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La Regione Piemonte, le pezze al sedere e la neve artificiale

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Fatto Quotidiano.it di Fabio Balocco | 4 marzo 2013
citando La Regione Piemonte, le pezze al sedere e la neve artificiale

Fatto Quotidiano.it 4/03/2013 attualità
Redazione
Sintesi Cota e da tempo che si lagna del fatto che abbia le pezze al sedere, ovviamente però quando si trattò di spendere un po’ di soldi per rispettare la volontà popolare di andare alle urne sul referendum contro la caccia (che era da anni che doveva essere fatto) o magari non ha più i soldi per la sanità.
Però la Regione, quando vuole, i soldi li trova soldi li trova. Infatti, ecco che all’inizio della stagione invernale ha stipulato un accordo con la Sestrieres s.p.a.
link http://www.lapresse.it/sport/altri-spor … e-1.234229 in base al quale si impegnerà a erogare 5 milioni di euro nei prossimi 5 anni per sovvenzionare l’innevamento artificiale ( d’altronde se uno non va sciare come fa?).
Non contento è abbastanza noto che produrre neve artificiale dannosa per l’ambiente (leggasi soprattutto l’enorme mole di acqua ed energia necessaria per fabbricare la neve fasulla.di Fabio Balocco | 4 marzo 2013

completocarina l’espressione “avere le pezze al sedere”. Rende bene l’idea di chi deve vestire sempre gli stessi abiti, anche se malandati, perché non ha i soldi per comprarne di nuovi. A dire il vero, però, in un’ottica della decrescita “avere le pezze al sedere” potrebbe anche essere un atteggiamento volontario e positivo.

Non è così per la Regione Piemonte, per la quale il governatore Cota si lagna del fatto che abbia le pezze al sedere. Quando si trattò di spendere un po’ di soldi per rispettare la volontà popolare di andare alle urne sul referendum contro la caccia, si disse molto arrabbiato perché già mancavano i soldi ed in più ne avrebbe dovuti spendere per questa quisquilia dei diritti civili. Ed infatti, il referendum non si tenne.

Peccato però che la Regione, quando vuole, i soldi li trova. Infatti, ecco che all’inizio della stagione invernale ha stipulato un accordo con la Sestrieres s.p.a. in base al quale si impegnerà a erogare 5 milioni di euro nei prossimi 5 anni per sovvenzionare l’innevamento artificiale.

Non è la prima volta che la Regione Piemonte interviene per sovvenzionare con soldi nostri iniziative economiche private ed in particolare le stazioni sciistiche. Negli anni scorsi, anche con la Giunta Bresso, è intervenuta pressoché ogni anno per ripianare i debiti di varie località.

Ma se prima l’iniziativa aveva un carattere di estemporaneità, ora, da pochi anni, con la Legge Regionale n. 2 del 2009, i finanziamenti sono garantiti per tutti. Sentite cosa dice in merito l’assessore competente Alberto Cirio: “Con la nuova legge non ci saranno più stazioni sciistiche penalizzate nell’accesso ai nostri contributi e ognuna potrà essere sostenuta in modo equo nelle onerose spese di innevamento artificiale, con criteri uguali per tutti e legati prioritariamente ai km di piste innevate e agli interventi finalizzati a garantire la sicurezza. Inoltre prevedendo un portafoglio specifico per le microstazioni queste non andranno in concorrenza con le grandi, con una situazione evidentemente sproporzionata tipo “Davide e Golia”.

Al di là del fatto che mi fa parecchio arrabbiare (questa volta sono io che mi arrabbio e non Cota) che la Regione spenda soldi miei per finanziare un’attività dannosa per l’ambiente (leggasi soprattutto l’enorme mole di acqua ed energia necessaria per fabbricare la neve fasulla), ma poi dov’è il rischio d’impresa? Uno dei fondamenti della nostra economia dovrebbe essere appunto il rischio d’impresa: dove sta in questo caso? E poi ancora: quanto si pensa di andare avanti a tappare i buchi se continuerà l’andamento climatico attuale?

Per chi è interessato, un interessante articolo sull’argomento è stato pubblicato sulla rivista on-line Dislivelli

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Usa, Harrington svela gli inganni delle agenzie di rating


Redazione
Gli Stati Uniti per certi versi un paese affascinante ma forse dove ci sono degli eccessi di democrazia che portano i loro mercati finanziari(Wall Street a essere una sorta di centri del gioco d’azzardo
Dalla redazione del Fatto Qiotidiano.it 23/08/2011 Autore Matteo Cavallito
Inaffidabili nella migliore delle ipotesi, distruttive nel peggiore dei casi. La confessione pubblica dell’ex vicepresidente di Moody’s giunge in uno dei momenti più critici nella storia di questi arbitri del mercato. Mai come oggi nell’occhio del ciclone
“Mi chiamo William J. Harrington, sono stato impiegato da Moody’s Investor Service (Moody’s) come analista nella divisione derivati dal giugno del 1999 fino alle mie dimissioni del luglio 2010. Nel 2006 sono stato nominato vice presidente senior, il titolo più elevato cui un analista puro possa aspirare”. Inizia così la “confessione” aperta dell’uomo che promette di diventare il più interessante insider d’America. La gola profonda, ma non anonima, che tutti si attendevano in un momento chiave: con la Sec impegnata a disegnare le nuove regole di disciplina delle agenzie di rating nel momento di massima collera collettiva nei confronti di queste ultime. Un astio emerso già all’alba della crisi ma ora divenuto pressoché incontrollabile su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Corrotte da un peccato originale, il conflitto di interesse, intrinseco alla loro stessa struttura, chiamate “a far felice il cliente” nonostante sia quest’ultimo a chiedere loro un giudizio “obiettivo”. Insomma, inaffidabili nella migliore delle ipotesi, distruttive nel peggiore dei casi. Niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire, nel panorama delle critiche sul ruolo e il potere di queste agenzie. Se non fosse, particolare non da poco, che ad esprimersi in questo modo è uno che le agenzie le conosce fin troppo bene. Harrington, 11 anni di esperienza nelle file di Moody’s, è un insider di primissimo livello. Nel corso della sua carriera, l’ex vice presidente ha maturato una notevole esperienza nel campo dei prodotti strutturati. Titoli derivati conosciuti con l’espressione generica di asset backed securities, dove le Securities in questione sono i famigerati Cdo’s (Collateralized debt obligations) o simili, e gli asset da cui sono “backed”, i collaterali insomma, non sono altro che i crediti a rischio insolvenza. Ovvero i mutui subprime, gli agenti patogeni primari della più colossale crisi finanziaria del dopoguerra.

Una crisi, spiega Harrington in un report pubblico sottoposto alla Sec lo scorso 8 agosto, ma emerso solo nei giorni scorsi grazie all’attenta analisi di Business Insider, che la stessa Moody’s aveva previsto in anticipo pur affermando, in via ufficiale, l’esatto contrario. Non stupisce, dunque, che la stessa agenzia avesse preteso, come spiega il suo numero due, di essere pagata in anticipo dai suoi clienti (gli emittenti dei prodotti derivati che la stessa era chiamata a valutare) a prescindere dai risultati finanziari, ovvero dall’eventuale fallimento dei prodotti stessi e, conseguentemente, della credibilità stessa dei giudizi.

La vicenda, in realtà, appare piuttosto semplice. Le agenzie, spiega Harrington, devono dare giudizi obiettivi ma anche, ed è questo il punto, fare contenti i propri clienti. Per questo le valutazioni tendono spesso ad essere eccessivamente positive. Non mancano i dissidi, certo, peccato però che gli analisti scettici tendano ad essere bollati come “molesti” (troublesome) subendo di conseguenza vari tipi di pressione. Un esempio su tutti: quando un analista sollevava dubbi sulla bontà di un prodotto, i suoi superiori si affrettavano a comunicarlo direttamente al cliente facendo sì che quest’ultimo si mobilitasse per cercare di far cambiare idea al loro collega. Nei mesi del boom immobiliare si intensificarono le assunzioni di analisti giovani e inesperti, persone del tutto inadatte a giudicare con precisione il valore reale dei titoli ma al tempo stesso candidati ideali per un processo di auto convincimento collettivo che avrebbe permesso all’agenzia di raggiungere il suo obiettivo: la soddisfazione del cliente. Una verità scomoda che la stessa Moody’s continua a negare. Secondo Harrington, alcuni dipendenti dell’agenzia avrebbero mentito pubblicamente una volta chiamati a testimoniare di fronte alla commissione governativa che indagava sul collasso finanziario e sulle responsabilità degli analisti.

La credibilità dei giudizi sui titoli “tossici” espresso da un’altra agenzia del settore, Standard & Poor’s, è finita in questi giorni sotto inchiesta su iniziativa della Sec, la stessa commissione di controllo impegnata oggi a studiare nuove regole per disciplinare l’attività degli arbitri del mercato. Ma proprio queste nuove regole – rapporti sui controlli interni, protezione dai conflitti di interesse (il come non è specificato), pubblicazione di relazioni dettagliate sui metodi di analisi utilizzati – non sembrerebbero secondo Harrington minimamente efficaci. E’ la struttura stessa delle agenzie, in altre parole, a rendere queste ultime del tutto inaffidabili. E fintantoché saranno gli emittenti dei titoli a stipendiare i loro giudici, difficilmente questi ultimi potranno essere giudicati attendibili. Un ragionamento talmente ovvio da suggerire una riforma autenticamente radicale piuttosto che una semplice stretta sulla regolamentazione. Resta da capire, ora, se la Sec avrà davvero il coraggio e soprattutto la forza per andare a fondo in questa direzione.

21 MILIARDI FONDI PER IL SUD DA SPENDERE SUBITO (O TORNANO ALL’UE) una serie di appuntamenti mancati perchè?


redazione
La Comunità Europea negli ultimi anni ha staziato dei soldi per vari progetti Europei tra cui
quelli dello sviluppo dell’economia e del miglioramento delle infrastrutture.
Le tematiche dello sviluppo riguardano sia il sud che il Nord, un paese che in questo momento
dovrebbe recuperare terreno rispetto ad altri in vari settori dovrebbe essere stimolato ad usare
tutte le possibilità che vengono offerte dalla Comunità Europea.
E’ bene ricordare che non sono soldi dati a fondo perduto , ma spesso sono contribuiti presi dal
pil di tutti i paesi della U.E (perciò soldi presi dai contribuenti) per dirottarli a favore di
regioni e aree ai quali si richiede alle loro strutture amministrative dei programmi pe
l’utilizzo di questi fondi tipo lo sviluppo di alcune prioritacome istruzione, occupazione,
banda larga e ferrovie. La U.E negli ultimi anni è diventata più severa mandano i loro
commissari e se questi constatano quello viene fatto sia a livello progettuale che di attuazzione dopo i richiami i soldi vengono ritirati.
Perciò questo denaro in certi casi non viene sfruttato.
Anche il nord non è da ritenersi fuori dalla questione sono stati fatti degli stanziamenti programma competitività dove è statà usato solo il 22% dei fondi.
D’accordo che elaborare progetti non è sempre facile perchè devono essere scritti vagliati e
credibili e poi applicati ma le questioni riguardanti lo sviluppo oramai da qualche anno sono
sempre le stesse e sono i servizi pubblici sul Web Banda Larga, sull miglioramento del servizio
ferroviarioche ormai in tanti comunicano il disagio oltre al mancato risparmio che si ha evitanto di prendere la macchina, l’occupazione non parliamone,e l’istruzione che rischia di
arrivare agli stili americani di stipulare un mutuo per mandare i figli a scuola.

Dal Fatto Quotidiano 29/12/2011 Autore Andrea Managò
Alle Regioni italiane l’Europa, tanto cara al professor
Mario Monti, non piace. Mentre si attardano a difesa di vecchi campanilismi e dei loro privilegi di casta, rischiano di perdere miliardi di euro di fondi europei. Oltre al danno la beffa: le maggiori indiziate sono quelle del Mezzogiorno, che più di tutte necessitano di occupazione e sviluppo. A fine luglio il Commissario europeo alla Politica regionale, Johannes Hahn, ha già richiamato Sardegna, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia: entro il 31 dicembre devono programmare le loro quote del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale relative al 2007-2009, pena il disimpegno di quei fondi. In totale per il periodo 2007-2013 Bruxelles ha messo sul piatto 347 miliardi, all’Italia ne spettano poco più di 21 solo di Fesr, una montagna di denaro che rischia di tornare al mittente. Dati interni al gabinetto del commissario Hahn, aggiornati a fine ottobre, rivelano che le Regioni italiane hanno speso appena il 16,6% dei fondi Fesr a loro disposizione, una performance al di sotto della media europea. Nel programma Convergenza, 17 miliardi e 883 milioni, Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Basilicata hanno utilizzato 2 miliardi e 765 milioni: il 15,5%. Fanalino di coda sotto al Vesuvio, con l’11% di risorse impegnate. Non va meglio col programma Competitività, che include le Regioni del Centro-Nord: su 3 miliardi e 144 milioni è stato utilizzato il 22,9%.
POCHI GIORNI prima di cadere il governo Berlusconi è corso ai ripari per salvare 8 miliardi di fondi a rischio disimpegno. Un accordo siglato con la Ue li ha orientati su quattro assi prioritari: istruzione, occupazione, banda larga e ferrovie. Di fatto un commissariamento per alcune Regioni del Sud, parte delle loro risorse.
verrà gestita dal ministero dell’Istruzione. L’intesa prevede anche la revisione dal 50 al 25% della quota di cofinanziamento italiana. Ma non basta. Il nuovo ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, in una relazione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, è stato chiaro: “Non possono escludersi perdite a fine del 2011 ed esistono forti rischi di perdita per la fine del 2012”. La difficoltà italiana adaccedere alle risorse comunitarie dipende da vari fattori. Su tutti: scarsa capacità di programmazione degli enti locali e instabilità delle strutture amministrative, che rallenta i progetti. Anche la qualità della spesa talvolta lascia a desiderare. È il caso dei fondi ex Obiettivo 1, spesso assegnati a pioggia: difficilmente creano sviluppo. Lo testimoniano quelli stanziati in Sicilia a beneficio di carrozzerie, idraulici, gelaterie o biscottifici. Le Regioni si trincerano dietrola difficoltà nel reperire le risorse necessarie per cofinanziare i progetti. Di certo quelle del Mezzogiorno non hanno potuto attingere a dovere al Fas, Tremonti ha utilizzato oltre metà di quei 64 miliardi come bancomat per finanziare interventi di tutt’altra natura. Inoltre, per aumentare il ritmo di spesa, i finanziamenti dovrebbero essere liberati dai vincoli del patto di stabilità. Il governo Berlusconi non l’hamai fatto, ora l’esecutivo Monti è chiamato al cambio di passo.

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