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Ferdinando Imposimato: “Scalfaro voleva trattare con la mafia”

fe7f99c76fcee68ab2edd42e5f2d3471522b424a70d38articolotre Redazione- del 2/10/2013 attualità Imposimato critica Ingroia per la sua candidatura in politica: “Ha fatto male: abbandona i suoi colleghi nel momento più delicato e lascia che si scatenino polemiche sull’inchiesta”.

E racconta la sua versione della Trattativa Stato mafia “Quando ero alla Camera non c’era la volontà politica di far passare il decreto-Falcone. La Trattativa la voleva fare Scalfaro, condizionato dall’allora capo della Polizia Parisi, che cambiò apposta per questo i vertici dei ministeri. Il resto sono fesserie.”

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Metodo Jolie (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 25/05/2013. Marco Travaglio attualità

L’altra sera, ascoltando le parole di Walter Veltroni a Servizio Pubblico sulla trattativa e su B. e i silenzi del Pd sulle sentenze della Corte d’appello di Milano sui diritti Mediaset e della Cassazione sul no al trasloco dei processi a Brescia, mi ronzava in testa una domanda: ma cosa potrà mai dire il Pd, casomai esista ancora, quando si tornerà a votare? Non potrà criticare il governo precedente: è presieduto dal suo Letta. Non potrà attaccare B.: è suo alleato. Non potrà neppure sfiorare il conflitto d’interessi: anche stavolta non ha neppure provato a risolverlo per legge, anzi si accinge a calpestare per la sesta volta la 361/1957. Non potrà promettere norme più severe contro le tangenti: l’unica legge che ha contribuito a partorire in vent’anni è quella che ha ridotto le pene e la prescrizione della concussione per induzione, salvando Penati e risparmiando a B. guai peggiori nel processo Ruby. Non potrà nemmeno impegnarsi a combattere l’evasione, il riciclaggio e la criminalità organizzata: anche su questi tre fronti – cruciali non solo per la legalità, ma anche per il recupero di enormi bottini – l’alleanza Pd-Pdl non produrrà nulla di nulla. Non potrà rivendicare la “questione morale”, dopo aver mandato al governo due imputati come De Luca e Bubbico (mentre il Pd indicava miracolosamente solo ministri intonsi da processi), votato l’imputato Formigoni a presidente della commissione Agricoltura e garantito l’elezione di Nitto Palma al vertice della commissione Giustizia, onde evitare visite notturne del fantasma incazzatissimo di Enrico Berlinguer. Anche le parole “mafia” e “P2” saranno ovviamente proibite, dopo la festosa alleanza col partito fondato da Dell’Utri; dopo la difesa degli imputati Conso e Mancino accusati di falsa testimonianza sulla trattativa e dei maneggi di Napolitano contro le indagini; e dopo l’elezione del piduista Cicchitto al vertice della commissione Esteri per migliorare le esportazioni. Bandita anche la parola “ambiente”, impronunciabile dopo le battaglie campali in difesa dei Riva e di quella cloaca che è l’Ilva. Insomma quasi tutte le battaglie tipiche della sinistra italiana, che aveva avuto la fortuna di poterle combattere per decenni in esclusiva, almeno a parole, grazie a una destra impresentabile, le saranno precluse per motivi di decenza. Dunque alle prossime elezioni, che si terranno quando B. deciderà che gli conviene staccare la spina al governo, avremo una sinistra afasica, o meglio ancor più afasica di sempre, che non potrà dire nulla perché non avrà nulla da dire e regalerà a Grillo tutte le sue parole d’ordine storiche. Dall’altra parte imperverserà B., loquacissimo contro “la sinistra delle tasse”: anche perché in autunno cadrà la maschera dell’Imu e si capirà che l’annunciata (molto incautamente) abrogazione dell’imposta sulla prima casa era solo un ridicolo rinvio di pochi mesi. E tutto ciò non accadrà a sorpresa, ma in seguito a precise scelte politiche che Veltroni l’altra sera, a parte alcuni vuoti mnemonici davvero allarmanti, ha avuto il merito di illustrare e rivendicare: “Siamo andati al governo con B. perché l’alternativa era tornare al voto e far vincere B.”; “Votando l’ineleggibilità di B. alimenteremmo l’antiberlusconismo di cui B. da sempre si nutre per vincere”. A parte il fatto che, se B. fosse dichiarato ineleggibile, non potrebbe vincere, resta da capire perché mai B. abbia vinto per vent’anni contro un centrosinistra che meno antiberlusconiano non si poteva. Ma è probabile che il Pd abbia scelto il metodo Angelina Jolie che, temendo un tumore ai seni, se li è fatti asportare. Siccome B. potrebbe andare al governo dopo le prossime elezioni, tanto vale portarcelo subito noi. E siccome alle prossime elezioni potremmo perdere i nostri elettori rimasti, li mettiamo in fuga subito e ci leviamo il pensiero. Come quel tale che, temendo di diventare impotente, si evirò. Furbo, lui.

Soprani L’ex agente di Noemi Letizia, pluriquerelato dal Banana sostiene che che non ha mai pagato le olgettine probabilmente gli saltano a sua insaputa nel letto approfittando del buio!

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Gli stregoni del male (Byoblu Loretta Napoleoni)

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da Byoblu di Loretta Napoleoni 5/06/2013

I debiti delle banche li pagano i risparmiatori, ecco il nuovo mantra di Eurolandia. Peccato che in Italia i media tradizionali lo ignorino, nascondendo dietro le beghe politiche ed i tentativi di Bersani di formare un governo i pericoli che minacciano il paese da oltralpe. Esistono infatti alcune similitudini raccapriccianti tra Cipro ed il nostro paese che si vogliono nascondere.

Il “salvataggio” di Cipro rappresenta un cambiamento radicale della strategia fino ad ora seguita dall’Unione Europea per arginare la crisi del credito. Per la prima volta il peso del debito viene spostato dalla banca ai clienti, che l’UE definisce investitori, ma che in realtà sono risparmiatori.
Dal crollo della Lehman Brothers la politica dei governi è stata sempre la stessa: sostenere le banche per evitare che si diffondesse sui mercati il panico. Tutti i salvataggi sono avvenuti dando fondo alle presse, e cioè stampando carta moneta. In Europa la BCE in meno di un anno ha elargito alle banche 2 mila miliardi di euro in cambio di obbligazioni di tutti i tipi. Faceva parte di questa strategia anche la riduzione progressiva del debito attraverso una serie di “rinegoziazioni” ad hoc. Alla Grecia il settore privato ha abbonato il 75 per cento del debito, che significa che per ogni euro questa nazione restituirà 25 centesimi. Alla fine del 2012 anche istituzioni sovranazionali quali la BCE e l’UE hanno scontato parte del debito greco. E molti in quell’occasione hanno pensato che la soluzione del problema fosse l’affrancamento di una parte del debito. Ebbene si sbagliavano.
Costringere il governo cipriota a prelevare dai conti superiori a 100 mila euro una percentuale, ancora non ben stabilita, che potrebbe essere anche il 40 o 50 per cento ci dice che la politica di Bruxelles è cambiata radicalmente. Ed infatti le quotazioni della Banca Intesa San Paolo e dell’UniCredit sono crollate del 6 per cento, lo stesso vale per quelle della Societe’ Generale francese. Senza le continue iniezioni di liquidità della BCE queste banche farebbero la fine della Laiki cipriota, sarebbero smembrate ed i depositi verrebbero usati per riempire i buchi neri del debito. Fino a quando la BCE pomperà denaro in queste banche? Domandiamocelo. La crisi cipriota è scoppiata perché la BCE improvvisamente ha chiuso i rubinetti della liquidità.

E veniamo alle similitudini tra Cipro e l’Italia. Il rapporto tra il PIL di Cipro e la ricchezza monetaria depositata nelle banche era il più alto in Europa, che significa? Che rispetto al PIL il sistema bancario era molto grande, o meglio, sproporzionalmente grande. In Italia il rapporto tra PIL e la ricchezza delle famiglie presenta una sproporzione simile. A Cipro tutti sappiamo c’erano i soldi dei russi e degli stranieri perché era un paradiso fiscale, e quindi si è voluto utilizzare quel denaro per coprire il buco del debito. Eticamente parlando si è detto: rubare ai ladri è giusto e quindi facciamolo. Nessuno ha obiettato che rubare è sbagliato a prescindere da chi si deruba. In Italia sarà più difficile attingere al patrimonio delle famiglie ma se questa è la nuova strategia è chiaro che la Troika imporrà una patrimoniale insieme ad un prelievo forzoso nel caso in cui il paese chieda aiuto o lo si voglia lasciar andare come Cipro. E di nuovo si userà la morale spicciola applicata a Cipro: rubare a chi si è arricchito negli ultimi 20 anni è giusto.

Queste politiche sono agghiaccianti perché non sono politiche ma imposizioni totalitarie da parte di istituzioni ed individui non eletti. In passato di fronte a queste crisi si optava per politiche socialiste: nazionalizzazioni, tassazioni, patrimoniali e così via. Si trattava di misure altrettanto drastiche che però erano giustificate dalla ragione di stato. Era questa che le legittimava. Ed anche se tra la popolazione non erano popolari, tutti ne intuivano la necessità. Oggi la parola socialista appartiene al dizionario dei termini obsoleti, chi la pronuncia viene paragonato agli untori del Manzoni, gente che porta jella si direbbe a Roma. Eppure ciò che l’UE ha fatto fino ad ora, la stessa politica della Troika nell’Eurozona, è un esempio moderno di politiche totalitarie dirette a salvare il cuore di questa costruzione monetaria a scapito della periferia. E qui sta la differenza con le politiche classiche socialiste: i sacrifici di una o piu’ nazioni servono a salvarne altre, evitano a queste di confrontarsi con i loro errori. Chi ha fatto entrare Cipro in Eurolandia nel 2008? I paesi forti dell’UE. Chi ha rifiutato la Turchia? Sempre loro. E chi ne paga le conseguenze? I cittadini della periferia. Ecco l’unione che abbiamo creato. Adesso il ladrocinio si è allargato agli stranieri, ai russi. La prossima mossa sarà attaccare i benestanti della periferia dopo aver dissanguato la classe media ed i poveri. Succedera’ in Spagna o in Italia. E’ inevitabile, dove le banche continuano a produrre bilanci in rosso frutto di un’alchimia finanziaria degna dei peggiori stregoni del male.

I talk show politici dovrebbero parlare di questo, invece di giocare al Bingo di chi comparirà nel nuovo governo.

Di quale futuro parliamo?(la scelta di Napolitano)

Fonte Byoblu 30/03/2013 attualità

Quando si critica il Movimento Cinque Stelle, accusandolo di irresponsabilità, lo si fa sempre parlando di “futuro”. Siccome non è possibile accusarlo con una qualche credibilità di essere responsabile della crisi economica, politica e istituzionale che ha colpito questo Paese (essendo una chiara responsabilità dei partiti), allora si dice che esiste anche una responsabilità sul futuro, di cui si può essere artefici oppure ostacoli.

E’ vero: una volta che si viene eletti, si ha la chiara, ovvia responsabilità di permettere a un futuro migliore di realizzarsi, altrimenti non si capisce a quale scopo si dovrebbe sedere nelle aule del Parlamento. Tuttavia è necessario chiarirsi su una cosa di fondamentale importanza: di quale futuro parliamo? Se il futuro che avete in testa è quello che ha come orizzonte temporale i prossimi mesi, i prossimi giorni, addirittura le prossime ore, allora è vero: il Movimento Cinque Stelle è una spranga di ferro incastrata fra gli ingranaggi del potere, e non permette al meccanismo di girare come ha sempre fatto, silenziosamente, senza problemi. Tuttavia, se il vostro orizzonte degli eventi spazia in una dimensione temporale più ampia, scrutando la curvatura di una visione lucida, sulla quale traccia una rotta certamente più lunga, ma precisa e predeterminata, allora questo momento può essere visto come un passo intermedio, un momento necessario per consentire alla nave, al Paese di raggiungere mete che, senza un progetto di ampio respiro, resterebbero macchioline distanti, tenui ombre che tremolano in lonantanza, presenti su una cartina disegnata da chi ha avuto l’ardire di immaginarle e anche, coraggiosamente, di provare a raggiungere.

Nessuna visione a corto raggio può restituire all’Italia la speranza di cambiamento: il cambiamento o è totale, o è totalmente finto. Ma per cambiare davvero, occorre guardare lontano, così come per uscire da una gabbia dorata occorre prima rompere i cardini arruginiti su cui una porticina sprangata da troppo tempo non è più in grado di ruotare.

E allora, di quale futuro parlate, quando parlate di futuro?

La cinghia di trasmissione (byoblu Messora)

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fonte byoblu di Paolo Becchi 17/03/2013 attualità

Cerchiamo di ragionare a mente lucida a href=”http://www.byoblu.com/post/2013/03/17/Quindici-uomini-sulla-cassa-del-morto.aspx”>su quello che è successo con l’elezione dei Presidenti di Camera e Senato.< Il primo dato di fatto è che i nomi dei candidati del centrosinistra che circolavano erano fino a venerdì Dario Franceschini alla Camera e Anna Finocchiaro al Senato. Ma questi sono stati sostituiti in sede di votazione da due nuovi nomi: href=”http://www.byoblu.com/post/2013/03/16/Sui-valori-dellantifascismo-i-Cinque-Stelle-tutti-in-piedi-ad-applaudire.aspx”>Laura Boldrini alla Camera<a e Pietro Grasso.< Due figure che, indipendentemente dal giudizio che possiamo darne, sono per la prima volta in Parlamento e fuori dal quadro politico istituzionale. Si sarebbe avuto questo risultato senza la forte presenza del Movimento 5 Stelle in Parlamento?

Certo, si tratta di volti nuovi della vecchia politica, ma intanto questo primo piccolo risultato d’innovazione è da attribuirsi comunque al Movimento 5 Stelle. Bersani ha piazzato due personalità della sua coalizione, ma due personalità non “politiche”, la prima per altro neppure appartenente al suo partito. Per raggiungere l’en plein ha sacrificato la sua identità politica. Se a ciò aggiungiamo la fine ingloriosa di Rigor Montis che ha dimostrato tutta la sua incapacità autocandidandosi a ruolo di Presidente del Senato per poi, deluso, far votare ai suoi scheda bianca, possiamo concludere che qualcosa è cambiato in Parlamento. Anche la scelta di Berlusconi di ripresentare Schifani è il segno dell’incapacità di comprendere quanto stia avvenendo nel nostro paese. E ora passiamo alle dolenti note.

Alla Camera il comportamento dei cittadini portavoce è stato del tutto coerente: dall’inizio alla fine il proprio candidato è stato votato all’unanimità. Il mal di pancia è cominciato al Senato e solo per via del ballottaggio finale tra Schifani e Grasso. Sappiamo di riunioni concitate e tutto ciò è un bene, Quello che è male è che alla fine sia mancata una decisione unitaria e compatta. Discutere va bene, ma poi ci si conta e alla fine la linea maggioritaria dev’essere accettata da tutti senza tentennamenti, anche se con qualche dubbio. Questo a quanto pare non è avvenuto al Senato. E invocare una presunta libertà di coscienza non risolve il problema che si è aperto.

È quindi del tutto opportuno che il capo politico del Movimento .abbia, con un comunicato, richiamato all’ordine i dissidenti Forse quel richiamo al proprio codice deontologico firmato da tutti i parlamentari del Movimento 5 Stelle doveva essere fatto anche prima. Se questo sia avvenuto non lo so, anche perché la riunione non era in streaming. Possiamo criticare – e giustamente – coloro che al Senato non hanno seguito le indicazioni della maggioranza, ma dobbiamo anche riconoscere che in momenti così decisivi è al capo politico del Movimento che spetta di indicare la via da seguire ricordando, se è il caso, i precedenti impegni assunti.

Onde evitare nel futuro errori ancora più gravi, occorre trovare una “cinghia di trasmissione” tra un capo che si trova al di fuori del parlamento e i cittadini portavoce. È stato un episodio certamente non irrilevante, di immaturità politica, ma, non dimentichiamolo, sono i primi passi di un bambino che procede ancora a tentoni. Aiutiamolo a crescere, .questa è la cosa principale

L’inceneritore di Parma. La verità di Federico Pizzarotti


L’inceneritore di Parma è stato il pezzo forte della campagna elettorale di Federico Pizzarotti. Cosa ne è di quella promessa, a distanza di qualche mese dalle elezioni? Con il vostro aiuto (nei titoli di coda il ringraziamento a coloro che hanno scelto di comparire tra i contributori), sono andato direttamente al Comune di Parma, mercoledì scorso, a chiederlo al sindaco. Un documento che potrà fungere da base di discussione per tutti quelli che desiderano approfondire l’argomento. Qui il .video Sotto, la trascrizione.

LA MIA VERITA’ SULL’INCENERITORE DI PARMA intervista a Federico Pizzarotti
Claudio Messora: Federico Pizzarotti, il primo sindaco a 5 Stelle di un grande comune come Parma. Grandi onori, grande prestigio, grandi rogne.
Una campagna elettorale all’insegna di “col fischio che faremo l’inceneritore”, adesso però in giro si dice che questo inceneritore si farà, e quindi questo fatto ti viene addebitato: fai le promesse e elettorali e poi non le mantieni.

Federico Pizzarotti: È come viene anche posta no? Perché giustamente da tutta Italia non possono conoscere la problematica della nostra città e del nostro inceneritore, del suo percorso, che arriva da molto lontano, da molto prima che ci fossimo noi, perché parte dal 2005 tutto l’iter. Quindi se potessi riassumerla non è con il fischio che noi lo faremo, ma con il fischio che noi lo vogliamo, perché il punto era che la costruzione era già iniziata nel 2010. Quando siamo arrivati al governo di questa città l’inceneritore era già al 70%, quindi la nostra battaglia e il nostro intento è il fermarlo, non è il farlo partire, perché era già partito.

La cittadinanza di Parma aveva già cercato di volersi esprimere nel non volere un impianto di questo tipo, c’era stato un coordinamento che aveva creato una richiesta di referendum, che poi era stata bocciata dall’allora Affari Istituzionali del comune di Parma. Quindi destra e sinistra, insieme, avevano detto che quel referendum non poteva essere accolto: già al tempo era stata negata la possibilità di esprimersi, cioè se l’impianto fosse o meno voluto dalla cittadinanza.

Il punto è questo, quindi: che cosa fare con un impianto, come dire, in questo stato di avanzamento di costruzione? Noi abbiamo seguito diverse strade.

Inizialmente abbiamo verificato quale fosse il percorso di affidamento dello smaltimento rifiuti di Parma e provincia, con Iren, con l’impianto di incenerimento che veniva messo a valle di tutto quello che è la raccolta dei rifiuti. I nostri tecnici si sono documentati circa la scadenza di affidamento che, dal nostro punto di vista, non era del dicembre 2014, ma dell’ottobre 2012. Dico il nostro punto di vista perché tanti altri enti si sono espressi con date diverse: l’organismo che doveva decidere ha detto che era giusto dicembre 2014, la Regione ha detto un’altra data ancora. Adesso grazie alla nostra inchiesta, grazie al nostro lavoro, è iniziato il percorso che porterà tutto il sistema rifiuti della provincia di Parma ad andare a gara con un bando europeo, e lì si potranno inserire dei criteri anche di merito sulla gestione dei rifiuti.

Un altro punto è vedere quale è stato l’iter autorizzativo di costruzione di questo impianto, perché ricordiamoci sempre che la magistratura, che ha indagato e con con cui noi abbiamo collaborato fornendo indicazioni e informazioni, ha già stabilito che al di là del non avere ritenuto di sequestrare l’impianto, che era la richiesta fatta dalla procura e per cui adesso siamo al terzo grado di giudizio, in cassazione, per appoggiare la richiesta di sequestro, comunque ha già espresso il fatto che vi sono stati dei gravi atti di corruzione e delle mancanze per quanto riguarda le gare di appalto della costruzione e di altri parti dell’impianto. Tutto nasceva quindi sotto un cappello di non chiarezza e sicuramente non trasparenza. Abbiamo approcciato tutto l’iter autorizzativo della costruzione, delle richieste, per vagliare se fosse tutto corretto.

Il terzo punto era questo. Avevamo avuto contatti con una azienda olandese che si occupa, nel mondo, di smontare e recuperare parti di questi impianti, per poi rivenderli e riconvertirli in altri impianti. Serviva ovviamente una collaborazione tra l’azienda che doveva cedere e smontare l’impianto e questa azienda olandese. Questa collaborazione non c’è stata. La risposta è stata: “Se volete ci presentate un vostro piano e poi lo valuteremo”. Ma per costruire un piano di questa entità e che implichi questi costi serve un fitto lavoro di collaborazione. Evidentemente la disponibilità non c’era.

Quindi non mi sento di dire che sono state promesse disattese, perché il nostro impegno c’è, c’è tutti i giorni e ci sarà, perché quando partirà il punto è che ci sono sempre le emissioni da verificare, ricordiamocene. Questo sì che lo può fare il sindaco. Nel momento in cui c’è uno sforamento, quindi un pericolo per la salute, il sindaco, come massima autorità sanitaria comunale, può bloccare un impianto di questo tipo come è già avvenuto per altri impianti simili in Italia che hanno sforato le emissioni,. Però si può agire lì, non c’è adesso un’altra forma.

Arrivano molti attacchi, da qualsiasi testata nazionale di informazione, da esimi Onorevoli che smaniano per dare un’opinione, forse per ripulirsi da quello che hanno fatto loro negli anni. Perché ricordiamo che questo impianto è stato voluto sia dalla destra che dalla sinistra, che hanno mandato avanti l’iter di costruzione mentre c’erano già associazioni che dicevano: “Ripensiamoci, cerchiamo di fare un modello alternativo”. Queste associazioni presentavano proposte concrete su quale potesse essere un modo diverso di gestire i rifiuti. Inizialmente le risposte erano: “Non è applicabile, voi ci state vendendo il mondo dei sogni”. Ma il Comune e la Provincia di Reggio Emilia, per fare un esempio, hanno dismesso, perché a fine vita, il loro inceneritore, e stanno andando verso questo tipo di impianti di trattamento, quindi vuole dire che la possibilità c’è, è sempre una questione di volontà. Sentirmi dire che noi abbiamo disatteso le promesse, quando il nostro impegno è questo, cioè portare avanti una battaglia anche culturale per fare capire che impianti di trattamento di questo tipo sono sbagliati, perché non riusano, non riciclano correttamente le risorse che potrebbero essere riutilizzate, perché in un pianeta finito non possiamo pensare che bruciare materie prime sia qualche cosa che porti giovamento a qualcuno… Non regge dal punto di vista economico, perché si basa su tanti incentivi statali, senza i quali economicamente le tariffe aumenterebbero ancora di più: non dà vantaggi ai cittadini.

C’era stato venduto che avendo l’inceneritore si sarebbero abbassate le tariffe, mentre abbiamo già dimostrato più volte, e lo dimostra il piano economico finanziario, che il livello di costo alla tonnellata rimarrà lo stesso, quindi senza vantaggi. Ci sono altri inceneritori in Italia, fatti in precedenza, con la stessa logica di un grande tonnellaggio, che importano rifiuti perché non riescono a mantenersi in piedi dal punto di vista economico. Dal punto di vista della salute, l’Emilia Romagna è una delle regioni più inquinate al mondo. Tutti avrete visto le immagini in cui è in rosso tutta la Pianura Padana, a causa della sua conformazione geografica ma anche perché abbiamo 8 inceneritori in una regione così piccola e abbiamo la Via Emilia. Una serie di situazioni fortemente inquinanti, insomma: noi non vogliamo aggiungere qualche cosa a questo quadro. Penso che sarebbe fortemente sbagliato.
Perché non arrivano gli stessi attacchi per chi ha fatto cadere giunte, con persone arrestate, per chi non ha saputo gestire i soldi dei cittadini? Ci accusano solo perché combattiamo per una cosa che è ovviamente molto grande, perché sottende a dei poteri economici e anche a un modello di sviluppo, ma io penso che noi abbiamo veramente la coscienza pulita.

Claudio Messora: Ho letto la ricostruzione che voi state pubblicando in questi giorni, e si parla della Provincia. Era una materia cioè di competenza della provincia? Mi sembra di aver capito che la Provincia non è stata molto collaborativa nei vostri confronti.

Federico Pizzarotti: Il piano di gestione rifiuti, quando partì, era di ambito provinciale. E il Presidente della società che gestiva il piano dei rifiuti, in passato, era il sindaco del comune di Parma. Non il sindaco arrestato, ma quello prima, quindi di area centrodestra. Quindi avevamo l’area centrosinistra (la provincia, che voleva questo tipo di impianto) e il centrodestra, il sindaco passato, che lo avallava completamente. Si trattava di un sistema coeso nel volere fare questo tipo di impianto.

Claudio Messora: Però se non mi sbaglio, da questa ricostruzione emergerebbe che a gennaio dell’anno scorso la vecchia giunta comunale si era opposta alla riapertura del cantiere del termovalorizzatore, che era stato chiuso per via di alcuni esposti. Me lo confermi, vero?

Federico Pizzarotti: Sì perché secondo il Comune c’era un abuso nella costruzione dell’impianto. Quindi c’era stata una sospensione, una chiusura dei cantieri in conseguenza della quale erano tutti sollevati per la possibilità di poterlo ridiscutere. C’era solo la parte in cemento, non c’erano ancora gli impianti veri e propri, quindi tutto poteva essere ancora fatto. Nessuno vuole demonizzare l’azienda: noi vogliamo solo un impianto diverso. Il nostro messaggio è che noi vogliamo un trattamento che non bruci i rifiuti. Quindi in quel momento l’impianto era chiuso.

Poi cadde la giunta, ma nel frattempo il Comune non si era fatto parte diligente nel controbattere al successivo giudizio del Tar, che dava nuovamente il via ai lavori. Nella memoria che era stata depositata per giustificare la sospensione, dai documenti sparirono delle parti che potevano confermare la validità della decisione, ovvero che la richiesta non era stata fatta solo per mere ragioni di opposizione politica.

Claudio Messora: Un atto quindi, presumibilmente, di sabotaggio?

ByoBlu: Si può cambiare la legge elettorale anche senza Governo (le balle della Bindi)

corel
da http://www.risciocalcolato.it 11/03/2013 attualità
proposito delle balle del PD…

ByoBlu – Tutte le Bindi-Balle sulla Costituzione
di Paolo Becchi, venerdì 8 marzo 2013

(….) Il Pd continua a ripetere, ossessivamente, che il prossimo Governo dovrebbe anzitutto provvedere alla riforma della legge elettorale (Porcellum), la quale avrebbe portato all’ingovernabilità.

Al contempo, però, sostiene che, con il Governo dimissionario attuale in prorogatio, questa riforma non potrebbe, a norma della Costituzione, essere approvata dal Parlamento.

Il che è, come si è detto, palesemente falso.

La domanda, allora, è la seguente: non sarà forse che il Pd non ha alcuna intenzione di modificare la legge elettorale in questa situazione politica, perché, se si andasse alle urne nei prossimi mesi con una legge “maggioritaria”, che assicuri la “governabilità”, al Governo rischierebbe di finirci il MoVimento 5 Stelle?

Ed allora si fa questo gioco: si dice che priorità del Pd è riformare la legge elettorale, ma che l’unico modo per fare questo è che il Parlamento voti la fiducia ad un Governo Bersani.

Tutto ciò, dal punto di vista costituzionale, è falso, lo ripeto ancora. Il Parlamento può riunirsi ed approvare una modifica dell’attuale legge elettorale, senza bisogno di alcun nuovo Governo.

Non lasciamoci ingannare. Se davvero si volesse a tutti i costi eliminare il Porcellum, si potrebbe fare in un’ora. Se davvero si dicesse “dobbiamo essere responsabili, la priorità è non tornare a votare con questa legge elettorale”, allora si potrebbe arrivare ad un primo compromesso: far rivivere, con un semplice tratto di penna, la precedente legge, il Mattarellum, che certamente assicurava la governabilità, pur non essendo la legge elettorale “ideale”. Non sono certo il primo a dirlo e sostenerlo, ma è evidente che basterebbero pochi minuti, basterebbe che il Parlamento approvasse una legge di un solo articolo che dica: l’attuale legge elettorale è abrogata. Rivive la precedente.

Tutte le complicazioni, i se…, i ma… del Partito Democratico sono scuse, niente altro, manovre di tattica politica.

Un solo articolo di legge, ed avremmo eliminato il problema.
Un solo articolo di legge, ed avremmo eliminato il problema.

.. leggi tutto l’articolo su Byoblu http://www.byoblu.com/post/2013/03/08/Le-Bindi-balle-sulla-Costituzione.aspx

Due tedeschi su tre rivogliono il marco

corel
Fonte Byoblu del
4 marzo 2013 attualità
Gli
obiettivi di “Alternativa per la Germania” sono indicati molto chiaramente nel manifesto pubblicato sul suo sito:

1.La Germania non deve più garantire i debiti degli altri Stati, in conformità al Trattato di Mastricht.
2.La moneta unita deve essere abbandonata. Tutti gli Stati dovrebbero poter uscire dall’euro e organizzare delle unioni monetarie maggiormente convenienti per loro (“un euro del nord” e “un euro del sud”) oppure introdurre dei sistemi monetari paralleli.
3.Bisogna indire un referendum prima che la Germania consenta di cedere una parte considerevole di sovranità nazionale.
L’obiettivo che il nuovo partito anti-euro si pone è quello di superare il 5% alle elezioni nazionali di Settembre, soglia di sbarramento per l’entrata nel Bundestag. Ovviamente non sarà facile, visto anche il brevissimo lasso di tempo che avrà per presentare il progetto ai cittadini. Tuttavia, un significativo contributo al successo potrebbe venire dalle regioni più ricche, come ad esempio la Baviera, dove più forte è il risentimento contro le politiche di riequilibrio europee. Per ora i leader dei comitati cittadini bavaresi, che nelle scorse elezioni locali hanno ottenuto circa il 10% dei consensi proprio avanzando proposte anti-euro, hanno declinato l’offerta di alleanza da parte dei fondatori di “Alternativa”. Ma non è escluso che un accordo potrebbe arrivare in futuro. E in ogni caso, un altro obiettivo dichiarato di “Alternativa per la Germania” è quello delle elezioni europee 2014, dove non esiste alcuna soglia di sbarramento.

I dirigenti del nuovo partito sanno di potersi rivolgere, del resto, ad un elettorato piuttosto eterogeneo e composito, ma accomunato da un medesimo sentimento: unn crescente euroscetticismo. Come già da mesi accade in Gran Bretagna, infatti, anche in Germania sta aumentando il risentimento dei milioni di cittadini che non accettano di dover risanare, tramite le proprie tasse, i conti disastrati di altri Stati membri dell’UE (l’ultimo caso è quello del salvataggio di Cipro). I recenti sondaggi parlano chiaro: 2/3 dei Tedeschi preferirebbe il ritorno al marco, e quasi la metà di loro si mostra convinta del fatto che, se l’Unione Europea non esistesse, in Germania si vivrebbe ugualmente bene o addirittura meglio. Solamente un terzo dell’elettorato tedesco si dichiara favorevole ad un’eventuale accelerazione del processo di integrazione.

Il Giornalista Ruzzle (Claudio Messora)

da byoblu 5 marzo 2013 claudio Messora attualita

E’ dura la vita del Giornalista Ruzzle. Bisogna sforzarsi costantemente di ignorare il significato evidente di quello che viene detto. Bisogna avere fantasia e reinterpretare più e più volte le stesse parole, disponendole in ordine diverso, magari anche casuale, finché non assumono possibili significati originali. L’importante è segnare punti, tirare fuori le dichiarazioni più improbabili tra tutte quelle possibili, quelle più adatte a farci titoli o didascalie.

Funziona così. Entra il conferenziere e mostra il nuovo tabellone delle parole. Fa cioè il suo discorso di base, dove in gran parte è già tutto chiaro e, all’apparenza, non ci sono significati diversi da quelli lapalissiani. Il conferenziere cerca di essere il più chiaro possibile: il suo scopo è quello di non farsi fraintendere. Se ci riesce, vince il banco e si ha un Paese migliore. Quando il conferenziere termina di esporre i concetti chiave, è il turno del Giornalista Ruzzle, che deve scomporre e ricomporre all’infinito le stesse frasi. Può cambiarle a piacimento quante volte vuole, facendo e rifacendo domande simili, cui viene alternativamente invertita la punteggiatura, l’ordine degli avverbi, la sequenza delle intonazioni e così via. Se il Giornalista Ruzzle riesce a confondere il conferenziere e a fargli dire qualcosa che abbia anche solo una possibilità di essere interpretato in un senso millimetricamente diverso da quello iniziale, segna punti. Ci sono concetti che raddoppiano i punti guadagnati. Per esempio, se il Giornalista Ruzzle riesce a rendere malinterpretabile una dichiarazione del conferenziere riguardo ai temi della democrazia, )del fascismo (un evergreen)<, della fiducia e altre questioni sensibili, quando chiama in redazione per andare in stampa può anche triplicare il suo score.

I Giornalisti Ruzzle sono in competizione tra loro. Chi fa lo score più alto vende più giornali e non perde il suo lavoro precario. Il cittadino perde sempre.

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