Cina, Russia e States: la sfida al casinò Italia

ppppLA BANCA CENTRALE DI PECHINO SALE NEL CAPITALE DI ENI ED ENEL. MOSCA PUNTA A PIRELLI. I FONDI USA PIÙ INFLUENTI NELLE BANCHE
Fonte Fatto Quotidiano del 28/03/2014 di Camilla Conti Milano attualità
La vera Grande Bellezza dell’Italia?Il gas dell’Eni, laluce dell’Enel, gli sportellidelle banche, le gomme della Pirelli e le rotte dell’Alitalia. Lo sanno bene i grandi fondi di investimento stranieri che stanno facendo uno shopping sfrenato al supermercato tricolore dell’industria edel credito. IL CARRELLO è già stracolmo. Partiamo dall’ultima operazione, resa nota ieri: la banca centrale cinese, la People Bank of China, detiene dallo scorso 21 marzo il l2,1% di Eni e il 2,07%di Enel. L’investimento – 800 milioni nel caso della società elet- trica e 1,3 miliardi sul Cane a sei zampe – arriva alla vigilia di importanti decisioni sulla governance dei due gruppi che a metà aprile devono rinnovare cda e capi azienda sotto il pressing del governo che vuole fare pulizia nelle società controllate dallo Stato. Sempre ieri dalle comunicazioni Consob è emerso che il fondo americano Grantham Mayo Van Otteloo detiene il 2,1% del capitale della Bpm. E che Invesco ha più che raddoppiato la partecipazione nel capitale di Rcs superando il 5% e piazzandosi prima di azionisti come i Pesenti, Rotelli e Cairo. Questi ultimi acquisti sono stati inoltre preceduti dalla grande avanzata del fondo Blackrock che in poche settimane è diventato il secondo azionista di Intesa Sanpaoloe di Mps oltreché il primo di Unicredit, scavalcando le Fondazioni. Nel frattempo un’altra “pietra nera”, Blackstone, ha prima comprato la storica sede del Corriere della Sera epoiconquistatoil 20% di Versace che potrebbe essere presto il nuovo inquilino di via Solferino. Non sono solo i fondi a muoversi. Sempre di recente George Soros ha scommesso a lungo termine su Igd, fondo di gestione immo- biliare controllato dalla Lega delle Cooperative, e la Pirelli ha firmato un accordo strategico con Rosneft, colosso petrolifero controllato dal Cremlino. Le incursioni nelle banche sono destinate ad aumentare considerando l’ingorgo di aumenti di capitale attesi entro l’estate e le prossime quotazioni a Piazza Affari: entro dicembre dovremmo assistere al debutto di Poste Italiane, Fincantieri, Cer- ved, Anima sgr, Fineco e Sisal alle quali potrebbero aggiungersi Savio o Gamenet. I grandi fondi arabi, cinesi, americani e russi, giocano al Casinò Italia per fare soldi ma per decidere su quali tavoli scommettere sono accompagnati anche da ciceroni esperti come Giuseppe Recchi (oggi presidente dell’Eni e candidato alla presidenza di Telecom) e l’ex premier Romano Prodi che vanta rapporti consolidati con Cina, Russia e anche con i paesi arabi. Ad attirare i nuovi investitori sono poi il calo dello spread e le attese per la posizione “mercatista” del governo Renzi sostenuto in questa fase dai vertici della Cassa Depositi e Prestiti finora incaricata di fare da bancomat al Paese. L’arrivo dei fondi non è dunque accolto negativamente, anzi. Come dimostrano ledichiarazioni del presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, che mercoledì ha assicurato: “Le fondazioni di origine bancaria sono pronte a uscire progressivamente dal capitale delle banche, qualora si consolidasse il ruolo di soggetti istituzionali quali i fondi internazionali”. Secondo Bazoli, tuttavia, un vero e proprio rimpasto potrà avvenire solo quando il ruolo di questo tipo di investitori sarà “veramente consolidato”. RESTA INFATTI da capire se la presenza dei fondi, soprattutto nel capitale nelle banche, sia a breve termine o se invece assumerà una funzione strategica per il riassetto degli stessi istituti magari occupando qualche poltrona nei cda. Nel frattempo le fondazioni possono approfittare dei nuovi soci stranieri per cedere le quote delle banche, fare cassa e restare con percentuali intorno al 5%.

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Pubblicato il marzo 29, 2014, in attualità, Uncategorized con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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