Archivio mensile:marzo 2013

Presa diretta Puntata del 31/03/2013 Puliamo l’Iitalia ore 21,15

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Fonte Presadiretta raitre attualità
Il titolo della puntata odierna è “Puliamo l’Iitalia”, con cui si torna a parlare dell’Ilva. Viene affrontato il tema delle bonifiche mai fatte in Italia, in particolare quella di un intero quartiere della città di Brescia, sito inquinato individuato ormai dieci anni fa dal Ministero dell’Ambiente, ma la cui bonifica non è mai iniziata

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ECCO D0LCE ; GABBANA GLI ESTEROVESTITI: 343 MILIONI DI MULTA LA COMMISSIONE TRIBUTARIA DI MILANO CONFERMA: CONDANNATI PER A VER TRUCCATO LA CONTABILITÀ PER PAGARE MENO TASSE. RESTA UN GRADO DI GIUDIZIO

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Fatto Quotidiano 31/03/2013 di Chiara Paolin attualità

Per chi si occupa di abiti chic, il termine “ esterovestizione” potrebbe anche suonare trendy. Invece, secondo i giudici della Commissione tributaria di Milano, si tratta più modestamente di una contraffazione di contabilità che porta le aziende italiane a trasferire sedi e/o marchi in Paesi dove si pagano meno tasse, defraudando le casse nazionali. Per questo Domenico Dolce e Stefano Gabbana sono stati con- dannati ieri a pagare una multa da 343 milioni di euro, più interessi e spesucce varie. Per essere più precisi, la Com- missione tributaria di Milano ha confermato la sentenza di primo grado emessa nel novembre 2011, respingendo in blocco il ricorso presentato dagli stilisti e mettendo un altro punto a favore dell’agenzia delle Entrate, che attende impaziente di incassare il quantum. LA GIUSTIZIA TRIBUTARIA, dopo aver riesaminato il caso, ha dunque riconfermato la “condotta di un abuso di diritto, posta in essere al solo scopo di procurarsi un vantaggio fiscale”. Ma come? Nel marzo del 2004 Domenico Dolce e Stefano Gabbana costuituiscono una società in Lussenburgo, la Dolce & Gabbana Luxemburg sarl, che a sua volta co- stituisce la società Gado sarl. Quest’ultima acquista dagli stessi stilisti, per 360 milioni di euro, alcuni marchi della maison. Ma non finisce qua, perchè qualche tempo dopo, tramite un contratto di licenza, Gado concede a un’altra società ancora (la Dolce & Gabbana srl) il diritto di sfrut- tamento dei marchi in esclusiva e dietro il pagamento di royalties. Da notare che nel Lussemburgo il prelievo fiscale sui profitti è decisamente basso, solo il 4 per cento. Il giro di operazioni societarie in- sospettì l’agenzia delle Entrate, che decise di mettere sotto con- trollo tutto l’affare. Dopo tre anni di lavoro, nel 2010, gli 007 del fisco accusarono gli stilisti di aver messo in funzione una “cassaforte costituita ad hoc”, cioè la Gado sarl, per “attuare una pianifica- zione fiscale internazionale illecita finalizzata al risparmio d’im – posta”. Insomma, tra chiffon e tacchi 12, i marchi D&G cercavano una soluzione contabile per alleggerire i conti personali. Infatti, all’accusa di aver creato una so- cietà esterovestita, si aggiunge anche quel- la di aver ceduto i marchi a un prezzo “inadeguato”. E per- chè mai svendere i gioielli di casa? Rispondono gli esperti tributari che lo scopo principale dell’ope – razione consiste nel ricavare un “risparmio di imposta rea- lizzato attraverso la diminuzione del corrispettivo soggetto a tas- sazione in capo alle persone fi- siche autrici della cessione”. E non si tratta di spiccioli. Secondo l’agenzia delle Entrate, il vero valore dell’operazione lus- semburghese superava il miliardo di euro, cifra che poi è stata ridotta in primo grado a 730 mi- lioni. Bei soldoni, specie per calcolare il budget individuale dei due fondatori: dopo la revisione amministrativa, la voce “altri red- diti” di ciascun stilista è lievitata dai 25,4 milioni dichiarati a 422,3 milioni di euro. La maggiore imposta accertata ammonta perciò a 187,6 milioni, la maggiore addi- zionale regionale (per la gioia del governatore Maroni) è di 5,8 mi- lioni e le sanzioni amministrative ammontano a 193,4 milioni. EPPURE, LA STORIA potrebbe continuare ancora a lungo. Prima di sganciare anche un solo centesimo, bisognerà attendere l’ultimo grado di giudizio, l’ennesimo ricorso cui hanno diritto i due stilisti. Difficile immaginare la soluzione opposta, cioè il pagamento immediato della multa. Perchè a novembre 2011, quando la Cassazione annullò un prece- dente verdetto di assoluzione sul- l’evasione fiscale a carico dell’azienda di moda, Stefano Gabbana non usò mezze parole. “Ladri!!!!!!”twittò, con 6 punti esclamativi, aggiungendo: “Non sanno cosa fare per portarci via i sol- di”. Chi? Quelli dell’agenzia delle Entrate, lo Stato, l’Italia da cui “sarebbe meglio forse andarsene”, come scrisse ancora Gabbana beccandosi su Facebook i commenti degli utenti: “Bisogna pagare le tasse, tutti, e soprattutto voi che siete ricchi”. Ieri, a crisi economica e istituzionale più conclamata che mai, i commenti online sono stati più pro D&G che contro. Certo Stefano Gabbana ha ritwittato ogni messaggino di solidarietà, ma tra gli utenti tanti si allineano: “Lo Stato s’è magnato tutto, adesso vogliono venire addosso a chi lavora

PERFINO IL COMMISSARIO BOCCIA IL TAV VENEZIA-TRIESTE BORTOLO MAINARDI È STATO NOMINATO DAL GOVERNO BERLUSCONI PER FA VORIRE LA GRANDE OPERA. MA ANCHE SECONDO LUI È INUTILE

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Fatto quotidiano 30/03/2013 Giorgio Meletti attualità

La cosa potrebbe sembrare talmente ovvia da non essere una notizia. Un signore ha detto che la ferrovia ad alta velocità da Venezia a Trieste non si farà, se va bene, prima del 2040. Perché non ci sono i soldi. La notizia è che la sentenza, che se la dice un NoTav viene tacciata di di- sfattismo ideologico, viene da uno dei più autorevoli sacer- doti del Sì-Tav: il commissario governativo per la Vene- zia-Trieste, Bartolo Mainardi. MAINARDI, noto architetto 62enne di Calalzo di Cadore, è stato nominato due anni fa dal governo Berlusconi, della cui filosofia delle cosiddette Gran- di Opere è stato sempre uno dei più fedeli e impegnati in- terpreti. Nel 2003 l’allora ministro delle Infrastrutture Pie- tro Lunardi lo nominò nientemeno che Commissario per le Grandi Opere Strategiche del Nord-Est, nel 2008 il mi- nistro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo l’ha voluto nella Commissione Via, quella che verifica l’impatto ambientale delle nuove infrastrutture. Dunque Mainardi, all’indo- mani della manifestazione anti-Tav di sabato scorso in Val di Susa, ha fatto due conti e ha scoperto ciò che a molti è evi- dente da tempo: “Da Verona a Trieste ci vogliono poco meno di 12 miliardi di euro, dove an- diamo a prenderli? Meglio ri- strutturare le linee ferroviarie esistenti”. Secondo l’architetto si può far crescere il traffico passeggeri e merci sulla linea tradizionale spendendo solo 800 milioni, per esempio eli- minando i passaggi a livello. “Oggi la Venezia-Trieste è sfruttata al 40 per cento”. Se la linea storica venisse messa in efficienza, raggiungerebbe la saturazione non prima del 2040, secondo i calcoli del commissario governativo. ATTENZIONE: la saturazione avverrebbe nel prossimo quar- to di secolo in seguito alla au- spicata, ma non certa, esplosione del traffico nei porti del nord Adriatico. “E comunque”, ha detto Mainardi a La Nuova Venezia, “non abbiamo la disponibilità di 4 miliardi e 400 milioni per la tratta Verona-Padova, tanto meno quella dei 7 miliardi 3 400 mi- lioni per la Mestre-Trieste”. “Finalmente anche Mainardi si è accorto che prima di fare nuove linee è meglio intervenire sui cosiddetti colli di bottiglia delle vecchie”, festeggia Laura Puppato, unica esponente Pd conseguentemente ostile ai mega progetti Tav. Il merito di Mainardi è di dire, come il ragazzino della favola, che il re è nudo. La Vene- zia-Trieste ad alta velocità è un’opera talmente inutile che neppure la Madre di tutte le Grandi Opere, il piano Tav del 1991, la inserì nello schema del progetto. Il Tav da Milano si fermava a Padova, dove peraltro non è ancora arrivato perchè ancora ci si chiede che senso ha l’alta velocità su una trat- ta che in 250 chilometri (il minimo che andrebbe fatto non stop per dare un senso alla ve- locità stessa) incontra Berga- mo, Brescia, Verona, Vicenza, e Padova prima di arrivare a Venezia. La Venezia-Trieste poi ha il suo unico senso nel completamento del mitico corridoio 5 che dovrebbe collegare Lisbona a Kiev passando per la Padania. Si tratta ovviamente di un mito privo di collegamento con la realtà, ma utile a far avanzare i cantieri e gli interessi delle società di costruzio- ne e progettazione. Infatti in Val di Susa si dice che non si può interrompere il Corridoio 5, senza voler ammettere che da Lisbona a Kiev quelli sono gli unici cantieri aperti, men- tre a Venezia si dice che bisogna fare la Milano-Trieste sennò la Torino-Lione non serve a niente. Solo che neppure in Slovenia, in Francia, in Spagna e in Portogallo si sta costruendo qualcosa che abbia a che fare con il trasporto di merci su rotaia.

NAPOLITANO NON SI DIMETTE E S’INVENTA I DIECI “SAGGI”

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Da Il Fatto Quotidiano del 31/03/2013.di eduardo du Biasi attualità

È stata colpa dei veti incrociati, dei rilanci impossibili di tutte le forze politiche uscite “non vincitrici” dalle elezioni, della debolezza della presidenza di Giorgio Napolitano, mutilata dal semestre bianco e per questo impossibilitata a mandare il Paese nuovamente al voto sciogliendo le Camere. A oltre un mese dalle elezioni politiche di febbraio, con un premier pre incaricato (il segretario del Pd Pier Luigi Bersani) dimenticato nel congelatore, e uno dimesso che potrà rimanere in carica (il senatore a vita Mario Monti), Giorgio Napolitano rilancia.

DOPO aver meditato le proprie dimissioni per risolvere l’impasse istituzionale su Palazzo Chigi e avvicinare l’elezione del presidente della Repubblica (le Camere in seduta comune sono già convocate per il giorno 15 aprile), il capo dello Stato ci ha ripensato (“resterò fino all’ultimo giorno del mio mandato”) e ha varato una inconsueta manovra.
L’ha annunciata lui stesso, al Quirinale, ieri all’ora di pranzo. Si tratta della creazione di “due gruppi ristretti di personalità tra loro diverse per collocazione e per competenze” in grado “di formulare – su essenziali temi di carattere istituzionale e di carattere economico-sociale ed europeo – precise proposte programmatiche che possano divenire in varie forme oggetto di condivisione da parte delle forze politiche”. Le personalità, annunciate dal Colle intorno alle 18, hanno bisogno di poche presentazioni. Sui temi istituzionali dibatteranno Mario Mauro (montiano di provenienza Pdl), Gaetano Quagliariello (Pdl), Luciano Violante (Pd) e il costituzionalista Valerio Onida, ex presidente della Consulta. Sui temi economico-sociali ed europei, oltre ai due presidenti delle commissioni speciali per l’esame degli atti di governo già insediate a Camera e Senato Giancarlo Giorgetti (Lega) e Filippo Bubbico (Pd), ci sono il ministro in carica Enzo Moavero, l’economista Salvatore Rossi del direttorio di Banca d’Italia, il presidente Istat Enrico Giovannini (indicato in quota Cinque Stelle, o comunque non sgradito al Movimento) e il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella.

Nelle intenzioni di Napolitano questi “saggi” che si insedieranno martedì , surroga di tecnici e politici, avranno un doppio ruolo. Da una parte dovranno elaborare un “programma”. Dall’altro cercare un consenso tra i gruppi politici rappresentati in Parlamento. Il loro lavoro potrebbe essere la base per la costituzione di un futuro governo di larghe intese che veda convergere Pd, Pdl e Scelta Civica.

E il governo? Per adesso, spiega Napolitano, resta in carica Mario Monti “benché dimissionario e peraltro non sfiduciato dal Parlamento”. La circostanza è al margine della Costituzione se si pensa che Monti, mai eletto, non cadde in aula solo perchè si dimise prima, ma soprattutto perché tra la sua nomina a premier nella legislatura XVI e il suo approdo nella legislatura XVII, ci sono state le elezioni politiche (fu peraltro lo stesso Onida a criticare la sola ipotesi di questo scenario, in quanto il Parlamento resta sovrano per il varo di un governo).

Ma fino a quando Monti resterà in carica in questo schema? Almeno fino alla nascita di un nuovo governo, quindi oltre la scadenza di metà maggio del settennato di Napolitano: sarà infatti il nuovo presidente della Repubblica a varare il governo che riporterà il Paese alle elezioni. E quindi a valle della scelta di Napolitano ci possono essere un obiettivo massimo (il varo di un governo politico Pd-Pdl-Lega-Scelta Civica), e un obiettivo minimo (prendere tempo aspettando che si insedi il successore). Entrambi allontanano la crisi di almeno due settimane.

E I PARTITI? Ufficialmente plaudono tutti. Il Movimento Cinque Stelle apprezza che il capo dello Stato abbia fatto propria l’idea di un Parlamento che può lavorare anche senza governo (prorogando l’esecutivo Monti), e non lascia trapelare nulla nemmeno sull’odiato Violante, considerato signore dell’inciucio con Berlusconi. Anche Pier Luigi Bersani fa buon viso a pessimo gioco: “Siamo pronti ad accompagnare il percorso indicato dal presidente Giorgio Napolitano”, dice. E poi prova a sparigliare i giochi sul futuro: “Governo di cambiamento e convinzione per le riforme restano in asse”, dice. Niente larghe intese, per lui. Non per il suo partito che, questa volta, sembra tirare dall’altra parte.

Il Pdl si gode l’ingovernabilità e tiene il punto sia sul governissimo che sulle elezioni. Cicchitto addirittura rilancia un accordo su una legge elettorale “alla francese, con il doppio turno”, vale a dire su quello che da almeno un lustro è la proposta del centrosinistra sempre bocciata da Berlusconi. Monti parla di “perfetta correttezza istituzionale”.

Come diceva un altro napoletano illustre, “adda passà ‘a nuttata!”

INPS AL COLLASSO. ADDIO PENSIONI

corel Fonte il ribelle.com VALERIO LO MONACO 30/03/2013 attualità
ilribelle.com
Una azienda con un patrimonio di 41 miliardi che nel giro di un paio d’anni ne avesse persi così tanti da farlo scendere a soli 15, verrebbe considerata sana oppure oppure desterebbe se non altro l’interesse di andarne a capire il motivo? E ancora di più: nel caso in cui questa “azienda” fosse di importanza fondamentale non solo per i suoi azionisti ma per l’intero Paese del quale fa parte, sarebbe il caso, a livello informativo, di dare risalto alla notizia e di farla entrare nel dibattito pubblico? Le risposte sono scontate, ma le domande servono a introdurre l’argomento. Perché lo Stato del quale parliamo è l’Italia, e l’”azienda” con questi conti disastrati si chiama Inps.
L’istituto di previdenza, infatti, aveva a fine 2011 un patrimonio di 41 miliardi, come detto, il quale si è ridotto a soli 15 in 24 mesi. Ma è a livello tendenziale che le cose peggiorano e destano ancora più preoccupazione.
Ci sono due elementi importanti da tenere in considerazione più un terzo che è addirittura determinante.
Inpdap profondo rosso
Il primo, motivo principale di questo calo del patrimonio, è relativo alla fusione recente di Inpdap e Inps, cioè il fatto che il sistema pensionistico del settore pubblico sia stato fatto confluire all’interno di quello del settore privato (operazione datata appunto 2012). La fusione di questi due enti era stata prevista trionfalmente, comunicando che, per via dei tagli alle spese che tale operazione avrebbe comportato si sarebbero risparmiate alcune centinaia di milioni di euro. Cosa puntualmente ancora non verificata, visto che sia la prevista gestione unica degli immobili dei due enti sia la razionalizzazione del personale è ancora di là dal venire.
Nel frattempo, però, questo matrimonio ha portato in dote al sistema pensionistico del settore privato oltre 10 miliardi di rosso, contribuendo ad affossare ancora di più le riserve originarie dell’Inps conteggiate a fine 2011.
Lo Stato moroso
Il secondo dato allarmante contiene una riflessione interessante, visto che, come si dice, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si prende. Dunque, il grande buco dell’Inpdap – che, ribadiamo, era l’ente pensionistico dei dipendenti del settore pubblico – dipende direttamente da un elemento chiave: le pubbliche amministrazioni, da tempo e in modo diffuso, non stanno pagando del tutto i contributi pensionistici dovuti dei propri dipendenti. Si tratta di una somma stimata in circa 30 miliardi, che grava ovviamente sul bilancio già fortemente compromesso dello Stato ma che, attenzione, non è ancora stato messo agli atti, visto che proprio mediante la fusione con l’Inps è stato, per il momento, occultato.
Ora, già il fatto che le amministrazioni pubbliche non stiano versando tutti i contributi dei dipendenti, cioè che lo Stato sia moroso verso se stesso e i suoi dipendenti, è cosa che dovrebbe chiarire da sola la situazione generale. Ma che ora – ed eccoci alla riflessione poco ortodossa accennata poc’anzi – vi sia stata questa misura di accorpamento tra Inpdap e Inps fa venire più di qualche dubbio. È come se – meglio: è – lo Stato avesse scelto di prendere un proprio ente in forte deficit (nel quale da una parte doveva far confluire alcune proprie spese, cioè i contributi dei dipendenti, e dall’altra far uscire altre spese, cioè l’erogazione delle pensioni) e lo avesse inserito, come un cavallo di troia malefico, nell’altro ente (l’Inps) in cui sono i privati a far confluire i propri contributi per unire il tutto in un calderone, prossimo al collasso, sul quale far gravare un fallimento complessivo. Tra un po’, in altre parole, siccome l’Inps, con il patrimonio così drasticamente intaccato e con i conti tendenziali in rosso, non potrà più erogare le pensioni, si prenderà atto della cosa dimenticandosi che buona parte di questo scenario catastrofico dipende proprio dai mancati versamenti del settore pubblico.
Baby boomers all’incasso (forse)
Il terzo elemento, anche in questo caso assente dal dibattito e dalle analisi attuali, risiede nella constatazione che proprio in questi anni, e per il prossimo quinquennio, c’è una enorme fetta del Paese a dover andare in pensione. Si tratta della generazione dei baby boomers. Di quelli, per intenderci, che negli anni Settanta tentarono la “rivoluzione” più celebrata che concreta. E che, “una volta al potere”, al posto delle rivoluzioni si sono invece premurati di mettere al riparo i propri meri interessi. Oggi, in età pensionistica, appunto, sono in procinto di passare all’incasso. Se questa massa di persone fosse messa in grado di andare dritta in pensione così come giustamente previsto, l’Inps crollerebbe in modo definitivo nel giro di qualche anno appena. Ribadiamo, infatti, che già a fine 2013 il bilancio complessivo dell’Inps è atteso a poco oltre 15 miliardi. Dai 41 di fine 2011.
Non solo: tutte le operazioni relative al sistema pensionistico degli ultimi anni a questo punto possono – e devono – essere interpretate alla luce dei dati che ora stanno venendo fuori, ma che evidentemente già anni addietro erano ben presenti all’interno degli ambienti politici. Nel luglio del 2010, sul Mensile, pubblicammo questo articolo: “In Pensione a 100 anni” . Oggi bisogna aggiornarlo. Il tentativo neanche troppo velato, almeno per chi voglia accorgersene, è quello di evitare proprio che persone possano andare in pensione. Il che si applica facendole lavorare il più a lungo possibile, spostando sempre in là la data in cui sarà possibile andare in pensione. Con questo si otterrà il risultato di aver fatto lavorare tutta la vita le persone, facendogli versare montagne di contributi, sino al punto in cui avranno davanti ancora pochissimi anni, una volta andate in pensione, per avere indietro dallo Stato solo una piccola parte di quanto versato. Sempre che non muoiano prima sulla scrivania del proprio posto di lavoro.
I giovani sono completamente fuori
Parallelamente, il fatto che così tante persone non possano lasciare il posto di lavoro sino di fatto alla vecchiaia comporta anche l’assoluta mancanza di turnover, e dunque pochissimo accesso dei giovani al mondo del lavoro. Come stiamo puntualmente verificando. Questi, già penalizzati dalle riforme Fornero sul lavoro che hanno aumentato le già elevate sperequazioni precedenti, tra contratti da fame a 500 euro al mese e senza alcuna possibilità di accedere a un posto di lavoro degno di questo nome, in ogni caso, ora e domani, non saranno comunque in grado di versare contributi in quantità bastante a pagare le pensioni di chi, via via, in ritardo e alla fine, comunque (per ora: almeno secondo le norme attuali) in pensione poco alla volta ci sta andando.
Il tutto, naturalmente, contribuisce a peggiorare il quadro già disastroso dell’Inps.
Dobbiamo a questo punto necessariamente correggerci. A destare preoccupazione sono le cose incerte. Mentre qui si può tranquillamente parlare di una certezza: l’Inps sta finendo nel buco nero statale e dunque le pensioni non potranno essere più erogate a breve. Molto a breve, a meno di stravolgimenti sistemici (uscita dall’Euro e ripresa della sovranità monetaria, ad esempio) che per ora comunque non sono all’orizzonte. Il che apre scenari non preoccupanti, ma terrorizzanti. Nel silenzio generale di chi sa ma non vuole far sapere.

Valerio Lo Monaco
Fonte: http://www.ilribelle.com
Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2013/3/26/inps-al-collasso-addio-pensioni.html

Il tuo smartphone e il tuo GPS ti possono spiare

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Fonte ScienzaMarcia del 30 marzo, 2013 attualità
Leggiamo sul Washington times: New software uses smartphone camera for spying ovvero Nuovo software usa le videocamere degli smartphone per spiare:

http://www.washingtontimes.com/news/2012/oct/2/new-software-uses-smartphone-camera-spying/

L’articolo parla di un nuovo malware, una sorta di virus informatico, che permette di prendere controllo da remoto di uno smartphone e della sua video camera e quindi spiare tutto ciò che risulta visibile nella sua portata.

Ma chi ha elaborato tale software? Nientemeno che una struttura militare, il Centro Statunitense U.S. Naval Surface Warfare Center!

Lo conferma anche il Dailymail nell’articolo
http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2211108/Could-phones-camera-secretly-taking-pictures-right-Hackers-use-lens-steal-private-data–build-3D-model-home.html

nel quale si spiega come tale software può addirittura creare modelli 3D di abitazioni ed uffici in cui il telefono portatile si trova per molto tempo.

Ed il New York Times a sua volta, spiega come quello non si debba chiamare telefonino ma “congegno per tracciare” http://www.nytimes.com/2012/07/15/sunday-review/thats-not-my-phone-its-my-tracker.html?_r=1&ref=opinion

In tale articolo leggiamo:

Grazie all’esplosione della tecnologia GPS ed alle app degli smartphone, questi congegni stanno anche prendendo nota di cosa compriamo, dove compriamo, quanti soldi abbiamo in banca , a chi spediamo e-mail, quali siti visitiamo, dove andiamo, a che ora andiamo a dormire e a che ora ci svegliamo — ed altro ancora.

Del resto le prove ottenute tramite il tracciamento dei GPS arrivano persino al tribunale:

http://www.cadc.uscourts.gov/internet/opinions.nsf/FF15EAE832958C138525780700715044/$file/08-3030-1259298.pdf

Anche in Italia i media si sono occupati della questione, vedi l’Espresso, sul quale è stato pubblicato l’articolo Così il potere spia nel tuo PC: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cosi-il-potere-spia-nel-tuo-pc/2168193

In tale articolo si riferisce di un software denominato FinFisher:

un prodotto commercializzato da due giganti del settore che hanno stabilito una stretta collaborazione: l’inglese Gamma e la tedesca Elaman.

Niente sembra poter sfuggire a FinFisher: è una tecnologia capace di agire su computer e telefonini, che penetra gli scudi di firewall e antivirus, ed è capace di rubare qualsiasi informazione: dalle conversazioni via Skype alle chat, dai file stampati a quelli cancellati. Può essere installata direttamente nei computer attraverso dispositivi fisici, come le chiavette Usb, ma anche a distanza, attraverso file che infilano il micidiale cavallo di Troia “FinSpy”, “un Trojan professionale che è completamente invisibile e tutte le sue comunicazioni sono totalmente coperte”. Uno strumento per monitorare mafiosi, terroristi e criminali, certo. Ma che potrebbe finire nelle mani di chiunque.

Detto questo è facile pensare che governi e servizi segreti usino queste tecnologie per spiare all’occorrenza la popolazione.

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Aggiornamento del 27/03/2013
Riporto questo interessante commento pervenutomi via e-mail
A riprova di ciò ti mostro un’applicazione per Android, quindi per il più diffuso sistema operativo per cellulari al mondo che serve proprio a tale scopo ma lato utente, ossia io me lo installo e da remoto, ossia da qualsiasi PC, in caso di furto del mio cellulare posso scattare foto, girare video avere accesso al registro chiamate, agli sms, disinstallare applicazioni, cancellare la memoria del telefono, tutto in maniera assolutamente trasparente alla persona che tiene in mano il telefono.

L’applicazione in questione la puoi trovare qui: Cerberus antifurto ma ce ne sono altre simili. L’ho provata per curiosità ed è tutto assolutamente trasparente ed i risultati ti arrivano via e-mail.

Comodo sì, in caso di furto. Inutile dire che tale tecnologia è ovviamente utilizzabile ad insaputa dell’utente dato che è alla portata di tutti, tra l’altro.

Fonte: scienzamarcia – tratto da losai.eu

Con scappellamento a destra (Marco Travaglio

foto-marco-travaglio-servizio-pubblico-150x150Il Fatto Quotidiano del 31/03/2013

Gol mancato, gol subìto” è una regola ferrea del calcio. Ma non solo. L’altroieri M5S aveva un rigore a porta vuota: l’ha tirato in tribuna. E, con la partecipazione straordinaria di Napolitano e Bersani, ha perso un’occasione unica di spingere l’Italia verso un po’ di futuro. Ieri le lancette della politica hanno ripreso a camminare a ritroso verso il peggiore passato. Anziché andarsene in anticipo, accelerando l’elezione del successore e la soluzione della crisi, come pure aveva saggiamente pensato, Napolitano è riuscito a farci rimpiangere di non vivere in Vaticano (di Ratzinger purtroppo ce n’è uno solo, e non è italiano). E a dare ragione a Grillo anche quando aveva torto. La bi-Bicamerale escogitata per dettare l’agenda a un governo che non c’è ricorda la Restaurazione del 1815, col ritorno dei “codini” in Europa dopo la fine di Napoleone e il congresso di Vienna. Solo che da noi la rivoluzione non c’è stata: siamo il paese della controriforma senza riforma e della restaurazione senza rivoluzione. Il paese che, quando ha le idee confuse, fa una commissione (anzi, due) per confondersele un altro po’. In un altro, la mossa del Presidente verrebbe chiamata col suo nome: golpe bianco, commissariamento della politica e degli elettori (e poi l’“antipolitico” sarebbe Grillo), con i saggi al posto dei colonnelli.
Nel paese di Pulcinella, è il tragicomico risultato delle non-dimissioni di Napolitano, seguite alla non-vittoria Pd, alla non-sconfitta Pdl, al non-statuto M5S, alla non-rinuncia di Bersani dopo il fallimento delle convergenze parallele e della non-sfiducia a 5Stelle, previa pausa di riflessione. Mentre le migliori lingue di giornalisti e giuristi fanno gli straordinari per magnificare la geniale, strepitosa, magistrale mossa del Colle, si sente persino dire che “il governo Monti è pienamente operativo” e sta per assumere “provvedimenti urgenti per l’economia”: è lo stesso che annega in acque territoriali indiane sul caso dei marò, col ministro degli Esteri che riesce a dimettersi da un esecutivo dimissionario. E il cui leader Monti è stato appena asfaltato dal 90% degli elettori. Dunque l’eterna Bicamerale, aperta nel ’97 da D’Alema e B. e mai davvero chiusa nonostante le apparenze, riapre trionfalmente i battenti sotto le mentite spoglie di due “gruppi di saggi”. C’è Onida, corazziere ad honorem per gli immani sforzi compiuti per difendere le interferenze del Quirinale nelle indagini sulla trattativa Stato-mafia e per negare l’ineleggibilità di B., dunque molto saggio. C’è Giovannini, il presidente Istat che fu incaricato di studiare i costi della politica, ma alla fine si arrese stremato, dunque molto saggio. C’è Pitruzzella, già associato allo studio Schifani, dunque garante dell’Antitrust e molto saggio. C’è Rossi, il solito banchiere uscito dai caveau di Bankitalia, dunque molto saggio. C’è Violante, quello che si vantava con B. di non avergli toccato le tv e il conflitto d’interessi, dunque molto saggio. C’è Mauro, già Pdl, ora montiano, ma sempre Cl, dunque molto saggio. C’è Quagliariello, che strepitò in aula contro gli “assassini” di Eluana, dunque molto saggio. C’è Bubbico, già indagato e prosciolto per la buona politica in Lucania, dunque molto saggio. C’è il leghista Giorgetti, che intascò una mazzetta da Fiorani, poi con comodo la restituì, dunque molto saggio. Se questi sono saggi, i fessi dove sono? Eppure piacciono a tutti. Anche ai 5Stelle, gli unici esclusi dalla spartizione quirinalesca, gli unici ignari della vera natura della bi-Bicamerale: una stanza degli orrori per rimettere in pista B. e patteggiare alle nostre spalle, una siringa di anestetico per infilarci la supposta dell’inciucio senza che ce ne accorgiamo. Scommettiamo che i saggi parleranno quasi soltanto di giustizia?

Ps. Nella distrazione generale si son dimenticati Bersani nel freezer. Qualcuno lo avverta che non è più il premier incaricato e, se possibile, lo scongeli nel microonde.

E LI CHIAMANO “SAGGI”! QUAGLIARELLO (PDL), VIOLANTE E BUBBICO (PD), MOAVERO E MAURO (SCIOLTA CIVICA), GIORGETTI (LEGA)…ARIDATECE POMICINO! (dai tecnici ai saggi)

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Fonte Dagospia 30/03/2013 da ansa.it attualità
poi il costituzionalista Valerio Onida, Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Authority della concorrenza; Salvatore Rossi, membro del Direttorio di Bankitalia – Riusciranno a sfornare la “super-patrimoniale” e una nuova legge elettorale?…
Valerio Onida, il sen. Mario Mauro, il sen. Gaetano Quagliariello e il prof. Luciano Violante. Sono questi i ‘saggi’ individuati dal presidente Napolitano per il gruppo di lavoro istituzionale. Lo si legge in una nota del Quirinale.
Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Authority della concorrenza; Salvatore Rossi, membro del Direttorio di Bankitalia, Giancarlo Giorgetti e Filippo Bubbico, presidenti delle Commissioni speciali di Camera e Senato, e Enzo Moavero Milanesi. Sono questi i ‘saggi’ per l’economia scelti dal Colle.

MONTI – SCHIFANI – NAPOLITANO – FINI “Continuo ad esercitare fino all’ultimo il mio mandato, non nascondendo al Paese le difficoltà che sto ancora incontrando e ribadendo la mia fiducia nella possibilità di un responsabile superamento della situazione che l’Italia attraversa”, ha affermato il presidente Giorgio Napolitano nell’attesa conferenza stampa al Quirinale, dopo la riflessione seguita alle consultazioni di ieri. Mentre si avvicina l’elezione del nuovo capo dello Stato “sono giunto alla conclusione che, pur essendo ormai assai limitate le mie possibilità di ulteriore iniziativa” per un nuovo Governo, “posso fino all’ultimo giorno” aiutare a “sbloccare una situazione irrigidita tra posizioni inconciliabili”.

GIOVANNI PITRUZZELLA DA NAPOLITANOSALVATORE ROSSI Napolitano ha chiesto a “due gruppi ristretti di personalità”, di formulare su temi istituzionali e economico-sociali, “precise proposte programmatiche oggetto di condivisione” da parte delle forze politiche, in vista di un possibile governo. I nomi dei “gruppi ristretti di personalità” sono stati resi noti nel pomeriggio. I nomi delle personalità che lavoreranno per facilitare la soluzione della crisi sono stati scelti dal presidenti della Repubblica “in piena autonomia” e non è stata indicata una scadenza per il termine del loro lavoro.

Luciano Violante I due gruppi ristretti voluti dal presidente Napolitano avranno un carattere “uno politico istituzionale e l’altro economico-sociale” e si insedieranno martedì prossimo. Prepareranno un rapporto – si è appreso – che verrà presentato o a Napolitano o al presidente che verrà dopo di lui e il loro lavoro potrà anche essere una sorta di base programmatica per il nuovo governo.

CALDEROLI E GIANCARLO GIORGETTI “Devo ancora una volta sottolineare l’esigenza che da parte di tutti i soggetti politici si esprima piena consapevolezza della gravità e urgenza dei problemi del Paese” per cui serve “un accentuato senso di responsabilità” per formare “un valido Governo” in tempi brevi.

Il Governo Monti è “operativo” e “sta per adottare provvedimenti urgenti per l’economia”, d’intesa con la UE e con “il contributo del nuovo Parlamento”, ha assicurato il presidente. “Non può sfuggire agli italiani e alla opinione internazionale che un elemento di concreta certezza della situazione del nostro Paese è rappresentato dalla operatività del nostro governo tutt’ora in carica e non sfiduciato dal Parlamento”, ha detto Napolitano. Il Governo sta per adottare provvedimenti urgenti per l’economia, d’intesa con la Ue e con l’essenziale contributo del nuovo Parlamento attraverso i lavori della commissione speciale presieduta dall’onorevole Giorgetti”, ha proseguito il Capo dello Stato.

Filippo Bubbico ”Siamo pronti ad accompagnare il percorso indicato dal presidente Giorgio Napolitano. Governo di cambiamento e convinzione per le riforme restano asse”. Cosi’ il premier incaricato Pier Luigi Bersani.

Quagliariello “Ovviamente se avesse assegnato a noi l’incarico per il governo sarebbe stata la scelta ottima, ma la strada scelta è quella che più si avvicina alla soluzione in un momento così difficile”. Così Claudio Messora, coordinatore comunicazione del M5S, a Sky Tg24. “Il M5S ha sempre detto che è possibile continuare con la ‘prorogatio’, in cui il vecchio governo resta in carica per le funzioni amministrative – aggiunge Messora – Le parole di Napolitano sembrano suggerire che è una possibile via uscita”. “Questo rientra nel solco di quanto è stato dichiarato dal M5s, anche nel recente post di Grillo: facciamo fare in fretta al Parlamento 4-5 leggi, poi vediamo il da farsi. Era quasi inutile perdere tanto tempo per realizzare un governo impossibile”, prosegue Messora.

Enrico Giovannini DSC “Delle due l’una: o governo politico di grande coalizione o subito al voto”. Così il segretario del Pdl, Angelino Alfano. “La prima ipotesi (da noi auspicata) è un accordo pieno, politico e di legislatura. Altrimenti la strada maestra è quella di tornare subito alle urne, senza frapporre alcun indugio”.

La Commissione Ue “ha fiducia nel processo democratico italiano per trovare la giusta soluzione”. Così un portavoce dell’esecutivo Ue all’ANSA dopo le decisioni annunciate dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La Commissione Ue, ricordando che non è il suo ruolo commentare gli sviluppi politici in atto nei paesi europei, non è intervenuta nel merito di quanto annunciato dal Quirinale, limitandosi a ribadire la “fiducia” di Bruxelles nel processo democratico in Italia.

Di quale futuro parliamo?(la scelta di Napolitano)

Fonte Byoblu 30/03/2013 attualità

Quando si critica il Movimento Cinque Stelle, accusandolo di irresponsabilità, lo si fa sempre parlando di “futuro”. Siccome non è possibile accusarlo con una qualche credibilità di essere responsabile della crisi economica, politica e istituzionale che ha colpito questo Paese (essendo una chiara responsabilità dei partiti), allora si dice che esiste anche una responsabilità sul futuro, di cui si può essere artefici oppure ostacoli.

E’ vero: una volta che si viene eletti, si ha la chiara, ovvia responsabilità di permettere a un futuro migliore di realizzarsi, altrimenti non si capisce a quale scopo si dovrebbe sedere nelle aule del Parlamento. Tuttavia è necessario chiarirsi su una cosa di fondamentale importanza: di quale futuro parliamo? Se il futuro che avete in testa è quello che ha come orizzonte temporale i prossimi mesi, i prossimi giorni, addirittura le prossime ore, allora è vero: il Movimento Cinque Stelle è una spranga di ferro incastrata fra gli ingranaggi del potere, e non permette al meccanismo di girare come ha sempre fatto, silenziosamente, senza problemi. Tuttavia, se il vostro orizzonte degli eventi spazia in una dimensione temporale più ampia, scrutando la curvatura di una visione lucida, sulla quale traccia una rotta certamente più lunga, ma precisa e predeterminata, allora questo momento può essere visto come un passo intermedio, un momento necessario per consentire alla nave, al Paese di raggiungere mete che, senza un progetto di ampio respiro, resterebbero macchioline distanti, tenui ombre che tremolano in lonantanza, presenti su una cartina disegnata da chi ha avuto l’ardire di immaginarle e anche, coraggiosamente, di provare a raggiungere.

Nessuna visione a corto raggio può restituire all’Italia la speranza di cambiamento: il cambiamento o è totale, o è totalmente finto. Ma per cambiare davvero, occorre guardare lontano, così come per uscire da una gabbia dorata occorre prima rompere i cardini arruginiti su cui una porticina sprangata da troppo tempo non è più in grado di ruotare.

E allora, di quale futuro parlate, quando parlate di futuro?

Napolitano: “Non mi dimetto. Proposte programmatiche da due gruppi ristretti”.

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Da ilfattoquotidiano.it del 30/03/2013.redazione attualità

Giorgio Napolitano non si dimetterà in anticipo. E affida a due gruppi ristretti il compito trovare proposte programmatiche attorno a cui fare nascere il nuovo governo. ”Continuo a esercitare fino all’ultimo il mio mandato – ha detto il presidente della Repubblica – non nascondendo al Paese le difficoltà che sto ancora incontrando e ribadendo la mia fiducia nella possibilità di un responsabile superamento della situazione che l’Italia attraversa”. Nel ponmeriggio verranno resi noti i nomi dei ”gruppi ristretti di personalità” citate dal presidente della Repubblica, figure di alto profilo che andranno a costituire due commissioni di saggi.
Napolitano chiederà ai due gruppi di persone di formulare su temi istituzionali ed economico-sociali “precise proposte programmatiche oggetto di condivisione” da parte delle forze politiche, in vista di un possibile governo. Secondo fonti del Quirinale, i nomi delle personalità che lavoreranno per facilitare la soluzione della crisi saranno scelti dal presidenti della Repubblica “in piena autonomia” e non è stata indicata una scadenza per il termine del loro lavoro.

Il capo dello Stato ha lanciato anche un messaggio di fiducia agli italini e alla opinione internazionale: non puù infatti sfuggire, dice, “che un elemento di concreta certezza della situazione del nostro Paese è rappresentato dalla operatività del nostro governo tutt’ora in carica e non sfiduciato dal Parlamento”. Secondo Napolitano, ”Il governo sta per adottare provvedimenti urgenti per l’economia, d’intesa con la Ue e con l’essenziale contributo del nuovo Parlamento attraverso i lavori della commissione speciale presieduta dall’onorevole Giorgetti”.

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