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IL GOLPE BIANCO

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Da Il Fatto Quotidiano del 24/08/2013.Paolo Flores d’Arcais attualità

L’ultimo ukase parla di amnistia. È il più indecente. una amnistia ad personam non si è mai sentita. Berlusconi pretende da Napolitano e Letta un golpe bianco. I suoi squadristi al botulino lo battezzano “agibilità politica”, ma in buon italiano di golpe si tratta. Controlliamo sul vocabolario Treccani: “Golpe bianco: colpo di Stato svolto senza ricorso alla forza da parte di un governo che eserciti il potere in modo anticostituzionale”. Alla lettera quello che Berlusconi e le sue cheerleader mediatiche vogliono imporre. Sarebbe “esercitare il potere in modo anticostituzionale” se la legge Severino, di cui Alfano menava vanto e primogenitura, non venisse applicata per Berlusconi, considerandolo legibus solutus perché unto da milioni di schede. “La legge è eguale per tutti” solo se vale allo stesso modo per chi dispone di un voto e per chi ne raccoglie milioni. Disattendere questo principio significa scalzare il fondamento dell’ordinamento giuridico. Lascia allibiti che semplicemente se ne discuta. Che su una pretesa golpista si invochi “la trattativa” o anche una semplice “pausa di riflessione”, come vanno blaterando quasi tutti i mass media.

Napolitano, Letta, Epifani hanno ribadito che il ricatto (o “l’agibilità” o cade il governo) è irricevibile. Dichiarazioni che vanno prese alla lettera in tutta la loro impegnativa solennità, perché il mero sospetto che alle parole non seguano comportamenti coerenti suonerebbe offesa nei loro confronti. Deve essere perciò chiaro che l’inizio del golpe bianco sarebbe segnato da qualsiasi rinvio che la Giunta del Senato concedesse il 9 settembre. Ogni giorno e anzi ogni ora di dilazione costituirebbe un bacio della pantofola alla protervia eversiva del Delinquente. Ogni minuto sottratto alla legalità repubblicana una complicità golpista. Oltretutto, lo sfregio andrebbe ripetuto per ogni prossimo processo berlusconiano con eventuale condanna: un salvacondotto tombale di impunità ad personam, un golpe bianco permanente.

Intanto una scheggia di golpe, che Napolitano, Letta ed Epifani passano sotto silenzio, è già la mancata tutela nei confronti del giudice Esposito da parte del Csm. Quanto alla minaccia di far cadere il governo,si accomodino: è una sciabola di cartapesta, solo che Napolitano, Letta ed Epifani non tradiscano la parola data. Ci sono altre due maggioranze possibili, infatti: un bel governo senza ministri di partito, presieduto da Rodotà o Zagrebelsky, o un brutto governo Letta-bis con qualche decina di sbandati del berlusconismo pronti a riciclarsi. Al ricatto di Berlusconi e manutengoli può dare ascolto solo chi è ricattabile.

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LA CARTA STRACCIATA L’ULTIMA INFAMIA

corelDa Il Fatto Quotidiano del 30/07/2013. di Paolo Flores d’Arcais attualità

L’Italia è ormai in macerie: economiche, culturali, morali. La povertà delle famiglie è diventata una piaga di massa, mentre i più ricchi diventano più straricchi e più evasori, e il bottino all’estero è ormai dismisura. I monumenti che tutto il mondo ci invidia vengono lasciati cadere a pezzi (con gli immaginabili vantaggi per il turismo), la scuola è trattata peggio di Cenerentola (con gli immaginabili vantaggi per l’innovazione e l’economia), ma boss e gregari della partitocrazia non mollano neppure un euro delle loro prebende di Casta. Mafie e altre criminalità spadroneggiano ormai ovunque, dalla valle d’Aosta alla Calabria, mentre il dittatore kazako colonizza il ministero degli Interni. L’informazione conosce un tasso di servilismo (e relativa disinformacija) che renderebbe raggiante anche Putin. Si finisce in galera (fatiscente) per il furto di qualche mela, e in parlamento per il furto di qualche milione. Il paese va a rotoli, insomma. Perlomeno sappiamo di chi è la colpa: Piero Calamandrei e Duccio Galimberti. Gli uomini e le donne che hanno scritto la nostra Costituzione, gli uomini e le donne che qualche anno prima sono saliti in montagna, hanno preso le armi, hanno dato vita alla Resistenza da cui la Costituzione è nata. Se l’Italia si sta decomponendo nella putrefazione dell’illegalità e dell’inefficienza, del-l’ottundimento mediatico e della menzogna, la colpa è infatti della Carta repubblicana e la salvezza nel suo abbattimento, questo vanno predicando di sproloquio in borborigmo gli ominicchi e i quaquaraquà di un governo inetto e miserabile, di una maggioranza stomachevole e cialtrona (al netto dai crimini). E i loro manutengoli mediatici.
Rappresentano la quintessenza delle mediocrità, il rovescio esatto della meritocrazia. Anche i sassi sanno che i problemi dell’Italia nascono dalla mancata realizzazione della Costituzione, ma questi parvenu e macchiette della Repubblica hanno la temerarietà di impalcarsi a nuovi padri costituenti, benché di fronte agli uomini e le donne del ’46 non siano neppure nani di fronte ai giganti, ma una nuova e deplorevole specie zoologica. Hanno una sola preoccupazione, che oggi venga salvato Berlusconi. E che comunque venga calpestata la Costituzione. Se si permettono ogni ignominia è perché l’indignazione, quando non si trasforma in lotta e poi in organizzazione e in voto, finisce per convertirsi in rassegnazione, foriera di esplosioni senza futuro. Ribelliamoci: con centinaia di migliaia di firme, e una manifestazione nazionale di piazza a settembre.

VENT ’ANNI DI INCIUCI PER SALVARE B

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Fatto Quotidiano 19/03/2013 i Gianni Barbacetto attualità

Ineleggibile. Silvio Berlusconi non avrebbe mai dovuto entrare in Parla- mento: in forza di una legge, la numero 361 del 1957, che stabilisce appunto l’ineleggibilità di chi è titolare di con- cessioni statali, come sono quelle televisive. Dal 1957 al 1994quellalegge hariposatoin un cassetto, senza casi concreti acuiapplicarla. Da quel cassetto avrebbe dovuto uscire nel momento della “discesa in campo” del signore della Fininvest. Qualcuno ci ha provato a farla applicare, nel 1994 e nel 1996, ma invano. Ora l’ha ripresa un gruppo di intellettuali (Vittorio Cimiotta, Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Dario Fo, Margherita Hack, Franca Rame, Barbara Spinelli). La rivista Micromega , diretta da Flores d’Arcais, ha promosso un appello che ha già raccolto 220 mi- la firme e ha messo in moto il meccanismo dei ricorsi: qua- lunque elettore del collegio senatoriale per il quale Berlusconi ha optato (il Molise!) potrà chiedere che lagiunta delle ele- zioni del Senato lo dichiari ine- leggibile, in quanto concessio- nario tv. Obiettivo non impossibile, questa volta, vista la di- sponibilità già annunciata dai senatori del M5s. E IN PASSATO? Tutta un’altra musica. La storia del tradimento della legge 361 comincia nel 1994, alla prima vittoria di Ber- lusconi. Alla giunta delle elezioni dellaCamera arrivanoalcuni ricorsi che lo riguardano. Ma niente da fare: il deputato Ber- lusconi viene proclamato eletto, con un solo voto contrario, quello di Luigi Saraceni, del Pds. Sullabase diun’interpretazione da azzeccagarbugli. L’articolo 10 comma 1 della legge dichiara che non sono eleggibili “coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti… oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica”. Ebbene, la giunta decide che “l’in – ciso ‘in proprio’ doveva intendersi ‘in nome proprio’, e quindi non applicabile a Berlusconi, at- teso che questi non era titolare di concessioni tv in nome pro- prio”. Ineleggibile dunque sarebbe stato Fedele Confalonieri, presidente della Fininvest, e non ilsuo proprietario.Un’evidente assurdità, come metterà in rilievo il presidente emerito della Corte costituzionale Ettore Gallo: “Ciò che conta è la concreta effettiva presenza dell’interesse privato e personale neirapporti con lo Stato”. Nel 1996, altra elezione, altro tentativo di far applicare la legge. Questa volta vince l’Ulivo, guidato da RomanoProdi. Berlusconi è eletto di nuovo depu- tato. Nasce un comitato animato da Vittorio Cimiotta (tra i fondatori, nel 1993, del Movi- mento d’Azione-Giustizia e li- bertà) e composto da Paolo Sylos Labini, Roberto Borrello, Giuseppe Bozzi, Paolo Flores d’Arcais, Alessandro Galante Garrone, Ettore Gallo, Antonio Giolitti, Vito Laterza, Enzo Marzo, Alessandro Pizzorusso, Aldo Visalberghi. Lo sostiene una campagna di stampa del settimanale l’Espresso . I ricorsi degli elettori sono raccolti e portati davanti alla giunta per le ele- zioni della Camera. Questa volta la maggioranza è di centrosini- stra. In compenso non c’è più Saraceni, perchéil suopartito si è ben guardato dal riconfermarlo.La nuovagiunta delle elezioni richiama la decisione del 1994 e conferma la sua curiosa inter- pretazione della legge. S’INAUGURA una stagione nel segno della Bicamerale, presieduta da Massimo D’Alema, che chiama lo sconfitto Berlusconi a sedersi tra i “padri costituenti”. Alla fine, rovescerà il tavolo e la Bicamerale affonderà. Intanto però riesce a realizzare il “pro – getto Wave” che porta in Borsa Mediaset e sana la situazione de- bitoria delle sue aziende. E perfino lalegge Mammì, chea par- tire dal 1990 ha permesso al si- gnore di Arcore di possedere (unico caso nel mondo occidentale) tre reti televisive, conteneva una norma che avrebbe po- tuto far dichiarare ineleggibile Berlusconi: all’articolo 12, stabi- liva la nascita del “Registro nazionale delle imprese radiotv”in cui allineare tutti i concessionari; nonsolo le società,ma anche (secondo l’articolo 17) “le persone fisiche che detengono o controllano le azioni”. Con buo- na pace di Confalonieri, la Mammì svelava la presenza di Berlusconi come proprietario della Fininvest prima e come azionista di controllodi Media- set poi. È invece prevalsa, nel 1994 e nel 1996, un’interpreta – zione capziosa e tutta politica della legge, in contraddizione perfino con la Mammì. Oggi Cimiotta si è rimesso al lavoro e, sostenuto da Micromega , sta raccogliendo i ricorsi da presentare alla giunta del Senato. I tempi sono stretti: i ricorsi, provenien- ti dalla regione in cui risulta eletto, devono essere presentati en- tro pochi giorni. “Ma abbiamo in mano già sette ricorsi firmati da elettori molisani”, dice sod- disfatto Cimiotta, “ed entro il 20 marzo ne consegneremo molti di più”.Il23, grandefestaema- nifestazione “francescana” a Roma, a piazza Santi Apostoli, e in molte piazze d’Italia: “Per far finalmente rispettare la legge dello Stato chevieta a Berlusco- ni l’ingresso in Parlamento”.

ALCUNE PROPOSTE CONTRO IL MARCIO (Paolo Flores d’Arcais).

ALCUNE PROPOSTE CONTRO IL MARCIO (Paolo Flores d’Arcais)..

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