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Una vittima nel consiglio vaticano anti-abusi

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PAPA FRANCESCO NOMINA MARIE COLLINS NELLA COMMISSIONE CHE DOVRÀ VIGILARE SULLE VIOLENZE SUI MINORI E FORMARE IL CLERO
Fatto Quotidiano 23/03/2014 di Marco Politi attualità
Nasce in Vaticano la commissione inter- nazionale antiabusi, destinata a diven- tare un osservatorio permanente sulle violenze ai minori e un centro per favorire la prevenzione, la formazione del personale ecclesiastico e laico e la collaborazione con le autorità statali. Ne fanno parte quattro uomini e quattro donne, fra cui una delle più celebri e combattive sopravvissute agli abusi: l’irlandese Marie Collins, violentata da un prete a tredici anni. L’IDEA ERA MATURATA l’anno scorso nel- l’ambito del “Consiglio degli otto cardinali”. Francesco ora la rende operativa ed è una prima risposta al Comitato Onu per i diritti dell’Infanzia, che all’inizio dell’anno ha dif- fuso un rapporto severo sulla Santa Sede. La nuova commissione si sta formando per gra- di. Il Papa ha creato un nucleo di otto persone, incaricato di redigere gli statuti della commissione che poi sarà allargata a rappresentanti di tutte le aree geografiche. C’è una novità di rilievo nel modo di pro- cedere di Francesco. Non solo il pontefice argentino chiama a collaborare chi ha vissuto di persona la violenza e ne ha una visione concreta e non astratta, ma egli affida all’esperienza dei membri della commissione – quindi in un certo senso al vissuto “dal basso” – il compito di definire i compiti di questo nuovo organo. La decisione risponde a un auspicio, diffuso in parte del mondo cattolico e che era stato espresso anni fa nel corso di una riunione degli episcopati anglofoni: avere in Vaticano un centro di monitoraggio del fenomeno degli abusi per non abbassare la guardia e ve- rificare se tutte le Chiese locali si dotano degli strumenti necessari per contrastare le violenze. Gli otto scelti sono personalità interessanti: oltre a Marie Collins, c’è il cardinale di Boston O’Malley, che in diocesi ha fatto pulizia dei preti molestatori, l’ex premier polacco Hanna Suchocka, la studiosa francese di psichiatria Catherine Bonnet, la psichiatra inglese Sheila Hollins, il giurista italiano Claudio Papale, il gesuita argentino Humberto Miguel Yanez, legato a Bergoglio. INFINE IL GESUITA tedesco Hans Zollner, decano della facoltà di psicologia dell’Università Gregoriana e organizzatore nel 2012 di un grande simposio a Roma, durante il quale il dramma degli abusi fu discusso alla pre- senza di 110 rappresentanti di conferenze episcopali e di trenta superiori di ordini re- ligiosi. Fu in quella occasione che Marie Col- lins potè raccontare per la prima volta a una platea vaticana l’evento che l’aveva ferita: “Ero malata, ansiosa e per la prima volta lon- tana da casa e dalla famiglia. Mi sentii molto sicura quando il cappellano cattolico dell’ospedale mi si fece amico: mi visitava e mi leggeva qualcosa la sera… Quando cominciò ad armeggiare sessualmente con me, affermando all’inizio che era per gioco, fui scioccata e resistetti, dicendogli di fermarsi. Ma lui non si fermò… Il fatto che fosse un prete, aumentò la grande confusione che avevo in testa. Quelle dita, che volevano abusare del mio corpo la not- te precedente, erano le stesse che il mattino successivo te- nevano e mi offrivano la sacra ostia…”.

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“Pulizia in Vaticano: ‘ndrangheta nervosa, pericolo per il Papa”

Da Il Fatto Quotidiano del 13/11/2013. Beatrice Borromeo attualità

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Nicola Gratteri, Mafia affari a rischio.

La chiesa è grande perché ognuno ci sta dentro a modo proprio”, scriveva Leonardo Sciascia ne Il giorno della Civetta. Accantonati scandali e anatemi, il cattolicesimo ha consolidato nei secoli la più improbabile delle alleanze: quella coi mafiosi, affezionati frequentatori di parrocchie e confessionali, che accanto ai kalashnikov conservano la Bibbia e dai cui comodini pendono rosari dai grossi grani rossi. “Dio, proteggi me e questo bunker”, è la scritta che, tra un santino di Padre Pio e un bassorilievo raffigurante il volto di Gesù Cristo, i carabinieri del Ros hanno scovato nel rifugio del boss Gregorio Bellocco, nelle campagne calabresi di Anoia. “Faccio il magistrato da 26 anni e non trovo covo dove manchi un’immagine della Madonna di Polsi o di San Michele Arcangelo. Non c’è rito di affiliazione che non richiami la religione. ’ndrangheta e Chiesa camminano per mano”, dice il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri. Che assieme allo storico Antonio Nicaso ha raccontato in un libro (Acqua Santissima, Mondadori, 204 pagine, 17,50 euro) l’incontro di due mondi che dovrebbero interagire come l’acqua e l’olio. E che invece si mescolano di continuo. “Però le cose stanno cambiando”, giura il pm.

È diventato ottimista, Gratteri?

Questo Papa è sulla strada giusta. Ha da subito lanciato segnali importanti: indossa il crocifisso in ferro, rema contro il lusso. È coerente, credibile. E punta a fare pulizia totale.

E la mafia è preoccupata da questi comportamenti?

Quella finanziaria sì, eccome. Chi finora si è nutrito del potere e della ricchezza che derivano direttamente dalla Chiesa, è nervoso, agitato. Papa Bergoglio sta smontando centri di potere economico in Vaticano. Se i boss potessero fargli uno sgambetto non esiterebbero.

Crede davvero che il Papa sia a rischio?

Non so se la criminalità organizzata sia nella condizione di fare qualcosa, ma di certo ci sta riflettendo. Può essere pericoloso.

Cosa intende quando parla di mafia finanziaria?

I padrini con la coppola non esistono più: sono morti oppure in carcere al 41-bis. Ma il mafioso che investe, che ricicla denaro, che dunque ha potere vero, è proprio quello che per anni si è nutrito delle connivenze con la Chiesa. Sono questi i soggetti che si stanno innervosendo.

D’abitudine qual è l’atteggiamento della Chiesa verso le organizzazioni criminali?

Un paio di esempi: il vescovo di Reggio Calabria, anche dopo la condanna in Cassazione di un capobastone, ha detto che non poteva schierarsi perché magari si trattava di un errore giudiziario. Il vescovo di Locri ha sì scomunicato i mafiosi, ma solamente dopo che avevano danneggiato le piantine di frutti di bosco della comunità ecclesiastica di Platì. Solo che prima di quell’episodio, i boss avevano ammazzato migliaia di persone. Bisogna aspettare le piantine perché i prelati si sveglino?

Che altro?

Qualche anno fa la figlia di Condello il Supremo si è sposata nel duomo di Reggio Calabria. È arrivata pure la benedizione papale. A Roma potevano non conoscere il clan, ma in Calabria tutti sanno chi sono i Condello. Eppure nessuno ha fiatato. I preti, poi, vanno di continuo a casa dei boss a bere il caffè, regalando loro forza e legittimazione popolare.

E perché ci vanno?

Alcuni dicono che frequentano i mafiosi perché devono redimere tutte le anime, senza discriminare. Capirei se la Chiesa accogliesse chi si pente davvero, ma così è troppo facile: continui a uccidere, a importare cocaina, a tenere soggiogata la gente e io, prete, ti do pure una mano.

Quindi i boss sono religiosi solo per convenienza?

No, c’è anche una vocazione autentica. Abbiamo fatto un sondaggio in carcere: l’88 per cento dei mafiosi intervistati si dichiara religioso. Prima di ammazzare, un ‘ndranghetista prega. Si rivolge alla Madonna per avere protezione.

Pensa di essere nel giusto?

Lo è, dal suo punto di vista. Mettiamo il caso in cui un tizio decide di aprire un bar senza chiedere il permesso al boss locale, e dunque senza rivolgersi alla sua impresa per fare gli scavi, per comprare il bancone o le bibite. Il mafioso che fa? Gli spara alle serrande, poi alle gambe e così via per convincerlo a sottomettersi. Se però il tizio rifiuta, il mafioso è “costretto” a ucciderlo. Se non hai scelta, non commetti peccato.

Che importanza hanno invece i matrimoni?

Sono centrali. Suggellano alleanze, sanciscono tregue, e al margine delle cerimonie ci sono i riti di affiliazione. Rifiutarsi di partecipare a un matrimonio può essere considerato una dichiarazione di guerra. E non essere invitati è un pessimo segno. Il boss Novelli, trapiantato in Lombardia, ha cominciato ad allarmarsi quando non l’hanno invitato a un importante matrimonio calabrese. Poco dopo, infatti, l’hanno ammazzato.

Papa Francesco: “Con l’intervento in Siria si rischia la terza guerra mondiale”

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articolotre Redazione– 2 settembre 2013-attualità
Papa Francesco ha rivolto il suo grido di pace, rivolto in particolare alla Siria, anche su Twitter in nove lingue: «Mai più la guerra! Mai più la guerra!», si legge nel suo tweet in italiano.

Segue a ruota un messaggio di Mons. Mario Toso, del dicastero vaticano Giustizia e Pace: «La via di soluzione dei problemi della Siria non può essere l’intervento armato. La violenza non ne verrebbe diminuita. C’è, anzi, il rischio che deflagri e si estenda ad altri Paesi. Il conflitto in Siria contiene tutti gli ingredienti per esplodere in una guerra di dimensioni mondiali».
“Dove c’è Dio non ci sono odio, invidia e gelosia, e non ci sono quelle chiacchiere che uccidono i fratelli”, ha affermato papa Francesco nell’omelia, riportata dalla Radio Vaticana, in cui ha parlato dell’incontro di Gesù con i suoi conterranei, gli abitanti di Nazaret, come lo racconta il Vangelo di San Luca. I nazaretani ammirano Gesù – ha osservato il Pontefice – ma aspettano da lui un qualcosa di strabiliante: «volevano un miracolo, volevano lo spettacolo» per credere in lui. Così Gesù dice che non hanno fede e «loro si sono arrabbiati, tanto. Si sono alzati, e spingevano Gesù fino al monte per buttarlo giù, per ucciderlo».

Tarcisio Bertone: game over ( Papa Francesco da i libretti al Camerlengo)

corelArticolotre R.P. – 31 agosto 2013 attualità- In Vaticano cala il sipario su una delle figure più controverse della curia romana degli ultimi dieci anni.

Con la nomina di Pietro Parolin da parte di Papa Francesco si chiude la burrascosa era del cardinale Tarcisio Bertone, fino a ieri Segretario di Stato: un chiaro segnale di discontinuità.

Francesco ha così inteso mettere la parla fine all’epoca infausta delle guerre interne alla Santa Sede, anche se i dicasteri economici sono ancora in mano ai bertoniani, l’atmosfera, così come le sfere di potere, è cambiata: stop al fragore delle faide interne.

Tarcisio Bertone era stato nominato segretario di Stato nel 2006 da papa Benedetto XVI, pur essendo privo di qualsiasi esperienza diplomatica. Tre anni dopo, nel 2009, deflagra il caso Boffo, alle spalle lo scontro tra il berlusconiano Bertone e la Cei sui rapporti tra il Vaticano e la politica italiana.

Quindi lo scandalo Vatileaks, che ha origine con l’allontanamento dalla Curia voluto dal cardinale, del risanatore Viganò e le conseguenti dimissioni di papa Ratzinger.

Nel 2013, con l’arresto del contabile dell’Apsa, monsignor Scarano, titolare di due conti allo Ior, saltano i vertici bertoniani dell’istituto controllato dal Segretario di Stato Vaticano.

Infine con la nomina del cardinale Parolin, Tarcisio Bertone esce definivamente di scena.

Papa Francesco vuol licenziare Bertone e lui chiede incarichi

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Da Il Fatto Quotidiano del 17/08/2013. Francesco Antonio Grana attualità

IL SEGRETARIO DI STATO PUNTA A UN ALTRO RUOLO MA È GIÀ A CAPO DELLA VIGILANZA DELLO IOR.

Più che un pranzo papale un vero e proprio pasto infernale. Bergoglio e Bertone ai due lati opposti del tavolo a villa Barberini, residenza estiva del segretario di Stato a Castel Gandolfo. Il “premier” del Papa ha gettato la maschera e ha chiesto a Francesco un nuovo incarico per non uscire definitivamente di scena. “Spero di continuare il mio lavoro, il mio servizio, anche nelle calure di Roma”, aveva detto Bertone ai giornalisti salutando le montagne della Valle d’Aosta dopo la sua breve vacanza nella villetta di Introd che aveva ospitato Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

L’inquilino della suite 201 di Casa Santa Marta ascoltava in silenzio pensando che quelle dichiarazioni erano soltanto il preludio dell’ormai imminente congedo del suo “premier”. Ma si sbagliava. Nel pranzo di ferragosto Bertone ha chiesto al Papa, una volta nominato il suo successore alla guida della segreteria di Stato, di avere un altro incarico che possa funzionare da parafulmine ai numerosi attacchi che altrimenti riceverebbe, dentro e fuori la Curia, da coloro che lo reputano primo e unico responsabile delle dimissioni di Benedetto XVI.

Bertone, che il prossimo 2 dicembre compirà 79 anni, ha fatto notare a Bergoglio che il suo predecessore Angelo Sodano quando lasciò la guida della segreteria di Stato nel 2006 rimase decano del collegio cardinalizio, carica che ricopre tutt’ora al-l’età di 86 anni. Il porporato salesiano pensa a qualcosa di analogo per sé e la soluzione al problema l’ha offerta lui stesso al Papa. Benedetto XVI prima di lasciare il pontificato gli ha rinnovato per 5 anni, ovvero fino al 2018, la presidenza della commissione cardinalizia di vigilanza sullo Ior. Per il codice di diritto canonico, però, Bertone non potrà ricoprire questa carica fino alla scadenza naturale del mandato. Esso, infatti, prevede che al compimento degli 80 anni i porporati perdono il diritto di entrare in conclave e decadono automaticamente da tutti gli incarichi nella Curia romana. Tranne, ovviamente, se il Papa non dispone in modo diverso, ma limitatamente alla seconda parte della norma ecclesiastica. Ed è ciò che vuole Bertone: lasciare la segretaria di Stato, ma non la presidenza della commissione cardinalizia di vigilanza sulla banca vaticana.

Papa Francesco: “Chi sono io per giudicare un gay? Il problema sono le lobby”

corelarticolo Redazione– 29 luglio 2013- “I gay? “Io non giudico, se è una persona di buona volontà, chi sono io per giudicare?”.

Papa Francesco durante il volo che l’ha riportato dal Brasile al Vaticano ha parlato molto coi cronisti e le sue parole faranno sicuramente discutere. Il Pontefice si è soffermato su una domanda circa monsignor Ricca e la lobby gay in Vaticano: “Essere gay – ha detto il Papa – è una tendenza, il problema è la lobby, la lobby non va bene, quella gay, quella politica, quella massonica. Non ho trovato carte d’identità di gay in Vaticano, dicono che ce ne sono, credo che si deve distinguere il fatto che è gay dal fatto che fa lobby”.

Papa Francesco ha risposto anche a una domanda che riguardava i divorziati: “La Misericordia è più grande”, così Bergoglio in riferimento alla comunione per i divorziati risposati.
Nelle parole del Pontefice c’è una promessa e cioè che il prossimo Sinodo affronterà il tema e recupererà finalmente lo studio avviato da Ratzinger quando era prefetto della Dottrina della Fede per trovare una soluzione alternativa – alla quale fa cenno Bergoglio esplicitamente nel suo ragionamento – ai processi canonici di annullamento, che per ora sono l’unica strada percorribile per chi vuole tornare ai sacramenti.

Papa Francesco, il leader planetario che impartisce lezioni ai potenti della terra

corelarticolotre R.P.- 9 luglio 2013- O’ scia’ significa respiro mio, così Papa Francesco ha salutato i fratelli cristiani e musulmani, con il saluto dei lampedusani.

Un viaggio, il suo, che vale più di qualsiasi enciclica, una personale via crucis, dal barcone al molo fino alla parrocchia, durante la quale il pontefice ha sferzato la politica internazionale, colpevole di aver ignorato “la strage degli innocenti”, 25 mila morti in vent’anni.

Francesco, con il suo carisma travolgente, ha ricondotto la chiesa al proprio ruolo, tra la gente, in mezzo agli ultimi. Un’omelia a braccio, nella quale condanna con fermezza scafisti e trafficanti di esseri umani “Sono qui per pregare e per ascoltare -dice e si rivolge a coloro- che si sono chiusi nel proprio benessere, nell’anestesia del cuore” e nessuno può sentirsi escluso mentre decrive gli sbagli di una catena di morte che versa il sangue del fratello”.

La globalizzazione dell’indifferenza” lo porta a citare l’Innominato del Manzoni, mentre “guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada e pensiamo poverivo” ma tiriamo dritto.

Un Papa che parla semplice e arriva al cuore della gente, che in poche settimane ha spazzato via Vatileaks e le guerre di potere tra cardinali, che ha scelto come consigliere personale il papa emerito Ratzinger, il suo sottovalutato predecessore, insieme spazzeranno via la curia mondana e corrotta.

E dopo tante nubi il sole di Lampedusa e lì, a testimoniarlo

AZZERATI I VERTICI DELLO IOR DIMESSI IL NUMERO UNO E IL SUO VICE INDAGATI DA TRE ANNI PER RICICLAGGIO

corelFatto Quotidiano 2/07/2013 i Marco Lillo e Valeria Pacelli attualità

Il vento nuovo di papa Francesco finalmente si abbatte sullo Ior e spa- lanca le porte della banca vaticana. Ne escono il numero uno e il numero due dell’Istituto, indagati per violazione delle norme antiriciclaggio da tre anni dai pm romani Nello Rossi e Stefano Fava, senza che il segretario di Stato Tarcisio Bertone muovesse un dito. Da ieri le funzioni di direttore dell’Istituto sono state assunte ad interim dal presidente dello Ior, il tedesco Ernst von Freyberg, che sarà coadiuvato da Rolando Marranci in qualità di vice direttore e da Antonio Montaresi nella nuova posizione di chief risk officer. Si cercano due so- stituti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il coinvolgimento dello Ior nell’indagine su Nunzio Scarano. Il monsignore salernitano è stato arrestato venerdì scorso con l’accusa di avere corrotto l’a- gente dei servizi segreti italiani Giovanni Zito perché riportasse in Italia 20 milioni di euro giacenti sul conto del broker Giovanni Carenzio in Svizzera, anche lui arrestato. Nel corso dell’indagine la Guardia di Finanza intercetta Scarano men- tre parla con il vicedirettore Massimo Tulli. Si danno del tu e Scarano gli chiede di mettere a disposizione somme in contan- te disponibili sul suo conto Ior. Anche Paolo Cipriani è citato in alcune conversazioni indirette. Attività bancarie, certo, magari ordinarie, ma che imbarazzano la Santa Sede. Così le dimissioni dei due manager ieri sono state accettate dalla commissione dei cardinali e dal board di sovrintendenza. Per capire quanto sia vasta e preoccupante per lo Ior l’indagine bisogna leggere l’informativa de- positata nel febbraio scorso dal- la Guardia di Finanza. Vi si legge che la somma depo- sitata all’estero sui conti del broker amico di Nunzio Scara- no sarebbe di 400 milioni di euro. “Le altre conversazioni tele- foniche captate – scrivono le Fiamme Gialle –in tale direzione hanno consentito di chiarire che le disponibilità riconduci- bili a Giovanni Carenzio – poi quantificate dagli interlocutori in circa 400 milioni di euro – risultavano allocate presso una banca svizzera”. Il Nucleo di Polizia Tributaria guidato dal generale Giuseppe Bottillo ha denunciato ai pm romani, oltre ai tre arrestati (Nunzio Scarano, Giovanni Carenzio e l’ex agente dei servizi segreti italiani, Giovanni Zito) altre sei persone, tra i quali non ci sono i due armatori Paolo e Cesare D’Amico, titolari presunti dei 20 milioni che dovevano rim- patriare, perché sono indagati per dichiarazione dei redditi infedele separatamente. Tra i denunciati c’è anche il dentista Roberto Letta (gli indagati lo definiscono cugino di Gianni Letta, ma il dentista al Fa t to smentisce) che ha incassato 190 mila euro dai libici esuli per cu- re dentistiche; poi c’è Massimi- liano Marcianò che architetta un giro di assegni con la complicità di Scarano per far passare i guadagni di Letta come donazioni esentasse a un sacer- dote amico di Scarano, don Luigi Noli, anche lui denuncia- to. Poi c’è il direttore dell’agenzia di Unicredit del centro com- merciale “I Granai”, Sergio de Felicis, sospettato di essere troppo compiacente con gli amici di Scarano e che forse an- che per questo doveva essere raccomandato addirittura all’amministratore di Unicredit Federico Ghizzoni per un posto migliore. Poi altri piccoli e grandi comparse delle spericolate attività di Scarano come il pilota dell’aereo, Gianni Vettorazzi, che doveva riportare i 20 milioni di euro dalla Svizzera. O piccoli presunti evasori, co- me Giorgio Genovese, il venditore di un box auto a monsignor Scarano in quel di Salerno. I personaggi più importanti pe- rò non sono i denunciati ma quellichesono presenti-come protagonisti osolo citati- nelle intercettazioni telefoniche del- l’indagine. A partire dal diret- tore della gendarmeria vaticana Domenico Giani e il suo brac- cio destro, il colonnello Costanzo Alessandrini. I due, inconsapevoli dei reati del monsignore, nelle telefonate inter- cettate si mettonoa disposizione di Scarano. E anche la loro posizione potrebbe traballare. La vicenda riserverà altre sor- prese. Scarano dice a Marcianò, che ha conosciuto almeno otto persone che hanno consegnato denaro a scopo d’investimento a Giovanni Carenzio per una “somma che complessivamente si aggirerebbe intorno ai 70-80 milioni di euro”. Nunzio Scarano parla spesso con l’ex numero due dello Ior. A Massimo Tulli dice con tono amicale: “Avrei bisogno, perché l’ho chiesto a Roberto ma evidentemente Roberto non aveva inteso, di due cose im- portanti… e magari vengo a prenderlo quando tu mi dici… un estratto conto di tutto l’anno, dall’inizio dell’anno, del fondo anziani, con tutti i mo- vimenti e poi invece la mia posizione attuale, cioè il mio totale di tutto quello che io ho, con i vari investimenti!”. E Tulli ri- sponde: “Va bene! Lo faccio preparare, adesso glielo dico a Roberto perchè non stò al posto mio… due minuti che lo contat- to e lo faccio preparare”. In un’altra intercettazione, Sca- rano e l’amico Massimiliano Marcianò dicono che Tulli ha paura. Scarano : Sei stato da Tulli, no? Come è stato? Gentile? Sì? Vab- bè. M a rc i a n ò : Sì… solo che tiene una fifa… quello tiene proprio… tiene u’ peperoncino tiene.. c’ha il tremolio c’ha… S c a ra n o : ah sì? E va be’…. (in- comprensibile) devo vedere… vabbe’, mo’ quando vieni ne parliamo. Il 5 settembre del 2012, Tulli viene citato anche nell’opera – zione relativa ai soldi incassati dai libici e sui quali, secondo la Guardia di Finanza (ma lui ne- ga) il dentista Roberto Letta non voleva pagare le tasse. Se- condo la Finanza: “Inequivoca – bilmente la provvista di denaro contante complessivamente procurata dai sacerdoti Nunzio Scarano e Luigi Noli è stata destinata proprio al dentista Roberto Letta; di tale importo fanno parte anche 10 mila euro prelevati direttamente allo Ior da Massimiliano Marcianò, previi accordi diretti con Massimo Tulli”.

Papa Francesco: “San Pietro non aveva un conto in banca”

papa-francescoArticolotre Redazione- 11 giugno 2013- “San Pietro non aveva un conto in banca, e quando ha dovuto pagare le tasse il Signore lo ha mandato al mare a pescare un pesce e trovare la moneta dentro al pesce, per pagare”. Lo ha detto oggi papa Francesco nell’omelia della messa a Santa Marta, dedicata alla “povertà” e “gratuità” con cui deve agire la Chiesa.

La “povertà” che deve caratterizzare la Chiesa “ci salva dal diventare organizzatori, imprenditori”, ha detto il Papa nella messa a Santa Marta. “Si devono portare avanti le opere della Chiesa, e alcune sono un po’ complesse; ma con cuore di povertà, non con cuore di investimento o di un imprenditore”, ha aggiunto.

Se si vuol fare “una Chiesa ricca”, allora “la Chiesa invecchia”, “non ha vita“. Ha concluso il papa nella messa a Santa Marta, esortando a un annuncio del Vangelo fatto con “semplicità” e “gratuità”. “La Chiesa non è una ong”, ha ribadito, “nasce dalla gratuità” di cui “la povertà è un segno”.

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