NAPOLITANO NON SI DIMETTE E S’INVENTA I DIECI “SAGGI”

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Da Il Fatto Quotidiano del 31/03/2013.di eduardo du Biasi attualità

È stata colpa dei veti incrociati, dei rilanci impossibili di tutte le forze politiche uscite “non vincitrici” dalle elezioni, della debolezza della presidenza di Giorgio Napolitano, mutilata dal semestre bianco e per questo impossibilitata a mandare il Paese nuovamente al voto sciogliendo le Camere. A oltre un mese dalle elezioni politiche di febbraio, con un premier pre incaricato (il segretario del Pd Pier Luigi Bersani) dimenticato nel congelatore, e uno dimesso che potrà rimanere in carica (il senatore a vita Mario Monti), Giorgio Napolitano rilancia.

DOPO aver meditato le proprie dimissioni per risolvere l’impasse istituzionale su Palazzo Chigi e avvicinare l’elezione del presidente della Repubblica (le Camere in seduta comune sono già convocate per il giorno 15 aprile), il capo dello Stato ci ha ripensato (“resterò fino all’ultimo giorno del mio mandato”) e ha varato una inconsueta manovra.
L’ha annunciata lui stesso, al Quirinale, ieri all’ora di pranzo. Si tratta della creazione di “due gruppi ristretti di personalità tra loro diverse per collocazione e per competenze” in grado “di formulare – su essenziali temi di carattere istituzionale e di carattere economico-sociale ed europeo – precise proposte programmatiche che possano divenire in varie forme oggetto di condivisione da parte delle forze politiche”. Le personalità, annunciate dal Colle intorno alle 18, hanno bisogno di poche presentazioni. Sui temi istituzionali dibatteranno Mario Mauro (montiano di provenienza Pdl), Gaetano Quagliariello (Pdl), Luciano Violante (Pd) e il costituzionalista Valerio Onida, ex presidente della Consulta. Sui temi economico-sociali ed europei, oltre ai due presidenti delle commissioni speciali per l’esame degli atti di governo già insediate a Camera e Senato Giancarlo Giorgetti (Lega) e Filippo Bubbico (Pd), ci sono il ministro in carica Enzo Moavero, l’economista Salvatore Rossi del direttorio di Banca d’Italia, il presidente Istat Enrico Giovannini (indicato in quota Cinque Stelle, o comunque non sgradito al Movimento) e il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella.

Nelle intenzioni di Napolitano questi “saggi” che si insedieranno martedì , surroga di tecnici e politici, avranno un doppio ruolo. Da una parte dovranno elaborare un “programma”. Dall’altro cercare un consenso tra i gruppi politici rappresentati in Parlamento. Il loro lavoro potrebbe essere la base per la costituzione di un futuro governo di larghe intese che veda convergere Pd, Pdl e Scelta Civica.

E il governo? Per adesso, spiega Napolitano, resta in carica Mario Monti “benché dimissionario e peraltro non sfiduciato dal Parlamento”. La circostanza è al margine della Costituzione se si pensa che Monti, mai eletto, non cadde in aula solo perchè si dimise prima, ma soprattutto perché tra la sua nomina a premier nella legislatura XVI e il suo approdo nella legislatura XVII, ci sono state le elezioni politiche (fu peraltro lo stesso Onida a criticare la sola ipotesi di questo scenario, in quanto il Parlamento resta sovrano per il varo di un governo).

Ma fino a quando Monti resterà in carica in questo schema? Almeno fino alla nascita di un nuovo governo, quindi oltre la scadenza di metà maggio del settennato di Napolitano: sarà infatti il nuovo presidente della Repubblica a varare il governo che riporterà il Paese alle elezioni. E quindi a valle della scelta di Napolitano ci possono essere un obiettivo massimo (il varo di un governo politico Pd-Pdl-Lega-Scelta Civica), e un obiettivo minimo (prendere tempo aspettando che si insedi il successore). Entrambi allontanano la crisi di almeno due settimane.

E I PARTITI? Ufficialmente plaudono tutti. Il Movimento Cinque Stelle apprezza che il capo dello Stato abbia fatto propria l’idea di un Parlamento che può lavorare anche senza governo (prorogando l’esecutivo Monti), e non lascia trapelare nulla nemmeno sull’odiato Violante, considerato signore dell’inciucio con Berlusconi. Anche Pier Luigi Bersani fa buon viso a pessimo gioco: “Siamo pronti ad accompagnare il percorso indicato dal presidente Giorgio Napolitano”, dice. E poi prova a sparigliare i giochi sul futuro: “Governo di cambiamento e convinzione per le riforme restano in asse”, dice. Niente larghe intese, per lui. Non per il suo partito che, questa volta, sembra tirare dall’altra parte.

Il Pdl si gode l’ingovernabilità e tiene il punto sia sul governissimo che sulle elezioni. Cicchitto addirittura rilancia un accordo su una legge elettorale “alla francese, con il doppio turno”, vale a dire su quello che da almeno un lustro è la proposta del centrosinistra sempre bocciata da Berlusconi. Monti parla di “perfetta correttezza istituzionale”.

Come diceva un altro napoletano illustre, “adda passà ‘a nuttata!”

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aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il marzo 31, 2013, in attualità, politica, Uncategorized con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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