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L’Unitola (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 31/12/2013. Marco Travaglio attualità

Lo sbarco di Maria Claudia Ioannucci, ex senatrice di Forza Italia nonché amica e collaboratrice di Valter Lavitola, nell’azionariato dell’Unità, a fronte del comprensibile allarme della redazione che minaccia cinque giorni di sciopero, sta suscitando altrettanto comprensibili entusiasmi nel mondo della sinistra italiana, ma anche europea. Al momento non si registrano commenti ufficiali, a parte le minacce di denuncia dell’amministratore delegato del quotidiano del Pd (che però farebbe bene a denunciare la stessa Ioannucci per aver messo a verbale davanti ai pm di Napoli: “Lavitola, oltre che mio cliente, è divenuto uno dei miei più cari amici e tali rapporti di amicizia, nel tempo, si sono estesi all’intera famiglia”). Ma è solo perché i vari leader stanno ancora cercando le parole più adatte per salutare l’evento con la dovuta solennità. Dopo un secolo di vite separate infatti si prospetta una possibile fusione fra le due storiche testate della sinistra italiana: l’Avanti!, fondato nel 1896 e passato da Bissolati a Mussolini a Craxi giù giù fino ai prestigiosi Cicchitto & Brunetta e agli autorevoli De Gregorio & Lavitola; e l’Unità, creata nel 1924 da Antonio Gramsci e ora appunto appartenente per il 14% a lady Ioannucci. Già c’è chi immagina, per celebrare degnamente la storica saldatura 92 anni dopo la scissione del Congresso di Livorno, la nuova testata: “AvantiUnità! – Giornale fondato da Antonio Gramsci, ma solo da Lavitola in su”. Vivo apprezzamento starebbe per esprimere il presidente Giorgio Napolitano, infaticabile ricucitore della lacerante frattura social-comunista fin dall’elogio dell’invasione sovietica in Ungheria all’insegna del riformismo più sfrenato. Pare che un passaggio del suo ottavo, storico discorso di fine anno sarà dedicato alla ritrovata unità a sinistra: “Cari sudditi, Lavitola politica del sottoscritto volge quasi al termine, nel senso che me ne andrò dal Quirinale nel 2020, ma vorrei lanciare un accorato monito alle masse progressiste tutte: o comprate la nuova Unità, o mi dimetto”.

Lo storico togliattiano Michele Prospero ha già pronto un editoriale dei suoi: “Studiando approfonditamente gli scritti del Migliore, sono giunto alla conclusione che, già durante il pacifico sterminio degli anarchici in Spagna, il grande Palmiro avesse preconizzato l’avvento nella grande famiglia comunista dell’amica di famiglia di Lavitola”. Lo psico-guru Massimo Fagioli, méntore dell’azionista Matteo Fago, è parecchio su di giri, ma non siamo in grado di riportare il suo commento perché non si capisce niente. In compenso il suo nome ha ispirato a Francesca Pascale un messaggio di congratulazioni scritto col rossetto viola: “Silvio dice che Claudia è quel che fa per voi. Così – aggiungo io – risolverete come me il tragico problema dei fagiolini”. Dal canto suo il cane Gunther, intestatario dell’italianissima società del socio-immobiliarista Maurizio Mian “Gunther Reform Holding Spa”, a mezzadria fra Pisa e le Bahamas, ha dato la sua approvazione abbaiando tre volte al sol dell’avvenire. Ora è allo studio un ampliamento redazionale con l’apertura di un nuovo ufficio di corrispondenza a Panama con vista sul Canale, dove Lavitola & Ioannucci vantano robuste entrature presso il presidente Martinelli, sempreché riesca almeno lui a restare a piede libero. In attesa della scarcerazione di Valterino, s’è offerto come caporedattore un vecchio cronista di razza: Sergio De Gregorio. Luca Landò, neodirettore e ottimo velista, potrebbe raggiungerlo di tanto in tanto in barca a vela, o in alternativa su uno dei pescherecci messi a disposizione da Lavitola. Dev’essere per questo che Piero Fassino, per un riflesso condizionato rimastogli dai tempi della segreteria Ds, continua a telefonare in redazione a ogni ora del giorno e della notte. Le segretarie, stremate, non gli rispondono più. Ma lui insiste e lascia sempre detto nella segreteria telefonica: “Allora, abbiamo una barca?”.

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HA SBORSATO 3 MILIONI PER FAR CADERE PRODI: BERLUSCONI A GIUDIZIO

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INSIEME A LAVITOLA, VA A PROCESSO PER LA COMPRAVENDITA CON L’ACCUSA DI AVER CORROTTO IL SENATORE DE GREGORIO LA PRIMA UDIENZA A FEBBRAIO 2014, PRESCRIZIONE A FINE 2015.

Da Il Fatto Quotidiano del 24/10/2013 Marco Lillo attualità
Silvio Berlusconi sarà processato insieme a Valter Lavitola con l’accusa di avere corrotto il senatore Sergio De Gregorio con il pagamento di 3 milioni di euro per determinare la caduta del governo Prodi nel 2007. Lo ha deciso ieri a Napoli il giudice per l’udienza preliminare Amelia Primavera accogliendo la richiesta dei pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock, Fabrizio Vanorio e Alessandro Milita che si sono alternati nel corso dell’udienza sul banco dell’accusa.

La prima udienza del processo è stata fissata per l’11 febbraio 2014 davanti alla IV sezione del tribunale di Napoli. Si apre ora una corsa contro il tempo. La prescrizione dovrebbe scattare a novembre del 2015 e si calcola che per il solo primo grado di giudizio sia necessario più un anno. Per il terzo protagonista della vicenda, il presunto corrotto Sergio De Gregorio, invece il gup Primavera ha accolto la richiesta di patteggiamento avanzata dall’ex senatore che così esce dal processo, anche grazie alle sue dichiarazioni confessorie, con una pena di 1 anno e 8 mesi e il pagamento delle spese alle parti civili, il Codacons rappresentato dall’avvocato Pierluigi Morena e l’Idv rappresentata dall’avvocato Alfonso Trapuzzano.
NON ERA un esito scontato. “La decisione di rinviare a giudizio il presidente Berlusconi”, secondo gli avvocati Niccolò Ghedini e Michele Cerabona, “appare davvero straordinaria. Solo pochi mesi or sono lo stesso Ufficio Gip, con diverso Giudice aveva stabilito l’improcedibilità del giudizio immediato rilevando insussistente l’ipotesi corruttiva”. Il punto centrale sul quale è ruotata la discussione di ieri è il versamento di tre milioni di euro da parte di Silvio Berlusconi a De Gregorio per mutare l’orientamento del senatore eletto nelle file dell’Italia dei Valori e poi passato a sostenere il centrodestra. Di questi tre milioni, secondo l’accusa, solo uno sarebbe stato versato ‘in chiaro’ al movimento politico degli Italiani nel mondo del senatore De Gregorio mentre il resto darebbe stato girato tramite Lavitola in nero o ‘in black’ come ha detto ieri in aula Lavitola, spavaldo come al solito, ripercorrendo la tesi dell’accusa. Nei mesi scorsi anche, con alcune dichiarazioni al Fatto , Lavitola aveva annunciato la presentazione di un memoriale. Ieri invece è stata comunicata la nomina del nuovo legale di Lavitola, Maurizio Paniz, ex deputato del Pdl.

Nelle sue dichiarazioni spontanee davanti al giudice ieri Lavitola ha detto “ad avviso dell’accusa sono stato un corriere, sono stato un postino. Se c’è stata corruzione io mi sarei limitato a prendere dei soldi dal presidente Berlusconi e portarle a De Gregorio”. Ove anche. Poi ha aggiunto alcune considerazioni critiche sull’avvocato Niccolò Ghedini e, forse per dimostrarsi sicuro di sé davanti ai magistrati che lo hanno rimesso dietro le sbarre per violazione degli obblighi previsti per i domiciliari, ha fatto anche una battuta sulla moglie: “per fortuna sono tornato in carcere, la convivenza stava diventando insostenibile”.

Lavitola ieri ha confermato di avere consegnato a De Gregorio più dei tre milioni di euro contestati ma ne ha dato una causale ben diversa. Quei fondi, secondo Lavitola, erano regolamenti di conti relativi alla gestione del quotidiano L’Avanti!, del quale, prima della discesa in campo di De Gregorio, entrambi erano soci.

L’avvocato Michele Cerabona ieri in udienza ha anticipato la linea difensiva di Berlusconi: “Non c’è prova che i soldi ricevuti da De Gregorio provenissero da Berlusconi. Inoltre, ove anche fosse provato, non si può parlare di corruzione ma al massimo di finanziamento illecito all’attività politica di De Gregorio. È necessario – secondo l’avvocato Cerabona – dimostrare che De Gregorio abbia votato contro Prodi per ragioni economiche mentre lui ha sempre dichiarato che lo ha fatto per convinzione politica”. I pm ieri hanno depositato un documento molto importante: la motivazione della sentenza di condanna a 2 anni e 8 mesi in primo grado per un processo diverso ma certamente connesso, cioè l’estorsione di Lavitola ai danni di Berlusconi. Nella sentenza di condanna inflitta dal Tribunale ad aprile all’ex editore si considera provata la sua richiesta a Berlusconi via fax di ben 5 milioni di euro in cambio del silenzio mantenuto nel 2011 durante la latitanza. Per la condanna di Lavitola, secondo i giudici, è stata fondamentale ai fini della prova del reato la lettera nella quale erano contenute le rivendicazioni dell’ex amico di Berlusconi. Quella lettera, trovata nel computer del ‘postino’ che la doveva consegnare, Carmelo Pintabona, potrebbe essere decisiva anche nel processo che si apre a febbraio per la corruzione di De Gregorio. La missiva scritta a dicembre del 2011 e consegnata a Pintabona che poi incontrò il Cavaliere riferendo le richieste di Lavitola ma senzaconsegnarla, è definita dalla sentenza: “una confessione stragiudiziale”. In quella lettera Lavitola scrive a Berlusconi “Lei, subito dopo la formazione del Governo, in questa Legislatura, con Verdini e Ghedini presenti, mi disse che era in debito con me (…) per aver io ‘comprato’ De Gregorio”. Poi Lavitola aggiunge: “Ho ottenuto da Lei che Forza Italia concedesse all’Avanti! un finanziamento di 400 mila euro neI 2008, altro non era che il rimborso di soldi che Lei mi aveva autorizzato a dare a De Gregorio nel 2007”. La sentenza lascia aperta l’ipotesi che non tutte le affermazioni di Lavitola siano vere ma nel complesso definsce quel documento una ‘confessione stragiudiziale’, che ora sarà difficile da smontare anche per la difesa di Berlusconi. Ieri non è stata certo una grande giornata per Lavitola: la Cassazione ha rigettato il suo ricorso in un terzo processo che lo coinvolge insieme a De Gregorio per i fondi della Presidenza del consiglio ingiustamente percepiti da L’Avanti!. La condanna di 3 anni e 8 mesi è ora definitiva e rischia di cumularsi con i 2 anni e 8 mesi della sentenza per estorsione, in primo grado. Lavitola è imputato anche a Roma per corruzione internazionale per la vicenda degli elicotteri di Panama. Ed è indagato a Napoli per la corruzione internazionale relativa alle carceri da costruire in quel paese. Secondo i giudici di primo grado, Lavitola ha spedito davvero nel marzo 2012 un fax a Berlusconi contenente la minaccia ‘torno e ti spacco il c.’ se non gli avesse pagato i 5 milioni richiesti in cambio del suo silenzio. Lavitola è tornato e potrebbe restare in carcere a lungo. Ma continua a non spaccare nulla a nessuno.

BERLUSCONI, PROCESSO SUBITOOMPRA VENDITA DI SENATORI: A NAPOLI L ’EX PREMIER È INDAGATO PER CORRUZIONE. I PM VOGLIONO IL GIUDIZIO IMMEDIATO

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Fatto Quotidiano 5/03/2013 di Marco Lillo attualità La Procura di Napoli è pronta a chiedere il processo immediato nei confronti di Silvio Berlusconi con l’accusa di avere corrotto con tre milioni di euro Sergio De Gregorio. L’inchiesta per la “compraven – dita”del senatore è a una svolta. Tra breve il leader del Pdl potrebbe finire alla sbarra non so- lo a Milano ma anche a Napoli per corruzione e finanziamen- to illecito in concorso con Valter Lavitola e De Gregorio. UN PROCESSO molto imbarazzante politicamente perché potrebbe avviarsi nel bel mezzo di una nuova campagna elettorale o durante le trattative per il nuovo governo. I pm di Napoli Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock, Francesco Curcio, Alessandro Milita e Fabrizio Vanorio comunicano la loro intenzione nell’invito a compari- re notificato la settimana scorsa a Silvio Berlusconi con il quale lo convocano per rendere di- chiarazioni nella sua qualità di indagato per corruzione. Scrivono i magistrati che “ai fini di quanto previsto dall’articolo 453 del codice di procedura si avverte l’indagato che potrà essere presentata richiesta di giu- dizio immediato”. l pm si sen- tono molto forti. Il giudizio immediato infatti si può chiedere “Quando la prova appare evidente”. Ecco la ragione dell’in – terrogatorio del Cavaliere fissato per il 5 marzo in prima con- vocazione, il 7 marzo o il 9 marzo: l’articolo 453 impone ai pm di sentire l’indagato prima del giudizio immediato. Berlusconi ha già fatto sapere di non essere disponibile prima del 15 marzo. Il tempo corre a suo vantaggio anche perché i fatti risalgono a 5 anni fa e la corruzione si prescrive in sette anni e mezzo. Esaurito il minuetto delle con- vocazioni, dopo l’interrogato – rio, i pm potranno chiedere il processo, saltando l’udienza preliminare. E il giudice dovrà decidere entro cinque giorni. Le ipotesi possibili sono tre: oltre al rigetto o al rinvio a giu- dizio c’è il trasferimento a Roma per competenza. Questa terza ipotesi non dispiacerebbe a Berlusconi visto che a Roma sonnecchia da tempo un’inchiesta sulla denuncia di Anto- nio Di Pietro mentre un’altra inchiesta nata sempre a Napoli per la compravendita tent del senatore Randazzo – sempre per far cadere Prodi – è stata già archiviata. Stavolta la strada per Roma è in salita: la Cassazione ha già stabilito che l’indagine sulla compravendita di De Gregorio è competenza di Napoli. Nell’invito a comparire i pm elencano le prove che a loro parere sono “evidenti” contro Berlusconi, de Gregorio e Lavitola. Ci sono 5 informative della Digos e della Guardia di Finanza e poi i due contratti stipulati tra Forza Italia e Movimento Politico Italiani nel Mondo nel 2007 per la parte dichiarata, per meno di un milione sui tre mi- lioni complessivi secondo l’accusa, del pagamento a De Gre- gorio. Poiil contrattopubblici- tario stipulato da Forza Italia che giustificava i pagamenti per centinaia di migliaia di euro alla International Press di Lavitola. Il cd relativo alla manifestazio- ne di Reggio Calabria nella quale Berlusconi agganciòDe Gre- gorio il 30 marzo del 2007 e poi gli estratti conto di De Gregorio e le tre consulenze dell’ex fun- zionario di Banca d’Italia, Piero Sagona. E ANCORA, le due lettere di La- vitola, estratte dal computer dell’imprenditore che doveva costruire le carceri a Panama, Mauro Velocci, e dal pc di Car- melo Pintabona, amico di Lavitola. In quelle missive mai consegnate, l’editore allora lati- tante chiedeva aiuto al Cavaliere e rivendicava i suoi servigi, compreso l’acquisto del senato- re De Gregorio. Poi si citano come prove le dichiarazioni dei testimoni che l’accusa ritiene fondamentali, quasi tutti legati a Lavitola: la sorella Maria; l’ex collaboratore Mauro Velocci, l’amico-messaggero Carmelo Pintabona, e poi il commercialista Andrea Vetromile, la con- sigliera delle Poste, Claudia Ioannucci. Tra i testi citati c’è persino l’ex coordinatore del Pdl Sandro Bondi. Intanto ieri il gup di Napoli Francesco Cananzi ha condannato a 2 anni e 8 mesi Walter Lavitola, per tentata estorsione nei confronti dell’ex premier Silvio Berlusconi. L’exeditore è stato ritenuto colpevole per la richiesta di soldi al Cavaliere durante il periodo della latitan- za quando via Skype minaccia- va di tornare e “rompere il c..,” al Cavaliere se non gli avesse dato 5 milioni di euro come riconoscimento dei suoi servigi passa- ti. Assolto invece l’imprenditore italo-argentino che avrebbe dovuto consegnare a Berlusconi la lettera con le richieste di Lavitola. Una delle rivendica- zioni dell’ex editore riguardava proprio “l’acquisto”del senatreD e Gregorio.Il processoim- mediato cheieri siè chiusocon la condanna era stato chiesto 5 mesi fa. Un bel segnale di effcenza per la giustizia. Un segna- le sinistro per il Cavaliere.

Nella tela dei ricatti l’ex premier diventa incandidabile DA DELL’UTRI ALLE OLGETTINE, DA SICA A RUBY. TUTTI GLI CHIEDONO SOLDI E FAVORI. EPPURE IL PDL PENSA DI RIMANDARLO IN CAMPO


Fatto Quotidiano 5/08/2012 di Paola Zanca attualità
Parlava in modo così arzigogolato che lo considerarono
l’inventore di una lingua a sé, il mancusese. Eppure, l’ex ministro di Forza Italia Filippo Mancuso fu il primo, dieci anni fa, a dire in chiaro che Silvio Berlusconi era un ricattato. All’epoca Mancuso ce l’aveva con i rapporti tra il premier e Cesare Previti, l’avvocato che “lo tiene per il collo” e lo ha costretto a far approvare la legge Cirami. Ma, da allora, il “rilievo nazionale e d e m o c ra t i c o ” dei legami privati di Berlusconi è diventato motivo di preoccupazione quotidiana. Imprenditori, donne, politici: il paladino delle “liber tà” ha un nutrito gruppo di creditori alle calcagna. Lui non ha mai mostrato particolare attenzione per i riflessi pubblici dei suoi debiti di riconoscenza privati. E nel Pdl è praticamente impossibile trovare qualcuno disposto ad ammettere che la guida del partito (figurarsi la candidatura al governo) sarebbe meglio non restasse nelle mani di un uomo pressato dai Lavitola di turno. Per chi se lo fosse dimenticato, ecco una breve rassegna di chi può fargli paura.
Marcello e la villa Più di quaranta milioni di euro versati negli ultimi dieci anni. La metà sono serviti per comprare (a caro prezzo) la villa di Marcello Dell’Utri sul lago di Como. Ma secondo la procura di Palermo, i soldi con cui Berlusconi ha ricoperto d’oro il senatore Pdl servivano a pagare il suo silenzio sulle relazioni dell’ex premier con l’ambiente mafioso.
La fuga di Valterino Valterino, come lo chiamano, sostiene che sia un “debito di riconoscenza”. E deve averne fatti di piaceri a Berlusconi se gli ha
chiesto 5 milioni di euro, attraverso Carmelo Pintabona, candidato Pdl in America Latina. Pochi giorni prima che i pmnapoletani chiedessero il suo arresto per estorsione nei confronti del presidente del Consiglio, Berlusconi al telefono gli disse: “Re sta dove sei”, a Panama. Con un fax, rivelato ieri, Lavitola fece capire le sue intenzioni: “Tor no in Italia e ti spacco il culo”.
L’amico Giampi Al giovane imprenditore barese, Giampaolo Tarantini, incaricato di portare ospiti (preferibilmente belle, non troppo alte Negli anni il gruppo di creditori che aveva alle calcagna si è fatto più numeroso e vestite di nero) Berlusconi ha dato venti mila euro al mese per più di un anno e promesso un finanziamento di 500 mila euro. Un altro guaio per Giampi, già fermato per spaccio di cocaina: per il gip del tribunale di Napoli quei soldi servivano a garantire il silenzio sul bunga bunga.
La nipote di Mubarak Karima El Marhoug, Ruby, minorenne all’epoca del suo primo incontro con Berlusconi. Le ragazze che l’hanno vista ad Arcore la considerano pericolosa, sostengono (dice Imane Fadil) che abbia “video, foto, registrazioni delle serate”. All’ex premier ha chiesto 5 milioni di euro. “Quello che a me interessa – ripete – è avere qualcosa da questa situazione…”.
Il bunga bunga Gennaio 2011. Perfino i quotidiani indiani titolano sulla “bal lerina minorenne ha ricattato Berlusconi per il suo silenzio”. In un’intervista al Fa t t o , Fabrizio Corona rivela (poi negherà) che esistono dei video delle serate ad Arcore. Gianni Letta viene convocato dal Copasir: ammette che non ci sono controlli sul-le ospiti del presidente e sulle
loro frequentazioni. Tra le invitate più assidue, per esempio c’è Marysthell Polanco, fidanzata con un trafficante di droga, fermato mentre era alla guida di aiuto di Nicole Minetti. E la “paz za” Katarina, dal Montenegro. Anche Emilio Fede era spaventato da lei: “…Stava in bagno, parlava al telefono con qualcuno e diceva dove si trovava…”.
L’amministratrice Nicole Minetti, consigliera regionale in Lombardia, “brif fava” le amiche prima delle serate: è sotto processo per sfruttamento della prostituzione. Ora che il tempo delle feste è finito, Berlusconi le avrebbe chiesto di dimettersi. In cambio, racconta l’E s p re s s o , starebbe trattando su una serie di immobili, sparsi tra Los Angeles e la riviera romagnola. Lei annuncia querela.
Sica e il posto in Giunta Era assessore alla regione Campania, ma quel posto lo avrebbe ottenuto ricattando Berlusconi, con cui aveva avuto a che fare qualche anno prima, durante la “c o m p rave n d i t a ” per far cadere il governo Prodi. Ernesto Sica è sotto processo nell’indagine sulla P3.

RICATTO COL “NANO” Ordine d’arresto per Lavitola e Pintabona Un fax a Berlusconi: “Ti rompo il c…”


Fatto Quotidiano 4/08/2012 di Marco Lillo e Giuseppe Lo Bianco attualità
Torno e ti spacco il culo”, scrive Valter Lavitola a Berlusconi sotto il biglietto di ritorno per l’Italia mostra-to all’avvocato Gennaro Fredella. “Dobbiamo parlare con il nano maggiore – gli fa eco Carmelo Pintabona – una volta che lui è fuori dobbiamo sederci a tavola per giocare una briscola, ed è una briscola che perde di s i c u ro ”. Una briscola da cinque milioni di euro, il prezzo dell’estorsione costata ieri un nuovo ordine di custodia cautelare per l’ex direttore de l’Av a n t i ! , già detenuto. Con la stessa accusa è finito in carcere Carmelo Pintabona, faccendiere siciliano con interessi in Argentina legato all’Mpa di Raffaele Lombardo, latore delle richieste estorsive. Nell’indagine sono coinvolti anche l’avvocato Alessandro Sammarco, pronto a volare in Argentina da Lavitola per interrogarlo nell’interesse di Berlusconi (indagato per induzione alle dichiarazioni mendaci), l’avvocato di Lavitola Eleonora Moiraghi e un amico siciliano di Pintabona, Francesco Altomare. Grazie alle testimonianze della sorella di Lavitola, Maria che ha riferito parole della compagna del fratello, Neire Cassia Pepe Gomez, e numerose intercettazioni telefoniche (tra cui una telefonata-confessione di Pintabona) i pm napoletani Henry Woodcook e Vincenzo Piscitelli hanno ricostruito tutte le tappe della richiesta di cinque milioni di euro partita con una lettera battuta al computer nella casa di Lavitola a Panama, e poi inviata ad una casella di posta elettronica della quale entrambi possedevano la password. I due magistrati sono piombati ieri a Palermo per l’ar resto di Pintabona e in mattinata hanno incontrato il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, con il quale hanno avuto uno scambio di informazioni utili alle rispettive inchieste, entrambe per estorsione nei confronti dell’ex premier. Convocato il 26 luglio scorso, Berlusconi ha
disertato anche l’appuntamen to napoletano.
La sorella Maria e le richieste di soldi
È MARIA Lavitola a rivelare ai pm un incontro nel novembre scorso a Roma, alla fermata della metro Anagnina, con Neire Cassia Pepe Gomez, appena giunta dal sudamerica: “Con la Neire andammo nello studio dell’avvo cato Fredella, che mi disse che mio fratello Valter aveva spedito una mail o un fax all’on. Berlusconi con il quale mostrava un biglietto aereo di ritorno in Italia con sotto scritto: “Torno e ti spacco il culo’’ . Fredella non è d’accordo, considera il suo cliente ‘pazzo’ ,e rivela a sua volta a Maria Lavitola di avere incontrato l’avvocato di Berlusconi, Alessandro Sammarco.
I problemi del legale
“MI DISSE che era andato nello studio della sua collega Nicla Moiraghi credendo di incontrare un investigatore privato, ma invece trovò Sammarco – r ivela Maria Lavitola – il quale gli disse che si sarebbe recato egli stesso in Argentina per incontrare Valter ed esporgli i termini dell’ac cordo che prevedeva, tra l’a l t ro , la garanzia per mio fratello di un’adeguata difesa. Gli disse poi che la possibilità di offrire la salvezza a Valter, perché la salvezza di Valter era la salvezza del suo cl i e n t e ”.
Italiani d’A rge n t i n a
SAMMARCO appare determinato a partire e in effetti vengono spesi seimila euro per acquistare due biglietti Roma-Buenos Aires per il legale di Berlusconi e l’av vocato Moiraghi. La somma arriva in contanti, e per i pm è il tentativo di non lasciare tracce visibili del viaggio. Ma i due legali di Lavitola considerano l’inter ro gatorio di Sammarco ‘inoppor -tuno’ e sconsigliano il loro cliente, invece entusiasta, ad affrontarlo. “Lavitola si mostrò molto contrariato – dice Fredella – ma pretese di incontrarsi almeno con la Moiraghi”. Che, infatti, partì. Sola.
Il riscontro messo a verbale
INTERROGATO dai pm Fredella ha confermato sostanzialmente l’episodio, negando però
Si ipotizza un’estorsione da 5 milioni Indagato anche S a m m a rc o , avvocato di B.
di avere ascoltato quest’ultima frase. Che Alessandro Sammarco, sentito dal Fa t t o , nega di avere pronunciato: “È vero – dice – ho incontrato Fredella, ma era doveroso farlo dovendo sentire un suo cliente. I biglietti sono stati pagati da un’agenzia su incarico del mio cliente, non so nulla del pagamento, ma tenderei a escludere i contanti. E non ho mai parlato di salvezza di Lavitola, l’uni ca ad interessarmi è quella di Berlusconi”.
Il faccendiere dei due mondi
CARMELO Pintabona? “Un mio amico carissimo”, detta a verbale Lavitola, che poi prosegue nel goffo tentativo di sminuirne il ruolo di “latore dell’estor sione”. Amico, prestanome, sponsor e soprattutto socio “ne gli affari del pesce”, Pintabona assiste a Panama alla scrittura della lettera a Berlusconi, gli presta centomila euro, gli compra persino il biglietto di ritorno in
Italia e poi “c o n fe s s a ” al telefono al suo amico Francesco Altomare: “Mi aveva chiesto di intermediare con il presidente” (Berlu sconi, ndr), che lui chiama “nano ma ggiore”. Pintabona arriva a pochi passi da Berlusconi (non si capisce se a palazzo Grazioli o ad Arcore), ma è fermato dalla polizia, che lo avverte: “Non lo sa che è reato incontrare un latitante?”. E nell’attesa della scarcerazione dell’amico Valter progetta la costruzione di 400 mila case in Argentina con l’appoggio della Presidente del paese sudamericano e coltiva sogni megalomani: “Io sto aspettando che Valter esca tranquillo, e quando lui uscirà, io mi siederò con Putin, con Lula, Condoleezza Rice, mi siederò con persone che questi manco se lo sognano. Valter (ndr) mi ha scritto una lettera, non a me, l’ha mandata a Caselli (Esteban, senatore eletto nel Pdl in Argentina, (ndr) e mi ha mandato molti saluti anche per altre persone …a Carmelo gli voglio tantissimo, tanto bene, me
lo ha detto lui, tu mi hai salvato la vita, come ti ripago?”.
Il mercenario ge n t i l u o m o
UN LAVITOLA molto diverso da come lo ha descritto la sua compagna Neire Gomez nell’i n c o n t ro con la sorella Maria alla fermata della Metro Anagnina. “Era tornata in Italia in segreto e mi disse che Valter stava sclerando, perché assumeva con frequenza psicofarmaci. Lo aveva sentito poco prima e le aveva detto che era in Argentina dove stava eseguendo lavori come mercenario, lavori che gli stessi argentini rifiutavano di eseguire perchè pericolosi. La Neire continua Maria – mi disse che temeva per la propria vita perchè in passato aveva lavorato con il fratello per conto dei servizi segreti. Mi disse che per Valter la vita umana non valeva nulla e questo lo aveva dimostrato in tante circostanze anche se non si era mai spinto a commettere omicidi personalmente ma ne aveva commissionati”.

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