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GEOPOLITICA DEGLI ALIMENTI BIOLOGICI: RUSSIA, CINA E FRANCIA METTONO AL BANDO GLI OGM

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Preso da Altrainformazione.it Fonte globalresearch.ca DI
ULSON GUNNAR attualità
L’emittente Russa RT ha riportato in un articolo intitolato “Russia will not import GMO products – PM Medvedev“, che il primo ministro del paese Dmitry Medvedev, ha annunciato che “la Russia non importerà prodotti OGM”, aggiungendo che “la nazione ha abbastanza spazio e risorse per produrre cibo biologico.” L’articolo citava il primo ministro della Russia, che ha dichiarato espressamente, “se gli americani amano mangiare prodotti OGM, allora lasciamoglieli mangiare a loro. Noi non abbiamo bisogno di farlo; abbiamo abbastanza spazio e le possibilità per produrre alimenti biologici”.
L’articolo sosteneva inoltre che in Russia i prodotti contenenti più dello 0,9% di ingredienti geneticamente modificati devono essere etichettati, al contrario delle leggi degli Stati Uniti, in cui non è richiesta alcuna etichettatura per i prodotti geneticamente modificati, nonostante la continua e crescente opposizione dell’opinione pubblica a questa pratica.
La posizione della Russia contro gli OGM viene rispecchiata anche altrove, sia in Francia, dove proprio recentemente il mais OGM della Monsanto è stato vietato, che in Cina, dove è stata dichiarata illegale l’importazione di mais OGM.
La reazioni negative contro gli OGM sono sempre più diffuse a causa di ben fondati timori per la salute e per l’ambiente condivisi da popolazioni sempre più informate. Ma l’impulso della spinta contro gli OGM in nazioni come Russia e Cina, ha anche una dimensione geopolitica.
Un esercito marcia sul suo stomaco (proverbio attribuito a Napoleone o a Federico il Grande n.d.t)
La biotecnologia da cui gli organismi geneticamente modificati derivano, è attualmente monopolizzata da una manciata di potenti multinazionali concentrate in Occidente. Questo monopolio costituisce (in parte) il fondamento del potere egemonico occidentale. Come si è visto in Afghanistan, i monopoli delle grandi industrie delle tecnologie legate all’agricoltura come la Monsanto hanno giocato un ruolo fondamentale nel tentativo di colonizzazione aziendale dello Stato dell’Asia meridionale. Gli interessi delle multinazionali e la tecnologia, unitamente alle organizzazioni umanitarie occidentali, sostenute dalla forza militare della NATO, hanno contribuito a trasformare il paesaggio agricolo dell’Afghanistan attraverso l’avvelenamento sistematico delle colture tradizionali e la loro sostituzione con la soia geneticamente modificata (una coltura precedentemente estranea al settore agricolo afgano e alla sua cucina). Le radici che la Monsanto ha affondato in Afghanistan saranno profonde e durature. Gli agricoltori che dipendono dalla soia geneticamente modificata brevettata, saranno dipendenti dalla Monsanto e da altri giganti occidentali del biotech e della grande industria delle tecnologie agricole a tempo indeterminato, e, a loro volta, così sarà anche per le persone che dipendono da quegli agricoltori per il sostentamento quotidiano. La stessa sovranità dell’Afghanistan come nazione indipendente è stata minata al livello più essenziale e fondamentale, cioè quello della sicurezza alimentare, che ora si trova in mani straniere.
E ‘chiaro quindi che le nazioni come la Russia, la Cina e altre, stanno rispondendo non solo alle crescenti preoccupazioni tra le proprie popolazioni per quanto riguarda la sicurezza e l’impatto ambientale dei prodotti OGM, ma anche alla minaccia che questa tecnologia monopolizzata pone riguardo l’approvvigionamento di generi alimentari di ciascun paese e, di conseguenza, alla loro sovranità.
Le recenti sanzioni rivolte alla Russia nel tentativo dell’Occidente di cementare un cambiamento di regime nella vicina Ucraina, illustrano perfettamente quanto potenzialmente dannosa possa essere la assoluta dipendenza dalle grandi industrie delle tecnologie agricole occidentali. Se l’ agricoltura russa fosse stata più dipendente dagli OGM occidentali, e se le sanzioni dell’Occidente fossero state erogate ad ampio spettro o in maniera più generale come accade contro le nazioni come l’Iran, la potenziale sopravvivenza della popolazione Russa sarebbe potuta essere messa a repentaglio, e l’instabilità politica sostenuta dall’ estero in grado di minacciare Mosca, si sarebbe raggiunta facilmente.
Ogni nazione un castello
Le sanzioni contro l’Iran hanno costretto il paese a diventare autosufficiente in una vasta gamma di attività socioeconomiche tra cui la produzione alimentare, la ricerca e lo sviluppo tecnologico, e lo sviluppo di armi. Malgrado le sanzioni che l’Occidente rivolge all’Iran siano progettate per agire come una forma moderna di assedio praticato a livello nazionale per indebolire il paese contribuendo infine al suo crollo, queste hanno reso l’Iran più forte.
L’Iran è diventato un proverbiale “castello”, resistendo all’assedio rompendolo in alcuni punti, e indebolendolo tramite una attività economica autosufficiente all’interno dei suoi confini in altre aree. Nazioni come la Russia e la Cina, direttamente affrontate da un Occidente che prova apertamente a circondarle sia con alleanze stipulate che con specifiche strategie (la NATO e il “perno verso l’Asia”, nell’ordine), devono garantirsi altresì l’indipendenza e l’autosufficienza attraverso una vasta gamma di attività socioeconomiche, con necessità fondamentali come la sicurezza degli alimenti, a cui viene data la priorità.
L’agricoltura biologica, incrementata dall’uso delle moderne tecnologie, come suggerito dal premier Medvedev, ha il potere di garantire la sicurezza alimentare per la Russia oggi e anche in futuro. Con la crescente domanda globale di un cibo più salutare senza gli OGM, una politica nazionale predisposta verso il cibo biologico potrebbe diventare un vantaggio economico oltre i confini della Russia. Altre nazioni, comunità, e in effetti le persone di tutto il mondo dovrebbero guardare a questo primo passo fondamentale, garantire il proprio approvvigionamento alimentare, e capire come questa sia la chiave per la sovranità nazionale, locale e individuale, nonchè un mezzo per migliorare le prospettive economiche.
I grandi monopoli agricoli occidentali cercano di infiltrare ed invadere le forniture alimentari nazionali in tutto il mondo, mentre mirano a bloccare le sanzioni alle nazioni che tentano di influenzare o controllare geopoliticamente. Una nazione subordinata ai grandi monopoli agricoli dell’Occidente, se fosse presa di mira da sanzioni o da altri mezzi per minare e rovesciare l’ordine politico esistente, sarebbe particolarmente vulnerabile. Così, passare al cibo biologico non è solo un modo per mantenere la popolazione di una nazione sana e quindi più produttiva, ma anche un mezzo fondamentale per proteggere la sovranità nazionale.
I benefici miopi in termini di profitti dei grandi monopoli agricoli da cui i governi di tutto il mondo potrebbero essere attualmente tentati, potrebbero essere la leva utilizzata dall’Occidente un domani per estirparli quando la loro utilità sarà percepita dall’Occidente come esaurita, e verrà richiesta una nuova direzione . Per le nazioni che credono nei meriti degli OGM, i loro abitanti dovrebbero esigere che tale tecnologia venga sviluppata, attuata, regolamentata e monitorata a livello locale, precludendo la moltitudine di pericoli che la dominazione straniera della loro fornitura alimentare pone a riguardo.
Ulson Gunnar è un analista geopolitico che vive a New York e uno scrittore in particolare per la rivista online “New Eastern Outlook”
Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/geopolitics-of-organic-food-russia-china-and-france-ban-gmos/5380228

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di SURVIVAL
– See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2014/05/18/geopolitica-degli-alimenti-biologici-russia-cina-e-francia-mettono-al-bando-gli-ogm/#sthash.7Ku8AQhP.dpuf

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VECCHI METODI Renzi lavora a tagli lineari per pagare gli 80 euro Sanità nel mirino e l’Italia rischia la deflazione

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Fatto Quotidiano del 5/04/2014 di Marco Palombi attualità
Non è corretto parlare di tagli lineari, bensì di corpose riorganizzazioni e ri- duzioni di acquisti a livello nazionale”. Questa è la tesi lasciata trapelare dal Tesoro sulle coperture strutturali del famoso taglio Irpef da 80 euro mensili e, va detto, assomiglia un po’ a quella forma del discorso che Ugo To- gnazzi ha immortalato nell’espressione “s u- percazzola”. Non sono tagli lineari, ma cor- pose riduzioni di spesa. Lineari, visto che l’obiettivo di risparmio è già deciso e non ve- rificato a consuntivo di eventuali buone pratiche messe in campo nella P.A. o nella gestione dei suoi appalti per beni e servizi. Niente di nuovo rispetto a quanto fatto da Giulio Tremonti, Mario Monti e, in parte, Enrico Letta. CHE DI TAGLI LINEARI si stia discutendo – e peraltro non solo nella spesa intermedia (acuisti) – è non solo una conseguenza logica di quanto detto, ma è confermato da una nota riassuntiva visionata dal Fatto Quotidiano : Consip ha praticamente chiuso quasi tutti i contratti sul 2014 e dunque dalla spesa per beni e servizi il governo si aspetta di ricavare 800 milioni bloccando tutto quel che resta da fare (in realtà per la Ragioneria generale al massimo si risparmieranno 700 milioni). An- che da capitoli di impatto mediatico come gli stipendi dei manager potranno arrivare pochi spiccioli: 500 milioni secondo il governo, 300 per la Ragioneria. I restanti 3,5 miliardi di coperture che dovrebbero arrivare da riduzioni di spesa sono tagli lineari – come i primi due, d’altronde – ai bilanci dei vari settori (Difesa e Esteri, poco, Sanità molto), che an- dranno a sommarsi a quelli ancora operativi sul 2014 e 2015 delle finanziarie dei tre precedenti esecutivi. Il settore della salute, come detto, è nelle intenzioni del Tesoro l’obiettivo più appetibile: 110 miliardi l’anno sembrano un’enormità eppure i tagli ci sono già stati, e non indolori. L’incidenza della spesa sanitaria sul Pil è pas- sata dal 9,2 per cento del 2011 al 7,1 dell’anno scorso, meno della media europea. Ormai ogni riduzione di spesa incide sulla carne viva dei cittadini. Tradotto: ogni taglio significa meno servizi o aumento del ticket. C’è sempre il modo di spendere meglio i soldi, ma il Sistema sanitario nazionale non può sopportare più tagli lineari: lo dice anche una Indagine conoscitiva disposta all’unanimità dal Parla- mento e le cui conclusioni dovrebbero essere pubblicate a breve, dopo sei mesi di audizioni di tutti i soggetti coinvolti a vario titolo col Ssn, dai medici ai pazienti, dai Centri di ricerca agli Osservatori. ANCHE SE FACESSE tutto questo, comunque, a Renzi mancherebbero comunque 2 miliardi sui 6,6 che gli servono per tagliare l’Irpef nel 2014 (l’anno prossimo, si spera nelle forbici di san Carlo Cottarelli) Un miliardo circa dovrebbe arrivare dai 2,5 totali di minori in- teressi sul debito (Tesoro e Ue hanno invece detto no ad un aumento del deficit), il resto dagli incassi Iva sul pagamento di 13-15 miliardi di debiti commerciali della P.A.: non quelli vecchi, però, ma quelli contratti in questi mesi, in modo che i pagamenti dell’imposta sul valore aggiunto siano entrate reali, non già scontate in qualche modo dalle aziende. Il problema vero è che non solo la sanità, ma l’intera economia del paese non può più reggere a una politica economica che l’ha già portata in recessione e ora quasi in deflazione. Avverte Francesco Boccia, presidente Pd della commissione Bilancio di Montecitorio: “Se noi in Italia, con tassi di interesse in calo, disinflazione, riduzione del Pil, dei salari e del valore dei beni, facciamo dei tagli indiscriminati della spesa pubblica passeremmo dalla disinflazione alla deflazione, innescando una spirale perversa che alla fine impazzirà con forti ripercussioni negative per l’economia”. E, ovviamente sui conti pubblici.

Sla, ricercatori italiani scoprono un nuovo gene che causa la malattia

La scoperta avvicina la possibilità di nuove terapie mirate, grazie all’individuazione di vie cellulari suscettibili di interventi terapeutici. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista internazionale Nature Neuroscience
Fonte di Redazione Il Fatto Quotidiano | 30 marzo 2014 attualità
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E’ stato identificato da un gruppo di ricercatori italiani un nuovo gene principale causa della Sla (Sclerosi laterale amiotrofica – morbo di Lou Gehrig). Il gene, denominato Matrin3 e localizzato sul cromosoma 5, è stato scoperto in diverse ampie famiglie con più membri affetti da Sla e da demenza frontotemporale. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale Nature Neuroscience, che ha dedicato la propria copertina alla scoperta.

Gli autori sono un gruppo di ricercatori italiani del consorzio Italsgen (che riunisce 14 centri universitari e ospedalieri italiani che si sono uniti per la lotta contro la Sla), coordinati dal professor Adriano Chiò (Centro Sla del dipartimento di Neuroscience ‘Rita Levi Montalcini’ dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza e dell’Università di Torino), dalla dottoressa Gabriella Restagno (Laboratorio di Genetica Molecolare dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Scienza e della Salute di Torino) e dal dottor Mario Sabatelli (dell’Istituto di Neurologia – Centro Sla dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli di Roma), in collaborazione con il dottor Bryan Traynor (neurologo dell’Nih di Bethesda – Washington).

La scoperta di un nuovo gene implicato nell’eziologia della Sla fornisce informazioni utili per l’identificazione dei meccanismi della degenerazione dei motoneuroni ed avvicina la possibilità di nuove terapie mirate, grazie all’individuazione di vie cellulari suscettibili di interventi terapeutici. La scoperta è stata possibile grazie all’utilizzazione di nuove tecniche di sequenziamento dell’intero esoma (exome sequencing), cioè della parte del Dna che codifica per le proteine. La proteina Matrin3 è una proteina che lega il Dna e condivide domini strutturali con altre proteine che legano l’Rna, come FUS e TDP43 che sono anch’esse implicate nella Sla. Lo studio è stato eseguito su 108 casi (32 italiani, raccolti dai centri SLA aderenti al consorzio Italsgen). Per accertare l’assenza di mutazioni in soggetti sani, il gene Matrin3 è stato poi sequenziato in circa 5190 controlli sani, 1242 dei quali italiani.

Tutti i dati di sequenza degli esomi ottenuti con questa ricerca sono stati resi di dominio pubblico per poter essere utilizzati da altri ricercatori in tutto il mondo per ulteriori ricerche. La scoperta di questo nuovo gene rappresenta pertanto una svolta per la comprensione di questa patologia ed offre prospettive per l’identificazione di terapie per il suo trattamento. La ricerca è stata finanziata per la parte italiana da AriSLA, Fondazione Italiana di ricerca per la Sla, nell’ambito del progetto Sardinials, dalla Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport Onlus, dalla FIGC Federazione Italiana Giuoco Calcio, dal Ministero della Salute e dalla Comunità Europea nell’ambito del 7° Programma Quadro.

E’ stato identificato da un gruppo di ricercatori italiani un nuovo gene principale causa della Sla (Sclerosi laterale amiotrofica – morbo di Lou Gehrig). Il gene, denominato Matrin3 e localizzato sul cromosoma 5, è stato scoperto in diverse ampie famiglie con più membri affetti da Sla e da demenza frontotemporale. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale Nature Neuroscience, che ha dedicato la propria copertina alla scoperta.

Gli autori sono un gruppo di ricercatori italiani del consorzio Italsgen (che riunisce 14 centri universitari e ospedalieri italiani che si sono uniti per la lotta contro la Sla), coordinati dal professor Adriano Chiò (Centro Sla del dipartimento di Neuroscience ‘Rita Levi Montalcini’ dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza e dell’Università di Torino), dalla dottoressa Gabriella Restagno (Laboratorio di Genetica Molecolare dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Scienza e della Salute di Torino) e dal dottor Mario Sabatelli (dell’Istituto di Neurologia – Centro Sla dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli di Roma), in collaborazione con il dottor Bryan Traynor (neurologo dell’Nih di Bethesda – Washington).

La scoperta di un nuovo gene implicato nell’eziologia della Sla fornisce informazioni utili per l’identificazione dei meccanismi della degenerazione dei motoneuroni ed avvicina la possibilità di nuove terapie mirate, grazie all’individuazione di vie cellulari suscettibili di interventi terapeutici. La scoperta è stata possibile grazie all’utilizzazione di nuove tecniche di sequenziamento dell’intero esoma (exome sequencing), cioè della parte del Dna che codifica per le proteine. La proteina Matrin3 è una proteina che lega il Dna e condivide domini strutturali con altre proteine che legano l’Rna, come FUS e TDP43 che sono anch’esse implicate nella Sla. Lo studio è stato eseguito su 108 casi (32 italiani, raccolti dai centri SLA aderenti al consorzio Italsgen). Per accertare l’assenza di mutazioni in soggetti sani, il gene Matrin3 è stato poi sequenziato in circa 5190 controlli sani, 1242 dei quali italiani.

Tutti i dati di sequenza degli esomi ottenuti con questa ricerca sono stati resi di dominio pubblico per poter essere utilizzati da altri ricercatori in tutto il mondo per ulteriori ricerche. La scoperta di questo nuovo gene rappresenta pertanto una svolta per la comprensione di questa patologia ed offre prospettive per l’identificazione di terapie per il suo trattamento. La ricerca è stata finanziata per la parte italiana da AriSLA, Fondazione Italiana di ricerca per la Sla, nell’ambito del progetto Sardinials, dalla Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport Onlus, dalla FIGC Federazione Italiana Giuoco Calcio, dal Ministero della Salute e dalla Comunità Europea nell’ambito del 7° Programma Quadro.

Truffa, corruzione e disastro: le accuse per Big Pharma

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IL PROCURATORE GUARINIELLO IPOTIZZA ANCHE L’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
Fatto Quotidiano del 9/02/2014 di Andrea Giambartolomei attualità
Torino I malati potrebbero esse- re stati danneggiati dal costo più alto del Lu- centis e dal blocco di un medicinale economico come l’Avastin. Sarebbe un disastro doloso il reato commesso dai vertici di Novartis e Roche, le case farmaceutiche svizzere che avrebbero stretto un patto per favorire la vendita del Lucentis, un medicinale per curare la maculopatia, malattia che conduce alla cecità. Lo ipotizza il sostituto procuratore di Torino Raffaele Guariniello che ha indagato alcuni manager delle società ipotizzando il reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, all’aggiotaggio e al disastro colposo. Pure la Procura di Roma mercoledì ha aperto un fascicolo per aggiotaggio e truffa. Il pm torinese, che guida il pool specializzato nella tutela dei consumatori, ha cominciato l’inchiesta tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 e ha già disposto due consulenze tec- niche: una sugli aspetti economici per quantificare il danno e le spese, l’altro sugli aspetti sanitari. Inoltre il 30 dicembre Guariniello ha ricevuto un esposto della Società oftalmologica italiana (Soi), la stessa che ha avviato la procedura dell’Antitrust che mercoledì ha sanzionato Roche e Novartis con una multa da 180 mi- lioni di euro per il loro patto segreto. Per la Soi dietro a questo patto potrebbe esserci un caso di corruzione perché “è assai difficile immaginare che le società farmaceutiche siano riuscite a truffare il sistema sanitario italiano senza la fonda- mentale ‘sponda’ di qualche soggetto operante in Ema e in Aifa, entrambi enti pubblici”, si legge nell’esposto curato dall’avvocato Riccardo Salo- mone e firmato dal presidente Matteo Piovella. INSOMMA, SAREBBE impos – sibile che le autorità del settore non abbiano posto ostacoli a questa pratica che gli oftalmo- logi denunciano da alcuni anni. Per questa ragione Guari- niello ha aperto anche un fascicolo per corruzione, ma al momento non c’è nessuna persona indagata. I dubbi della Soi sono molti. L’associazione degli oculisti ritiene “oscure”le ragioni per cui l’Aifa abbia escluso l’uso dell’Avastin (in origine un medi- cinale contro il tumore al colon e al retto) per la maculopatia, soprattutto quando le ricerche e le pubblicazioni scientifiche hanno evidenziato l’assenza di rischi. Il danno alle casse statali – stimato sui 400 milioni all’an – no – sarebbe cominciato il 4 dicembre 2008, quando l’Aifa ha inserito il Lucentis nella tipo- logia di medicinali coperti eco- nomicamente dal Sistema sanitario nazionale. Poi nel 2012 l’agenzia limitava l’uso dell’A- vastin alla cura del cancro, escludendo la cura alla macu- lopatia. La Roche, che avrebbe potuto guadagnare di più dalla vendita del suo medicinale, non si è opposta, e per la Soi questa inerzia “appare inspie- gabile secondo una normale logica imprenditoriale”. Differenziando due farmaci che hanno lo stesso risultato nella cura della maculopatia ma costi diversi (circa mille euro il Lucentis, 80 euro l’Avastin), si è creato un danno sia per lo Stato, sia per i malati. Le Regioni e le aziende sanitarie sono state costrette ad acqui- stare e distribuire il Lucentis. A parità di soldi, quindi, si pos- sono comprare meno dosi di medicinale, limitando così la disponibilità per i pazienti. Twitter @AGiambartolomei

PILLOLE E SCANDALI Che ci importa delle sanzioni, siamo ricchi

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Fatto Quotidiano 7/3/2014 di Tommaso Rodano attualità
Big Pharma ha i suoi scheletri nell’armadio. Quando sono scoperti, piovono salassi miliardari. Fuori dall’Italia i 180 milioni di euro di multa inflitti a Roche e Novartis sembrano quasi una mancetta irrisoria. La storia dei grandi scandali sanitari racconta cifre che fanno impallidire, da cui la stabilità dei colossi farmaceutici è stata appena sfiorata. GLI EPISODI si assomigliano: prodotti potenzialmente dannosi o non ade- guatamente testati, messi in commer- cio nascondendone i possibili effetti. Per le aziende sono profitti spaventosi. Poi scoppia il bubbone, la medicina scompare dagli scaffali e inizia il lavoro degli avvocati. Alla fine magari arriva una condanna, ma nel frattempo –per quanto enorme possa sembrare il risar- cimento – le compagnie si sono arricchite in misura esponenzialmente superiore. Il record appartiene alla GlaxoSmithKline, multinazionale britan- nica. Dopo una contesa ultradecennale contro il governo americano –iniziata nel 1999 e conclusa nel luglio del 2012 -–GSK è stata costretta a pagare un ri- sarcimento da 3 miliardi di dollari. I reati sono su diversi prodotti, tra cui Ava n d i a (un antidiabetico), Pa x i l e We l l b u t r i n (antidepressivi). Le accuse varie: promozione illegale di prescri- zioni di farmaci, corruzione di medici, indicazione sbagliata dei dati di sicu- rezza. Il “caso Avandia”(farmaco a base di Rosiglitazone) è forse la più gran- de frode sanitaria della storia. In com- mercio dal 1999, dopo anni di sommi- nistrazioni (e oltre 3 miliardi di dollari all’anno di profitti), nel 2007 il New England Jour- nal of Medici- ne pubblica un’analisi in- dipendente che mostra al mondo i pos- sibili effetti collaterali: il rischio d’in – farto nei pazienti che assumono Avandia è su- periore del 43 per cento rispetto a chi è trattato con un altro antidiabetico. L’aumento della mortalità per patologie cardiovascolari è del 64 per cento. L’Avandia sarà ritirato dagli scaffali so- lo nel 2010. Decine di migliaia di pa- zienti chiedono ancora giustizia (con class action in Gran Bretagna, Canada e Israele). A FRONTE della sanzione da 3 miliardi, solo nell’anno della condanna Glaxo- SmithKline ha fatturato poco meno di 40 miliardi di dollari. GSK è in ottima compagnia. Johnson & Johnson lo scorso novembre ha accettato di pagare un risarcimento di oltre 2,2 miliardi didollari perl’antipsicotico Risperdal . Anche in questo caso, il farmaco è stato somministrato a bambini, adulti e anziani minimizzandone gli effetti secon- dari. Gli Abbott Laboratories, nel 2012, sono stati costretti a sganciare “appena” 1,5 miliardi di dollari per la pro- mozione truffaldina del loro antiepilettico Depakote.Il farmacoera popolarissimo, nonostante studi medici, an- no dopo anno, ne abbiano dimostrato i rischi e messo in dubbio l’efficacia. La multa, per la Abbott, è valsa non più del 12 per cento del bilancio annuale. A seguire, nella classifica dei casi multimilionari, c’è il Vioxx della Merck, messo in commercio nel 1999 e ritirato nel 2004 dopo essere stato assunto da oltre 80 milioni di pazienti e venduto per oltre 2,5 miliardi di dollari all’anno. I test hanno scoperto un’eccessiva incidenza di infarti ed ictus. Multa da 950 milioni, nel 2011, e passa la paura (non per i malati). Sempre in America, la battaglia del Dipartimento di Giustizia con- tro l’antidepressivo Zyprexa è costata al colosso Ely Lilly poco meno di un miliardo e mezzo di dollari. Questi i casi più clamorosi, ma la lista sarebbe ancora lunghissima (Amzen, Pfizer, Novartis, AstraZeneca): si curi chi può.

Antitrust, multa da 180 milioni di euro a Roche e Novartis: “Accordi illeciti”

Fonte di Redazione Il Fatto Quotidiano | 5 marzo 2014 attualità
Secondo l’Autorità, le due società hanno “ostacolato la diffusione dell’uso di un farmaco molto economico a vantaggio di un prodotto molto più costoso”. Novartis: “Ricorriamo al Tar”
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ulta da 180 milioni di euro dell’Antitrust a Roche e Novartis per “un cartello che ha condizionato le vendite dei principali prodotti destinati alla cura della vista, Avastin e Lucentis“. “I due gruppi – si legge sul sito dell’Autorità – si sono accordati illecitamente per ostacolare la diffusione dell’uso di un farmaco molto economico, Avastin, nella cura della più diffusa patologia della vista tra gli anziani e di altre gravi malattie oculistiche, a vantaggio di un prodotto molto più costoso, Lucentis, differenziando artificiosamente i due prodotti”.

Per il Sistema Sanitario Nazionale, l’intesa ha comportato un esborso aggiuntivo stimato in oltre 45 milioni di euro nel solo 2012, con possibili maggiori costi futuri fino a oltre 600 milioni di euro l’anno. Dalla documentazione acquisita, anche grazie alla collaborazione del Gruppo Antitrust del nucleo speciale tutela mercati della Guardia di Finanza – prosegue l’Autorità, – è emerso che le capogruppo Roche e Novartis, anche attraverso le filiali italiane, hanno concertato sin dal 2011 una differenziazione artificiosa dei farmaci Avastin e Lucentis, presentando il primo come più pericoloso del secondo e condizionando così le scelte di medici e servizi sanitari.

Secondo il provvedimento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, le condotte delle imprese trovano la loro spiegazione economica nei rapporti tra i gruppi Roche e Novartis: Roche, infatti, ha interesse ad aumentare le vendite di Lucentis perché attraverso la sua controllata Genentech – che ha sviluppato entrambi i farmaci – ottiene su di esse rilevanti royalties da Novartis. Quest’ultima, dal canto suo, oltre a guadagnare dall’incremento delle vendite di Lucentis, detiene una rilevante partecipazione in Roche, superiore al 30%. Non è stata invece ritenuta responsabile dell’illecito la controllata di Roche, la società californiana Genentech. In considerazione della particolare gravità dell’illecito, l’Autorità ha comminato al gruppo Novartis una sanzione di 92 milioni di euro e al gruppo Roche una sanzione di 90,5 milioni di euro, per un totale di oltre 180 milioni di euro.

Novartis: “Ricorriamo al Tar” – In una nota Novartis risponde all’Antitrust e “respinge in maniera decisa le accuse relative a pratiche anti-concorrenziali messe in atto tra Novartis e Roche in Italia” e aggiunge che “si avvarrà dei propri diritti di difesa ricorrendo in appello dinanzi al Tribunale competente”, ovvero al Tar. “I rischi derivanti dall’uso non autorizzato di farmaci sono un problema critico e questa decisione da parte dell’Autorità incoraggia apertamente il diffuso utilizzo intravitreale non autorizzato di Avastin – spiega Novartis – ciò è fortemente in contrasto con il contesto normativo di riferimento europeo ed italiano, che ha lo scopo di proteggere la sicurezza dei pazienti e che ora rischia di essere compromesso”. La decisione di Roche di richiedere o meno per Avastin l’autorizzazione all’immissione in commercio per l’indicazione oftalmica, che al momento non possiede, è stata assunta in modo assolutamente unilaterale. “I fattori che impediscono o limitano l’utilizzo oculare off-label di Avastin in Italia non hanno nulla a che fare con Novartis”, spiega la nota.

Scandalo sanità in Lombardia, Formigoni andrà a processo per corruzione

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L’ex governatore, attuale senatore Ncd che sostiene la maggioranza di governo, è accusato anche di associazione a delinquere. Avrebbe adottato provvedimenti favorevoli ad aziende private in cambio di vacanze dorate in ville e yacht. I legali: “Tutte le delibere prese dall’intera giunta
di Redazione Il Fatto Quotidiano | 3 marzo 2014 attualità
L’ex presidente della Regione Lombardia e attuale senatore di Ncd Roberto Formigoni è stato rinviato a giudizio con altri 9 imputati tra cui l’ex assessore regionale Antonio Simone e il faccendiere Pierangelo Daccò per il caso Maugeri, uno dei filoni d’inchiesta aperti sul funzionamento del sistema sanità nella regione. Lo ha deciso il gup di Milano Paolo Guidi. Formigoni è accusato di associazione per delinquere e corruzione. Per lui e per altre 9 persone il processo inizierà il 6 maggio davanti alla Decima sezione penale di Milano. Un’altra grana per il governo Renzi, oltre a cinque indagati tra i sottosegretari appena nominati. Formigoni, oltre a essere un uomo di punta del partito guidato da Angelino Alfano, è anche presidente della Commissione agricoltura in Senato.

Al processo saranno imputati anche l’ex direttore amministrativo della fondazione Costantino Passerino, l’ex direttore generale della Sanità lombarda Carlo Lucchina, lo storico amico dell’ex governatore nonché convivente nell’appartamento condiviso con altri ‘Memores domini’ Alberto Perego, l’ex segretario generale della Regione Lombardia Nicola Maria Sanese e altre tre persone. Le accuse a vario titolo sono associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio.Prosciolto, invece, l’avvocato Mario Cannata, consulente della Fondazione Maugeri. Il giudice ha inoltre dichiarato il non luogo a procedere per prescrizione per alcuni fatti che riguardano le false fatturazioni avvenuti prima del luglio 2006.

Cuore del procedimento è lo scambio tra il senatore, allora presidente della Giunta della Lombardia, e gli undici altri imputati. Loro ottenevano provvedimenti ad hoc e una protezione totale nel campo della sanità; lui faceva la bella vita che la Procura di Milano definisce “altre utilità”. Ovvero viaggi e vacanze ai Caraibi, l’affitto della villa Resort ad Anguilla, “l’uso esclusivo” di uno yacht, il pagamento di spese di viaggi aerei per un totale di 18 mila euro e, tra l’altro, un maxi sconto per l’acquisto di una villa ad Arzachena, in Sardegna. Roberto Formigoni, accusato di associazione a delinquere e corruzione, era riuscito a godersi tutti questi benefits in cambio dei favori alla Fondazione Maugeri come rivelato dal Fatto Quotidiano il 19 luglio del 2012. Benefici, che per gli inquirenti, sarebbero iniziati dal giugno del 2007 e terminati nell’ottobre 2011 per un totale di circa 8 milioni di euro. Dopo il rinvio a giudizio, il Movimento Cinque Stelle è tornato a chiedere la cancellazione della cosiddetta “legge Daccò”, che regola le funzioni non tariffabili della sanità lombarda e che secondo il Movimento “ha consentito un uso discrezionale delle risorse pubbliche e generato un sistema di corruzione intollerabile”.

Tre i “flussi finanziari” contestati dalla Procura: il primo riguarda i milioni di euro che nel corso degli anni sarebbero usciti illecitamente dalle casse dell’ente con sede a Pavia e dall’ospedale San Raffaele, per finire sui conti correnti, in particolare esteri, del faccendiere Pierangelo Daccò (già condannato per l’inchiesta San Raffaele) e l’ex assessore alla Sanità (non durante le giunte di Formigoni, ndr) Antonio Simone, i quali – questo è il secondo flusso finanziario descritto – avrebbero ‘ricompensato’ Formigoni sotto forma di “utilità” e benefits. Il terzo flusso finanziario è stato incasellato dal pm sotto la voce finanziamenti extra Drg (funzioni non tariffabili) erogati dalla Regione Lombardia nei confronti della Fondazione Maugeri e del San Raffaele. E proprio a causa del crack della Fondazione che fu creata da don Luigi Verzè che che i pm di Milano avevano scoperto un iniziale prosciugamento di 56 milioni di euro dalle casse della clinica pavese, attraverso contratti di consulenza fittizi per creare fondi neri e rimpolpare i conti esteri. C’era anche il pagamento per una consulenza per valutare la possibilità della vita su Marte tra i contratti scovati dagli investigatori della Guardia Finanza.

Il 13 aprile 2012 in manette, su disposizione del gip Vincenzo Tutinelli, era poi finiti Simone, Costantino Passerino, Gianfranco Mozzali e Claudio Massimo, rispettivamente direttore amministrativo e consulenti della Fondazione. Per il presidente dell’ente, Umberto Maugeri erano stati decisi gli arresti domiciliari, mentre Pierangelo Dacco’, già in carcere per il caso San Raffaele, era stato raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare nella sua cella, a Opera.

Le accuse nei confronti di Formigoni arrivarono dopo. Pochi giorni gli arresti però si comprese dove l’indagine andava a finire. ”In questo procedimento i presunti corruttori privati stanno dentro, il presunto corrotto sta fuori e non rende interrogatorio” disse il difensore di Costantino Passerino. Che fu il primo a mettere sulla strada dell’ex governatore gli inquirenti.

I legali di Formigoni si definiscono “amareggiati, ma non sorpresi”. L’esito dell’udienza preliminare, affermano in una nota gli avvocati Mario Brusa e Luigi Stortoni, “non ci toglie l’assoluta convinzione di un’accusa che non regge al vaglio critico, non solo e non tanto priva di fondamento quanto frutto di una forzatura del buon senso, delle prove e del diritto”. Si contesta una ipotesi di corruzione – sostengono gli avvocati dell’ex presidente della Lombardia – senza individuare un solo atto attribuibile personalmente al presidente Formigoni. Gli atti che si vorrebbero tacciare di illegittimità consistono in realtà in delibere della Giunta Regionale (17 membri) e addirittura in una legge regionale emanata dal Consiglio”. Rispetto a tali atti, secondo i legali, non solo non si prova, ma neppure si dice come il Presidente Formigoni sarebbe intervenuto per piegarne a fini illeciti la formazione. Non si considera, neppure, che tutti gli atti in materia sanitaria assunti dalla Regione Lombardia, quando sottoposti al vaglio del Tar sono sempre stati giudicati legittimi”. Inoltre, sempre secondo i legali Brusa e Stortoni, “si sono cercate invano le tracce di dazioni di danaro nei confronti del presidente Formigoni e, non trovandole perché non ci sono, si è dovuti ricorrere alla fumosa categoria delle ‘utilità”.

Cuore, studio Uk accusa: migliaia di morti in Ue per linee guida basate su dati falsi

Tutto ruota intorno alle linee guida della Società europea di cardiologia pubblicate nel 2009 che raccomandano per i pazienti cardiopatici che devono sottoporsi a un intervento chirurgico non legato al cuore l’impiego di farmaci beta bloccanti. Queste linee guida sono, però, basate su ricerche rivelatesi in contrasto con gli standard scientifici, tanto da provocare il licenziamento dell’autore
Fatto Quotidiano di Davide Patitucci | 1 marzo 2014 attualità
I numeri sono quelli di un conflitto armato. “Almeno 10 mila probabili morti l’anno nel solo Regno Unito”. Sono le conclusioni di una meta-analisi condotta su migliaia di pazienti da un team di ricercatori britannici guidati da Darrel Francis, dell’Imperial College di Londra, e pubblicata a luglio sulla rivista specializzata “Heart” . Cifre che, guardando all’intero Continente europeo, lieviterebbero. Fino a raggiungere le 800 mila morti negli ultimi cinque anni, in base a una più ampia indagine condotta dallo stesso gruppo di ricerca, pubblicata nelle scorse settimane sullo European Heart Journal. “La sicurezza dei pazienti è di primaria importanza – sostiene Francis nella sua analisi -. La medicina clinica dovrebbe imparare dai propri fallimenti”.
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Ma su cosa si basa questo studio britannico e quali sono i fallimenti cui fa riferimento? Tutto ruota intorno alle linee guida della Società europea di cardiologia pubblicate nel 2009, raccomandano per i pazienti cardiopatici che devono sottoporsi a un intervento chirurgico non legato al cuore l’impiego di farmaci beta bloccanti, per proteggere il cuore stesso sia durante che dopo l’operazione. Queste linee guida sono, però, basate su ricerche rivelatesi nel tempo in contrasto con gli standard scientifici correnti, tanto da provocare nel novembre del 2011 il licenziamento dell’autore, Don Poldermans, da parte dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam presso il quale lavorava come esperto in chirurgia cardiovascolare, a seguito di una “Inchiesta per possibile violazione dell’integrità scientifica”.

A nulla sono valse, infatti, le ammissioni di colpa e le scuse dello studioso, che ha tuttavia negato l’intenzionalità del suo operato. Numerosi gli appunti mossi contro di lui, tra gli altri “cattiva condotta scientifica, omissione di consenso informato scritto, fabbricazione di dati e manipolazione dei risultati della ricerca”. Non sarebbe, invece, emersa “alcuna prova di manipolazioni indirizzate deliberatamente in una specifica direzione”, secondo l’indagine interna dell’istituto. I fatti sono ancora più gravi se si considera che il medico olandese caduto in disgrazia, oltre a essere stato il principale responsabile del progetto di ricerca, ha anche guidato, in palese conflitto d’interessi, la commissione che ha stilato le linee guida europee.

“La meta-analisi di Francis è solo l’ultimo di una serie di studi che mettono in dubbio l’uso dei beta-bloccanti per la prevenzione degli eventi cardiovascolari nella chirurgia non cardiaca – sostiene Rosa Sicari, dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Pisa, tra i membri della task force che ha stilato le linee guida europee -. Le varie generazioni di studi nel tempo sono state, infatti, messe in discussione per il sospetto di frode scientifica. Tuttavia – precisa la studiosa – nonostante ci siano state indagini sulla condotta di Don Poldermans, autore principale di queste ricerche, gli studi non sono stati cancellati e/o ritirati dagli editori delle prestigiose riviste che li avevano pubblicati”.

Ma quanto sono efficaci questi medicinali e quali sono i rischi connessi al loro impiego? “I beta-bloccanti sono farmaci largamente usati nei pazienti con cardiopatia ischemica e nella disfunzione ventricolare sinistra non ischemica – spiega Sicari -. Il loro utilizzo aumenta il rischio di morte per ipotensione e ictus. Tuttavia, gli studi clinici randomizzati sono ancora pochi e probabilmente insufficienti a chiudere questa controversia scientifica che dura da moltissimi anni”.

Secondo quanto emerge dalla meta-analisi, l’aumento del rischio di decessi nel solo Regno Unito sarebbe del 27 per cento. Francis e colleghi denunciano che le linee guida europee sono ancora basate su analisi che comprendono i dati degli studi di Poldermans, ormai screditati. E denunciano come l’aver inserito questi dati manipolati nelle meta-analisi fatte in precedenza abbia determinato una sottostima del rischio di mortalità associato all’uso dei beta-bloccanti. Secondo gli autori, però, “non è facile accertare in modo affidabile la reale estensione del possibile danno” di questa sottovalutazione dei rischi per la salute. Ma, in basse alle loro stime, “più della metà dei decessi si sarebbe verificata quando la ricerca di Poldermans era già stata screditata. Le linee guida – concludono Francis e colleghi – dovrebbero, pertanto, essere ritirate senza ulteriori ritardi”.

L’invito degli studiosi inglesi sembra essere stato recepito. “Si stanno preparando le nuove linee guida – comunica Sicari -, nelle quali l’indicazione dei beta-bloccanti dovrebbe rimanere limitata a chi già li utilizza cronicamente”. Secondo un comunicato congiunto emesso, all’indomani della pubblicazione dello studio britannico, dall’American Heart Association, l’American College of Cardiology Foundation e l’European Society of Cardiology, “è in corso un’attenta indagine di tutti gli studi già validati, con l’incorporazione di nuovi trial e meta-analisi. Nel contempo, la nostra posizione comune è che l’utilizzo dei beta-bloccanti in pazienti che si sottoporranno a interventi non cardiaci non dovrebbe essere considerato di routine, ma valutato attentamente dai medici caso per caso”. Le nuove linee guida, depurate da dati erronei e manipolati, secondo le indicazioni delle tre società scientifiche internazionali, dovrebbero vedere la luce quest’estate

La plastica che mangiamo

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La liscivazione chimica degli imballaggi preoccupante per la salute.
Articolotre del 20/02/2014 redazione attaulità
-L.M.- Gli scienziati del British Medical Journal (BMJ), avvertono dei potenziali danni a lungo termine dell’esposizione a metanoli sintetici, tra cui la formaldeide, in bottigle e bevande e imballaggi per alimenti. “Sostanze chimiche di sintesi che vengono usate nella lavorazione, confezionamento e conservazione dei cibi potrebbero danneggiare a lungo termine la nostra salute, a causa anche di piccole quantità di tali sostanze che penetrano nel cibo” : questa la preoccupazione sollevata dal Journal of Epidemiology and Community Health del BMJ.
Queste, in quantità minime, di per sè possono non essere tossiche, ma noi viviamo una vita in cui siamo continuamente esposti a sostanze inquinanti, come la formaldeide, anche attraverso il consumo di alimenti in confezioni di plastica. Alcune delle sostanze chimiche che destano preoccupazione sono regolamentate, ma sono comunque ampiamente usate nel packaging alimentare. Le persone che mangiano cibi confezionati rischiano di essere cronicamente esposte a queste sostanze per tutta la vita.
Troppo poco si sa ancora circa l’impatto a lungo termine sul corpo umano e soprattutto a proposito di questa esposizione in alcuni momenti critici dello sviluppo, come nel grembo materno o nella prima infanzia.
Oltre alla formaldeide, ampiamente presente in bottiglie di plastica e stoviglie alla melamina, altri prodotti chimici noti per interrompere la produzione di ormoni sono usati per gli imballaggi di prodotti alimentari: bisfenolo A, tributilstagno, triclosan e ftalati.
Complessivamente più di 400 sostanze chimiche sono coinvolte.
“Mentre molte di queste sostanze sono oggetto di dibattito tra gli scienziati e i politici per soddisfare gli interessi delle varie parti, i consumatori rimangono esposti a queste sostanze chimiche tutti i giorni, inconsapevolmente” scrivono gli scienziati del BMJ, avvertendo che i potenziali cambiamenti cellulari causati dai materiali a contatto con gli alimenti e, in particolare, le sostanze chimiche con la capacità di agire sugli ormoni, non sono nemmeno prese in considerazione nelle analisi di routine tossicologica. Suggeriscono che tutto questo ”Getta seri dubbi sulla adeguatezza delle procedure di regolamentazione delle sostanze chimiche”.
Non sarà facile monitorare e valutare gli effetti di decenni di esposizione a queste sostanze, dal momento che non ci sono grandi gruppi di persone che non siano esposti ai prodotti alimentari confezionati. Purtroppo tutti noi abbiamo tracce di questi composti chimici nel nostro corpo. Per questa ragione non è possibile effettuare uno studio comparativo tra gruppi di persone che sono state esposte e persone che non lo sono state.
Ma è necessaria una valutazione basata sulla popolazione così come un monitoraggio, per stabilire i potenziali collegamenti tra le sostanze chimiche a contatto con gli alimenti e il cancro, l’obesità, il diabete e i disturbi neurologici e infiammatori, soprattutto sommato agli inquinamenti ambientali: ”Dal momento che la maggior parte di cibi sono confezionati e l’intera popolazione può essere esposta, è della massima importanza che le lacune nelle conoscenze vengano riempite in modo affidabile e rapido” sostengono gli scienziati.
Per dare delle risposte a questi problemi è nato, nel 2012, a Zurigo, il Packaging Food Foundation, un’organizzazione di comunicazione scientifica che rende pubbliche le ricerche relative alla salute di imballaggi alimentari. Si tratta di una fondazione indipendente nata dalla consapevolezza dei rischi per la salute connessi ai materiali che avvolgono i nostri cibi per proteggerli dall’inquinamento esterno, ma che diventano a loro volta una fonte di contaminazione. Molte delle sostanze dei contenitori del nostro cibo ’emigrano’ negli alimenti in vari gradi e, tra gli effetti sulla salute di queste sostanze, sono state osservate malattie cardiovascolari, asma ,obesità, alterazione della funzione tiroidea.
L’ “emigrazione” è proprio il principale problema. I materiali sono composti da diversi prodotti chimici di base, additivi plastificanti, filtri UV, inchiostri di stampa e vernici e, la maggior parte, non è completamente inerte ed entra nel nostro cibo.
Non ha alcun senso, tranne che ragioni di utilità economica, invocare la teoria delle basse dosi non dannose, per la semplice ragione che non è applicabile a tutte le sostanze. Infatti sostanze come ftalati o il bisfenoloA agiscono sempre come interferenti endocrini e come tali il loro comportamento a basse dosi è imprevedibile. Nel dubbio, come sempre, è meglio astenersi il più possibile dall’uso di contenitori e materiali plastici.

MALASANITÀ Siracusa, sospeso il medico che denunciò i casi di Tbc

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Fatto Quotidiano del 11/02/2014 di Veronica Tomassini attualità
Siracusa È una strana storia quella di Salvatore Rossitto, pneumologo, responsabile dell’ex dispensario tubercola- re di Siracusa, fino a un paio di anni fa. Poi trasferito in pneu- mologia, quindi sospeso dai vertici dell’Asp (Azienda sa- nitaria provinciale, ndr ). Quarto provvedimento disciplinare, eppure Rossitto è un’eccellenza, componente del gruppo di esperti del Centro Formazione Permanente Tubercolosi del Niguarda di Milano e unico referente per il Sud e le isole del Gruppo di Studio Tubercolosi dell’Aipo. Dell’emergenza tbc a Siracusa ne avevamo scritto, i dati si riferivano non solo a un’indagine condotta dal meetup 2.0 del M5s; ma anche a quan- to documentato proprio da Rossitto ai vertici dell’Asp. Lo faceva da anni. State attenti, c’è una pericolosa recrudescenza del batterio, dal 2004 al 2009, il trend è aumentato del 600%, avvertiva Rossitto in una delle relazioni redatte e spedite alla dirigenza dell’azienda sanitaria pubblica, oggi a riconferma aggiunge i 6 casi pediatrici accertati nel 2012 contro i 4 del 2009. I bambini non contagiano, ma vengono contagiati, dunque erano piccole epidemie fami- gliari, bisognava allora controllare i contatti, procedere con uno screening avanzato. Rossitto ne parlava già in quella relazione datata 2010, esortando l’Asp a intervenire velocemente, considerato che su Siracusa il dato stimato e di ricaduta, secondo le cifre fornite dall’Oms, era ed è di circa 40 mila positivi al bacillo, dunque potenzialmente malati. Rossitto è costretto a lascia- re il dispensario tubercolare, ribadendo tuttavia ai vertici l’allarme sanitario. C’è una commissione che deve valutare la condotta di Rossitto. Rossitto viene sospeso. Per cosa, perché? Su Siracusa non esistono sanatori, non sono praticabili indagini decisive come l’antibiogramma e l’esame colturale, capaci di individuare le forme di tbc farmacoresistenti, quel che insomma è prassi ministeriale. Dopo l’articolo pubblicato dal Fatto in cui si rendeva conto di quanto stava accadendo in- torno alla questione, Rossitto dunque viene sospeso. NO, NON C’È un allarme rientrato, al contrario. Siamo al settembre scorso, a Siracusa succede che una donna ospite del centro di accoglienza Umberto Primo, un’immigrata, si presenti in pronto soccorso: ha la tubercolosi in forma at- tiva, ma non le viene riconosciuta, deve tornare al centro. La donna peggiora, torna in ospedale, viene ricoverata: la diagnosi stavolta c’è. É tuberolosi. In malattie infettive non c’è un’ala apposita. Non è ancora finita. Soltanto un mese prima, sempre all’ospedale di Siracusa, il deputato del M5s Stefano Zito, durante un’ispezione a sorpresa, apprende della fuga di un immigrato affetto anche lui da tubercolosi in forma attiva. Siamo a due casi, nel giro di qualche settimana. L’escala – tion è abbastanza chiara: nel 2007 casi di tbc in una scuola elementare di Rosolini, in una scuola media di Noto; nel 2010 in una scuola materna di Bu- scemi. Ancora casi di tbc con- clamata nel 2008 negli ospedali di Noto e di Lentini, nel 2009, nella comunità di Solarino e sempre nel 2009 nel centro di accoglienza di Cassibile. Rossitto valuta gli impedimenti opposti dall’Asp, procedimenti oppositivi alle norme ministeriali. L’emergenza non è mai rientrata, Rossitto opera in condizioni di totale isolamento. Fino a oggi. Esonerato da tutto, persino da una qualche specie di dignità professionale, dice: “È soltanto il prolungamento di un calvario, che dura da anni. Mi chiedo perché le istituzioni avversino così tanto la verità”. Per i procedimenti disciplinari intentati dai vertici della Asp nei confronti del medico pneumologo sono ancora in atto i ricorsi giudiziari in fase di appello.

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