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GRECIA, E’ ARRIVATA LA RIVENDICAZIONE PER L’ATTENTATO DAVANTI ALLA SEDE DI ALBA DORATA. E PUZZA ANCORA DI PIU’

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FONTE: COMEDONCHISCIOTTE.ORG 18 novembre, 2013 redazione attualità
E’ arrivata la rivendicazione per l’assassinio dei due membri di Alba Dorata e del ferimento di un terzo.
Sono state le “Forze Popolari Rivoluzionarie Combattenti” (Μαχόμενες Λαϊκές Επαναστατικές Δυνάμεις) che intitolano “Assunzione di responsabilità dell’esecuzione dei Neonazisti” il loro manifesto rivendicativo. Naturalmente si tratta della “rappresaglia contro l’assassinio di Pavlos Fyssas”. E’ la prima volta che si sente parlare di loro.
Il testo, anche se tenta disperatamente di farlo, non ricorda neanche da lontano lo stile delle organizzazioni terroristiche di un tempo che portavano avanti una specie di discorso teorico-rivoluzionario talvolta anche serio, comunque argomentato.
La rivendicazione e’ stata recuperata (busta contenente un USB) in un posto di alto valore simbolico (Monumento dei Caduti dentro il campo da tiro di Kesariani dove i tedeschi fucilavano ostaggi e partigiani durante l’occupazione) dopo avviso telefonico alla redazione del sito zougla.gr che lo ha poi pubblicato.
http://www.zougla.gr/greece/article/i-prokiriksi-tis-ektelesis-819462
Qui per scaricarla
http://www.zougla.gr/file.ashx?fid=1144814
Due le cose da considerare subito: La sinistra (specie quella extraparlamentare figuriamoci quella terroristica) non si e’ mai trovata negli ultimi 30-40 anni in buoni rapporti con la memoria della resistenza contro l’occupazione tedesca in quanto considera ideologicamente superato il senso del patriottismo nel quadro della lotta di classe. Per cui la scelta di Kesariani ha più valore mediatico che tattico-ideologico come invece dovrebbe essere per dei rivoluzionari puri o almeno onesti. La scelta di zougla.gr poi sembra una scelta che miri più all’istinto che alla ragione. Zougla.gr infatti non viene proprio lodato (principalmente negli ambienti dell’estrema sinistra) per il suo stile giornalistico e informativo dato che mira molto al sensazionalismo (ultimamente pubblica di continuo dei “sondaggi” che indicano AD come primo partito).
Per quel che riguarda il testo della rivendicazione sembra proprio il frutto di una mente (o forse anche di due) di medio livello educativo, maledettamente impiegatizia che si affanna a pescare qua e là tra testi comunisti, anarchici o giornalistici, parole e significati consoni alle proprie aspirazioni rivoluzionarie e combattenti. Manca visibilmente una qualsiasi vivacità o passione, sia pure giovanile, e prevale una retorica molto sospetta. Nel testo si registra qualche errore di sintassi ingiustificabile per una persona anche di cultura media (il che potrebbe anche essere intenzionale per far sembrare il tutto più “genuino”), mentre appaiono delle sentenze talmente e grossolanamente piene di “significato teorico” da risultare quasi incomprensibili. In parole povere c’è di tutto e del contrario di tutto. Il loro logo poi (la stella) sembra quasi una presa in giro dato che lo portano sulle loro ali gli aerei della nota grande potenza.
Quindi sorgono le seguenti considerazioni e domande, alle quali il primo pappagallo sistemico che tenterà di terrorizzarci con il teorema della “guerra civile” dovrà prima rispondere.
1. Non c’è stata mai una organizzazione terroristica (di destra o di sinistra) che non sia stata infiltrata dalla polizia o dai servizi segreti.
2. Il terrorismo di sinistra non ha mai colpito senza mirare in modo molto preciso.
3. Al contrario il terrorismo di destra ha avuto sempre (almeno in Grecia) degli obbiettivi a casaccio.
4. La preannunciata guerriglia di strada di FPRC presuppone atti terroristici sistematici, occupazioni di centri nevralgici del nemico, rapimento di ostaggi, attentati dinamitardi, rapine alle banche etc. Dove sono stati questi guerriglieri rivoluzionari durante gli ultimi 3 anni e mezzo? Come si sono finanziati?
5. Perché prendere di mira tre lavoratori, tre poveracci di bassissimo livello nell’organizzazione di AD, e non una figura di spicco di AD?
6. Di solito un’organizzazione terroristica ha la sua rivendicazione pronta prima di colpire. Come mai questi ci hanno messo quasi un mese? Hanno difficoltà con l’uso delle tastiere o aspettavano che si creasse il clima “e’-opera-della-sinistra” opportuno che e’ stato reclamizzato sin dal primo momento dopo gli assassinii tanto dalla polizia quanto dai canali privati?
7. Perché la rivendicazione e’ arrivata alla vigilia della grande manifestazione del 17 Novembre che e’ l’anniversario della protesta studentesca contro la dittatura del 1973 al Politecnico di Atene e del massacro che ne seguì?
8. Perché nel loro “manifesto” non esiste il minimo accenno alle attuali rivendicazioni scottanti della società (ERT, impiegati amministrativi, Università, tasse sulla proprietà, medici e ospedali etc)?
9. Come mai la polizia la sera stessa del ritrovamento del USB ha caratterizzato il testo della rivendicazione come “genuino”.
E la questione più importante:
10. Che fine ha fatto la sorella greca di “Gladio”, la “Red Sheepskin” (Pelle di Pecora Rossa), (ambedue succursali dell’Operazione USA “Stay Behind”), attiva dal 1950, “scoperta” nel 1984, “sciolta” nel 1984, “riapparsa” nel 1988, e cosi via fino al 2005 quando se n’è parlato per l’ultima volta?
Intanto, e questa e’ una notizia confortante, la stragrande maggioranza dei commenti nei vari siti e nei pochi altri luoghi di libera espressione che sono rimasti in Grecia, indica in modo inequivocabile che la gente non cade nel tranello. Si gioca a carte scoperte ormai. E questo e’ il “loro” grande problema.
Un corrispondente volontario dalla Grecia
Fonte: http://www.comedonchisciotte.org
– See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/11/18/grecia-e-arrivata-la-rivendicazione-per-lattentato-davanti-alla-sede-di-alba-dorata-e-puzza-ancora-di-piu/#sthash.gJrlTDVj.dpuf

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“La foresta pietrificata”: l’Italia vista da fuori ” A FERRARA SI È APERTO IERI IL FESTIVAL DI INTERNAZIONALE, IL FINE SETTIMANA CON I GIORNALISTI DI TUTTO IL MONDO

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Fatto Quotidiano del 5/10/2013 di Elisabetta Reguitti attualità
È la seconda lettera dell’alfabeto a suscitare un “nooo”che sa di tempo scaduto. La decadenza parlamentare del senatore più famoso d’Italia non ha penetrato la cinta muraria di Ferrara, come se i giovani intervenuti al primo appuntamen- to di Internazionale volessero ascoltare musica nuova più che sentir abbaiare il barboncino Dudù. IL FINE settimana con i giornalisti del mondo intero si è aperto con le immagini dei corrispondenti dal paese degli eterni processi: da una parte il ventennio di B. dall’altra una sinistra alla deriva e senza idee. Nel mezzo l’esercito dei senza orizzonte costituito dai giovani. Italia, bella addormentata osservata con gli occhi dei cronisti stranieri ospiti sul palco insieme a Enrico Mentana con le sue domande su questa“foresta pietrificata”che guarda alla cugina Grecia con superiore distacco senza rendersi conto che, come ha sottolineato il gionalista ellenico Dimitri Deliolanes, “siamo sull stessa barca anche se con due pesi diversi”. Dalle scialuppe finanziarie europee ai barconi delle donne e degli uomini con gli occhi tracimanti di dolore e violenze che –e di questo non ha dubbi Michael Braun (penna del Die Tegeszeitung ) – “non piacciono alla sinistra europea”. Stephenfaris inviato del Time sintetizza senza retorica “ciò che si perpetua a Lampedusa, lo si pensa con il cuore per un paio di settimane e poi stop”. Molti i giovani seduti in sala “voi partite tutti con un vantaggio quantomeno di conoscenza rispetto al passato anche recente ma poi la vostra corsa è stroncata sul nascere. Davanti a voi avete il deserto”risponde Mentana a una ragazza che gli chiede che farebbe se lui oggi avesse 20 anni. “Ai tavoli sull’occupazione siedono tutte le categorie, ma non la vostra nonostante siate i primi testimoni dell’anomalia italiana. Dovete organizzarvi per esserci, solo così sfonderete le porte” risponde il direttore. Mille e una metafora usate dai giornalisti chiamati a raccontare ai lettori dei paesi di origine una nazione dove grandi (o presunti tali) vecchi restano incollati alle pol- trone incuranti di liberare “almeno qualche sedia per i ragazzi”. La politica italiana come un’espressione algebrica perennemente irrisolta con parentesi tonde (Berlusconi causa di tutti i mali), quadre (Berlusconi alibi di tutti i mali) e graffe con una sinistra alla costante ricercadi unleader perdutosenza rendersiconto che ciò che l’aveva resa grande erano i progetti. “Un esempio? Oggi il figlio di un operaio di Fer- rara che diventa ingegnere non ragiona come il padre. Non vota sinistra per senso di gratitudine comeforse farebbeil genitore.Il bacinoelettorale della sinistra italiana è rimasto solo quello dei di- pendenti pubblici” sferza il teutonico Braun, ro- mano adottivo, che porta come miglior idea di po- litica che bada al sodo, la mobilitazione per l’acqua come diritto di tutti. Per Eric Jozsef di Liberation gli equilibri “se vogliamo anche moralmente condannabili di un paese come l’Italia non hanno retyo l’urto degli anni ‘90 e una crisi identitaria ormai ventennale non si risolve guardandosi l’ombeli – co”. L’Europa come unica ciambella di salvataggio per lapatria di Pinocchioche Rachel Donadiodel New York Times(quotidiano di riferimento nella nazione dove una bugia può valere lo scranno pre- sidenziale) descrive così: “Gli italiani sono a loro agio con l’idea nettamente spaccata tra apparenza e realtà. Una sofisticata ambiguità con cui convivono senza alcun problema

L’UNIONE EUROPEA E SOPRATTUTTO IL CROLLO DELLA ZONA EURO NEL DECLINO PIÙ ASSOLUTO COME L’ANTICO IMPERO ROMANO …

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Fonte Comedonchisciotte DIMITRI SKAZAKISKAZAKIS 18/07/2013 attualità Dalla storia si sa che l’antico Impero Romano, cioè una specie di Unione Europea dell’epoca, mentre trasformava i suoi sudditi in schiavi smidollati della classe dirigente più spietata e parassitaria che il mondo avesse conosciuto fino ad allora, la società iniziava nel suo complesso a disintegrarsi e a declinare in misura fino ad allora senza precedenti. L’abilità personale, il coraggio, l’amore per la libertà e l’istinto democratico del popolo che considerava tutti gli affari di stato come propri e che aveva fatto grande la Roma antica erano scomparsi del tutto. Al loro posto c’era un parassitismo senza precedenti e la morale sociale della folla, che riusciva a sopravvivere grazie a opere di carità nel mezzo di guerre civili tra le fazioni dei governanti della Roma imperiale.

Non era la frusta che soggiogava gli innumerevoli schiavi, gli ancora più numerosi plebei e una miriade di proletari. Non era il carnefice che li costringeva a vivere una vita servile sotto i piedi dei signori. Non c’era bisogno di frustate. Dove non c’è coraggio e amore per la libertà i tiranni non hanno bisogno della frusta, né del carnefice. Il posto della frusta lo presero le insopportabili tasse e il debito usurario. Per sfuggire al peso insopportabile delle tasse, molti piccoli agricoltori preferivano vendersi come schiavi, in quanto questi ultimi non pagavano tasse e la libertà dall’esattore era più dolce come motivazione rispetto a quella della libertà personale.

Nel primo periodo della Repubblica Romana, la servitù per debiti (nexum) era accettata. Il mutuatario poneva se stesso o un membro della sua famiglia, come una garanzia nel caso in cui non potesse pagare il debito. Ma l’usura e il maltrattamento dei debitori era inaccettabile. Il maltrattamento di un debitore da parte del creditore possessore del nexum era stato il motivo della sua abrogazione con la legge Lex Poetelia Papiria nel 326 a.C., secondo Tito Livio. Tuttavia, man mano che l’usura si trasformò in una delle attività d’arricchimento preferite dei governanti dell’antica Roma, i tribunali emettevano delle sentenze che trasformavano i debitori che non potevano pagare i loro debiti in schiavi del creditore.

Da subito il peso del debito cominciò a cadere pesante sugli strati plebei dell’antica Roma. Quando nel 133 a.C. i fratelli Gracchi e i loro seguaci cercarono di “tagliare” i debiti dei plebei, la classe dirigente che controllava il Senato rispose con la violenza, uccidendo, mutilando e bruciando i loro nemici in una aperta guerra civile. L’ultimo tentativo organizzato per farla finita con la morsa del debito per i plebei fu la cosiddetta cospirazione di Catilina nel 63-62 a.C. Chiunque avesse avuto il coraggio solo di parlare di cancellazione dei debiti faceva una brutta fine, mentre alle reazioni delle masse seguivano sempre stragi e guerre. Lo storico romano Tacito (56-120 d.C.) scrisse nei suoi Annali (libro IV, 16): “La maledizione dell’usura era in effetti vecchia come Roma e costituiva sempre la ragione più comune per la rivolta e la discordia …”

Nel quinto secolo l’economia di Roma era crollata. Sollevazioni frequenti e guerre civili, così come gli innumerevoli affamati che si accumulavano nelle città, costringevano molti a fuggire verso la campagna. Quando il numero degli schiavi che non pagavano le imposte statali imperiali proliferò in modo che le casse dello Stato non erano più in grado di raccogliere ciò che era necessario per finanziare lusso, parassitismo e guerre della cricca imperiale, venne messo a punto un nuovo sistema di schiavitù. Prima fu vietato vendere se stessi come schiavi e così si moltiplicarono i debitori. Così il debitore legato per forza ormai al creditore, era molto spesso costretto a lavorare un pezzo di terra cedutogli (dal prestatore – Signore) affinché ripagasse il debito.

Così lo schiavo diventò un servo della gleba che ora poteva essere tassato, mentre l’opera sua e quella della sua famiglia così come il prodotto della terra appartenevano al Signore. Fino al pagamento del debito. Ma, siccome il signore controllava il debito, il servo, era certo, non avrebbe mai potuto ripagarlo. Né lui, né i suoi figli, né i figli dei suoi figli. Con questo sistema della servitù del debito del peone come anche si chiama, entrò nella scena storica il feudalesimo.

Il piccolo proprietario terriero e artigiano di un tempo, che dominava la scena nella vecchia democrazia di Roma era stato sostituito dal servo dello Stato e del sovrano, avendo perso tutto insieme alla voglia di vivere. Era diventato il mendicante dei potenti. E i mendicanti non esercitano né rivendicano diritti, semplicemente sopravvivono grazie alla magnanimità del potente e del potere. Ecco perché le popolazioni che nella storia sono state ridotte allo stato di mendicante, non sono mai state in grado di niente di meglio che venire alle mani, saccheggiare in stragi reciproche e servire i tiranni.

Con la società imperiale romana nel declino più assoluto, senza forze sociali disponibili che potessero dare vita alla società stessa attraverso un rovesciamento del regime in bancarotta, non era rimasto altro che le incursioni di orde barbariche. Scrisse giustamente Engels: “Ciò che di vivo e di vivificante che i tedeschi hanno dato al mondo romano era barbaro. E’ vero che solo i barbari possono ridare vita ad un mondo che giace tra le braccia di una civiltà morta”.

Molti anni dopo, un altro socialista tedesco, Paul Lensch, tanto di sinistra quanto i dirigenti di SYRIZA oggi (NdT: 2° partito in Grecia, sinistra ufficiale) non ebbe problemi, citando Engels, a sostenere la partecipazione alla guerra mondiale causata dal Kaiser tedesco, dicendo: “Ci chiamano barbari! Molto bene! I nostri antenati erano ancora barbari quando hanno reso un grande servizio all’umanità, frantumando l’impero romano a pezzi e aprendo la strada allo sviluppo storico che sembrava trovarsi in una situazione di stallo, uno sbocco di grande significato storico per tutto il mondo. E cosa è stato ciò che ha permesso alla razza tedesca di svolgere la sua missione nella storia del mondo? Cosa li ha resi capaci di infondere nuova vita in Europa? E’ stato quello che ha proclamato Friedrich Engels, esclusivamente la loro brutalità!”

Queste cose furono scritte nel mezzo della prima guerra mondiale, con la brutalità al suo apice. E le scriveva uno di sinistra, un socialdemocratico, fedele – almeno a suo dire – allievo di Marx ed Engels. Esprimeva la problematica dominante della direzione del Partito Socialdemocratico Tedesco del tempo, che concepiva la guerra mondiale come una battaglia per l’affermarsi della civiltà globale. E sceglievano di prendere posizione a favore di chi sembrava ai loro occhi come il meno brutale per l’affermarsi della civiltà globale.

Ma durante la guerra, con la barbarie dei belligeranti a superare tutti i limiti da entrambi i lati della trincea, la storia è cambiata. La Germania ora era la parte lesa mentre allo stesso tempo diventava il vettore della rivoluzione mondiale, quella cioè che combatte contro l’impero globale dominante inglese. Per cui anche la barbarie da parte dei tedeschi venne dispensata. La cosa strana è che da un punto di vista avevano ragione. I tedeschi hanno potuto, nei momenti più cruciali della storia del mondo, ricattare gli sviluppi globali con il quasi esclusivo uso della loro più sfacciata barbarie. Questo non è stato fatto con i nazisti tedeschi? Questo non viene fatto oggi?

L’Unione Europea e in particolare la zona euro, come si trasforma in una Federazione Europea in condizioni di una crisi senza precedenti, vive giorni simili a quelli dell’ultima Roma. Il tremendo declino che copre tutto come cenere, uccide tutto ciò che è vivo nelle società sviluppate degli Stati membri. Il problema non è semplicemente le politiche implementate, ma l’atmosfera soffocante, dove tutto è deciso da qualche parte lontana, inaccessibile, con i popoli a perdere anche la voglia di vivere. Se non sono già convertiti, certamente si trasformano in subordinati, in miseri sudditi, capaci solo di chiedere l’elemosina.

L’assolutismo come si è stabilito in Europa può confrontarsi storicamente solo con la decadenza di Roma. I popoli europei perdono lentamente la loro identità, le loro radici e la loro storia per divenire misere ombre dei loro lontani se stessi, uniformi cliché di consumatori e cittadini del mercato, capaci solo di sopravvivere in un mondo virtuale che viene creato quasi esclusivamente da società di marketing e sinistre autorità sovranazionali.

L’abiura della nazione, l’alto tradimento, il collaborazionismo che una volta i popoli, le nazioni e gli stati consideravano come dei peccati estremi, oggi vengono considerati come pratica comune, che non scandalizza più di tanto, né a destra né a sinistra. Si tratta del prodotto necessario per la catalisi dello Stato nazionale e l’imposizione di un supposto “internazionalismo”, che in pratica e come ideologia coincide con la prevalenza di frontiere aperte, mercati aperti e società aperte alla promiscuità dei capitali a livello globale. Tutto ora ha il suo valore di scambio nei mercati dei capitali nel mondo, anche l’onore personale e la dignità. Non ci sono diritti e quindi non ci sono rivendicazioni. Non c’è bisogno di lotte. C’è solo la legge del pugno e del potere. In un mondo in cui non sono riconosciuti i diritti delle persone, non è riconosciuto il diritto all’autodeterminazione e alla sovranità democratica, allora non ha senso neanche il tradimento. Ciò che i collaborazionisti presentano oggi come un atteggiamento responsabile, la sinistra apparentemente rivoluzionaria giustifica con il familiare “è il capitalismo, stupido!” Ma la verità è molto più semplice. E lasceremo che la racconti un maitre della politica e dell’ideologia che oggi rapisce destra e sinistra. Adolf Hitler:

“La storia ha dimostrato che le nazioni che hanno deposto le armi senza essere state assolutamente costrette, preferiscono in seguito accettare le peggiori umiliazioni e fare le concessioni più umilianti che cercare di cambiare la loro fortuna con un nuovo ricorso alla violenza. Questo umanamente è spiegabile. Un vincitore prudente, quando possibile, non vorrà far valere i suoi diritti sui vinti tranne che a rate. Può allora essere sicuro che una nazione che ha perso la sua forza di carattere, e tale è ogni nazione che si sottomette volontariamente, non troverà alcuna ragione sufficiente in ciascuna di queste oppressioni dettagliate per ricorrere alle armi ancora una volta. Così, più i ricatti vengono accettati con piacere, meno sembrerà legittimo agli occhi del popolo il tentativo di difendersi da una nuova, apparentemente isolata, oppressione anche se abbastanza costantemente ricorrente. Specialmente quando, dopo tutta una serie di tali azioni, più e più disgrazie ha sofferto in silenzio e con tolleranza senza reagire. La caduta di Cartagine è l’immagine orribile di un lento, auto-avverarsi dell’esecuzione di una nazione. Di conseguenza, Clausewitz, nel suo lavoro ‘Drei Bekenntnissen’ (Tre confessioni), a sua volta, contraddistingue per sempre questo pensiero nel suo modo incomparabile quando dice: “La macchia di una vile sottomissione non sarà mai cancellata”. Questa goccia di veleno nel sangue di una nazione passa nell’eternità e sarà paralizzante e indebolirà la volontà delle generazioni future. Che, rispetto ad esso, “anche la scomparsa della libertà dopo una gara sanguinosa e onorevole assicura la rinascita di una nazione ed è il seme della vita da cui un nuovo albero un giorno si guadagnerà rapidamente radici.” Naturalmente, una nazione disonorata, che ha perso la sua forza di carattere, non si cura di questo tipo di insegnamento. Dato che chi lo coltiva è certo che non potrà affondare così in basso, mentre crolla chi lo dimentica o non vuole più sapere di esso. Quindi, non bisogna aspettarsi che i rappresentanti di una sottomissione pusillanime sapranno improvvisamente pentirsi con l’intento, e sulla base dei dati e l’esperienza umana, di agire in modo diverso da come si erano comportati fino a oggi. Al contrario, queste stesse persone manterranno tale insegnamento in lontananza fino a che o la nazione sarà assuefatta per sempre al giogo della schiavitù, oppure fino a che nuove forze si evidenzieranno in superficie per afferrare il potere dalle mani dei dominatori di questa famigerata corruzione. Nel primo caso, questi capi riescono a non sentirsi affatto a disagio, dal momento che non di rado viene assegnato loro dai vincitori l’ufficio di amministrazione degli schiavi, che poi questi tipi spregevoli gestiscono sulla propria nazione con una durezza molto più spietata di qualsiasi bestia aliena che il nemico stesso avrebbe messo nel paese sconfitto”.

Quanto si differenzia nel merito la problematica di Giuliano Amato, ex presidente del Consiglio italiano e Vice Presidente della Costituente Europea, in una sua intervista a La Stampa (13 luglio 2000), dove faceva delle rivelazioni circa il carattere della UE:

“In Europa si ha la necessità di agire con i “come se”- come se fosse cosa di poco conto ciò che si sta cercando per ottenere molto, come se gli stati rimangano sovrani per convincerli a rinunciare alla loro sovranità. La Commissione di Bruxelles, ad esempio, dovrebbe agire come se fosse uno strumento tecnico, per essere in grado di funzionare come un governo. E così via, per mascherare e nascondere … La sovranità perduta a livello nazionale non va a qualche nuova entità. Viene consegnata a delle entità senza volto: la NATO, le Nazioni Unite e alla fine l’Unione Europea, che è in prima linea in un mondo che cambia, che mira a un futuro con dei prìncipi senza dominio. La nuova entità è senza volto e quelli che hanno le redini in mano, non si possono vedere, né sono eletti … I federalisti credono ancora che rimuovendo dai loro stati-nazione la sovranità, essa si trasferirà ad un livello superiore. Questo è il loro errore. La verità è che il trasferimento della sovranità la farà evaporare, scomparire. Nel loro ambito non ci saranno più individuali e identificabili sovranità. Al loro posto sarà una moltitudine di autorità a diversi livelli di collegialità, ognuna delle quali sarà a capo di diversi interessi organizzati di persone: livelli che includono campi non specificati di autorità, che condividono il potere con altre autorità”.

Oggi, il debito e le selvagge politiche di adattamento sono i metodi di base, al posto della frusta, della carota e della guerra aperta, con i quali si tenta di imporre ai popoli questa logica di obbedienza volontaria. Se no, come si passerà dall’era dei movimenti popolari, operai e sociali che avevano come punto di partenza la difesa dei loro diritti, diritti che hanno sempre avuto cittadinanza e patria, in una situazione di popolazioni senza volto servi dei mercati? Se no, come sarebbe stato possibile per chiunque comune mortale accettare un governo come quello odierno, variante tipica dei governi imposti in tutta l’UE, composto da soggetti nei confronti dei quali lo psicopatico killer con la sega elettrica sembra una caricatura? (NdT: Se si parla del “governo” greco non è un’esagerazione).

“Saremmo come l’Egitto, se avessimo dichiarato bancarotta e fossimo finiti fuori dall’euro, come sostenevano alcuni,” ha detto Stournaras (NdT: Ministro dell’Economia), dopo i negoziati con la troika Mercoledì sera. Vale a dire che saremmo come il popolo egiziano in agitazione e vigilanza che pretende i suoi diritti e il suo paese, senza accettare chiunque gli scarichi sulle spalle le potenze straniere e l’oligarchia locale.

Sì signor Stournaras. Saremmo come l’Egitto, se avessimo dichiarato bancarotta e fossimo finiti fuori dall’euro. Saremmo un popolo fiero che non avrebbe paura di difendere il suo paese da forze straniere e dai loro tirapiedi locali. E di nuovo sì, signor Stournaras, hai visto quello di cui è capace un popolo che possiede del giudizio e che rispetta se stesso quando viene tradito da piccoli commercianti di politica che gli hanno strappato il consenso per governare salvo poi tradire le promesse? Non c’è voluto molto da parte del popolo per abbattere la potente Fratellanza Musulmana e allineare anche il Presidente Americano con la volontà del popolo.

E queste persone, signor Stournaras, sono riuscite a cancellare i debiti di Mubarak perché è così che hanno voluto. Spera signor Stournaras che non si svegli il Greco, almeno per il tempo che la tua miserabile esistenza tormenterà i vivi intorno a te, perché quello avete fatto tu e i tuoi amici a questo paese, non alle pulci nel vostro seno. E siccome con l’apatia e l’indifferenza che vi distingue sembra non abbiate senso del pericolo in agguato, vi proporrei di continuare con le dichiarazioni provocatorie. Ognuna di queste aggiunge un’altra frase alle tue esequie.

Dimitris Kazakis, economista e segretario del EPAM (ΕΠΑΜ, Fronte Popolare Unitario).

Fonte: http://dimitriskazakis.blogspot.com

Link: http://dimitriskazakis.blogspot.gr/2013/07/h.html

7.07.2013

Scelto e Tradotto per http://www.comedonchisciotte.org a cura di Georgios

IL CARROZZONE PERDE PEZZI …. NEL SUD EUROPA

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Fonte http://www.telegraph.co.uk/ di AMBROSE EVANS-PRITCHARD 12/07/2013 attualità

Europa la strategia della crisi del debito è ormai vicina al collasso. La tanto attesa ripresa non è riuscita a decollare. Gli indici di indebitamento in tutta l’Europa meridionale stanno crescendo ad un ritmo accelerato e il consenso politico per una austerità estrema non esiste più in nessuno stato dell’UEM in crisi. E ora la FED americana ha assestato una bella botta al credito con le sue ultime misure.
FOTO : Un rapporto riservato della UE conferma che ancora una volta la Grecia non raggiungerà gli obiettivi imposti dalla austerità.
Nessuno dei notabili di Eurolandia sembra disposto ad ammettere che la loro strategia ormai è insostenibile. Sperano di tenere nascoste tutte le crepe fino alle prossime elezioni tedesche di settembre, come se questo potesse cambiare qualcosa.
E’ trapelato un rapporto dalla Commissione Europea che conferma che la Grecia ancora una volta non riuscirà a rispettare, di parecchio, gli obiettivi che avrebbe dovuto raggiungere con la sua austerità. Continuano a dire che la Grecia non ha la “la volontà e la capacità” di riscuotere le tasse. Infatti, Atene non rispetta i suoi obiettivi perché l’economia è in caduta libera, in quella caduta causata da una eccessiva dose di austerità. La IOBE ( fondazione privata di ricerca greca) ufficialmente dichiara che il PIL quest’anno si ridurrà del 5%, ma ha fatto capire ai giornalisti che la percentuale alla fine potrebbe arrivare al 7%.
La stabilizzazione in Grecia è un miraggio.
La lenta crisi in Italia si sta infiammando di nuovo. La proiezione del suo debito pubblico ha superato la linea rossa da due anni. E il debito di 2.100 miliardi, il 129% del PIL – potrebbe già essere oltre il punto di non ritorno per un paese che non può disporre degli spazi di manovra che concede solo una propria moneta.
Standard & Poor’s non ha detto proprio questo, quando ha declassato il paese, quasi a livello spazzatura, a BBB martedì scorso, ma se si legge tra le righe, è vicino a dire che il gioco per l’Italia sta per finire.
Il suo punto è che se “il PIL nominale” rimane vicino allo zero, Roma dovrà produrre un avanzo primario del 5% del PIL ogni anno per stabilizzarsi e tenere fermo il rapporto con il debito. “I rischi per il raggiungimento di questo risultato sembrano essere in aumento,” hanno detto.
Anzi. Il Fondo Monetario Internazionale ha appena abbassato le previsioni di crescita per l’Italia al-1,8% e così il calo cumulato della produzione italiana dal 2007 ad oggi arriverà al 10%. Questa si chiama “depressione” . Ma un paese come può uscire da questa trappola, se deve convivere con una moneta ( imposta e ) sopravvalutata del 20-30 % all’interno dell’UEM?
La crisi della Spagna è ad una nuova svolta. Il Partido Popular, quello al governo del paese, è coinvolto in uno scandalo di una tale gravità che non potrà plausibilmente continuare a negare tutto per molto tempo e sfacciatamente, senza parlare di come potrà convincere la nazione a seguirlo per un altro anno nella sua politica dei tagli che lasciano terra bruciata tutto intorno. El Mundo scrive che sta prendendo piede uno stato d’animo “pre-rivoluzionario”.
Un magistrato ha acquisito l’originale di un “documento scottante” che dimostrerebbe che il premier Mariano Rajoy ha accettato soldi illegali mentre era Ministro. La sinistra sta chiedendo la sua testa e lo stesso stanno facendo anche i membri del Consejo General del Poder Judicial, il cane da guardia della giustizia.
“I cittadini non possono tollerare una situazione in cui il Presidente del Consiglio ha preso soldi senza dichiararli”, ha detto José Manuel Gómez, un membro del Consejo. Gran parte del partito di governo sembra coinvolta in una rete di finanziamenti occulti e se tutto questo fosse dimostrato – ha detto Gomez – sarebbe una minaccia “gravissima” alla democrazia spagnola.
Il Portogallo sta in bilico, il Prof. João Ferreira do Amaral nel suo libro – “Perché dobbiamo uscire dall’euro” un bestseller per diversi mesi – accusa Bruxelles di essere un cane da guardia della Germania e del potere dei creditori.
Come ha già fatto la Grecia, il Portogallo corre per mordersi la coda in una spirale sempre più profonda. La contrazione economica del 3% l’anno sta erodendo la base imponibile, portando Lisbona a non rispettare gli obiettivi di disavanzo previsti. C’è un recente documento della Banca del Portogallo che spiega perché le cose sono andate storte: Il moltiplicatore fiscale è “il doppio rispetto al normale”, cioè ha un peso doppio nelle piccole economie, quando queste vivono periodi di crisi.
Ma c’è qualcosa di nuovo : Vitor Gaspar, il sommo sacerdote di questa terapia d’urto del Portogallo, ha buttato la spugna ed ha accusato quelli che, per il loro cuore tenero, si sono rifiutati di fare tagli più vigorosi. Inutile dire che quest’uomo ancora si rifiuta di comprendere che una strategia di tagli salariali e di deflazione, in un paese che ha un debito totale del 370% del suo PIL, in qualsiasi momento storico sarebbe stata destinato al fallimento.
Se il Portogallo non si tira fuori con una “svalutazione interna” all’interno dell’UEM, vedrà sgretolarsi la sua base economica. Eppure, tutto il peso del debito rimane. Questo è l’effetto denominatore che si è sempre temuto e contemporaneamente alla crisi il debito pubblico è salito dal 93% al 123%, solo negli ultimi tre anni.
L’ uscita di scena di Gaspar ha chiuso un capitolo e i giovani della coalizione chiedono un cambiamento di rotta. Scrivo prima di sapere se il Presidente Anibal Cavaco Silva indirà elezioni anticipate, aprendo la strada a un governo di sinistra contrario all’austerità.
La stampa portoghese sta già scrivendo che la Commissione Europea lavora in segreto su un secondo piano di salvataggio, ammettendo in questo modo che ha capito che il carro di salvataggio da € 78 miliardi mandato dalla Ue-Fmi troika ha perso qualche ruota.
Questo è un campo politico minato. Qualsiasi nuovo salvataggio deve essere approvato con un voto del Bundestag tedesco, che certamente porrebbe condizioni feroci se si dovesse richiedere prima delle elezioni.
I leader europei hanno preso un impegno solenne di non ripetere mai l’errore commesso in Grecia, quello che ha costretto uno stato dell’EMU al fallimento, imponendo tagli a zero per banche e fondi pensione. Se il Portogallo dovesse essere obbligato a ridurre il suo debito, questi leader si troverebbero a dover fare una scelta pesante.
Violeranno questo loro impegno, rischiando di perdere la fiducia dei mercati? Oppure ammetteranno per la prima volta che i contribuenti devono pagare il conto per tenere insieme l’Europa monetaria? Tutti i pacchetti di salvataggio finora sono stati solo prestiti e tedeschi, olandesi, finlandesi e gli altri parlamenti creditori non hanno ancora mai dovuto assorbire un solo euro di perdite.
Tutto questo sta accadendo proprio mentre stanno arrivando le notizie dell’ondata d’urto che sta mandando la FED ai mercati del credito, spingendo verso l’alto il costo del debito di 70 punti base in tutta Europa. I rendimenti dei “bonos” spagnoli a 10 anni sono tornati a 4.8%. Ma il loro vero costo è molto più alto di quanto sembra, perché la Spagna è già in deflazione e calcolando il peso delle distorsioni fiscali, i tassi di interesse reali sono schizzati alle stelle.
Non facendo nulla per compensare tutto questo, la BCE sta (inerte) permettendo che si verifichi un “inasprimento passivo”. Il tentativo di Mario Draghi di abbassare i rendimenti con la sua nuova politica che guarda avanti è come “uno sputo conto-vento”. La BCE dovrebbe aprire tutto il suo rubinetto monetario – come ha fatto la Banca del Giappone – per schivare uno scivolamento nella trappola della deflazione e in un subdolo disastro per il prossimo anno. Niente di questo sta accadendo.
“Der Spiegel” scrive che il blocco a guida tedesca ha combattuto con veemenza contro il taglio dei tassi in occasione dell’ultima riunione della BCE, malgrado i dati che vedono che anche la Germania sta rallentando la sua corsa, come la Cina e come i paesi del BRICS che, un po’ tutti, stanno deragliando.
Finora i mercati hanno reagito con noncuranza alla gestazione di queste crisi che si avvertono in tutto il Club Med e restano affascinati dal “Tocco di Draghi“, con cui la BCE sta lentamente trascurando la sua promessa di rientro del debito italiano e spagnolo, dimenticando che ogni sua decisione si può applicare solo a determinate condizioni, e solo dopo il voto del Bundestag.
Queste condizioni non sono più praticabili, i politici si stanno disgregando ovunque e prima o poi, dovremo tutti andare a vedere questo immenso bluff.

Ambrose Evans Pritchard
Fonte: http://www.telegraph.co.uk
Link: http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/10172530

Traduzione per ComeDonChisciotte a cura di BOSQUE PRIMARIO

LE VOGLIE DEL TROIKO

Troika representatives meet Greek Finance Minister Yannis Stournaras
FONTE: ROSSLAND (BLOG) 9 luglio, 2013 redazione attualità

In attesa di sapere se la troika concederà il nuovo prestito alla Grecia al prezzo richiesto di ulteriori licenziamenti e una diminuzione a 350€ del salario minimo (v.al post precedente)(1), un membro della troika soddisfa i suoi infantili capricci estivi a spese della nazione.
Da il Fatto Quotidiano: “…ieri per una mezz’ora il centro di Atene è stato bloccato al traffico. Improvvisamente un cordone di 300 metri è stato allestito a protezione di un membro della troika, il danese Thomsen, che è stato preso improvvisamente da una voglia di albicocche. Le vie adiacenti al ministero delle finanze della capitale quindi sono state chiuse per consentire a lui e ai suoi uomini di fare l’acquisto in un alimentare. Con cittadini indignati e turisti perplessi.”(2)
Quanto sono costate alla Grecia, quelle albicocche difese dal cordone di protezione dalle pedate che avrebbe meritato il troiko incontinente? Non hanno vergogna né rispetto: Voglio, pretendo, esigo, comando.
Forse gli è mancata qualche educativa sberla da piccoli.

Fonte: http://rossland.blogspot.it
Link: http://rossland.blogspot.it/2013/07/le-voglie-del-troiko.html

1) http://rossland.blogspot.it/2013/07/la-grecia-e-un-comune-destino.html
2) http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/07/grecia-al-via-trivellazioni-petrolifere-business-milionario-nello-ionio-e-a-creta/647451/

Grecia: la violenza della troika sui bambini

corel
Fonte ilribelle.com 25/05/2013 redazione attualità
La procedura di licenziamento per 200 mila dipendenti pubblici, in Grecia, sta entrando in questi giorni in una ulteriore fase operativa. L’entità dei tagli attuali rientra nelle norme previste nell’ultimo memorandum imposto al Paese dalla troika Ue-Bce-Fmi lo scorso aprile.

Quando una persona perde il lavoro, se ha figli, è evidente che sono anche e soprattutto questi ultimi a patirne le conseguenze. Tra i lavoratori greci, i primi a essere licenziati saranno a brevissimo i funzionari condannati a vario titolo dalla giustizia, che avrebbero dovuto originariamente perdere il lavoro nel 2013 ma che sono rimasti al loro posto sino a ora. Ma i numeri più grandi risiedono altrove. Entro il prossimo fine giugno tremila persone saranno definitivamente senza lavoro, e altri 12.500 riceveranno il preavviso. L’anno di compimento del taglio più massiccio è però dietro l’angolo: entro il 2015, infatti, l’accordo tra i banksters e il governo greco impone a quest’ultimo di operare licenziamenti per non meno di 150/200 mila dipendenti.

Siccome in Grecia è altissimo il numero delle famiglie che vivono con un solo reddito, non è poi così lontano dalla realtà prevedere che vi saranno circa 600 mila persone in più sotto la soglia delle povertà. Sono numeri enormi e per due ordini di motivi. Il primo è che questa cifra, su una popolazione nazionale che supera a malapena gli 11 milioni di abitanti, rappresenta una enormità. Sarebbe come, in Italia, prevedere 3 milioni e 600 mila persone povere in più nel giro di due anni. Il secondo motivo, che non va sottovalutato, risiede nel fatto che si sta parlando di soli dipendenti pubblici: per via del più classico tra gli effetti domino di una situazione del genere, avere altre 600 mila persone sotto la soglia della povertà non potrà che innescare una ulteriore ondata recessiva. Questa farà crollare ulteriormente i consumi interni, e dunque incidere su altre perdite di lavoro anche nel settore privato, e ovviamente allontanerà ulteriormente le possibilità di una ripresa economica da parte di un Paese che sarà costretto nuovamente a chiedere “aiuti”. Con le conseguenze, ovvie, di nuove mannaie da attivare.

Un circolo vizioso inestricabile.

Val bene riportare, dal punto di vista sociale, che tutto quanto sta per avvenire si inscrive in un quadro già disastroso: la disoccupazione e l’aumento dei senza casa sta facendo emergere dei dati, relativamente ai disagi del settore infantile delle popolazione, senza precedenti. L’indigenza di un numero sempre più grande di famiglie, infatti, determina che a farne le spese, senza alcuna possibilità di cambiare la situazione, sono anche i più piccoli. Solo nel 2011 erano circa 600 mila i bambini che vivevano in condizioni di assoluta esclusione sociale. Stiamo parlando del 30.4% del totale. Praticamente quasi un bambino su tre. Sono dati Unicef, provenienti dal report “La condizione dei bambini in Grecia 2013”, inequivocabili:

la percentuale di bambini che vivevano in condizioni di notevole disagio, ovvero in famiglie colpite da estrema indigenza, da grave deprivazione materiale e da scarsità di lavoro (leggi: disoccupazione oppure impiego sottopagato), nel 2011, era pari al 3,5%, in sintesi 69.000 bambini, drammaticamente in aumento rispetto ai 12.000 nel 2010. La percentuale di bimbi che vivono in famiglie dove nessuno ha un lavoro era pari al 9,2% nel 2011 ed è aumentato di 2,9 punti percentuali tra il 2010 e il 2011, a dimostrazione che la crisi e le misure draconiane dei vari governi hanno gettato letteralmente sul lastrico un numero enorme di famiglie elleniche e dei loro componenti. In Grecia, secondo gli ultimi dati del 2011, la povertà infantile ha avuto un aumento di 0,7 punti, pari al 23,7%. E così il numero di bambini indigenti è salito a 465.000 unità. Da quanto riportato nel documento il 16,4% di tutti i piccini vive in famiglie con “grave deprivazione materiale”, che corrisponde a ben 322.000 bambini: numero aumentato di 89.000 unità, con un incremento in percentuale del 38,2% tra il 2010 e il 2011. Aumento che per la fascia di età compresa tra i 6 e gli 11 anni raggiunge addirittura il 46,7%. Non è tutto. Infatti il 50,8% delle famiglie con figli si dichiara impossibilitata a permettersi una settimana di vacanza a causa delle difficoltà economica che attraversa ormai da anni. Allo stesso tempo il 37,2% è obbligato a lottare per pagare le bollette, le rate delle carte di credito e i prestiti, mentre il 34,5% si dichiara incapace a poter coprire le spese non programmate. La percentuale di famiglie con bambini al di sotto della soglia di povertà che dichiarano la propria impossibilità ad includere nel menu di ogni giorno carne, pesce, pollo o verdure è passata dal 21,6% del 2010 al 44,3% nel 2011: più del doppio nel giro di appena 12 mesi.

E attenzione, questi dati saranno ulteriormente aggiornati nelle rilevazioni sul 2012 per non parlare delle proiezioni relative al 2013 e al 2014, quando la mannaia sul settore pubblico e quella che arriverà indirettamente dal conseguente ulteriore crollo del settore privato, sortiranno, in tal senso, numeri ancora peggiori. Presumibilmente agghiaccianti. Una stima aritmetica è possibile: entro l’anno un milione di bambini sarà in situazione di sofferenza.

La violenza tremenda con la quale la finanza e la speculazione si abbatte sui popoli europei è evidente in tutta Europa. Ma in Grecia, puntando l’obiettivo sulla situazione dei bambini, dovrebbe essere manifesta anche a chi ancora si ostina a non voler vedere la situazione.

Al confronto, le manifestazioni di piazza, anche cruente, sono poco più che dispetti

.Grecia sempre più a picco: pronto il licenziamento degli statali

corel
Da Altrainformazione,it Fonte: contropiano.org 27/04/2013 attualità

Da tempo la troika ha ordinato il licenziamento di migliaia di dipendenti pubblici. Per un po’ il governo ellenico ha fatto resistenza, ma ora i licenziamenti di massa sono pronti a partire.

Dopo una serie di rinvii e di mal di pancia interni ai tre partiti che compongono l’esecutivo di Atene, la questione dei licenziamenti dei dipendenti del settore pubblico in Grecia, considerati dalla troika (Fmi, Ue e Bce) una delle condizioni indispensabili per continuare il piano di aiuti economici al Paese, sembra ora in dirittura d’arrivo. Dopo la riunione del Consiglio governativo per la Riforma Amministrativa, svoltasi sotto la presidenza del premier Antonis Samaras, il ministero competente si è detto pronto ad accelerare le procedure necessarie per l’allontanamento di migliaia di dipendenti. I licenziamenti di massa, così come annunciato già negli ultimi mesi, verranno mascherati come intervento punitivo nei confronti di dipendenti statali “irregolari” o inadempienti rispetto ai nuovi requisiti fissati dall’esecutivo.
Entro la fine di luglio, ha detto il ministro per la Riforma Amministrativa Antonis Manitakis, il piano per il ”nuovo settore pubblico” sarà ultimato. In base a tale piano, concordato con i rappresentanti della troika, entro la fine del 2014 dovranno essere licenziati 15.000 dipendenti di cui i primi 4.000 entro la fine del 2013 e i restanti 11.000 entro il 2014. Per ogni dipendente che verrà licenziato, promette il governo, sarà assunto un giovane con i requisiti previsti dalla legge per le assunzioni nel settore pubblico. Riguardo la ristrutturazione di alcuni ministeri, approvata dal Consiglio per la Riforma dello Stato, fonti del ministero della Pubblica Amministrazione sostengono che essa ha come obiettivo la riduzione della burocrazia e il miglioramento dei servizi a favore del cittadino.
Il prossimo 1° Maggio i sindacati hanno proclamato l’ennesimo sciopero generale contro i nuovi tagli al welfare e al lavoro imposti dal governo Samaras.

Economista Borghi: “Italia fuori dall’euro? Fattibile”

corel
video d Claudio Borghi
di: WSI Wall Street Italia 21/03/2013 attualità
E’ gestibile secondo Claudio Borghi, che spiega le tappe e le conseguenze di un eventuale progetto drastico di questo tipo. “Timore di corsa agli sportelli”, certo, ma e’ un piano “gestibile e auspicabile“. Impatto gia’ scontato nello Spread: VIDEO
ROMA (WSI) – Italia fuori dall’euro? Uno scenario di questo tipo e’ a tutti gli effetti “gestibile” e senza dubbio “auspicabile” per la nostra economia. Spiega come il professore di economia Claudio Borghi, che ha elencato tappa per tappa queli sono le precauzioni da prendere per i risparmiatori e quali saranno le conseguenze di una eventuale uscita dall’area euro per l’economia zoppicante italiana.

“Chi ragiona sulla distruttivia’ di questo processo spesso e volentieri lo fa come se fosse una cosa imprevista e immediata”. In realta’, ha aggiunto il professore dell’Università Cattolica di Milano, “gran parte di questo processo e’ gia’ avvenuto”.

“E’ gia’ successo in passato che ci sono stati cambi di valuta, ma spaventa passare da una valuta debole a una forte”. Perche’, come si suol dire, “la moneta buona scaccia quella cattiva”.

“Per mettersi in salvo l’operazione e’ molto semplice. Io ho dei risparmi in una banca italiana. Se i titoli di stato diventano a rischio, perche’ tutto il debito e i contratti effettuati ritornano in lire, io posso invece comprare “un titolo di stato tedesco, nessuno me lo tocca”.

In questo modo gli effetti negativi saranno azzerati. Chi mastica la materia finanzaria “sa che questo fenomeno e’ gia’ avvenuto e si chiama Spread”.

“Se domani mi dicessero, ‘guarda non dirlo a nessuno ma tra una settimana usciamo dall’euro e torniamo alla lira’, posso prelevare i miei risparmi, ma non credo che venderei un titolo italiano a 70 per comprare un titolo tedesco a 130, pensando di fare non so quali guadagni”.

A lungo termine sarebbe un titolo italiano in lire che si svalutera’, ma che e’ gia’ svalutato. “In questo momento lo spread ha gia’ fatto arrivare la svalutazione sui titoli del debito. Quotano prezzi molto bassi rispetto ai titoli sicuri tedesci: cio’ significa che le cose sono gia’ state fatte”.

Starei invece attento alle scadenze a breve termine, quello si, prenderebbe la conversione. Se avessi un Bot che scade a 4 mesi e sapesi che tra due settimane torniamo alla Lira, quel titolo non vorrei averlo e mi comprerei un titolo di stato americano o qualsiasi cosa anche fuori dall’euro”.

” di Il Fatto QuotidianoL’italia puo’ uscire dall’euro? “Fattibile

GRECIA: MERCENARI DELLA BLACKWATER A GUARDIA DEL GOVERNO E A SUPERVISIONARE LA POLIZIA; TIMORI DI UN COLPO DI STATO

Fonte Altrainformazione.it 28/02/2013 attualità
corel
Mercenari di Blackwater hanno attualmente la supervisione delle forze di polizia greche, mentre aumentano le voci di un possibile colpo di stato. Riteniamo che la situazione sia estremamente tesa e che i mercenari siano lì principalmente per proteggere il governo e il parlamento in caso di problemi sotto forma sia di rivoluzione che di contro-rivoluzione. È stato inoltre scoperto un tentativo di destabilizzazione che coinvolgeva l’estrema destra e la polizia.
Negli ultimi 12 mesi o più la Grecia ha assistito a ondate dopo ondate di dimostrazioni di massa, disordini, scontro tra polizia e dimostranti, attacchi armati a sedi governative, attacchi di estremisti di destra (1) (cioè Alba Dorata) (2) contro migranti come pure, naturalmente, il collasso totale dell’economia.
Il governo è stato afflitto da numerosi scandali (p. es. conti bancari segreti in Svizzera) (3) e giornalisti sono stati arrestati. La maggior parte delle persone vive alla giornata tramite cooperative (4), i lavoratori si stanno impadronendo delle fabbriche. (5)
Come abbiamo detto, è in corso una rivoluzione, una rivoluzione caotica (6) che diventerà ancor più caotica, perché la situazione in Grecia è entrata adesso in una fase critica, di cui vi presentiamo il riassunto di seguito, con altri dettagli:
· la strategia delle tensione è già iniziata;
· mercenari a protezione di un governo sotto assedio;
· si parla apertamente di colpo di stato;
· gli addetti ai lavori avvertono che è imminente una rivoluzione (o una contro rivoluzione).
Strategia della tensione Alcuni giorni fa avevamo parlato di un complotto della polizia in connivenza con l’estrema destra per istigare un massacro di poliziotti, del quale accusare gli anarchici. Presumibilmente questo evento sarebbe stato utilizzato come pretesto per introdurre la legge marziale o lo stato d’emergenza. Il complotto potrebbe essere stato sventato (23 persone sono state arrestate) dalla Blackwater in cooperazione con funzionari fedeli al governo. Si prevede che Blackwater continui a monitorare le operazioni di polizia in genere, per identificare quei funzionari che potrebbero essere coinvolti in altri complotti simili.
Nota: l’espressione “strategia della tensione” fu coniata in Italia tra gli anni ’70 e ’80, quando furono compiuti attentati dinamitardi contro la popolazione civile da parte di organizzazioni neofasciste quali Ordine Nuovo, (7) Avanguardia Nazionale (8) o Fronte Nazionale (9).
Mercenari a protezione di un governo sotto assedio
A novembre scorso il governo ellenico ha firmato un contratto con Academi (la nuova denominazione di Blackwater), contratto rimasto peraltro segreto, tanto è vero che non se ne trovano dettagli sul sito di Academi. Notizie circa questo contratto hanno cominciato a filtrare verso la fine di gennaio, quando Leonidas Chrysanthopoulos, ambasciatore greco in Canada, se lo è lasciato sfuggire durante una intervista, pubblicata poi in un blog (10) (vedere frase evidenziata in rosso). Il contratto con Academi è stato confermato pochi giorni dopo dal sito di notizie militari greco Defencenet.
Blackwater/Academi è la famigerata società che condusse operazioni con mercenari durante l’ultima guerra in Iraq, che si trovarono coinvolti in inutili scontri a fuoco in aree urbane che coinvolsero vittime tra i civili. Attualmente ha una base operativa avanzata (11) in Afghanistan.
Riteniamo che, in Grecia, abbia un duplice ruolo. Da un lato, supervisionare le operazioni di polizia; il governo ha richiesto il suo intervento in tal senso dato che si sa che le forze di polizia sono ampiamente infiltrate da elementi fascisti di Alba Dorata. Non è quindi possibile fare pieno affidamento sulla lealtà della polizia. L’altro ruolo è quello di operare da forza neutrale per fornire protezione completa al governo contro assalti, da qualsiasi parte arrivino. Di fatto, il governo greco è sotto assedio.
Imminenza di una rivoluzione (o una contro rivoluzione)
Secondo l’ambasciatore Chrysanthopoulos, nella sua intervista: “Ad un certo momento, molto presto, si verificherà un’esplosione di agitazione sociale, e questo non sarà affatto piacevole”. Ha fatto poi riferimento ad una quindicina di incidenti armati nei dieci giorni precedenti, inclusi lanci di molotov contro uffici dei partiti di governo e abitazioni di giornalisti pro-governo, oltre a sparatorie contro il quartier generale di Nuova Democrazia, il partito conservatore del Primo Ministro. Infine, anche una bomba in un centro commerciale di proprietà del secondo cittadino più ricco del paese. Chrysanthopoulos prevede che i guai cominceranno con la prossima serie di misure fiscali, cioè presto.

Fonte: http://darkernet.in
Link: http://darkernet.in/greece-blackwater-mercenaries-guarding-govt-and-overseeing-police-coup-feared/

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ARRIGO DE ANGELI
NOTE
1) http://darkernet.in/greece-golden-dawn-nazis-and-police-racist-attacks-fragments-from-the-darkside
2) http://darkernet.in/report-from-greek-anarchists-on-golden-dawn-as-international-solidarity-sought
3) http://darkernet.in/list-of-greek-business-people-and-politicians-with-alleged-secret-swiss-bank-accounts
4) http://darkernet.in/inside-the-greek-and-spanish-parallel-economy-glimpses-of-social-revolution
5) http://darkernet.in/now-for-some-good-news-greeks-are-beginning-to-take-over-workplaces-but
6) http://darkernet.in/the-insurrectionary-strands-of-greece-and-beyond-unravelled
7) file://localhost/wiki/Ordine_Nuovo
8) http://en.m.wikipedia.org/wiki/National_Vanguard_%28Italy%29
9) file://localhost/wiki/Fronte_Nazionale
10) http://greece-salonika.blogspot.hu/2013/02/blog-post_3328.html
11) http://darkernet.in/blackwater-clones-ghosting-in-afghansyrialibya-forward-ops

Grillo scuote l’Europa. “Salverà l’Italia con referendum euro”

corel
Fonte Wall Street Italia l 27 febbraio 2013| Attualità
Per il Guardian il leader del Movimento 5 Stelle è l’unico che ha parlato ai giovani. “Fuori dall’euro mai più schiavi delle banche tedesche”. Su Berlusconi l’auspicio e’ che la sua irresponsabilità spinga l’Italia in una nuova crisi: quella sarà la salvezza del Paese.

Roma (WSI) – La politica italiana creerà un nuovo equilibrio in Europa. Per l’editorialista del quotidiano di Londra, The Guardian, Simon Jenkins, se Roma sarà fortunata finirà fuori dall’euro e lì potrà trovare la sua strada verso la ripresa, altrimenti sarà schiava a vita dei banchieri della zona euro. Comunque vada – sostiene – gli italiani non dimenticheranno mai l’esito delle elezioni politiche nel febbraio 2013.

Jenkins osserva che da Oltremanica si è sempre guardato all’Italia pensando al Vaticano e alle istituzioni politiche. Da questa settimana sulla stampa britannica è diventato Beppe Grillo l’alfiere dell’Italia. Nella sua villa di Sant’Ilario, sulle alture genovesi, il blogger adesso trascorre la giornata ad analizzare i risultati delle elezioni, a riflettere sulle strategie, a valutare le opportunità e i pericoli da scansare, gongolante per un exploit che pochi avevano previsto di queste dimensioni.

Come avvenuto in Grecia, anche l’economia italiana sta vivendo una fase di debolezza: è scesa di almeno il 2,2% lo scorso anno. “Mario Monti ha garantito con la sua politica questa spirale verso il basso e senza crescita”, denuncia il giornalista convinto che se avesse continuato a guidare il Paese avrebbe condannato le generazioni future di italiani a diventare schiave delle banche tedesche. Grillo invece ha parlato a quelle generazioni.

E adesso “l’evento più coerente con la sua politica può essere il referendum sull’euro”. Ma non solo. Anche il ritorno sulla scena politica di Silvio Berlusconi – conclude Jenkins – è una buona notizia in quanto “la sua irresponsabilità potrebbe contribuire a spingere l’Italia in una crisi finanziaria che poi diventerebbe la sua salvezza finale”.

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