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INTERESSI IN CONFLITTO Incrocio giornali-tv: l’eterno rinvio per B

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Fatto Quotidiano del 27/12/2013 di Sara Nicoli attualità
Enrico Letta ha promesso che oggi nel decreto “milleproroghe”, rinnoverà per l’ennesima volta il divieto di incrocio tra stampa e tv, stabilito dalla legge Mammì. Ma quello che sta alla base di questa norma, che ci si ostina a prorogare, è un problema che non si vuole risolvere: il conflitto d’interessi. Con un protagonista assoluto e ineguagliato: il Cavaliere. OGGI la situazione appare un po’diversa da quando questa norma fu scritta, dentro la legge Mammì (era il 6 agosto del 1990); c’era la Rai e c’era la Fininvest. E la bramosia di Silvio Berlusconi di conqui- stare tutto l’etere distruggendo il servizio pubblico televisivo per prenderne il posto. Utilizzando, alla bisogna, anche le testate della carta stampata, comprando- le, per portare l’offensiva alla Rai sia dal punto di vista mediatico che imprenditoriale, ossia sottraendogli la pubblicità. La norma della Mammì sul divieto d’incrocio tra proprietà televisive e carta stampata (chi possiede due reti nazionali non può avere partecipazione in imprese editrici) fu introdotta proprio per tentare di arginare un minimo la “fame” di Ber- lusconi. Che c’è ancora oggi ed è uguale a ieri, anche se oggi quel disegno ha più di un concorrente diretto (Sky di Rupert Murdoch, ma anche il colosso Repubblica , per non parlare degli appetiti di Tarak Ben Ammar, amico di Berlusconi), con quella proroga resta l’unico modo per non mettere a repentaglio la libertà d’in – formazione in Italia, vista anche l’assenza di seri limiti Antitrust. Nel 2004 Maurizio Gasparri tentò di scalfire il divieto facendolo diventare, guarda un po’, a tempo. Da allora, di proroga in proroga (l’ultima porta la firma di Mario Monti), il divieto ha resistito. Letta, si diceva, congelerà infatti tutto di nuovo, anche se ora che il Cavaliere non è più nel perimetro della maggioranza sarebbe forse il momento giusto per mettere ma- no al vero problema, il conflitto d’inte – ressi appunto. Peccato che poi, quando si guardano i numeri parlamentari, ci si accorge che, Cavaliere o non Cavaliere, una legge sul conflitto d’interessi spacchereb- be il Pd in mille pezzi e chissà se Angelino Alfano (Ncd) sarebbe disposto a colpire Berlusconi così direttamente. Avanti con la proroga, dunque, consa- pevoli che altro difficilmente entrerà davvero nel “patto di governo”promesso da Letta. Molte forze imprenditoriali spingono verso un forte ridimensiona- mento della Rai per liberare risorse pubblicitarie e tecniche (frequenze) e in questo senso va anche il mancato aumento, da parte del ministro Flavio Zanonato, del canone della tv pubblica almeno nella parte dell’adeguamento Istat (obbligato- rio per legge). Insomma, qualcosa si muove nel mondo dei media e la famosa norma potrebbe diventare presto più dannosa che inutile. Meglio quindi una proroga, l’ennesima.

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