Archivio mensile:dicembre 2013

Silvio è stato sfrattato, non pagava l’affitto

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La sesta sezione del Tribunale di Roma ha disposto lo sfratto degli inquilini di Palazzo Grazioli in quanto non avrebbero pagato l’affitto da maggio 2013. Silvio e i suoi hanno tempo fino al 15 gennaio.
articolotre Redazione del Mercoledì, Dicembre 25, 2013 attualità
-Berlusconi non può lasciare il Paese ma è costretto a lasciare Palazzo Grazioli. Il motivo è semplice: non ha pagato l’affitto. A rivelarlo è il quotidiano “Il Tempo”, che rende nota la decisione della sesta sezione civile del Tribunale di Roma di avallare la richiesta dei proprietari del noto Palazzo di sfrattare gli occupanti del Pdl, in quanto in arretrato con gli affitti.
Palazzo Grazioli, infatti, sebbene sia associato alla figura del Cavaliere, è sempre stato di proprietà della famiglia discendente dai nobili Grazioli; l’effettivo proprietario dall’edificio è Giorgio Emo Capodilista Maldura, figlio del conte Gabriele Emo Capodilista Maldura e i Caterina Grazioli, mentre Silvio e i suoi sono semplici inquilini a cui era stato concesso un contratto di locazione. Il problema è che, da maggio 2013, il Pdl non ha più pagato l’affitto rendendosi così addirittura moroso nei confronti del locatore.
Secondo quanto riporta “Il Tempo”, il 28 novembre 2012 gli amministratori del Pdl hanno inviato una lettera al conte per avvisarlo che avrebbero liberato i locali “entro il 31 maggio 2013”, senza poi rispettare il termine da loro stessi fissato; nonostante questo, da quella data il Pdl ha smesso di pagare l’affitto. Dopo aver atteso pazientemente alcuni mesi, Maldura si è rivolto alle autorità citando a giudizio i legali rappresentanti del partito, gli onorevoli Rocco Crimi e Maurizio Bianconi, chiedendo il pagamento di 34mila e 118 euro.
E il Tribunale ha deciso: Silvio e i suoi dovranno lasciare via del Plebiscito entro il 15 gennaio 2014. Sono stati sfrattati.

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Regalo di Natale di Letta agli italiani: 2,1 miliardi di tasse in più nel 2014

Fonte il Giornale 24 dicembre, 2013 redazione attualità

Il Bildeberger Letta ha promesso la fine dell’austerity ma nello stesso ha aumentato le tasse per oltre 2 miliardi di euro su un’economia reale già in agonia. O è un dissociato mentale o è il solito politicante. Di certo, questo “modus tassandi” stritola l’economia e consegna l’Italia all’abbraccio mortale del MES, il trattato firmato durante il governo Monti (un altro Bildeberger) che consente a un istituto sovranazionale di controllare le nazione in cambio di un prestito. Tale potere dispositivo del MES sulla politica economica degli Stati debitori avviene al di fuori di ogni controllo democratico e non è soggetto a nessun tribunale poichè gode dell’immunità giudiziaria (ovvero dell’impunità assoluta). Il vero scopo dell’austerity non è il risanamento dei conti pubblici (l’aumento dell’IVA al 23% ha prodotto meno entrate per il fisco) perchè diminuendo il potere d’acquisto delle famiglie, la produzione agricola e industriale si contrae generando licenziamenti, povertà e scarsi rendimenti per lo stato. Il vero scopo dell’austerity è il fallimento degli stati perchè gli architetti della globalizzazione (l’elite finanziaria internazionale che ha creato il Bildeberg e manovra le sue marionette) vogliono appropriarsi dei loro beni pubblici, gli unici che fino ad ora erano stati esclusi dal mercato e dal controllo privato. Il popolo farà in tempo ad accorgersene prima che anche l’acqua pubblica finisca all’asta dei poteri forti?

segue l’articolo di Raffaello Binelli:

Da Palazzo Madama via libera definitivo alla manovra varata dal Governo: i sì sono stati 167, i no 110. Dalle tasse che aumentano al lavoro che non c’è, quello di Letta è il Governo degli impegni non rispettati. Matteoli (Fi): “Letta è come Houdini, prova a illudere gli italiani”. Romani (Fi): “Prende in giro tutti”

L’aula del Senato ha detto sì alla fiducia posta dal Governo sulla legge di Stabilità con 167 voti favorevoli. Sono stati 110 i voti contrari (Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Sinistra Ecologia e Libertà e Lega).

via libera anche al ddl bilancio, con 158 voti favorevoli, un voto contrario e un astenuto. L’opposizione al momento delle votazioni ha lasciato l’assemblea.
Con il sì del Senato in terza lettura, la manovra economica per il 2014 (che comprende il ddl stabilità e il ddl bilancio) diventa legge.

Dopo tante chiacchiere il governo rifila un panettone decisamente amaro agli italiani. Fatto soprattutto di tasse, tagli alla spesa sulla carta e promesse, tante promesse per il futuro (vedi l’abolizione delle province e la nuova spending review). Intanto la seconda rata dell’Imu è scattata e il governo non è riuscito a evitare l’aumento dell’Iva. Ma torniamo alle tasse: aumenteranno di 2,1 miliardi. E’ questo il saldo previsto dalla Legge di Stabilità, tra entrate che vengono aumentate (8,2 miliardi) e quelle che, invece, vengono tagliate (6,1 miliardi). Complessivamente la manovra vale 14,7 miliardi nel 2014, di cui 12,2 miliardi di coperture e circa 2,5 miliardi di interventi a deficit. Il provvedimento determina il prossimo anno un aumento netto delle entrate, quindi del prelievo fiscale e contributivo, pari a 2,1 miliardi nel 2014, a circa 600 milioni nel 2015 e a 1,9 miliardi nel 2016. Le misure sulla casa invece dovrebbero comportare parità di gettito, con un peso equivalente Imu-Tasi pari a oltre 3,7 miliardi. E pensare che il governo era nato per ridurre la pressione fiscale e “non far pagare i soliti noti”.

Quella varata dal Governo e ratificata dal Parlamento appare una manovra sbilanciata: il 67% delle coperture per il 2014 viene da maggiori entrate, per scendere al 59% nel 2015 e nel 2016. Il prelievo fiscale e contributivo aumenta: come dicevamo di 2,1 miliardi nel 2014, di 600 milioni nel 2015 e di 1,9 miliardi nel 2016. A fornire i calcoli definitivi, dopo l’iter parlamentare, è stato il relatore Giorgio Santini (Pd), nel suo intervento in aula a Palazzo Madama. Bontà sua il relatore parla in termini positivi della manovra, dicendo che “indubitabilmente con questa legge di stabilità si avvia in Italia, dopo molti anni, una riduzione della pressione fiscale”. Poi però si fa subito l’esame di coscienza e ammette: “Lo si fa non nella misura che si poteva auspicare e che servirebbe a colmare il grave disagio che vivono le famiglie, le comunità e le imprese”.

“Non so se preso dal clima natalizio, che gli ha dato una spinta all’eccessivo ottimismo, o se diventato per due ore un novello Houdini, Letta oggi ha provato a illudere gli italiani. Ha dipinto il 2014 come l’anno della ripresa, della crescita, dei posti di lavoro, delle riforme, della diminuzione delle tasse, della ritrovata concordia nazionale”. Lo dichiaraAltero Matteoli (Fi-Pdl). “Molte di queste mirabolanti realizzazioni -aggiunge- si dovrebbero attuare addirittura tra gennaio e febbraio, durante i quali si discuterà di legge elettorale, di riforme costituzionali, di Bossi-Fini, del mercato del lavoro, di delega fiscale e chi ne ha più ne metta. Auguri Presidente! Purtroppo per gli italiani – conclude il senatore – la realtà è ben diversa. Se poi il governo, anche a gennaio proseguirà con l’improntitudine che ha caratterizzato l’approvazione della Legge di Stabilità, del decreto salva Roma, solo per fare due esempi significativi, la sua fine è scontata”.

“Il disegno di legge di stabilità – dichiara il presidente dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani – è il provvedimento che per primo ci ha convinti a non concedere la fiducia al governo e che conferma tutte le buone ragioni che avevamo per lasciare questa maggioranza: nessuna strategia, nessuna scelta di sviluppo, nessun coraggio. Soldi distribuiti a pioggia agli amici e agli amici degli amici, come una qualsiasi legge finanziaria della prima Repubblica. Si tratta -continua- di un disegno di legge che prende in giro gli italiani su punti fondamentali, come la riduzione del cuneo fiscale. Sapete, signori ministri, quanto rimarrà per il taglio del cuneo fiscale? Non credo, ho l’impressione che non lo sappiate. Una legge che prende in giro gli italiani sulle tasse della casa: avete sostituito l’Imu con altre imposte non meno gravose, ma ancora più confuse, così da aggravare l’incertezza e la paura di chi ha investito nella casa i risparmi di una vita”.

Fonte: Il Giornale

– See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/12/24/regalo-di-natale-di-letta-agli-italiani-21-miliardi-di-tasse-in-pi-nel-2014/#sthash.Dj9642N7.dpuf

La lettera semovente (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 24/12/2013. Marco Travaglio attualità

Fermi tutti, attenzione attenzione, massima priorità. Si prega di sospendere per un attimo i preparativi per le festività natalizie affinché la cittadinanza tutta possa prendere buona nota del nuovo foglio d’ordini del Minculnap, diffuso con dispaccio luogotenenziale attraverso la stampa corazziera. È falso – si ripete: è falso – che Cossiga serbasse rancore a Napolitano per la campagna da lui condotta nel 1991 per costringerlo alle dimissioni mentre il Pds ne chiedeva l’impeachment. Anzi, a dispetto dei soliti detrattori di Sua Altezza, l’illustre predecessore glien’era affettuosamente grato. La sconvolgente rivelazione, destinata a rivoluzionare la storia d’Italia, ma anche dell’umanità intera, emerge netta e inequivocabile da una lettera autografa di Cossiga datata 2 novembre 2005 in cui l’ex capo dello Stato scrive all’attuale successore di aver “letto con grande interesse e viva partecipazione le pagine del tuo libro Dal Pci al socialismo europeo”, apprezzandone “l’incisiva sintesi” e “l’obiettività” e confermandogli “stima e amicizia”, al punto da auspicare che “il centro-sinistra (anche col trattino) si valorizzi” e da vaticinare: “Ma perché non eleggerti Capo dello Stato? Io ti voterei!!!”. La profezia mirabilmente si avverò sette mesi dopo, dando così un tocco soprannaturale all’Evento. Restano da capire le modalità della diffusione del sacro incunabolo, prodigiosamente apparso lo stesso giorno su La Stampa, Il Messaggero e il Corriere della Sera. Secondo Marcello Sorgi (La Stampa), la lettera è “uscita dall’archivio personale di Napolitano”, “venuta fuori”: si sa come sono le lettere, specie quelle di Cossiga: ogni tanto escono a prendere una boccata d’aria. Per Paolo Cacace (Il Messaggero), invece, il prezioso reperto è stato “trasmesso dall’ufficio stampa del Quirinale per puntualizzare un articolo apparso sul Messaggero il 17 dicembre”, cioè sei giorni prima: ma a questo punto non si vede perché la trasmissione abbia riguardato anche altri due giornali.

Forse è stata l’intraprendente lettera che ha fatto tutto da sola, fotocopiandosi e autoinviandosi per posta alle tre redazioni? O s’è infilata nel fax e ha composto i tre numeri? O magari s’è autoscannerizzata e autoinviata via email ai tre indirizzi? Fortuna che Marzio Breda del Corriere fa la spia: “Maurizio Caprara, portavoce di Napolitano, l’ha fatta avere al Corriere per sgombrare certe intossicate letture”. Già, ma chi l’ha fatta avere alle altre due testate? E perché solo a quelle e non ad altre? E la stampa estera? Forse il Colle temeva che, inviandola a tutti i giornali, essa potesse imbattersi in un giornalista (pare che qualche raro esemplare di questa brutta razza ancora si annidi in certe redazioni): uno che la leggesse, la trovasse di scarso rilievo e la relegasse a fondopagina, o magari approfondisse la questione e fosse colto dal dubbio che quel burlone di Cossiga stesse semplicemente prendendo in giro Napolitano. Rischi che non si corrono affidando la velina ai corazzieri di provata fede. I quali non si limitano a pubblicare le 20 righe di Cossiga su intere paginate, manco si fosse dimesso Obama. Ma vi aggiungono sapide chiose autorevolmente ispirate da Sua Maestà, col lessico imperativo, lo stile marziale e l’empito patriottico del Monito Regio. “Nella polemica politica quotidiana – tromboneggia il Cacacitano – per meri interessi di parte, si alterano verità storiche ovvero si accreditano ricostruzioni menzognere su rapporti personali o istituzionali improntati, viceversa, alla massima linearità e trasparenza”. “La lettera – turibola il Sorgitano – venuta fuori in questi giorni di sorde contrapposizioni, testimonia di uno stato dei rapporti interni alla classe politica (in cui la durezza degli scontri non doveva mai intaccare le relazioni personali) forse perduto per sempre. E oggi più che mai rimpianto da Napolitano”. “Un certo fronte politico-mediatico – deplora Bredolitano – recrimina che anche Napolitano avrebbe tracimato dagli argini costituzionali e sarebbe meritevole d’impeachment”.

Pretesa – aggiunge il Breda – che oggi poggia su basi più che fragili, costituzionalmente inesistenti, lanciate dal circuito 5Stelle-Fatto Quotidiano. Ma su cui soffia aggressivamente pure Forza Italia, nella speranza di alzare il più tossico dei polveroni. In modo da intimidire il capo dello Stato, condizionarne i passi, spingerlo a sloggiare dal Colle dopo averlo pregato col cappello in mano di concedere il bis. Un pressing incrociato che si alimenta di ricostruzioni confuse o distorte, approssimative o platealmente fuorvianti, per Napolitano. Insopportabile per lui passare alla stregua di un irriducibile avversario ideologico del vecchio presidente”. Ora, c’è una bella differenza fra chi rimprovera da sette anni a Napolitano di aver abusato continuamente dei suoi poteri e chi, come Forza Italia, lo accusa di non aver dato la grazia plenaria a B., cioè di non aver ancora abusato abbastanza. Ma, soprattutto, se Napolitano non voleva passare da irriducibile avversario di Cossiga, doveva pensarci prima.

PRECISAMENTE nel 1991-’92, quando in decine di interventi e articoli accusò Cossiga di minacciare “la serena dialettica tra i poteri democratici”, di tenere “comportamenti inquietanti”, di compiere “forzature istituzionali”, “fino alla sconcertante e inquietante distribuzione di etichette e di voti a giornali”; esprimeva “sconcerto e inquietudine per le sue dichiarazioni e le sue sempre più concitate reazioni”, gli intimava di “tornare sul trono”, di garantire la “libertà di critica che discende dal principio della responsabilità politica ‘diffusa ’ del presidente della Repubblica” . E quando il Pds votò per l’impeachment, se ne dissociò con gli altri miglioristi solo perché non avrebbe raccolto la maggioranza in Parlamento, preferendo l’arma più efficace della richiesta di dimissioni, ma negò che la sua fosse “una dissociazione” dal Pds: “Non ho dubbi sulla gravità dei comportamenti e interventi come quelli del capo dello Stato”, che ha “assunto un ruolo politico incompatibile con la funzione”. E alla fine non escluse neppure lui l’impeachment: “Tre sono le vie che possono essere percorse: quella dell’impeachment; quella di sollecitare le dimissioni del capo dello Stato; che Cossiga si astenga da interventi impropri” che lo vedono ormai “incompatibile con il ruolo di garanzia che la Costituzione attribuisce al presidente della Repubblica”. Quindi non si capisce bene cosa smentisca la lettera. Del resto, per sapere cosa pensava Cossiga di Napolitano, basta un’Ansa del 16 maggio 2006, dopo il suo discorso d’insediamento: “Se avessi parlato io di modifiche alla Costituzione, bipolarismo e altre cose di natura squisitamente politica, come Napolitano ha fatto giustamente (poiché ha ben compreso che il presidente super partes è un’enorme sciocchezza e… il nostro regime da puramente parlamentare si è evoluto in quasi semipresidenziale), i gruppi parlamentari del Pci, lui e Barbera esclusi, avrebbero chiesto il mio impeachment, come avevano già fatto per aver io detto molto di meno…”.

L’UNICA differenza fra i due è che Cossiga, quando voleva dire qualcosa, lo diceva. Napolitano, quando non vuole lasciare impronte digitali, “fa trapelare” i suoi gorgoglii da misteriose “fonti del Quirinale” tramite appositi corazzieri a mezzo stampa, secondo una forma di comunicazione molto apprezzata in Corea del Nord. Che, in Italia, ha un solo precedente: le veline del Minculpop. “Non pubblicare fotografie di Carnera a terra sul ring”, “Non pubblicare che il Duce ha ballato”, “Diminuire le notizie sul cattivo tempo”, “Riprendere la campagna contro le mosche”. Ma soprattutto: “Il discorso di oggi del Duce si può commentare. Il commento ve lo mandiamo noi”.

NON C’È UN PIANO SUL LAVORO” MA RENZI PERDE GIÀ PEZZI

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Da Il Fatto Quotidiano del 24/12/2013. Wanda Marra attualità

MARIA GRAZIA GATTI LASCIA IL RUOLO DI CAPOGRUPPO IN COMMISSIONE AL SENATO: “PREFERISCO LE MANI LIBERE PER LAVORARE IN MINORANZA”.

Non sono d’accordo con la proposta politica di Renzi. Non condivido la genericità delle posizioni sul lavoro”. Con queste parole Maria Grazia Gatti, senatrice Pd, provenienza Cgil, annuncia le sue dimissioni da capogruppo della commissione Lavoro a Palazzo Madama. I mugugni, i paletti, l’opposizione annunciate rispetto all’annunciata rivoluzione del mondo del lavoro da parte del segretario in questi giorni sono stati molti. Per ora però solo nell’ambito delle dichiarazioni di guerra: quello della Gatti è il primo gesto formale. D’altra parte un Job act ancora non esiste, almeno non in forma definitiva. Sono giorni però che circolano bozze e indiscrezioni che agitano le acque democratiche. Il tema è sensibile e affrontarlo può provocare conseguenze non calcolabili.

AD OGGI LE LINEE guida note sono sussidio di disoccupazione per tutti, legge sulla rappresentanza sindacale, centri per l’impiego e soprattutto un contratto unico. Ovvero, nelle intenzioni di Renzi, un contratto per i neo assunti con tutele crescenti, e flessibilità in uscita. Così la spiegava domenica sera da Fazio: “Fatto un periodo di prova, hai un contratto di lavoro a tempo indeterminato, quindi hai flessibilità in entrata. Ma ci vuole maggior flessibilità anche in uscita, nel caso un’azienda sia in difficoltà. Lo Stato però deve farsi carico della situazione, con un sussidio di disoccupazione per due anni”. Formulazione sufficientemente generica per permettere al segretario e a chi sta scrivendo il piano (Filippo Taddei, responsabile Economia del Pd, Marianna Madia, responsabile Lavoro e il consigliere economico, Yoram Gutgeld) di trattare dentro il partito e di capire fino a che punto si può andare allo scontro con la Cgil. Tra l’altro lo stesso Enrico Letta ha in mente un suo piano per il lavoro, e su questioni come contratto unico e indennità di disoccupazione per tutti ha idee non coincidenti con quella di Renzi. E l’idea di un contratto senza articolo 18 fa alzare barricate universali. “È solo creando lavoro che si rimettono in moto domanda interna, produzione e crescita”, spiega la Gatti. La quale poi chiarisce: “Renzi ha stravinto. Ed è giusto che chi ha vinto governi”. Perché, “il mio è un ruolo non tecnico, ma politico, e preferisco avere le mani libere per lavorare in minoranza”. Una tesi interessante, visto che a Montecitorio per esempio c’è un capogruppo Roberto Speranza, bersaniano doc, che alle dimissioni non sembra pensare affatto.

Sul tema all’ordine del giorno, il lavoro, una proposta però ancora non c’è. E soprattutto non è chiaro dove si possono prendere i soldi. Chi pagherà le politiche attive del lavoro? Risponde Gutgeld: “Le aziende già pagano molto per coprire Aspi e Cig”. Ma qui si parla di sussidio di disoccupazione per tutti. “Dobbiamo fare i conti”. La Madia taglia corto: “Non parlo di lavoro. Un piano ancora non c’è”. Lo stesso Renzi ha notevolmente aggiustato il tiro rispetto alle dichiarazioni di rottura della campagna congressuale, in cui invitava a non considerare un tabù l’articolo 18. In occasione della presentazione del libro di Vespa: “Non ci sto a star dietro al totem ideologico dell’articolo 18”. Ha chiaro che se si parte da qui non si arriva lontano. Matteo Orfini, il leader dei Giovani Turchi, ha già pronto una sorta di contro Job Act, al quale stanno lavorando le parlamentari Valentina Paris e Chiara Gribaudo. “Servono investimenti per creare lavoro nei settori a più alto tasso di occupazione: ricerca, turismo, cultura. Poi la messa in sicurezza del territorio, il welfare sociale”. Chi paga tutto questo? “O il Pil senza sforare il 3 per cento si fissa un po’ sopra il 2,5 oppure si agisce sulla leva fiscale, facendo pagare chi ha di più”. Orfini ha aperto una linea di dialogo con lo stesso Renzi e con Gutgeld, per provare a contribuire dall’interno, perché “il Pd è di tutti”. Bisognerà vedere quanto la mediazione è possibile.

Papa Francesco “social” tweetta il vero senso del Natale

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articolotre del 23/12/2013 redazione attualità – V.G. – Ogni tanto, forse, bisognerebbe anche ricordare che il Natale è una festa religiosa, non soltanto un’occasione per scambiarsi i regali davanti all’albero e rimpinzarsi di cibo stando seduti a una grossa tavola imbandita per l’occasione. Occorre fermarsi e ragionare sul significato del Santo giorno e onorarlo a dovere.
La pensa così Papa Francesco, ma non era difficile intuire che, probabilmente, in queste occasioni siamo soliti farci prendere un pochino la mano, perdendo alla fine ogni cognizione e trasformando un’importante ricorrenza cristiana in una becera cagnara all’insegna del consumismo. Eppure, non dovrebbe essere tutto il contrario? Onorare la venuta di Gesù Cristo sulla Terra, che si trascina dietro il suo sacrificio per l’umanità, non dovrebbe renderci tutti più buoni, altruisti, compassionevoli e meno materialisti? Non dovremmo sperperare meno e donare qualcosa in più a chi si ritrova a vivere nell’indigenza più totale?
Domande retoriche: certo che dovremmo. Ma sembriamo dimenticarlo, investiti come siamo, dalla testa ai piedi, da quell’aura di entusiasmo che lo shopping natalizio si trascina dietro. Ormai la società ha tradotto la nascita del nostro salvatore in tutto questo: uno sperpero di denaro e una scusa per sperare di risollevare un’economia in coma.
Ebbene, quest’anno il pontefice invita tutti a fare un passo indietro. “Il Natale spesso è una festa rumorosa: ci farà bene stare un po’ in silenzio, per sentire la voce dell’Amore”, scrive in un tweet. Palese dimostrazione che questo suo stare al passo con i tempi e cimentarsi nelle nuove tecnologie non equivale a condividere tutte le abitudini di una società inghiottita dal progresso, che ha già elaborato il mito di un Papa “trendy e superfigo”, bensì alla possibilità di esercitare il suo ruolo di redentore e moralizzatore al 100%, servendosi di ogni potente strumento a disposizione.
Poi, dopo essersi assicurato che il messaggio arrivasse anche ai naviganti che fanno un po’ a pugni con l’idea di andare in Chiesa a pregare, ha poi pensato a ravvedere anche gli assidui frequentatori. Nella messa a Santa Marta perciò, Bergoglio ha ribadito l’invito a vivere il Natale come un’occasione per “fare posto a Gesù che viene”, e non “per fare festa, spese e rumore”. Ha poi voluto sottolineare che il Signore visita ogni giorno la sua Chiesa, mettendo in guardia da un atteggiamento di chiusura della nostra anima.
E chissà che, un piccolo gradino alla volta, non riesca a riportare il suo gregge sulla retta via.

Apicoltori e associazioni contro Syngenta e Bayer per difendere bando europeo dei pesticidi killer delle api

Honeybees Mortality in the Netherlands Imker Henk Brouwer laat dode bijen op de honingraat zien

Fonte Greenpeace.it 2013-12-17 redazione attualità

Il bando europeo salva-api, che vieta parzialmente tre pesticidi neonicotinoidi, è sotto attacco da parte delle aziende che producono e vendono queste sostanze nocive per gli insetti impollinatori: Syngenta e Bayer hanno presentato ricorso alla Corte di Giustizia Europea chiedendo l’annullamento del bando

n risposta a questo ricorso, Greenpeace International, il Coordinamento Apistico europeo Bee Life e altre quattro associazioni ambientaliste e di consumatori (Pesticides Action Network Europe, ClientEarth, Buglife e SumOfUs), hanno deciso di intervenire presso la Corte di Giustizia europea per difendere il bando.

Con il bando, che ha ricevuto anche il forte sostegno politico dei governi europei, sono stati parzialmente vietati in Europa – dal 1 dicembre scorso – tre insetticidi neonicotinoidi prodotti da Syngenta (thiamethoxam) e Bayer (imidacloprid e clothianidin). La Commissione europea ha adottato il divieto per gli impatti negativi di queste sostanze sulle api e gli altri insetti impollinatori, in base delle valutazioni scientifiche dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA): si tratta quindi di un divieto scientificamente rigoroso e giuridicamente corretto che aiuta a proteggere gli interessi degli agricoltori e dei consumatori europei.

Ma si aggiungono ulteriori prove delle diverse modalità di contaminazione da parte di alcuni insetticidi. Nel nuovo studio pilota “Gocce al veleno”, Greenpeace ha analizzato il liquido che trasuda dalle piante – chiamato acqua di guttazione – ottenute da mais trattato con due diversi insetticidi neonicotinoidi per la concia delle sementi: thiamethoxam (prodotto da Syngenta) e clothianidin (prodotto da Bayer), entrambi oggetto dal divieto europeo. Trattandosi di insetticidi ad azione sistemica, i neonicotinoidi penetrano nel sistema linfatico delle piante diffondendosi ovunque. Lo studio ha rivelato che le concentrazioni di pesticidi essudati dalla pianta nell’acqua di guttazione sono tanto alte da eguagliare o addirittura superare le concentrazioni di principi attivi raccomandate dalle aziende per l’utilizzo in forma spray nelle formulazioni commerciali.

Questo significa che si tratta di una ulteriore modalità di esposizione ai neonicotinoidi potenzialmente letale per le api, che va ad aggiungersi ai già noti e inaccettabili rischi legati a queste sostanze. Il liquido di guttazione, infatti, è una delle fonti di approvvigionamento di acqua per il singolo insetto o per la colonia e, quando proveniente da colture trattate, potrebbe rappresentare un serio pericolo per le api perché i residui di pesticidi rinvenuti sono tali da poter uccidere un insetto con una sola assunzione.

L’attuale bando europeo quindi non è solo giustificato, ma deve diventare permanente ed essere rafforzato

, estendendolo anche ad altre sostanze nocive per api e impollinatori.

Bayer e Syngenta hanno scatenato i loro avvocati per bloccare il bando, ma questo primo e necessario passo per proteggere le api in Europa va difeso dagli attacchi delle aziende che perseguono i propri interessi a scapito dell’ambiente e del nostro cibo.

Esce la slot-porcata, salvi però gli affitti d’oro

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Da Il Fatto Quotidiano del 23/12/2013. Sara Nicoli attualità

STABILITÀ E SALVA-ROMA.

I nodi arrivano al pettine di solito all’ultimo respiro. E così, come nelle migliori tradizioni, l’altra notte la Camera ha approvato, tra una marea di polemiche, il ddl sulle Province e le città metropolitane che quindi passa al Senato dove oggi si darà il via libera definitivo alle modifiche della legge di Stabilità. Solo che, sempre ieri, i 5 stelle e la Lega hanno trovato un inghippo. Ossia: un emendamento con cui Camera e Senato “salvano” i loro affitti d’oro. A denunciarlo, per prima, Laura Castelli del M5s: “Abbiamo trovato questo emendamento, scritto sotto invito della Ragioneria dello Stato, con il quale il relatore del provvedimento della legge di Stabilità esclude dalla rescissione dei contratti di affitto dello Stato a quei privati che hanno dei fondi di garanzia legati agli immobili in questione. Significa – ha spiegato la deputata – che se i proprietari degli immobili hanno una assicurazione su quell’immobile, lo Stato non può disdire il contratto. E guarda caso, sembra che la società Milano 90 che affitta i locali alla Camera dei deputati una assicurazione del genere ce l’hanno…”. La Lega, Gianluca Buonanno ieri si è presentato in Aula brandendo un forcone, annuncia ostruzionismo a oltranza. Insomma, chi dava per intascata la legge di Stabilità senza scosse si dovrà ricredere, anche se il governo sta valutando un decreto correttivo (l’ennesimo) sull’argomento, ma nulla è scontato. Come non lo sono le conseguenze del decreto “Salva Roma”, su cui ieri il governo ha posto la fiducia che sarà votata oggi alle 14,30. È stata trovata una soluzione al pasticcio delle slot machine provocato dagli alfaniani al Senato, ma viste le cannonate dei leghisti, che minacciavano di tenere inchiodati tutti “fino a Capodanno” con il loro ostruzionismo, il governo ha deciso di tagliare corto. Il decreto scade il 30 dicembre, dalla sua approvazione deriva il salvataggio del devastato bilancio capitolino, il 27 sarà di nuovo al Senato, di nuovo con la fiducia. “È emerso in queste ore – ha spiegato Dario Franceschini – un problema nella legge di stabilità (la norma sugli affitti, ndr) che non si può modificare in questo provvedimento (il decreto salva Roma, ndr). Prendo l’impegno, a intervenire per correggere tutto per decreto”. Insomma, si approvano leggi che poi dovranno essere modificate a gennaio per decreto per tappare le falle create da chi vuol mantenere lo status quo. A partire proprio dal “salva Roma” che davvero non piace a nessuno. Il partito di Grillo lo ritiene pieno di “marchette”, quello di Berlusconi – che nella scorsa legislatura aveva approvato un provvedimento simile a beneficio di Alemanno – dice che si va ad aiutare un’amministrazione di sinistra. E la Lega lo ha usato per fare propaganda suol denaro che viene profuso a pioggia su “Roma ladrona”.

IL GOVERNO, però, va avanti, incurante delle critiche. Come sulle province. Approvate a Montecitorio in piena notte di sabato con 277 voti favorevoli, 11 contrari (Sel) e senza i voti della Lega, di Forza Italia e del M5s. Si prevede la trasformazione dei Consigli provinciali in assemblee dei sindaci, che lavoreranno a titolo gratuito, l’istituzione di 9 città metropolitane e la disciplina della fusione dei comuni. Chiaro il taglio delle “poltrone” locali, che ha fatto infuriare la Lega e Forza Italia, ma – soprattutto – l’eliminazione delle elezioni provinciali, con gli enti che si trasformano in altro rispetto a quello che sono adesso. Il provvedimento ora passa al Senato, dove sono attesi fuochi di sbarramento. Ma anche lì, una fiducia e la promessa di intervenire “dopo, per decreto” alla fine chiuderà il cerchio parlamentare, anche se i grillini (e non solo loro), intravedono già l’inciampo: “Il governo canta vittoria per il ddl sulle Province, parlando di tagli e riordino – si legge in un comunicato 5 stelle – nulla di più falso; il ddl sarà presto dichiarato incostituzionale perché trasforma degli enti elettivi in non elettivi e per fare questo serve una riforma costituzionale” . “A un governo M5S sarebbero bastate poche righe – chiude il comunicato – per tagliare le Province, un semplice disegno di legge costituzionale, sopprimendo all’articolo 114 della Costituzione la parola Province”. E invece no. E tutto sta ancora in piedi come prima.

MA MI FACCIA IL PIACERE (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 23/12/2013. Marco Travaglio attualità

Scambio di consonante. “’Video a luci rosse con Berlusconi filmato di nascosto da Lavitola’. L’imprenditore Capriotti: ‘l’ex premier era in hotel a Panama con alcune prostitute’” (La Stampa, 21-12). “Il Cav è pronto per l’election day” (il Giornale, 21-12).

Più che altro per l’erection day.

Scambio di ministro. “Gaffe della Madia: vede Zanonato, lo scambia per Giovannini: ‘Ma scusa, non sei tu che ti occupi di lavoro?’, avrebbe domandato la giovane deputata, vedendosi indicare per tutta risposta il ministero che si trova dall’altra parte di via Veneto” (la Repubblica, 20-12). E meno male che ha sbagliato ministro. Figurarsi che avrebbe risposto,a una domanda tanto imbarazzante, il ministro giusto.

La macchina del tempo. “Torna ai Riva il tesoro dell’Ilva. Annullato il maxisequestro. La Cassazione accoglie il ricorso e sblocca 8 miliardi” (Corriere della sera, 21-12). La Cassazione ha altresì disposto l’immediata resurrezione delle centinaia di morti uccisi dall’Ilva.

Mai dire Napo. “I leader della sinistra? Non c’è solo Renzi, ma anche Napolitano” (Silvio Berlusconi, il Giornale, 21-12).

Senti chi parla. “Cancellieri silura il direttore del carcere: ‘Ha mentito’” (la Repubblica, 21-12). Pinocchia silura Pinocchio.

Totò, Angelino e la Malagiustizia. “Lo Stato non deve dare l’impressione di un accanimento terapeutico” (Angelino Alfano, vicepremier e ministro dell’Interno, sul no della Cassazione alla scarcerazione di Totò Cuffaro, condannato a 7 anni per favoreggiamento mafioso, La Stampa, 21-12). Per fortuna Cuffaro non risulta affetto da alcuna malattia né dunque sottoposto ad alcuna terapia. Ma forse Alfano considera il favoreggiamento mafioso un virus che colpisce a caso.

Magnager. “Abbiamo bisogno di manager per le aziende tolte ai boss” (Angelino Alfano, vicepremier e ministro dell’Interno, La Stampa, 21-12). Ma anche di boss per le aziende tolte ai manager. Fermi tutti, questo è un governo. “Da quando si è insediato il governo Letta le rapine sono calate del 15 per cento” (Angelino Alfano, vicepremier e ministro dell’Interno, La Stampa, 21-12). Ora le fa direttamente il governo.

Boldrini Airlines. “Avendo scelto una persona come me, ci si aspetta che io faccia qualcosa di diverso rispetto al ruolo classico del presidente della Camera. Perchè io non sono un classico presidente della Camera. E, per accorciare la distanza che separa istituzioni da cittadini, ritengo importanti anche alcune scelte simboliche, come quella di rinunciare totalmente ai voli di Stato. Quando mi sposto, e mi sposto molto, uso la macchina, vado in treno o in aereo, con voli di linea o low cost. Mi pare che sia la prima volta per un presidente della Camera” (Laura Boldrini, presidente della Camera, 29 luglio 2013, quattro mesi e mezzo prima del viaggio del 15 dicembre sull’Airbus della Presidenza del Consiglio insieme al suo fidanzato da Roma a Johannesburg e ritorno per i funerali di Nelson Mandela). E chi mi dà della bugiarda è un sessista.

Ok il prezzo è giusto. “Le fughe sono un prezzo da pagare: quei premi sono un segno di civiltà. Solo 2 su 100 decidono di sparire” (Luigi Pagano, vicedirettore della direzione carceri, dopo la fuga di due criminali in permesso premio, la Repubblica, 20-12). Tanto il prezzo lo pagano le vittime. Perchè il guaio non è chi decide di sparire, ma di sparare.

Guerre stallari. “All’improvviso in Senato qualcosa ha fatto scattare il presidente di turno, Roberto Calderoli. Investito dal fascio di un raggio, il vicepresidente del Senato ha richiamato l’ignoto responsabile della ‘bravata’: ‘C’è qualcuno che si divertecon un laser. Una cosa che neanche alle scuole elementari la si vede, la si deve vedere in Senato. Per non parlare dei rischi di cecità che potrebbe comportare’” (La Stampa, 19-12). Attacco al cuore del Porcellum.

La supercazzola prosperosa. “C’è chi, come Grillo o taluni ambienti radicali, coltiva il disegno di una macrofisica della ribellione riempita con la somma dei mille focolai della microfisica della rivolta senza scopo” (Michele Prospero. L’Unità, 19-12). Con scappellamento a sinistra.

L’Abete di Natale. “Ho grandissima fiducia in Gattuso, uscirà da questa vicenda senza ombre. Conoscendolo, non mi sembra possibile che possa aver dato luogo a comportamenti non in linea con lo stile e il tipo di riconoscimento che tutti gli hanno dato e per l’attività che ha sempre svolto” (Luigi Abete, presidente della Federcalcio, sull’ex calciatore della Nazionale, Rino Gattuso, indagato a Cremona per il calcio-scommesse 18-12). Dunque Gattuso è innocente perchè ha un alibi di ferro: conosce Abete, che conosceva anche Moggi.

Mago Malagò. “Credo ciecamente a quel che ha detto Gattuso. Mi fa un effetto incredibile, ho sentito il tono della sua voce e voglio capire cosa c’è dietro questa indagine. Scommetterei che è una persona perbene” (Giovanni Malagò, presidente del Coni, 18-12). Dunque Gattuso è innocente perchè ha un alibi di ferro: il tono della sua voce. Dunque Malagò scommette che non ha mai scommesso.

CATTIVE SORPRESE Peggiora ancora il fisco sulla casa

pppp
Fatto Quotidiano del 22/12/2013 redazione attualità

L’ approvazione della legge di Stabilità alla Camera non basta a chiarire una volta per tutte quante tasse si pagheranno sulla casa nel 2014, dopo che l’abolizione del- l’Imu sulla prima casa ha innescato la riforma della tassazione sugli immobili. Resta l’incognita dell’aliquota della Tasi, la parte della Imposta unica comunale (Iuc) destinata a finanziare i servizi indivisibili e che esclude quindi il pa- gamento dei rifiuti. IL RITOCCO. Il governo sarebbe pronto ad accogliere le ri- chieste dei sindaci che, dopo le mille modifiche, si sono ritrovati con buchi di bilancio (contavano su un aumento della loro parte di aliquota Imu, risultato solo virtuale causa abolizione dell’imposta). I Comuni chiedevano almeno che l’aliquota comunale della Tasi salisse dallo 0,25 allo 0,35 per cento sulla prima casa, permettendogli così di avvicinarsi al gettito Imu stimato per il 2013 (anno in cui ha pagato, però, lo Stato centrale e non i cittadini). Il ministro Graziano Delrio, invece, ha promesso che saliranno i trasferimenti per aumentare le detrazioni: da 500 milioni a 1,2-1,3 miliar- di. Insomma, circa la metà del miliardo e mezzo chiesto dall’Anci. Secondo le simu- lazioni del Sole 24 Ore , in ogni caso, per le famiglie a reddito medio l’effetto sarà probabilmente un aumento della pressione fiscale: una famiglia con un figlio e una base imponibile di 60.000 euro rischia infatti di passare da una tassa di 110 euro l’an – no (con l’Imu al 6 per mille) a 210 euro. LA FORCHETTA. L’aliquota della Tasi dipende dal Co- mune e può andare dallo 0,1 allo 0,25 al massimo (alme- no se il governo non accon- tenterà i sindaci). Alcuni economisti dell’Istituto Re- gionale per la Programma- zione economica della Toscana hanno pubblicato sul sito lavoce.info una prima analisi della Tasi. Sulla pri- ma casa si paga la Tasi, sul resto del patrimonio si continua a pagare l’Imu. La differenza vera è per le case in affitto: visto che ora l’imposta serve a pagare i servizi offerti dal Comune, viene scaricata in parte sull’inquilino che pagherà una quota tra il 10 e il 30 per cento (al proprietario il restante 90-70 per cento). Le detrazioni, come l’aliquota, verranno gestite dal Comune e non più dallo Stato centrale. Secondo le simulazioni de la voce . i n fo sul caso della Toscana, il gettito finale riscosso dallo Stato “risulta più alto rispetto a quello attuale”. A parità di de- trazioni, con l’Imu ancora in vigore, i toscani avrebbero pagato addirittura meno. Se i Comuni, poi, spingeranno le aliquote fino allo 0,25 per cento, “ogni famiglia toscana po- trebbe dover pagare nel 2014 fino a 150 euro in più rispetto alla situazione attuale”. Un conto che sale parecchio se l’aliquota massima teorica venisse indicata – come chiede l’Anci allo 0,35. SECONDE CASE. Se sulla prima casa si sta ancora cercando di capire chi paga di più e chi di meno rispetto a prima, sulle seconde la stangata è sicura. La nuova Iuc avrà come aliquota massima lo stesso 1,06 per cento fissato per le abitazioni secondarie soggette all’Imu – all’interno vanno modulate an- che la parte sui servizi, Tasi, e quella sui rifiuti, Tari – ma grazie all’incertezza e al gettito minore dalla prima casa, tutti i sindaci la fisseranno sul livello massimo. IMPRESE. Anche sugli immobili delle aziende la tassazione è tripartita. Imu, con aliquota dello 0,76 per cento e gettito che va allo Stato. I Comuni hanno la possibilità di un ulteriore incremento, fino allo 0,3 per cento. Anche qui va calcolata nel totale la parte Tasi e quella Tari. La Iuc, però, per le imprese dovrebbe essere in parte detraibile dall’Ires.

Stamina. Una mail incastra Vannoni: “Non sappiamo cosa stiamo inoculando ai pazienti”

stamina
articolotre -Domenica, Dicembre 22 attualità R.C.
– Proprio gli stessi biologi della Stamina Foundation ammettono che le cellule coltivate non sarebbero sterilizzate nè filtrate, in pratica pericolose.
E’ una mail di pochi giorni fa tra la biologa del team Vannoni,
Erica Molino e il ricercatore Camillo Ricordi, a far deflagrare la bomba Stamina. Scrive Molino “Non abbiamo mai valutato l’espressione genica delle nostre cellule, non sappiamo se esprimano quei fattori essenziali per mantenere il loro stato di cellule staminali”. In pratica non si sa cosa si stia iniettando ai pazienti.
Quasi una conferma al rapporto scientifico che ha bocciato il protocollo Vannoni, il quale definisce tali conclusioni “ridicole”, ma sono i suoi stessi biologi a non dormire sonni tranquilli.
Biologi che chiedono aiuto al professor Ricordi. Scrive ancora Erica Molino “Dato che il processo di trasformazione delle cellule non subisce sterilizzazioni e filtrazioni, bisogna garantire la bontà del prodotto finale. Dobbiamo documentare l’assenza di batteri classici e di contaminazione da micoplasmi”.
Frasi che la dicono lunga sulla sicurezza di quanto agli Spedali di Brescia viene inoculato ai pazienti, adulti e bambini disperati. E un terribile interrogativo si fa strada, come sia stato possibile avviare in un ospedale pubblico, a Brescia, un trattamento senza una comprovata attestazione non solo di efficacia, ma anche di tossicità.
E le carte degli Spedali Civili di Brescia non fanno che gettare altre ombre inquietanti sulla vicenda Stamina. Sono le cartelle cliniche di quei 35 pazienti sottoposti al protocollo Vannoni. Dicono che nessun malato è migliorato, anzi riscontrano un decesso sospetto di un paziente affetto da atrofia multisistemica, patologia che non determina solitamente morte improvvisa.
A onor di verità per tre malati, i medici hanno inizialmente ipotizzato un miglioramento, catalogato in seguito come frutto di impressioni soggettive. Oltre a nessun miglioramento, gli Spedali Civili denunciano anche la compilazione delle cartelle cliniche, le caselle dove si dovrebbe indicare la valutazione della terapia “non vengono compilate, forse perchè non esistono elementi per esprimere un giudizio, anche temporaneo.
A tutto si aggiunge il giudizio della senatrice a vita Elena Cattaneo, ricercatrice a livello internazionale, che ha trascorso una vita su studi relativi a cellule staminali e progenitori del cervello, prima negli Stati Uniti, poi in Italia.Secondo la professoressa Cattaneo Stamina è un drammatico caso di “Ciarlataneria”.
“Ci troviamo -spiega- ad assistere a un gigantesco esperimento di persuasione di massa, nella quale una parte dell’Italia è rimasta intrappolata” E aggiunge “Stamina è una truffa ai danni dei malati e dello Stato. Se andasse avanti avrebbe anche un esorbitante costo economico a carico di tutti noi: circa quattro miliardi”, ovvero oltre il triplo del bilancio annuale di tutti gli enti di ricerca.
Elena Cattaneo si dice anche molto preoccupata per potenziali, gravissivi danni “Quello che viene somministrato sembra essere un frullato di detriti cellulari, non di cellule staminali, in soluzione fisiologica (semlice acqua e sale ndr), e speriamo che non ci sia di peggio”.
E alla fine chiosa indignata “Ma ci rendiamo conto che alcuni tra i nostri migliori biologi e scienziati hanno dovuto leggere e valutare un testo prodotto da persone prive di qualsiasi competenza?. Una tragica follia da interrompere, subito.
Intanto la palla è passata a qui giudici a loro volta ingannati, in perfetta buona fede, dalla montatura mediatica di Stamina. il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello sta accertando le vicende della Stamina Foundation e di chi si è sentito truffato da Davide Vannoni e compagnia.
Gli indagati sono trenta e per tutti è stato chiesto il rinvio a giudizio. A rendere più chiaro il quadro le indagini del Nas dei carabilieri e degli ispettori dell’Agenzia del farmaco. Un rapporto di trecento pagine che non solo bolla il protocollo come non scientifico, va oltre: getta una luce maligna di sciatteria e grossolanità sull’operato dello staff Stamina.
Dosaggi previsti diversi da quelli realmente infusi, mancanza di referti di alcuni esami previsti e obbligatori per i donatori, mancanza dei test su malattie infettife, ad esempio l’Aids, provette e fiale non identificabili.
Una situazione quantomeno confusa e ambigua che sembra non riuscire a fermare Vannoni, il quale si dice pronto a fornire tutte le indicazioni e le informazioni alle sanità regionali che volessero autorizzare la sperimantazione.
Tutto mentre Nature, rivista scientifica a caratura mondiale scrive “Il fiasco delle staminali deve essere fermato, ma l’emozione di chi ha figli malati è un’arma potente”.
E Dio non voglia che qualcuno l’abbia in qualche modo cavalcata e manipolata.

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