Archivi Blog

Democrazia Renziana (Marco Travaglio).

pppp
Da Il Fatto Quotidiano del 27/05/2014. Marco Travaglio attualità

Mentre prosegue festosa la corsa sul carro del vincitore, anzi è appena cominciata, trovo sul web (copyright Adriano Colafrancesco) una definizione che mi pare azzeccata: “Democrazia Renziana”. Matteo Renzi non è il nuovo Berlusconi: non aveva stallieri mafiosi, non stava nella P2, non ha alle spalle poteri criminali, non è miliardario, non è uomo di azienda, non possiede tv né giornali (che semmai gli si offrono spontaneamente, cioè italianamente). Ma la pancia di una certa Italia lo vede e lo sente come il nuovo Berlusconi, cioè come il nuovo messia, il salvatore della patria, il populista ridens con il sole in tasca e 80 euro in mano, l’uomo solo al comando nelle cui braccia gettarsi e del cui verbo ubriacarsi, un po’ per speranza un po’ per disperazione. Un Berluschino un po’ allergico ai controlli, alle critiche e ai sindacati, con qualche conflitto d’interessi fra gli amici, ma molto più giovane e meno ideologicamente connotato, più sbiadito e gelatinoso, dunque più trasversale. In una parola: democristiano. In senso tecnico, non deteriore. Bisogna infatti risalire agli anni 50, cioè all’apogeo del centrismo, per trovare un partito – la Dc – sopra il 40%.

Anche allora pochi dichiaravano di votarla, ma la votavano in tanti. Un partito-contenitore, un grande sughero galleggiante che ospitava a bordo tutto e il contrario di tutto, e lasciava fare a ciascuno i suoi comodi. Prospettiva molto più comoda e accattivante della quaresimale austerità berlingueriana, incautamente evocata da Grillo e Casaleggio nel paese del Carnevale perpetuo, anche quando non c’è nulla da ridere.

La Dc durò 40 anni, Berlusconi 20. Quanto durerà Renzi, o meglio l’innamoramento di una certa Italia per lui, dipende solo da lui (la distanza fra palazzo Venezia e piazzale Loreto è molto più breve di un tempo). Il suo governo – nato dall’accrocco fra un Pd al 25%, un Centro montiano uscito dalle urne un anno fa col 9 e un Nuovo Centro Destra dato dai sondaggi al 6-7 – ora è un monocolore pidino, anzi renzino, che s’è mangiato gli alleati. Ma che dovrà seguitare a fare i conti con un Parlamento che non rappresenta più le vere forze in campo e con una maggioranza votata domenica da appena il 27% degli elettori aventi diritto al voto. I partner ufficiali Alfano, Casini e Monti, per non estinguersi alle prossime urne, dovranno marcare le distanze dalle cosiddette “riforme”, Italicum e nuovo Senato, peraltro pessime. Così paradossalmente il Pd al massimo storico dovrà chiedere aiuto a un Berlusconi al minimo storico. E sappiamo bene che il soccorso azzurro non è mai gratis.

In questa crepa potrebbe infilarsi il M5S, se si decidesse a una seria autocritica dopo la batosta (prendersela con i pensionati allergici al cambiamento fa ridere). Non per ammorbidire la sua opposizione intransigente, che è ciò che chiedono i suoi 5,8 milioni di elettori rimasti. Ma per cambiare linguaggio e strategia. Il linguaggio che paga non è quello provocatorio e paradossale di Grillo (che, tradotto sui titoli di tg e giornali, diventa serio e truculento, spaventa la gente e non basta un’ospitata a Porta a Porta per cancellarne gli effetti), ma quello dei suoi parlamentari migliori (più concreto sulle cose fatte e quelle da fare), e anche quello autoironico del video di ieri. Quanto alla strategia, il “mandiamoli tutti a casa” funzionava contro D’Alema, Bersani, Letta jr. e gli altri brontosauri. Contro Renzi no, non basta. Renzi va sfidato e incalzato sui fatti. Anche perché domenica ha risolto tutti i suoi problemi, non certo quelli degli italiani. Quando, intervistato dal Fatto il 2 gennaio, invitò i 5Stelle al tavolo delle riforme, offrendo la rinuncia ai rimborsi elettorali, fu demenziale rispondere picche e non andare a vedere le carte, magari per smascherare l’eventuale bluff. E quando il mitico “popolo della Rete” costrinse Grillo ad accettare l’incontro in streaming con lui, non si aspettava certo il rifiuto totale di ascoltare e di rispondere, anche duramente, ma sul merito.

Ciò detto, meno male che M5S c’è: altrimenti anche noi, come la Francia e la Gran Bretagna, avremmo gli antieuropei xenofobi e lepenisti oltre il 20%. Pur nella cocente sconfitta, i 5Stelle si attestano su un 21% di voti d’opinione e non di scambio (non governando da nessuna parte, non hanno soldi né favori da elargire e promettere), che potrà aumentare se riusciranno a entrare in partita, imponendo alcune battaglie giuste a un Pd più che mai in cerca di sponde: com’è già avvenuto nei voti contro B. e Genovese, e contro la responsabilità civile diretta dei magistrati. Se aiutassero Renzi a lasciar perdere riforme assurde come l’Italicum e il Senato delle autonomie e a farne di migliori, sarebbe meglio per loro, per il Pd e per tutti. Questo in fondo chiedono gli elettori: una maggioranza purchessia, che però risolva i problemi . Ed esca finalmente dalla campagna elettorale. Al momento vale il detto di Kierkegaard: “La nave è in mano al cuoco di bordo e ciò che trasmette il megafono del comandante non è più la rotta, ma che cosa mangeremo domani”.

Ps. Alcuni presunti “colleghi”, abituati al giornalismo embeddede specializzati nello sport nazionale di osannare i governi e di massacrare le opposizioni, credono che chi prende più voti abbia sempre ragione (la ragione del più forte, quella del duce). Infatti per vent’anni hanno tenuto il sacco a B. e ai suoi finti oppositori. E ora pensano di aver vinto le elezioni, che noi avremmo perso. Spiace deluderli, ma noi del Fatto siamo giornalisti, non politici. Possiamo permetterci il lusso di votare per chi ci pare e poi di esercitare il nostro spirito critico nei confronti di tutti, senza confondere il consenso con la ragione e senza farci prendere dall’horror vacui se ci troviamo in minoranza. Non siamo più bravi, solo più fortunati: non abbiamo nulla da guadagnare dalla vittoria di questo né da perdere dalla sconfitta di quello, perché non abbiamo padroni. E neppure editori costretti a mendicare favori e fondi pubblici dal governo di turno per salvarsi dalla bancarotta. Infatti, diversamente da costoro, non abbiamo mai preteso di insegnare ai nostri lettori per chi devono votare. Noi perderemo le elezioni quando ci candideremo. Cioè mai.

Ma mi faccia il piacere (Marco Travaglio).

ilfatto_20131106
Da Il Fatto Quotidiano del 26/05/2014. Marco Travaglio attualità

Messaggio di vino. “Grignani ubriaco sul palco di Pedrini” (la Repubblica, 24-5). I politici sul palco invece erano tutti sobrii. Ostellinus. “La Costituzione…, fintanto che è in vigore, la si rispetti… ”.

Soprattutto ad evitare di ridurla a flatus voci – direbbe Marx, a falsa coscienza – buona per tutte le stagioni” (Piero Ostellino, Corriere della sera, 24-5). O magari a flatus vocis, direbbero i latini e gli studenti non ripetenti.

Amorosi sensi. “Meglio non votare che votare Grillo” (Silvio Berlusconi, 23-5). “Votate chi volete: Pd, FI o Ncd. Ma il voto al M5S è sprecato” (Alessandra Moretti, Pd, 19-5). “Votatechivipare,manonmandateibuffoni in Europa” (Matteo Renzi, 18-5). La Grande Colazione.

Il non-eletto. “La legittimazione non mi arriva dalle elezioni europee” (Renzi, Corriere, 24-5). Se è per questo, neppure dalle elezioni italiane.

Agcomiche. “Chiedo all’Agcom di esprimersi sul plastico di Grillo a Porta a Porta” (Gero Grassi, Pd, 19-5). Urge commissione parlamentare d’inchiesta.

Papa e Papi. “Francesco mi piace, fa il Papa esattamente come l’avrei fatto io” (Berlusconi, 16-5). Francesco: “Silvio, mi hai tolto le parole di bocca: fai il pregiudicato esattamente come l’avrei fatto io”.

La fiaba del Merlo e del Pitone. “Grillo riproduceilTribunaledelpopolodelleBrigaterosse che uccisero Aldo Moro” (Francesco Merlo, la Repubblica, 22-5). “Grillo prepara la prigione del popolo” (il Giornale diretto da Alessandro Sallusti, 22-5). Perfetta identità di vedute. Sono soddisfazioni.

Non è golpe suo. “La rabbia di Silvio: quattro colpi di Stato” (la Repubblica, 15-5). Senza contare i suoi.

Casta Concordia. “Gli ho stretto la mano, ma nonl’horiconosciuto,nonsapevofosseFrancesco Schettino” (Filippo Bubbico, Pd, sottosegretario all’Interno, imputato per abuso d’ufficio, dopo l’incontro con l’ex capitano della Costa Concordia nella campagna elettorale a Meta di Sorrento, presente l’on. Umberto Del Basso de Caro, Pd, indagato per peculato, il Giornale, 23-5). Di solito si vedevano in tribunale.

Vincenzo ‘o Nazareno. “Quattro anni fa la gente della Campania dovette scegliere tra Gesù e Barabba e scelse Barabba. Tra un anno ci ritroveremo di nuovo: il popolo può sbagliare una volta, non due” (Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, a proposito della sua sconfitta alle regionali del 2010 contro il forzista Caldoro, 17-5). Gesù si nasce, e lui modestamente lo nacque.

Seduta spiritica. “Falcone non avrebbe mai firmato l’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia” (Marcelle Padovani, giornalista, La Stampa,24-5).Anche perchè lo ammazzarono due settimane prima che cominciasse.

Occhio clinico. “Allarme per Frigerio in cella: è cieco e malato” (il Giornale, 24-5). Lo era già quando lo arrestavano vent’anni fa. Poi però le mazzette le vedeva benissimo.

Rondò Veneziani. “Mi ha commosso ed esaltato, depresso e divertito, sapere che ieri a Genova il professor Paolo Armaroli, illustre costituzionalista, in compagnia del professor Dino Cofrancesco, acuto studioso di dottrine politiche e del grande Alfredo Biondi, liberale e gentiluomo, mi ha proposto al capo dello Stato per il Senato a vita. Col vivo consenso della platea” (Marcello Veneziani, il Giornale, 24-5). Poi li hanno sedati.

#picciottostaisereno (Marco Travaglio).

pppp
Da Il Fatto Quotidiano del 25/05/2014 .Marco Travaglio attualità

Massima solidarieta agli elettori del Pd, dal Piemonte alla Sicilia. In Piemonte, che oltre a mandare alla Regione l’ex sindaco ed ex banchiere Sergio Chiamparino e in Europa Alessia Mosca (tecnicamente: effetti collaterali), essi dovranno avallare un’opera pubblica faraonica, mostruosa, inutile, inquinante da 20-25 miliardi: il Tav Torino-Lione (per sole merci, gia oggi insufficienti a coprire la capienza della ferrovia esistente). Nelle isole, gli elettori del Pd sono ancora piu sfortunati, soprattutto a quelli dotati di buona memoria storica e dunque legati all’eredita berlingueriana.

Il 6 giugno 1984, cinque giorni prima di morire e 11 giorni prima delle elezioni europee, Enrico Berlinguer sintetizzo cosi la missione del suo Pci: “Dobbiamo portare in Europa l’immagine e la realta di un Paese che non sia caratterizzato dalla P2, dalle tangenti, dall’evasione fiscale e dall’iniquita sociale qual e quella che si e vista col decreto che taglia i salari, per portare invece nella Comunita europea il volto di un Paese piu pulito, piu democratico, piu giusto”. Quanto alla P2, Cicchitto sostiene ufficialmente il governo Renzi e B. e coautore della riforma costituzionale. Quanto alle tangenti, basta la parola: Greganti. Quanto all’evasione, l’unico candidato sardo e Renato Soru, che ha gia dovuto ammettere (e restituire all’Agenzia delle Entrate) 7 milioni sottratti al fisco (la stessa somma per cui e stato condannato B.) e mercoledi comparira in tribunale – fresco eurodeputato – per rispondere delle ricadute penali. Poi c’e la trattativa Stato-mafia, che Berlinguer non cito solo perche non era ancora cominciata e forse non poteva neppure immaginarla: lui che, durante il sequestro Moro, s’era battuto contro la trattativa Stato-Br (caldeggiata da Craxi e mezza Dc). Ora il Pd candida, proprio in Sicilia, il professor Giovanni Fiandaca, e proprio perche ha appena scritto un libro che giustifica la trattativa Stato-mafia. Il veterano dei corazzieri Emanuele Macaluso, sul Foglio , chiede a Renzi “la sua adesione esplicita alle tesi e al garantismo di Fiandaca” (voluto dai cuperliani siculi e sostenuto dal capataz renziano, l’inquisito Faraone) per dare “al governo e al partito il primo importante segnale di svolta in materia di giustizia”. E cioe che “la lotta alla mafia dev’essere condotta con le leggi e con le regole previste dallo stato di diritto”. Finora infatti e stata condotta violando le leggi e le regole dello stato di diritto, a colpi di tortura e forse di garrota. Urge “il ritorno a Sciascia e alla sua lungimiranza”: quella lungimiranza che porto il grande scrittore a prendere una ciclopica cantonata, attaccando Borsellino e la sua promozione a procuratore di Marsala, che pareva preludere a quella di Falcone alla Procura di Palermo, nel famigerato articolo sul Corriere contro i “professionisti dell’antimafia”. Macaluso, non contento dell’incredibile candidatura di Fiandaca, vorrebbe che Renzi alzasse la voce (peraltro all’unisono con quella di Riina) contro Nino Di Matteo e gli altri pm del processo Trattativa. Poi, se resta tempo, il premier dovrebbe sposare anche la “tesi di Fiandaca”: e cioe che, quando la mafia comincia a mettere le bombe, lo Stato anziche combatterla deve genuflettersi e trattare, “in stato di necessita” e naturalmente “a fin di bene”. Si spera che il Lodo Macaluso-Fiandaca valga, per coerenza, anche nella lotta ai terroristi e ai sequestratori: se compiono o minacciano stragi, o rapiscono qualcuno, per combatterli meglio bisogna trattare con loro. Ora, si da il caso che una legge italiana proibisca ai familiari dei sequestrati di pagare il riscatto e preveda addirittura il sequestro dei loro beni. Una legge che inspiegabilmente (almeno per i Macaluso e i Fiandaca) stronco dopo decenni la piaga endemica dei sequestri di persona. Ecco dunque la svolta garantista tanto attesa per la riforma della giustizia: trattare con i terroristi e con la criminalita organizzata, pagare i riscatti, insomma calarsi le brache. Il tutto, si capisce, nel nome di Berlinguer. Le mafie stanno gia tremando

Renzinguer (Marco Travaglio).

ilfatto_20131106
Da Il Fatto Quotidiano del 24/05/2014.Marco Travaglio attualità

Nella sua esagitata campagna elettorale, Beppe Grillo almeno un risultato l’ha ottenuto: costringere Matteo Renzi a nominare – per la prima volta in vita sua, o quasi –Enrico Berlinguer. Il che dimostra uno dei tanti paradossi dei 5Stelle: volenti o nolenti (spesso a loro insaputa), svolgono la stessa funzione dei predatori in natura: migliorano le prede che vogliono cacciare, aiutandole dunque a sopravvivere. Come ricorda Scanzi nel suo blog, senza i 5Stelle in Parlamento col cavolo che il Pd avrebbe votato subito e col voto palese per la decadenza di B. e per l’arresto di Genovese (nel 1998-’99 avevano salvato persino Previti e Dell’Utri). Se poi Renzi fosse sincero fino in fondo, dovrebbe ammettere che, senza il terrore di Grillo, il Pd allora dalemian-lettian-bersaniano non gli avrebbe spianato la strada alla segreteria e poi al siluramento del governo Letta.

“Sciacquati la bocca quando parli di Berlinguer”, ha urlato giovedi il premier a Grillo da una piazza del Popolo semipiena o semivuota. E, se Grillo si fosse paragonato all’ultimo vero leader della sinistra italiana, da cui quasi tutto lo divide, si sarebbe meritato anche di peggio. La verita e che non l’ha fatto: anzi, ha precisato di avere tutt’altra storia, pero ha raccontato un fatto vero e facilmente verificabile. E cioe che l’avvocato Giuseppe Zupo, responsabile giustizia e legalita del Pci di Berlinguer (posto ora occupato dalla Morani e dalla Picierno, per dire l’evoluzione della specie), ha scritto una lettera a Grillo e rilasciato un’intervista a Micromega in cui riconosce ai 5Stelle il loro impegno sulla questione morale di Berlinguer abbandonata dai suoi presunti eredi. E allora chi dovrebbe sciacquarsi la bocca? Non abbiamo titoli per rispondere, ma per porre qualche domanda forse si. L’altro giorno abbiamo dato atto a Renzi di aver rinunciato, dimettendosi dall’azienda di famiglia, alla sua pensione privilegiata, nata da un trucchetto che e gia costato processi e condanne ad altri politici che l’avevano tentato e che il Fatto ha svelato in beata solitudine. Berlinguer si sarebbe fatto beccare con un simile sorcio in bocca? Berlinguer fu pubblicamente processato da Napolitano & miglioristi sfusi perche non voleva allearsi con Craxi (lo chiamava “il gangster”), e finche ebbe un respiro in gola denuncio l’inquinamento della P2: ve lo vedete mentre riceve il compare di Craxi, tessera P2 n. 1816, per concordare non solo la legge elettorale (mossa obbligata dopo il diniego di Grillo), ma anche la riforma della Costituzione? Ve l’immaginate che risponde a B. “del presidenzialismo se ne puo parlare?”. Ve lo figurate che governa col piduista Cicchitto? Che nomina un rinviato a giudizio vice-ministro dell’Interno e tre inquisiti sottosegretari? Che candida alle Europee imputati, inquisiti e (in Sicilia) il professor Fiandaca, noto giustificazionista della trattativa Stato-mafia? Che piazza Emma Marcegaglia, azionista e dirigente di un’azienda condannata per tangenti all’Eni, alla presidenza dell’Eni? Che si tiene nel partito Giancarlo Quagliotti, condannato con Greganti per una tangente Fiat sui rispettivi conti svizzeri, dunque braccio destro del sindaco renziano Fassino? Nel forum- intervista con il Fatto, abbiamo discusso con Renzi degli inquisiti in politica. La sua posizione, purtroppo, e la stessa di tutto il resto della vecchia casta: la presunzione di innocenza come scudo e alibi per non cacciare nessuno. Per Renzi non c’e alcuna differenza fra chi e indagato (o addirittura imputato) e chi non lo e: sono tutti gigli di campo, anche dopo il rinvio a giudizio, come se i magistrati si divertissero a inquisire e a mandare a processo la gente cosi, per sport, a casaccio. Per lui la differenza la fanno solo le condanne in Cassazione. Dunque, visti i tempi della giustizia, qualunque delinquente puo restare in politica e nelle istituzioni per dieci anni. Se, per dire, il suo vicino di casa fosse indagato o imputato o condannato (ma non definitivo) per pedofilia, Renzi gli affiderebbe serenamente i suoi figli quando si assenta da casa e attenderebbe la Cassazione per rivolgersi a qualcun altro. Ma qui non c’e neppure bisogno di scomodare la buonanima di Berlinguer, o di sciacquarsi la bocca: basta collegarla al cervello.

Ncd, Nuoco Centro Detenuti (Marco Travaglio).

download
Da Il Fatto Quotidiano del 22/05/2014. Marco Travaglio attualità
Ricordate Ncd, alias Nuovo Centro Destra, nato a novembre dalla scissione dei ministri Pdl che non volevano mollare le poltrone del governo Letta e infatti le conservarono nel governo Renzi? Alfano li battezzo con l’immortale definizione di “diversamente berlusconiani”, superata pero in umorismo da quella scalfariana di “nuova destra europea e repubblicana”. Bene, in meno di sei mesi di vita si sono affermati come la bad company di Forza Italia: infatti la sola caratteristica che li fa diversamente berlusconiani e che hanno collezionato qualche inquisito e detenuto piu dei berlusconiani. Pareva una missione impossibile, invece ce l’han fatta. Chapeau. Da Schifani indagato per mafia, a Gentile costretto a dimettersi da sottosegretario, a Formigoni rinviato a giudizio per corruzione, e’ tutto un florilegio.

L’ultimo della lista (la trovate a pag. 9) e’ Paolo Romano, presidente ex forzista del consiglio regionale di Campania, finito l’altroieri ai domiciliari per tentata concussione perche’ –scrive il giudice – “puntava a imporre i suoi favoriti agli incarichi di direttore sanitario e direttore amministrativo e procedeva con logiche di spartizione politica” all’Asl di Caserta. I motivi della cattura sono gli stessi della candidatura alle Europee: e con questi sistemi, nel Sud ma non solo, che si diventa signori delle tessere e si scalano le istituzioni. Per fatti simili, ma all’Asl di Benevento, Nunzia De Girolamo (ovviamente Ncd) fu indagata e si dimise da ministro dell’Agricoltura. Si dira: e’ solo indagato. Vero, ma Giuseppe Scopelliti ha una condanna a 6 anni in primo grado per abuso, e’ decaduto da governatore della Calabria, dunque e pure lui nelle liste europee di Ncd: il partito di Alfano che come leader candida il condannato e come responsabile del Viminale commissaria la Regione (e capeggia le forze dell’ordine che ogni tanto vanno ad arrestare uno dei suoi). Anziche tacere, e magari vergognarsi un po’, Angelino Jolie riesce a dichiarare: “Se i magistrati avessero proceduto prima della presentazione delle liste o dopo le elezioni avremmo evitato sospetti su un intervento a tre giorni dal voto”. In quel caso il ministro dell’Interno, che candida un condannato in primo grado, che cosa ne avrebbe fatto di Romano? Magari, anziche in posizione defilata, l’avrebbe messo capolista. Pero – spiega – il giudice poteva pure rinviare l’arresto a dopo il voto, cosi Romano l’avrebbe arrestato l’Interpol già da eurodeputato, con un blitz al Parlamento europeo. E l’Italia e il suo governo avrebbero fatto l’ennesimo figurone. Interviene pure la De Girolamo, da cotanto pulpito: “L’arresto a tre giorni dal voto fa pensare male”. E non la sfiora il dubbio che faccia pensar male del suo partito. Letteralmente strepitosa l’intervista a Repubblica di Gaetano Quagliariello, noto padre costituente e uno dei pochi incensurati superstiti: “Qualcuno prova ad approfittarsi di noi visto che siamo freschi di nascita, ma per rinnovare la politica abbiamo costruito un nuovo confessionale e se il diavolo cerca di entrarci lo cacceremo”. Quindi vuole proprio restare solo. Perche il confessionale c’e, ma nessuno si confessa, o almeno nessuno confessa. Ultimamente si aggirano da quelle parti anche Luigi Grillo e Sergio Cattozzo (momentaneamente detenuti per le mazzette Expo) e Cesare Previti (basta la parola: se lo conosci lo Previti). Ma per il Quaglia i primi due sono “entristi” e “millantatori”, e comunque “non faremo sconti”: ok, tariffa piena. Quanto a Cesarone, lui “non fa politica” (come sempre, del resto); se pero vuol fare campagna elettorale per portare voti al Ncd e una sua “libera determinazione” e “specularci sopra e’ un riflesso giacobino”. Certo, se Quaglia avesse saputo prima di Romano, “non si sarebbe nemmeno posto il problema della sua candidatura”. Infatti Scopelliti, condannato in primo grado, e felicemente candidato. Ma solo perche “ha chiesto di essere sottoposto al giudizio degli elettori, che non e in alcun modo sostitutivo di quello della magistratura. Anche questa e una svolta”. Una svolta con un precedente bimillenario: Barabba, capostipite di tutti i diversamente berlusconiani.

‘U Prufessuri (Marco Travaglio).

ilfatto_20131106
Da Il Fatto Quotidiano del 20/05/2014. Marco Travaglio attualità
Siccome, come ci informa La Stampa in prima pagina, Matteo Renzi sta per regalare a tutte le puerpere “parti senza dolore” (l’unico miracolo che non era venuto in mente neppure a B.), non avrà difficoltà a compiere un’impresa molto più modesta: svelare finalmente agli italiani che cosa pensa della trattativa Stato-mafia. Chi, infatti, dice di fare della legalità la bandiera della sua rivoluzione, non può non rispondere a un quesito semplice semplice: ritiene anche lui una buona idea combattere la mafia trattando con la mafia? Se sì, si comprende perché il Pd candidi in pole position nelle isole il prof. Giovanni Fiandaca, docente di chiara fame e fiero giustificazionista della trattativa. Se no, Renzi sarebbe ancora in tempo a dissociarsi dal candidato Fiandaca, magari a scusarsi di averlo candidato, forse persino a invitare gli elettori a votare qualcun altro.

Chi sia Fiandaca i nostri lettori lo sanno, ma molti elettori del Pd forse no: è il giurista che si diverte a pubblicare sul Foglio articolesse di 6 pagine dal titolo “Il processo alla trattativa è una boiata pazzesca”; e che se n’è appena uscito con un libro, La mafia non ha vinto (e, non avendo neppure perso, se ne deduce che ha pareggiato). Lì sostiene che fu cosa buona e giusta, nel 1992, che lo Stato mandasse i vertici del Ros a trattare con i mafiosi da Riina in giù che avevano appena assassinato Falcone, usando come tramite il mafioso Ciancimino: lo fecero – è la tesi di Fiandaca – “in stato di necessità” e “a fin di bene”. Il “bene” lo conosciamo: salvare alcuni politici collusi dalla vendetta di Cosa Nostra che li considerava traditori e sacrificare Borsellino (che si opponeva alla trattativa), la sua scorta, più altri 12 cittadini morti ammazzati (tra cui una bambina di 50 giorni) e decine di feriti nelle stragi del ’93 a Firenze, Milano e Roma. Effetti collaterali, dettagli. L’importante è assolvere preventivamente i servitori del doppio Stato imputati al processo di Palermo: Mannino, Mancino (col suo protettore sul Colle), Dell’Utri, Subranni, Mori e De Donno. Poveri martiri. Un tempo queste boiate pazzesche le dicevano i B., i Dell’Utri, i Ferrara. Ora le dice il fiore all’occhiello del Pd in Sicilia. E subito Piero Grasso, che le indagini sulla trattativa si guardò bene dal farle (infatti iniziarono quando se ne andò da Palermo), scioglie peana in suo onore: “Servono persone che abbiano competenze specifiche. L’identikit di Fiandaca è perfetto” (anche per le consulenze: leggere a pag. 8 per credere). L’altro giorno, contestato a Messina da alcuni attivisti 5Stelle che poveretti avevano letto il suo libro e dunque l’accusavano di screditare i pm di Palermo, ‘U Prufessuri li ha apostrofati con un “andate a studiare” (invito che dovrebbe rivolgere a se stesso, visti gli svarioni che lardellano il suo libercolo). Poi, sempre molto lucido, ha tenuto a precisare che “a Santa Caterina Villarmosa, dove sono le mie radici, dicono che i Fiandaca hanno cinque tumuli di cervello”. Però nelle famiglie c’è sempre la pecora nera: di solito è quella che si dà alla politica. Infatti, anziché confutare nel merito le obiezioni alle sue tesi scombiccherate (l’avevamo sfidato a un confronto pubblico, ma se l’è data a gambe), replica con le minacce. L’ex pm Ingroia, che l’inchiesta la conosce bene perché l’ha seguita dal principio alla fine, l’accusa di fare “raffinata disinformazione”, e lui risponde: “Se lo ripete, lo prendo a calci nel sedere, con affetto parlando”. E i pm che ancora indagano? “Sono gli ultimi giapponesi”, rappresentanti dell’“antimafia delle star”, usata “per fare politica e affari”, mentre lui è “l’antimafia dei fatti” (non dice quali, a parte l’appoggio dei pidini siciliani già ex alleati di Cuffaro e Lombardo). Lui è così disinteressato alla politica e ai soldi che, se tutto gli va bene, tra una settimana sarà a Bruxelles per la modica cifra di 12-15 mila euro al mese tra annessi e connessi. Intanto gli ultimi giapponesi, quelli dell’antimafia delle star, fanno vite da nababbi, tra una condanna a morte da Riina e un calcio nel sedere da Fiandaca.

Ma mi faccia il piacere (Marco Travaglio).

ilfatto_20131106
Da Il Fatto Quotidiano del 19/05/2014 Marco Travaglio attualità

La Pravda/1. “Il 25 maggio bisogna votare per Renzi e per Schulz” (Eugenio Scalfari, Repubblica, 18-5). Foglio d’ordini: italiano, vota e fai votare Renzi e Schulz. Nel segreto dell’urna Dio non ti vede, Scalfari sì. La Pravda/2. “Se il Pd riuscisse ad ottenere almeno 5 punti sopra il movimento grillino, l’affermazione di quest’ultimo sarà stata certamente notevole ma quella del Pd altrettanto” (Scalfari, ibidem). Italiano, prendi buona nota: almeno 5 punti, è un ordine. La Pravda/3. “… fare il possibile perchè il partito di Alfano faccia breccia nel fronte moderato” (Scalfari, ibidem). Moderato italiano, ricorda: votare Alfano perchè faccia breccia nel fronte.

La Pravda/4. “Si porrà anche, ad un certo punto, il problema del Quirinale già preannunciato da Giorgio Napolitano… Personalmente ho un’idea chiara in proposito ma dirla ora significherebbe soltanto bruciarla. C’è ancora tempo, ma a quel punto è sperabile che la candidatura quale che sia venga accettata dalle Camere rapidamente” (Scalfari, ibidem). Camere, segnatevi questa: accettare rapidamente, possibilmente subito, il candidato di Scalfari al Quirinale, anche senza conoscerne il nome.

La Pravda/5. “Buona vita e buona fortuna” (Scalfari, ibidem). Soprattutto a Renzi, a Schulz e al candidato coperto di Scalfari al Quirinale, dopo il bacio della morte.

La Pravda/6. “Il goffo Grillo da salotto che ha chiamato ‘signore’ il giornalista di Sky è molto più inquietante del Grillo che l’indomani in piazza ha detto che i giornalisti dalla Gruber sono ‘mafiosi’… I mazzieri grillini alla Travaglio giustificano ogni genere di ingiuria, di oltraggio e di turpiloquio” (Francesco Merlo, Repubblica, 28-5). E ora chi glielo dice, al Merlo, che uno dei giornalisti “mafiosi” ospiti della Gruber era il “mazziere grillino” Travaglio? La Pravda/7. “Corruzione, giro di vite. A Cantone veri poteri, ovviamente con un decreto legge. E svolta sulla riforma della giustizia, a partire dal falso in bilancio, dalla prescrizione, dall’auto-riciclaggio. Parola di Renzi e di Orlando. Bisogna solo aspettare che si voti per le europee e poi il premier manterrà la promessa” ( Repubblica, 18-5). Italiano, fidati della promessa di Renzi, lui è uomo di parola. Come Enrico Letta, #staisereno.

I mejo. “Ex dc, clan, falangisti ed estrema destra: la rete che protegge i latitanti in Libano” (Repubblica, 9-5). Ed è solo la parte migliore.

Largo ai giovani. “Lo Stato pagherà agli anziani dentiere che durano per sempre” (Silvio Berlusconi, 11-5). Che Frigerio e Greganti non riuscivano più a masticare come una volta.

Il compagno Q. “25 anni fa io e Greganti abbiamo avuto una vicenda dolorosa che ci ha coinvolti, ma dopo le nostre vite non si sono più incrociate” (Giancarlo Quagliotti, della segreteria regionale Pd, condannato con Greganti a 6 mesi per un finanziamento illecito dalla Fiat al Pds, Repubblica, 13-5). Infatti, il 29 marzo scorso, al teatro Carignano di Torino, alla convention per il lancio della campagna elettorale di Chiamparino, Greganti era in quarta fila e Quagliotti in seconda.

Il compagno C. “Io credo che i piemontesi siano stufi di essere governati da gente che gioca allo sfascio” (Sergio Chiamparino, Pd, candidato a governatore del Piemonte, Repubblica, 18-5). Quindi non votino Chiamparino che ha fatto di Torino la città più indebitata d’Europa.

IlcompareB. “Frigerio mi scriveva, ma io non leggevo” (Silvio Berlusconi, 15-5). La solita uveite.

Chi è Stato. “Lo Stato è più forte dei ladri” (Matteo Renzi, 13-5). Ha perfino trattato da pari a pari con la mafia: i ladri gli fanno una pippa.

Guai. “Dell’Utri in Italia giovedì. Beirut: ‘Prendetelo pure, abbiamo guai più grossi’” (Repubblica, 17-5). Beati voi.

Cambio di vocale. “Bergoglio fa il papa esattamente come l’avrei fatto io” (Silvio Berlusconi, 16-5). Lui però faceva il Papi.

Trasparenza. “Redditi dei ministri online: ci sono solo Madia e Pinotti” (Corriere della sera, 18-5). Tutti gli altri aspettano gli 80 euro.

Lo Statista. “Il Cav all’estero ha sempre avuto una credibilità” (Paolo Granzotto, il Giornale, 16-5). Merkel e Sarkozy si stanno ancora sganasciando.

Occupazione, occupazione! “Dire addio al treno dell’Expo? A rischio 100 mila posti di lavoro” (La Stampa, 15-5). Sette posti li abbiamo già persi, e per giunta sono andati a incrementare il sovraffollamento carcerario. Romanzo Quirinale. “Stato-mafia, Mancino: ‘Nessuna interferenza’”(l’Unità,16-5).Lasciamoli lavorare.

Alcolisti anonimi.
“Il dibattito sull’autorizzazione all’arresto di Genovese…più che un dialogo tra sordi, un confronto fra avvinazzati” (Massimo Bordin, il Foglio,16-5).“Mauro Rostagno è stato ucciso dalla mafia. Il Circo Barnum degli ‘antimafiosi’ da talk show ha passato un quarto di secolo a metterlo in dubbio, fino all’ultimo… Gli argomenti dei difensori dei mafiosi rimbalzavano e si amplificavano sulle pagine del Fatto. Ora diranno che bisogna aspettare le motivazioni della sentenza. Dicono sempre così, quando perdono” (Bordin, il Foglio, 17-5). Bordin scrive sempre così, anche quando non è avvinazzato.

Memory deve morire. “La Corte europea contro Google: ‘Garantisca il diritto all’oblio’” (La Stampa, 14-5). Tranquilli: in Italia l’oblio è un dovere.

I dentro e i fuori (Marco Travaglio).

download
Da Il Fatto Quotidiano del 18/05/2014.Marco Travaglio attualità
Vista dall’alto, l’ultima settimana di cronaca giudiziaria (cioè politica) ha le sembianze di un termitaio impazzito di potenti in fuga, inseguiti e perlopiù acciuffati dai gendarmi. Nel giro di pochi giorni Silvio B. ha raggiunto il suo status naturale, quello di detenuto per frode fiscale. Il suo braccio destro, Marcello D., piantonato in Libano da settimane e condannato per mafia, sta per essere rimpatriato direttamente all’Ucciardone o San Vittore o Regina Coeli (a sua scelta). Lo storico coordinatore nazionale di FI, Claudio S., è al gabbio per aver agevolato la fuga del fondatore del partito in Calabria, Amedeo M., condannato per ‘ndrangheta. Il capo di FI in Campania, Nicola C., è in cella per camorra. La piccola vedetta lombarda Gianstefano F. è dentro per tangenti. Gli fa compagnia, in una cella a due piazze, bicamerale, il faccendiere de sinistra Primo G. Senza dimenticare il ras forzista di Liguria, Luigi G., e il ras renziano di Sicilia, Francantonio G. Tutti dentro, come nel film di Alberto Sordi.

Intanto è indagato anche l’ultimo banchiere ed editore di giornali incensurato, Giovanni B. L’Italia, Repubblica fondata sulle retate, non è mai stata così unita. E si appresta a stupire il mondo con Expo-Milano 2015, grande esposizione universale di mazzette, calzamaglie, passamontagna, mascherine, grimaldelli e piedi di porco. Il giovane premier Matteo R. è in piena rivoluzione: ieri, copiando un’idea di Antonio Di Pietro (radiato dalla politica in quanto incensurato), ha promesso il “Daspo per i corrotti”. Cioè una norma per escluderli dalla politica, come gli ultrà violenti dagli stadi. Siccome non risultano leggi a sua firma in tal senso, resta da capire quando scatterebbe l’ostracismo: dopo l’avviso di garanzia, o il rinvio a giudizio, o la condanna di primo grado, o d’appello, o di Cassazione, o mai? Casomai bastasse l’avviso, dovrebbe decimare il suo staff, dove troneggiano gli inquisiti Faraone (peculato) e Carbone (falsa testimonianza e accesso abusivo a sistema informatico). Ma anche il suo governo, dove siedono i sottosegretari inquisiti Bubbico (abuso d’ufficio), Barracciu, De Filippo e Del Basso de Caro (peculato). Se invece occorresse il rinvio a giudizio, salterebbero comunque Bubbico e De Filippo, entrambi rinviati a giudizio. Se poi, per il Daspo, necessitasse una condanna definitiva, Renzi potrebbe chiedere al sindaco renziano di Torino, Fassino, che ci fa nell’ufficio accanto al suo e nella direzione regionale Pd il pregiudicato Quagliotti, compare di mazzette e conti svizzeri di Greganti. Ma forse, come insegna il caso Genovese, per fare pulizia non conviene aspettare la Cassazione. E allora non si comprende la presenza nelle liste europee Pd dei candidati Renato Soru (rinviato a giudizio peri evasione fiscale e indagato per falso in bilancio e aggiotaggio), Nicola Caputo (indagato per truffa e peculato), Anna Petrone (indagata per peculato) e Giosi Ferrandino (a giudizio per falso ideologico e abuso). Naturalmente il momentaneo, fugace ritorno della legge uguale per tutti sta seminando il terrore nella classi digerenti e nella stampa al seguito. L’Unità, il Foglio e Libero, in stereofonia, deplorano il drammatico errore commesso dal Pd nell’autorizzare l’arresto di Genovese. E sul Corriere Piero Ostellino, reduce dalla festa della Nutella, lacrima come una vite tagliata per l’arresto di Scajola che aveva soltanto “facilitato l’espatrio dell’on. Matacena”, tantopiù che “è improbabile possa inquinare le prove ed è escluso possa darsi alla fuga”. Sfugge, all’Ostellino, che un ex ministro dell’Interno con i cassetti pieni di dossier su politici amici e nemici potrebbe usarli proprio per inquinare le prove; e, se era così bravo a “facilitare l’espatrio” altrui, forse magari eventualmente chissà può darsi che riuscisse ad agevolare anche il proprio, di espatrio. Ma usare argomenti logici nel bel mezzo del fuggifuggi generale è inutile. Il terrore ottunde le menti e cancella la logica. Se, Dio non voglia, passa davvero l’idea che la legge è uguale per tutti, si crea un pericoloso precedente. E chissà dove andremo a finire.

Refugium canagliarum (Marco Travaglio).

ilfatto_20131106
Da il Fatto Quotidiano.it Marco Travaglio 17/05/2013 attualità
“In Italia – diceva Flaiano – l’unica rivoluzione sarebbe una legge uguale per tutti”. Infatti è bastato che tornasse a esserlo per mezz’ora, con il via libera della Camera all’arresto del deputato Genovese, perché a palazzo scattasse l’allarme rosso. Onorevoli sotto choc, sguardi sgomenti, lacrime a fiumi, occhi pallati, svenimenti, ipossie, tornei di rosari, solenni promesse di non farlo mai più. Perché – sia chiaro – l’arresto di un parlamentare è e deve restare un’eccezione, come un gesto contro natura, un atto di cannibalismo (infatti, a parte l’ottimo Alfonso Papa, bisogna arretrare fino al 1984, con l’arresto per strage del missino Massimo Abbatangelo, per trovare un precedente). Anche Renzi, che pure ha avuto il merito di imporre ai recalcitranti compagni il voto favorevole e palese, tiene a precisare che sì, “la legge è uguale per tutti”, ma la mossa è finalizzata a “fermare Grillo”.

Il che dimostra due cose. 1) Siccome, nelle leggi della natura, i predatori tendono a migliorare la specie predata, i 5Stelle stanno costringendo il Pd a fare qualcosa di giusto (il che accresce il rammarico per quel che di buono poteva accadere un anno fa, se la miopia di Bersani e la rigidità di Grillo non ci avessero riappioppato Napolitano e le larghe intese). 2) La vecchia guardia del Pd è così assuefatta al berlusconismo che, quando è costretta dalla concorrenza grillina a comportarsi bene, non se ne capacita e subito se ne pente. “Asciugatevi la bava alla bocca”, dice piangente Alessia Morani, responsabile giustizia del Pd ai pentastellati colpevoli di imporre il rispetto della Costituzione. Il suo precedessore Danilo Leva straparla di “tribunale dell’Inquisizione”. Il piccolo Speranza farfuglia di “scalpo elettorale” e “sangue che scorre”. I socialisti di Nencini abbandonano l’aula in segno di lutto. Il fico Fioroni vota orgogliosamente contro, vaneggiando di “ordalia di sangue” e “spettacolarizzazione” e spiegando che “dopo aver letto le carte ritengo ci siano gli estremi per un processo con rito immediato, ma non quelli della custodia cautelare”: come se toccasse al Parlamento sostituirsi al giudice e valutare non il fumus persecutionis (escluso persino da Fioroni), ma le esigenze cautelari, con tanti saluti alla divisione dei poteri. Altri 5 Pd votano No all’arresto, uno si astiene e 33 se la danno a gambe (tra cui Bersani e Letta jr.): a riprova del fatto che il Pd ha scelto il voto palese per paura non di fantomatiche “trappole grilline” (Pd e Sel han la maggioranza assoluta a Montecitorio), ma di imboscate interne. Sullo sfondo, le solite giaculatorie sul “garantismo” che – parafrasando Samuel Johnson sul patriottismo – è l’ultimo rifugio delle canaglie. Garantismo significa assicurare agli imputati tutti i diritti di difendersi nel processo. Non dal processo, e neppure dall’arresto, proprio a partire dall’art. 3 della Costituzione che vuole “tutti i cittadini uguali davanti alla legge”. Impedire l’arresto, già disposto dal giudice, di un indagato per le presunte ruberie sulla formazione professionale siciliana soltanto per il suo status di parlamentare, mentre i supposti complici sono in carcere da due mesi, sarebbe stata una violazione e non un’affermazione del garantismo. Invece qui è tutto un precisare e sottilizzare con linguaggio da reduci di guerra: “Premesso che io sono garantista”, “Vengo da una famiglia di garantisti”, “Sono garantista da sei generazioni”. Il Cainano, da Cesano Boscone, spiega che che FI è contro l’arresto di Genovese perché “siamo garantisti da sempre”. Il suo servo Ferrara lo lecca per aver “salvato la faccia al garantismo giuridico”. Il solito Bordin delira di “tribunale giacobino” e “reazionario”. E il piacente Alfano, per dimostrarsi diversamente berlusconiano, copia B. Lui, del resto, è “garantista” anche coi pregiudicati (che, finito il processo, non hanno più diritto ad alcuna garanzia): infatti ha imbarcato il bicondannato Previti, a riprova del fatto che non solo ignora il sostantivo “garantista”, ma pure l’avverbio “diversamente”, e soprattutto non sa ancora di essere ministro dell’Interno. Cioè il capo delle forze dell’ordine che i pregiudicati non li devono arruolare, ma arrestare. Garantisticamente, s’intende.

Presunzione di delinquenza (Marco Travaglio)

zxcvb
Da Il Fatto Quotidiano del 16/05/2014 Marco Travaglio attualità

Alla fine, dopo quasi due mesi dall’arresto disposto dal giudice per il deputato Pd Francantonio Genovese, la Camera si è decisa ad autorizzarne l’esecuzione. La maggioranza schiacciante si deve al voto palese, chiesto dai 5Stelle e a ruota dal Pd. Se ci si fermasse alla notizia secca, verrebbe da congratularsi con Renzi: pressato da Grillo e molto più sintonizzato con gli umori dell’opinione pubblica dei suoi predecessori, il segretario-premier ha raddrizzato in extremis la vecchia linea del partito, che tentava come sempre di traccheggiare fino a dopo le elezioni.

I moventi della melina erano tre: la speranza che il Tribunale del Riesame annullasse l’ordine di custodia del gip, levando le castagne dal fuoco ai deputati; il timore che i 5Stelle, nel segreto dell’urna, votassero con il centrodestra per salvare Genovese e dare poi la colpa al Pd; l’illusione che il Pd perdesse meno voti col rinvio dell’arresto che con la scena del suo potente deputato in manette. Tre sragionamenti che la dicono lunga sull’ottundimento mentale della classe politica. Una volta escluso il fumus persecutionis da parte della Giunta, il deputato va trattato come ogni altro cittadino, quindi bisognava votare subito il via libera all’arresto di Genovese, che avrebbe atteso il Riesame dalla cella. La presunta trappola grillina, anche se fosse scattata, non avrebbe salvato nessuno: Pd e Sel alla Camera hanno la maggioranza assoluta (o si temeva un’imboscata dei nemici interni di Renzi?). Quanto alle conseguenze elettorali della sua cattura, bisognava pensarci prima: Genovese era indagato già prima della sua candidatura e dunque della sua elezione di un anno fa. Il Fatto Quotidiano segnalò più volte il suo caso (come pure una memorabile puntata di Report), ma invano: la Commissione di garanzia del Pd, ancora capitanato da Bersani, lo lasciò in lista e gli stese il tappeto rosso verso Montecitorio. Dove, di lì a pochi mesi, appena salito sul carro di Renzi, Genovese fu raggiunto dal mandato di cattura. Se lorsignori ci avessero dato retta lasciandolo a casa, si sarebbero risparmiati ogni imbarazzo: Genovese sarebbe finito dentro a metà marzo assieme ai suoi presunti complici e il suo arresto non avrebbe sortito alcuna conseguenza politica, anzi il Pd avrebbe fatto un figurone con la propria scelta di trasparenza. Invece prevalse la solita ridicola interpretazione della “presunzione d’innocenza” fino a condanna definitiva (in realtà la Costituzione parla di “non colpevolezza”): un principio che vale all’interno dei processi, ma non ha nulla a che vedere con le regole interne che dovrebbero darsi i partiti, allontanando chiunque sia al centro di sospetti e riammettendolo solo se e quando ogni ombra è stata dissipata. Così i giudici processerebbero degli “ex”, lavorerebbero sereni e nessuna sentenza influenzerebbe la vita politica. L’altro giorno in Germania è stato assolto l’ex presidente Wulff, che s’era dimesso per una storia di prestiti agevolati e vacanze a scrocco. Intanto in Israele veniva condannato a 6 anni l’ex premier Olmert, che si era dimesso per uno scandalo di finanziamenti illeciti. I rispettivi processi si sono celebrati a carico di due “ex”: l’uno si è poi scoperto innocente e l’altro colpevole, ma a nessuno è venuto in mente di sostenere che non dovessero dimettersi, restando ai loro posti da imputati fino alla sentenza definitiva. Il sindaco di New York Rudolph Giuliani stroncò la corruzione negli appalti comunali, specie nel business dei rifiuti, con un sistema molto semplice: impose agli aspiranti dirigenti comunali e ai manager delle imprese concorrenti alle gare d’appalto di firmare una dichiarazione scritta in cui accettavano di subire intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali a sorpresa. Chi non firmava aveva qualcosa da nascondere, ergo era escluso da uffici e contratti comunali. Le mazzette scomparvero. Anche in America la presunzione di non colpevolezza è sacra (anche se la sentenza definitiva è quasi sempre quella di primo grado), ma nella Pubblica amministrazione ci si regola diversamente. A mali estremi,si ribalta addirittura l’onere della prova e si chiede a chi maneggia denaro pubblico di dimostrare di essere onesto. Sono pazzi questi americani.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: