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Crozza nel paese delle meraviglie del 11 Aprile 2014 “Gli Italiani e le categorie di Equitalia”

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“Equitalia grazia i maxi-evasori”

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LANDINI (FIOM): “IL FISCO RINUNCIA AI 130 MILIARDI DEI PESCI GROSSI. AFFRONTARE I RICORSI NON CONVIENE
Fatto Quotidiano del 29/03/20\14 di Salvatore Cannavò attualità
La denuncia è arrivata secca durante la puntata di giovedì di Servizio Pubblico . A lanciarla, il segretario della Fiom, Maurizio Landini che ha puntato il dito contro le modalità di riscossione adottate da Equitalia: “Dai dati in mio possesso è chiaro che non si colpiscono i grandi evasori, ma si punta a quelli più piccoli perché è più conveniente”. L’accusa è di quelle già riscontrabili nel comune sentire. Ma, in questo caso, il segretario dei metalmeccanici è molto più circo- stanziato: “Dal 2007 al 2012 – spiega al Fatto – il Fisco ha accertato l’esistenza di 220 miliardi di evasione fiscale”. “Ma, prosegue Landini, il 60% di questa cifra (132 miliardi, ndr ) è riferibile solo al 10% degli evasori mentre il restante 40% (88 miliardi, ndr ) si spalma sul 90% di chi evade”. La proporzione è essenziale per cogliere il senso della denuncia: “Il problema – aggiunge il segretario Fiom – è che per far quadrare i bilanci Equitalia punta a riscuotere i piccoli importi perché sono quelli più agevoli mentre i grandi importi, i cui titolari possono avvalersi di importanti studi legali o di commercia- listi adeguati, vengono lasciati da parte”. Insomma, se hai uno studio come quello di Ghedini, hai più opportunità e capacità di rispondere a una contestazione del Fisco, di fare ricorso in tribunale, di tirarla per le lunghe e, quindi, di far- la franca. Se, invece, sei un pesce piccolo soccombi. EQUITALIA , da parte sua, dispone di dati diversi e mostra di non condividere l’accusa. La società, infatti, fa sapere di non essere una azienda privata ma di appartenere all’Agenzia delle entrate (51%) e all’Inps (49). Il suo compito, poi, non è quello di “scovare”gli evasori, per- ché la fase di accertamento compete ad altri soggetti e solo dopo che i tributi sono iscritti a ruolo passano a Equitalia. Il suo amministratore delegato, Benedetto Mineo, ha tenuto la scorsa settimana un’audizione alla commissione Finanze del Senato in cui ha snocciolato diversi dati. In particolare, ha rivelato che l’accertato, dal 2000 al 2014, è stato di 894 miliardi di euro ma che di questi, circa la metà si sono dimostrati o “errati” (il 25%) oppure riferibili a fallimenti, cessazioni, morti e quindi non riscuotibili. Nei 14 anni presi in esame, invece, il riscosso ammonta a poco più di 60 miliardi, il 7,7% del totale men- tre un altro 7,8% è “da lavorare”. Equitalia dice di garantire una riscossione di 8 miliardi all’anno, mentre i gestori precedenti “garan – tivano 2,9 miliardi”. L’azienda fa anche sapere che oltre il 60% del riscosso riguarda persone con de- biti superiori a 50 mila euro. Di fronte a questi numeri, però, Landini tiene il punto. “Non mi sembra che sia messa in discussione la sostanza della nostra affermazione: gli importi rilevanti, quelli in cui c’è il grosso dell’evasione, non vengono toccati”. Perché? “Perché dovendo fare utili, Equitalia non si può permettere di perdere troppo tempo”. In effetti Equitalia, pur essendo di proprietà pubblica, non ha contribuzioni e deve basare i propri bilanci sull’aggio, una percentuale sulle somme riscosse che dal 1 gennaio 2013 è pari all’8% degli importi (entro i 60 giorni dalla notifica della cartella, è ripartito tra il contribuente, 4,65%, e l’ente creditore, 4,35%). I bilanci, poi, vengono appesantiti dal contestuale calo delle riscossioni: dagli 8,9 mi- liardi del 2010 si è passati a 7,1 mi- liardi nel 2013. La Corte dei Conti ha sottolineato che la flessione è dovuta alla crisi ma anche a una legislazione divenuta via via più blanda. Che si ripercuote, negativamente, anche sui bilanci della so- cietà presieduta da Attilio Befera. L’accusa, quindi, sembra reggere anche perché fondata, a quanto risulta al Fatto , su una più ampia indagine della magistratura che indaga sulle vere cause dell’evasione. Un’indagine di cui il governo dovrebbe essere a conoscenza.

MINI – CONDONO Equitalia scoppia il caos cartelle

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CADE LA PROROGA, LUNGHE FILE PER LA SCADENZA DELLA SANATORIA
Fatto Quoyidiano del 28/03/2014 di Loredana Di Cesare attualità
Il governo ritira il decreto Salva Roma e in poche ore centinaia di cittadini si river- sano agli sportelli di Equitalia. Speravano di poter pagare i loro debiti fino al 31 marzo e, invece, scoprono di avere solo 48 ore per saldare il conto. E per di più in un’unica soluzione. Il punto è che il decreto Salva Roma – che contiene norme per la Capitale, l’Expo, gli alluvionati in Sardegna, i terremotati in Abruzzo – avrebbe consentito anche una proroga – fissata al 31 marzo – per la cosiddetta rottamazione delle cartelle Equitalia: il Parlamento aveva inserito quest’opportunità nel disegno di legge di conversione del provvedimento. Due giorni fa però è arrivato il dietro front, segnato dall’ostruzionismo di Lega e M5S. Non resta che una possibilità: pagare entro oggi e usufruire di uno sconto, sugli interessi di mora, per le cartelle esattoriali fino al 31 ottobre 2013. E così la co- da agli sportelli è stata immediata: “Poteva es- sere un giorno qualunque – ci racconta un funzionario di Equitalia – ma il ritiro del decreto ha generato il panico e oggi ci tro- viamo con lunghe file da gestire, e un pro- fluvio di domande a cui rispondere”. “I cittadini, al vago annuncio di un ‘condono’, immaginavano che questo sgravio avrebbe consentito risparmi e benefici su un già magro bilancio familiare” sostiene Gabriella Arcuri, avvocato civilista e tributarista di Roma. Risparmi piuttosto contenuti, però, a giudicare dai commenti dei cittadini in co- da. Un anziano signore perde la pazienza e urla all’operatore: “Non ce la faccio più, mi state rovinando!”. Un commercialista, intervistato dal Fatto quotidian o. i t all’ingresso della sede di Equitalia, racconta: “C’è chi, tra i miei clienti, per pagare tutte le cartelle oggi, si è addirittura indebitato con le banche”. E il risparmio? “Se avessi saputo di risparmiare così poco –dice un signore –non mi sarei scomodato. Pensavo che mi alleggerissero un po’e invece, su una multa di 100 euro, mi hanno tolto solo pochi euro. Quello che viene chiamato condono, infatti, è in realtà uno sconto degli interessi su multe e dichiarazioni dei redditi errate. In altre parole: la possibilità di saldare i propri debiti senza gli interessi di mora. E così, la sorte di milioni di cittadini, alle prese con Equitalia, s’è intrecciata a quella della Capitale che, con la mancata conversione del decreto, continua ad avere il suo bilancio in bilico. E se il governo, in queste ore, sta studiando una soluzione per scongiurare il default di Roma, per le cartelle esattoriali, invece, la scadenza resta comunque fissata per oggi.

Equitalia, mazzetta e il debito sparisce

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CINQUE INDAGATI E PERQUISIZIONI IN MEZZ’ITALIA: MILLE EURO PER CANCELLARE PENDENZE O OTTENERE RATEIZZAZIONI
Fatto Quotidiano 20/09/2013 di Rita Di Giovacchino attualità
Un vasto sistema di corruzione sembra aver contagiato Equitalia. Da perquisizioni e controlli, estesi anche a sedi dell’Inps, effettuati ieri in 29 uffici della società presenti a Roma, Genova, Latina, Venezia e Napoli è emersa “una fitta rete di contatti e rapporti tra gli in- dagati e i pubblici ufficiali in servizio presso l’agenzia di riscossione” in grado di garantire vantaggi economici a im- prenditori e aziende. Naturalmente in cambio di mazzette. GLI INDAGATI sono cinque personaggi in grado di muoversi con disinvoltura negli ambienti di Equitalia Sud, il Lazio in particolare: Roberto Damassa, ex di- rigente di Equitalia sud; Salvatore Fedele tuttora impiegato nello stesso ufficio; il commercialista Domenico Ballo e il consulente Alberto Marozzi e infine l’im- prenditore Romolo Gregori, rappresentante legale della Gresa srl, al momento nella veste di unico corruttore. Ma l’inchiesta è alle prime battute. Una perquisizione è stata compiuta anche a Genova, nell’ufficio di Francesco Pasquini, attuale direttore della Liguria, che al momento non risulta indagato anche se la Gdf gli contesta “un’intensa attività di favoritismi che raggiungevano l’apice quando era direttore regionale di Equitalia Sud spa, nell’agevolare in più occasioni la situazione debitoria di per- sone… che gli venivano sottoposte da Ro- berto Damassa”. Quest’ultimo, per gli in- quirenti, si sarebbe attivato in almeno tre occasioni ricevendo ogni volta in cambio un acconto di 1.000 euro. Per facilitare Gregori, l’ex direttore di Equitalia insie- me al consulente Marozzi, avrebbe pia- nificato “una manovra finalizzata alla manomissione dei dati informatici con- tenuti negli archivi dell’Inps” per far ap- parire come avvenuto il rimborso da parte dell’azienda debitrice. Fedele, tuttora dipendente di Equitalia, avrebbe invece agevolato la società Metropolitane srl, amministrata da Annamaria Rizzo, cui veniva suggerito di falsificare i dati azien- dali per usufruire della rateizzazione del- le cartelle. Favori anche ad altre otto so- cietà sempre dietro compenso dei soliti mille euro. Non si esclude che il grup- petto abbia cancellato fittiziamente alcu- ne cartelle. IL SOSPETTO del procuratore aggiunto Nello Rossi è che Damassa e Fedele fos- sero l’apice di un sistema “vasto e diffuso” in grado di ottenere rateizzazioni anche per i non aventi diritto, di interferire nel- le contribuzioni previdenziali fino ad al- terare la correttezza dei dati e la loro visibilità, soprattutto estorcere a Equitalia la rinuncia al sequestro di beni immobili. Ballo e Marozzi, in veste di intermediari, escogitavano soluzioni tecniche e segna- lavano gli imprenditori interessati a risolvere in tal modo le loro pendenze.

Equitalia pignora le case per pagare un esercito di 5700 consulenti

corelarticolotre Redazione– 14 settembre 2013-attualità Un esercito di collaboratori e consulenti composto da 5.700 persone. La maggior parte delle quali è costituita da avvocati a cui il Fisco si deve rivolgere per difendere in giudizio le sue ragioni.

Il tutto pagando una maxi-parcella da 51 milioni di euro. Un salasso.

A mettere mano al portafoglio, pur negli sforzi di contenimento dei costi, è Equitalia, la società pubblica di riscossione dei tributi controllata dall’Agenzia delle entrate e Inps.

Il fatto è che per la società presieduta da Attilio Befera, accanto agli 8.167 lavoratori dipendenti, lavora anche la bellezza di 5.678 “lavoratori autonomi”. valanga

Ma chi c’è all’interno di questi 5.678 lavoratori non dipendenti ma comunque gestiti dal gruppo della riscossione? Equitalia, interpellata, ha fatto sapere che “nella categoria rientrano i soggetti che percepiscono redditi di lavoro diversi da quelli di lavoro dipendente”.

Redditi che, ha aggiunto il gruppo “per la maggior parte riguardano prestazioni legali e il pagamento delle spese legali in caso di soccombenza

Equitalia aumenta gli interessi di mora sulle cartelle pagate in ritardo

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Fonte l’indipendenza 11/0372013
Aumentano gli interessi di moro applicati da Equitalia alle cartelle non pagate alla scadenza prevista . L’aumento degli interessi di mora applicati sulle cartelle esattoriali che vengono pagati in ritardo secondo Equitalia è previsto dalle legge. Dal primo maggio 2013 il tasso di interesse è del 5,22%. Tale interesse di mora nel 2009 era salito al 6,83%, ma in questo momento è del 4.55%.

Nei giorni scorsi è stato emanato un provvedimento che prevedeva il rialzo del tasso di interesse come la media dei tassi bancari del 2012. La decisione è stata presa dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera.
Equitalia precisa che adeguare i tassi di interesse è dettato dall’articolo 30 del dpr 602/1973. L’aumento deriva da un criterio di legge, così come precisato dalla nota pubblicata dall’Agenzia.
Un decreto del Presidente della Repubblica il 602/1973 e l’articolo 30 prevede gli interessi di mora e la norma che li regola. Il provvedimento emanato da Befera segue le direttive riguardarti i tassi bancari, decisi dal Ministero delle finanze. Il provvedimento a cui fa riferimento Equitalia è pubblicato sul sito del Ministero delle Finanze ed il nuovo tasso di interesse è stato stabilito dopo una consultazione con la Banca d’Italia.

Balasso è l’ispettore Poaret (di Equitalia) satira per dire la verità

15 giugno 2012 – 12.16 E ora ci pignorano lo stipendio


Si chiama pignoramento dello stipendio, e molti di voi la conoscono come quella pratica odiosa cui un creditore può ricorrere per farsi pagare. Per dirla in parole povere: quel che guadagni ti viene decurtato di un quinto o di un terzo a vita, o fino a quando il debito non sia stato ripianato. E’ odiosa perché, in qualche modo, seppure matematicamente sia a somma zero, non aggredisce il tuo patrimonio, ma ti toglie direttamente il futuro, per cui ti regala la sgradevole sensazione di essere un condannato nel braccio della morte, che vive solo per attendere l’ora della sua uccisione.

Dopo avere ideato fondi di stabilizzazione nei quali iniettiamo decine di miliardi; dopo avere ideato un meccanismo di stabilità per il quale pagheremo 8 miliardi entro l’anno e centinaia in prospettiva; dopo avere deciso che noi italiani dobbiamo pagare 20 miliardi per le banche spagnole, indebitandoci al posto loro, oggi le politiche strozza-popoli di quel nodo scorsoio economico nel quale si è trasformata l’Europa ne stanno inventando un’altra.

Si chiama European Redemption Fund (ERF per gli amici), cioè Fondo di Redenzione (nel senso di estinzione) Europeo. L’idea è che, siccome siamo stati cattivi, ora dobbiamo essere redenti, come se ci fosse poi un unto del Signore in grado di confessare gli stati e comminare il giusto numero di Ave Marie economiche. Il peccato capitale è il debito pubblico. Fa niente che sia divenuto il male assoluto solo perché ci hanno tolto gli strumenti per rifinanziarcelo da soli, ovvero la sovranità monetaria: deve calare sotto al 60% del Pil e basta. Ma come fare? Difficile, in un momento in cui vige la religione dell’austerity, alla quale come monaci autoflagellanti ci imponiamo di obbedire – chissà, forse nella speranza di guadagnarci un posto nel paradiso dei neoliberisti -: le tasche sono vuote e sotto al materasso non c’è più niente.

Ci voleva il colpo di genio. E la brillante idea è arrivata. Così hanno preso spunto da quelle società finanziarie che prima ricoprono lo sprovveduto e incauto cittadino di soldi spesso non richiesti e poi, quando è in difficoltà, procedono a pignorargli lo stipendio a vita. E qual è lo stipendio di uno Stato? Sono le sue entrate fiscali, naturalmente. Perché dunque non pignorare le tasse degli stati con un debito pubblico superiore al 60% del Pil per una ventina di anni? Secondo Goldman Sachs, si tratta di ragionare su qualcosa come 1541 miliardi per la Germania, 1193 per la Francia, 954 per l’Italia, 652 per la Spagna, 364 per l’Olanda, 225 per il Belgio e 181 per l’Austria. Si parte con 2,3 miliardi di euro in totale. Certo, per garantire il fondo, gli stati beneficiari del pignoramento (sembra un ossimoro: uno che beneficia dalla sua stessa confisca dello stipendio) dovranno tirare fuori le proprie riserve di oro (guarda un po’), che sono l’unica certezza rimasta, visto che il metallo prezioso è la sola valuta universalmente accettata e che non dipende dai giochetti computerizzati di questi nerds dell’alta finanza, che dopo gli accordi di Bretton Woods hanno potuto sbizzarrirsi con le loro funamboliche masturbazioni monetarie. Una volta messo finalmente l’oro sul piatto, loro procedono a pignorarci le entrate tributarie fino al 2035 o giù di lì. E se le tasse non bastano (sai com’è, c’è l’austerity)? ZAC: via l’oro! Loro chi? Non si sa, esattamente come non si sa quali organizzazioni finanziarie gestiranno il MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità sul quale non potremo avere informazioni perché i documenti saranno secretati e inviolabili, tranne che dovremo dargli almeno 125 miliardi: questa è l’unica informazione che ci viene gentilmente concessa.

Wolfgang Schäuble, il ministro delle finanze tedesco, ha già detto che non si può fare, perché l’ERF violerebbe i trattati europei, i quali sostengono che nessun paese può essere considerato responsabile del debito pubblico di un altro. Curioso, veramente curioso, visto che è dall’inizio della crisi che non facciamo altro che indebitarci per salvare altri paesi dai loro debiti, e ora perfino le banche dai loro stessi debiti. Ma forse Schäuble intendeva dire che è alla Germania che i trattati impediscono di essere responsabile verso le sue colonie, visto che se partisse il Redemption Fund gli spread (secondo gli analisti che notoriamente ci azzeccano sempre) si stringerebbero parecchio, e i tedeschi non potrebbero più recuperare soldi freschi a interessi virtualmente zero sulle spalle degli altri, avvantaggiandosi di un tasso di accrescimento industriale che dal 1999 al 2010 è passato dallo 0,9% al 9%, di una disoccupazione che nello stesso periodo è scesa dal 10,5% al 7,4% per toccare il 6,7% di quest’anno e di un tasso di crescita del Pil partito all’1,5% e finito due anni fa al 3,5%. Invece, se partisse l’ERF, costerebbe qualcosa come lo 0,6% del Pil tedesco per ogni anno di pignoramento. E loro a queste cose ci tengono.

Ma certo, se ci mettiamo l’oro…

Conteggi e detrazioni, il sudoku dell’Imu COMMERCIALISTI ALLE PRESE CON I CITTADINI ANGOSCIATI: “UNA BATOSTA DA MIGLIAIA DI EURO”


Fatto Quotidiano 3/06/2012 Attualità di Chiara Paolin
Ormai c’è chi, un po’ alla disperata, butta la domanda direttamente in rete, sul sistema di con-
sultazione aperta Yahoo answers: “Non riesco a vendere la casa di mio nonno che ho ereditato, ma non ho abbastanza soldi per pagare le tasse. Oltretutto non ci vado mai. Cosa succede se non pago l’I mu ? ”. Risposta ritenuta più valida tra tutti quelli che si sono imbattuti nel quesito: “Probabilmente fra un paio di anni ti arriverà un avviso bonario da parte del Comune che ti chiederà di pagare l’Imu non versata quest’anno con applicazione di sanzione e interessi. Se non paghi neppure tale avviso, allora il Comune farà il ruolo e ti arriverà la cartella di Equitalia con ulteriori sanzioni ed interessi. Potrai pagare in un’unica soluzione o rateizzare”. Firmato: Impiegata presso lo studio di un dottore commercialista da 3 anni.
ANCHE ANDANDO più sul tecnico, il clima è lo stesso. Sul portale http://www.professionisti.it la pagina delle consulenze rapide è intasata di domande lunghe un chilometro: la data del 18 giugno, primo versamento dell’Imu 2012, si avvicina minacciosa e la gente comincia a farsi due conti su metri quadri, detrazioni, catasto, soldi da tirar fuori. Le storie sono complicate almeno quanto i conteggi: “Sono separata e ho due figli piccoli, vivo con loro in una casa di proprietà di mio padre (la vecchia casa dove vivevo con mio marito era intestata a lui). Ho comunque una casa a me intestata che però affitto. Cosa devo pagare? Posso detrarre ? ”. Un’altra mamma ex con-vivente e neo separata, al centro di un contorto giro immobiliare tra nonni e case varie, ringrazia per la risposta celere ma commenta: “Mi sembra di capire che io, disoccupata e senza reddito, non posso avere nessun tipo di agevolazione. Mi viene da ridere… come pa gherò?”.
DAL CALCOLO virtuale allo studio di un commercialista in carne e ossa cambia pochissimo. “Rispondo dal sito, ma anche qui è un via vai continuo – spiega Mauro Michelini di Cittadella, vicino Padova –. Il problema vero è che secondo me la gente non ha ancora capito bene a cosa si trova di fronte, lo sta scoprendo piano piano e progressivamente s’arrabbia. Perché tra l’Ici e l’Imu le differenze sono tante.
plicazione. Chi ha una piccola casa di vacanza, l’usufrutto su un immobile, una situazione di famiglia allargata, si becca sberle da mille, duemila, tremila euro. Non parlo di ricchi, parlo di gente normalissima che ha messo via qualcosa in due generazioni di lavoro e adesso deve stare attenta a tutto”. È lo stesso concetto espresso ieri via blog da Beppe Grillo, arrabbiato contro la tassa che considera i beni al di là della condizione economica del proprietario: “L’Imu non rispetta la proporzionalità dei contribuenti e va a incidere meno sulle persone abbienti. È anticostituzionale!”. Più operativa la proposta di Pier Luigi Bersani: alleggerirla sostituendo la parte destinata allo Stato con una bella patrimoniale. “Questo peso dell’I-mu è effettivamente micidiale” aveva ammesso dopo aver votato il p rov ve d i m e n t o in aula, ma la correzione auspicata per bilanciare il tutto è svanita nel nu l l a .
Intanto le famiglie si rendono conto che la tassa sul bene più tradizionale per l’italiano medio sarà un bel pugno nello stomaco, l’incarnazione materiale delle paure e del disagio fin qui percepiti più come minaccia alla stabilità del futuro che come vero e proprio problema di contabilità mensile. Uno scarto psicologico su cui aveva messo in guardia lo stesso Graziano del Rio, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’associazione che unisce i Comuni italiani: “Già con la rata di giugno siamo a rischio di tensioni sociali” ha detto. Anche perché, come sanno bene dipendenti, artigiani e imprenditori, questo è di per sé un periodo di scadenze assai gravose, con la rumba del modello Unico e il 730 a dominare la stagione.
NEGLI ULTIMI giorni la tragedia del terremoto e i notevoli diversivi di cronaca urgente (dal Vaticano a Calciopoli) hanno allentato l’attenzione sul tema Imu. Ma ora si torna sul punto, i bollettini parlano chiaro, mancano due settimane al salto del primo ostacolo e le gambe traballano. In attesa delle prossime rate: settembre e dicembre.

“Pagare tutti per pagare davvero meno”(Stefano Lepri).

“Pagare tutti per pagare davvero meno”(Stefano Lepri)..

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