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A COLPI DI FORBICE anche la mitica Coca-Cola s’è sgassata

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Fatto Quotidiano del 11/12/2013 attualità
Prendi l’acqua e scappa. Perfino la mitica Coca Cola risente del calo di consumi delle famiglie italiane in questi anni di crisi e la produzione si adegua. E così anche la sua forza lavoro. Meno consumi, meno lavoro Nel 2013 in Italia sono state confezionate quasi 40 milioni di casse in meno, un calo del 7,6 per cento in un anno, e per questo motivo la Coca Cola Hbc, società greca che gestisce la pro- duzione anche nella Penisola, è corsa ai ripari tagliando stabilimenti e dipendenti. A farne le spese i lavoratori. Sono sei gli stabilimenti produttivi italiani (Gaglianico, Nogara, Oricola, Marcianise, Rionero e Monticchio). Poi ci sono tre sedi (per Nord, Centro e Sud) e due de- positi. Un numero di stabili- menti in costante diminuzione, soprattutto negli ultimi anni: “Anche se Coca-Cola Italia ha chiuso i bilanci degli ultimi anni in rosso – premette Luca Mar- tinelli, del mensile Alraeconomia che ha pubblicato un dossier sulla Coca Cola -, ciò non signi- fica, necessariamente, uno stato di crisi. Risultano costi delle materie prime molto elevati, ma l’azienda riconosce alla Regioni un canone molto basso per l’ac- qua, circa 30 mila europer oltre 2 miliardi di litri negli stabilimenti di Nogara,Gaglianico ed Oricola. Abbiamo chiesto all’azienda i costi del ‘concentrato’, che viene venduto da The Coca-Cola Company alle filiali in tutto il mondo, ma l’inforamzione non ci è stata fornita: ciò potrebbe segnalare la presenza di meccanismi di t ransfer pricing , che sarebbero utilizzati per rdurre gli utili in Italia e spostarli verso gli Usa, dove Coca-Cola Company ha sede in Delaware, uno Stato che attrae imprese offrendo fiscalità agevolata.” Storia di un declino Con la crisi cominciano i tagli. Nel 2012 la Coca Cola Italia decide di mettere in esubero 355 (su 3.300) lavoratori dei suoi stabilimenti italiani, l’esternalizzazione della logistica a Gaglianico e a Oricola (vicino l’A- quila), la chiusura della produzione a Elmase quella di due linee produttive dei fusti e delle bottiglie di vetro a Gaglianico. E alcune mansioni dalla direzione di Milano andranno a Sofia. A gennaio scorso, intanto, sono rimasti a casa 17 dipendenti del reparto produttivo di Elmas, vicino Cagliari, che ha chiuso. Qui Coca Cola non sfruttava di- rettamente dei pozzi concessi dalla Regione, ma si appoggiava su altre aziende. Gli altri colleghi del reparto produzione sono stati destinati agli altri settori, come spiega Annarita Pod- desu della Flai Cgil Sardegna: “La situazione è stata gestita in maniera non traumatica perché i lavoratori sono stati ricollocati all’interno dell’azienda e altri sono andati in mobilità”. Que- sta prima chiusura però non è bastata alla Coca Cola Italia e così, nello stesso periodo, ha dismesso il settore logistico di Gaglianico, in provincia di Biella, dove alcuni settori sono stati esternalizzati. Ma neanche questo è stato suf- ficiente e nell’ottobre scorso ai lavoratori biellesi è arrivata un’ultima notizia, la più dura: il 28 febbraio 2014 il loro stabili- mento, attivo da oltre vent’anni, dovrà chiudere. E 87 operai dovranno lasciare il posto. Lavratori che non sanno ancora se avranno diritto agli ammortizzatori. A tenere buona la Coca Cola non sono bastate le variazioni al piano regolatore per permetterela costruzionediun nuovo magazzino, e neanche i canoni decisi dalla Regione Pie- monte per lo sfruttamento dei quattro pozzi (3.600 euro al- l’anno per un massimo di 666 mila metricubi d’acqua), canoni che sarebbero triplicati solo nel 2014, proprio quando la Co- ca Cola chiuderà. Acqua a costi stracciati Tutto liscio invece in Veneto. Se altrove si chiude, qui si rafforza. A Nogara (Verona) la società potenzierà la produzione del suo stabilimento più grande. Lo farà a costi alti per la collettività: la regione Veneto garantisce ca- noni di sfruttamento molto bassi di quattro pozzi d’acqua, un problema che il consigliere della Federazione di Sinistra, Pietrangelo Pettenò, ha sollevato: “Lo stabilimento di Nogara prelevaoltre 1,3miliardi dilitri di acqua minerale che paga alla regione meno di 14 mila euro l’anno –ha ricordato alla giunta lo scorso 8 novembre –. Se una tale quantità d’acqua fosse con- sumata dai cittadini della provincia di Verona, sarebbe paga- ta mediamente 45 volte di più, ovvero quasi 600 mila euro”. Un cavillo legale Inoltre a Nogara il Genio civile di Verona ha autorizzato lo sfruttamento di una falda con tre pozzi fino alla fine del 2018. E Coca Cola Italia ha chiesto al Genio civile l’autorizzazione per cercare una nuova falda. Sarebbe il quinto pozzo che for- nirebbe ogni anno quasi 475 milioni di litri per un canone annuo di 4.631 euro. In totale si arriverebbe a quasi 2 miliardi di litri prelevati per meno di 20 mila euro l’anno. Ma grazie a un cavillo la società risparmierà altri soldi: Pettenò ha infatti sco- perto che per una legge regionale “il concessionario delle acque minerali e di sorgente destinate all’imbottigliamento debba corrispondere alla Regione un diritto” (3 euro per ogni metro cubo imbottigliato, ridotto fino al 2015 a 1,50 euro se imbottigliate in plastica e un euro imbottigliato nel vetro). Ciò non vale per chi produce bevande, per questo al consi- gliere risulta che la Coca Cola Italia non ha mai versato nulla al comune di Nogara. E l’occupazione? Per quanto riguarda Nogara i lavori di carico e scarico merce sono già stati appaltati a cooperative “che non garantiscono gli elementari diritti del lavoratore”, ha sottolineato. Per il resto, oltre al taglio di 87 posti a Biella, la quota 355 fissata l’anno scorso potrebbe riservare altre brutte sorprese.

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Piemonte: contestazione in Consiglio regionale, il pubblico grida ‘Vergogna’

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Fonte Torino oggi del 03 Dicembre Attualità
Seduta del Consiglio regionale sospesa per qualche minuto da presidente dell’Assemblea, Valerio Cattaneo, dopo che dal pubblico una signora seduta in tribuna, mentre era in corso un intervento di un consigliere del Pd, al grido di ‘Vergogna, vergogna’ ha alzato un cartello con la scritta ‘Occupy Consiglio regionale.

I vostri rimborsi sono uno schiaffo alla poverta’. Vergogna”.L’interruzione è avvenuta dopo che il capogruppo del Pd, Aldo Reschigna, era intervenuto per sottolineare come “la condizione straordinaria che la Regione Piemonte sta vivendo ha rotto il rapporto di fiducia tra la comunità piemontese e i rappresentanti istituzionali della Regione”.

Anche l’esponente del Pd Davide Gariglio era intervenuto su questo tema sottolineando: “Nessuno di noi intende ergersi a giudice di altri ma c’è il problema che questa assemblea ha perso per l’opinione pubblica l’autorevolezza che le è necessaria per funzionare”. E’ proprio mentre Gariglio pronunciava queste parole che la donna del pubblico ha innalzato lo striscione provocando l’interruzione dei lavori.

Dopo la ripresa della seduta è intervenuta la consigliera Fds Eleonora Artesio: “Le relazioni politiche che si sono venute a creare in quest’aula denotano che è venuto meno anche quel clima di discussione necessario per affrontare le questioni governative – ha detto – quindi credo sarebbe opportuno che le dimissioni annunciate per il 28 febbraio vengano anticipate”.

E’ stato al termine del proprio intervento che il consigliere 5 Stelle Davide Bono ha innalzato a sua volta in consiglio uno striscione che riportava la scritta “CotaMente” con la foto del governatore piemontese Roberto Cota con cappello e naso da Pinocchio. Un’iniziativa che ha scatenato mormorii. “Non si devono attendere le sentenze, ma si deve avere l’intelligenza politica di capire quando bisogna staccare la spina”, ha detto Bono sottolineando che l’assenza di Cota in aula “è il segnale della fine della legislatura”.

Dopo l’attacco alla maggioranza arrivato dai banchi dell’opposizione il capogruppo di Forza Italia Luca Pedrale è intervenuto in aula sottolineando che gli indagati nell’inchiesta Rimborsopoli “hanno agito in buona fede”. “Siamo persone innocenti e trovo ipocrita che i consiglieri del Pd dicano che si dimetteranno il 28 febbraio”. Pedrale ha ricordato: “C’è una conclusione d’indagine, da adesso in avanti i colleghi consiglieri potranno spiegarsi con i pm e credo che molte posizioni potranno essere ridimensionate”. Pedrale ha poi riferito di aver ricevuto da “tanti ambienti anche del mondo cattolico” l’incoraggiamento a rimanere in Consiglio regionale. “Possiamo ancora dare un contributo per risolvere i problemi dei piemontesi”, ha concluso.

Rimborsopoli. Cota&;C. hanno il dono dell’ubiquità

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articolotre -Redazione– del 30/11/2013 attualità
Hanno il dono dell’ubiquità i politici piemontesi, tra cui il presidente Roberto Cota, di essere contemporaneamente in un posto e anche in un altro.
Nel Consiglio regionale dei 43 indagati per peculato e truffa, sono in tanti a “sdoppiarsi” o a percorrere centinaia di chilometri a velocità forsennata.
La Procura di Torino contesta 115 contraddizioni al Presidente leghista Cota. I tabulati telefonici smascherano i suoi reali spostamenti, mentre scontrini e ricevute messi a rimborso lo vorrebbero in posti diversi. Come quando è a Pavia, ma gusta gelati per 22 euro in una nota pasticceria torinese.
Un vizio, tra i suoi colleghi. Il suo ex delfino Massimo Giordano, ad esempio… Sorprendenti sono il panino, le gomme da masticare e i due caffè pagati con 25 euro in un autogrill sulla Torino-Milano, mentre Giordano è in missione istituzionale a San Francisco, a 20 ore di volo da lì.
Tra le fila del Carroccio, c’è anche chi come Antonello Angeleri dice di risiedere in un luogo e invece vive in un altro. Non è solo un fatto di onestà, perché così facendo il consigliere regionale, secondo l’accusa, ci ha guadagnato oltre 20 mila euro di rimborsi chilometrici non dovuti.
È rapidissimo a spostarsi anche Tullio Ponso, (Idv). Il 5 luglio del 2010 ad esempio, alle 13.57 prende un caffè in centro a Torino, e alle 14.14 un altro. Ma a Roma. Oppure il 2 marzo del 2011, fa benzina alle 12.27 a Cuneo, e alle 12.34, solo sette minuti più tardi, è seduto al bar a Torino.
Roberto Tentoni fa pagare agli altri il conto del ristorante, ma il rimborso lo tiene per sé. Come quella volta in cui al ristorante La Baracca di Settimo Vittone i commensali hanno raccolto le quote per pagare in contanti i 500 euro del conto. La ricevuta però l’ha presa Tentoni, che era l’ospite d’onore della tavolata. E l’ha messa in nota spese.
A spese della Regione, il consigliere Idv Andrea Buquicchio è volato in Norvegia in compagnia della compagna, per festeggiare il compleanno di lei. E il 9 giugno lui risulta contemporaneamente a Oslo e a Torino.
C’è anche chi ha mandato moglie e figlia a Parigi per documentarsi su come venissero lavate le strade della capitale francese.

Rimborsi facili in Piemonte, la seduta del consiglio regionale diventa una zuffa

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Protagonista il capogruppo di Fratelli d’Italia Franco Botta che interviene mentre a parlare è la ex presidente Mercedes Bresso. Tra spintoni e urla l’uomo rotola a terra insieme a Roberto Placido del pd. L’ex governatrice rinuncia a parlare: “Spero solo che vadano a casa presto”
di Redazione Il Fatto Quotidiano | 26 novembre 2013 attualità
Dopo le gomitate sul naso al sindaco Marino in consiglio comunale, a Roma, la zuffa di questa mattina nell’aula del consiglio regionale del Piemonte. Alla faccia del confronto civile, l’aula della Regione è diventata un ring del Madison Square Garden. E dire che poco prima a Palazzo Lascaris c’erano gli alunni di una scuola elementare, invitati ad assistere alla seduta. Una volta si chiamava educazione civica, per fortuna la scolaresca era andata via quando sono volati i ceffoni.

Protagonisti dell’episodio Franco Botta, capogruppo di Fratelli d’Italia e Roberto Placido, Pd, vicepresidente del consiglio. Quest’ultimo era intervenuto per fare da paciere quando Botta si era scagliato contro l’ex presidente Mercedes Bresso, ma è rotolato a terra pure lui nella zuffa di strada.

La giornata era iniziata con le comunicazioni del presidente Roberto Cota che, a sorpresa – ha rimandato un viaggio in Giappone – si è presentato in aula per fare dichiarazioni sull’inchiesta per i “rimborsi facili”. Nel suo discorso Cota ha sostenuto: “Stiamo facendo scelte giuste, a volte difficili e impopolari, ma necessarie. Vogliamo continuare a essere un baluardo contro la disgregazione delle istituzioni”. Sulla vicenda giudiziaria è stato lapidario: siamo sotto attacco. “Da una semplice notifica di chiusura indagini è partita una campagna diffamatoria che non tiene in alcun conto le garanzie minime previste dal nostro ordinamento, e in questi giorni abbiamo assistito ad un vero e proprio attacco mediatico all’istituzione regionale e quindi alla democrazia rappresentativa”. Ed ha aggiunto: “E’ giusto che la magistratura approfondisca, ma è altrettanto giusto che il Consiglio regionale continui a lavorare con la dovuta serenità”. Ecco, è stata questa la parola magica: serenità.

L’ex presidente Bresso non aveva concluso il suo intervento che Botta – che figura nella lista degli indagati per delle mazze da golf e qualche migliaio di euro in salumi – ha iniziato ad alzare la voce; Aldo Reschigna, capogruppo Pd, è intervenuto verbalmente in difesa di Bresso mentre Placido si è avvicinato a Botta per calmarlo ma ben presto i due si sono affrontati in una sorta di sfida all’Ok Corral. Che il clima fosse giù di giri si era capito anche prima, quando lo stesso Botta riferendosi a magistrati e giornalisti aveva avuto giudizi poco lusinghieri – “topi di fogna” – rispetto a una presunta fuga di notizie sull’inchiesta dei rimborsi facili.

Quando la gazzarra è finita, Bresso sconsolata ha ripreso il suo intervento solo per dire: “Non parlerò più, aspetto solo che questo Consiglio vada a casa”. Poi però ha aggiunto: “Spero che nessuno minimizzi – sottolinea la Bresso – il consigliere Franco Botta è stato protagonista di un comportamento aggressivo e non solo verbale. La veemenza con la quale mi si è scagliato contro, togliendomi il microfono, va molto oltre la dialettica politica. Ancora una volta – conclude – assistiamo a una destra che si autoassolve, ritenendo l’unico problema chi persegue e scrive sulle ipotesi di reato piuttosto che fare autocritica”.

La mazzetta unisce l’Italia da Biella a Bagheria, 3 mila euro numero magico

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Fonte Blitzquotidiano del 10 novembre 2013 redazione attualità
L’Italia della mazzetta continua, dovunque, di tutte le taglie e per tutte le occasioni è entrata nel’obiettivo quasi fotografico di Piero Colaprico, che ha disegnato per Repubblica un amaro ritratto dell’Italia della mazzetta. L’ultimo è stato un un mese record di inchieste giudiziarie, da nord a sud, quasi che la mazzetta sia il vero collante che ci tiene assieme.
La fonte di Piero Colaprico, specialista di cronaca giudiziaria, sono i magistrati, che è andato a interpellare dal 47.mo al 35.mo parallelo, i quali sostengono che,
“finiti i grandi appalti nazionali, ridimensionata la spesa pubblica, il «pizzo» sta diventando sempre più creativo, e sfuggente, perché attraversa ogni categoria. Compresi gli insospettabili sindacalisti che sono stati acciuffati, un mese fa a Salerno, dietro un distributore di benzina, con 3 mila euro in tasca. Li avevano appena ritirati da un imprenditore. Non certo per difendere i posti di lavoro: «O ci paghi, o ti organizziamo uno sciopero», gli dicevano..”.
“A Biella, un funzionario di polizia è accusato di corruzione per aver gestito un meccanismo semplice e redditizio: alcune agenzie di investigazione dovevano fare indagini difficili? Non c’è problema, le faceva lui, ma usando i mezzi della polizia. Così lo Stato paga e i detective privati pagavano lui, dipendente statale”.
C’è una cifra — 3mila euro — che
“ricorre troppo spesso per essere solo una coincidenza. A Bagheria è stato beccato un dirigente del Comune che, per sbloccare i finanziamenti ad una cooperativa aveva preteso i soliti 3 mila. Analogo mercato nelle cancellerie del tribunale di Napoli. C’era stata una clamorosa retata a inizio 2013, la seconda retata qualche settimana fa rivela che poco o nulla cambia: avvocati, cancellieri e dipendenti pubblici erano tutti uniti appassionatamente per far sparire fascicoli di processi in cambio di soldi e regali. Anche se un cancelliere a un commerciante ha detto: «Guarda che il tuo processo torna a galla se non mi dai un televisore». Valore, pare, 3 mila euro”.
“Non si deve dimenticare che in cima alla catena alimentare della corruzione restano i politici. Al di là di Silvio Berlusconi condannato a Roma per frode fiscale, sotto inchiesta a Napoli per compravendita di senatori, a rischio di nuova indagine a Milano per — guarda caso — lo stipendio di 3 mila euro al mese che versa a circa 40 ragazze, molte di queste testimoni nei due processi Ruby, è un periodaccio per i rappresentanti della cosa pubblica. Persino nell’educata Emilia Romagna è scoppiato lo scandalo per l’uso dei fondi pubblici in cene costose. Da maggio 2010 a dicembre 2011 la spesa tra bottiglie e pietanze ha raggiunto il mezzo milione, con 220 mila euro mangiati dai dodici consiglieri pdl e 145 mila dai 24 del Pd, e anche con i grillini ben disposti a spendere. E in questi giorni nelle aule giudiziarie si riparla dei viaggi caraibici e della vita cinquestelle extralusso (e a scrocco) di Roberto Formigoni, ex presidente della Regione Lombardia, giunta caduta per eccesso di scandali, compreso quello dell’assessore Mimmo Zambetti che aveva comprato i voti della ’ndrangheta”.
“C’è come la sensazione che antiche inchieste non insegnino nulla ai nuovi affamati: in questi giorni si contano tredici ordinanze di custodia all’ospedale Sant’Anna e SanSebastiano di Caserta per gli appalti delle pulizie. È esattamente lo stesso settore che costò l’arresto del socialista Mario Chiesa e l’inizio dello tsunami di Tangentopoli (17 febbraio 1992). Arrestati non solo i dipendenti della Asl, ma anche il consigliere regionale Angelo Polverino, Pdl: favoriva, questa l’accusa, ditte «amiche» di due clan, nientemeno che Casalesi eBelforte. E se Roma è tornata «ladrona » per il fiorire di inchieste nate durante la stagione indimenticabile di Gianni Alemanno — e riguardano l’azienda trasporto pubblico, i Punti verde qualità, l’Ara Pacis (risultavano okay lavori mai fatti) — anche la Lega, che grazie a quello slogan sgomitava in Parlamento, si ritrova nel mirino, con l’arresto ieri di Oscar Lancini, il sindaco di Adro”.
“I settori a maggior densità di mazzetta sono la spesa sanitaria regionale, le consulenze, le forniture al Parastato e le verifiche fiscali. Cioè, dove è rimasto denaro liquido qualcuno, come un Ghino di Tacco in sedicesimo, impone il «pedaggio ». Esempio da manuale a Pesaro, con l’arresto del capo ufficio controlli dell’Agenzia delle entrate: per ammorbidire i controlli su un’evasione superiore ai 50 milioni, che diventano 5 (basta togliere uno zero), ha accettato — questo sostengono le indagini — regali e sconti. Un po’ come succedeva a Padova: il denaro lascia tracce pericolose per la fedina penale? Nessun problema. Gli appalti di ristrutturazione di scuole e caserme finivano a chi, a sua volta, provvedeva a sistemare le case di impiegati e dipendenti pubblici”.
“Gli esempi potrebbero continuare, ma chi lavora sul fronte dell’anticorruzione suggerisce di badare a un fatto. Proprio in questo periodo, l’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, sta sostenendo l’importanza, durante la verifica dei conti delle società, di non lasciarsi sfuggire i reati di riciclaggio e di corruzione a volte connessi alle evasioni e alle frodi fiscali. Lo sforzo europeo su questo tema viene ascoltato in Italia? Pare di no”.
“Trezzano sul Naviglio e Detroit sono luoghi lontanissimi e molto diversi. Ma in entrambi ci sono stati episodi di corruzione. Come sono stati risolti? Nel Comune poco lontano da Milano, gli amministratori pubblici e gli imprenditori coinvolti in un giro di tangenti hanno patteggiato tutti condanne a pochi anni di carcere. «Invece a Detroit — sottolinea un magistrato della procura — l’ex sindaco per corruzione s’è preso 28 anni di carcere. Secondo il giudice, “ha scelto di usare i suoi poteri per il piacere e l’arricchimento personale, quando aveva le potenzialità di fare molto per la città”.

REGIONE PIEMONTE, SPESO UN MILIONE PER RIMBORSI DI SALAMI, VESTITI E MAZZE DA GOLF

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http://www.cadoinpiedi.it/2013/11/21 redazione attualità

Chiusa l’indagine. Nei guai il governatore leghista Roberto Cota, il presidente dell’assemblea legislativa Valerio Cattaneo (ex Popolo della libertà, ora gruppo misto), l’ex presidente della Giunta Mercedes Bresso, consiglieri di maggioranza e opposizione.

Si mangiava e ci si divertiva molto alla Regione Piemonte. Tanto che alla fine il conto è di quasi un milione di euro di rimborsi illeciti in soli due anni, tra il 2010 e il 2012. Soldi pubblici che sono stati dissipati tra ristoranti e vestiti firmati. Ma anche per ricariche telefoniche e mazze da golf.
Si è chiusa così con un vero e proprio terremoto giudiziario l’indagine sui rimborsi dei gruppi consiliari della Regione Piemonte. Dei 57 politici indagati dal pool di magistrati coordinati dal sostituto procuratore Andrea Beconi, per 43 la procura di Torino ha ha chiesto la non archiviazione.

TRAVOLTI COTA E BRESSO. Tra gli indagati ci sono il governatore leghista Roberto Cota, il presidente dell’assemblea legislativa Valerio Cattaneo (ex Popolo della libertà, ora gruppo misto), l’ex presidente della Giunta Mercedes Bresso, consiglieri di maggioranza e opposizione. Per gli altri 14, invece, la procura non ritiene che sia opportuno proseguire nell’iter giudiziario. Un vero e proprio tornado che ha risparmiato, però, Partito democratico e Movimento 5 stelle.

IPOTESI DI REATO: TRUFFA E PECULATO I reati contestati sono, a vario titolo, truffa e peculato, con accuse diverse da caso a caso; per Bresso, ad esempio, l’ipotesi è di finanziamento illecito dei partiti.
Tra le spese pazze finite nel mirino della procura spiccano i 38 mila euro in ristoranti e 6.154 in abbigliamento di lusso spesi dal presidente del Consiglio regionale Cattaneo. Ma anche i fiori, lo champagne e il supermercato per 19.777 euro del consigliere Pdl Luca Pedrale. Per non parlare, poi, delle mazze da golf del consigliere Marco Botta, detetentore anche del record di spese in cibarie: 36 mila euro in salumi. O dei 1.455 euro in ricariche telefoniche di Daniele Cantore.

VENTI GIORNI PER DIFENDERSI Ora i 43 indagati avranno 20 giorni di tempo per chiedere di essere ancora sentiti dai magistrati o per presentare memorie; solo trascorso questo periodo potrà essere formulata l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. Per gli altri 14 consiglieri si dovrebbe invece procedere all’archiviazione.

Piemonte/Bankitalia: la disoccupazione giovanile allunga il passo (-1 punto dalla Media Nazionale)

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Fonte (ASCA) – Torino, 11 nov attualità
L’indagine congiunturale di Bankitalia, relativa al primo semestre 2013 del Piemonte
secondo cui il fenomeno della disoccupazione giovanile ha toccato nel primo semestre di quest’anno il 39%, avvicinandosi a un solo punto dalla media del Paese (certamente per una Regione del nord d’Italia mi pare un dato pesantissimo).
Rispetto al 2012 dove il distacco , il distacco era piu’ consistente: i giovani senza lavoro in Piemonte erano il 31,9%, sette punti in meno, mentre in Italia erano il 35,3%.
L’analisi del direttore della sede di Torino della Banca d’Italia Luigi Capra ,’parla ‘ segnali di ripresa deboli e variegati –
poi commenta Capra-: qualcosa si sta muovendo, potrebbe esserci una ripresa in atto, ma non siamo in grado di definirne entita’ e portata (su questo metto una nota personale , l’impressione che si ha attualmente e anche da quello che si può ricavare parlando con gente lavora nel ramo del commercio in Piemonte, è che alcuni tra gli imprenditori o gruppi imprenditoriali rimasti in questa Regione Italiani o stranieri, avevano e hanno tutt’ora la possibiltà economica di fare ulteriori investimenti in tecnologie sia di rafforzamentio sia di adeguamento rispetto ai concorrenti mondiali , e oltre a questo sembra abbiano rafforzato i rapporti già molto consolidati con l’estero per poter resistere e competere con il mondo, la conseguenza siano stati costretti ad enorme o sforzo di riorganizzazione ,invece per le pmi sotto i 50 dipendenti come conferma il rapporto che gli investimenti e le produzioni appaiono in ulteriore calo )
Dai dati rilasciati da Bankitalia dal punto di vista dimensionale se le Pmi non prevedono una ripresa degli investimenti, quelle piu’ grandi, oltre i 50 dipendenti, indicano invece un aumento nel 2014. In crisi piu’ profonda il settore delle costruzioni, -9,7% le compravendite, -3,4% i prezzi, mentre il commercio sconta ancora la debolezza dei consumi.
Oltre a questo BankItalia precisa che non e’ una previsione omogenea e soprattutto e’ in diretta corrispondenza con il grado di internazionalizzazione delle imprese.
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– La disoccupazione giovanile e’ cresciuta in Piemonte piu’ della media nazionale. E’ quanto si rileva dall’indagine congiunturale di Bankitalia, relativa al primo semestre 2013 del Piemonte, secondo cui il fenomeno ha toccato nella regione il 39%, avvicinandosi a un solo punto dalla media del Paese.
. L’analisi della Banca d’Italia illustrata oggi dal direttore della sede di Torino, Luigi Capra, e dal team dell’ufficio studi Roberto Cullino, Luciana Aimone Gigio e Cristina Fabrizi, conferma pero’ un graduale miglioramento, pur in presenza di un’incertezza molto elevata. ”Ci sono segnali deboli e variegati – commenta Capra – ma qualcosa si sta muovendo, potrebbe esserci una ripresa in atto, ma non siamo in grado di definirne entita’ e portata”. Per la prima volta dopo diverso tempo c’e’ un ottimsmo prevalente per quanto riguarda gli ordini e ancora piu’ marcato per gli ordini esteri, e una aspettativa di crescita della produzione. Non e’ una previsione omogenea, avverte Bankitalia, e soprattutto e’ in diretta corrispondenza con il grado di internazionalizzazione delle imprese. Del resto anche se la produzione e’ ulteriormente calata, l’export nel semestre e’ cresciuto del 2,1% piu’ che nella media del Nord ovest e dell’Italia, e’ piu’ marcatamente nei paesi Extra Ue, circa il 10%, ma nel secondo trimestre rialzano la testa anche le vendite in Europa. Per la prima volta entra nell’analisi dei dati, e in modo sensibile, l’apporto dello stabilimento Maserati di Grugliasco, che, conquistando in particolare il favore dei mercati cinese, giapponese e statunitense, contribuisce a un aumento dell’export di autoveicoli di quasi il 30%. E dal punto di vista dimensionale se le Pmi non prevedono una ripresa degli investimenti, quelle piu’ grandi, oltre i 50 dipendenti, indicano invece un aumento nel 2014. In crisi piu’ profonda il settore delle costruzioni, -9,7% le compravendite, -3,4% i prezzi, mentre il commercio sconta ancora la debolezza dei consumi. Tornando all’occupazione, nel complesso e’ calata del 3,2%, anche in questo caso come per la fascia giovanile, con una performance peggiore della media, italiana (-2,2%) e del Nord Ovest (-0,8%). Il tasso di disoccupazione e’ salito al 10,9%. Tra i dati meno negativi, una diminuzione della cig, e una ripresa, molto limitata, pari a circa il 2%, delle assunzioni nell’industria, in gran parte con contratti temporanei, e a volte di pochi giorni, a dimostrazione di segnali di recupero ancora molto timidi. Dal punto di vista del credito infine, aumenta la raccolta dalle famiglie (+2,7%) e i tassi sono lievemente scesi – al 4% sul medio lungo termine e al 6,1% sul breve- ma l’offerta resta rigida, in relazione all’aumento della rischiosita’ dei crediti, le cui sofferenze sono cresciute del 4% (quattro volte il livello del 2007) con punte del doppio nelle costruzioni. Cala comunque la quota delle imprese che denunciano un peggioramento nelle loro condizioni di indebitamento (costi accessori e tassi di interesse): dopo un 27% registrato a fine 2012, nel primo semestre 2013 l’inasprimento ha riguardato il 25% delle imprese e a fine anno dovrebbe scendere ulteriormente al 22%.

TORINO Appalti truccati cinque arresti in Piemonte

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IN MANETTE ANCHE L’EX “DELFINO”DI CRAXI, L’IMPRENDITORE ENRIETT
Fatto Quotidiano del 8/10/2013 di Andrea Giambartolomei attualità
da Torino Una fitta rete di rapporti tra funzionari pubblici” della Regione Piemonte e del Consorzio La Venaria Reale con molti im- prenditori privati. Un intreccio che permette “la reiterata e pressoché sistematica turbativa di gare d’appalto” per restaurare importanti immobili d’interesse storico ed artistico, alcuni eseguiti per Italia 150. Il quadro emerge dall’ordinanza di custodia cautelare nell’inchiesta della Procura torinese sull’esecuzione dei lavoribanditi dal“Consorzio di Valorizzazione della Venaria Reale”, che gestisce palazzi e par- chi della residenza dei Savoia. Ieri i carabinieri hanno arrestato l’ex sovrintendente Francesco Pernice, responsabile degli appalti, l’ex presidente della giunta regionale e ora imprenditore Ezio Enrietti, colonnello di Bettino Craxi a Torino già codannato per peculato e cor- ruzione a quattro anni nel 1988. Con loro sono finiti in manette Giuliano Ricchiardi, direttore del patrimonio re- gionale alla Regione Piemonte, l’imprenditore ca- sertano Franco Della Rossa della Edil Atellana srl, e un collaboratore di Enrietti nella ditta Les srl, Claudio San- te s e . I reati ipotizzati sono di turbativa d’asta, corruzione, falso in atto pubblico e truffa aggravata e ri- guardano gare bandite tra il 2011 e l’ottobre 2012. Altre sette persone sono indagate. Tra di loro c’è anche la moglie di Enrietti, Maria Grazia Ferreri, capo della direzione risorse umane e patrimonio della Regione: forniva informa- zioni riservate al marito. Secondo l’accusa Pernice avrebbe chiesto e accettato da Della Rossa lavori nella sua casa in cambio di vantaggi. Altri appalti sono stati ot- tenuti dalla ditta in cui lavora il figlio di Per- nice. Un filone dell’indagine riguarda una truffa attuata da Enrietti, Santese e un altro im- prenditore per i subappalti nel cantiere del grattacielo della Regione progettato da Fuksas. Nell’ordinanza il gip Loretta Bianco sottolinea “un’inquietante questione”: la Les srl riduceva i costi usando come materiale di riempimento le terre contaminate dall’amianto dell’area su cui cresce il grattacielo, “merda rossa”che “gli impianti non si prendono”, dice Santese.

Crisi: Uiltec Piemonte, nel biellese cala export e cresce richiesta cigs ( aumento del 29,4% delle ore autorizzate di cassa integrazione straordinaria )

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redazione
Dopo la fiducia al governo Letta (BildeMerkel) e il conseguente ‘aumento dell’Iva e il ripristino dell’Imu sulla prima casa la pressione fiscale sulle PMI rasenta ormai il 75% dell’utile d’impresa praticamente Insostenibile per per quasi tutte Italiane .
Le assunzioni legate alle PMI rappresentano il 58% dei movimenti lavorativi per la maggior elasticità del loro tessuto.

Fonte Androkos Torino, 30 set. attualità
Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale della Uiltec- l’ Export è in calo in in Piemonte, in un anno, del 7,4% in nel settore occhialeria e aumento del 29,4% delle ore autorizzate di cassa integrazione straordinaria nel settore del tessile, dell’abbigliamento e della concia. Sono alcuni dei dati sulle politiche industriali, del lavoro e della contrattazione nei settori del made in Itali,chimica ed energia presentati oggi a Biella nel corso di un convegno promosso dal sindacato.

”la crisi profondissima che stiamo vivendo – ha sottolineato il segretario generale Paolo Pirani – obbliga a riflettere sulla politica industriale italiana, e’ necessario adottare misure, anche molto forti, al fine di tornare a produrre ricchezza. Questo significa intervenire anche con una riduzione delle tasse sul lavoro, che restano le piu’ alte in Italia, mentre i salari sono i piu’ bassi”.

L’inziativa di Biella conclude il ‘tour’ del sindacato di categoria che nei giorni scorsi ha fatto tappa a Valdagno, Sannazzaro, Porto Torres, Gela, L’Aquila

Piemonte, al via la commissione antimafia. Con 33 consiglieri indagati (quelli che dovranno promuovere la cultura della legalità )

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da il Fatto Quotidiano del di Andrea Giambartolomei | 2 ottobre 2013 attualità

I componenti sono consiglieri regionali e quasi tutti sono sotto inchiesta per lo scandalo dei rimborsi ai partiti. A spingere per la creazione di questo organismo era stato il consigliere Pd Boeti, ex sindaco di Rivoli citato nell’indagine Minotauro per i contatti con un presunto boss della ‘ndrangheta

La nuova Commissione antimafia del Piemonte con solo (tra le maledizioni del Procuratore di Torino Giacarlo Caselli) 33 consiglieri regionali e quasi tutti sono sotto inchiesta per lo scandalo dei rimborsi ai partiti. A spingere per la creazione di questo organismo era stato[b] il consigliere Pd Boeti, ex sindaco di Rivol[/b]i (una specie di inno alla mafia) citato nell’indagine Minotauro per i contatti con un presunto boss della ‘ndrangheta un sigillo alla legalità.
Il fior fiore di questa commissione Presidente e vicepresidenti sono in buona compagnia. Tutti i consiglieri del Pdl (ora scisso in tre gruppi, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Progett’azione) sono indagati per essersi spartiti 760mila euro circa. Tutti i consiglieri della Lega Nord – tranne Claudio Sacchetto, poi diventato assessore, ma incluso Roberto Cota – sono indagati per aver ottenuto 289mila e 500 euro.

Deve promuovere la “cultura della legalità”, ma a farne parte ci sono molti indagati per reati contro la pubblica amministrazione. Ha cominciato la sua attività la Commissione antimafia della Regione Piemonte, approvata con un voto unanime a luglio. I suoi componenti sono 39 consiglieri regionali, molti dei quali sono sotto inchiesta per lo scandalo dei rimborsi ai gruppi politici. Solo sei sono gli eletti non coinvolti nell’indagine: c’era una chance per eleggere alla presidenza della commissione tre non indagati, eppure il consiglio regionale piemontese è stato capace di mancarla.

[b]Il vertice [/b]
A presiederla è Andrea Buquicchio (Idv), a cui i pm Giancarlo Avenati Bassi, Andrea Beconi, Enrica Gabetta contestano spese per 55mila euro. Accanto a lui siederanno due vice, Daniele Cantore (Pdl) e Andrea Stara (Insieme per Bresso). Al primo i magistrati contestano rimborsi per 27mila euro, tra cui 12mila euro di ristoranti e 6mila per acquisti di lusso come tre cravatte di Marinella più orologi e set da scrivania acquistati in gioiellerie. Stara, facendo parte di un gruppo composto da un solo rappresentante (se stesso), è stato uno dei primi a ricevere l’avviso di garanzia dalla Procura di Torino per rimborsi da 57mila euro, tra cui gli acquisti di un tosaerba da 4mila euro, di una sega circolare e di un frigorifero.
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I componenti[/b]
Presidente e vicepresidenti sono in buona compagnia. Tutti i consiglieri del Pdl (ora scisso in tre gruppi, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Progett’azione) sono indagati per essersi spartiti 760mila euro circa. Tutti i consiglieri della Lega Nord – tranne Claudio Sacchetto, poi diventato assessore, ma incluso Roberto Cota – sono indagati per aver ottenuto 289mila e 500 euro. E così via anche i gruppi consiliari di minoranza (Udc, Pd, Idv, Sel, FdS, M5S e altri del misto). A salvarsi sono ben pochi e fanno tutti parte della commissione antimafia. C’è Sara Franchino, subentrata al posto di Michele Giovine (il consigliere dei Pensionati sospeso per la condanna relative alle firme false, pure lui indagato per rimborsi da 120mila euro) e cinque consiglieri del Pd: Mauro Laus, Gianni Oliva, Gianna Pentenero, Roberto Placido e Elio Rostagno.

[b]Le attività[/b]
La commissione antimafia del consiglio regionale dovrà proporre norme per contrastare l’espansione delle mafie in Piemonte, soprattutto nell’attività pubblica. Nella sua attività la commissione antimafia dovrà anche interagire e cooperare con i magistrati, coi quali alcuni dei consiglieri indagati non hanno affatto collaborato nell’ambito dell’indagine sui rimborsi gonfiati: in tanti al momento dell’interrogatorio si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Nella nota del Consiglio regionale si legge pure che i consiglieri dovranno monitorare “gli eventi di infiltrazione criminosa segnalati dalle autorità competenti”. Compito difficile per alcuni politici che per anni non hanno visto le infiltrazioni della ‘ndrangheta nel tessuto economico e amministrativo della loro regione.

A spingere per la creazione di questo organismo era stato il consigliere Pd Nino Boeti, ex sindaco di Rivoli citato nell’ordinanza di custodia cautelare dell’indagine Minotauro per i contatti con il presunto boss della ‘ndrangheta Salvatore De Masi. L’aveva proposta a luglio, dopo la dura requisitoria con cui il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli aveva criticato il comportamento dei politici a contatto con persone poco raccomandabili.

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