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“ILLEGALI I SOLDI AI PARTITI” C’È UN GIUDICE A ROMA

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Da Il Fatto Quotidiano del 30/11/2013. Sara Nicoli attualità

IL PROCURATORE DELLA CORTE DEI CONTI DEL LAZIO RICORRE ALLA CORTE COSTITUZIONALE: ”CON IL RITORNO DEI FONDI PUBBLICI VIOLATO IL REFERENDUM”.

Ce l’hanno messa tutta e in vent’anni si sono intascati 2,7 miliardi di euro nonostante 31 milioni di italiani, nell’aprile del ‘93, avessero votato, in modo plebiscitario, per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Un referendum, promosso dai Radicali, diventato carta straccia grazie a sottili artifici lessicali che hanno trasformato i “finanziamenti” in “rimborsi”, aggirando la volontà popolare fino a quando, con lo scandalo della Lega, ma anche con il caso Lusi e molti altri accadimenti legati al malcostume della Casta, la volontà popolare si è trasformata in incitamento alla protesta da parte di Grillo e dei suoi. Inducendo perfino il pacato Enrico Letta a minacciare, dal giugno scorso in poi, di intervenire “anche per decreto” pur di mettere fine alla faccenda.

ORA, dopo che la Camera ha approvato, non senza sforzo e disagio, una legge che dovrebbe interrompere l’erogazione a pioggia di denaro sui partiti, salvo poi scordarsela in commissione Affari costituzionali del Senato, ecco che ieri un giudice ha messo fine al balletto, sollevando una questione di legittimità davanti alla Corte costituzionale. Stiamo parlando del procuratore del Lazio della Corte dei Conti, Raffaele De Dominicis. Che, in pratica, ha messo in mora tutte le leggi, a partire dal 1997, che hanno reintrodotto il finanziamento pubblico dei partiti, per averlo fatto “in difformità” rispetto al referendum del ‘93. La decisione è partita dopo l’indagine istruttoria aperta nei confronti di Luigi Lusi, sotto processo anche penalmente per illecite sottrazioni di denaro pubblico. Per De Dominicis, tutte le leggi che la Casta ha prodotto e votato per continuare a mettere le mani nelle tasche dei cittadini, “sono da ritenersi apertamente elusive e manipolative del risultato referendario, e quindi materialmente ripristinatorie di norme abrogate”. Per la Corte dei Conti, quindi, “tutte le disposizioni impugnate, a partire dal 1997 e, via via riprodotte nel 1999, nel 2002, nel 2006 e per ultimo nel 2012, hanno ripristinato i privilegi abrogati col referendum del 1993, facendo ricorso ad artifici semantici, come il rimborso al posto del contributo; gli sgravi fiscali al posto di autentici donativi”. Dalla normativa contestata, sempre secondo il magistrato contabile, deriva “la violazione del principio di parità e di eguaglianza tra i partiti e dei cittadini”.

Infatti – argomenta – i rimborsi deducibili dal meccanismo elettorale “risultano estesi”, dopo il 2006, a tutti e cinque gli anni del mandato parlamentare, in violazione “del carattere giuridico delle erogazioni pubbliche, siccome i trasferimenti erariali, a partire dal secondo anno, non solo si palesano come vera e propria spesa indebita, ma assunti in violazione del referendum dell’aprile 1993”. Insomma, i partiti hanno “preso in giro” i cittadini “attraverso la finzione del linguaggio”, come sottolineato dal professor Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto costituzionale presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma “La Sapienza”, ma questo non ha fermato la Casta. Che ora, forte anche dell’attesa su una pronuncia della Corte, potrebbe decidere persino di non proseguire nell’approvazione del nuovo ddl in stallo in commissione Affari costituzionali del Senato, per evitare che venga dichiarato incostituzionale appena approvato. D’altra parte, dentro quel provvedimento è scritto chiaramente che l’erogazione dei fondi pubblici si sarebbe dovuta interrompere nel 2017.

Una data troppo lontana, a ben guardare, per la Corte costituzionale che solo ora, si sottolinea, può intervenire sul tema perché chiamata in causa direttamente da un giudice. E poi in quella legge sono contenute una serie di storture che non risolvono assolutamente il problema così come impostato dal giudice contabile alla Consulta. Si prevede, infatti, l’iscrizione dei partiti che possono essere inseriti nell’apposito registro e accedere così al finanziamento, mentre altri no (guarda caso, i 5 Stelle, perché non hanno lo statuto), ma a pagare è sempre lo Stato.

PER L’ANNO in corso e i prossimi tre anni l’esborso sarà sempre forte: nel 2014, 91 milioni di euro; 54 milioni e 600 mila per il 2015; 45 milioni e mezzo per il 2016 e per il 2017 circa 36 milioni 400 mila. A queste somme si aggiungono le donazioni dei cittadini che potranno dare il due per mille mentre il tetto del finanziamento da parte dei privati è stato innalzato, alla fine, fino a oltre 100 mila euro. Insomma, l’ennesimo modo per aggirare la volontà popolare. Resta da vedere che cosa farà il governo alla luce di questa assoluta novità giuridica che ieri ha visto i grillini chiedere di nuovo “la restituzione dei soldi agli italiani” e Mario Staderini, segretario dei Radicali, affermare che per “vent’anni i partiti hanno fatto un furto agli italiani”.

La cifra è comunque imponente, sicuramente scandalosa in tempi di crisi come questi, dove si fatica a comprendere il distacco della politica da un problema così evidente. Perché salta agli occhi fin troppo chiaramente che chissà quante cose avremmo potuto fare con 2,7 miliardi di euro in più a bilancio dello Stato. Spesi diversamente.

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MOBILITAZIONE DI COSTITUZIONALISTI E PERSONALITÀ POLITICHE PER IMPEDIRE LO SFREGIO DELLA CARTA: “IL PALAZZO VUOLE IGNORARE IL REFERENDUM DEL 2006”. Nel segreto di alcune stanze Pd, Pdl e Centro modificano l’articolo 138 per stravolgere l’intero impianto della Carta fondamentale su misura delle larghe intese. Grillo: “Colpo di Stato per distruggerla”. Da oggi sul sito del Fatto si firma l’appello dei costituzionalisti.

corelDa Il Fatto Quotidiano del 26/07/2013. redaziione attualità
MOBILITAZIONE DI COSTITUZIONALISTI E PERSONALITÀ POLITICHE PER IMPEDIRE LO SFREGIO DELLA CARTA: “IL PALAZZO VUOLE IGNORARE IL REFERENDUM DEL 2006”. Nel segreto di alcune stanze Pd, Pdl e Centro modificano l’articolo 138 per stravolgere l’intero impianto della Carta fondamentale su misura delle larghe intese. Grillo: “Colpo di Stato per distruggerla”. Da oggi sul sito del Fatto si firma l’appello dei costituzionalisti.

Pubblichiamo l’appello contro il ddl di riforma costituzionale firmato da Alessandro Pace, Alberto Lucarelli, Paolo Maddalena, Gianni Ferrara, Cesare Salvi, Massimo Villone, Silvio Gambino, Antonio Ingroia, Antonello Falomi, Domenico Gallo, Raffaele D’Agata, Raniero La Valle, Beppe Giulietti e Mario Serio.

Ignorando il risultato del referendum popolare del 2006 che bocciò a grande maggioranza la proposta di mettere tutto il potere nelle mani di un “premier assoluto”, è ripartito un nuovo e ancor più pericoloso tentativo di stravolgere in senso presidenzialista la nostra forma di governo, posponendo a questa la indilazionabile modifica del-l’attuale legge elettorale. In fretta e furia e nel pressoché unanime silenzio dei grandi mezzi d’informazione la Camera ha iniziato a esaminare il disegno di legge governativo, già approvato dal Senato, di revisione della Costituzione in plateale violazione della disciplina prevista dall’articolo 138, che costituisce la “valvola di sicurezza” pensata dai nostri Padri costituenti per impedire stravolgimenti della Costituzione.
CI APPELLIAMO a voi che avete il potere di decidere, perché il processo di revisione costituzionale in atto sia riportato nei binari della legalità costituzionale. Chiediamo che l’iter di discussione del disegno di legge costituzionale presentato dal governo Letta segua tempi e modi rispettosi del dettato costituzionale (…). Chiudere, a ridosso delle ferie estive, la prima lettura del disegno di legge, contrastando con le finalità dell’articolo 138 della Costituzione, impedisce un vero e serio coinvolgimento dell’opinione pubblica nel dibattito.

In secondo luogo vi chiediamo di restituire al Parlamento e ai parlamentari il ruolo loro spettante nel processo di revisione della nostra Carta. L’aver abbandonato la procedura normale di esame esplicitamente prevista dall’articolo 72 della Costituzione per l’esame delle leggi costituzionali, l’aver attribuito al governo un potere emendativo privilegiato, la proibizione di porre le questioni pregiudiziali, sospensive o di non passaggio agli articoli, l’impossibilità per i singoli parlamentari di sub-emendare le proposte del governo o del comitato , la proibizione per i parlamentari in dissenso con i propri gruppi di presentare propri emendamenti, le deroghe previste ai regolamenti di Camera e Senato, costituiscono altrettante scelte che umiliano e comprimono l’autonomia e la libertà dei parlamentari e quindi il ruolo e la funzione del Parlamento. Le conseguenze di tali scelte si riveleranno in tutta la loro gravità allorché, una volta approvato questo disegno di legge, l’istituendo comitato per le riforme costituzionali porrà mano alla riforma delle strutture portanti della nostra organizzazionecostituzionale (dal Parlamento al presidente della Repubblica, dal governo alle Regioni) sulla base delle norme che oggi la Camera sta approvando in flagrante violazione dell’art. 138. (…) Vi chiediamo ancora che le singole leggi costituzionali, omogenee nel loro contenuto, indichino con precisione le parti della Costituzione sottoposte a revisione. (…) Non si tratta, in definitiva, di un intervento di “manutenzione” ma di una riscrittura radicale della nostra Carta non consentita dalla Costituzione, che apre ampi spazi all’arbitrio delle contingenti maggioranze parlamentari.

CHIEDIAMO, infine, che nell’esprimere il vostro voto in seconda lettura del provvedimento di modifica dell’articolo 138, consideriate che la maggioranza parlamentare dei due terzi dei componenti le Camere per evitare il referendum confermativo, in ragione di una legge elettorale che distorce gravemente e incostituzionalmente la rappresentanza popolare, non coincide con la realtà politica del corpo elettorale del nostro Paese. Rispettare questa realtà, vuol dire esprimere in Parlamento un voto che consenta l’indizione di un referendum confermativo sulla revisione dell’articolo 138. È in gioco il futuro della nostra democrazia. Assumetevi la responsabilità di garantirlo.

Referendum, due anni dopo. Che fine ha fatto la volontà popolare?

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Sì all’acqua pubblica, no al nucleare, no al legittimo impedimento. Così gli italiani si sono espressi il 12 e 13 giugno del 2011. A due anni di distanza dal referendum, le associazioni chiedono che la volontà popolare venga recepita in leggi e atti precisi
fonte il cambiamento.it di Matteo Marini – 12 Giugno 2013 attualità
Sembra passato un secolo. Il 12 giugno di due anni fa, ci recavamo alle urne per votare al Referendum per dire sì all’acqua pubblica, no al nucleare e no al legittimo impedimento. Fu un trionfo, una grande festa di democrazia la definirono i giornali nei giorni successivi.

A 48 mesi di distanza, il Comitato “Vota SÌ per fermare il nucleare”, l’Associazione “SÌ rinnovabili NO nucleare”, Greenpeace, Legambiente e WWF chiedono giustamente a tutti i parlamentari di ripresentare e avviare la discussione sulla legge di iniziativa popolare sullo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili.

Vogliono sostanzialmente che si rispetti il responso straordinario che ci fu nelle urne, come esplicitato nel comunicato congiunto, nel quale denunciano come “nonostante la stragrande maggioranza degli italiani si sia espressa chiaramente due anni fa a favore dell’acqua pubblica e per un nuovo modello energetico, la volontà popolare non è ancora stata recepita in leggi e atti precisi. Per questo le organizzazioni e i cittadini impegnati in quella battaglia sono ancora in piazza per chiedere e costruire un futuro energetico sicuro, pulito, rinnovabile”.

Le associazioni chiedono anche che si metta mano ad una moratoria sulle centrali a carbone e sulle trivellazioni, rilanciando la legge di iniziativa popolare per lo sviluppo di efficienza energetica e delle energie rinnovabili (raccolte nel 2010 ben 110.000 firme ma è rimasta chiusa in un cassetto della commissione incaricata della scorsa legislatura).

Se non altro perché, continua il comunicato “i pericoli di quanto resta del ciclo nucleare in Italia non sono finiti, non esiste un efficiente sistema di messa in sicurezza delle scorie radioattive, lo smantellamento da parte della Sogin dei vecchi siti nucleari va a rilento”.

A due anni di distanza dal referendum, le associazioni chiedono che la volontà popolare venga recepita in leggi e atti precisi“La politica energetica degli ultimi governi, inoltre, ha ostacolato la diffusione delle rinnovabili, del risparmio e dell’efficienza energetica e ha rilanciato le fonti fossili: centrali a carbone ed estrazione di idrocarburi a terra e a mare. Ciò – si legge nel comunicato – è inaccettabile perché le strategie energetiche dei singoli paesi non possono essere orientate dagli interessi delle grandi lobby energetiche fossili, ma devono essere coerenti con gli orientamenti europei che puntano per il 2050 alla completa ‘decarbonizzazione’, almeno della produzione elettrica”.

Basterebbe poi, secondo i comitati, chiudere il rubinetto dei sussidi pubblici alle fonti fossili, per dirottare i soldi verso “il risparmio di materia e di energia, l’efficienza energetica nelle produzioni, la riqualificazione del patrimonio edilizio, i trasporti pubblici, l’uso diffuso delle fonti rinnovabili, gli investimenti in ricerca, la diffusione delle conoscenze”.

Oggi, a partire dalle ore 11, le associazioni illustreranno in Piazza di Montecitorio i contenuti della legge nell’ambito di un incontro con i parlamentari organizzato dal movimento per l’acqua pubblica.
L’iniziativa del movimento per l’acqua pubblica, mira invece a costruire un intergruppo dei parlamentari per l’acqua bene comune che si ponga l’obiettivo di riprendere il percorso legislativo per la idrico.ripubblicizzazione del servizio I Parlamentari verranno invitati a sottoscrivere un documento di adesione all’intergruppo.

Alle 18, appuntamento in Piazza di San Cosimato per festeggiare questo secondo anniversario dalla vittoria del referendum del 12-13 giugno 2011. Tra gli altri, saranno presenti anche Stefano Rodotà e Ascanio Celestini.

Grillo: “Sull’Euro referendum online”. No al governissimo

corel.Il leader del Movimento 5 Stelle chiude all’ipotesi di un eventuale esecutivo di grande coalizione con Pd e Pdl. Ribadisce il ‘Tutti a casa’. E rilancia l’idea di una consultazione via web sulla moneta europea.

ROMA (WSI) – “Sono un convinto europeo. Sono per una votazione online sull’euro, voglio un’Europa unita che sia moderna, parli una lingua comune e non undici diverse come nel Parlamento europeo”. Beppe Grillo, dopo l’intervista rilasciata a Focus, parla con un altro giornale tedesco, la Bild am Sonntag. Sul numero in uscita domenica 3 marzo spiega la sua visione politica ed economica del Paese e commenta i risultati del governo tecnico di Monti. Un esecutivo che, spiega, “non ha fatto vere politiche di risparmio”. Infatti, prosegue, “invece di togliere ai privilegiati, per primi ai politici, si è servito coi risparmi delle famiglie che ora non sanno più come andare avanti senza soldi. Una cosa simile può essere per il bene dell’Italia? E dell’Europa?”.

Nell’anticipazione del colloquio con i cronisti Andrea D’Addio e Katharina Windmaisser, che l’Ansa ha avuto in anteprima, il leader del Movimento 5 Stelle precisa che se fosse premier farebbe “ricomprare all’Italia i suoi titoli di Stato da Paesi come Francia e Germania” e “contratterebbe nuovamente il tasso d’interesse”. Grillo vuole “portare onesti ai vertici del Paese. Com’è in Europa, ma non in Italia”. Un Paese che secondo cui è perso da tempo. “In un anno – prosegue – non avremo più soldi per pagare le pensioni e gli stipendi dei dipendenti pubblici. Non c’è più molto da salvare”.

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Beppe Grillo chiude definitivamente all’ipotesi di un eventuale governissimo. Ribadisce con forza il suo vecchio slogan ‘Tutti a casa’. E rilancia l’idea di un referendum sull’euro. Quindi, in un’intervista alla ‘Bild’ avverte: se dovessi diventare premier “farei ricomprare all’Italia tutti i suoi bond da paesi come la Francia e la Germania”. Non e’ che ci sia “piu’ molto da salvare in Italia”, sottolinea ai cronisti tedeschi, ma bisogna provarci soprattutto per riportare ai vertici del Paese “gente onesta”.

In tutta Europa e’ cosi’, afferma, “ma in Italia no”. Il leader del M5S, infine, non risparmia la sua stoccata a Monti che “non ha fatto bene all’Italia ne’ all’Europa”. Dal ‘fortino’ della sua villa a Marina di Bibbona dove trascorre il weekend in vista della convention con i ‘suoi’ parlamentari a Roma, Grillo si rende ‘off limits’ per i cronisti che inutilmente lo tampinano. Ma dal suo blog imperversa. E smentisce categoricamente la possibilita’, ‘letta’ da alcuni media in una sua intervista a ‘Focus’, che con i voti del M5S nasca un governo che riformi la legge elettorale e riduca i costi della politica.

Decisione che conferma anche a due supporter che lo attendono ore fuori della villa per farsi fotografare con lui: “Andiamo dritti per la nostra strada e non ci alleiamo con nessuno”, gli assicura. “Se il Pd di Bersani e il Pdl di Berlusconi proponessero un cambiamento immediato della legge elettorale, l’abolizione dei rimborsi dei costi della campagna elettorale e al massimo due legislature per ogni deputato, noi sosterremmo naturalmente, subito un governo del genere. Ma non lo faranno mai”, diceva Grillo nell’intervista.

L’interpretazione ‘autentica’ delle sue parole arriva via web dalla villa al mare, dalla quale il leader M5S esce imbacuccato solo per una breve passeggiata sulla battigia con lo scrittore Stefano Benni: “Per quanto mi riguarda, lo ripeto per l’ultima volta, il M5S non dar… la fiducia a nessun governo (tanto meno a uno Pd-Pdl), ma voter… legge per legge in accordo con il suo programma”. Parole chiare, affidate al blog dopo un pranzo di famiglia a base di baccala’ alla livornese, che stroncano ogni speranza di soluzione al caos politico in atto.

E sempre sul blog se la prende con Nichi Vendola. Grillo accusa il leader di Sel di essersi “ingrillato all’improvviso dopo le elezioni. Si Š vestito di nuovo come le brocche dei biancospini. Sembra un’altra persona. Ha un rinnovato il linguaggio, comunque sempre variegato, e adopera inusitate e pittoresche proposizioni verso il M5S. Vendola ci ama”, sostiene, accusandolo di avere “due facce”. E dopo averne riportati gli attacchi da lui ricevuti in campagna elettorale, affonda: “Solo gli stupidi non cambiano mai idea. Vendola, perciò, deve essere molto intelligente!”.

Vendola non raccoglie, ma glissa: “Dobbiamo rispettare il nostro interlocutore. Lui ci propone uno schema di gioco nuovo, inedito”, osserva. E mentre si lavora alla convention degli eletti del M5S, che dovrebbe aprirsi domani a Roma, i grillini laziali invitano i cittadini ad approfittare di ‘Montecitorio a Porte aperte’ per “invadere” la Camera che e’ “la casa degli italiani”. Grillo restera’ in Toscana anche domani: a prepararsi per il primo faccia a faccia con quelli che per lui siederanno in Parlamento.

Dal Blog: Termomero politico risulta riguardo la presentazione delle firme referendarie per la riduzione degli stipendi dei parlmentari i tempi non siano sufficienti


Redazione
Rettifico quanto pubblicato due giorni fa su questo blog pare che sui tempi di presentazione delle firme ci siano forti dubbiDal Blog: Quando a far politica vanno dilettanti impreparati

di Alessandro Siro Campi

Migliaia di persone stanno andando nei loro Comuni perché hanno letto su Facebook che “Basta una semplice firma per cancellare i privilegi dei Parlamentari”. Peccato stiano perdendo il loro tempo seguendo un’iniziativa fatta da dilettanti che non sanno nemmeno come funziona il meccanismo referendario. Qui i dettagli:

La legge 352/1970 stabilisce infatti che non possono essere depositate richieste di referendum nell’anno solare precedente le elezioni politiche, quindi fino al 31 dicembre 2012 non si potranno presentare le firme. Unione popolare risponde all’obiezione dicendo che le presenterà a partire da gennaio 2013. Ma qui sorge un altro problema, perché il comitato promotore ha tre mesi di tempo per raccogliere le firme, e visto che il termine scade ad agosto, a gennaio le firme potranno essere scadute. A questa obiezione, più che fondata, Up risponde sulla pagina Facebook con un’interpretazione che loro stessi definiscono “ardita”, e cioè che la scadenza dei tre mesi dipenda da quando la richiesta è stata presentata in ciascuna segreteria comunale italiana. Sarebbe a dire che, anche se la raccolta è iniziata ad aprile, se in una segreteria comunale il modulo verrà presentato a settembre, è da quella data che andranno calcolati i tre mesi. Un’interpretazione non solo ardita, ma anche smentita dai fatti.
C’è un precedente significativo, quello di Beppe Grillo nel 2008. Il comico genovese, prima di lanciare il M5S, aveva promosso tre referendum per la cancellazione dell’ordine dei giornalisti, dei contributi pubblici all’editoria e della legge Gasparri. Nonostante la massiccia campagna referendaria e il raggiungimento delle 500.000 firme, il referendum non si fece perché in quell’anno si tenevano le elezioni, e Grillo presentò le firme simbolicamente il 25 aprile, quando la riapertura dei termini scattava dal 7 maggio. E dire che era stato avvertito.

In generale quando qualcuno promette che con una firma cambierà il mondo o non sa di che parla o sta cercando di farsi pubblicità mentendo e sapendo di mentire. Come ho già detto altrove, per cambiare le cose servono persone serie che si danno da fare sul serio.

(finanziamento ai partiti)RIFORMA FINTA, SOLDI VERI Accordicchio a tre sulla trasparenza, ma i partitnon rinunciano a un euro del denaro sottratto ai cittadinii

Fatto Quotidiano 10/04/2012 di Eduardo Di Blasi e Paola Zanca
Si chiama rimborso ma non lo è. Nel senso che il finanziamento che lo Stato annualmente vers
nelle casse dei partiti, del “rimbor so” non ha nulla. Le cronache passate raccontano di come la Corte dei Conti abbia più volte annotato che i partiti spendessero uno e sfacessero rimborsare sei. Le cronache recenti dimostrano come i tesorieri di quei partiti dispongano di una messe di denaro buono per fare vacanze milionarie, comprare case, macchine e benefit per questo o quell’esponente politico, e alla fine anche per sè stessi.
ADESSO che gli scandali hanno disegnato un quadrcupo della loro disinvolta gestione contabile, i gruppi politici corrono ai ripari. Annunciano proposte di legge, accordi, soluzioni. Successe dopo lo scandalo Lusi (il tesoriere della Margherita accusato di essersi intascato una ventina di milioni di euro), nel febbraio scorso. Si ripropone oggi, dopo che il collega padano di Luigi Lusi, Francesco Belsito, è finito in un’indagine chva dal sospetto riciclaggio del denaro della ‘ndrangheta all’acquisto di alcuni titoli di studio per il figlio di Umberto Bossi. Nel giorno di Pasqua, di norma dedicato alle resurrezioni, una nota del Pdl ci ha informato di come i tre partiti di maggio-ranza Pd, Pdl e Terzo Polo, stiano marciando compatti verso un accordo “sulla trasparenza nel loro funzionamento e nel fi n a n z i a m e n t o ”. Si vedranno domani, due “tecnici” per ogni partito. E il giorno dopo presenteranno la bozza “alle altre forze parlamentari per una comune valutazione”. Difficile che non si trovi un accordo, visto che le soluzioni in cantiere si limitano alla certificazione e alla trasparenza:
controllo della Corte dei Conti, obbligo di dichiarazione dei privati che versano ai partiti più di 5 mila euro, pubblicità su Internet dei bilanci. Nessuna intenzione di trovare strumenti per restituire alle casse dello Stato quella parte di “rimbor si” che i partiti non hanno speso. Il segretario Pd Pier Luigi Bersani, nell’annunciare questo cambio di passo, afferma in un’intervista al Corriere della Se-slatura (Ds, Dl, Forza Italia, An, e anche i gruppi non più rappresentati in parlamento di Rifondazione, Verdi, Comunisti Italiani e Udeur). Quel marchingegno, tenuto a battesimo dal tesoriere Ds Ugo Sposetti (con l’accordo dei suoi omologhi in Forza Italia e nella Lega – Rocco Crimi e Maurizio Balocchi), è servito a mettere in conto allo Stato i problemi di bilancio che all’epoca avevano Ds, Forza Italia e Lega Nord. Appare quindi oggi naturale che il Parlamento abbia votato per cancellare la norma. Ancora incredibile, però, è immaginare come i partiti continuino a parlare di “r imbor si”, quando quello che abbiamo di fronte è un finanziamento a tutti gli effetti.
PA R E che a premere perché uscisse in fretta la notizia dell’incontro di domani sia stato il Pdl. Che ha pensato bene di aggiungere all’annuncio una precisazione di metodo: si potrebbe procedere “in commissione in sede legislativa”. Via l’ipotesi di un decreto, dunque, cancellata anche la proposta di mettere le nuove norme sui rimborsi nel ddl anti-corruzione. Cicchitto e Gasparri consigliano di partorire, chissà quando, un topolino: in sede legislativa, la commissione ha bisogno praticamente dell’unanimità. Basta che un quinto dei componenti si metta di traverso per rimandare tutto all’esame dell’Au l a (e alle calende greche). L’Idv dice che sulla questione dei rimborsi è disposta a dialogare con la maggioranza che sostiene il governo Monti. Vuole una “buona legge”, però. In linea con la raccolta firme che ha appena avviato per un referendum che riazzeri il sistema dei rimborsi. Restituire all’erar io tutto ciò che supera le spese certificate, questa sarebbe la rivoluzione. “Anche perché dice l’Api Pino Pisicchio – quell’8 per cento di italiani che ancora si fida dei partiti perde pezzi ogni giorno che passa”.
Pdl Il modello made in Usa
Ubilancio certificato, trasparente e pub-
blicabile per chi volesse prenderne visione; volontaria contribuzione da parte dei cittadini a favore dei partiti tramite modelli all’americana (verificabili).
bilanci dei partiti dovranno essere vagliati
da società di revisione e Corte dei Conti e dovranno andare su internet. È obbligatorio rendicontare donazione private oltre i cinquemila euro. Sanzioni pecuniarie a chi sgarra.
Pd
D i c h i a r a re donazioni private
Ibilanci dei partiti dovranno essere vagliati
da società di revisione e Corte dei Conti e dovranno andare su internet. È obbligatorio rendicontare donazione private oltre i cinquemila euro. Sanzioni pecuniarie a chi sgarra.
Udc Bilanci alla Corte dei Conti
Ibilanci consuntivi e preventivi, i rendiconti delle spese elettorali devono essere sottoposti al controllo della Corte dei Conti. I partiti possano investire liquidità solo nei titoli di Stato italiani.
Idv Referendum anti finanziamento
Il partito di Antonio Di Pietro ha presentato la scorsa settimana ha depositato in Cassazione un quesito referendario per abrogare il finanziamento pubblico dei partiti così come votato dagli italiani nel ‘93

L’elenco delle privatizzazioni e liberalizzazioni per ora non appare il tormentato servizio idrico (oggetto del referendum di giugno)

BANCHE E ASSICURAZIONI
Redazione
In questa manovra sicuramente molto dura metto un primo elenco di liberalizzazioni e privatizzazioni.
Dalla redazione Del Fatto Quotidiano del 19/01/2012
Fine delle polizze vendute con i mutui
Il decreto dovrebbe contenere il divieto per le banche di vendere obbligatoriamente a chi chiede un mutuo anche una polizza assicurativa. Niente da fare, invece, per lo scorporo di Banco Posta da Poste Spa. Tra le ipotesi la possibilità per il governo di abbattere il costo di carte di credito, di pagamento e simili. Previste norme dure contro le frodi assicurative e l’aumento delle pene per i periti che vi si prestano. Il governo vuole anche incentivare l’attività degli agenti plurimandatari e razionalizzare il sistema delle compensazioni tra compagnie per i risarcimenti diretti.

BENZINAI E TRASPORTI
Più distributori no-logo
La nuova Autorità dei trasporti si occuperà non solo di taxi, ma anche di concessioni autostradali (la missione: diminuirne la durata e garantirne la messa a gara) e dovrà valutare lo scorpordella rete ferroviaria dall’ex monopolista pubblico Trenitalia e garantirne un uso non penalizzante ai privati. Si salva Snam Rete Gas, che resta nella struttura dell’Eni. Sulla benzina si incentivano i distributori no logo e/o completamente automatizzati, si permette ai gestori di rifornirsi da chiunque senza esclusiva e di vendere la benzina assieme ad altri prodotti. Le grandi compagnie dovranno vendere il 30% dei loro impianti.

SERVIZI PUBBLICI
Privatizzazioni delle municipalizzate
Il decreto intende rendere più esplicita la normativa in materia di liberalizzazione dei servizi pubblici locali anche estendendo i poteri dell’Autorità Antitrust: eliminazione delle società piccolissime attraverso accorpamenti territoriali e messa a gara dei servizi. Incentivata anche la privatizzazione delle municipalizzate, in particolare per i Comuni indebitati. I vincoli del patto di stabilità vengono estesi anche a questo tipo di società, divieti di nuove assunzioni compresi. Nelle bozze finora visionate questi provvedimenti riguardano anche il trasporto pubblico locale, ma non il servizio idrico.

Le maestrine del bon ton (Marco Travaglio).

Le maestrine del bon ton (Marco Travaglio)..

Acqua – La liberalizzazione tradisce i referendum. la battaglia continua

redazione dopo i molti tentativi di non rispettare la volontà referendaria da parte del passati governi ora anche Monti ribadisce la volontà di privatizzare l’acqua, questo vuol dire nonn rispettare la volontà del cittadino.
Per contro Il Presidente Nazionale Attack ovvero del comitato referendario dell’acqua pubblica aveva già espresso in un suo comunicato che si sarebbe sicuramente rivolto alla Corte Costituzionale, la battaglia continua anche se molti fanno le orecchie da mercante(alcuni partiti) per ribadire che deve essere
preso diksa53a.blogspot.com

Ormai da giorni il Presidente del Consiglio Monti e i suoi ministri parlano di privatizzazioni alludendo anche ad un intervento sul servizio idrico. Ultimi in ordine di tempo il sottosegretario Polillo secondo cui il referendum è stato “un mezzo imbroglio” e il sottosegretario Catricalà che ha annunciato “modifiche che non vadano contro il voto referendario” alla gestione dell’acqua.
Diciamo chiaramente a Monti, Passera, Catricalà e Polillo che non esiste nessuna liberalizzazione del servizio idrico che rispetti il voto referendario: il 12 e 13 giugno scorsi gli italiani hanno scelto in massa per la gestione pubblica dell’acqua e per la fuoriuscita degli interessi privati dal servizio idrico.
Non pensi il Governo Monti con la scusa di risanare il debito di poter aggirare il voto referendario con trucchi e trucchetti, 27 milioni di italiani si sono espressi per la ripubblicizzazione del servizio idrico e questo ci aspettiamo dal Governo nei prossimi giorni.
Saremo molto attenti alle prossime mosse del Governo Monti sul fronte delle liberalizzazioni, non permetteremo che la volontà popolare venga abbattuta a colpi di decreto, di Antitrust o di direttive europee in stile Bolkestein. Metteremo in campo ogni strumento utile alla difesa dei referendum, a partire dalla campagna di obbedienza civile lanciata da noi del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.
L’applicazione dei referendum è la prima e la più urgente emergenza democratica nel nostro paese, per questo il Forum chiede, come già fatto e sinora senza risposta, un incontro urgente con il Presidente del Consiglio Mario Monti. Nel contempo chiede a tutte le realtà che hanno sostenuto i referendum, ai partiti che da fuori o dentro il Parlamento hanno dato indicazione per il “Sì” ai referendum di giugno, di prendere da subito una netta posizione in difesa del voto democratico del popolo italiano.

Da micromega-online di Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

La legge Calderoli, la “porcata” voluta da Berlusconi


Redazione
La legge Calderoli o Porcellum (o porcata)
permette alla coalizione di che è stata eletta di presentare i loro candidati secondo il loro ordine di presentazione senza poter eleggere nessun candidato, al contrario delle liste europee dove oltre eleggere il partito può scegliere il proprio candidato.
Nel caso del porcellum ovviamente l’eletto non deve più rispondere al suo elettore ma al proprio partito e si sono visti i risultati di gente che prende ordini dal partito se aver nessuna pressione dall’elettore il che è scabroso.
Redazione del Fatto Quotidiano del 7/01/2012
La legge n. 270 del 21 dicembre 2005, meglio nota come “Po rc e l l u m ”, approvata con i voti di Forza Italia,
Alleanza Nazionale, Udc e Lega Nord, ha modificato il sistema elettorale italiano, delineando la disciplina attualmente in vigore. Si tratta di un sistema proporzionale con liste bloccate. L’e l e t t o re cioè non può esprimere preferenze e i candidati
vengono eletti secondo l’ordine di presentazione deciso dalle segreterie di partito. Alla Camera sono previste soglie di sbarramento su base nazionale: il 10% del totale dei voti validi per le coalizioni e il 2% per le liste che ne fanno parte, il 4% per le liste che si presentano al di fuori di una coalizione. Alla coalizione che ottiene la maggioranza relativa dei voti viene garantito un premio di maggioranza
minimo di 340 seggi alla Camera. Anche per il Senato è previsto un premio di maggioranza per assicurare almeno il 55 per cento dei seggi alla coalizione (o alla lista) che abbia ottenuto più voti. Il meccanismo del Senato opera su base regionale, con la conseguenza che può determinarsi una maggioranza diversa da quella formatasi alla Camera.

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