Archivio mensile:dicembre 2013

M5S in aula

Fonte ms5 attualità

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L’Unitola (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 31/12/2013. Marco Travaglio attualità

Lo sbarco di Maria Claudia Ioannucci, ex senatrice di Forza Italia nonché amica e collaboratrice di Valter Lavitola, nell’azionariato dell’Unità, a fronte del comprensibile allarme della redazione che minaccia cinque giorni di sciopero, sta suscitando altrettanto comprensibili entusiasmi nel mondo della sinistra italiana, ma anche europea. Al momento non si registrano commenti ufficiali, a parte le minacce di denuncia dell’amministratore delegato del quotidiano del Pd (che però farebbe bene a denunciare la stessa Ioannucci per aver messo a verbale davanti ai pm di Napoli: “Lavitola, oltre che mio cliente, è divenuto uno dei miei più cari amici e tali rapporti di amicizia, nel tempo, si sono estesi all’intera famiglia”). Ma è solo perché i vari leader stanno ancora cercando le parole più adatte per salutare l’evento con la dovuta solennità. Dopo un secolo di vite separate infatti si prospetta una possibile fusione fra le due storiche testate della sinistra italiana: l’Avanti!, fondato nel 1896 e passato da Bissolati a Mussolini a Craxi giù giù fino ai prestigiosi Cicchitto & Brunetta e agli autorevoli De Gregorio & Lavitola; e l’Unità, creata nel 1924 da Antonio Gramsci e ora appunto appartenente per il 14% a lady Ioannucci. Già c’è chi immagina, per celebrare degnamente la storica saldatura 92 anni dopo la scissione del Congresso di Livorno, la nuova testata: “AvantiUnità! – Giornale fondato da Antonio Gramsci, ma solo da Lavitola in su”. Vivo apprezzamento starebbe per esprimere il presidente Giorgio Napolitano, infaticabile ricucitore della lacerante frattura social-comunista fin dall’elogio dell’invasione sovietica in Ungheria all’insegna del riformismo più sfrenato. Pare che un passaggio del suo ottavo, storico discorso di fine anno sarà dedicato alla ritrovata unità a sinistra: “Cari sudditi, Lavitola politica del sottoscritto volge quasi al termine, nel senso che me ne andrò dal Quirinale nel 2020, ma vorrei lanciare un accorato monito alle masse progressiste tutte: o comprate la nuova Unità, o mi dimetto”.

Lo storico togliattiano Michele Prospero ha già pronto un editoriale dei suoi: “Studiando approfonditamente gli scritti del Migliore, sono giunto alla conclusione che, già durante il pacifico sterminio degli anarchici in Spagna, il grande Palmiro avesse preconizzato l’avvento nella grande famiglia comunista dell’amica di famiglia di Lavitola”. Lo psico-guru Massimo Fagioli, méntore dell’azionista Matteo Fago, è parecchio su di giri, ma non siamo in grado di riportare il suo commento perché non si capisce niente. In compenso il suo nome ha ispirato a Francesca Pascale un messaggio di congratulazioni scritto col rossetto viola: “Silvio dice che Claudia è quel che fa per voi. Così – aggiungo io – risolverete come me il tragico problema dei fagiolini”. Dal canto suo il cane Gunther, intestatario dell’italianissima società del socio-immobiliarista Maurizio Mian “Gunther Reform Holding Spa”, a mezzadria fra Pisa e le Bahamas, ha dato la sua approvazione abbaiando tre volte al sol dell’avvenire. Ora è allo studio un ampliamento redazionale con l’apertura di un nuovo ufficio di corrispondenza a Panama con vista sul Canale, dove Lavitola & Ioannucci vantano robuste entrature presso il presidente Martinelli, sempreché riesca almeno lui a restare a piede libero. In attesa della scarcerazione di Valterino, s’è offerto come caporedattore un vecchio cronista di razza: Sergio De Gregorio. Luca Landò, neodirettore e ottimo velista, potrebbe raggiungerlo di tanto in tanto in barca a vela, o in alternativa su uno dei pescherecci messi a disposizione da Lavitola. Dev’essere per questo che Piero Fassino, per un riflesso condizionato rimastogli dai tempi della segreteria Ds, continua a telefonare in redazione a ogni ora del giorno e della notte. Le segretarie, stremate, non gli rispondono più. Ma lui insiste e lascia sempre detto nella segreteria telefonica: “Allora, abbiamo una barca?”.

Ma mi faccia il piacere (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 30/12/2013. Marco Travaglio attualità
Autocoscienza. “Angelino, sono qui alla Camera a fare il coglione tra i coglioni. Qui crolla tutto. Il governo e non solo. I grillini stanno mettendo a soqquadro il Parlamento perchè si sono accorti della norma sugli affitti d’oro.

Sono tutti incazzati con noi” (telefonata di Fabrizio Cicchitto, Ncd, ad Angelino Alfano, Ncd, il Giornale, 24-12). Nuovi Coglioni Depressi.

Bene bravo bis. “Renzi fa bene a parlare con Berlusconi” (Enrico Letta, presidente del Consiglio, 23-12). Lo dice anche lo zio.

Erre moscia. “Non credo che in materia di giustizia occorra una riforma con la R maiuscola, una megariforma, ma ci vogliono piuttosto cambiamenti tassello per tassello per spezzare alcuni nodi” (Enrico Letta, 23-13). Soprattutto le manette.

Mai più senza. “Senza quel sì strappato a Napoletano (sic, ndr) e senza l’atto di coraggio di Ncd, la situazione sarebbe molto peggiore” (Gaetano Quagliariello, ministro delle Riforme, l’Unità, 27-12). Soprattutto per Quagliariello.

Parla l’esperto. “Grillo ha una lucida volontà eversiva contro il sistema in quanto tale” (Fabricio Cicchitto, capogruppo Ncd alla Camera, 26-12). Parola di piduista.

L’abbuffata. “Cresce la tentazione rimpasto, Letta cauto: ‘Vedremo tutto a gennaio nel patto di coalizione’” (la Repubblica, 29-12). O di colazione. Divani & Divani. “Se il Pd vuole più sedie le chieda” (Angelino Alfano, ministro dell’Interno e vicepremier, Ncd, 28-12). “Se gli amici di Scelta civica hanno bisogno di qualche strapuntino in più, ne parlino col premier. Lasciare la poltrona non mi fa paura” (Gianpiero D’Alia, ministro della Pubblica amministrazione, Udc, la Repubblica, 29-12). Beato chi se lo fa, il sofà.

Sgabelli & Sgabelli.“Siamo delusi, il governo rinnovi la squadra, c’è un problema di riequilibrio” (Andrea Romano, ex dalemiano, ex editor ex Einaudi, ex editorialista della Stampa e poi del Riformista , ex montezemoliano, poi montiano, ora capogruppo di Scelta civica alla Camera, Corriere , 27-12). E dài, su, fatelo almeno sottosegretario.

Sondaggi d’evasione. “Evasione fiscale, Mannheimer ammette: ‘Mi sono fidato del commercialista’” (la Repubblica, 27-12). E il commercialista confessa: “Mi sono fidato di Mannheimer”.

L’Evangelii Granchium. “Francesco abolisce il peccato… Questa è la rivoluzione di Francesco e questa va esaminata a fondo, specie dopo l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, dove l’abolizione del peccato è la parte più sconvolgente di tutto quel documento”(EugenioScalfari,laRepubblica,29-12).Una parte talmente sconvolgente che non esiste. Ieri, Moggi e domani. “Ora si paga per vedere Moggi. All’inaugurazione di uno Juventus Club, 20 euro per la serata con Lucianone” (il Giornale, 29-12). Però per gli arbitri è gratis. L’ultimo spenga la luce. “Senza luce elettrica, senza riscaldamento finalmente cominceremo a calcolare la velocità, la densità del buio, le parole ricominceranno a scorrere tra di noi” (Mauro Corona sul black-out a Cortina, la Repubblica, 27-12). Insieme alla luce e al riscaldamento, levategli pure il vino.

Aumma aumma. “È stato un incontro organizzato in corsa, quello tra Napolitano e Vietti, il vicepresidente del Csm. Ha destato polemiche la visita di una delegazione del Consiglio in Sicilia per approfondire il tema delle minacce ai pm dell’indagine Stato-mafia, senza però programmare un incontro con i diretti interessati. Al termine del colloquio, fonti del Quirinale hanno fatto sapere ufficiosamente che si è ribadito quanto già risulta dal comunicato stampa della delegazione del Csm in visita a Palermo…” (La Stampa, 24-12). Ah beh, se fonti del Quirinale fanno sapere ufficiosamente che si è ribadito quanto già risulta dal comunicato, allora è tutto chiaro.

Staminchia.
“Stamina, indagati i medici dell’ospedale di Brescia” (dai giornali, 24-12). L’unico effetto positivo della “cura” Stamina. Cittadino modello.“Siamo stati a Natale a trovare a Rebibbia un detenuto speciale, Totò Cuffaro, perchè da tre anni sta scontando una pena in carcere, contro il parere del procuratore generale della Repubblica. L’ex senatore e presidente della regione Sicilia sta dando esempio di cristiana ed esemplare rassegnazione, ma rimarrà in carcere per altri due anni perchè i giudici gli hanno negato l’affidamento ai servizi sociali contro il parere positivo del Procuratore della Repubblica. La Costituzione ha inutilmente scritto che la pena dovrebbe tendere alla rieducazione di chi sta dentro… Caro presidente Napolitano, il sovraffollamento delle carceri non si risolve tenendo dentro, contro il parere dell’accusa, detenuti modello…” (Luigi Compagna, Roberto Formigoni e Carlo Giovanardi, il Foglio, 27-12). Quindi: siccome i giudici non assolvono e non scarcerano Cuffaro, le sentenze le facciamo scrivere ai pm; siccome la Costituzione vuole la rieducazione di chi sta dentro, lo mettiamo fuori; siccome le carceri sono sovraffollate da 69 mila detenuti, liberiamo Cuffaro, che è pure dimagrito.

Condannato dunque innocente. “(Cuffaro) non è solo un detenuto modello, uno che sta in carcere per interpretazioni proterve del diritto penitenziario, è anche un condannato che ha subìto un processo di patente fragilità nella prova e nel capo di reato” (Giuliano Ferrara, il Foglio, 27-12). In effetti, se un condannato a 7 anni per favoreggiamento alla mafia non è ancora uscito dopo 3 anni, ci dev’essere un’interpretazione proterva del diritto penitenziario; e il capo d’imputazione di favoreggiamento alla mafia è un reato impossibile, visto che notoriamente la mafia non esiste.

IL METODO GRECO (E ITALIANO), OVVERO I DUE MONDI, LA CASTA E TUTTI GLI ALTRI

Fonte rischiocalcolato.it DI FUNNYKING 29 dicembre, 2013 attualità
Ciò che più di tutto mi terrorizza è la mancanza di reazione. Perché temo che la stessa inedia fino al macello dei greci la metteranno in pratica anche gli italiani. Spesso su RC scriviamo e parliamo di Grecia, e io esorto i lettori a leggere qualche notizia di costume e società che arriva da quel paese.
Perchè la Grecia di OGGI è la nostra personale macchina del tempo, il nostro futuro più probabile.
Ora, se pensate che la Casta Politica italiana sia il peggio del peggio, avete torto, o meglio potreste avere ragione se la mettiamo sul piano dei compensi e degli stipendi, ma se parliamo di potere, corruzione e nepotismo i politici greci sono maestri. Loro, sono ancora fermi alla prima repubblica, hanno i partiti dell’arco costituzionale guidati dai figli dei loro personali Craxi, Forlani, Andreotti (cioè tipo Bobo Craxi alla guida del PSI al 10% oggi), e hanno anche un bel partito di estrema destra, nostalgico del passato e recentemente messo all’indice.
E sono casta. Una casta orrenda che vive letteralmente sulla miseria e della propria gente, una casta che si auto replica e si auto conserva grazie alle gocce di ricchezza che vengono dall’Europa e che obbedisce ad ogni ordine impartito da Bruxelles pur di rimanere al potere.
Ecco se volete sapere cosa mi fa paura, è precisamente questo: vivere in una società di miserabili che ha accettato tutto questo, che si è fatta irretire per un lurido, temporaneo, sussidio. Una società che ha perso completamente la spina dorsale e che si è completamente divisa al suo interno per spartirsi gli avanzi dati ai porci dal piccolo potere di Atene. I Greci come società mi fanno ribrezzo, non solo i loro politici.
Comunque in Grecia funziona così: gli stranieri (i tedeschi se vi piace) comandano e concedono qualche danaro per tenere in vita un sistema di potere cristallizzato. Quando qualcosa mette in pericolo quel sistema di potere esso viene messo fuori legge (tipo Alba Dorata, recentemente dichiarata associazione per delinquere). La società è divisa tra disperati, qualche addetto in settori ancora produttivi e una massa di sussidiati, appena tenuti in vita. Gente senza speranza e per la verità senza neppure più un briciolo di dignità.
Sono troppo duro?
Può darsi, ma sto vedendo lo stesso processo formarsi in Italia, ad esempio, recentemente ho letto su internet gli sfottò gratuiti alle persone che sono scese in piazza il #9dicembre e visto prima la curiosità poi la noia negli occhi della gente davanti al presidio di Genova. Manco si fosse trattato di una nuova tendenza di moda.
Beh cari concittadini, dovete guardare gli eventi futuri come ad un imbuto che diventa sempre più ripido, in fondo c’è la Grecia di oggi e per ogni giorno di inedia o peggio di divisione fra noi, diventa sempre più difficile sfuggire all’orizzonte degli eventi. Tenete ben presente che per ogni italiano produttivo che fallisce, o perde la speranza e chiude o se ne va, si crea un burrone che è difficilissimo da scalare indietro, e sono convinto che oltre alle impossibili condizioni economiche, normative, giudiziarie, burocratiche alla base delle decisioni di chi “va via” ci sia la consapevolezza di essere solo, cioè sempre più circondato da parassiti senza speranza, spesso invidiosi che traggono piacere nel vederti fallire.

Qui in Italia e oggi, per sfuggire all’orizzonte degli eventi, uno dei legami da spezzare è quello fra classe dirigente politica e l’eccesso di denaro, potere e impunità. Oggi questa esigenza è semplicemente vitale per il resto dei cittadini italiani, il peggio che può capitarci è avere in parlamento una casta che obbedisce alle sovrastrutture europee in cambio di “stabilità” (avete già sentito questa parola, ne capite il significato? Stabilità per chi?)
Ecco la stabilità Greca, presto in Italia:
Dal Fatto Quotidiano
Mentre i cittadini greci fanno fronte a circa
500 pignoramenti per debiti al giorno, con all’orizzonte nuovi scandali sull’acquisto di carri armati e sommergibili da Germania (rispondete a una domanda, è colpa dei Tedeschi o dei Greci, la risposta qualifica il vostro futuro n.d. fk) e Russia su cui sta indagando la magistratura ateniese, ecco che i dati sui benefici “giudiziari” della casta ellenica sono come un pugno nell’occhio per chi, tra tagli a stipendi e pensioni, fatica a restare a galla. In totale sono 130 le domande di autorizzazioni a procedere che sono state inoltrate dalla magistratura greca al Parlamento per reati di vario genere imputati a deputati, ministri ed ex parlamentari dal 2010 ad oggi: 41 sono decadute per prescrizione mentre il resto risultano bloccate in un cassetto, in attesa che scadano i termini. E nonostante il premier conservatore Antonis Samaras in persona aveva caldeggiato un’austerity anche da parte della classe dirigente, rallegrandosi quando un anno fa era deflagrata la “bomba” della Lista Lagarde, l’elenco degli illustri evasori ellenici con milioni di euro in Svizzera, al cui interno è presente anche il suo primo consigliere economico Stavros Papastravrou (che da allora non ha ritenuto di doversi dimettersi).
A salvare la casta ellenica non c’è solo la legge sul meccanismo ministeriale che agisce come strumento di impunità, penale e civile, ma la strada che può assicurare loro l’immunità e l’indennità passa proprio attraverso la Camera. Dove il regolamento attualmente in vigore non facilita l’accesso alle informazioni dei membri, così è complicatissimo indagare su presunti reati attribuiti ai politici. Anzi, proprio questo ritardo favorisce la scadenza dei termini. In conformità con la norma costituzionale e con la legge sulla responsabilità ministeriale, il diritto della Camera a portare in Aula la richiesta per qualsiasi procedimento penale è stato attivo fino al giugno 2011. Se fino ad allora, quindi, il governo in carica (era guidato dal socialista Iorgos Papandreou) assieme al Parlamento non ha fatto poi molto per mettere ai voti le singole richieste, ecco che da quel momento in poi è scattata la speciale prescrizione, con tempi che nel caso delle nuove richieste, potrebbero scadere nel 2014. E lasciare senza risposta altrettanti fascicoli. Lo scorso anno sono state ben 75 le richieste di autorizzazione a procedere avanzate dalla magistratura al Parlamento, ma al momento risultano “parcheggiate” in attesa di un cenno proprio dall’ufficio di Presidenza del Parlamento.
I magistrati inquirenti si augurano che non trascorrano i termini, visto e considerato che si tratta di inchieste delicate come truffe alla
pubblica amministrazione, appropriazione di fondi europei, acquisti di armamenti, peculato e falso ideologico. Colpisce il fatto che gli ostacoli procedurali lascerebbero comunque intatta la possibilità per i 300 deputati di rendere le cose trasparenti, ma accade esattamente il contrario come il caso dell’ex rappresentante della Grecia presso il FMI, Roumeliotis, su cui le copie di documenti e relazioni, così come la legge prevede, non sono stati diffusi ai deputati. Nonostante ci fosse una prescrizione formale da parte dell’ufficio di presidenza della Camera. Così l’unico luogo fisico dove i deputati possono consultare un file per vedere se le accuse sono infondate o meno, è la sede della Divisione di progetto legislativo, che non è una zona sempre fruibile in quanto deve sottostare ad orari e giorni di apertura variabili.
Il problema è stato sollevato ufficialmente in questi giorni al Presidente della Camera dalla capogruppo del Syriza Zoì Konstantopoulou, che ha parlato pubblicamente di “disprezzo criminale per lo stato”, quando invece ci sarebbe l’obbligo “di tutelare l’interesse pubblico”. Per procedere contro un deputato non è sufficiente solo il sì del Parlamento, in quanto la formulazione dell’accusa può essere resa difficoltosa anche dall’impossibilità materiale di visionare le copie dei fascicoli con i capi di accusa. Un porto delle nebbie nell’Egeo, che ha la conseguenza di non approfondire indagini delicatissime e soprattutto di lasciare impuniti gli eventuali responsabili. Gli stessi che, sotto dettato della Troika, chiedono agli undici milioni di cittadini greci di guadagnare di meno e lavorare di più.
Poi mi chiedete perché, uno come me vota M5s. Quale sarebbe l’alternativa? Forse non votare ovvero votare tutti pro-quota?
FunnyKing
Fonte: http://www.rischiocalcolato.it
Link: http://www.rischiocalcolato.it/2013/12/il-metodo-greco-e-italiano-ovvero-i-due-mondi-la-casta-e-tutti-gli-altri.html
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Liberi tutti (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 29/12/2013. Marco Travaglio attualità

Provate a indovinare: qual è per il governo la prima emergenza della giustizia dopo i troppi condannati che finiscono in carcere? Non ci arriverete mai, ci vuole un aiutino: la prima emergenza della giustizia in Italia dopo i troppi condannati che finiscono in carcere sono i troppi arrestati che finiscono in carcere. Quindi, dopo il decreto svuota-carceri, ci vuole una bella legge anti-arresti. Vi sta provvedendo la ministra Cancellieri, coadiuvata da un’apposita commissione presieduta da Giovanni Canzio, il presidente della Corte d’appello di Milano che nel febbraio 2012 impiegò un mese per respingere la ricusazione dei giudici del processo Mills, regalando così a B. la sua ottava prescrizione. Insomma l’uomo giusto al posto giusto per una giustizia più rapida ed efficiente.Il disegno di legge infatti è comicamente dedicato alla “velocizzazione del processo penale” e prevede alcune novità strepitose. La prima è l’obbligo per il giudice di interrogare l’indagato prima di arrestarlo: oggi infatti capita che alcuni candidati all’arresto, non sapendo di essere nel mirino dei magistrati, si facciano trovare in casa al momento del blitz e dunque finiscano sventuratamente in manette. Il governo ritiene che ciò non sia sportivo: l’arrestando dovrà essere preavvertito col dovuto anticipo della prava intenzione dei giudici, convocato per l’interrogatorio e ivi informato dettagliatamente dei sospetti che gravano sul suo capo: così, ove ritenesse ingiusto il proprio arresto, avrà modo di dileguarsi per tempo. La seconda ideona è quella di affidare la decisione sulle richieste di cattura dei pm a un collegio di tre giudici. Oggi se ne occupa uno solo, il gip, anche perché poi l’arrestato può ricorrere al Tribunale del Riesame (tre giudici) e, se gli va buca, alla Cassazione (5 giudici). Ma, per il governo, un pm e 9 giudici non bastano ancora. Dunque ciò che oggi fa uno solo domani lo faranno in tre, così si spera che litighino fra loro e lascino perdere. L’effetto accelerante di una simile norma non può sfuggire. Naturalmente nei tribunali più piccoli sarà difficile trovare tre giudici liberi, o non incompatibili per essersi già occupati di vicende affini: così molte catture non si faranno più o andranno alle calende greche. Il ddl governativo parla di sopprimere i tribunali del Riesame, che però oggi intervengono in seconda battuta ed esaminano un numero molto inferiore di casi (e quando il sospettato è già stato assicurato alla giustizia). In ogni caso si fa presto ad aggiungere un ente, mentre è molto complicato sopprimerne uno (vedi l’accrocco fra regioni e province). Terza novità: niente più limiti al colloquio nei primi cinque giorni fra l’arrestato e il difensore (salvo per mafia e terrorismo). È una norma di elementare buonsenso per evitare che l’arrestato, prima dell’interrogatorio, venga istruito a tacere o a mentire secondo un copione prestabilito. Ora invece sarà un gioco da ragazzi per l’avvocato “formattare” l’arrestato per dettargli le cose da dire e quelle da non dire, i complici da inguaiare e i mandanti da salvare, specie nei processi di corruzione e criminalità finanziaria, dove spesso il difensore rappresenta non solo il singolo, ma l’intera organizzazione criminale. L’ultima genialata è l’idea di escludere dal giudizio abbreviato le parti civili, che per il risarcimento dei danni dovranno avviare una separata causa civile, costosissima e lunghissima. Così le vittime di delitti gravissimi (l’abbreviato è previsto persino per l’omicidio) saranno escluse da molti processi: un capolavoro.

Ma non basta ancora, perché il ddl governativo verrà integrato con la legge anti-manette Ferranti & C. appena varata in commissione Giustizia. Questa fra l’altro – come spiega Valeria Pacelli a pagina 8 – rende praticamente impossibile arrestare gli incensurati. Che non sono soltanto i delinquenti alla prima impresa, ma anche quelli rimasti impuniti e beccati per la prima volta. A questo punto manca soltanto un codicillo: l’arresto obbligatorio, per manifesta pericolosità sociale, del pm che chiede un arresto. In galera.

Dopo otto mesi l’Istat trova un nuovo capo

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DA L L’OCSE ARRIVA IL SUCCESSORE DI GIOVANNINI: PIER CARLO PADOAN, CHE BERSANI AVREBBE VOLUTO COME MINISTRO DELL’ECONOMIA .
Il Fatto Quotidiano del 28/12/2013 attualità
Il suo nome era circolato per tutte le poltrone, c’era chi lo vedeva già ministro dell’Economia al posto di Fabrizio Saccomanni in un rimpasto di inizio 2014. Ma alla fine Pier Carlo Padoan ha ottenuto la carica più coerente con il suo profilo accademico e sarà il nuovo presidente dell’Istat, l’istituto nazionale di statistica. Lo ha annunciato ieri il presidente del Consiglio Enrico Letta, che ha avviato le procedure (la nomina è complessa, simile a quella per il governatore della Banca d’Italia, e deve essere ratificata dal Parlamento). Otto mesi fa Enrico Giovan- nini si è dimesso dalla guida dell’Istat per diventare mini- stro del Lavoro, da allora l’i- stituto di statistica è rimasto senza guida, affidato a un pre- sidente facente funzioni, Antonio Golini, e per questo og- getto di una campagna del Movimento Cinque Stelle che vedeva nel vuoto di potere il tentativo dell’esecutivo di ridurre l’indipendenza dell’Istat in un momento come questo in cui ogni zero virgola di differenza sulla finanza pubblica può determinare il successo o il fallimento dell’azione gover- nativa. Per la poltrona più alta della statistica italiana si è consumata in questi mesi una guerra silenziosa, il governo ha anche imposto un apposito emendamento in un decreto sulla Pubblica amministrazione che ha modificato i requisiti per accedere alla presidenza: essere professore ordinario di mate- rie statistiche, economiche e affini e, novità, vantare una “esperienza internazionale”. Sembra una norma tagliata su misura per Padoan, che dal 2009 è capo economista e segretario generale dell’Ocse, il think tank dei Paesi ricchi basato a Parigi. Di solito questi blitz legislativi che cambiano le regole di una partita già av- viata servono a bloccare una delle squadre in campo. Il partito degli antiPadoan non si è mai esplicitato, ma il sospettato numero uno è sempre stato Renato Brunetta, che da ex ministro della Funzione pubblica ha ancora un certo peso su queste nomine (nel 2009 era stato decisivo nel far an- dare all’Istat Giovannini invece di Fiorella Kostoris). Guar- da caso, la nomina di Padoan si sblocca dopo l’uscita dalla maggioranza di Forza Italia, cui Brunetta ha aderito, ed è abbinata alla conferma di Gio- vanni Tria alla guida della scuola superiore per la Pubblica amministrazione. Tria, eco- nomista di Tor Vergata, editorialista del Foglio, molto stimato da Brunetta, era arrivato in quella posizione nel 2009, in pieno governo Berlusconi. Padoan, per quanto tecnico, è uomo di matrice Pd, prima di andare all’Ocse è stato direttore di Italianieuropei, la fon- dazione che costituisce la base del potere di Massimo D’Ale- ma nel partito. Durante la campagna elettorale per le elezioni politiche dello scorso febbraio, era considerato il candidato favorito (pratica- mente l’unico) a fare il mini- stro dell’Economia in caso di vittoria di Pier Luigi Bersani. Adesso arriva all’Istat in un momento delicato. Dovrà ge- stire la transizione, già iniziata, dal censimento decennale a quello permanente (ogni anno si indaga un campione di italiani). E soprattutto dovrà rafforzare l’attività di previsioni economiche che l’Istat ha ere- ditato dopo l’assorbimento dell’Isae, l’ex pensatoio indipendente del Tesoro. Visto che dal 2014 dovrebbe nascere l’Ufficio indipendente di previsioni su cui il Parlamento baserà la politica economica, i numeri dati dall’Istat diventeranno ancora più sensibili. Twitter

Ops! (Marco Travaglio).

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Fatto Quotidiano del 28/12/2013 Marco Travaglio attualità

Citarsi non è mai un granché. Ma, siccome mi è capitato spesso di dovermi discolpare per aver usato una metafora funeraria il 22 aprile, giorno dei grandi festeggiamenti per la rielezione di Napolitano, la ripeto qui tale e quale: “Il cadavere putrefatto e maleodorante di un sistema marcio e schiacciato dal peso di cricche e mafie, tangenti e ricatti, si barrica nel sarcofago inchiodando il coperchio dall’interno per non far uscire la puzza e i vermi. Tenta la mission impossible di ricomporre la decomposizione. E sceglie un becchino a sua immagine e somiglianza”. Non occorreva particolare acume per anticipare quel che sarebbe accaduto. Eppure non fummo in molti (eufemismo) a prevederlo. Anzi, di lì a qualche giorno, un coro di Osanna, Exultet e Te Deum salutò con nuvole d’incenso e fiumi di saliva l’avvento del governo Letta, versione sfigata e bimbominkia del governo Monti. Otto mesi dopo, ecco il risultato. Un governo che non ha combinato una beneamata mazza, se non cambiare nome all’Imu, perché appena si muove cade. E chiama “stabilità” l’immobilità del cadavere. Siccome però le salme manifestano un filino di rigor mortis, ecco i soldi di fine stagione per rimpinzare le lobby che tengono in vita artificialmente il caro estinto: biscazzieri, palazzinari, banchieri, costruttori di grandi opere inutili e di cacciabombardieri che cappottano negli hangar, e naturalmente giornali (ingrassati con 170 milioni per seguitare a mandarli in edicola all’insaputa dei lettori). Se la cosa si è venuta a sapere, diversamente da quando il Milleproroghe&marchette serviva a tacitare i dissenzienti, è perché stavolta si aggira per le Camere un Ufo, oggetto non ancora identificato e addomesticato: l’opposizione. Erano anni che non se ne vedeva l’ombra, o se c’era era così minoritaria da sfuggire ai radar. Dopo mesi di apprendistato, i 5Stelle hanno imparato il mestiere. Anziché restare in aula per garantire il numero legale come fa Sel, l’opposizione di Sua Maestà, escono al momento giusto. Presenziano. Spulciano. Scovano porcate.

Vivamente sconsigliato avvicinarli con strizzatine d’occhio per offrire qualcosa in cambio del silenzio: si rischia di essere filmati e sputtanati in Rete. Il classico granello di sabbia che inceppa l’ingranaggio. Sono 160 fra Camera e Senato, eppure riescono a restringere le “larghe intese” fino a minacciare di mandar sotto il governo (quello che, alla dipartita di B., Napo & Letta definirono “più forte e coeso”). Appena i marchettari vengono beccati col sorcio in bocca, fanno la faccina contrita e prorompono in un “ops, scusate, ci siamo sbagliati, ora rimediamo subito”. Inventano scuse e simulano sviste per nascondere le cambiali da pagare ai potentati che tengono in piedi un premier che vanta una popolarità del 29% e conserva la maggioranza solo grazie al premio incostituzionale del Porcellum e ai voti di noti frequentatori di se stessi – gli Alfanidi – che senza B. non avrebbero un voto nemmeno nelle rispettive famiglie. L’ultima balla, avallata dal monitino sfuso di Sua Maestà, è che il decreto Salva-Roma, il solito salame con dentro di tutto, sarebbe colpa di Boldrini e Grasso che non han “vigilato” sugli emendamenti. Le pazze risate: se Letta non c’entra, perché ha chiesto la fiducia sul decreto-salame? Ora però la stampa governativa (praticamente tutta) annuncia un mirabolante “Patto del 2014” e il direttore del Corriere chiede un “contratto di governo” come “ultima occasione per non fallire” e non favorire “Grillo e i populismi di ogni risma”. Il titolo fa il paio con quello del Corriere del 3 dicembre: “Napolitano chiede un programma”. Ecco cosa mancava al governo: un programma! A pensarci prima, sai quante cose si potevano fare. Purtroppo ad aprile se l’erano scordato. E vabbè, càpita, con tutto quel che hanno da fare, è andata così. Forse eravamo troppo generosi, parlando del becchino. Al momento si vede solo il cadavere: chi gli darà degna sepoltura deve ancora nascere, o va all’asilo.

INTERESSI IN CONFLITTO Incrocio giornali-tv: l’eterno rinvio per B

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Fatto Quotidiano del 27/12/2013 di Sara Nicoli attualità
Enrico Letta ha promesso che oggi nel decreto “milleproroghe”, rinnoverà per l’ennesima volta il divieto di incrocio tra stampa e tv, stabilito dalla legge Mammì. Ma quello che sta alla base di questa norma, che ci si ostina a prorogare, è un problema che non si vuole risolvere: il conflitto d’interessi. Con un protagonista assoluto e ineguagliato: il Cavaliere. OGGI la situazione appare un po’diversa da quando questa norma fu scritta, dentro la legge Mammì (era il 6 agosto del 1990); c’era la Rai e c’era la Fininvest. E la bramosia di Silvio Berlusconi di conqui- stare tutto l’etere distruggendo il servizio pubblico televisivo per prenderne il posto. Utilizzando, alla bisogna, anche le testate della carta stampata, comprando- le, per portare l’offensiva alla Rai sia dal punto di vista mediatico che imprenditoriale, ossia sottraendogli la pubblicità. La norma della Mammì sul divieto d’incrocio tra proprietà televisive e carta stampata (chi possiede due reti nazionali non può avere partecipazione in imprese editrici) fu introdotta proprio per tentare di arginare un minimo la “fame” di Ber- lusconi. Che c’è ancora oggi ed è uguale a ieri, anche se oggi quel disegno ha più di un concorrente diretto (Sky di Rupert Murdoch, ma anche il colosso Repubblica , per non parlare degli appetiti di Tarak Ben Ammar, amico di Berlusconi), con quella proroga resta l’unico modo per non mettere a repentaglio la libertà d’in – formazione in Italia, vista anche l’assenza di seri limiti Antitrust. Nel 2004 Maurizio Gasparri tentò di scalfire il divieto facendolo diventare, guarda un po’, a tempo. Da allora, di proroga in proroga (l’ultima porta la firma di Mario Monti), il divieto ha resistito. Letta, si diceva, congelerà infatti tutto di nuovo, anche se ora che il Cavaliere non è più nel perimetro della maggioranza sarebbe forse il momento giusto per mettere ma- no al vero problema, il conflitto d’inte – ressi appunto. Peccato che poi, quando si guardano i numeri parlamentari, ci si accorge che, Cavaliere o non Cavaliere, una legge sul conflitto d’interessi spacchereb- be il Pd in mille pezzi e chissà se Angelino Alfano (Ncd) sarebbe disposto a colpire Berlusconi così direttamente. Avanti con la proroga, dunque, consa- pevoli che altro difficilmente entrerà davvero nel “patto di governo”promesso da Letta. Molte forze imprenditoriali spingono verso un forte ridimensiona- mento della Rai per liberare risorse pubblicitarie e tecniche (frequenze) e in questo senso va anche il mancato aumento, da parte del ministro Flavio Zanonato, del canone della tv pubblica almeno nella parte dell’adeguamento Istat (obbligato- rio per legge). Insomma, qualcosa si muove nel mondo dei media e la famosa norma potrebbe diventare presto più dannosa che inutile. Meglio quindi una proroga, l’ennesima.

LA DEFLAZIONE

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Fonte Conflitti e Strategie Scritto da: Gianni Duchini (22/12/2013) attuslità
Il taglio del costo del denaro (dallo 0,5 allo 0,25, tasso di riferimento dell’area euro) deciso dalla Banca Centrale Europea è stata una prima risposta alle tendenze deflattive manifestatesi nell’area euro. Il rischio reale è il protrarsi di una lunga fase di ristagno che potrebbe prolungarsi nei prossimi decenni con rischi gravissimi per l’andamento in generale per l’economia.

Come rilevano le drammatiche esperienze del passato la deflazione una volta avviatasi è difficilissima da controllare. Nel frattempo si vanno contraendo tutte le attività produttive dal momento che imprese e famiglie spostano in continuazione i loro consumi ed investimenti nell’aspettativa di una perdurante discesa dei prezzi; anche la sostenibilità dei debiti diviene più difficile perché i tassi di interesse reali sono spinti verso l’alto.

Negli USA la Grande Depressione finì grazie ad un ingente programma di lavori pubblici finanziato dal deficit di Bilancio conosciuto sotto il nome di Seconda guerra mondiale. In particolare, nel Giappone degli anni Novanta il governo ha adottato una serie di provvedimenti volti ad incentivare e ha iniziato a costruire strade e ponti, anche se il paese non ne aveva bisogno; e ciò ha direttamente sollecitato la creazione di posti di lavoro. Il problema è che questi provvedimenti non sembravano riuscire a stimolare sufficientemente lo yen.

Se la spesa pubblica è una classica risposta ad una economia in crisi, un’altra possibile soluzione è quella di rifornire di denaro le banche. La Grande depressione durò così a lungo perché la crisi bancaria del 1930-31 inflisse danni a lungo termine a tutto il sistema creditizio Usa; alcuni uomini d’affari sarebbero disposti a spendere di più se avessero avuto accesso al credito, ma i banchieri che lo avrebbero potuto concedere avevano chiuso i prestiti.

A seguito dell’immissione di una grande quantità di denaro dalle banche alla circolazione monetaria, nel 2003 l’economia giapponese cominciò a dare segni di ripresa; Il Pil cominciò a crescere al di sopra del 2%, la disoccupazione calò e l’opprimente deflazione, che accompagnò tutto il periodo considerato, diminuì e così grazie a quella scappatoia che si andò profilando il Giappone uscì fuori dal “cul de sac”in cui si era infilata.

Ma in Europa le regole sono totalmente diverse; anzitutto la BCE (Banca Centrale Europea) ha uno statuto privato (non pubblico) e non può perciò emettere denaro a seconda delle necessità di ciascun paese ed è dipendente dalla FED Usa (FEDERAL RISERVE ACT).

Il compito principale della BCE “è condurre la politica monetaria per l’area dell’euro in vista del mantenimento della stabilità dei prezzi. Determinando i tassi di interesse a breve termine, la politica monetaria influenza l’economia e, quindi, il livello dei prezzi.” Risulta che il banchiere centrale non è un mandatario del Governo dell’economia, ma agisce nel superiore interesse della stabilità dei prezzi. Da qui la BCE non risponde ai governi ed ai parlamenti europei, ma risponde solo a se stessa e decide senza alcuna legittimazione, ponendo l’intera area dell’euro alla prospettiva sempre più tangibile della deflazione.

Nel mentre la FED ha usato l’arma della politica monetaria: una produzione di nuovo denaro senza precedenti nella storia dell’economia occidentale che ha cambiato totalmente il modo di intendere il governo della moneta.

Illusionisti e illusi #mercantifuoridaltempio (Alessandro Di Battista).


ccorre prendere coscienza, una volta per tutte, di quel che è diventata la Repubblica italiana. Dell’illusione son responsabili gli illusionisti ma, in egual misura, anche gli illusi. Lasciarsi ingannare oggi è una colpa immensa. Ci sono, per la prima volta nella storia dell’umanità, strumenti accessibili per evitare di farsi circuire. Credete davvero che il PD lo guidi Renzi (condannato per danno erariale per illeciti commessi quando era presidente della Provincia di Firenze, proprio lui che ora parla di abolizione delle province)? Non smetterò mai di dirlo, quando ricevi soldi, quando qualcuno finanzia le tue campagne elettorali sarai sempre sotto ricatto! Continua a leggere »

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