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Ilva, morti amianto: condannati 27 ex dirigenti per omicidio e disastro

Primo grado di giudizio. Per l’ex vice presidente Fabio Riva, ora a Londra in attesa di estradizion sei anni di reclusione, pena maggiore rispetto a quella chiesta dalla procura. Tra i colpevoli anche Pietro Nardi, l’uomo che, secondo indiscrezioni, era candidato a diventare nuovo commissario straordinario dell’azienda al posto di Enrico Bondi. I familiari: “Sentenza storica”
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Fonte Redazione Il Fatto Quotidiano | 23 maggio 2014 attualità

Omicidio colposo plurimo e disastro. Sono i reati per i quali il tribunale di Taranto ha emesso 27 condanne nei confronti di altrettanti ex dirigenti dell’Ilva e della vecchia Italsider di Stato per la morte di 28 operai, deceduti per mesotelioma pleurico contratto per l’esposizione all’amianto presente nella fabbrica.

Condannati anche Giorgio Zappa, ex direttore generale di Finmeccanica (otto anni e sei mesi) e Francesco Chindemi già amministratore delegato della Lucchini (otto anni).

Sei anni di reclusione per Fabio Riva, l’ex vice presidente dell’omonimo gruppo che da tempo si trova a Londra in attesa di estradizione. Per l’imprenditore lombardo una pena addirittura maggiore rispetto a quella formulata dal sostituto procuratore Raffaele Graziano che aveva avanzato una richiesta di pena a quattro anni e sei mesi di carcere. Condannato a sei anni di reclusione anche l’ex direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, anche lui come Riva arrestato nell’ambito della maxi inchiesta “ambiente svenduto”. Non luogo a procedere, invece, per Emilio Riva, ex patron della fabbrica, deceduto lo scorso 30 aprile.

Tra le 27 condanne spunta anche il nome di Pietro Nardi, l’uomo che, secondo diverse indiscrezioni, era candidato a diventare il nuovo commissario straordinario dell’Ilva al posto di Enrico Bondi. Il giudice Simone Orazio lo ha riconosciuto colpevole della morte di 10 operai e del disastro colposo causato dall’omissione dolosa delle cautele. Le condanne nei confronti degli altri imputati, tutti ai vertici dello stabilimento siderurgico ionico tra il 1975 e il 1995, variano da un minimo di quattro anni a un massimo di nove anni e sei mesi. Le maggiori sono state inflitte ai dirigenti della vecchia Italsider. Bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per comprendere i criteri seguiti dal magistrato nella applicazione delle pene, ma appare altamente probabile che il giudice abbia ritenuto maggiormente responsabili i dirigenti che prima di altri sono venuti a conoscenza della pericolosità delle di fibre di amianto senza intervenire in modo adeguato per risolvere il problema. Il tribunale ha inoltre riconosciuto il risarcimento nei confronti dei familiari delle vittime e nei confronti dei sindacati Fiom e Uilm, costitutiti parte civile nel procedimento.

Nell’aula al termine della lettura del dispositivo è partito un applauso dei presenti. “Pur ribadendo– ha detto uscendo dall’aula il procuratore Franco Sebastio – che è solo una sentenza di primo grado e che in Italia vige la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, dobbiamo riconoscere che questa sentenza stabilisce quantomeno che la procura non ha commesso errori nella costruzione delle indagini”.

Soddisfazione è stata espressa dai familiari che hanno definito il verdetto “una sentenza storica” . “Questo lungo dibattimento – aveva spiegato il pm Graziano durante la sua requiesitoria – rappresenta uno spaccato della vita della comunità tarantina. È una vicenda che mostra le gravi violazioni avvenute in fabbrica in materia di sicurezza in fabbrica”. Una tesi confermata, quindi, anche dal tribunale e che arriva a poco meno di un mese dalla prima udienza preliminare del maxi processo all’Ilva, ma soprattutto che arriva quasi in contemporanea all’incontro tra Bondi e la famiglia Riva per la ricapitalizzazione. “Il prossimo 26 maggio faremo avere al commissario la nostra posizione” ha commentato all’esito dell’incontro Claudio Riva che poi ha aggiunto “Senza un futuro per l’Ilva penso ci sia poco futuro per l’Italia nella siderurgia”.
di Francesco Casula,

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E’ ufficiale! La Russia vieta completamente gli OGM

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Fonte Disinformazione.it Redazione Teste Libere 5/05/2014 attualità

Il Primo ministro Dmitri Medvedev ha annunciato recentemente che la Russia non importerà più prodotti contenenti OGM, affermando che la nazione ha spazio e risorse sufficienti per produrre cibo organico.
Se agli Americani piace mangiare prodotti contenenti OGM, che se li mangino. Noi non ne abbiamo bisogno; abbiamo abbastanza spazio e la possibilità di produrre alimenti biologici.

La Russia ha l’obiettivo di aggiungersi alla lunga lista (che cresce senza sosta) dei paesi anti-OGM. Lo fa dopo che un gruppo di scienziati russi ha esortato il governo a stabilire una moratoria di almeno10 anni sugli OGM ed a studiare in modo approfondito la loro influenza sulla salute umana.
“E’ necessario vietare gli OGM e imporre una moratoria di 10 anni. Quando gli OGM saranno vietati, potremo pianificare degli esperimenti, delle prove o forse anche nuovi metodi di ricerca che potranno essere sviluppati. E’ stato provato che non solo in Russia, ma anche in numerosi altri paesi del mondo, gli OGM sono pericolosi. I metodi per ottenere gli OGM non sono perfetti, quindi, a questo stadio, tutti gli OGM sono pericolosi”.

“Il consumo e l’utilizzo degli OGM ottenuti in un certo modo può condurre a tumori, cancro e obesità negli animali. La Bio-tecnologia dovrebbe certo essere sviluppata, ma gli OGM andrebbero fermati. Dovremmo cessare di propagarli.” (Irina Ermakova, vice presidente dell’Associazione nazionale per la sicurezza genetica russa).
Un certo numero di scienziati del mondo intero hanno chiaramente sottolineato i pericoli potenziali associati al consumo di OGM. Ho recentemente pubblicato un articolo intitolato “10 studi scientifici dimostrano che gli OGM possono nuocere alla salute umana” . Sono solo alcuni tra le centinaia di studi che sono ora disponibili al pubblico e sembra che continuino ad aumentare di anno in anno.

La Russia vieta completamente gli OGM comportandosi come un grande paese sviluppato e ciò costituisce un grande passo avanti nella creazione di una maggiore sensibilizzazione riguardo agli OGM. Chiedetevi: perchè così tanti paesi vietano gli OGM ed i pesticidi? E’ perchè le prove convergono verso il fatto che non sono sicuri, sono giovani e non se ne sa abbastanza al riguardo per poterli consumare in piena sicurezza. Non sono necessari, allora perchè li producono?

Nel corso degli ultimi anni, la sensibilizzazione verso gli OGM ha subito un’impennata. L’attivismo ha giocato un ruolo importante nel risveglio di una gran parte della popolazione della Terra riguardo agli OGM. La gente comincia a fare domande ed a ricevere risposte.
In febbraio, la Duma di Stato ha presentato un progetto di legge che vieta la coltivazione di prodotti alimentari OGM. Il presidente Putin ha ordinato che i cittadini russi siano protetti dagli OGM. Il Comitato dell’Agricoltura ha appoggiato la raccomandazione del divieto del parlamento russo e la risoluzione entrerà pienamente in vigore in luglio 2014.

Giusto per mostrare cosa si può ottenere quando ci uniamo e come può cambiare la domanda e la condivisione dell’informazione su scala mondiale. Si produce un cambiamento ed un risveglio quotidiano verso nuovi concetti della nostra realtà. Gli OGM sono solo un inizio, abbiamo parecchie cose di cui sbarazzarci sul nostro pianeta. Cominciamo tutti a vedere attraverso le false giustificazioni sulla necessità degli OGM.

Fonti:
http://rt.com/news/russia-import-gmo-products-621/
http://rt.com/news/gmo-ban-russian-scientists-293/
http://www.gmo-free-regions.org/gmo-free-regions/russia/gmo-free-news-from-russia/news/en/28934.html

Sistri, arresti per tangenti. Governo: “Non sapevamo. Scioglieremo contratto Selex”

Il sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo ha risposto in Aula ad un’interrogazione del Movimento 5 Stelle a prima firma Patrizia Terzoni. Dopo la notizia dell’inchiesta sulle procedure di affidamento, progettazione e realizzazione del sistema di tracciabillità dei rifiuti, l’esecutivo ha deciso di interrompere l’accordo con la società. E se ci sarà rinvio a giudizio, il ministero si costituirà parte civile”
Fonte Redazione Il Fatto Quotidiano | 28 marzo 2014 attualità
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La Selex, senza informare il ministero dell’Ambiente, ha subappaltato parte del servizio del Sistri a un’altra società. E questo è motivo di risoluzione del contratto“. È, in sintesi, quanto ha dichiarato il sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo rispondendo in Aula a un’interpellanza presentata dai deputati del Movimento 5 Stelle (a prima firma Patrizia Terzoni) sulla vicenda “dell’esecuzione, da parte della Guardia di finanza, di quattro arresti nell’ambito dell’inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Napoli sulle procedure di affidamento, progettazione e realizzazione del sistema di tracciabilità dei rifiuti Sistri. ”All’esito delle indagini”, ha continuato Velo, “se ci sarà il rinvio a giudizio degli imputati, si procederà a chiedere alla presidenza del Consiglio di costituirsi parte civile nel processo. Nel contratto viene previsto che l’azienda (vincitrice dell’appalto; Ndr) può subappaltare solo tramite autorizzazione, previo annullamento del contratto. La Selex però non ha mai fatto pervenire al ministero nessuna autorizzazione”.

Soddisfatto il Movimento 5 stelle. “Avevamo chiesto – hanno dichiarato i deputati della Commissione Ambiente, – se fosse vero che i subappalti realizzati da Selex non sarebbero stati comunicati e autorizzati dal Ministero”. E il sottosegretario ha risposto che “Selex non ha mai presentato al ministero istanza di autorizzazione per l’affidamento delle attività a Viasat” e “questa è causa di risoluzione del contratto“. Addirittura prima dell’interpellanza “il ministero non aveva avuto conoscenza di tale affidamento”. “Cioè – hanno sottolineato i deputati – siamo stati noi a far avere questa notizia al ministero”.

Il sottosegretario ha poi precisato che “sono stati chiesti immediatamente alla Selex i dovuti chiarimenti e sarà cura di questa amministrazione acquisire dall’Avvocatura generale dello Stato un parere sulle iniziative da assumere, anche ai fini appunto della risoluzione del contratto”. Finalmente – hanno dichiarato i pentastellati della commissione Ambiente – un po’ di chiarezza sulla giungla di contratti e subappalti che hanno reso il Sistri inapplicabile ed eccessivamente oneroso. La tracciabilità dei rifiuti è fondamentale, ma in questo modo sta diventando un incubo per le migliaia di piccole e medie imprese del settore dei rifiuti”.

Terra dei Fuochi, il governo dà i numeri

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LORENZIN ANNUNCIA: “SOLO IL 2% DI TERRENI A RISCHIO”. MA CANTONE: “SARÀ LA NUOVA CHERNOBYL
Fatto Quotidiano di Chiara Paolin del 12/03/2014 attualità
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha l’aria soddisfatta: “Su quello che non è stato fatto in passato potremmo scrivere libri. Oggi noi ci siamo presi un impegno, con un lavoro immenso, ripercussioni e derivate grandissime. Ci saranno controlli a valle, a monte e durante il percorso, e questa è una cosa nuova per tutti e innovativa”. Oggetto della rivoluzione culturale, la Terra dei Fuochi, l’area tra Napoli e Caserta dove i rifiuti tossici hanno conta- minato aria, acqua e terra. Nunzia De Girolamo, prima delle dimissioni, aveva avviato un’iniziativa speciale come ministro dell’Agricoltura: un censimento deiterritori inquinati.Ieri il governo Renzi ha ripreso il filo annunciando i primi risultati: “Allo stato dei risultati attuali e delle informazioni complessivamente disponibili, non esistono elementi per definire a rischio il 98% dei terreni sottoposti a mappatura nei 57 Comuni identificati nella direttiva”. Così recita il report dei tecnici, e la reazione è immediata: solo un 2% di ter- reni a rischio, certo. Ma in base a quali esami e verifiche, fatte in poche setti- mane? RAFFAELE CANTONE, il magistrato indicato da Renzi come nuovo responsanbile dell’Authority anticorruzione, ieri stava al Liceo classico Plinio Seniore di Castellammare di Stabia, vicino Napoli, per parlare di ecomafie. E non ha perso l’occasione per dare il suo giudizio, severo: “Ancora non conosciamo i livelli di inquinamento e le conseguenze che questo disastro ambientale ha provocato. Forse nel 2060 quei luoghi saranno una nuova Chernobyl, non vi crescerà più un filo d’erba. Certo non tutta l’area è stata colpita, e i danni all’agricoltura sono ingenti quanto ingiustificati, se non si fanno le dovute distinzioni. In- fine c’è il problema delle ecoballe, stoccate, si disse, “temporaneamente” diecianni fa e che ancora non si sa che fine devono fare. Queste bombe ecologiche colano percolato nel terreno e le popolazioni protestano se si parla di inceneritore, ma stranamente non hanno pro- testato quando sono state depositate in terreni che alla camorra sono costati 50mila euro,il giorno prima dello stoccaggio, ma poi sono stati dati in fitto per 500mila euro”. Insomma molto lavoro da fare, e l’entusiasmo per quel 2% che non basta a nessuno. Tranne al ministro Lorenzin: “Per quanto riguarda lo screening di massa della popolazione, con la Regione Campania stiamo mettendo in campo misure ad hoc. Fare screening vuol dire individuare target, cluster da esaminare. Appena saremo pronti anche con il coinvolgimento di medici di famiglia, pediatri e ospedali del territorio, presenteremo il tutto”

Inverno 2014: febbraio tra i piu’ caldi e piovosi degli ultimi 2 secoli

pioggia_2014Fonte Greenme di Francesca mancuso del 5/2/2014 attualità
Caldo record in questo inverno. Quello del 2014, insieme al mese di febbraio, è al secondo posto tra i più caldi e i più piovosi degli ultimi 200 anni. Lo ha rivelato l’ultima analisi condotta dall’Isac-Cnr.

Secondo gli esperti, non solo temperature più calde rispetto alla media ma anche piogge più abbondanti che fanno seguito a quanto accaduto agli altrettanto anomali mesi di dicembre e gennaio.
Febbraio è risultato ampiamente sopra la media delle temperature con un’anomalia superiore di 2,5 gradi rispetto alla media del periodo di riferimento (1971-2000), risultando così il secondo febbraio più caldo dal 1800 ad oggi dopo quello del 1990, che presentò un’anomalia di +2,7, ha spiegato Michele Brunetti responsabile della Banca dati climatologica dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche, secondo cui quello in corso è “un inverno piuttosto anomalo sia dal punto di vista termometrico che pluviometrico”.
Prima dei +2,7 di febbraio in più, anche dicembre e gennaio avevano mostrato temperature mediamente più elevate: dicembre 2013 e gennaio 2014 hanno avuto rispettivamente +0,8 e +2,1 gradi rispetto alla media del periodo, classificandosi come 22esimo dicembre e terzo gennaio più caldi dal 1800 ad oggi. L’immagine di seguito mostra le temperature di febbraio.

Spiega l’esperto che tali differenze hanno fatto sì che “la stagione invernale 2013/2014 sia al secondo posto tra le più calde, con un’anomalia di +1,8 gradi sopra la media, seconda solo all’inverno 2006/2007 che registrò un’anomalia di +2 gradi”. Ma a differenza dell’inverno 2006/2007, che fu abbastanza secco, quello appena concluso è stato molto piovoso, “con un 62% di precipitazioni in più rispetto alla media 1971-2000 e rientrando così tra i primi 15 più piovosi della serie bisecolare”. L’immagine mostra le temperature di questo inverno.

La plastica che mangiamo

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La liscivazione chimica degli imballaggi preoccupante per la salute.
Articolotre del 20/02/2014 redazione attaulità
-L.M.- Gli scienziati del British Medical Journal (BMJ), avvertono dei potenziali danni a lungo termine dell’esposizione a metanoli sintetici, tra cui la formaldeide, in bottigle e bevande e imballaggi per alimenti. “Sostanze chimiche di sintesi che vengono usate nella lavorazione, confezionamento e conservazione dei cibi potrebbero danneggiare a lungo termine la nostra salute, a causa anche di piccole quantità di tali sostanze che penetrano nel cibo” : questa la preoccupazione sollevata dal Journal of Epidemiology and Community Health del BMJ.
Queste, in quantità minime, di per sè possono non essere tossiche, ma noi viviamo una vita in cui siamo continuamente esposti a sostanze inquinanti, come la formaldeide, anche attraverso il consumo di alimenti in confezioni di plastica. Alcune delle sostanze chimiche che destano preoccupazione sono regolamentate, ma sono comunque ampiamente usate nel packaging alimentare. Le persone che mangiano cibi confezionati rischiano di essere cronicamente esposte a queste sostanze per tutta la vita.
Troppo poco si sa ancora circa l’impatto a lungo termine sul corpo umano e soprattutto a proposito di questa esposizione in alcuni momenti critici dello sviluppo, come nel grembo materno o nella prima infanzia.
Oltre alla formaldeide, ampiamente presente in bottiglie di plastica e stoviglie alla melamina, altri prodotti chimici noti per interrompere la produzione di ormoni sono usati per gli imballaggi di prodotti alimentari: bisfenolo A, tributilstagno, triclosan e ftalati.
Complessivamente più di 400 sostanze chimiche sono coinvolte.
“Mentre molte di queste sostanze sono oggetto di dibattito tra gli scienziati e i politici per soddisfare gli interessi delle varie parti, i consumatori rimangono esposti a queste sostanze chimiche tutti i giorni, inconsapevolmente” scrivono gli scienziati del BMJ, avvertendo che i potenziali cambiamenti cellulari causati dai materiali a contatto con gli alimenti e, in particolare, le sostanze chimiche con la capacità di agire sugli ormoni, non sono nemmeno prese in considerazione nelle analisi di routine tossicologica. Suggeriscono che tutto questo ”Getta seri dubbi sulla adeguatezza delle procedure di regolamentazione delle sostanze chimiche”.
Non sarà facile monitorare e valutare gli effetti di decenni di esposizione a queste sostanze, dal momento che non ci sono grandi gruppi di persone che non siano esposti ai prodotti alimentari confezionati. Purtroppo tutti noi abbiamo tracce di questi composti chimici nel nostro corpo. Per questa ragione non è possibile effettuare uno studio comparativo tra gruppi di persone che sono state esposte e persone che non lo sono state.
Ma è necessaria una valutazione basata sulla popolazione così come un monitoraggio, per stabilire i potenziali collegamenti tra le sostanze chimiche a contatto con gli alimenti e il cancro, l’obesità, il diabete e i disturbi neurologici e infiammatori, soprattutto sommato agli inquinamenti ambientali: ”Dal momento che la maggior parte di cibi sono confezionati e l’intera popolazione può essere esposta, è della massima importanza che le lacune nelle conoscenze vengano riempite in modo affidabile e rapido” sostengono gli scienziati.
Per dare delle risposte a questi problemi è nato, nel 2012, a Zurigo, il Packaging Food Foundation, un’organizzazione di comunicazione scientifica che rende pubbliche le ricerche relative alla salute di imballaggi alimentari. Si tratta di una fondazione indipendente nata dalla consapevolezza dei rischi per la salute connessi ai materiali che avvolgono i nostri cibi per proteggerli dall’inquinamento esterno, ma che diventano a loro volta una fonte di contaminazione. Molte delle sostanze dei contenitori del nostro cibo ’emigrano’ negli alimenti in vari gradi e, tra gli effetti sulla salute di queste sostanze, sono state osservate malattie cardiovascolari, asma ,obesità, alterazione della funzione tiroidea.
L’ “emigrazione” è proprio il principale problema. I materiali sono composti da diversi prodotti chimici di base, additivi plastificanti, filtri UV, inchiostri di stampa e vernici e, la maggior parte, non è completamente inerte ed entra nel nostro cibo.
Non ha alcun senso, tranne che ragioni di utilità economica, invocare la teoria delle basse dosi non dannose, per la semplice ragione che non è applicabile a tutte le sostanze. Infatti sostanze come ftalati o il bisfenoloA agiscono sempre come interferenti endocrini e come tali il loro comportamento a basse dosi è imprevedibile. Nel dubbio, come sempre, è meglio astenersi il più possibile dall’uso di contenitori e materiali plastici.

Mais Ogm, Commissione “deve” autorizzare la coltura ma tenta di lasciare scelta a Stati

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Fonte eunews.it del 12 febbraio 2014 da Redazione Alfonso Bianchi attualità

Il Consiglio Ue non raggiunge la magioranza qualificata per bloccarla a causa dei un blocco di 5 Paesi, l’esecutivo è costretto quindi a dare il via libera ma il commissario Borg prende tempo per raggiungere un compromesso che permetta almeno a ciascuno di decidere per sé
Sono solo 5 i Paesi dell’Unione europea che vogliono che sia possibile coltivare il mais Ogm 1507 in tutta Europa. Solo 5 su 28 Stati membri. Eppure l’avranno vinta loro: la Commissione europea dovrà dare il suo assenso alla coltura geneticamente modificata in tutto il territorio comunitario. Il fronte del no, come avevamo anticipato, non è riuscito a raggiungere la maggioranza qualificata, necessaria a bloccare il via libera, e così il gruppo composto da Spagna, Regno Unito, Svezia, Finlandia ed Estonia, aiutato dalle decisive astensione (che valgono come un sì) di Belgio, Portogallo, Repubblica Ceca e Germania, ha vinto la sua battaglia. Almeno sulla carta, perché adesso l’esecutivo di Bruxelles sta spingendo perché si conceda comunque ad ogni Paese di decidere per sé.
IL PARERE DECISIVO DELL’EFSA – Ieri il commissario alla Salute, Tonio Borg, dopo un intenso Consiglio Affari generali, ha ribadito quello che ormai ripete da tempo: “La richiesta di concedere l’autorizzazione alla coltura risale al 2001, 13 anni fa. Da allora ci sono stati sei pareri positivi dell’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare, ndr), e due sentenze della Corte di giustizia che ci impongono di decidere”, e in assenza di una diversa disposizione del Consiglio Ue che doveva arrivare entro oggi, “dovremo dare l’assenso”. Perché secondo la ‘comitatologia’ ovvero le regole procedurali che devono seguirsi in casi come questi, in assenza di un parere preciso degli Stati fa fede l’indicazione dell’Efsa. “Non possiamo andare contro l’Efsa, perché non possiamo accettare i suoi pareri solo quando ci piacciono” ha continuato Borg facendo l’esempio del blocco dei pesticidi pericolosi per le Api, i cosiddetti neonicotinoidi. “Allora seguimmo le sue indicazioni e li vietammo, ora dobbiamo fare lo stesso” e quindi consentire la coltivazione Ogm, aggiunge.
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Tonio Borg – ph. EU Council
LA STRATEGIA DI BORG – Sui tempi però in cui il via libero sarà dato formalmente Borg si tiene vago “abbiamo aspettato tredici anni” dichiara come a dire “possiamo aspettare ancora qualche mese”. Il suo scopo adesso è quello di forzare gli Stati ad approvare un’altra direttiva, la cosiddetta “proposta coltivazioni”, secondo la quale l’autorizzazione verrebbe data ma si lascerebbe agli Stati la possibilità di negarla sul proprio territorio, permettendo quindi a ognuno di decidere per sé. “L’aritmetica è chiara, ci sono 25 Paesi a favore di questo compromesso e tre contro, se uno di questi cambiasse idea si raggiungerebbe la maggioranza necessaria” ha spiegato riferendosi ai tre Paesi la cui contrarietà ha finora bloccato la proposta di compromesso. Si tratta del Regno Unito (pro Ogm), della Germania che ha una posizione più ambigua sulla materia, e della Francia che finora si era opposta all’idea sperando di riuscire a bloccare la coltivazione in tutta l’Ue. Ma dopo questa sconfitta si vedrà probabilmente costretta a cambiare idea per salvare il salvabile. “Abbiamo già fissato una discussione nel Consiglio Agricoltura del 3 marzo” ha annunciato Evangelos Venizelos a nome della presidenza di turno Greca.
ITALIA PUNTA AL COMPROMESSO – La discussione potrebbe richiedere ancora altri mesi e arrivare addirittura al semestre di presidenza italiano, ovvero dopo le elezioni. “Penso che quella direttiva sia estremamente importante” perché quantomeno concede “la possibilità di decidere per sé” ha dichiarato il ministro degli Affari europei Enzo Moavero Milanesi al termine del Consiglio. L’Italia è contraria all’autorizzazione alla coltivazione ma vista la situazione che si è creata “sosteniamo la proposta” di compromesso e “speriamo che la presidenza greca riesca a portarla a buon termine” altrimenti “la riprenderemo sotto presidenza italiana”.
IL NO DELLE ASSOCIAZIONI – “Nonostante le proprietà miracolistiche propagandate dalle grandi multinazionali che producono Ogm, sono rimasti solo cinque su ventotto i Paesi (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania) a coltivare Ogm nell’Unione Europea, con appena 129mila ettari di mais transgenico MON810 (l’unica coltura autorizzata in Ue, ndr) piantati nel 2012” ha scritto in una nota la Coldiretti secondo cui “sarebbe del tutto assurdo e contrario allo spirito comunitario un eventuale via libera della Commissione Europea alla coltivazione del mais 1507”. Dello stesso parere Greenpeace secondo cui l’approvazione da parte dell’esecutivo di Bruxelles di questa coltivazione sarebbe “illegale”. “La Commissione non può ignorare le preoccupazioni scientifiche, politiche e giuridiche espresse dalla grande maggioranza dei paesi, di due terzi del Parlamento europeo e supportate dalla maggior parte dei cittadini europei” ha dichiarato Marco Contiero, policy director per le politiche agricole dell’Ong.
Alfonso Bianchi
Articoli correlati:
– La coltivazione del mais Ogm 1507 verso l’autorizzazione in tutta l’Ue
– Il Parlamento europeo vuole che gli Stati blocchino il Mais Ogm
– Commissione Ue rilancia la coltivazione Ogm

Cornovaglia, il muro d’acqua che ha spazzato il giorno di San Valentino

Fonte articolotre del Redazione 16/02/2014 attualità

Non è stato propriamente un giorno adatto a festeggiare il 14 febbraio in Cornovaglia, così come in tutto il resto della Gran Bretagna. L’ondata di maltempo che ha colpito il paese è stata violenta ed implacabile, così come non si vedeva da molti anni. Ne è un esempio lampante la cittadina di Newlyn Bridge, investita da un vero e proprio muro d’acqua proprio a San Valentino, come si può vedere dal video. “Abbiamo assistito impotenti a quello che stava accadendo, mentre l’onda si infrangeva sulla casa. Fortunatamente è arrivata la guardia costiera, perchè non saremmo riusciti ad arrivare sul tetto” ha detto un residente.
Sono 2500 le case che non hanno ancora energia elettrica, dopo che i venti a più di 120 Km/h hanno letteralmente spazzato via i cavi elettrici nella giornata di sabato. Nel Penzance circa 20, tra abitazioni e azienda, si sono ritrovate sott’acqua. I vari gruppi dei vigili del fuoco hanno ricevuto più di 120 chiamate in 24 ore. Intanto dal meteo non sembra arrivare ancora nessuna buona notizia, anzi gli esperti lanciano l’allerta perchè molti fiumi potrebbero esondare.

IL CAMBIAMENTO……..

Fonte le vignette del cambiamento attualità
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Fotovoltaico, aziende depredate e lavori fasulli. Le ombre russe sull’Italia

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Fatto Quotidiano del 15/02/2014 redazione attualità
Le imprese che facevano affari con il gruppo svizzero-russo Avelar sono fallite. La capofila invece continua a incassare milioni di incentivi. La magistratura indaga, mentre si scoprono pannelli cinesi spacciati per europei e truffe ai danni dello Stato
FattoQuotidiano.it | 15 febbraio 2014 di Stefano De Agostini attualità
Tre aziende fallite, una in concordato preventivo, centinaia di dipendenti in cassa integrazione. Come un re Mida al contrario, quello che tocca la società russo-svizzera Avelar, all’arrembaggio del settore fotovoltaico italiano, sembra destinato a morire. Ma è tutto tranne che un cattivo affare. Milioni di euro di incentivi statali continuano infatti a volare verso Zurigo, mentre le aziende nostrane – tra danni subiti e colpe proprie – chiudono i battenti, spolpate da una gestione poco oculata, se non da operazioni passibili di reato. A stabilirlo sarà la magistratura che indaga sulle responsabilità del crac, ma anche sull’ipotesi di truffa ai danni dello Stato.

Metti un russo a Reggio Emilia. Per capire la complessa vicenda, bisogna partire dal luglio 2008. Pier Angelo Masselli, presidente e ad di Kerself, impresa reggiana attiva nel settore fotovoltaico, fa entrare in società la Avelar di Igor Akhmerov. L’azienda fa capo al colosso russo dell’energia Renova, in mano all’oligarca Viktor Vekselberg, uno degli uomini più ricchi all’ombra del Cremlino. Per conto di Avelar, o meglio delle sue controllate, l’impresa di Reggio Emilia realizza una serie di parchi fotovoltaici soprattutto in Puglia e Basilicata. Le società titolari di questi impianti, costituite ad hoc, sono destinatarie degli incentivi statali per una durata di vent’anni. E i registri della camera di commercio di Matera rivelano che dietro a queste società stanno proprio gli uomini di Avelar e le sue aziende.

Ritardi nei pagamenti e penali. Ma mentre i russi incassano i milioni provenienti dagli incentivi statali del fotovoltaico, non si può certo dire che Kerself navighi nell’oro. Tutt’altro. L’azienda costruisce impianti, ma viene pagata con gravi ritardi almeno stando al resoconto stilato dagli uffici della società. Nel documento, si parla di fatture stornate, cioè annullate “per il mancato pagamento” e di importi incassati con ritardi di 110, 240 e oltre 360 giorni. Niente pagamenti significa lavori sospesi. E lavori sospesi significano penali da pagare. Ad Akhmerov e soci, naturalmente. In Avelar si attribuiscono invece i ritardi nei pagamenti alla mancata realizzazione dei lavori e alla “cattiva gestione” di Kerself da parte dell’amministrazione. Una gestione sulla quale, per altro, nel gennaio 2014, si abbatterà la scure della Consob: Masselli sarà multato per manipolazione del mercato e diffusione di false informazioni finanziarie e patrimoniali per il periodo tra 2008 e 2010.

I conti non tornano: gli scontri interni al gruppo. I rapporti tra Zurigo e Reggio Emilia si fanno così sempre più tesi. Ma la goccia che fa traboccare il vaso arriva nell’estate del 2010. Kerself firma un accordo per la fornitura di pannelli fotovoltaici dalla cinese Eoplly: una controllata Avelar compra il materiale dalla società e poi li rivende a Kerself. Così la compagnia russo-svizzera si trova a giocare, attraverso le sue aziende, le parti di fornitore e di cliente della società reggiana. E qui sorgono i problemi. Le bolle doganali che attestano la vendita di pannelli da Eoplly a una controllata di Avelar riportano un prezzo decisamente inferiore a quello fatto pagare a Kerself. Nel dettaglio, secondo i calcoli della società reggiana, la differenza ammonta a 4,7 milioni di euro. “Sono i costi per il sistema di lettere di credito e finanziamenti bancari”, è la risposta di Avelar.

I 35 impianti avviati tra 2009 e 2010 finiscono sotto la lente della guardia di finanza. In un verbale redatto dal nucleo di polizia tributaria di Reggio Emilia si parla di un margine di commessa, cioè l’effettivo profitto per Kerself, pari al 3,41%, “da considerare poco remunerativo delle risorse impiegate”. I finanzieri precisano che “l’effettivo risultato complessivo è da ritenere assai più modesto, per effetto di perdite riconducibili a oneri per penalità varie derivate dalla ritardata consegna degli impianti”. Insomma, Kerself compra da Avelar, vende ad Avelar e quel poco che guadagna è eroso dalle penali da pagare ad Avelar.

“Fare respirare il cervello”. “Questi signori stanno depredando il gruppo”, è lo sfogo di Masselli a Leopoldo Franceschini, ai tempi amministratore delegato di Ecoware, società controllata da Kerself. A riportare queste parole è lo stesso imprenditore reggiano in un memorandum in mano ai magistrati. Nel documento Masselli prosegue: “Durante un incontro con Igor Akhmerov, a Franceschini viene consigliato di farmi ragionare, onde evitare che arrivino al punto di fare respirare meglio il mio cervello”. Un’espressione che l’interessato interpreta così: “Solo dopo capisco che si parla di buchi in testa”. Lo scontro è ormai frontale. E lo vincono i russi: il 16 dicembre 2010 il cda di Kerself revoca le deleghe di amministratore delegato a Masselli.

Il tribunale impone il fallimento. Le funeste profezie sul futuro della società si avverano due anni più tardi. L’azienda, che nel frattempo ha cambiato nome e si chiama Aiòn, fa richiesta di concordato preventivo. In altre parole, la società fa sapere di non riuscire a onorare i debiti e cerca un accordo con i creditori per scongiurare il fallimento. Ma nel marzo 2013 il tribunale di Reggio Emilia nega il concordato. Il giudice punta il dito contro una serie di trasferimenti di denaro tra le società del gruppo che appaiono quanto meno sospetti nel momento in cui un’azienda si dichiara insolvente e costituiscono “un’indubbia violazione delle norme” in materia. Il tribunale impone così il fallimento, con la società che ha accumulato 245 milioni di debiti verso 140 imprese.

Il crac di Aiòn trascina nel baratro anche le controllate Ecoware e Helios di Padova, che di lì a poco dichiarano fallimento. Pochi mesi dopo ottiene il concordato preventivo Saem, azienda barese anch’essa controllata da Aiòn. Sul terreno restano centinaia di dipendenti in cassa integrazione (nel gruppo Aiòn lavoravano circa 500 persone) e decine di aziende fornitrici a rischio chiusura per i mancati pagamenti.

Le mani nelle tasche dello Stato: pannelli cinesi che diventano europei. A rimetterci non sono solo le imprese, ma anche le casse pubbliche. Non a caso, la procura di Milano sta lavorando a un’inchiesta per truffa ai danni dello Stato. Nel marzo 2013, la Guardia di Finanza si presenta infatti negli uffici di Ecoware ed Helios. L’ipotesi degli investigatori è che le società abbiano spacciato per europei una serie di pannelli fotovoltaici made in China. Il motivo? A chi utilizza materiale europeo spettano incentivi superiori del 10 per cento. Una circostanza confermata anche da lavoratori di Helios, ma della quale i dirigenti delle varie aziende interessate dicono di non sapere nulla.

I magistrati stanno verificando anche le date di fine lavori per gli impianti. Esistono infatti diversi sistemi di erogazione degli incentivi statali, che prendono il nome di Conti energia. Gli investigatori indagano sull’ipotesi che le società del gruppo Avelar abbiano falsificato le date di fine lavori per beneficiare del Quarto conto energia anziché del Quinto, essendo uno più remunerativo dell’altro. Le falsificazioni delle date di fine lavori e la truffa dei pannelli cinesi spacciati per europei sono anche al centro di alcune conversazioni registrate tra gli allora dirigenti delle società del gruppo.

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