Archivio mensile:marzo 2014

Brescia, discarica ex Piccinelli. Arpa: “Acque contaminate da scorie radioattive”

La relazione dell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, che ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere, risale al 6 ottobre scorso. Si garantisce che non c’è pericolo per gli acquedotti “perché pescano da una seconda falda”. Ma il collega geologo: “La falda è una sola”
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Fonte FattoQuotidiano.it di Andrea Tornago | 31 marzo 2014 attualità
È bastata una pioggia più intensa ed è successo il peggio: una massa di polveri radioattive, interrate in una discarica abusiva a Brescia, è finita a contatto con la falda acquifera della città. Lo scrive l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente in un report sull’ex cava Piccinelli, uno dei siti contaminati più pericolosi della regione Lombardia secondo le autorità sanitarie: un’ex cava alle porte di Brescia in cui negli anni ’90 sono state sversate scorie di alluminio contaminate dal Cesio 137 fino a mille volte oltre i limiti per il terreno. Rifiuti radioattivi che da anni minacciano la falda acquifera. L’Arpa tranquillizza i cittadini escludendo la contaminazione poiché “gli acquedotti pescano da una seconda falda ad una profondità maggiore”. Ma il geologo dell’Agenzia Gian Paolo Oneda pochi mesi prima scriveva che “la falda è una sola”. Ad aumentare le preoccupazioni è la mancanza di un dispositivo di controllo dei movimento dell’area interrata.

“Il 6 ottobre 2013 – si legge nella relazione dell’Arpa, che ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere – si è verificata la parziale sommersione di uno spessore di 10-20 centimetri dei volumi radiocontaminati”. È la prima volta che il contatto tra le scorie e la falda viene certificato da un ente di controllo. Fino ad ora si era sempre trattato di timori, calcoli e ricostruzioni di possibili scenari avvenuti in passato, quando la rete di monitoraggio non era attiva. Scenari che la Prefettura solo nel giugno 2013 prospettava al Ministero dell’Ambiente usando rigorosamente il condizionale: “Esisterebbe una concreta possibilità che la falda freatica, anche in ragione della eccessiva piovosità degli ultimi periodi, possa raggiungere i rifiuti radio contaminati”. Ora invece sappiamo che è successo.

A questo punto, la discussione si sposta sulla sicurezza dell’acqua che esce dai rubinetti di Brescia: le analisi sulle acque eseguite finora non hanno riscontrato contaminazione. Sia le analisi condotte sulle acque di falda che sull’acqua immessa nella rete idrica dalla multiutility A2A hanno escluso la presenza di radioattività “in concentrazioni superiori alla sensibilità analitica”. Questo il dato che l’agenzia si limita a riportare senza ulteriori spiegazioni. Sulla stessa linea è anche l’ultima relazione dell’Arpa, firmata dalla dirigente dell’“area radiazioni” Maria Grazia Santini e dal chimico Sergio Resola: una contaminazione dell’acquedotto sarebbe lo scenario “più critico sebbene non realistico – scrivono i tecnici – per l’assenza di punti di captazione, in prossimità dell’area, di acque dalla prima falda” destinate al consumo umano. Nessun problema quindi per i pozzi dell’acquedotto, che pescano a una profondità maggiore, nella seconda falda.

Ma il collega Gian Paolo Oneda, geologo dell’Arpa, solo pochi mesi fa, aveva stabilito invece come in quella zona non vi sia alcuna distinzione tra la prima e la seconda falda. Ci sarebbe, insomma, una sola falda. Una situazione che metterebbe più a rischio, potenzialmente, il pozzo che si trova a sud della discarica abusiva, regolarmente allacciato all’acquedotto. Il geologo che ha firmato quella relazione nell’aprile 2012 non si occupa più del caso. Raggiunto al telefono, risponde: “Confermo tutto: la falda è una sola”. Se fosse così, la situazione sarebbe grave a causa delle proprietà fisiche del Cesio 137, tra gli isotopi radioattivi più solubili.

Per monitorare il sito attuamente non esiste un dispositivo che segnali in tempo reale i movimenti della falda. L’Arpa nel giugno scorso lo aveva chiesto al Comune di Brescia, che non ha ancora provveduto. Pochi giorni fa, per far fronte alle emergenze ambientali, la consigliera M5S Laura Gamba ha presentato un emendamento per destinare 820mila euro per gli interventi urgenti di bonifica. Una scelta condivisa e rilanciata anche da Legambiente. Ma l’emendamento è stato bocciato dalla maggioranza di centrosinistra: quei soldi verranno utilizzati per la ristrutturazione di una piazzetta del centro storico.

Gerardo D’Ambrosio, il giudice daltonico (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 31/03/2014. Marco Travaglio attualità
ADDIO ALL’EX PROCURATORE.

Con Gerardo D’Ambrosio, morto ieri a 83 anni, non se n’è andato soltanto l’ex procuratore di Milano, l’ex coordinatore di Mani Pulite, il giudice istruttore di piazza Fontana e del caso Calabresi-Pinelli. Se n’è andato un gigante della magistratura che, come tutti i (pochi) giganti italiani di questi anni, sarà più rimpianto da morto di quanto non sia stato apprezzato da vivo.
NAPOLETANO di Santa Maria a Vico, classe 1930, magistrato dal ’57, a Milano dai primi 60, fece parlare di sé per la prima volta nel 1974 quando, con l’amico Emilio Alessandrini (poi ucciso da Prima linea), riaprì le indagini sulla strage alla Banca dell’Agricoltura ribaltando i depistaggi della pista anarchica e puntando sui neofascisti e sugli apparati dello Stato (pista che solo 40 anni dopo avrebbe trovato conferma in una sentenza definitiva).

Per questo, e per la sua appartenenza a Magistratura democratica, venne bollato come “comunista”. Ma ben presto cambiò colore: bastò che scagionasse Pino Rauti, leader di Ordine nuovo, dalle accuse sulla strage e il commissario Luigi Calabresi (assassinato da un commando di Lotta continua) per la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato da una finestra della Questura, per essere tacciato di “fascismo”. Nell’81 passò alla Procura generale, dove seguì diversi processi di terrorismo, ma anche quelli sugli scandali Petroli e Ambrosiano. Nel ’91 andò in Procura come aggiunto e nel ’92, dopo un trapianto cardiaco (“Ho nel petto il cuore di un ventenne”), fu chiamato dal procuratore Francesco Saverio Borrelli a coordinare le indagini di Di Pietro e degli altri membri del pool Mani Pulite su Tangentopoli. Fu allora che prima i ladroni della “Milano da bere” e poi i berluscones gli riappiccicarono addosso l’etichetta di “toga rossa” (e pazienza se il vertice milanese del Pds fu raso al suolo dalle indagini). In realtà D’Ambrosio, uomo certamente di sinistra (“più anarchica che comunista”, diceva lui), fu sempre un cane sciolto e un magistrato libero e indipendente. Il Pool era un cocktail di personalità e culture diverse: dai conservatori Davigo e Di Pietro ai progressisti Colombo, Greco e Ielo.
E PROPRIO il vecchio “Gerry”, con la sua bonaria saggezza, riuscì a tenere compatti i suoi uomini, vigilando, smussando gli spigoli, parando i missili scagliati dai palazzi della politica e gestendo rapporti con la stampa. Non sempre era d’accordo con gli altri, e non ne faceva mistero: per esempio quando si dissociò nel ’93 dalla proposta del Pool per un condono ai colpevoli che confessassero tutto e si ritirassero dalla vita pubblica; e nel ’94 dal comunicato letto dai suoi pm contro il decreto Biondi che aboliva il carcere per i tangentari . Il che non significa che fosse in soggezione dinanzi ai politici, anzi. Quando Craxi, ai funerali del socialista indagato e suicida Moroni, accusò i pm di aver “creato un clima infame”, rispose per le rime: “Il clima infame l’hanno creato loro. Noi scopriamo e perseguiamo i reati. Poi c’e ancora qualcuno che si vergogna e si suicida”. E nel ’95, quando il ministro Mancuso sguinzagliò l’ennesima ispezione contro Mani Pulite, ironizzò: “Sempre meglio di una schioppettata nella schiena: di fronte a magistrati come Mancuso, uno cerca di consolarsi pensando che prima o poi vanno in pensione; poi invece, da pensionati, li fanno ministri”. Nel ’99 subentrò a Borrelli come capo, negli anni del centrosinistra che – d’amore e d’accordo con B. &
C. – stava smantellando quel poco che restava della legalità in Italia, e sparò a zero sulle controriforme dell’inciucio, dalla Bicamerale in giù. Nel 2002 andò in pensione a 72 anni in tandem con Borrelli, pochi mesi prima che il governo
B. alzasse l’età pensionabile delle toghe a 75 (legge contra personam post-datata). Nel 2006 accettò di candidarsi al Senato coi Ds e anche lì diede prova di indipendenza, contestando e votando No all’immondo indulto che liberava 30 mila delinquenti. Nel 2008 fu rieletto nel Pd e continuò a fare il battitore libero, sempre più isolato e amareggiato.
NEL 2012 il consiglio comunale del suo paese natale gli negò la cittadinanza onoraria perchè – spiegò il sindaco Alfonso Piscitelli (Pdl) “D’Ambrosio non ha volato troppo alto, non è stato al di sopra delle parti”. Nel 2013 non fu ricandidato, ma avrebbe rifiutato: “Io – disse al Corriere – ho presentato 9 disegni di legge: non ne è stato discusso nemmeno uno”. Per forza: proponeva un filtro ai ricorsi dilatorii e infondati in Appello e in Cassazione, la riforma della prescrizione e così via. Norme che la farebbero funzionare davvero, la Giustizia. Infatti “non è stata solo la maggioranza schiacciante di destra a frenare i miei progetti: un processo penale lento, facile preda della prescrizione, fa comodo a molti. Soprattutto ai colletti bianchi”. Di tutti i colori. E D’Ambrosio è sempre stato daltonico.

Crozza Nel Paese delle Meraviglie del 28 Marzo 2014 – Napolitano e i Corazzieri per Caso in ‘Happy’

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“Equitalia grazia i maxi-evasori”

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LANDINI (FIOM): “IL FISCO RINUNCIA AI 130 MILIARDI DEI PESCI GROSSI. AFFRONTARE I RICORSI NON CONVIENE
Fatto Quotidiano del 29/03/20\14 di Salvatore Cannavò attualità
La denuncia è arrivata secca durante la puntata di giovedì di Servizio Pubblico . A lanciarla, il segretario della Fiom, Maurizio Landini che ha puntato il dito contro le modalità di riscossione adottate da Equitalia: “Dai dati in mio possesso è chiaro che non si colpiscono i grandi evasori, ma si punta a quelli più piccoli perché è più conveniente”. L’accusa è di quelle già riscontrabili nel comune sentire. Ma, in questo caso, il segretario dei metalmeccanici è molto più circo- stanziato: “Dal 2007 al 2012 – spiega al Fatto – il Fisco ha accertato l’esistenza di 220 miliardi di evasione fiscale”. “Ma, prosegue Landini, il 60% di questa cifra (132 miliardi, ndr ) è riferibile solo al 10% degli evasori mentre il restante 40% (88 miliardi, ndr ) si spalma sul 90% di chi evade”. La proporzione è essenziale per cogliere il senso della denuncia: “Il problema – aggiunge il segretario Fiom – è che per far quadrare i bilanci Equitalia punta a riscuotere i piccoli importi perché sono quelli più agevoli mentre i grandi importi, i cui titolari possono avvalersi di importanti studi legali o di commercia- listi adeguati, vengono lasciati da parte”. Insomma, se hai uno studio come quello di Ghedini, hai più opportunità e capacità di rispondere a una contestazione del Fisco, di fare ricorso in tribunale, di tirarla per le lunghe e, quindi, di far- la franca. Se, invece, sei un pesce piccolo soccombi. EQUITALIA , da parte sua, dispone di dati diversi e mostra di non condividere l’accusa. La società, infatti, fa sapere di non essere una azienda privata ma di appartenere all’Agenzia delle entrate (51%) e all’Inps (49). Il suo compito, poi, non è quello di “scovare”gli evasori, per- ché la fase di accertamento compete ad altri soggetti e solo dopo che i tributi sono iscritti a ruolo passano a Equitalia. Il suo amministratore delegato, Benedetto Mineo, ha tenuto la scorsa settimana un’audizione alla commissione Finanze del Senato in cui ha snocciolato diversi dati. In particolare, ha rivelato che l’accertato, dal 2000 al 2014, è stato di 894 miliardi di euro ma che di questi, circa la metà si sono dimostrati o “errati” (il 25%) oppure riferibili a fallimenti, cessazioni, morti e quindi non riscuotibili. Nei 14 anni presi in esame, invece, il riscosso ammonta a poco più di 60 miliardi, il 7,7% del totale men- tre un altro 7,8% è “da lavorare”. Equitalia dice di garantire una riscossione di 8 miliardi all’anno, mentre i gestori precedenti “garan – tivano 2,9 miliardi”. L’azienda fa anche sapere che oltre il 60% del riscosso riguarda persone con de- biti superiori a 50 mila euro. Di fronte a questi numeri, però, Landini tiene il punto. “Non mi sembra che sia messa in discussione la sostanza della nostra affermazione: gli importi rilevanti, quelli in cui c’è il grosso dell’evasione, non vengono toccati”. Perché? “Perché dovendo fare utili, Equitalia non si può permettere di perdere troppo tempo”. In effetti Equitalia, pur essendo di proprietà pubblica, non ha contribuzioni e deve basare i propri bilanci sull’aggio, una percentuale sulle somme riscosse che dal 1 gennaio 2013 è pari all’8% degli importi (entro i 60 giorni dalla notifica della cartella, è ripartito tra il contribuente, 4,65%, e l’ente creditore, 4,35%). I bilanci, poi, vengono appesantiti dal contestuale calo delle riscossioni: dagli 8,9 mi- liardi del 2010 si è passati a 7,1 mi- liardi nel 2013. La Corte dei Conti ha sottolineato che la flessione è dovuta alla crisi ma anche a una legislazione divenuta via via più blanda. Che si ripercuote, negativamente, anche sui bilanci della so- cietà presieduta da Attilio Befera. L’accusa, quindi, sembra reggere anche perché fondata, a quanto risulta al Fatto , su una più ampia indagine della magistratura che indaga sulle vere cause dell’evasione. Un’indagine di cui il governo dovrebbe essere a conoscenza.

Sla, ricercatori italiani scoprono un nuovo gene che causa la malattia

La scoperta avvicina la possibilità di nuove terapie mirate, grazie all’individuazione di vie cellulari suscettibili di interventi terapeutici. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista internazionale Nature Neuroscience
Fonte di Redazione Il Fatto Quotidiano | 30 marzo 2014 attualità
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E’ stato identificato da un gruppo di ricercatori italiani un nuovo gene principale causa della Sla (Sclerosi laterale amiotrofica – morbo di Lou Gehrig). Il gene, denominato Matrin3 e localizzato sul cromosoma 5, è stato scoperto in diverse ampie famiglie con più membri affetti da Sla e da demenza frontotemporale. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale Nature Neuroscience, che ha dedicato la propria copertina alla scoperta.

Gli autori sono un gruppo di ricercatori italiani del consorzio Italsgen (che riunisce 14 centri universitari e ospedalieri italiani che si sono uniti per la lotta contro la Sla), coordinati dal professor Adriano Chiò (Centro Sla del dipartimento di Neuroscience ‘Rita Levi Montalcini’ dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza e dell’Università di Torino), dalla dottoressa Gabriella Restagno (Laboratorio di Genetica Molecolare dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Scienza e della Salute di Torino) e dal dottor Mario Sabatelli (dell’Istituto di Neurologia – Centro Sla dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli di Roma), in collaborazione con il dottor Bryan Traynor (neurologo dell’Nih di Bethesda – Washington).

La scoperta di un nuovo gene implicato nell’eziologia della Sla fornisce informazioni utili per l’identificazione dei meccanismi della degenerazione dei motoneuroni ed avvicina la possibilità di nuove terapie mirate, grazie all’individuazione di vie cellulari suscettibili di interventi terapeutici. La scoperta è stata possibile grazie all’utilizzazione di nuove tecniche di sequenziamento dell’intero esoma (exome sequencing), cioè della parte del Dna che codifica per le proteine. La proteina Matrin3 è una proteina che lega il Dna e condivide domini strutturali con altre proteine che legano l’Rna, come FUS e TDP43 che sono anch’esse implicate nella Sla. Lo studio è stato eseguito su 108 casi (32 italiani, raccolti dai centri SLA aderenti al consorzio Italsgen). Per accertare l’assenza di mutazioni in soggetti sani, il gene Matrin3 è stato poi sequenziato in circa 5190 controlli sani, 1242 dei quali italiani.

Tutti i dati di sequenza degli esomi ottenuti con questa ricerca sono stati resi di dominio pubblico per poter essere utilizzati da altri ricercatori in tutto il mondo per ulteriori ricerche. La scoperta di questo nuovo gene rappresenta pertanto una svolta per la comprensione di questa patologia ed offre prospettive per l’identificazione di terapie per il suo trattamento. La ricerca è stata finanziata per la parte italiana da AriSLA, Fondazione Italiana di ricerca per la Sla, nell’ambito del progetto Sardinials, dalla Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport Onlus, dalla FIGC Federazione Italiana Giuoco Calcio, dal Ministero della Salute e dalla Comunità Europea nell’ambito del 7° Programma Quadro.

E’ stato identificato da un gruppo di ricercatori italiani un nuovo gene principale causa della Sla (Sclerosi laterale amiotrofica – morbo di Lou Gehrig). Il gene, denominato Matrin3 e localizzato sul cromosoma 5, è stato scoperto in diverse ampie famiglie con più membri affetti da Sla e da demenza frontotemporale. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale Nature Neuroscience, che ha dedicato la propria copertina alla scoperta.

Gli autori sono un gruppo di ricercatori italiani del consorzio Italsgen (che riunisce 14 centri universitari e ospedalieri italiani che si sono uniti per la lotta contro la Sla), coordinati dal professor Adriano Chiò (Centro Sla del dipartimento di Neuroscience ‘Rita Levi Montalcini’ dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza e dell’Università di Torino), dalla dottoressa Gabriella Restagno (Laboratorio di Genetica Molecolare dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Scienza e della Salute di Torino) e dal dottor Mario Sabatelli (dell’Istituto di Neurologia – Centro Sla dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli di Roma), in collaborazione con il dottor Bryan Traynor (neurologo dell’Nih di Bethesda – Washington).

La scoperta di un nuovo gene implicato nell’eziologia della Sla fornisce informazioni utili per l’identificazione dei meccanismi della degenerazione dei motoneuroni ed avvicina la possibilità di nuove terapie mirate, grazie all’individuazione di vie cellulari suscettibili di interventi terapeutici. La scoperta è stata possibile grazie all’utilizzazione di nuove tecniche di sequenziamento dell’intero esoma (exome sequencing), cioè della parte del Dna che codifica per le proteine. La proteina Matrin3 è una proteina che lega il Dna e condivide domini strutturali con altre proteine che legano l’Rna, come FUS e TDP43 che sono anch’esse implicate nella Sla. Lo studio è stato eseguito su 108 casi (32 italiani, raccolti dai centri SLA aderenti al consorzio Italsgen). Per accertare l’assenza di mutazioni in soggetti sani, il gene Matrin3 è stato poi sequenziato in circa 5190 controlli sani, 1242 dei quali italiani.

Tutti i dati di sequenza degli esomi ottenuti con questa ricerca sono stati resi di dominio pubblico per poter essere utilizzati da altri ricercatori in tutto il mondo per ulteriori ricerche. La scoperta di questo nuovo gene rappresenta pertanto una svolta per la comprensione di questa patologia ed offre prospettive per l’identificazione di terapie per il suo trattamento. La ricerca è stata finanziata per la parte italiana da AriSLA, Fondazione Italiana di ricerca per la Sla, nell’ambito del progetto Sardinials, dalla Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport Onlus, dalla FIGC Federazione Italiana Giuoco Calcio, dal Ministero della Salute e dalla Comunità Europea nell’ambito del 7° Programma Quadro.

È già ieri (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 30/03/2014. Marco Travaglio attualità

Nel film È già ieri del 2004, Antonio Albanese interpreta un divulgatore televisivo condannato a svegliarsi ogni mattina e a rivivere esattamente ciò che aveva vissuto il giorno prima. Stesso destino tocca agli italiani che leggono i giornali o guardano i telegiornali attivando la funzione “memoria”. Qualunque notizia o annuncio lascia addosso la fastidiosa sensazione di averlo già visto, letto o sentito. Il Corriere titola: “Stretta sui manager pubblici. Dal 1° aprile taglio agli stipendi”. E Repubblica : “Da aprile tetto agli stipendi dei manager”. E La Stampa: “Arriva la stretta sui manager di Stato”. E l’Unità: “Ecco il ‘tetto’ agli stipendi dei manager pubblici”. Retrogusto di déjà vu. Infatti il 31-21-2012, regnante Monti, Repubblica avvertiva: “Manager pubblici, tetto agli stipendi senza deroghe.

Retribuzioni non oltre i 310 mila euro”. E il 29-2-2012 il Corriere comunicava: “Maxi stipendi dei manager, tetto sui contratti futuri”. Quale sarebbe dunque il tetto di Renzi ai manager già sottoposti al tetto di Monti? Un tetto sul tetto? Un sottotetto mansardato? Un soppalco? Mistero. Intanto La Stampa anticipa il “piano di Alfano per recuperare 400 agenti” (infatti vuole tagliare 200 presìdi di polizia): “Giro di vite al Viminale. La scorta sarà data solo a chi rischia davvero”. Ma Alfano era ministro dell’Interno anche nel governo Letta, partito 11 mesi fa. Dunque ci sta dicendo che per quasi un anno ha dato la scorta a gente che rischiava per finta? E a chi, e con quali criteri, e perché? Il libro La Casta di Stella e Rizzo, che fra l’altro segnalava gli sperperi di denaro pubblico per auto blindate usate come status symbol dai papaveri e dalle loro signore per fare la spesa col lampeggiante e accompagnare i figli a scuola senza cercare parcheggio, è uscito nel 2007: quindi, dopo sette anni di solenni promesse di tagli, il Viminale si sveglia nel 2014? Può darsi, come dice Renzi, che l’Italia sia infestata da “un esercito di gufi e rosiconi che spera che l’Italia vada male”: ma non sarà che, più semplicemente, qualcuno ha conservato un pizzico di memoria e, come San Tommaso, crede solo se vede? Prendiamo la riforma del mercato del lavoro: a parte il nome pittoresco (“Jobs Act), si parla di svuotare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per aumentare la “flessibilità” e dunque il precariato in vista dell’auspicato calo della disoccupazione. Oh bella, ma l’articolo 18 non l’aveva già cambiato la Fornero? E la flessibilità non è la parola d’ordine degli ultimi cinque governi, dalla legge Treu del ’97 alla Maroni (detta abusivamente “Biagi”) del 2002 alla Fornero del 2012? I risultati si sono visti: disoccupazione ai massimi storici e zero nuovi posti di lavoro. Andiamo avanti così? Prendiamo gli F-35, che l’Italia scelse di acquistare dall’americana Lockheed grazie ai governi D’Alema e Berlusconi (che ora si dice “contrario da sempre”). Due anni fa Renzi, ancora sindaco di Firenze, tuonava: “Non capisco perché buttare via così una dozzina di miliardi per gli F-35” (6-7-2012). Gliel’ha poi spiegato Obama l’altro giorno. L’attuale ministra degli Esteri Mogherini invocava “la consistente riduzione del numero di F-35 da ordinare” (15-2-2012). E Bersani: “Vanno assolutamente riviste e limitate le spese militari degli F-35, le nostre priorità sono altre: non i caccia ma il lavoro” (22-1-2013). Il 19-3-2014 la ministra della Difesa Pinotti annunciava: “Abbiamo sospeso i pagamenti, facciamo una moratoria, di fronte alle preoccupazioni si può vedere se è il caso di ridimensionare”. L’altroieri, ricevuti gli ordini da Obama, riecco la Pinotti: “I militari stiano sereni, non ci saranno passi indietro”. Chi ricorda queste cosucce è un gufo, un rosicone, o una persona sensata? Per completare il déjà vu, ci sarebbe poi l’arresto di Previti: ma come, non l’avevano già arrestato nel 2006, salvo poi salvarlo con l’indulto? Sì, ma quello era Cesare, lo zio di Umberto. È l’unica novità di giornata, peraltro in linea con la “staffetta generazionale” auspicata dalla ministra Madia: prepensionare i vecchi per liberare le celle ai nipoti.

Cina, Russia e States: la sfida al casinò Italia

ppppLA BANCA CENTRALE DI PECHINO SALE NEL CAPITALE DI ENI ED ENEL. MOSCA PUNTA A PIRELLI. I FONDI USA PIÙ INFLUENTI NELLE BANCHE
Fonte Fatto Quotidiano del 28/03/2014 di Camilla Conti Milano attualità
La vera Grande Bellezza dell’Italia?Il gas dell’Eni, laluce dell’Enel, gli sportellidelle banche, le gomme della Pirelli e le rotte dell’Alitalia. Lo sanno bene i grandi fondi di investimento stranieri che stanno facendo uno shopping sfrenato al supermercato tricolore dell’industria edel credito. IL CARRELLO è già stracolmo. Partiamo dall’ultima operazione, resa nota ieri: la banca centrale cinese, la People Bank of China, detiene dallo scorso 21 marzo il l2,1% di Eni e il 2,07%di Enel. L’investimento – 800 milioni nel caso della società elet- trica e 1,3 miliardi sul Cane a sei zampe – arriva alla vigilia di importanti decisioni sulla governance dei due gruppi che a metà aprile devono rinnovare cda e capi azienda sotto il pressing del governo che vuole fare pulizia nelle società controllate dallo Stato. Sempre ieri dalle comunicazioni Consob è emerso che il fondo americano Grantham Mayo Van Otteloo detiene il 2,1% del capitale della Bpm. E che Invesco ha più che raddoppiato la partecipazione nel capitale di Rcs superando il 5% e piazzandosi prima di azionisti come i Pesenti, Rotelli e Cairo. Questi ultimi acquisti sono stati inoltre preceduti dalla grande avanzata del fondo Blackrock che in poche settimane è diventato il secondo azionista di Intesa Sanpaoloe di Mps oltreché il primo di Unicredit, scavalcando le Fondazioni. Nel frattempo un’altra “pietra nera”, Blackstone, ha prima comprato la storica sede del Corriere della Sera epoiconquistatoil 20% di Versace che potrebbe essere presto il nuovo inquilino di via Solferino. Non sono solo i fondi a muoversi. Sempre di recente George Soros ha scommesso a lungo termine su Igd, fondo di gestione immo- biliare controllato dalla Lega delle Cooperative, e la Pirelli ha firmato un accordo strategico con Rosneft, colosso petrolifero controllato dal Cremlino. Le incursioni nelle banche sono destinate ad aumentare considerando l’ingorgo di aumenti di capitale attesi entro l’estate e le prossime quotazioni a Piazza Affari: entro dicembre dovremmo assistere al debutto di Poste Italiane, Fincantieri, Cer- ved, Anima sgr, Fineco e Sisal alle quali potrebbero aggiungersi Savio o Gamenet. I grandi fondi arabi, cinesi, americani e russi, giocano al Casinò Italia per fare soldi ma per decidere su quali tavoli scommettere sono accompagnati anche da ciceroni esperti come Giuseppe Recchi (oggi presidente dell’Eni e candidato alla presidenza di Telecom) e l’ex premier Romano Prodi che vanta rapporti consolidati con Cina, Russia e anche con i paesi arabi. Ad attirare i nuovi investitori sono poi il calo dello spread e le attese per la posizione “mercatista” del governo Renzi sostenuto in questa fase dai vertici della Cassa Depositi e Prestiti finora incaricata di fare da bancomat al Paese. L’arrivo dei fondi non è dunque accolto negativamente, anzi. Come dimostrano ledichiarazioni del presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, che mercoledì ha assicurato: “Le fondazioni di origine bancaria sono pronte a uscire progressivamente dal capitale delle banche, qualora si consolidasse il ruolo di soggetti istituzionali quali i fondi internazionali”. Secondo Bazoli, tuttavia, un vero e proprio rimpasto potrà avvenire solo quando il ruolo di questo tipo di investitori sarà “veramente consolidato”. RESTA INFATTI da capire se la presenza dei fondi, soprattutto nel capitale nelle banche, sia a breve termine o se invece assumerà una funzione strategica per il riassetto degli stessi istituti magari occupando qualche poltrona nei cda. Nel frattempo le fondazioni possono approfittare dei nuovi soci stranieri per cedere le quote delle banche, fare cassa e restare con percentuali intorno al 5%.

Sistri, arresti per tangenti. Governo: “Non sapevamo. Scioglieremo contratto Selex”

Il sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo ha risposto in Aula ad un’interrogazione del Movimento 5 Stelle a prima firma Patrizia Terzoni. Dopo la notizia dell’inchiesta sulle procedure di affidamento, progettazione e realizzazione del sistema di tracciabillità dei rifiuti, l’esecutivo ha deciso di interrompere l’accordo con la società. E se ci sarà rinvio a giudizio, il ministero si costituirà parte civile”
Fonte Redazione Il Fatto Quotidiano | 28 marzo 2014 attualità
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La Selex, senza informare il ministero dell’Ambiente, ha subappaltato parte del servizio del Sistri a un’altra società. E questo è motivo di risoluzione del contratto“. È, in sintesi, quanto ha dichiarato il sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo rispondendo in Aula a un’interpellanza presentata dai deputati del Movimento 5 Stelle (a prima firma Patrizia Terzoni) sulla vicenda “dell’esecuzione, da parte della Guardia di finanza, di quattro arresti nell’ambito dell’inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Napoli sulle procedure di affidamento, progettazione e realizzazione del sistema di tracciabilità dei rifiuti Sistri. ”All’esito delle indagini”, ha continuato Velo, “se ci sarà il rinvio a giudizio degli imputati, si procederà a chiedere alla presidenza del Consiglio di costituirsi parte civile nel processo. Nel contratto viene previsto che l’azienda (vincitrice dell’appalto; Ndr) può subappaltare solo tramite autorizzazione, previo annullamento del contratto. La Selex però non ha mai fatto pervenire al ministero nessuna autorizzazione”.

Soddisfatto il Movimento 5 stelle. “Avevamo chiesto – hanno dichiarato i deputati della Commissione Ambiente, – se fosse vero che i subappalti realizzati da Selex non sarebbero stati comunicati e autorizzati dal Ministero”. E il sottosegretario ha risposto che “Selex non ha mai presentato al ministero istanza di autorizzazione per l’affidamento delle attività a Viasat” e “questa è causa di risoluzione del contratto“. Addirittura prima dell’interpellanza “il ministero non aveva avuto conoscenza di tale affidamento”. “Cioè – hanno sottolineato i deputati – siamo stati noi a far avere questa notizia al ministero”.

Il sottosegretario ha poi precisato che “sono stati chiesti immediatamente alla Selex i dovuti chiarimenti e sarà cura di questa amministrazione acquisire dall’Avvocatura generale dello Stato un parere sulle iniziative da assumere, anche ai fini appunto della risoluzione del contratto”. Finalmente – hanno dichiarato i pentastellati della commissione Ambiente – un po’ di chiarezza sulla giungla di contratti e subappalti che hanno reso il Sistri inapplicabile ed eccessivamente oneroso. La tracciabilità dei rifiuti è fondamentale, ma in questo modo sta diventando un incubo per le migliaia di piccole e medie imprese del settore dei rifiuti”.

Yes week-end (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 29/03/2014.Marco Travaglio attualità

Grande sorpresa sui giornali e i tg italiani (all’insaputa di quelli americani) per gli elogi di Obama a Renzi e a Napolitano, ma anche agli altri monumenti, come il Colosseo. Corriere : “L’incoraggiamento di Obama all’Italia. Elogio di Napolitano”. “‘Matteo, ti aiuto io’”. “La fiducia sulle riforme di Renzi. E a Napolitano: con te Italia fortunata”. Repubblica : “L’intesa tra Obama e Renzi: ‘Giusto cambiare l’Europa’”. “‘Che roccia Napolitano’. L’elogio del leader Usa”. Stampa : “Obama scommette su Renzi. ‘Sangue fresco, farà bene all’Europa’”. “Barack-Matteo: ‘Yes we can’”. “L’energia del premier conquista il leader Usa”. “Renzi senza complessi”. Messaggero : “Obama a Roma: mi fido di Renzi”. Unità: “Crescita e lavoro: yes we can. Obama promuove Renzi”. “Renzi incassa la ‘fiducia’ di Obama. ‘Italia fortunata, ha uno statista come Napolitano’”. Chissà che si aspettavano che dicesse, Obama. Forse pensavano che, vedendo Renzi, gli scoppiasse a ridere in faccia: “Ma come ti vesti? Ma chi te l’ha fatto il nodo alla cravatta? Ma lo sai che con quei denti all’infuori sembri Bugs Bunny?”. E che, incontrando Napolitano, se ne uscisse con frasi del tipo: “Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più? Ueh, matusa, ma lo sai che pure mio nonno è più giovane di te? In pensione ai giardinetti mai, eh?”. Invece, contrariamente alle previsioni, il presidente americano in visita al paese alleato più servile e genuflesso non ha insultato né sbeffeggiato i suoi capi dello Stato e del governo. Chi l’avrebbe mai detto. Secondo Repubblica , mentre il padrone consegnava ai servi la solita lista della spesa (graziare gli spioni Cia condannati per il sequestro Abu Omar, comprare un centinaio di F-35 che fanno ridere pure il Pentagono, raddoppiare le spese per la difesa da non si sa chi, acquistare il gas dagli Usa anziché dai russi, mezzo chilo di pane, tre etti di prosciutto e un caffè macchiato), quel diavolo di Renzi riusciva addirittura a dargli sulla voce: “L’Italia taglierà le spese militari”. Tiè (infatti la Pinotti ha subito detto che sugli F-35 non si scherza). Eppure incassava la promessa dell’amico Barack di “convincere la Merkel a cambiare verso”. L’Unità, pravdina del Pd, conferma: “Barack e Matteo, asse anti-austerity”. Sempre nel Reparto Paranormale, va registrato che “Obama sfratta gli abusivi” (il Messaggero ) e “Il ‘Miracolo’ di Obama al Colosseo: spariscono centurioni e camion bar”. Dinanzi a notizie così inaspettate e sconvolgenti, si capisce che nessun giornalone abbia trovato tre righe di spazio per l’allarme dei giuristi di Libertà e Giustizia sulla “svolta autoritaria” del Parlamento dimezzato e del premier-duce. Che sarà mai. Peraltro, che si sappia, a nessun capo di Stato o di governo è mai saltato in mente di dire pubblicamente qualcosa di men che encomiastico a un collega italiano. A parte la regina Elisabetta quando B. strillò “Mister Obamaaaaa!” durante la foto di gruppo del G8 di Londra (la sovrana si voltò di scatto: “Ma chi è che urla così forte?”. Era lui). Su Google si trovano i titoli prestampati dei giornali italiani il 18 ottobre 2013: “Obama promuove Letta”. E, il 19 gennaio e il 9 febbraio 2012: “Obama promuove Monti”. Pure Merkel, Hollande e tutti gli altri non fanno che “promuovere” di anno in anno i premier italiani, l’uno diverso dall’altro (almeno nelle sembianze fisiche). Appena vide Monti, Obama non riuscì a trattenersi: “Ho piena fiducia nella leadership di Monti e voglio solo dire quanto noi apprezziamo la poderosa partenza e le misure molto efficaci che sta promuovendo il suo governo”. Un anno e mezzo dopo, al cospetto di Letta, proruppe: “Non potrei essere più colpito dall’integrità, dalla profondità di pensiero e dalla leadership di Enrico Letta”. È ufficiale: Obama & C. ci prendono per il culo. E noi lì a bere tutto. Spiace citare Andrea Marcenaro del Foglio , ma ci ha azzeccato: “L’abolizione delle province non comporta assolutamente l’abolizione del provincialismo”.

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