invece che non hanno amici nelle banche, chiudono i fidi e di conseguenza devono chiudere le loro imprese. Poi ci sono anche quelli che, con la crisi, comprano a rate. Il credito al consumo ormai serve per mangiare. Ma è difficile sapere quanto si paga di interessi, come è il caso delle carte revolving… Istruzioni per l’uso.

IL PROGRAMMA COL BUCO INTORNO

le-posizioniDa Il Fatto Quotidiano del 29/10/2013. Stefano Feltri attualità

LE PROMESSE DI SPESA SONO MOLTO COSTOSE MA LE COPERTURE ANCORA VAGHE. MANCANO DETTAGLI ANCHE SUL LAVORO.

Dopo gli slogan, le battute e le ospitate, cosa resta dei tre giorni della Leopolda, la convention di tre giorni di Matteo Renzi? Visto che il sindaco di Firenze è proiettato verso la segreteria del Partito democratico e, un domani non lontano, verso Palazzo Chigi, vale la pena raccontare quale sia il suo programma economico. Non è facile, perché a parole Renzi è più generoso con le immagini evocative che con i numeri. Ma ci sono ormai diverse fonti per capire in che direzione si muove: il discorso conclusivo della Leopolda, la puntata di Otto e mezzo di venerdì, il documento congressuale “Cambiare verso” con cui si candida alla segreteria, l’intervista al Corriere della Sera del 18 ottobre e, soprattutto, i materiali preparati dal deputato Pd Yoram Gutgeld, cervello economico del renzismo che coordina la rete di consulenti che stanno dando il proprio contributo alla elaborazione di una linea economica definita. Tra un paio di settimane il programma di Gutgeld, ex consulente aziendale della McKinsey, diventerà un libro, di cui si parlerà parecchio.

Ecco quindi, per punti, una sintesi della Renzinomics così come la conosciamo per ora. Molti punti sono ancora da definire: il sindaco promette di spiegare bene cosa vuole fare per il lavoro e la disoccupazione entro il primo maggio (data non vicinissima) e non ha mai fornito dettagli su quale parte della spesa pubblica intenda sacrificare per realizzare i suoi costosi obiettivi, primo fra tutti quello di tagliare l’Irpef di 100 euro a chi ne guadagna meno di 2.000 netti al mese.

100 euro in più ai redditi bassi ma coperture tutte da trovare.

BONUS FISCALE

È LA PROPOSTA più forte della politica economica di Renzi: 100 euro al mese in più a chi ne guadagna meno di 2000 netti, un sostegno che dovrebbe arrivare dalla riduzione dell’Irpef, l’imposta sul reddito. È una promessa molto costosa, nell’ordine dei 20 miliardi all’a n n o, ma si può partire con 10 miliardi per dare un beneficio immediato da 50 euro. Dove trovare tutti questi soldi? Renzi ha detto che fino a 10 miliardi si recuperano tagliando la spesa per consumi intermedi dello Stato (130 miliardi), almeno 5 miliardi dalle dismissioni, tipo la vendita elle case popolari agli inquilini e facendo pagare alla Cassa depositi e prestiti una parte della spesa in conto capitale, cioè per investimenti.

Buona parte di queste coperture valgono solo per il primo anno, durante il quale Renzi promette una revisione della spesa pubblica in modo che i 10-20 miliardi si trovino anche per gli anni seguenti. Operazione annunciata dal 1981 e mai realizzata. Se non riesce, il bonus fiscale sarà effimero e il suo beneficio trascurabile. E la vendita una tantum del patrimonio pubblico non ripetibile. Contraddizione: al Corriere della Sera Renzi aveva detto che “tutto ciò che viene dalla dismissione del patrimonio pubblico va a ridurre il debito pubblico”.

Prelievo sulle pensioni alte, rischio bocciatura dalla Consulta

EQUITÀ PREVIDENZIALE

ANCHE SE LA CORTE COSTITUZIONALE ha bocciato i precedenti prelievi di solidarietà (ora riproposti da Letta nella legge di Stabilità), Renzi propone interventi sulle pensioni alte e – con meno fermezza – su quelle di chi ha beneficiato del sistema retributivo. E quindi oggi riceve un assegno superiore a quanto gli spetterebbe in base ai contributi effettivamente versati. Renzi propone di chiedere un contributo alle “pensioni d’o ro” e modificare anche il sistema degli assegni sociali, “dando di più a chi ha più bisogno”. A questo si lega l’idea di rivedere l’assistenza, riorganizzando le risorse oggi divise tra Comuni, Regioni e Inps , concentrandole su chi ha redditi più bassi (mentre oggi spesso non dipendono dal reddito ma hanno carattere universale).

Finora i prelievi sulle pensioni più elevate – dall’impatto più simbolico che effettivo per le casse pubbliche – sono stati giudicati incostituzionali perché, di fatto, penalizzano in modo arbitrario una categoria di cittadini. A maggior ragione rischia di essere bocciato un prelievo su chi è andato in pensione col retributivo: rispetto ai futuri pensionati è privilegiato, ma la legge è dalla sua parte.

Contratto unico per i giovani ma ancora nessun piano

OCCUPAZIONE

NEL PROGRAMMA per le primarie del Pd, Renzi non parla molto di lavoro, si limita a promettere una riforma dei centri per l’impiego che devono aiutare i disoccupati a reinserirsi. Non scende nei dettagli, ma la logica è più trasparenza nella gestione dei contributi e regole più chiare, con i sindacati costretti a certificare i loro bilanci, sottoponendoli quindi a un controllo esterno. Idem per le associazioni datoriali (tipo Confindustria) che devono rendere più chiaro quanti contributi incassano dalle aziende socie. Nessun accenno al mercato del lavoro, ma la linea è quella del contratto unico di inserimento (modello Ichino o Boeri), con tutele progressive. Ha promesso un “piano per il lavoro” entro il primo maggio.

Il messaggio di Renzi sul mercato del lavoro si è progressivamente annacquato (resta contrario a ulteriori riduzioni di tutele per chi è già assunto in caso di licenziamento), soprattutto per ottenere l’appoggio dei sindacati. Il contratto unico comporta una riforma degli ammortizzatori sociali di cui il sindaco di Firenze non parla. Il tema comunque non è abbastanza condiviso nel Pd per diventare un punto chiave.

Un po’ di rigore ma anche più deficit, se l’Europa è d’accordo

CONTI PUBBLICI

UN ANNO FA Renzi metteva tra le sue priorità la riduzione del debito pubblico dal 133 per cento al 100 per cento in tre anni. Adesso sui conti pubblici ha una posizione meno rigorista: sostiene che l’Italia deve ridiscutere il tetto del 3 per cento al rapporto tra deficit e Pil, perché basato su ipotesi di crescita dell’economia del 3 per cento all’anno che non si sono mai realizzate.

Questo è uno dei punti più vaghi nel programma che, in altre parti, considera invece il rigore contabile importante. Renzi non spiega se vuole deroghe per gli investimenti o per la spesa corrente (ma par di capire che sia la prima ipotesi). Masoprattutto non spiega come pensa di ottenere una simile concessione europea e se questa sua posizione implica anche una contrarietà al pareggio di bilancio strutturale che, oltre a essere parte dei trattati europei, è stato di recente anche inserito nella Costituzione. Visto che per i prossimi anni il deficit stimato è sempre sotto il 3, Renzi di fatto chiede di aumentare la spesa pubblica senza copertura, cioè in deficit.

Meno Grandi Opere, ma tagliare i sussidi è una vera impresa

RENZI non promette miracoli sull’industria. Ispirato da Oscar Farinetti di Eataly chiede di valorizzare il made in Italy (non si capisce bene come), vuole un rafforzamento del fondo di garanzia che aiuta le imprese ad avere credito e promette di rivedere gli incentivi pubblici alle imprese. Sulle Grandi Opere, Renzi vuole concentrare le risorse su quelle che producono più impatto sull’occupazione e che sono immediatamente utilizzabili, invece che sui grandi cantieri che durano decenni. Il programma più articolato è quello per una riforma dell’assicurazione Rc Auto, che ne faccia scendere il costo per i clienti. Non mancano promesse (vaghe) di favorire le start up, cioè la nascita di nuove aziende.

Renzi ha un atteggiamento passivo verso le ripercussioni della crisi, non predica protezionismo e neppure una vera politica industriale. La riduzione degli incentivi pubblici l’aveva promessa Mario Monti (che commissionò l’apposito Rapporto Giavazzi), ma poi si è rivelata politicamente troppo difficile da fare. Il passaggio dalle grandi alle piccole opere è condiviso in modo trasversale, ma si scontra poi con le lobby che sostengono progetti come quelli del Tav Torino-Lione.

M’illumino di Renzi (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 29/10/2013. Marco Travaglio attualità

Al posto di Renzi, nel leggere le cronache turibolanti dei giornaloni sulla sua meravigliosa persona, i suoi programmi palingenetici, il suo “fluido” magico e la sua “erotica sociale” che ingravida le donne con la sola forza del pensiero, faremmo i debiti scongiuri. I cimiteri della politica sono pieni di leader, o pseudotali, osannati e issati sugli altari della stampa al primo afrore di vittoria e poi cestinati senza pietà con la stessa frettolosa disinvoltura. B., D’Alema, Veltroni, Casini, Fini, Monti e perfino Letta nipote. E, prima, tanti altri salvatori della patria che non han salvato nulla, né la patria né se stessi. Il salto sul carro del vincitore, la sola disciplina olimpica in cui eccelle l’intellighenzia italiota, è vecchio come lo stivale. Ma di solito porta una sfiga boia. Pare trascorso un secolo da quando, due anni fa, l’uomo della Provvidenza era Monti, avvolto nel sobrio loden cantato dalla stampa come un vello d’oro. “Il cappotto in loden è la vera divisa dei maschi della borghesia milanese di stampo e tradizione calvinista; quella da ottimi studi anche all’estero, solidi matrimoni, volontariato e parche vacanze in montagna o nelle belle case sui tanto piovosi laghi” (La Stampa). “Monti è un signore con la tazza di the a Saigon” e un giorno “a Bruxelles ballò un valzer con Emma Bonino”, ma “in maniera sobria” (Repubblica ). “Sobria” pure la moglie Elsa: “Elegante, riservata, altruista: non servono altre parole. Né lei stessa gradirebbe un’aggettivazione eccessiva per descriverla. La sua sobrietà non lo sopporterebbe” (Style, mensile del Corriere ). Sobrio persino il cane (non Empy, ma il suo “golden retriever” prematuramente scomparso). Sobri i mezzi di locomozione: “La signora Monti è arrivata da Milano con un sobrio Frecciarossa” (Chi by Alfonso Signorini, uso a leccare ben altre famiglie: ma certe lingue, una volta messe in moto, non riesci più a fermarle). Roba che nemmeno i Cinegiornali Luce. Poi arrivò Letta jr., fra odi, ditirambi e lecca-letta: “Questa è l’ultima spiaggia della Penisola: più in là c’è solo il mare in tempesta e un azzardo pericoloso. L’Italia ha voglia di novità. È primavera: bisogna cambiare aria nelle stanze e nel cervello. Letta è un uomo competente, calmo e relativamente giovane” (Severgnini, Corriere . “Non ha citato Kennedy – ‘la fiaccola è stata consegnata a una nuova generazione…’ – ma ha detto più o meno le stesse cose, Napolitano. Le ha dette mentre affidava l’incarico a un uomo di cui potrebbe essere il nonno… L’Italia, considerata gerontocratica, si colloca all’avanguardia in Europa. La rivincita dei figli degli anni 80. A Palazzo Chigi arriva il ragazzo che amava il Drive In e gli U2” (Cazzullo, Corriere ). “Non c’è commento migliore al governo appena nato della foto che ritrae Napolitano mentre stringe le mani di Enrico Letta. Ed è difficile capire dove cominci la stretta del primo e finisca la presa del secondo, come padre e figlio sinergicamente s’affidano l’un l’altro prima delle navigazioni impegnative della vita” (Cusenza, Messaggero ). “Un medico per l’Italia. Enrico Letta aveva promesso competenza, freschezza, nomi non divisivi. Il risultato corrisponde pienamente all’impegno” (Scalfari, Repubblica). Ora tocca a Renzi: “Quello strano fluido della Leopolda: così il sindaco diventa fidanzato d’Italia”, “su un campione di 500 donne interpellate per sapere con chi ‘vivrebbero un’avventura’, Matteo batte tutti: come flirt ideale (26%), come amante per l’avventura di una notte (19%), come cavaliere di una serata di gala (20%), e anche come salvatore durante un incendio (28%). Chi ha trascorso tre giorni a Matteolandia torna a casa convinto che questa specie di misterioso fluido di entusiasmo, di intensa e accesa passione per il leader vuol dire certamente qualcosa” (Repubblica ). Tant’è che un lavoratore di call center confida, sempre a Repubblica : “Ho preso un aereo per un sindaco e mai per una donna”.

Perché, incensa il quotidiano, “i messaggi del corpo hanno di bello che pretendono attenzione a prescindere dalle idee”.

Del resto, il nipotino di Fonzie che fa? “Smantella totem e sfata tabù”, “in jeans e camicia bianca rovescia stereotipi e butta giù steccati”, mica cazzi. Poi “apre il cantiere del nuovo Pd”, talmente nuovo che “su Berlusconi tace” e dice “dell’appello dei costituzionalisti non so che farmene” (ma bravo), “declina parole come speranza e dignità”, perché “la ‘rivoluzione della semplicità’ è già nel linguaggio, privo di incrostazioni retoriche”. E via col “patto in quattro punti” (Corriere), anzi il “patto di Matteo con Letta e il Quirinale” (Repubblica ), senza scordare l’immancabile “agenda Renzi” (Corriere : do you remember Agenda Monti?).

Avanti così per qualche mese, poi avanti il prossimo (Marina?). Ne uccide più la saliva che la spada.

LETTA SA CHE STIAMO PER CROLLARE: SONO DEI FIGLI DI TROIKA

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Fonte: http://www.libreidee.org 28 ottobre, 2013 attualità
Estratti delle dichiarazioni rilasciate a Piero Ricca da Bruno Amoroso per l’intervista “Figli di Troika”, pubblicata dal blog di Grillo il 25 ottobre 2013La Troika è di nuovo al lavoro, la Bce e la Commissione stanno preparando il sacco dei risparmi, mentre il Fmi fa lo stesso in parallelo, specializzandosi su come far pagare ai cittadini il debito estero degli Stati. Un prelievo una tantum sui conti correnti a livello europeo? L’ipotesi del Fmi è parte della seconda fase della strategia di esproprio dei risparmi dei cittadini, avviata durante gli anni ’80 e ’90 e che ha avuto una sua prima prova di successo negli Stati Uniti e nell’Unione Europea con la rapina finanziaria del 2008-2010. Una rapina che ha portato un bottino nelle mani di pochi gruppi pari al 37% del Pil europeo.Cioè aiuti di Stato, tra ottobre 2008 e ottobre 2011, a favore degli enti finanziari pari a 4.500 miliardi di euro, a cui si aggiungono 6.500 miliardi di euro. Il che ha fatto ovviamente scoppiare il “debito sovrano” di molti paesi dell’Ue, stimato tra i 45 e i 65.000 miliardi di euro. Di questa rapina, definita da James K. Galbraith «il più grande crimine finanziario della storia del capitalismo», si conoscono gli autori e gli attori.Basta leggere il testo dell’indagine condotta negli Stati Uniti dalla Financial Crisis Inquiry Commission, che ne illustra i meccanismi e le collusioni politiche. Il rapporto spiega che tutte le leggi introdotte per legalizzare questa rapina sono in vigore e i responsabili sono ai loro posti e si accingono al secondo girone. La fase attuale ha avuto inizio a fine 2012 con il rastrellamento dei pochi risparmi ancora in giro mediante l’imposizione del conto in banca anche ai pensionati con mille euro al mese, seguito dalla legge che impone il trasferimento delle informazioni su tutti i conti correnti all’Agenzia delle Entrate e dalla Direttiva Barnier in corso di approvazione al Parlamento Europeo, che introduce a livello europeo la norma sperimentata a Cipro – e cioè che in caso di fallimento bancario sono i risparmiatori a pagare e non più i governi o la Bce. Si prepara a fine anno il fallimento delle maggiori banche europee e quindi il prelievo sui conti dei risparmiatori. Su quello che accadrà poi si è espresso con chiarezza il ministro Saccomanni, che ha di nuovo aperto alle “cartolarizzazioni” e ha dichiarato finita l’era delle banche per dare il benvenuto al “sistema finanziario ombra”.Il governo Letta è consapevole di tutto questo. Per questo è stato il governo dei rinvii, in attesa che lo scoppio della crisi e il fallimento degli Stati dell’Europa del sud annulli tutti gli impegni verso i cittadini, inesigibili dentro i parametri europei. La legge finanziaria presentata si muove dentro questa stessa logica per rassicurare i risparmiatori prima del collasso. Più che un’aspirina per combattere il cancro è un sonnifero, ammesso che funzioni. Letta che ribadisce l’assoluta necessità della “stabilità”, minacciata dalla crescita del “populismo antieuropeo”, e Draghi che ritiene l’euro “irreversibile”? Entrambi parlano come persone informate dei fatti, cioè consapevoli dei rischi di quello che stanno facendo. Per Letta e simili, le riforme devono creare un “presidente” forte per reprimere l’inevitabile reazione popolare che verrà a seguito di ciò che stanno preparando. Draghi continua a fare alla Bce quello che ha fatto in Italia al tempo delle privatizzazioni bancarie, che sono divenute il veicolo delle speculazioni successive di Goldman Sachs & Co. Ha coperto la crisi del 2008 come governatore della Banca d’Italia scaricandone i costi sui risparmiatori e i cittadini. Oggi ripete l’esercizio alla Bce. L’uomo giusto al posto giusto. E pochi ricordano che nella sua tesi di laurea svolta con Federico Caffè affermò, ben prima del disastro, che l’euro non si doveva e non si poteva fare.I debiti nascono perché qualcuno li chiede – per bisogno o magari inavvertitamente – e qualcuno li concede – per amore degli altri, come si fa in famiglia, o sperando di trarre vantaggio dalle disgrazie altrui. Quando il meccanismo si inceppa, come nel nostro caso, si rinegozia il tutto e entrambe le parti si accollano la loro parte di responsabilità. Continuare sull’austerità, come si sta facendo, porta ai disastri politici e sociali che conosciamo dalla storia. Cioè a quello a cui stiamo assistendo in questi giorni sulle nostre strade. Gli “incappucciati” individuati da Federico Caffè negli anni ’80, oggi si sono tolti il cappuccio e gestiscono in prima persona anche il potere politico in tutti i paesi europei. Il governo politico italiano ha nei posti di maggiore responsabilità individui che sono espressione diretta di quegli ambienti. Coloro che sino a qualche anno fa erano i controllori “incappucciati” della politica ora ne sono diretti rappresentanti. Una bella riforma costituzionale di fatto già attuata, mentre si fanno campagne per difendere qualcosa che ormai non c’è più. Si tratta semmai di ri-affermare la Costituzione, che però non nacque in seguito a qualche corteo o alle elezioni ma a una guerra, anche civile. Se c’è un modo pacifico di farlo, va scoperto rapidamente.Salvare il progetto di integrazione europea? Temo che sia troppo tardi per ricucire un rapporto di fiducia tra i cittadini europei e le istituzioni. Tuttavia, per quanti ancora credono che ciò sia possibile, è necessario spazzare via la Triade, dare potere al Parlamento Europeo in modo che esprima un governo politico europeo nei limiti delle competenze previste. Per quanto riguarda i paesi dell’Europa del sud, devastati dalla crisi e dalla Bce, si tratta di rinegoziare per intero il funzionamento dell’Eurozona, consentendo – dentro questa – due aree monetarie con margini di maggiore flessibilità e con un meccanismo di solidarietà tra nord e sud. Lo scoglio è rappresentato dalla Germania, quello scoglio che ha affondato oggi l’euro. O la Germania contribuisce a risollevare la nave, oppure è meglio abbandonarla prima che sia troppo tardi. Ma temo che sia già troppo tardi, e i primi ad abbandonarla saranno proprio i tedeschi. (Bruno Amoroso, estratti delle dichiarazioni rilasciate a Piero Ricca per l’intervista “Figli di Troika”, pubblicata dal blog di Grillo il 25 ottobre 2013. Economista dell’università danese di Roskide e co-firmatario del “Manifesto per l’Europa” redatto con Giulietto Chiesa e “Alternativa” per chiedere l’instaurazione di un regime democratico a Bruxelles con l’abolizione dell’attuale Commissione Europea, Amoroso è autore del recente saggio “Figli di Troika. Gli artefici della crisi economica”, edito da Castelvecchi). Fonte: http://www.libreidee.orgLink: http://www.libreidee.org/2013/10/letta-sa-che-stiamo-per-crollare-sono-dei-figli-di-troika/ – See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/10/28/letta-sa-che-stiamo-per-crollare-sono-dei-figli-di-troika/#sthash.YtWvwm37.dpuf

Blitz di Grillo al Senato. Su Napolitano “Chiederemo l’impeachment

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E’ stata una sorpresa l’apparizione di Beppe Grillo al Senato, dove ha avuto modo di incontrare il gruppo del Movimento 5 Stelle
articolotre Redazione-del 28/10/2013 attualità
Beppe Grillo in Senato. Alla fine non ha resistito ed è dovuto andare a vedere l’arredamento presente nel noto palazzo della politica italiana. Un incontro con il gruppo del Movimento 5 Stelle che è stato occasione per affrontare diverse questioni: il primo e sicuramente uno di quelli a cui il comico genovese tiene di più, cioè la necessità di andare al voto “in qualsiasi modo”.

Il gruppo M5S non si è neanche presentato al Quirinale per discutere la leggere elettorale, ma “non è uno sgarbo” dice Grillo; secondo lui la visita era inutile in quanto “i giochi già fatti”. Spazio poi anche per parlare proprio del Presidente Napolitano di cui “chiederemo l’impeachment”. Motivo? “Non rappresenta più il popolo italiano. E’ di parte”.

Tempo anche per affrontare la legge sull’immigrazione dove a decidere, secondo Grillo, non devono essere i pochi coinvolti ma tutto il popolo italiano: per questo è necessario organizzare un referendum che interpelli tutti gli italiani e permetta loro di esprimere la propria posizione.

Ma mi faccia il piacere (Marco Travaglio).

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Da IL Fatto Quotidiano del 28/10/2013. Marco Travaglio attualità
Dolce Euchessina. “Berlusconi si libera” (titolo di prima pagina de Il Giornale, 26-10). Poi Angelino passa a raccogliere con la paletta. Pagliacci/1. “Sergio De Caprio, il mitico ufficiale dei carabinieri che 20 anni fa arrestò Totò Riina, è certo: la tesi che lo Stato abbia trattato con Cosa Nostra ‘è una pagliacciata’” (Giorgio Mulè, Panorama, 30-10). Povero piccino, la mamma non gli ha ancora detto niente. Pagliacci/2. “Io e i miei ragazzi saremo sempre a fianco del presidente della Repubblica” (Sergio De Caprio, alias Capitano Ultimo, Panorama, 30-10). Sì, ma non troppo vicino, specie quando telefona: se no quello s’incazza.

Sensazioni. “Io mi sento ancora giornalista” (Augusto Minzolini, deputato Pdl, La Stampa, 25-10). C’è sempre una prima volta.

Le pezze e il culo. “Bisogna essere credibili sui conti pubblici a casa propria. Se un paese ha conti pubblici in disordine o le pezze al culo…” (Enrico Letta, presidente del Consiglio, 25-10). Pezze? Quali pezze?

Ok il prezzo è giusto. “Scelta civica si avvia alla scissione. Monti: non fatevi svendere” (Corriere della sera, 23-10). Tirate sul prezzo.

Prospettive. “Italia superata dalla Russia: ora è solo nona tra i grandi” (Repubblica, 23-10). Cioè prima fra i piccoli. Sono soddisfazioni.

L’handicap. “Oddio, ci ridanno la Bindi” (il Giornale, 23-10). Antimafia, eletta Rosy Bindi ma la maggioranza si spacca. Il Pdl minaccia l’Aventino. Brunetta: si dimetta subito. Malumore anche tra i democratici” (Repubblica, 23-10). Pare che sia addirittura incensurata.

Banale in casa Cuperlo. “…la presa d’atto dell’esistenza di una domanda di beni relazionali come l’amicizia e la fiducia… nulla del resto può compensare il venir meno delle narrazioni sul significato della storia se non la potenza di un nucleo di libertà e doveri fondamentali che percorre il mondo segnando la strada di una pienezza della dignità…” (dalla mozione di Gianni Cuperlo per il congresso Pd, Libero, 23-10). Lo portano via.

SemiLibero. “Già liberi tutti i devastatori di Roma. Scarcerati sei ‘antagonisti’ fermato sabato nel corso di uno dei cortei che hanno messo a soqquadro la Capitale: per il gip manca la prova del loro coinvolgimento. Ma il pm fa ricorso” (Libero, 24-10). Cioè, non ci sono prove, ma per i garantisti di Libero quelli restano i devastatori di Roma. E meno male che il giornale si chiama “Libero”, figurarsi se si chiamasse “Recluso”.

Il ripetente. “Nella mia vita ho avuto a che fare con professori affetti da sindrome da cattedra” (Maurizio Gasparri, Libero, 22-10). L’ultimo lo intravide alle medie. Mission impossible. “Il giudice Esposito in tournèe per ‘bonificare la politica’” (Libero, 22-10). Vanificando così gli sforzi della politica.

Innominabile, inascoltabile, invisibile. “In realtà l’unico potere dispiegato senza risparmio da Napolitano è invisibile e leggero come la rugiada… Si chiama moral suasion, persuasione morale: un distillato d’avvertimenti, moniti, richiami. E sempre all’insegna delle riforme, dalla Costituzione alla legge elettorale, dal lavoro alla giustizia…” (Michele Ainis, Corriere, 22-10).

É tornato buono. “Senatore Formigoni, cosa c’è che non va nel Pdl?”, “A cosa si riferisce?”, “Sta dicendo che il Pdl è tornato in mano ai falchi?”, “Quale?”, “Mi sta dicendo che, se le cose non cambiano, lei e gli altri senatori siete pronti a uscire dal Pdl?”, “Anche se il senato decidesse la decadenza di Berlusconi?”, “E se alla fine prevalesse la linea dei lealisti?”, “Non è che siete pronti a far rinascere la Dc?” (intervista di Repubblica a Formigoni, 22-10). Belli i tempi delle 10 domande di Repubblica a Formigoni sul processo per corruzione. Ma non tornano più.

Nostradamus. “Il Cavaliere frena su Forza Italia” (Francesco Verderami, Corriere, 24-10). “Berlusconi cancella il Pdl. Torna Forza Italia” (Corriere, 26-10). Figurarsi se non frenava.

La tela di Penelope. “Arriva Cottarelli, il taglia-sprechi” (Corriere, 24-10). Chissà quanto ci costa.

Diplomazia comunale. “Aiutiamo la Birmania a cambiare” (Piero Fassino, sindaco di Torino, Corriere, 27-10). Mo’ me lo segno.

Radunata sediziosa. “L’ultima svolta di Berlusconi: ‘Possiamo candidare Marina’. Richiamati in servizio Dell’Utri, Bertolaso… insieme a Santanchè, Fitto e Matteoli, per rilanciare Forza Italia” (Repubblica, 27-10). Il summit si è svolto nell’ora d’aria.

Un milione di posti di lavoro (gli altissimi costi della politica)

le-posizioniDa Il Fatto Quotidiano del 28/10/2013 Salvatore Cannavò attualità

UN MONDO DI PORTABORSE CONSULENTI, ADDETTI STAMPA, COLLABORATORI.
DAI MINISTERI ALLE REGIONI FIN DENTRO I COMUNI UN PAESE NEL PAESE CHE
RISPONDE SOLO A CHI NOMINA.

Un milione di persone. Nemmeno Max Weber, quando scriveva La politica e la scienza come professioni pensava ci si potesse spingere a tanto. Il grande sociologo tedesco scriveva infatti nel 1919: “Si vive ‘per’ la politica oppure ‘di’ politica”. Chi vive ‘per’ la politica costruisce in senso interiore tutta la propria esistenza intorno ad essa” […] Mentre della politica come professione vive colui che cerca di trarre da essa una fonte durevole di guadagno”.

Secondo uno studio della Uil, invece, coloro che cercano “di trarre dalla politica una fonte durevole di guadagno” sono più di un milione: 1.128.722. Un “paese nel paese” ma non nella forma poetica in cui Pier Paolo Pasolini definiva il Pci. Piuttosto “un mondo a sé”, come lo descrive il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy che ha curato la ricerca. La cifra viene ricavata sommando voci tra loro diverse ma tutte legate alla politica: gli eletti e gli incarichi di Parlamento e governo (1.067) quelli nelle Regioni (1.356), nelle Province (3.853) o nei Comuni (137.660). L’incidenza delle cariche elettive sul numero totale non è molto alta, il 12%.

La forza del sottobosco

I numeri si fanno più forti man mano che ci si addentra nel sottobosco: i Cda delle aziende pubbliche ammontano, infatti, a 24.432 persone; si sale a 44.165 per i Collegi dei revisori e i Collegi sindacali delle aziende pubbliche; 38.120 sono quelli che lavorano a “supporto politico” nelle varie assemblee elettive. I numeri fondamentali della ricerca sono riscontrabili nelle due ultime voci, quelle decisive: 390.120 di “Apparato politico” e 487.949 per “Incarichi e consulenze di aziende pubbliche”. “Quest’ultimo dato si basa su numeri certi e verificati” assicura Loy, mentre quello relativo agli “apparati” costituisce una “stima della stessa Uil ma una stima attendibile”. Nella nota metodologica, infatti, il sindacato spiega che i numeri derivano da banche dati ufficiali e da quello “che ruota intorno ai partiti” (comitati elettorali, segreterie partiti, collegi elettorali, “portaborse”, ecc.”. Loy la spiega così: “Ventimila voti di preferenza non sono il risultato solo di un voto ideologico ma espressione di relazioni concrete”. E, in tempi in cui l’ideologia è fortemente in crisi, “si affermano gli interessi e la spinta ad aumentare il proprio tenore di vita, l’affermazione di un sistema economico”.

La politica si fa industria, quindi. E il dato è riscontrabile nei numeri. Si pensi al costo dei CdA dei quasi settemila enti e società pubbliche: si tratta di 2,65 miliardi mentre per “incarichi e consulenze” la cifra è di oltre 1,5 miliardi di euro.

Stiamo parlando di gente che lavora, ovviamente. Alcuni di loro, come i dipendenti di Rifondazione comunista, sono anche finiti in cassa integrazione oppure, come in An, licenziati. “Ma non hanno fatto alcuna selezione pubblica, non hanno seguitonessun merito” commenta Loy, “e vengono pagati con soldi di tutti”. Parliamo di collaborazioni dirette nei vari ministeri, assessorati, consigli elettivi, incarichi elargiti da questo o quel politico di turno. Oltre ai Francesco Belsito, Franco Fiorito, ai diamanti della Lega, alle ricevute di Formigoni o alle consulenze di Alemanno, gli esempi possono essere tutti leciti ma del tutto interiorizzati dalla politica.

I vari ministeri hano speso, nel 2012, oltre 200 milioni per collaborazioni dirette. Tra i dicasteri più attivi, gli Interni, l’Economia e Finanze, la Difesa e la Giustizia. Del ministero diretto da Alfano ci occupiamo a parte. Il Mef dispensa centinia di incarichi nelle società partecipate. Alla Difesa, il ministro dispone di ben 18 collaboratori quanti ne ha quello della Giustizia. Gli incarichi sono quasi tutti di pertinenza politica. Come proprio addetto stampa, ad esempio, il ministro ha la stessa persona che ha lavorato per Pierferdinando Casini dal 2006 al 2013 e prima, ancora, con l’Udc Vietti, attuale videpresidente del Csm. Una “ricollocazione” avvenuta tutta nei rapporti della politica.

Fedeli al ministro

Nell’Ufficio di gabinetto troviamo l’autrice di un libro, Guerra ai cristiani, troppo presto dimenticato e scritto insieme allo stesso Mauro. Più esemplare è il caso del “Consigliere per gli affari delegati, del Sottosegretario di stato alla Difesa On. dott. Gioacchino Alfano”, Nicola Marcurio. L’interessato ha iniziato la carriera politica nel Comune di Sant’Antonio Abate, dove organizzava le iniziative religiose per il Giubileo. Diviene consigliere comunale nel 2000 e di nuovo nel 2005. Poi va a lavorare presso il Commissariato per l’emergenza di Pompei, da lì alla Protezione civile per il G8 dell’Aquila. Finisce al ministero come consigliere di Gioacchino Alfano il quale, guarda caso, è stato sindaco proprio di Sant’Antonio Abate. L’altro sottosegretario, Roberta Pinotti, Pd, tiene nel proprio staff Pier Fausto Recchia, deputato non rieletto alle ultime elezioni e quindi ricollocato. Tra i collaboratori del ministro della Giustizia, Cancellieri, troviamo Roberto Rao, già deputato, non rieletto, e già portavoce di Casini ma anche Luca Spataro, già segretario Pd di Catania. Se un deputato non viene rieletto gli si trova un nuovo incarico. Come a Osvaldo Napoli, pidiellino molto presente in tv, bocciato lo scorso febbraio e oggi vicepresidente dell’Osservatorio Torino-Lione. Moltiplicando questi casi per l’intero numero delle cariche elettive si può avere un’idea del fenomeno. Alla Regione Lazio, il presidente Zingaretti dispone di un ufficio stampa con ben dieci addetti mentre in Lombardia, i consulenti della Regione sono passati, con la gestione Maroni, da 57 a 93, tutti riscontrabili sul sito ufficiale. Per questa voce l’ente regionale spende 2,6 milioni di euro l’anno. L’esercito della politica vive e si autoalimenta così.

Crisi Spagna, giovani disoccupati e poveri tentano di vendere organi online

Il Fatto Quotidiano 26 ottobre Silvia Ragusa attualità
, 2013 Remedios, una donna di Malaga, separata, con due bambini di 9 e 5 anni, per evitare lo sfratto e pagare il mutuo voleva vendere il suo organo “non per meno di 30 o 40 mila euro”. Ma almeno lei ha ottenuto un colloquio di lavoro. “La crisi e la politiche di austerità hanno aumentato il tasso di impoverimento al 26,8 per cento della popolazione” dice una sindacalista
Più informazioni su: ,Crisi Spagna Disoccupazione SpagnaDisoccupazione Spagna,, Mariano Rajoy.Mariano Rajoy.< – See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/10/26/crisi-spagna-giovani-disoccupati-e-poveri-tentano-di-vendere-organi-online/#sthash.h2CsLHMD.dpuf
di
le-posizioni
Vendo mi riñón para pagar la hipoteca”. (Vendo rene per pagare il mutuo). L’annuncio pubblicato su Internet ricorda quasi quella libbra di carne che il mercante di Venezia doveva a Shylock. Ma questa non è certo l’opera di Shakespeare. È la tragedia di Remedios, una donna di Malaga, separata, con due bambini di 9 e 5 anni. Disoccupata da due anni, riceve un sussidio di 426 euro al mese, 350 dei quali servono solo a pagare la rata del mutuo e un prestito di 5mila euro, contratto per evitare lo sfratto. Da qui la decisione di vendere un organo “non per meno di 30 o 40 mila euro”, ha precisato ai giornalisti che l’avevano rintracciata.

Il fatto è che in Spagna, e soprattutto in Andalusia, la crisi c’è, nonostante le previsioni ottimistiche del premier Mariano Rajoy o la visione “fantástica” del presidente del Santader Emilio Botín: “Stanno arrivando soldi stranieri da tutte le parti”, diceva pochi giorni fa a New York. Perché se da una parte i dati finanziari sembrano migliorare, dall’altra disoccupazione, povertà, morosità,crollo dei salari e del consumo peggiorano di giorno in giorno. Tanto da spingere gli spagnoli senza lavoro e con passivi sempre più onerosi da affrontare a mettere in vendita perfino gli organi. Una libbra di carne, appunto.

In poche ore il messaggio di Reme – così la chiamano gli amici – ha fatto il giro del web ed è finito sulle prime pagine dei quotidiani. Ma fino a poche ore fa, sul portale Milanuncios.com, se ne trovavano parecchi molto simili. Negli ultimi tre mesi – il più recente pubblicato giovedì scorso – una quindicina: messaggi postati da persone disposte a “vendere” o “donare” un rene in cambio di aiuti economici, con tanto di numero di telefono.

C’erano giovani che avevano appena compiuto vent’anni, uomini che avevano bisogno di soldi in contanti per metter su un’attività, e ultra cinquantenni senza lavoro o indebitati con le banche. “Non fumatore né bevitore, senza alcun tipo di malattia”, scrivevano in molti. Uno, poi, chiedeva 30mila euro per un suo rene e 60mila euro per un pezzo di fegato.

“La crisi e la politiche di austerità hanno aumentato il tasso di impoverimento al 26,8 per cento della popolazione. Cioè una persona su quattro vive a rischio povertà nel nostro Paese”, spiega Paloma López, segretaria del Lavoro della confederazione sindacale Comisiones Obreras. Il sindacato ha elaborato pochi giorni fa una proposta con l’obiettivo di istituire un reddito minimo garantito per le persone in difficoltà. Perché “non tutti soffrono le conseguenze della crisi allo stesso modo”, continua Paloma López. “La forbice tra ricchi e poveri si allarga e l’impoverimento generale dei cittadini è in aumento. Il governo non ascolta le proposte di certe organizzazioni su come, per esempio, penalizzare i datori di lavoro che non pagano i contributi. Nemmeno a parlare poi di quali misure prendere per fermare la frode fiscale o come un aumento dei salari possa contribuire al rilancio economico”. Insomma i continui tagli non portano da nessuna parte. Anzi “sono la causa di questi atti estremi”, conclude López.

Intanto la storia di Reme, raccontata dal quotidiano locale Elcorreo.com, è stata denunciata dall’Organización Nacional de Transplantes alla brigata per i delitti informatici della Guardia Civil. Tre giorni dopo i gestori hanno rimosso tutti gli annunci dalla pagina web, mentre la polizia postale spagnola cancellava messaggi dello stesso tenore su altri siti affini. Qualcuno però è rimasto ancora. Immortalato nei blog o nei giornali online.

“Si vende rene per motivi economici. Prezzo da valutare. Spese cliniche a carico dell’acquirente. Tutto con contratto. Non fumo, non bevo, no droghe. Totalmente sano. Urgente”. Questo, ad esempio, era il post di Juan José. A lui di violare la legge spagnola, che punisce la compravendita di organi con pene che vanno fino a 12 anni di reclusione, non importa granché. “Non sapevo fosse illegale e nella situazione in cui mi trovo non mi interessa. Prima di tutto c’è la mia famiglia”, spiega. Insieme a sua moglie e ai suoi tre figli, tutti disoccupati, sopravvive con circa 1000 euro. “Ho già perso la casa e l’auto, e adesso sono costretto a vivere in affitto”, aggiunge.

La maggior parte degli annunci online non specificavano il prezzo della vendita degli organi. Ma Rubén, ad esempio, non avrebbe immaginato di farlo per meno di 30mila euro. Anche lui, 31 anni appena compiuti, aveva scritto su Milanuncios.com. “Non ho casa. Un giorno dormo sotto un tetto, se riesco, e il giorno dopo per strada”, racconta. Dice di essere disoccupato da due anni, di avere una compagna e una bambina piccola, motivo per cui ha pensato di vendersi “un rene, il fegato o la qualunque”, così come si leggeva sul sito di annunci. Assicura di avere la licenza di idraulico e installatore di impianti termici e di aver lavorato come libero professionista, ma che non riesce più a trovare uno straccio di occupazione. Così come una coppia di 52 e 48 anni che, a cambio di una risarcimento economico urgente, voleva donare insieme un rene e il midollo osseo.

Oggi Remedios avrà forse un lieto fine: in questi giorni farà un colloquio di lavoro in un negozio di materassi di Malaga. Gli altri, invece, rimarranno solo sporadici annunci sul web.
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