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Piemonte, Cota firma il decreto: “Al voto anche per le regionali il 25 maggio”

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Se il presidente non avesse provveduto, sarebbe scattato il commissariamento e sarebbe stato il prefetto di Torino, Paola Basilone, a indire le elezioni. L’ex sindaco Chiamparino: “La Regione avrà interlocutori certi”
Fonte Redazione Il Fatto Quotidiano | 12 marzo 2014 attualità
Election day per il Piemonte, che il 25 maggio andrà al voto per le Regionali insieme alle Europee e alle comunali. Il presidente della Regione, Roberto Cota, ha firmato oggi il decreto che fissa le consultazioni regionali per quella data. Se Cota non avesse provveduto, sarebbe scattato il commissariamento e sarebbe stato il prefetto di Torino, Paola Basilone, a indire le elezioni.

Il ritorno alle urne un anno prima della fine naturale della legislatura avverrà sulla base di nuove circoscrizioni, perché nel frattempo il numero dei consiglieri regionali è stato ridotto a 50. I decreti firmati da Cota prevedono il nuovo riparto dei 40 seggi in base alla popolazione: 21 seggi a Torino, 5 a Cuneo, 4 ad Alessandria, 3 a Novara, 2 ciascuna a Biella, Asti, Vercelli, 1 al Verbano-Cusio-Ossola. I restanti dieci seggi saranno assegnati con sistema maggioritario al listino legato al presidente. Nell’annunciare la firma, Cota ha comunque ricordato che “è pendente un ricorso in Cassazione che deciderà in ultima istanza: speriamo lo faccia in tempi rapidi, per evitare di creare ulteriori incertezze”.

“In questi mesi – ha aggiunto – ho fatto di tutto per contrastare questo scempio e difendere non il mio diritto a terminare il mandato, ma la democrazia e il voto dei piemontesi“. Secondo l’ex presidente Mercedes Bresso (Pd), che perse contro Cota le elezioni poi annullate dal Tar, “finalmente si chiude una legislatura segnata dagli scandali. Cota ha impiegato ogni cavillo giuridico per evitare le sentenze, ma tutti i tribunali hanno confermato la nullità del voto. E’ paradossale vedere chi ha sempre sbraitato al golpe delle sentenze appellarsi a un ulteriore ricorso”.

Per l’ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino, candidato del centrosinistra alla presidenza del Piemonte, il fatto di andare alle urne il 25 maggio “è un bene. In primo luogo l’election day farà risparmiare dei soldi; in secondo, il Piemonte tornerà ad avere interlocutori certi”. Sul fronte avverso Gilberto Pichetto, coordinatore regionale di Forza Italia e numero due della giunta Cota, auspica che “unitamente alle altre forze del centrodestra si arrivi al più presto a definire coalizione, programma e candidato presidente, che Forza Italia propone nella mia persona, e comunque dovrà essere frutto di una trattativa nazionale”.

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Elezioni Piemonte, la giunta Cota chiede di sospendere la sentenza di annullamento

Fonte Redazione Il Fatto Quotidiano | 10 marzo 2014 attualità
Dopo la decisione del Consiglio di Stato sulle firme false della Lista Pensionati, il governatore punta a ottenere un pronunciamento delle sezioni unite della Cassazione, “in tempo utile per decidere se si vota a maggio o meno”
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La Regione Piemonte chiederà al Consiglio di Stato la sospensiva della sentenza del 17 febbraio, che aveva annullato le elezioni del 2010, accogliendo integralmente il parere del Tar. Lo ha deciso oggi la giunta regionale accogliendo la richiesta del vicepresidente Gilberto Pichetto. La Giunta regionale ha dato mandato al presidente Roberto Cota di adottare “tutte le iniziative istituzionali e processuali per ottenere un pronunciamento delle sezioni riunite della Corte di Cassazione in tempi congrui rispetto alla data prevista per le elezioni regionali”, compresa appunto la sospensiva.

“Spero che il sistema recuperi almeno un briciolo di ragionevolezza e cioè che la Cassazione fissi l’udienza per decidere definitivamente questa vicenda paradossale dei ricorsi in tempo utile per gli adempimenti legati alle prossime scadenze elettorali del 25 maggio”, ha commentato Cota. “Se si deve votare, si voti il 25 maggio; altrimenti, come è logico e giusto, a scadenza naturale, ma a questo punto ci lascino lavorare in pace”.

Il 10 gennaio il Tribunale amministrativo regionale ha annullato le elezioni, facendo proprio il ricorso della candidata sconfitta del centrosinistra Mercedes Bresso, per “l’accertata falsità delle 17 autenticazioni di firma” – si legge nelle motivazioni”, che “inficia la validità dell’atto di ammissione della lista provinciale Pensionati per Cota”. Che è stata “illegittimamente ammessa” e “ha influito in modo determinante sul risultato elettorale”.

Al verdetto, poi confermato dal Consiglio di Stato, sono seguite polemiche, con Cota che ha attaccato i giudici parlando di “sistema fuori controllo”.

Piemonte, Tar: “Indire il voto in sette giorni o il commissario sarà il prefetto di Torino”

Fonta FattoQuotidiano.it del 6/03/2014 attualità
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Il tribunale regionale ha accolto il ricorso del Movimento 5 stelle che aveva chiesto un giudizio di ottemperanza sulla nullità delle elezioni del 2010. I giudici chiedono che si torni al voto al più presto

Sette giorni per indire le elezioni in Piemonte o sarà un commissario ad acta – il prefetto di Torino, Paola Basilone – a farlo. Il Tar del Piemonte ha accolto il ricorso del Movimento 5 Stelle sull’ottemperanza della sentenza che ha annullato il voto del 2010. “Un fatto di una gravità inaudita”, secondo il governatore Roberto Cota, mentre grillini e Pd parlano di una sentenza “giusta”, che “mette fine a rinvii e tentennamenti”. Il capogruppo M5s, Davide Bono, aveva chiesto al Tribunale amministrativo regionale di indire nuove elezioni o di nominare un commissario ad acta per portare subito il Piemonte al voto. “Siamo stati costretti – aveva sostenuto – perché il non più presidente Cota non intende affatto indire le nuove elezioni per il 25 maggio, nonostante le sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, e continua a legiferare e a far adottare delibere di Giunta anche in materie prive del requisito dell’urgenza”.

L’ex presidente della Regione, Mercedes Bresso (Pd), aveva aggiunto la richiesta della nullità degli atti non indifferibili e urgenti, tra cui l’anticipo dei vitalizi. Contro il ricorso grillino-democratico si erano costituiti in giudizio la Regione Piemonte e i legali dei consiglieri regionali Mario Carossa, capogruppo della Lega, e Franco Botta, capogruppo Fdi. Dopo una discussione di meno di un’ora, i giudici si erano riservati la decisione, che è arrivata in serata. “Grazie al nostro ricorso, andiamo al voto a maggio per ripristinare un minimo di legalità in questa Regione”, commenta Bono. “Non se ne poteva più – aggiunge – del clima di incertezza totale in cui eravamo, ora voglio proprio vedere cosa possa ancora riuscire a inventarsi”. Soddisfatta anche la Bresso: “Finalmente mettiamo fine a Cota e al suo estremo tentativo dilatorio – osserva – oggi nessun altro tentativo di rinvio è possibile”. Parla di un “grande risultato” il segretario piemontese del Pd, Davide Gariglio, mentre il capogruppo Aldo Reschigna definisce la sentenza “un ultimatum sacrosanto”. Per il centrodestra si tratta, invece, di una decisione “inspiegabile”: “Ho sempre sostenuto – commenta il vicepresidente della Regione, Gilberto Pichetto (Fi) – che fosse doveroso procedere alla convocazione dei comizi elettorali in tempo utile per svolgere le elezioni regionali il 25 maggio con le europee, nonostante i ricorsi ancora in sospeso”.

La Regione Piemonte ha fatto ricorso, infatti, in Cassazione contro il Consiglio di Stato, dove il 18 marzo è prevista la discussione del ricorso presentato da Fratelli d’Italia, che definisce il giudizio di ottemperanza “una decisione sovietica”. “Non credo più nella giustizia italiana – rivela il capogruppo della Lega, Mario Carossa – se avevo ancora dei dubbi, questa sentenza del Tar me li ha tolti del tutto”. Lo scontro tra coalizioni è totale. Oggi il centrodestra ha fatto mancare il numero legale nella giunta per le elezioni chiamata a pronunciarsi sulla decadenza del consigliere Michele Giovine. Condannato in via definitiva a due anni e otto mesi per le firme false della sua lista Pensionati per Cota, Giovine è all’origine dell’azzeramento della proclamazione degli eletti in Regione. La vicenda è finita in bagarre, fra le accuse del centrosinistra di avere così facendo “infangato l’onorabilità dell’istituzione” e le repliche leghiste che “il Pd è di una doppiezza vergognosa, perché da un lato chiede l’ennesima udienza in tribunale per la nomina di un commissario che esautori il Consiglio e dall’altro invoca pronunciamenti dello stesso

Le bollette del Piemonte sono tra le più care in Italia

Fonte Stampa.net 14/02/2014 redazione attualità
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Il 2013 è stato un anno in cui i piemontesi hanno stretto la cinghia per pagare tutte le bollette: luce e gas, insieme, sono costate alla famiglia media 1.740 euro, decisamente più dei 1.500 euro spesi in media in Italia. A fare i calcoli è stato Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html): il comparatore ha analizzato il consumo annuo dichiarato dai clienti del portale, scoprendo che il Piemonte è tra le regioni più care in Italia per quanto riguarda i consumi, secondo soltanto alla Valle d’Aosta. La provincia piemontese che, in assoluto, ha fatto registrare i costi più alti è Asti (1.898 euro all’anno), mentre ha sorpreso Torino dove, per pagare le bollette, si è speso meno che in ogni altra provincia della Regione (1.594 euro medi annui).

Quanto costa il gas in Piemonte

Nel 2013 è stata la spesa relativa al gas quella ad avere un impatto maggiore sul budget familiare: 1.255 euro la media regionale, a cui i piemontesi hanno cercato di far fronte cambiando operatore nel 5,2% dei casi. Rispetto alla media nazionale che si è fermata a 990€, la spesa del Piemonte risulta tra le più alte del Paese. E questo vale per tutte le otto province: la più cara, sempre per il gas, è risultata essere Vercelli, con una spesa media pari a 1.374 euro, mentre quella dove si è speso meno è Cuneo con 1.121 euro. Ed è proprio nel cuneese che i cittadini si sono dimostrati meno propensi a cambiare operatore: l’hanno fatto solo nel 2,8% dei casi.

Quanto costa la luce ai piemontesi

Per quanto riguarda le spese sostenute dalle famiglie piemontesi per l’ energia elettrica, la media è pari a 484 euro annui, al di sotto di quella nazionale che è arrivata a 500 euro. Pur pesando questa voce in misura minore, Facile.it registra una volontà di risparmio più decisa: la percentuale di famiglie piemontesi che hanno cambiato fornitore nel corso dell’anno è stata del 6,6%, che sale fino all’8,8% nella provincia di Novara. Minore interesse a cambiare, ancora una volta, hanno dimostrato gli abitanti della provincia di Cuneo (4,6%). Guardando, poi, alla spesa annua media, Biella è prima in classifica con 542 euro all’anno. A spendere meno per l’energia elettrica sono invece gli abitanti della provincia di Verbano-Cusio-Ossola con una media di 417 euro.

Piemonte, Cota non è più presidente

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I GIUDICI DEL CONSIGLIO DI STATO HANNO CONFERMATO LA SENTENZA DEL TAR: ANNULLATE LE REGIONALI DEL 2010
Fatto Quotidiano del 12/02/2014 di Andrea Giambartolomei attualità
Roberto Cota non è più il presidente del Piemonte. Si dovrà tornare presto al voto. Ieri sera il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar del 10 gennaio con cui venivano annullate le elezioni del 2010 e ha respinto il ricorso del governatore leghista. Per il Partito democratico è “la fine di un’agonia, sotto molti punti di vista”, mentre per il capogruppo leghista Mario Carossa “è davvero assurdo”: “Ormai la magistratura in Italia comanda”, ha commentato. Non si conoscono ancora le motivazioni della decisione, ma è probabile che i giudici di Palazzo Spada ritengano sufficiente l’esistenza di una sola lista elettorale irregolare per invalidare le elezioni, lo stesso principio seguito dai colleghi del Tar del Piemonte. Nel caso specifico la lista è quella dei “Pensionati per Cota” di Michele Gione di una o più liste sono le elezioni nel complesso a risultare irrimediabilmente compromesse e come tali da rinnovarsi”. Per questa ragione hanno chiesto ai giudici di stabilire chi debba indire nuove elezioni e quando. L’intenzione di Bresso è votare alla fine di maggio in contemporanea con le elezioni europee, sia per l’urgenza, sia per “assicurare un notevolissimo risparmio di spesa”, si legge nel documento. Qualunque siano le motivazioni, la conferma della sentenza del Tar apre la strada alla campagna elettorale. Da una parte è già schierato Sergio Chiamparino, l’ex sindaco di Torino che ha ufficialmente lasciato la sua carica alla testa della Compagnia di San Paolo. Dall’altra parte c’è Guido Crosetto, cofondatore dei Fratelli d’Italia. Da tenere d’occhio Davide Bono, il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle: “Da quattro anni diciamo che queste elezioni erano truccate, non solo per la lista ‘Pensionati per Cota’, ma anche per la lista ‘Pensionati e invalidi per Bresso’. Ora si vada al voto insieme alle europee e si faccia piazza pulita di questa classe politica impresentabile”, ha dichiarato ieri. che fosse sospesa la sentenza del Tar perché – si legge nel suo ricorso – provocava un “pregiudizio gravissimo e non riparabile” alla Regione, la cui attività è limitata agli atti urgenti e improrogabili. “Una situazione di sostanziale inoperatività ed incertezza – scriveva – sia per ciò che concerne l’attività di ordinaria amministrazione e urgente, sia per le funzioni legislative”. IN SEGUITO CLARIZIA ha criticato alcune questioni formali della prima sentenza e poi ha chiesto un conteggio dei voti che tenesse conto non solo di quelli nulli andati ai “Pensionati per Cota”, ma pure di quelli andati a un’altra lista giudicata irregolare, i “Pensionati e invalidi per Bresso” di Luigina Staunovo Polacco. In questa maniera, togliendo i voti dei due partiti illegittimi, Cota sarebbe rimasto presidente con 6.085 voti di distacco sull’ex presidente Bresso. Invece nel contro-ricorso Gianluigi Pellegrino e Paolo Davico Bonino, avvocati di Mercedes Bresso e Luigina Staunovo Polacco, hanno sottolineato che “una volta accertata l’illegittima ammissiovine, ex consigliere regionale condannato dalla Cassazione il 18 novembre scorso per le firme false dei suoi candidati. Questo era il motivo alla base del ricorso fatto da Mercedes Bresso, ex governatrice uscita sconfitta dalle elezioni del 2010, sostenuta da Verdi e Radicali. I magistrati amministrativi hanno ritenuto di avere tutti gli elementi per affrontare la questione, sono entrati subito nel merito, hanno evitato la sospensione cautelare chiesta dal professore Angelo Clarizia, l’avvocato di Cota, e hanno evitato altre attese in questo clima di incertezza. Così ieri i giudici hanno chiesto agli avvocati di trattare approfonditamente la materia. Clarizia voleva che fosse sospesa la sentenza del Tar perché – si legge nel suo ricorso – provocava un “pregiudizio gravissimo e non riparabile” alla Regione, la cui attività è limitata agli atti urgenti e improrogabili. “Una situazione di sostanziale inoperatività ed incertezza – scriveva – sia per ciò che concerne l’attività di ordinaria amministrazione e urgente, sia per le funzioni legislative”. IN SEGUITO CLARIZIA ha criticato alcune questioni formali della prima sentenza e poi ha chiesto un conteggio dei voti che tenesse conto non solo di quelli nulli andati ai “Pensionati per Cota”, ma pure di quelli andati a un’altra lista giudicata irregolare, i “Pensionati e invalidi per Bresso” di Luigina Staunovo Polacco. In questa maniera, togliendo i voti dei due partiti illegittimi, Cota sarebbe rimasto presidente con 6.085 voti di distacco sull’ex presidente Bresso. Invece nel contro-ricorso Gianluigi Pellegrino e Paolo Davico Bonino, avvocati di Mercedes Bresso e Luigina Staunovo Polacco, hanno sottolineato che “una volta accertata l’illegittima ammissio Gione di una o più liste sono le elezioni nel complesso a risultare irrimediabilmente compromesse e come tali da rinnovarsi”. Per questa ragione hanno chiesto ai giudici di stabilire chi debba indire nuove elezioni e quando. L’intenzione di Bresso è votare alla fine di maggio in contemporanea con le elezioni europee, sia per l’urgenza, sia per “assicurare un notevolissimo risparmio di spesa”, si legge nel documento. Qualunque siano le motivazioni, la conferma della sentenza del Tar apre la strada alla campagna elettorale. Da una parte è già schierato Sergio Chiamparino, l’ex sindaco di Torino che ha ufficialmente lasciato la sua carica alla testa della Compagnia di San Paolo. Dall’altra parte c’è Guido Crosetto, cofondatore dei Fratelli d’Italia. Da tenere d’occhio Davide Bono, il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle: “Da quattro anni diciamo che queste elezioni erano truccate, non solo per la lista ‘Pensionati per Cota’, ma anche per la lista ‘Pensionati e invalidi per Bresso’. Ora si vada al voto insieme alle europee e si faccia piazza pulita di questa classe politica impresentabile”, ha dichiarato ieri

Il Piemonte tornerà al voto

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso del governatore del Piemonte Roberto Cota contro la sentenza del Tar. La regione tornerà al voto
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Articolotre del 11/02/2014 Redazione- attualità
Il Consiglio di Stato ha deciso di respingere il ricorso che il Presidente della regione Piemonte Roberto Cota aveva presentato a seguito della sentenza del Tar. Quest’ultimo aveva infatti deciso di annullare le elezioni regionali del 2010.
Il Cds ha confermato
così la sentenza di primo grado e i cittadini della regione nord-occidentale dovranno quindi tornare alle urne per scegliere il loro nuovo rappresentante politico.
“Il Consiglio di stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), previa riunione degli appelli, respinge le istanze cautelari e mantiene ferma l’esecutività della sentenza appellata. Si riserva di depositare la sentenza di definizione della intera controversia ai sensi dell’art. 60 del codice del processo amministrativo” è possibile leggere sul documento ufficiale.

Piemonte, il consiglio inquisito approva il “vitalizio anticipato”

Fonte Redazione Il Fatto Quotidiano | 1 febbraio 2014 attualità

La Casta rinuncia alla pensione futura. Ma solo per intascare subito i soldi. Anzi succede che il consiglio regionale nella notte – con il voto contrario del Pd – approvi nella manovra finanziaria anche un emendamento sui vitalizi, presentato dal centrodestra. Che non è stato firmato da Daniele Cantore, capogruppo di Ncd, e Mario Carossa della Lega Nord

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La Casta rinuncia alla pensione futura. Ma solo per intascare subito i soldi. Anzi in Piemonte succede che il consiglio regionale – con il voto contrario del Pd – abbia approvato nella manovra finanziaria anche un emendamento sui vitalizi, presentato dal centrodestra. La norma prevede che i consiglieri – molti dei quali indagati per l’inchiesta sui rimborsi – possano ritirare subito i contributi versati, rinunciando al vitalizio che spetterebbe una volta raggiunta l’età pensionabile. L’emendamento è passato con i voti di una parte della maggioranza. Daniele Cantore, capogruppo di Ncd, e Mario Carossa della Lega Nord, non lo hanno firmato. Calcolando tra 100-130mila euro a consigliere e altrettanti ad assessore il bottino che si portano a casa i politici piemontesi arriva a 7 milioni. Senza considerare che diversi esponenti sono stati in carica per più di una legislatura e quindi avranno diritto a un importo decisamente più alto; facendo di fatto raddoppiare la spesa per le casse della Regione.

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VIDEO REGIONE PIEMONTE VITALIZI

La scelta è stata ritenuta “inopportuna” non solo dalle opposizioni, ma anche da alcuni consiglieri di maggioranza. “Era il momento meno opportuno per fare questa discussione” ha detto infatti il capogruppo leghista Mario Carossa. “La maggioranza – ha commentato il capogruppo del Pd, Aldo Reschigna – si è concentrata su una misura di cui non si coglie l’urgenza, nonostante lo stesso presidente del Consiglio, Valerio Cattaneo, avesse chiesto di soprassedere. Il fatto che l’unico emendamento del centrodestra sia stato sui vitalizi, la dice lunga su quali siano le sue reali priorità”.

Il Bilancio di previsione 2014, pluriennale 2014-2016 della Regione Piemonte, è stato approvato dopo una lunga giornata, alla scadenza dell’esercizio provvisorio, con 25 voti favorevoli e 2 non votanti. Un testo, basato su disposizioni indifferibili e urgenti, che completa la manovra finanziaria 2014, dopo l’approvazione, poche ore prima, della legge Finanziaria 2014. Nelle battute conclusive vi erano stati aggiustamenti frutto del confronto tra Giunta regionale, rappresentata dal vicepresidente Gilberto Pichetto, maggioranza e opposizione: ancora 7 milioni in più per le politiche sociali (anziani), altri 500 per l’Ipla e un aggiustamento in positivo per i fondi ex Gescal nell’edilizia. La prossima settimana (lunedì l’attività istituzionale sarà ferma mentre), martedì 4 febbraio riprenderà con la Conferenza dei capigruppo e l’esame in I Commissione – martedì 4 e mercoledì 5 – del ddl n. 373 sulla montagna

Chiamparino Settepoltrone (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 14/01/2014. Marco Travaglio attualità

Dunque, sempreché il centrodestra non riesca a resuscitare Cavour o Giolitti o Einaudi (che peraltro difficilmente accetterebbero di mischiarsi a questa banda), Sergio Chiamparino sarà il prossimo presidente della Regione Piemonte. Le elezioni saranno una pura formalità, così come le eventuali primarie del Pd (che probabilmente non si faranno, in barba allo statuto): nessun rivale interno può vantare la sua notorietà, la sua rete di potere e la stampa genuflessa ai suoi piedi. Il Reuccio della Mole ha già ricevuto l’investitura del segretario Matteo Renzi, che lo volle accanto a sé due anni fa alla Leopolda e l’anno scorso lo fece votare dai suoi nei primi scrutini delle presidenziali contro Marini. E questa è la prima stranezza: ma come, il Rottamatore che ha liquidato D’Alema e Veltroni vuole rifilare ai piemontesi questo vecchio dinosauro, più anziano sia di D’Alema sia di Veltroni, che oltretutto da due anni fa il banchiere come presidente della Compagnia di San Paolo, cioè della fondazione che controlla Intesa, il primo gruppo bancario italiano? D’Alema è nato nel 1949, Veltroni nel ’55, Chiamparino nel ’48. Tutti e tre hanno iniziato a fare politica nel Pci nei primi anni 70 come consiglieri comunali: Max nel ’71 a Genova, Uòlter nel ’76 a Roma, Chiampa nel ’75 a Moncalieri. Chiamparino Settepoltrone ha poi collezionato quelle di: segretario regionale della Cgil, segretario provinciale del Pds, consigliere comunale a Torino, deputato del Pds (dal 1996, dopo l’umiliante trombatura del ’94 a Mirafiori contro il berluschino Meluzzi), sindaco dal 2001 al 2011 e, appunto, banchiere elegantemente nominato da Piero Fassino, suo successore a Palazzo di Città. È stato dalemiano, poi veltroniano (responsabile Riforme della segreteria Veltroni e ministro del suo “governo-ombra”), poi franceschiniano, infine renziano. Immunizzandosi dalla rottamazione. E così, se il Piemonte voterà a maggio – cioè se il Consiglio di Stato non sospenderà né annullerà la sentenza del Tar che ha mandato a casa Roberto Cota detto “Mutande Verdi” ed eletto con firme false – Torino completerà il suo tragicomico ritorno al passato. Cioè sarà l’unica metropoli d’Italia dove il tempo non passa mai, comandata dalla stessa classe dirigente di 30 anni fa. Mentre il resto del Paese si prepara alla Terza Repubblica, Torino è ancora impigliata nella Prima.

Nel 1984, mentre lo scandalo Zampini (una delle prime Tangentopoli) terremotava la giunta rossa Pci-Psi, coinvolgendo anche il capogruppo del Pci Giancarlo Quagliotti e il ras del Psi Giusy La Ganga, Fassino era consigliere comunale e Chiamparino capo del dipartimento economico del partito. Nel ’93 i loro nomi fecero capolino nella Tangentopoli doc, per l’appalto del nuovo ipermercato LeGru nella rossissima Grugliasco (mirabile inciucio fra coop rosse e Standa berlusconiana), accanto a quelli del compagno Primo Greganti e del manager Fininvest Aldo Brancher. Sia Sergio sia Piero furono interrogati come testimoni. Non è dato sapere a che titolo si occupassero di centri commerciali. Ma, nonostante i sospetti e qualche accusa non riscontrata, non risultarono aver intascato soldi. Chiamparino, che aveva accettato in dono un telefonino da un faccendiere, mise la mano sul fuoco sul compagno Domenico Bernardi, sindaco di Grugliasco: “Se ha preso tangenti, sono un cretino”. Un mese dopo Bernardi fu arrestato e confessò una mazzetta di 65 milioni di lire. Intanto Quagliotti e La Ganga venivano condannati per le tangenti Fiat. Ora Quagliotti è il braccio destro di Fassino e La Ganga è un suo fedelissimo in consiglio comunale. Tutti convertiti al renzismo. Tra un po’, dopo essersi scambiati la carica di sindaco, Sergio & Piero siederanno sulle due poltrone più alte di una città che pare irrimediabilmente ibernata agli anni 80. Condannata a rivivere continuamente un passato che non passa, anche grazie al centrodestra più ridicolo mai visto persino in Italia. Chiamparino è come il diamante: è per sempre.

IL TAR LASCIA COTA IN MUTANDE

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Fatto Quotidiano del 11/01/2013 di Andrea Giambartolomei attualità
DOPO TRE ANNI IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DI TORINO ANNULLA LE ELEZIONI REGIONALI DEL PIEMONTE DEL 2010. LE OPPOSIZIONI CHIEDONO LE DIMISSIONI. LUI: “FAREMO RICORSO”.

Gino Bartali riassumerebbe tutto dicendo: “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”. Dopo quattro anni di governo di Roberto Cota e dopo quattro anni di battaglie legali, ieri il Tribunale amministrativo del Piemonte ha invalidato le elezioni del 2010. Il Tar “annulla l’atto di proclamazione degli eletti – si legge nella sentenza – ai fini della rinnovazione della competizione elettorale”. In sostanza i consiglieri piemontesi (di cui 43 sono indagati per i rimborsi gonfiati) non sono più legittimi e bisogna votare di nuovo. L’occasione è stata subito colta da Sergio Chiamparino che, nel pomeriggio di ieri, ha dato la sua disponibilità a candidarsi per il centro-sinistra. Tuttavia il governatore leghista Cota non vuole essere il responsabile del fallimento della macro-regione padana e vuole continuare: “Questa sentenza è una vergogna. Colpisce i cittadini piemontesi che hanno espresso il loro voto nel 2010”.

NELLA CONFERENZA stampa ne aveva per tutti, per la sinistra e per i magistrati, come un Berlusconi qualsiasi. Ai giudici del Tar ha recriminato di non aver valutato “le irregolarità che ci sono state e sono state accertate con sentenza passate in giudicato”: “Addirittura c’è una sentenza della cassazione su una lista della Bresso che ordina la cancellazione da tutte le circoscrizioni regionali”, ha ricordato. Contro di lui c’è, sin dall’inizio, “una persecuzione senza pari da parte della sinistra che usa sempre i soliti mezzi: siccome non riesce a vincere le elezioni col voto popolare pensa di sovvertire il risultato utilizzando l’arma giudiziaria”. Una sorta di complotto, insomma: “Evidentemente abbiamo toccato degli interessi, molti interessi, e vogliono bloccare questo”. Oggi alle 17 la Lega muoverà in città una fiaccolata di protesta.

È soddisfatta invece Mercedes Bresso, l’ex governatrice Pd e sfidante di Cota alle elezioni del 2010. Questa lunga battaglia legale è nata da lei e da Luigina Staunovo Polacco del “Partito Pensionati e invalidi” che ha dato origine a tutto.

Nel maggio 2010 la Staunovo Polacco ha dei dubbi sulla candidatura di Michele Giovine dei “Pensionati per Cota” e comincia a spulciare le firme degli altri candidati della lista. C’è qualcosa che non quadra nella grafia e così avverte Mercedes Bresso, fa un esposto alla Procura di Torino e insieme fanno un ricorso al Tar per chiedere di escludere la lista di Giovine, di nominare Bresso presidente oppure di indire nuove elezioni. Durante tutta l’estate del 2010 si tengono le udienze al Tar che portano a una decisione: bisogna aspettare l’esito della causa civile per falso o del processo penale. L’attesa si protrae. La causa civile si arena, mentre il processo avanza. La Corte di cassazione dà un parere definitivo solo il 14 novembre scorso, confermando la condanna della Corte d’appello di Torino nei confronti del consigliere regionale Michele Giovine (due anni e otto mesi di reclusione) e del padre Carlo (due anni), accusati di aver falsificato le liste elettorali. Diciotto delle 19 firme di accettazione delle candidature (quasi tutti parenti e amici dei Giovine) sono false o non sono state autentificate secondo le regole: i sostenitori non hanno sottoscritto la lista di fronte ai due Giovine nei comuni in cui erano consiglieri comunali, in alcuni casi hanno addirittura disconosciuto la loro firma, che era stata falsificata, e hanno negato l’intenzione di candidarsi.

Questo era il punto che – secondo Bresso, Staunovo Polacco, Radicali e Verdi – doveva annullare la partecipazione dei “Pensionati per Giovine” al voto. I ricorrenti sostenevano che eliminando quei 27.797 voti della lista Bresso, sconfitta con 9.372 voti di scarto, sarebbe risultata vincitrice. La maggioranza invece ricordava – e lo ha fatto anche nell’udienza di giovedì – che sono emerse irregolarità documentate anche nella lista “Pensionati e invalidi per Bresso” e che quindi dovevano essere annullati pure i voti di questo partito, lasciando di fatto la situazione invariata. Dopo una lunga camera di consiglio il Tar ieri ha deciso di andare oltre: invece di riconteggiare i voti, meglio andare a nuove elezioni.

ENTRO DIECI GIORNI i giudici dovranno depositare le motivazioni della sentenza, dopodiché ci sarà un mese per fare ricorso al Consiglio di Stato, che dovrà decidere entro 45 giorni. Se i tempi sono rapidi la decisione definitiva potrebbe arrivarea marzo, dando eventualmente il tempo per votare in concomitanza con le europee e le amministrative del 25 maggio prossimo. Nel caso contrario si arriverebbe ad aprile: se Palazzo Spada dovesse confermare la decisione del Tar allora il voto potrebbe slittare in autunno, prolungando l’incertezza sull’amministrazione. “Questo provvedimento vorrebbe avere l’effetto di gettare il Piemonte nel caos”, ha detto Cota. Ma il Piemonte, tra indagini sugli assessori e sui consiglieri, tagli ai servizi dei cittadini e risse in consiglio regionale, è nel caos da molto

A COLPI DI FORBICE anche la mitica Coca-Cola s’è sgassata

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Fatto Quotidiano del 11/12/2013 attualità
Prendi l’acqua e scappa. Perfino la mitica Coca Cola risente del calo di consumi delle famiglie italiane in questi anni di crisi e la produzione si adegua. E così anche la sua forza lavoro. Meno consumi, meno lavoro Nel 2013 in Italia sono state confezionate quasi 40 milioni di casse in meno, un calo del 7,6 per cento in un anno, e per questo motivo la Coca Cola Hbc, società greca che gestisce la pro- duzione anche nella Penisola, è corsa ai ripari tagliando stabilimenti e dipendenti. A farne le spese i lavoratori. Sono sei gli stabilimenti produttivi italiani (Gaglianico, Nogara, Oricola, Marcianise, Rionero e Monticchio). Poi ci sono tre sedi (per Nord, Centro e Sud) e due de- positi. Un numero di stabili- menti in costante diminuzione, soprattutto negli ultimi anni: “Anche se Coca-Cola Italia ha chiuso i bilanci degli ultimi anni in rosso – premette Luca Mar- tinelli, del mensile Alraeconomia che ha pubblicato un dossier sulla Coca Cola -, ciò non signi- fica, necessariamente, uno stato di crisi. Risultano costi delle materie prime molto elevati, ma l’azienda riconosce alla Regioni un canone molto basso per l’ac- qua, circa 30 mila europer oltre 2 miliardi di litri negli stabilimenti di Nogara,Gaglianico ed Oricola. Abbiamo chiesto all’azienda i costi del ‘concentrato’, che viene venduto da The Coca-Cola Company alle filiali in tutto il mondo, ma l’inforamzione non ci è stata fornita: ciò potrebbe segnalare la presenza di meccanismi di t ransfer pricing , che sarebbero utilizzati per rdurre gli utili in Italia e spostarli verso gli Usa, dove Coca-Cola Company ha sede in Delaware, uno Stato che attrae imprese offrendo fiscalità agevolata.” Storia di un declino Con la crisi cominciano i tagli. Nel 2012 la Coca Cola Italia decide di mettere in esubero 355 (su 3.300) lavoratori dei suoi stabilimenti italiani, l’esternalizzazione della logistica a Gaglianico e a Oricola (vicino l’A- quila), la chiusura della produzione a Elmase quella di due linee produttive dei fusti e delle bottiglie di vetro a Gaglianico. E alcune mansioni dalla direzione di Milano andranno a Sofia. A gennaio scorso, intanto, sono rimasti a casa 17 dipendenti del reparto produttivo di Elmas, vicino Cagliari, che ha chiuso. Qui Coca Cola non sfruttava di- rettamente dei pozzi concessi dalla Regione, ma si appoggiava su altre aziende. Gli altri colleghi del reparto produzione sono stati destinati agli altri settori, come spiega Annarita Pod- desu della Flai Cgil Sardegna: “La situazione è stata gestita in maniera non traumatica perché i lavoratori sono stati ricollocati all’interno dell’azienda e altri sono andati in mobilità”. Que- sta prima chiusura però non è bastata alla Coca Cola Italia e così, nello stesso periodo, ha dismesso il settore logistico di Gaglianico, in provincia di Biella, dove alcuni settori sono stati esternalizzati. Ma neanche questo è stato suf- ficiente e nell’ottobre scorso ai lavoratori biellesi è arrivata un’ultima notizia, la più dura: il 28 febbraio 2014 il loro stabili- mento, attivo da oltre vent’anni, dovrà chiudere. E 87 operai dovranno lasciare il posto. Lavratori che non sanno ancora se avranno diritto agli ammortizzatori. A tenere buona la Coca Cola non sono bastate le variazioni al piano regolatore per permetterela costruzionediun nuovo magazzino, e neanche i canoni decisi dalla Regione Pie- monte per lo sfruttamento dei quattro pozzi (3.600 euro al- l’anno per un massimo di 666 mila metricubi d’acqua), canoni che sarebbero triplicati solo nel 2014, proprio quando la Co- ca Cola chiuderà. Acqua a costi stracciati Tutto liscio invece in Veneto. Se altrove si chiude, qui si rafforza. A Nogara (Verona) la società potenzierà la produzione del suo stabilimento più grande. Lo farà a costi alti per la collettività: la regione Veneto garantisce ca- noni di sfruttamento molto bassi di quattro pozzi d’acqua, un problema che il consigliere della Federazione di Sinistra, Pietrangelo Pettenò, ha sollevato: “Lo stabilimento di Nogara prelevaoltre 1,3miliardi dilitri di acqua minerale che paga alla regione meno di 14 mila euro l’anno –ha ricordato alla giunta lo scorso 8 novembre –. Se una tale quantità d’acqua fosse con- sumata dai cittadini della provincia di Verona, sarebbe paga- ta mediamente 45 volte di più, ovvero quasi 600 mila euro”. Un cavillo legale Inoltre a Nogara il Genio civile di Verona ha autorizzato lo sfruttamento di una falda con tre pozzi fino alla fine del 2018. E Coca Cola Italia ha chiesto al Genio civile l’autorizzazione per cercare una nuova falda. Sarebbe il quinto pozzo che for- nirebbe ogni anno quasi 475 milioni di litri per un canone annuo di 4.631 euro. In totale si arriverebbe a quasi 2 miliardi di litri prelevati per meno di 20 mila euro l’anno. Ma grazie a un cavillo la società risparmierà altri soldi: Pettenò ha infatti sco- perto che per una legge regionale “il concessionario delle acque minerali e di sorgente destinate all’imbottigliamento debba corrispondere alla Regione un diritto” (3 euro per ogni metro cubo imbottigliato, ridotto fino al 2015 a 1,50 euro se imbottigliate in plastica e un euro imbottigliato nel vetro). Ciò non vale per chi produce bevande, per questo al consi- gliere risulta che la Coca Cola Italia non ha mai versato nulla al comune di Nogara. E l’occupazione? Per quanto riguarda Nogara i lavori di carico e scarico merce sono già stati appaltati a cooperative “che non garantiscono gli elementari diritti del lavoratore”, ha sottolineato. Per il resto, oltre al taglio di 87 posti a Biella, la quota 355 fissata l’anno scorso potrebbe riservare altre brutte sorprese.

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