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Brescia, discarica ex Piccinelli. Arpa: “Acque contaminate da scorie radioattive”

La relazione dell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, che ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere, risale al 6 ottobre scorso. Si garantisce che non c’è pericolo per gli acquedotti “perché pescano da una seconda falda”. Ma il collega geologo: “La falda è una sola”
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Fonte FattoQuotidiano.it di Andrea Tornago | 31 marzo 2014 attualità
È bastata una pioggia più intensa ed è successo il peggio: una massa di polveri radioattive, interrate in una discarica abusiva a Brescia, è finita a contatto con la falda acquifera della città. Lo scrive l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente in un report sull’ex cava Piccinelli, uno dei siti contaminati più pericolosi della regione Lombardia secondo le autorità sanitarie: un’ex cava alle porte di Brescia in cui negli anni ’90 sono state sversate scorie di alluminio contaminate dal Cesio 137 fino a mille volte oltre i limiti per il terreno. Rifiuti radioattivi che da anni minacciano la falda acquifera. L’Arpa tranquillizza i cittadini escludendo la contaminazione poiché “gli acquedotti pescano da una seconda falda ad una profondità maggiore”. Ma il geologo dell’Agenzia Gian Paolo Oneda pochi mesi prima scriveva che “la falda è una sola”. Ad aumentare le preoccupazioni è la mancanza di un dispositivo di controllo dei movimento dell’area interrata.

“Il 6 ottobre 2013 – si legge nella relazione dell’Arpa, che ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere – si è verificata la parziale sommersione di uno spessore di 10-20 centimetri dei volumi radiocontaminati”. È la prima volta che il contatto tra le scorie e la falda viene certificato da un ente di controllo. Fino ad ora si era sempre trattato di timori, calcoli e ricostruzioni di possibili scenari avvenuti in passato, quando la rete di monitoraggio non era attiva. Scenari che la Prefettura solo nel giugno 2013 prospettava al Ministero dell’Ambiente usando rigorosamente il condizionale: “Esisterebbe una concreta possibilità che la falda freatica, anche in ragione della eccessiva piovosità degli ultimi periodi, possa raggiungere i rifiuti radio contaminati”. Ora invece sappiamo che è successo.

A questo punto, la discussione si sposta sulla sicurezza dell’acqua che esce dai rubinetti di Brescia: le analisi sulle acque eseguite finora non hanno riscontrato contaminazione. Sia le analisi condotte sulle acque di falda che sull’acqua immessa nella rete idrica dalla multiutility A2A hanno escluso la presenza di radioattività “in concentrazioni superiori alla sensibilità analitica”. Questo il dato che l’agenzia si limita a riportare senza ulteriori spiegazioni. Sulla stessa linea è anche l’ultima relazione dell’Arpa, firmata dalla dirigente dell’“area radiazioni” Maria Grazia Santini e dal chimico Sergio Resola: una contaminazione dell’acquedotto sarebbe lo scenario “più critico sebbene non realistico – scrivono i tecnici – per l’assenza di punti di captazione, in prossimità dell’area, di acque dalla prima falda” destinate al consumo umano. Nessun problema quindi per i pozzi dell’acquedotto, che pescano a una profondità maggiore, nella seconda falda.

Ma il collega Gian Paolo Oneda, geologo dell’Arpa, solo pochi mesi fa, aveva stabilito invece come in quella zona non vi sia alcuna distinzione tra la prima e la seconda falda. Ci sarebbe, insomma, una sola falda. Una situazione che metterebbe più a rischio, potenzialmente, il pozzo che si trova a sud della discarica abusiva, regolarmente allacciato all’acquedotto. Il geologo che ha firmato quella relazione nell’aprile 2012 non si occupa più del caso. Raggiunto al telefono, risponde: “Confermo tutto: la falda è una sola”. Se fosse così, la situazione sarebbe grave a causa delle proprietà fisiche del Cesio 137, tra gli isotopi radioattivi più solubili.

Per monitorare il sito attuamente non esiste un dispositivo che segnali in tempo reale i movimenti della falda. L’Arpa nel giugno scorso lo aveva chiesto al Comune di Brescia, che non ha ancora provveduto. Pochi giorni fa, per far fronte alle emergenze ambientali, la consigliera M5S Laura Gamba ha presentato un emendamento per destinare 820mila euro per gli interventi urgenti di bonifica. Una scelta condivisa e rilanciata anche da Legambiente. Ma l’emendamento è stato bocciato dalla maggioranza di centrosinistra: quei soldi verranno utilizzati per la ristrutturazione di una piazzetta del centro storico.

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Presadiretta del 31/03/2013 – Puliamo L’Italia – La Puntata (VIDEO) .(l’inquinamento da pcb Brescia)

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Presadiretta la puntata Puliamo L’Italia
Nuovo appuntamento ieri sera su RAI Tre, con Presadiretta, il programma d’inchiesta condotto da Riccardo Iacona. In primo piano, il caso di inquinamento più grave d’Italia (e probabilmente d’Europa), quello di Brescia. Per oltre 50 anni, una fabbrica (la Caffaro), ha buttato nelle acque più di 150 tonnellate di PCB, Policlorobifenile, una sostanza molto tossica per l’uomo e per l’ambiente. 25mila le persone che vivono ancora oggi a stretto contatto con il PCB. Ma quanto è pericolosa l’esposizione al Policlorobifenile? Presadiretta si è recata negli Stati Uniti e per la precisione ad Anniston, cittadina dell’Alabama, la cui storia è molto simile a quella di Brescia. Anche lì una fabbrica della Monsanto ha prodotto e smaltito nell’ambiente per 50 anni centinaia di tonnellate di Policlorobifenile. La differenza sostanziale è che la Monsanto è stata trascinata in tribunale dove è stata costretta a pagare 700 milioni di dollari ai cittadini vittime dell’inquinamento e adesso si sta facendo carico di tutte le spese per bonificare l’area. Da noi, invece, la Caffaro è fallita, i sui dirigenti non sono stati portati a processo e adesso tocca a noi pagare il conto. Si parla di svariati miliardi di euro per bonificare l’area: dove andremo a trovarli?

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