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VITTORIA DI LOBBY Imprese, coop energia e banche Tutti contenti

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Fatto Quotidiano del 14/03/2014 attualità
Molte cose sono incerte sui provvedimenti annunciati da Matteo Renzi, almeno una è sicura: le lobby qualcosa hanno incassato. Le proteste preventive della Con- findustria di Giorgio Squinzi hanno prodotto un risultato: il taglio del 10 per cento all’Irpef nelle imprese private è l’unica misura con una copertura certa e precisa, l’aumento dell’aliquota sulle rendite finanziarie dal 20 al 26 per cento. Certo, i soldi arrivati sono meno del previsto (circa 2,4 miliardi all’anno, Squinzi li avrebbe voluti tutti e 10 quelli destinati al cuneo fiscale), ma meglio di niente. Ed è a tuttto beneficio delle imprese la scelta di rimuovere la causale dai contratti a termine fino a tre anni, così si evitano i contenziosi di lavoro. Come ha spiegato il pre- mier, è stata un’idea del ministro del Lavoro Giuliano Poletti quella di destinare 500 mi- lioni di euro, cifra rile- vante, per un fondo per le imprese sociali. Poletti, che arriva dal vertice della Lega Coop e dell’Alleanza delle cooperative, ha quindi convinto il presi- dente del Consiglio a dare mezzo miliardo al terzo settore da cui proviene. Come nel caso dell’Irap, se tutto va bene, a trarne beneficio sarà tutta l’economia, ma certo il mondo di provenienza di Poletti ringrazia. Così come sono sollevati i grandi gruppi dell’energia: delle pro- messe renziane di tagli drastici alla bolletta è rimasto poco. L’annuncio che le piccole e medie imprese pagheranno il 10 per cento in meno di elettricità si fonda un un progetto appena agli inizi: il ministero dello Sviluppo di Federica Guidi ha avviato una consultazione tra i protagonisti del settore (produttori, distributori, intermediari) per limare qualcosa tra incentivi e oneri di sistema e recuperare 1,2-1,4 miliardi all’anno. Nessuna rivoluzione che possa preoccupare i co- lossi. Resta da capire quanto guadagneranno le banche scontando le fatture dei debiti arretrati della Pubblica amministrazione.

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Ops! (Marco Travaglio).

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Fatto Quotidiano del 28/12/2013 Marco Travaglio attualità

Citarsi non è mai un granché. Ma, siccome mi è capitato spesso di dovermi discolpare per aver usato una metafora funeraria il 22 aprile, giorno dei grandi festeggiamenti per la rielezione di Napolitano, la ripeto qui tale e quale: “Il cadavere putrefatto e maleodorante di un sistema marcio e schiacciato dal peso di cricche e mafie, tangenti e ricatti, si barrica nel sarcofago inchiodando il coperchio dall’interno per non far uscire la puzza e i vermi. Tenta la mission impossible di ricomporre la decomposizione. E sceglie un becchino a sua immagine e somiglianza”. Non occorreva particolare acume per anticipare quel che sarebbe accaduto. Eppure non fummo in molti (eufemismo) a prevederlo. Anzi, di lì a qualche giorno, un coro di Osanna, Exultet e Te Deum salutò con nuvole d’incenso e fiumi di saliva l’avvento del governo Letta, versione sfigata e bimbominkia del governo Monti. Otto mesi dopo, ecco il risultato. Un governo che non ha combinato una beneamata mazza, se non cambiare nome all’Imu, perché appena si muove cade. E chiama “stabilità” l’immobilità del cadavere. Siccome però le salme manifestano un filino di rigor mortis, ecco i soldi di fine stagione per rimpinzare le lobby che tengono in vita artificialmente il caro estinto: biscazzieri, palazzinari, banchieri, costruttori di grandi opere inutili e di cacciabombardieri che cappottano negli hangar, e naturalmente giornali (ingrassati con 170 milioni per seguitare a mandarli in edicola all’insaputa dei lettori). Se la cosa si è venuta a sapere, diversamente da quando il Milleproroghe&marchette serviva a tacitare i dissenzienti, è perché stavolta si aggira per le Camere un Ufo, oggetto non ancora identificato e addomesticato: l’opposizione. Erano anni che non se ne vedeva l’ombra, o se c’era era così minoritaria da sfuggire ai radar. Dopo mesi di apprendistato, i 5Stelle hanno imparato il mestiere. Anziché restare in aula per garantire il numero legale come fa Sel, l’opposizione di Sua Maestà, escono al momento giusto. Presenziano. Spulciano. Scovano porcate.

Vivamente sconsigliato avvicinarli con strizzatine d’occhio per offrire qualcosa in cambio del silenzio: si rischia di essere filmati e sputtanati in Rete. Il classico granello di sabbia che inceppa l’ingranaggio. Sono 160 fra Camera e Senato, eppure riescono a restringere le “larghe intese” fino a minacciare di mandar sotto il governo (quello che, alla dipartita di B., Napo & Letta definirono “più forte e coeso”). Appena i marchettari vengono beccati col sorcio in bocca, fanno la faccina contrita e prorompono in un “ops, scusate, ci siamo sbagliati, ora rimediamo subito”. Inventano scuse e simulano sviste per nascondere le cambiali da pagare ai potentati che tengono in piedi un premier che vanta una popolarità del 29% e conserva la maggioranza solo grazie al premio incostituzionale del Porcellum e ai voti di noti frequentatori di se stessi – gli Alfanidi – che senza B. non avrebbero un voto nemmeno nelle rispettive famiglie. L’ultima balla, avallata dal monitino sfuso di Sua Maestà, è che il decreto Salva-Roma, il solito salame con dentro di tutto, sarebbe colpa di Boldrini e Grasso che non han “vigilato” sugli emendamenti. Le pazze risate: se Letta non c’entra, perché ha chiesto la fiducia sul decreto-salame? Ora però la stampa governativa (praticamente tutta) annuncia un mirabolante “Patto del 2014” e il direttore del Corriere chiede un “contratto di governo” come “ultima occasione per non fallire” e non favorire “Grillo e i populismi di ogni risma”. Il titolo fa il paio con quello del Corriere del 3 dicembre: “Napolitano chiede un programma”. Ecco cosa mancava al governo: un programma! A pensarci prima, sai quante cose si potevano fare. Purtroppo ad aprile se l’erano scordato. E vabbè, càpita, con tutto quel che hanno da fare, è andata così. Forse eravamo troppo generosi, parlando del becchino. Al momento si vede solo il cadavere: chi gli darà degna sepoltura deve ancora nascere, o va all’asilo.

Voto di fiducia, intervento di Sorial M5S: #fuorilelobby.

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Noi oggi denunciamo i lobbisti che saccheggiano i soldi di tutti i contribuenti italiani. Una grande super marchetta da un miliardo di euro.
Le nostre proposte vengono bocciate dal governo e dalla maggioranza per insufficienti risorse, invece Sorgenia SPA di Carlo De Benedetti, tessera numero 1 del partito democratico, il partito del fantoccio Renzi, ottiene decine di milioni di euro.Uno sconto per il vero capo del PD. Tutto ciò è illegale! Denunceremo a tutte le autorità competenti questa violazione. E avremo ragione, così come sui rimborsi elettorali che la corte dei conti ha dichiarato illegittimi e che voi volete continuare ad intascarvi. […]
Noi oggi denunciamo in Aula questi fatti, perché come furono caccciati i mercanti dal tempio, cacceremo chi insieme a voi si è contrapposto al bene dei cittadini, al bene di tutti i pensionati, di tutti i giovani di tutti i lavoratori. Quest’uomo, questo mercante, ha un nome e cognome. Il lobbista si chiama LUIGI TIVELLI. E se questo parlamento avesse dignità lo caccerebbe dalle istituzioni. Vi abbiamo pescato con le mani nel sacco. Che cosa vi serve ancora per fare le valige?”
Guarda l’intervento integrale!

ALLA CONQUISTA DELL’ACQUA GLOBALE: “ECCO I NUOVI BARONI DELL’ACQUA

Dario_Fo
Fonte Comedonchisciotte 8/03/2013 attualità
Global Research

Nel dicembre 2012 Sandra Postel, l’esperta di acqua del Progetto Globale per le Politiche Idriche, scrivendo sul National Geographic a proposito di “irrigazione su piccola scala con semplici secchi, pompe non costose, sistemi d’irrigazione a goccia e altre attrezzature che permettono alle famiglie di agricoltori di poter far fronte a stagioni secche, crescere i raccolti, diversificare le coltivazioni e sfuggire alla povertà”, metteva in guardia contro gli investimenti senza scrupoli che riguardano l’acquisto di terreni e di risorse idriche in Africa.
“A meno che i governi africani e gli interessi stranieri non diano sostegno a tali iniziative da parte degli agricoltori, piuttosto che minarle speculando con l’acquisto di terreni e di acqua che generano grossi profitti commerciali, si sprecherà la migliore occasione che si sia presentata in questi ultimi decenni per un progresso sociale nella regione.”

Lo stesso mese la pubblicazione online di Market Oracle riportava che “i nuovi baroni dell’acqua” – le banche di Wall Street e le elite multimiliardarie – stanno acquistando acqua in tutto il mondo ad un ritmo senza precedenti. Il rapporto fa luce su due fenomeni che si stanno espandendo velocemente e che potrebbero portare ad un accumulo di profitti a scapito della comunità e del popolo, vale a dire l’estendersi degli strumenti di mercato non più alla sola fornitura di acqua ed ai servizi igienico-sanitari ma anche ad altri settori della gestione dell’acqua, nonché il ruolo sempre più importante delle istituzioni finanziarie.

In alcuni casi, il governo stesso ha istituito delle corporazioni pubbliche gestite come vere e proprio aziende, dando in appalto i servizi di fornitura idrica ed igienico-sanitari a persone competenti, oppure inserendosi in partenariati pubblico/privati, spesso con multinazionali dell’acqua. E’ quello che è avvenuto di recente a Nagpur ed a New Delhi in India. In molte zone rurali assicurare forniture di acqua pulita e servizi igienico-sanitari è ancora una sfida. Compagnie a scopo di lucro come la Sarvajal stanno installando chioschi per la distribuzione di acqua a pagamento (o acqua ATMs) tramite l’inserimento di una carta prepagata. Non stupisce che questi distributori d’acqua riscuotano molto successo tra la gente, che altrimenti non avrebbe accesso all’acqua potabile.

Tuttavia, a causa dei cambiamenti climatici, la crisi dell’acqua non è percepita come limitata ai soli paesi in via di sviluppo o solamente come una preoccupazione primaria legata alla fornitura idrica ed ai servizi sanitari. Le condutture di acqua si stanno deteriorando sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Negli Stati Uniti la deviazione dell’acqua verso produzioni estensive di biocarburanti e per estrazione del gas tramite fratturazione idraulica stanno alimentando la crisi nelle aree rurali. Nelle zone che vanno dalle falde acquifere di Ogallala fino ai Grandi Laghi nel Nord America, l’acqua è stata definita come il liquido d’oro. Un miliardario come T. Boone Pickens continua a comprare le terre sopra la falda acquifera di Ogallala, acquisendo così diritti sull’acqua; compagnie come Dow Chemicals, con una lunga storia di inquinamento delle acque, stanno investendo nel business della depurazione dell’acqua, facendo così dell’inquinamento stesso una mucca da soldi.

Ma le aziende chimiche non sono da sole: GE e la sua concorrente Siemens possiedono portafogli estesi che includono una varietà di tecnologie dell’acqua a disposizione dei clienti industriali, fornitori d’acqua municipale o dei governi. (Nell’ultimo anno e mezzo, due compagnie con sede in Minnesota hanno acquisito un ruolo molto importante in questo settore – Ecolab con l’acquisizione di Nalco e Pentair fondendosi con Tyco’s Flow control unit – entrambe appartenenti a S&P 500).

Anche l’industria finanziaria ha preso di mira l’acqua. Nell’estate 2011, Citigroup ha pubblicato un rapporto sugli investimenti nell’acqua. La citazione più famosa di Willem Buiter (economista tra i più importanti della società di gestione) ci dà un’idea delle conclusioni a cui sono arrivati: “Dal mio punto di vista, l’acqua, in quanto asset class, diventerà la merce più importante, superando di gran lunga il petrolio, il rame, i prodotti agricoli ed i metalli preziosi”. Ecco qualcun altro che ha visto nell’acqua un’importante opportunità di investimento, incluso GE’s Energy Financial Services, Goldman Sachs e ad alcune società di gestione del risparmio che sono coinvolte in investimenti agricoli in Asia, Africa, Sud America ed Europa dell’est.

Alle luce di tali recenti tendenze, le varie iniziative che tracciano l’uso dell’acqua delle compagnie o mappano le informazioni riguardanti i rischi legati all’acqua potrebbero essere un’arma a doppio taglio, come ad esempio il “progetto di distribuzione dell’acqua” ed il “progetto di mappatura dell’acqua”. Entrambi sono un’iniziativa di think tank no-profit, il primo del Carbon Disclosure Project con sede nel Regno Unito ed il secondo del World Resources Institute con sede negli Stati Uniti. Benché distinti, essi hanno in comune la stessa tipologia di persone che ne fanno parte: investitori globali che si occupano di gestione dei rischi legati all’acqua.

Queste iniziative potrebbero aiutare le compagnie ad identificare e ridurre la loro impronta idrica, ma potrebbero anche orientare gli investimenti aziendali verso l’accaparramento di risorse idriche.

Il “progetto di distribuzione dell’acqua” del Carbon Disclosure Project si propone di aiutare le aziende e gli investitori istituzionali a capire i rischi e le opportunità associate alla scarsità d’acqua e ad altre problematiche ad essa legate. Secondo uno dei suoi rapporti più recenti, commissionato da parte di 470 investitori che gestiscono in totale 50 trilioni di dollari, più della metà dei partecipanti al sondaggio hanno esperienza legate alle sfide nel settore idrico che si sono tradotte in interruzioni di servizi, aumenti di spese ed altre conseguenze negative.

Aqueduct Alliance ed il suo “progetto di mappatura dell’acqua”, il cui scopo è fornire alle varie compagnie un dettagliato rapporto senza precedenti sui rischi legati all’acqua, appare come una risposta diretta alle scoperte rivelate nel rapporto di divulgazione sull’acqua globale del Carbon Disclosure Project. La General Electrics, Goldman Sachs e la think tank World Resources con sede a Washington sono i soci fondatori dell’Aqueduct Alliance. Essi considerano il rischio legato all’acqua come un limite per la loro attività, per la crescita economica senza limiti e per la sostenibilità ambientale. Le mappe dell’acqua, con il loro grado di precisione e di risoluzione senza precedenti, utilizzano dati idrologici avanzati combinandoli con specifici indicatori geografici che rilevano fattori sociali, economici e di governo. Tali iniziative hanno però destato serie preoccupazioni poiché, loro malgrado, forniscono alle compagnie ed agli investitori informazioni molto dettagliate, che non hanno precedenti, riguardanti l’acqua in alcuni dei bacini più grandi del mondo.

Molti di questi investitori, definiti da Jo-Shing Yang come “i nuovi baroni dell’acqua” nel suo articolo “La grande corsa delle Elite globali per il controllo dell’acqua in tutto mondiale”, sono gli stessi che hanno approfittato della speculazione sui contratti nel settore agricolo e contribuito alla crisi alimentare degli ultimi anni. La crisi alimentare e le recenti siccità hanno confermato che il controllo della sorgente del cibo – la terra e l’acqua che vi scorre- hanno la stessa importanza, se non di più.

Uno sguardo più attento agli investimenti nel territorio in Africa, ad esempio, mostra che l’appropriarsi della terra non è un semplice investimento, ma rappresenta anche il tentativo di accaparrarsi l’acqua sotto di essa. Alla recente conferenza Global AgInvesting (con più di 370 partecipanti) i gruppi di gestione finanziaria e le multinazionali dell’agricoltura hanno illustrato i loro piani che prevedono l’acquisto di ampi tratti di terreni in svariati luoghi sparsi per il globo. Grazie a strumenti come le mappe dell’acqua, questi investitori sono ulteriormente avvantaggiati. La corsa globale all’accaparramento di terre, così come la resistenza ad esso, dimostra che tutti i possessori di azioni – fondi pensione, Wall Street o le Nazioni da un lato o le persone che attualmente utilizzano queste terre ed acque ed i loro sostenitori dall’altro sono pienamente consapevoli che l’appropriarsi delle terre (e dell’acqua) è una questione di vita o di morte, soprattutto per i paesi in via di sviluppo.

E’ necessario attivare dei meccanismi di regolazione nazionali ed internazionali in modo che le risorse primarie come la terra, l’acqua ed i mezzi per accedere all’acqua potabile non diventino semplicemente un mezzo di accumulo di profitto per i ricchi, ma siano gestite in modo da assicurare un livello di sussistenza per tutti coloro che dipendono da esse. L’ultima sessione della commissione sulla sicurezza alimentare mondiale (uno strumento delle Nazioni Unite istituito per gestire la crisi alimentare), ha costituito un buon inizio ed ha dato luogo ad una serie di iniziative di consultazione sui principi per gli investimenti nell’agricoltura. Organizzazioni civiche e sociali stanno cercando di individuare i diversi modi in cui tale regolamentazione può essere messa in atto in contesti nazionali: facilitando l’accaparramento delle terre, mitigandone l’impatto negativo e massimizzando le opportunità, oppure bloccandolo completamente. In ultima analisi, qualsiasi approccio deve dare priorità all’accesso al cibo ed all’acqua da parte delle comunità locali: qualsiasi investimento legato all’acqua deve necessariamente ridurre il rischio che i mezzi di sostentamento vengano meno e sostenere le loro capacità a far valere i propri diritti, sia che si tratti di paesi in via di sviluppo o di paesi sviluppati.

Shiney Varghese

Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/the-global-water-grab-meet-the-new-water-barons/5322412
08.02.2013

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura diMICOLETTA SECCACINI

Le Lobby e le Manovre del Governo nel Paese dove i Conti non Tornano mai (Michele Ainis).

Le Lobby e le Manovre del Governo nel Paese dove i Conti non Tornano mai (Michele Ainis)..

Occupy Wall Street: gli arresti a Zuccotti Park.

Occupy Wall Street: gli arresti a Zuccotti Park..

Monti e gli interessi delle lobby americane (se Monti sostiene che gli interessi delle lobby americane coicidono con i nostri perchè non apre un dibattito?)

Di Paola: 40 aerei F-35 in meno e sforbiciata al personale militare


Redazione
Dopo le numerose contestazioni e proteste verranno aquistati 40 f35 in meno, aerei che a detti degli esperti non risultano particolarmente eficienti.
Anche una sforbiciata di circa il 30% degli effettivi dell’esercito evidentemente la pressione da parte degli oppositori agli armamenti ha sortito qualche effetto.
Ci si aspetterebbe che in un prossimo futuro si abbandonassero guerre come quella afghana inutile e solo a favore dei lobbysti.
Redazione Fatto Quotidiano 16/02/2012
Saranno acquistati 90 caccia F-35 invece dei 131 previsti dal programma Joint Strike Fighter,
con una riduzione di 40 unità. Lo ha detto il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, intervenendo alle commissioni Difesa congiunte di Senato e Camera. Il ministro ha ribadito anche il taglio al personale militare:
“Oggi ci sono 183 mila militari e30 mila civili nella Difesa: occorre scendere progressivamente, verso 150 mila militari e 20 mila civili, con una riduzione di 43 mila unità. L’obiettivo – ha spiegato Di Paola – si potrà raggiungere in dieci anni o poco più attraverso la riduzione degli ingressi del 20-30%, la mobilità verso altre
amministrazioni, l’applicazione di forme di part time”. Per ammiragli e generali, ha aggiunto, “ci sarà una riduzione superiore del 30%. È un percorso doloroso, ma inevitabile”. In 5-6 anni, inoltre, ha rilevato, “ci sarà anche una riduzione del 30% delle strutture della D i fe s a ”.

Olimpiadi di Roma a costo zero? Una balla

da cadoinpiedi.it Autore Giuseppe Caruso
“Come si fa a parlare di Giochi a costo zero? Come si fa a sostenere una balla così colossale? Non esistono Giochi a costo zero” Le parole di Pietro Mennea, entrato come solo lui sa fare nella polemica per la fattibilità delle Olimpiadi di Roma 2020, avrebbero dovuto essere amplificate molto di più dai media nazionali in questi giorni. Perché classificano nell’unico modo possibile l’ennesima campagna mediatica scatenata dai comitati d’affari italiani alla ricerca di soldi statali: balle.
“Non è pensabile chiedere di organizzare i Giochi del 2020” ha aggiunto Mennea “siamo un paese senza sangue, devastato da una crisi economica spaventosa”, schierandosi così apertamente con il presidente del consiglio Mario Monti, che ha chiesto lo “slittamento” della candidatura (al 2024), facendo capire come si tratterebbe di una spesa insostenibile per l’Italia in questo momento.
Quella di Mennea è stata l’unica coraggiosa voce fuori dal coro, tra le tante che si sono scatenate per dare contro al presidente del Consiglio (peraltro assai criticabile per molte altre cose): dal presidente del Coni, Gianni Petrucci, a quello di Confindustria, Emma Marcegaglia, dagli esponenti del Pdl a quelli del Pd, da Luca Montezemolo a Diego Della Valle. Fino all’appello firmato da 60 atleti di altissimo livello, tra cui Francesco Totti, Valentino Rossi, Juri Chechi, Josefa Idem, Valentina Vezzali, Federica Pellegrini e Gianluigi Buffon. Il messaggio, da parte di tutti, più o meno è sempre lo stesso: si tratta di un’occasione irripetibile per l’immagine dell’Italia e ci si guadagna pure!
In realtà i comitati d’affari del Belpaese dicono un’altra cosa: si tocchino pure le pensioni, i diritti dei lavoratori ed i loro portafogli, ma guai se lo Stato non scuce miliardi di euro per foraggiarci. Eppure basta voltarsi indietro e la storia di questo paese è scandita da grandi eventi che hanno dissanguato le casse statali, facendo arricchire i soliti noti. Come le olimpiadi invernali di Torino 2006, celebrate come una manifestazione riuscitissima e che ci sono costate quasi tre miliardi di euro (rispetto ai seicento milioni di dollari inizialmente preventivati ndr) ed hanno lasciato in eredità a Torino il titolo di comune più indebitato d’Italia, con pesanti tagli al sociale, e impianti da centinaia di milioni di euro ormai inutilizzati e che cadono a pezzi. O come i mondiali di sci disputatisi in Valtellina nel 2005, circa 400 milioni di euro spesi e danni ambientali irreparabili al territorio, dove si è costruito senza il minimo rispetto. Per non parlare della celeberrima “cricca”, che tra mondiali di nuoto a Roma, anniversario per i 150 anni dell’Italia ed il doppio G8 (prima l’isola della Maddalena, poi L’Aquila) hanno sottratto al Paese quasi 11 miliardi di euro. E possiamo finire con il prossimo Expo milanese, previsto nel 2015: una manifestazione inutile (a chi interessa il supermercato del futuro?) che parte già in perdita. Gli organizzatori prevedono un passivo superiore ai 400 milioni di euro, senza contare gli (almeno) 6 miliardi concessi dallo Stato per le opere correlate, come per esempio la Pedemontana o la doppia linea della metropolitana, che però non verranno quasi sicuramente completate per il 2015. E questo solo per rimanere agli ultimi anni.
Ma il vero business per i comitati d’affari è l’Olimpiade di Roma 2020. La presentano come un’ccasione in cui lo Stato spenderà la “miseria” di 4,7 miliardi di euro, a fronte di 170mila posti di lavoro in appena 14 anni (lo dicono veramente, non è una battuta), 4,6 miliardi di euro in più di gettito erariale ed un aumento del pil pari a 1,4 (sempre in 14 anni). Insomma, la solita marea di balle.

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