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“IL PIANO DIFENSIVO DELLA MONSANTO”: L’INGANNO DEGLI OGM MONSANTO IN EUROPA

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Fonte altrainformazione DI WILLIAM F. ENGDAHL Global Research 20/06″013 attualità

Il 31 maggio i titoli di testa dei media mondiali erano simili a questo, preso da Reuters: “la Monsanto fa un passo indietro sulle colture OGM in Europa.” La fonte originale della storia è da attribuire a un giornale tedesco di sinistra, TAZ , il quale ha pubblicato estratti di un’intervista al portavoce ufficiale della Monsanto Germany.

Stando a quel che si dice Ursula Lüttmer-Ouazane avrebbe dichiarato al TAZ che “Siamo arrivati alla conclusione che al momento non godiamo di largo consenso.”

Questa sua osservazione ha fatto il giro del mondo e Reuters ha intervistato il portavoce aziendale della Monsanto il quale pare abbia detto,
“Venderemo i semi OGM solo dove possano godere del supporto dei coltivatori, dei politici e di una regolamentazione efficace. Siamo convinti che oggi tali requisiti si trovino solo in pochi paesi europei, in primis Spagna e Portogallo.” [1]
Prima che il mondo inizi ad aprire lo champagne e festeggiare la morte di OGM e relativi pesticidi quali il Roundup, vale la pena di osservare da vicino cosa è stato detto ufficialmente.

Quello che dice la Monsanto stessa

Una visita al sito ufficiale della Monsanto Germany mostra un comunicato stampa in riferimento alle affermazioni dei media:
“Aktuell überschlagen sich die Medien mit der Nachricht, dass Monsanto die Vermarktung von gentechnisch verbessertem Saatgut in Deutschland und Europa eingestellt haben soll.
Das stimmt so nicht. Monsanto bietet schon seit einigen Jahren nur dort gentechnisch verbesserte Sorten an, wo ein funktionierendes Zulassungssystem und breite Unterstützung auf landwirtschaftlicher und politischer Ebene für die Technologie vorhanden ist. Aber grundsätzlich ist es richtig, dass Monsanto sich in Deutschland und Europa auf die Züchtung und Verkauf von konventionellem Saatgut und Pflanzenschutzmitteln konzentriert.” [2]
Che fondamentalmente dice:
“In questo momento i media sono inondati di notizie sul fatto che la Monsanto stia interrompendo il commercio di semi OGM in Germania e in Europa. Ciò non è esatto…”
E sul sito principale della Monsanto a St. Louis, appare la seguente affermazione:
“Andiamo forti nella vendita di mais convenzionale di alta qualità, di olio di semi di colza, e semi vegetali presso i nostri clienti coltivatori in Europa. Per diversi anni abbiamo detto alla gente in Europa che avremmo venduto semi biotech solo dove avrebbero goduto del consenso di coltivatori e politici e dove ci fosse stato un buon sistema regolatorio. Tali requisiti si trovano solo in pochi paesi europei oggi, in primis Spagna e Portogallo. Come ha detto al Financial Times nel 2009 Hugh Grant, il nostro amministratore delegato, “l’Europa prenderà le sue decisioni nel tempo che le ci vorrà.” L’unico prodotto OGM coltivato in Europa oggi è un mais resistente alla Piralide del mais, un insetto in grado di fare danni considerevoli alle coltivazioni. La sua coltura rappresenta meno dell’ 1% di tutte le coltivazioni in Europa (per ettaro). [3]
Entrambe le affermazioni meritano maggior attenzione.

Per prima cosa la dichiarazione dalla Germania differisce dalla versione statunitense. Essa respinge come false le notizie della stampa sull’aver interrotto il commercio di OGM nell’ UE.

Secondo, la loro affermazione sul concentrarsi sulla coltura e la vendita di semi convenzionali e prodotti chimici per la protezione delle piante non è altro che una descrizione dell’attuale status delle vendite Monsanto in Europa, niente di più. A causa del limitato uso fino ad ora di semi OGM della Monsanto nell’UE, il business dell’azienda si concentra ovviamente dove fa più soldi.

Peraltro, i cosiddetti “prodotti chimici protettivi” a cui si riferisce la Monsanto principalmente altro non sono che il suo erbicida Roundup, che per contratto con i coltivatori deve essere per forza venduto assieme ai semi OGM della Monsanto, ma che è anche il killer di erbacce numero uno venduto in Europa e nel mondo. E’ stata inoltre provata la tossicità del prodotto persino per le cellule embrionali umane.

Le dichiarazioni provenienti dagli Stati Uniti contengono importanti differenze. Innanzitutto non danno nessun indizio di cambiamenti nella politica della Monsanto nei confronti della diffusione degli OGM nell’ UE. Dice esplicitamente che continueranno a venderli in Spagna e Portogallo, entrambi paesi dell’Unione Europea. Cita il presidente Hugh Grant, da non confondersi con l’attore di Hollywood, per indicare che la compagnia si aspetta un cambio d’opinione dell’ EU sull’accettazione dei suoi OGM. Infine cita il presente stato delle sue coltivazioni di OGM in Europa. Niente di più. Nessuna frase sul fermare gli OGM in Europa.

Un tempismo sospetto …

Eppure per la maggior parte della gente che non ha il tempo di cercare le dichiarazioni ufficiali della Monsanto ma guarda appena i titoli di testa di Reuters o TAZ, il messaggio recepito è che la Monsanto abbia cessato i suoi sforzi per far proliferare i semi OGM nell’ Unione Europea. Il tempismo dell’intervista del TAZ sembra suggerire una campagna promozionale di difesa ben orchestrata dalla Monsanto. L’articolo originale di TAZ, di Jost Maurin, è apparso lo stesso giorno, il 31 Maggio, meno di una settimana dopo la Marcia contro la Monsanto, una dimostrazione di protesta mondiale, tenutasi in più di 400 città in 52 stati nel mondo. [4] L’articolo di TAZ, poi usato come modello da tutti gli altri media, apparve sotto il fuorviante titolo: Sieg für Anti-Gentech-Bewegung: Monsanto gibt Europa auf (Vittoria per il movimento anti OGM: Monsanto abbandona l’Europa.)

La Marcia contro Monsanto è stata notevole per diversi aspetti. Piuttosto allarmante per la Monsanto ed il cartello degli OGM è il fatto che la manifestazione è stata la prima non organizzata da organizzazioni non governative anti OGM quali Greenpeace o BUND o Friends of the Earth. In Germania dove questo autore ha partecipato come speaker durante uno degli eventi, il tutto è stato organizzato da degli attivisti via facebook. Ma le organizzazioni non governative che si oppongono ufficialmente agli OGM non sono state in nessun luogo viste quali sponsor o organizzatori attivi dell’evento.

Tale Marcia ha posto a Monsanto & friends con un nuovo spaventoso problema, il pericolo che la protesta possa diffondersi e rendere la vita degli OGM ancora più difficile in Africa, Cina, America Latina e ovviamente in Europa occidentale ed orientale. Tutto suggerisce che il tempismo perfetto dell’ intervista del TAZ, un giornale apertamente sinistroide ed anti OGM, fosse un ben orchestrato tentativo di “gestire le impressioni”, e smorzare il vento che gonfia le vele del sentimento anti OGM in Europa e nel mondo. Per il momento la Monsanto ha ottenuto una vittoria nella propaganda, dal momento che l’opinione pubblica ha preso per buona la notizia della ritirata. Come nota un oppositore di vecchia data degli OGM Monsanto, ci sono tutti i segnali di un’astuta campagna pubblicitaria, “come una tattica alla Burson & Marsteller che si applica a varie pratiche controverse, e una delle ragioni per cui funziona è che ci vuole molto tempo per far crescere l’energia dei consumatoriattivisti e mobilitarli, mentre le strategie della compagnia necessitano poco tempo per essere attuate…”

Ciò che la Monsanto non ha fatto, è stato ritirare dal commercio il suo mais OGM dall’ UE, nonostante degli schiaccianti studi scientifici indipendenti, condotti su 200 ratti nell’arco di due anni, che mostravano drammatici incrementi nella formazione di cellule tumorali, della percentuale di mortalità e dei danni agli organi se nutriti con mais OGM trattato con l’erbicida della Monsanto Roundup. [5]

Inoltre, la Monsanto ammette apertamente di stare portando il proprio commercio di semi nell’ Europa dell’Est, sebbene menzioni solo semi convenzionali. Il vice presidente degli affari internazionali della Monsanto, Jesus Madrazo, ha affermato che la compagnia si è concentrata sul guadagnarsi una quota nel mercato dei semi convenzionali in Ucraina, e che l’Europa dell’Est e il Sud America sono le aree di crescita numero uno per la compagnia.

Successivamente negli USA, è trapelato che la Monsanto ha collaborato direttamente col suo apparentemente preferito senatore, Roy Blunt, un repubblicano dello stato natale della Monsanto,non che dello stato che maggiormente accoglie le campagne finanziarie della stessa, il Missouri, per buttare giù un’ oscuro paragrafo che Blunt avrebbe poi inserito in un provvedimento finanziario, un colpo che esenta la Monsanto dal venire denunciata per ogni danno causato dai suoi prodotti. [6]

Chiamata dai suoi detrattori la “Monsanto Protection Act”, la proposta di legge è passata inosservata sotto gli occhi apparentemente inconsapevoli di diversi membri del Congresso, firmatari della stessa finanziaria in cui era presente tale proposta. Reso legge dalla firma di Barack Obama, nonostante le migliaia di proteste, il nuovo decreto essenzialmente da alla Monsanto ed ai fornitori di OGM l’ immunità legale, anche qualora una ricerca dimostrasse che i semi OGM arrecano consistenti danni alla salute, cancro, etc. La corte federale non ha più alcun potere per fermarne la diffusione, l’uso e la vendita. [7] Le uniche altre società con una così oltraggiosa immunità legale sono le industrie farmaceutiche che producono i vaccini.

Quello che abbiamo è un’ immagine piuttosto differente dalla storia riferita da TAZ, e poi data per buona in maniera acritica dalla maggior parte dei media nel mondo. La Monsanto, per sua stessa ammissione, non ha cessato il commercio dei suoi prodotti nell’ UE. Non ha cessato di importare i suoi fagioli di soia e il suo granturco geneticamente modificati nei paesi in cui è riuscita a raggirare le leggi europee in materia.

La Monsanto afferma inoltre di starsi concentrando nel tirare su un mercato nell’ Europa dell’ est, dove spesso le regolamentazioni sono più “rilassate”, e nella notoriamente corrotta Ucraina. Nemmeno negano la promozione di OGM, quanto piuttosto esprimono il loro positivo interesse per i semi ordinari. In parole povere, i giochi geopolitici dietro la società e la loro voglia di avere il controllo sui semi più importanti sono decisamente troppo grandi perché la compagnia alzi la bandiera bianca e si arrenda così facilmente.

Un precedente

C’è un precedente importante per questa mossa difensiva della Monsanto. Nel 1999, dopo mesi di crescita dei movimenti anti Monsanto, poiché questa aveva fatto un tentativo di rilevare la compagnia del Mississippi Delta & Pine Land al fine di acquisirne un brevetto di un nuovo radicale metodo di coltura di OGM chiamato ufficialmente GURTS (Genetic Use Restriction Technology), non ufficialmente Tecnologia Terminator. La Delta aveva avuto il brevetto per il Terminator assieme alla società governativa USDA. Tale tecnologia forzerebbe un seme o pianta geneticamente modificato a “commettere suicidio” dopo un solo raccolto, obbligando l’agricoltore a tornare dalla Monsanto ogni anno per comprare nuovi semi, indipendentemente dal prezzo o dalla disponibilità.

L’idea della “Terminator”, minacciava di far deragliare tutto il giovane progetto degli OGM sin dall’inizio, tanto che il presidente della Rockfeller University e sponsor OGM e presidente della Rockfeller Foundation, Gordon Conway, corse a far visita al consiglio della Monsanto per convincerli a fare una ritrattazione al fine di limitare i danni a un già fragile campagna promozionale degli OGM. La Monsanto annunciò sorprendentemente che non avrebbe continuato la “commercializzazione” della tecnologia Terminator e mollò l’affare con la Delta & Pine Land, detentrice del brevetto. Le organizzazioni non governative anti OGM la considerarono un’enorme vittoria e non se seppe più niente per sette anni, fino a che, senza nessuna fanfara, nel 2006 la Monsanto annunciò di stare acquisendo la tecnologia dalla co-proprietaria del brevetto Delta & Pine Land. Questa volta non si sentì quasi un fiato dalle lobby anti OGM. Avevano perso il loro slancio e l’affare era andato avanti. [8]

Rimane da vedere se le forze per un’agricoltura sana e anti OGM saranno oggi così ingenue come nel 1999.

F. William Engdahl
Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/the-monsanto-protection-plan-monsantos-deception-game-on-gmo-in-europe/5337502
4.06.2013

Tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da STEFANO GRECO Note
[1] Reuters, Monsanto backing away from GMO crops in Europe, May 31, 2013, accessed in http://in.reuters.com/article/2013/05/31/monsanto-europe-idINL2N0EC1B720130531
[2] Monsanto Germany Press Release, Stellungnahme zur Vermarktung von gentechnisch verbessertem Saatgut in Europa, May 31, 2013, accessed in http://www.monsanto.com/global/de/news-standpunkte/Pages/vermarktung-von-gentechnisch-verbessertem-saatgut-in-europa.aspx
[3] Monsanto, Monsanto Position on GM Cultivation in Europe, accessed in http://monsantoblog.com/2013/05/31/monsanto-position-on-gm-cultivation-in-europe/
[4] Jost Maurin, Sieg für Anti-Gentech-Bewegung: Monsanto gibt Europa auf, TAZ, 31.05.2013, accessed in http://www.taz.de/Sieg-fuer-Anti-Gentech-Bewegung/!117205/
[5] F. William Engdahl, Saat der Zerstörung, 2013 Neue Auflage, Kopp Verlag.
[6] RT, Obama signs ‘Monsanto Protection Act’ written by Monsanto-sponsored senator, RT.com, March 28, 2013, accessed in http://rt.com/usa/monsanto-bill-blunt-agriculture-006/
[7] Ibid.
[8] F. William Engdahl, Monsanto Buys ‘Terminator’ Seeds Company, Global Research, August 27, 2006, accessed in http://www.globalresearch.ca/monsanto-buys-terminator-seeds-company/3082

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L’Islam e gli esportatori di democrazia


Da BeppeGrillo.it
Da decenni l’Occidente esporta democrazia nel Medio Oriente. Lo fa con i bombardamenti, con l’occupazione militare, con presidi, basi, portaerei. Lo fa sempre (chi lo può negare?) a fin di bene. E’ per una questione di civiltà. E’ nel nostro DNA civilizzare il mondo, dallo sterminio degli indiani d’America, al genocidio degli indios, alla caccia grossa agli aborigeni d’Australia, alla colonizzazione dell’Africa, oggi lasciata in eredità dagli Stati alle multinazionali. Immensi bagni di sangue per affermare la superiorità morale e religiosa degli europei, ma soprattutto quella economica.
Il film che insulta l’Islam e Maometto non è la causa dell’incendio che dilaga nei Paesi musulmani, è solo l’ennesima muleta rossa sventolata in faccia a chi non tollera più ingerenze da parte dell’Occidente. Forse si tratta di un salto, di un punto di non ritorno, di un “tipping point” per una situazione diventata insostenibile o forse no, ma le violenze si ripeteranno ancora e ancora fino a quando Stati Uniti e Europa non avranno levato le tende. L’Iraq è stato devastato da una guerra dichiarata dagli Stati Uniti a causa di “armi di distruzione di massa” inesistenti. Qualcuno ha chiesto scusa agli iracheni? Qualcuno ha processato Bush per crimini contro l’umanità? Non mi risulta. L’Afghanistan è occupato dalle forze della Nato, Italia inclusa, senza nessuna ragione. Non vi sono prove del coinvolgimento del governo afgano nell’attacco alle Torri Gemelle. L’Afghanistan era uno Stato sovrano a cui è stata dichiarata una guerra. Vi sono stati decine di migliaia di morti civili sotto le bombe dei droni. Qualcuno ha chiesto scusa agli afgani? La “No fly zone” per gli aerei libici è stata trasformata in una “Yes fly zone” per i bombardieri americani, francesi, inglesi e italiani. Solo pochi mesi prima Gheddafi, ricevuto con tutti gli onori al Quirinale e a Palazzo Chigi, aveva sottoscritto un solenne trattato di pace con l’Italia. Ora la Siria, dove si affrontano le spietate forze governative (e probabilmente lo sono), alleate, tollerate e giustificate per un quarto di secolo dall’Occidente, e i cosiddetti ribelli armati dai Paesi del Golfo con il sostegno di Al Qaeda e delle intelligence occidentali. Alla destabilizzazione completa del Medio Oriente mancano ancora l’intervento della Turchia nel teatro di guerra e un attacco all’Iran. Le primavere arabe volgono all’inverno. Forse, non ci sono mai state

I CRIMINI DELLA NESTLE’:CIBO TRANSEGENICO,SCHIAVISMO,MANODOPERA MINORILE E INQUINAMENTO DEL LATTE.

I CRIMINI DELLA NESTLE':CIBO TRANSEGENICO,SCHIAVISMO,MANODOPERA MINORILE E INQUINAMENTO DEL LATTE..

11 aprile 2012 – 17.55A Milano la mafia non c’è, IO NIENTE SACCIO


Da byoblu di Cladio Messora
articolo di Valerio Valentini per Byoblu.com Una Regione che ha un Consiglio Regionale con il 14% dei consiglieri indagati o imputati (11 su 80), il cui ufficio di presidenza è composto da 5 persone di cui 4 indagate e in cui le analisi sugli appalti dimostrano che 17 ditte su 19 hanno legami con la ‘ndrangheta: queste è la Lombardia che si sta preparando ad ospitare uno dei più grandi cantieri d’Europa, l’EXPO.

Eppure, tutto ciò non sembra preoccupare nessuno. Il problema della criminalità e della corruzione, dopo tutto, l’Italia conosce solo un modo per affrontarlo: intervenire “dopo”, cioè inseguire il reato dopo che è stato commesso. La prevenzione non è una parola contemplata nel nostro vocabolario. Il caso della Lega è emblematico: in un partito che già nel ’92 era stato beccato con le mani nel sacco delle mazzette e che non aveva mai rinnovato la sua classe dirigente, che aveva avuto strane relazioni coi boss ‘ndranghetisti e che aveva cercato di portare i soldi a Cipro e in Tanzania, s’è infine scoperto che c’era qualcosa di irregolare nella gestione dei rimborsi elettorali. Elementare Watson? Lo stesso sgomento assalirà la gran parte di noi cittadini tra qualche anno, quando salteranno fuori tutti gli affari sporchi delle mafie e delle cricche nell’ambito dei tre cantieri più grandi d’Europa che il nostro Paese sta inaugurando: Tav, Expo, e ricostruzione di L’Aquila. Di Tav e di L’Aquila ci siamo già occupati. Ma l’Expo?

Beh, il fatto che i lavori per l’Expo verranno monopolizzati da imprese colluse con le ‘ndrine calabresi è praticamente una certezza, perché in Lombardia esistono condizioni ambientali ottimali: un mercato drogato dal denaro sporco pompato dalle cosche e un sistema di assegnazione degli appalti miope, che tiene conto soltanto del minor tempo di realizzazione dell’opera e del massimo ribasso. Tutto ciò non fa che aumentare la richiesta di mafia, ovvero la tendenza degli imprenditori a vedere nella vicinanza e nell’obbedienza ai boss calabresi un modo per ottenere vantaggi ed essere maggiormente competitivi. Fin quando il mercato degli appalti, in Italia, sarà regolato da queste logiche, a vincere sarà soltanto la criminalità organizzata. E, come i dati iniziali dimostrano, la classe politica lombarda (e non solo) non appare in grado di contrastare il fenomeno: i padrini portano voti e alla politica i voti servono, anche a costo di qualche favore poco pulito.

L’operazione “Crimine”, conclusasi nel luglio del 2010, ha rivelato i nomi di 13 politici lombardi (assessori, sindaci, consiglieri comunali e provinciali) che avevano delle relazioni con esponenti della ‘ndrangheta. La criminalità organizzata è radicata in Lombardia almeno dagli anni ’70. Pentiti ed inchieste ne hanno mostrato lo sviluppo e la potenza devastante. Era il 1979, ad esempio, quando in un ristorante di Milano, Le Streghe, otto persone morivano in una strage di ‘ndrangheta. E sempre a Milano, che è la città col più alto consumo di cocaina in Europa, negli ultimi 5 anni si sono registrati 15 omicidi legati alla ‘ndrangheta e a Cosa Nostra. Come quello, ad esempio, di Lea Garofalo, rapita mentre camminava in una centralissima via del capoluogo lombardo, prima di essere torturata e sciolta nell’acido. O come Rocco Stagno, picciotto calabrese che aveva scelto un’alleanza sbagliata ed è stato ucciso e dato in pasto ai maiali in una porcilaia di Bernate Ticino, affinché le sue ossa non venissero ritrovate.

Ma la politica, appunto, quali precauzioni prende? Sarebbe interessante chiederlo, ad esempio, al prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, messo a capo dell’organismo che vigila contro le infiltrazioni mafiose nei cantieri dell’Expo. Il 13 febbraio scorso, alla presenza del sindaco Pisapia e del ministro Cancellieri, è stato firmato il “Protocollo della Legalità”. In quell’occasione, il prefetto Lombardi ha dichiarato trionfante: “La firma di oggi apre una nuova strada, per assicurare il rispetto della legalità contro ogni possibile infiltrazione criminale e mafiosa in tutte le fasi della realizzazione dell’Evento”. Viene da domandarsi a quali infiltrazioni si riferisse, visto che nel Gennaio di due anni fa lo stesso prefetto Lombardi aveva rassicurato i suoi concittadini: “A Milano la mafia non c’è. Al massimo – aveva poi precisato – ci sono soltanto delle singole famiglie mafiose”. A smentirlo avevano pensato gli stessi ‘ndranghetisti. Come Carlo Chiriaco, ex direttore della Asl di Pavia che si vantava a telefono di essere un affiliato. Riferendosi al candidato per il quale si adoperava a raccatare voti, spiegava: “deve fare l’assessore alle infrastrutture… Nei prossimi cinque anni c’è l’Expo 2015. Sai cosa c’è da fare nei prossimi cinque anni proprio a livello di infrastrutture in Lombardia? Ma hai voglia…”. Qualcuno potrebbe obiettare che un prefetto non è tenuto a sapere cosa di cosa parla un sedicente ‘ndranghetista a telefono. Però Lombardi avrebbe almeno potuto leggere un rapporto della Direzione Investigativa Antimafia, secondo cui più di 5mila commercianti sotto la Madunina pagherebbero il Pizzo e il 20% delle attività commerciali milanesi sarebbe controllato dalle cosche. Oppure avrebbe potuto leggere una dichiarazione che nel 1999, cioè 13 anni fa, la magistratura milanese rilasciava alla commissione parlamentare antimafia: “il 90% delle inchieste riguarda clan di ‘ndrangheta”.

Insomma, se chi deve contrastare la mafia è il primo a crederci poco, non si prospetta un futuro eccessivamente roseo.

Valerio Valentini

Torino scontri a Porta Nuova


Prima la manifestazione pacifica poi gli scontri. Terminato il corteo pacifico e colorato, molti partecipanti sono rientrati in città con il treno. Arrivati …
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il caso dei due marò Sempre le solite “notizie”: ma quando la finirete? i soliti schifosi complotti internazionali che sembrano nel dna di certi soggetti


Redazione
Come al solito storie di soldati catturati e ricostruzione fumose nei telegiornali, mi pare di poter dire che molte guerre scatenate da interessi economici da personaggi che forse farebbero una cortesia a tutti se giocassero a Monopoli o a Risiko invece di fare danni.
Preso da Euroean Phoenix di Enrico Galoppini
di Enrico Galoppini

Innanzitutto una premessa: per “notizia” non è da intendersi un fatto importante, un avvenimento degno di attenzione, un evento che in base a parametri oggettivi risulti d’interesse per l’intera comunità. No, si tratta quasi sempre (e mi pongo seri dubbi sul “quasi”) di questioni estremamente marginali ma artificialmente sopravvalutate o stravolte, quando non sono addirittura inventate di sana pianta; di “uscite del giorno” per fini che sono regolarmente diversi da quelli che sembrano in apparenza, inimmaginabili dalla maggior parte dei lettori, ma a tutto beneficio di precisi ed inconfessabili interessi, anche se ogni volta si cerca di coinvolgere emotivamente i boccaloni che danno credito ai media.

Accade così che apri il sito dell’Ansa e scopri una “notizia” di questo tipo: India: Ministero interno contro gay. Premesso che tutta questa simpatia per i “gay” viene ostentata (da chi ha un ruolo di “responsabilità”, intendiamoci) solo nel cosiddetto “Occidente” per motivi che nulla hanno a che fare con il “rispetto”, la “tolleranza” eccetera, la cosa evidente, con una “notizia” del genere (cioè una non-notizia), è l’incoraggiamento presso il pubblico italiano di sentimenti ostili verso l’India, gli indiani e il loro governo. Questo, naturalmente, può avvenire solo presso un certo pubblico, quello per il quale non si è mai abbastanza “moderni”, “avanti”, e che si lamenta in continuazione di cose che stanno solo nelle sue fantasie (“la dittatura della Chiesa”, ad esempio) e che sogna di trasformare il mondo intero in una specie di “Amsterdam”, “senza tabù e restrizioni”.

Ma basta fare il classico due più due per mettere insieme la suddetta non-notizia con l’altra, sempre riguardante l’India, che sta mettendo in grave imbarazzo il “nostro” governo (il virgolettato è d’obbligo). Stiamo parlando dei due marò italiani messi in stato di fermo dalle autorità indiane: una vicenda che ancora ai tempi della vituperata “Prima Repubblica” – quella del “mostro” Craxi, per intenderci – sarebbe stata impensabile… Ma oggi, questa colonia della Nato, della BCE e di qualsiasi altro predone camuffato da “salvatore della patria” chiamata Italia, per compiacere i padroni – pardon, i “Badroni” – s’è imbarcata in cose più grosse di lei, che non può controllare, rischiando di mettere in moto conseguenze inimmaginabili ed ingestibili. Siamo all’autolesionismo totale, eppure si va avanti su questa china, fino allo schianto finale, cioè l’estremo tentativo di questo “Occidente” di rimandare apparentemente il suo fallimento (morale e materiale) per mezzo di una guerra mondiale che cerca di aizzare in ogni modo.

Dunque il giochetto è chiaro: attraverso i media-pappagallo (e mi scuso con i pappagalli veri) si dipinge l’India come un covo di “intolleranti” perché va ringalluzzito il sentimento “nazionalistico” offeso (noto già da alcuni messaggi su internet che alcuni “patrioti di destra” sono già, da bravi cani di Pavlov, con le bave alla bocca)… E non mi sorprenderei se in questi giorni venissero commissionati, su tv e giornali, “approfondimenti” sulla “cultura indiana” mirati a far inorridire il pubblico: scommettiamo che il fermo dei due militari italiani si prolungherà ci stresseranno a non finire con la “crudeltà del sistema della caste”, le “vedove che si gettano nel fuoco” eccetera?

Ma il vero problema – per chi sa andare oltre queste pinzillacchere – è che l’India s’è messa dalla parte del “no” già espresso da Russia e Cina sull’ipotesi d’intervento in Siria, sulla quale quotidianamente vengono raccontati fiumi di menzogne (è fresca fresca la notizia di agenti francesi catturati dalle autorità di Damasco: che facevano in Siria, anche loro “manifestavano pacificamente”?).

Povera Italia! Prima ci siamo imbarcati nella scellerata campagna di aggressioni occidentali per “l’esportazione della democrazia”, per “combattere il terrorismo” ed altre favole (le “missioni di pace”); poi, un po’ per volta, ci siamo finiti sempre di più fino al collo, coi nostri militari che guarda un po’ muoiono in Afghanistan solo per “incidenti automobilistici”, ed ora addirittura vengono messi alla berlina in mondovisione, col sentimento anti-italiano che oramai va montando nel mondo né più né meno come quello anti-americano… E pensare che ancora negli anni Novanta potevi andare in giro, in tutto il mondo islamico e non solo, come “italiano” ed ottenere dimostrazioni di simpatia ovunque! Chi dobbiamo ringraziare per questa caduta a picco anche della nostra considerazione?

Sembra che ci siamo avvitati in una spirale senza via di ritorno, ammanettati mani e piedi alle “imprese dell’Occidente”, e hai voglia te a spiegare che “l’Islam è vario e complesso”, che “l’India ha una cultura millenaria”, che “la Cina è un deposito di saggezza” eccetera: no, c’è sempre questa insopportabile insolenza e perfidia dei media a rovinare completamente il lavoro di chi cerca, in mezzo a questo mare di menzogne, di far ragionare un po’, di far capire che il mondo non finisce dove arriva il proprio limitato ‘orizzonte occidentale’.

E così, quando invece un’Italia libera, indipendente e sovrana, “faro del Mediterraneo” (questa è la sua unica funzione sensata), potrebbe operare ben diversamente, ad ogni livello, se solo esistessero uomini degni di tal nome e non degli scendiletto, oggi siamo ridotti a questi mezzucci, a queste uscite patetiche come quella di dare dell’”intollerante”, del “nemico dei gay” al Ministro dell’Interno di una nazione così importante e dalla millenaria civiltà come l’India, con la sua storia e la sua spiritualità, nemmeno si trattasse di un’accozzaglia di “selvaggi”.

In questo scadimento, in questa volgarità che utilizza ogni meschino espediente per darsi l’illusione di essere sempre i “primi della classe”, “avanti” rispetto al resto del mondo che è rimasto “indietro”, quale differenza sostanziale c’è rispetto all’epoca del colonialismo ottocentesco, quello in cui le trombe del Progresso incitavano a sottomettere “popoli retrogradi”, rimasti “indietro sia materialmente che “moralmente”?

Wall Street è diventata un gigantesco casinò finanziario e la speculazione sui derivati(assicurazioni)


Redazione
La cinica borsa americana che scommette sull fallimento dei paesi è forse ora che i movimenti tipo occupy wall Street riescano a obbligarli a darsi una regolamentazione
The Economic Collapse 19 Ottobre 2011

La maggior parte delle persone non ha idea che Wall Street è diventata un gigantesco casinò finanziario. Le grandi banche di Wall Street stanno facendo miliardi di dollari all’anno con il mercato dei derivati, e nessuno nella comunità finanziaria vuole che la festa finisca. La parola “derivati” sembra complicata e tecnica, ma comprenderli non è poi così difficile. Un derivato è essenzialmente un modo elegante per dire che è stata fatta una scommessa. Originariamente, queste scommesse sono state progettate per coprire il rischio, ma oggi il mercato dei derivati ​​si è sviluppato in una montagna di speculazione, diversa da qualunque cosa il mondo abbia mai visto prima. Le stime del valore nominale del mercato dei derivati ​​in tutto il mondo vanno dai 600 trilioni di dollari a 1,5 quadrilioni di dollari. Tenete presente che il PIL mondiale si avvicina ai 65 trilioni di dollari. Il pericolo per il sistema finanziario globale rappresentato dai derivati ​​è così grande che Warren Buffet una volta li ha definiti “armi finanziarie di distruzione di massa” . Per ora, i poteri finanziari stanno cercando di mantenere il funzionamento del casinò, ma è inevitabile che ad un certo punto l’intero pasticcio crollerà. Quando lo farà, affronteremo una crisi dei derivati ​​che potrebbe davvero distruggere l’intero sistema finanziario globale
La maggior parte delle persone non parla molto di derivati ​​perché semplicemente non li capisce.
Forse un paio di definizioni sarebbero utili.
Di seguito il modo in cui un recente articolo di Bloomberg ha definito i derivati ​​….

I derivati ​​sono strumenti finanziari utilizzati a copertura dei rischi o a scopo speculativo. Sono derivati da azioni, obbligazioni, prestiti, valute e materie prime, o legati ad eventi specifici come i cambiamenti nel tempo o nei tassi di interesse.
La parola chiave è “speculazione”. Oggi quelli di Wall Street stanno speculando su qualsiasi cosa si possa immaginare.
Quello che segue è il modo in cui Investopedia definisce i derivati ​​….
Una garanzia il cui prezzo dipende o deriva da una o più attività sottostanti. Il derivato stesso è semplicemente un contratto tra due o più parti. Il suo valore patrimoniale è determinato dalle fluttuazioni del sottostante. Le attività sottostanti più comuni includono azioni, obbligazioni, commodities, valute, tassi d’interesse e indici di mercato. La maggior parte dei derivati ​​sono caratterizzati da elevata leva finanziaria.
Un derivato non ha un suo proprio valore di base. Un derivato è essenzialmente una scommessa laterale. Di solito queste scommesse laterali sono fortemente indebitate.
A questo punto, le scommesse laterali sono andate totalmente fuori controllo nel mondo finanziario. Scommesse laterali sono state fatte praticamente su qualsiasi cosa si possa immaginare, e le maggiori banche di Wall Street stanno facendo un sacco di soldi con questo. Questo sistema è quasi interamente non regolamentato ed è totalmente dominato dalle grandi banche internazionali.
Negli ultimi due decenni, il mercato dei derivati ​​si è moltiplicato. Tutto andrà bene fino a quando il sistema rimarrà in equilibrio. Ma una volta che perderà l’equilibrio potremmo assistere a una serie di crolli finanziari che nessun governo al mondo sarà in grado di risolvere.
La quantità di denaro di cui stiamo parlando è assolutamente sconcertante. Graham Summers della Phoenix Capital Research stima che il valore nominale del mercato globale dei derivati ​​è di 1,4 quadrilioni di dollari e in un articolo per Seeking Alpha ha provato a presentare quel numero in prospettiva .. ..
Se si somma il valore di ogni azione del pianeta, l’intera capitalizzazione di mercato sarebbe di circa 36 trilioni di dollari. Seguendo lo stesso procedimento per le obbligazioni, si otterrebbe una capitalizzazione di mercato di circa 72 trilioni di dollari.
Il valore nominale del mercato dei derivati ​​è di circa 1,4 QUADRILIONI di dollari.
Mi rendo conto che il numero suona come qualcosa di Looney Tunes, così cercherò di metterlo in prospettiva.
1,4 quadrilioni di dollari sono approssimativamente:
-40 VOLTE LA BORSA MONDIALE.
-10 VOLTE il valore di OGNI OGNI AZIONE e di ogni OBBLIGAZIONE SUL PIANETA.
-23 VOLTE IL PIL MONDIALE.
E’ difficile capire quanti soldi siano un quadrilione.
Se iniziate a contare in questo momento, un dollaro al secondo, ci vorrebbero 32 milioni di anni per contare fino a un quadrilione di dollari.
Sì, i ragazzi e le ragazze di Wall Street sono andati completamente e totalmente fuori controllo.
In un eccellente articolo sui derivati, Webster Tarpley ha descritto il ruolo fondamentale che in questo momento i derivati ​​giocano nel sistema finanziario globale …
Lungi dall’essere una qualche attività arcana o marginale, i derivati ​​finanziari sono giunti a rappresentare l’attività principale dell’oligarchia finanziaria a Wall Street, la City di Londra, Francoforte, e di altri centri finanziari. Uno sforzo concertato è stato fatto dai politici e dai media per nascondere e camuffare il ruolo centrale svolto dalla speculazione da derivati ​​nei disastri economici degli ultimi anni. I giornalisti e quelli delle relazioni pubbliche hanno fatto tutto il possibile per evitare anche solo di nominare i derivati, coniando frasi come “asset tossici”, “strumenti esotici”, e – soprattutto – “asset problematici”, come nel Troubled Assets Relief Program o TARP, alias il mostruoso salvataggio degli speculatori di Wall Street da 800.000 milioni di dollari che è stato emesso nel mese di ottobre 2008 con l’appoggio di Bush, Henry Paulson, John McCain, Sarah Palin, e i democratici di Obama.
Molti non lo sanno, ma i derivati ​​sono stati al centro della crisi finanziaria del 2008.
Saranno quasi certamente al centro della prossima crisi finanziaria.
Per molti, i campanelli d’allarme hanno smesso di suonare l’altro giorno quando è stato rivelato che Bank of America ha spostato una grossa fetta di derivati ​​dalla sua unità bancaria di investmenti in fallimento, Merrill Lynch, al suo ramo depositi.
Che cosa vuol dire?
Un articolo pubblicato sul The Daily Bail ha spiegato l’altro giorno che questo significa che i contribuenti degli Stati Uniti potrebbero finire nei guai ….
Ciò significa che l’esposizione della banca d’investimento ai derivati europei ​​è ormai passata ai contribuenti americani. Bank of America non ha ottenuto l’approvazione regolamentare per fare questo, l’ha fatto solo su richiesta delle controparti spaventate. Ora la Fed e la Fdic litigano sul fatto se questo sia un bene. La Fed vuole “dare sollievo” alla compagnia finanziaria, che è sotto pressione.
Si tratta di un trasferimento diretto di rischio per il contribuente, operato dalla banca senza l’approvazione da parte dei regolatori e senza contributo del pubblico.
Allora, avete sentito parlare di questo al telegiornale?
Probabilmente no.
Oggi, il valore nominale di tutti i derivati ​​detenuti da Bank of America arriva a circa 75 trilioni di dollari .
JPMorgan Chase è in possesso di strumenti derivati ​​per un valore nominale di circa 79 trilioni di dollari .
E’ difficile anche solo immaginare questi numeri.
In questo momento, le banche con la massima esposizione ai derivati ​​sono JPMorgan Chase, Bank of America, Goldman Sachs, Citigroup, Wells Fargo e HSBC Bank USA.
Anche Morgan Stanley ha un’esposizione enorme ai derivati.
Avrete notato che queste sono alcune delle banche “troppo grandi per fallire” .
Le maggiori banche statunitensi continuano a crescere e continuano a conquistare un potere sempre più grande.
Nel 2002, le prime 10 banche Usa controllavano il 55 per cento degli attivi bancari di tutti gli Stati Uniti. Oggi, le prime 10 banche Usa hanno il controllo del 77 per cento degli attivi bancari di tutti gli Stati Uniti.
Queste banche sono diventate così grandi e così potenti che se crollassero il nostro intero sistema finanziario potrebbe implodere.
Si sarebbe potuto pensare che avremmo imparato la lezione nel 2008 e avremmo fatto qualcosa, ma invece abbiamo permesso alle banche “troppo grandi per essere salvate” di diventare più grandi che mai.
Ed esse fanno più o meno quello che vogliono.
Qualche tempo fa, il New York Times ha pubblicato un articolo intitolato ” Un’Elite Bancaria Segreta Regola il Mercato dei Derivati “. Tale articolo ha messo in luce il controllo ferreo che le banche “troppo grandi per fallire” esercitano sul commercio dei derivati. Basta considerare il seguente estratto da questo articolo ….
Nel terzo Mercoledì di ogni mese, i nove membri di un’élite di Wall Street si riuniscono a Midtown Manhattan.
Gli uomini condividono un obiettivo comune: tutelare gli interessi delle grandi banche nel vasto mercato dei derivati, uno dei più redditizi – e controversi – campi della finanza. Essi condividono anche un segreto comune: I dettagli dei loro incontri, anche la loro identità, sono strettamente confidenziali.
Quali istituzioni rappresentato in queste riunioni?
Ebbene, secondo il New York Times , le banche coinvolte sono: JPMorgan Chase, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Bank of America e Citigroup.
Perché quegli stessi cinque nomi sembrano continuare a spuntare fuori ogni volta?
Purtroppo, queste cinque banche continuano a versare denaro nelle campagne dei politici che hanno sostenuto i salvataggi nel 2008 e che loro sanno che li tireranno fuori dai guai di nuovo quando la prossima crisi finanziaria colpirà.
Quelli che difendono il commercio selvaggio dei derivati ​​che si svolge oggi affermano che Wall Street è responsabile di tutti i rischi e ritengono che le banche di emissione saranno sempre in grado di coprire tutti i contratti derivati ​​che sottoscrivono.
Ma questo è un presupposto errato. Basta guardare AIG nel 2008. Quando il mercato immobiliare è crollato AIG era dalla parte sbagliata di un enorme numero di contratti derivati ​​e sarebbe “fallita”, senza i giganteschi salvataggi del governo federale. Se il salvataggio di AIG non fosse avvenuto, Goldman Sachs e un sacco di altra gente sarebbe rimasta lì con un sacco di carta senza valore.
E’ inevitabile che la stessa cosa accadrà di nuovo. Tranne che la prossima volta potrebbe essere su scala molto più grande.
Quando “la casa” va in “rovina”, tutti perdono. I governi del mondo potrebbero intervenire e cercare di salvare tutti, ma la realtà è che quando il mercato dei derivati ​​crollerà totalmente non ci sarà nessun governo al mondo con abbastanza soldi per ricostruirlo.
Una crisi terribile dei derivati ​​sta arrivando.
E’ solo una questione di tempo.
State allerta per qualsiasi menzione della parola “derivati” o del termine “crisi dei derivati” nelle notizie. Quando la crisi dei derivati ​​arriverà, le cose inizieranno ad andare in pezzi molto rapidamente.

Tra il 2007 e il 2010 la Federal Reserve ha prestato a banche e Governi 16 trilioni di dollari a tasso zero. L’operazione è emersa grazie alla ricerca di due senatori


Redazione
La Federal Reserve e il corrispondente americano della Banca d’Italia, storia di un incredibile prestito a tasso zero alle banche.
di Giulietto Chiesa – 22 Agosto 2011 da GiuliettoChiesa.it
Udite, udite, o signori e signore che leggete i giornali dei finanzieri di tutto il mondo, (cioè i “loro giornali”, cioè tutti i giornali del mainstream, e naturalmente tutte le televisioni del mainstream) adesso scoprirete il segreto, uno dei segreti, forse il più importante dei segreti, che sta dietro la crisi della finanza mondiale. Credevate che la Grecia fosse la pietra dello scandalo e che i greci, questi spendaccioni corrotti, dovessero essere salvati, sì, ma insieme privati della loro sovranità nazionale, come gli italiani, del resto, e i portoghesi e gli irlandesi?

Vi sbagliavate, ma non è colpa vostra. Le cose stanno diversamente, e tenetevi forte alle vostre sedie. Scoprirete anche come la più grande democrazia del mondo (senza scherzi, sto parlando di quella americana!) è in grado di guardarsi dentro (quasi) fino in fondo. E questo è un bene. Salvo naturalmente il fatto che nessuno lo saprà. E questo è un male. Eccetto io e voi che leggete queste righe elettroniche (questa roba non andrà mai sulla prestigiosa carta dove scrivono De Bortoli, Riotta, Pigì Battista e altri tristanzuoli che vi hanno raccontato e vi raccontano frottole tutti i giorni). Prima di tutto la fonte, perchè non abbiate a sospettare che si tratti del solito trucco di un Government Accountability Office “complottista” inveterato. La fonte è più che ufficiale, unica e irripetibile: GAO Audit (Government Accountability Office). Il Governo è quello degli Stati Uniti d’America. L’Audit è parola inglese che sta per verifica contabile. L’Audit di cui si parla è il primo che sia stato mai effettuato da mano umana (non possiamo escludere il buon Dio) sull’attività della Federal Reserve nei quasi cento anni della sua storia.

Voi direte, stupiti: ma come è possibile? Mai nessuno è andato a guardare dentro quei conti? Risposta esatta, mai nessuno. La Federal Reserve è stata una riserva di caccia al di sopra di ogni controllo. La seconda domanda che vi porrete è: ma perchè proprio adesso? Il fatto è, capirete, che gira il mondo un sacco di gente sospettosa. E costoro sono malfidati: visti i risultati vorrebbero dare un’occhiata alla cassaforte. Così è accaduto un accidente imprevisto. All’inizio quelli che stavano dentro la cassaforte hanno pensato: che guardino pure, intanto non ci capiranno niente. Invece quei temerari hanno capito fin troppo bene. E’ andata così, che Ron Paul e Alan Grayson hanno fatto passare un emendamento alla legge Dodd-Frank che consentiva di fare l’inaudito: controllare i conti della Federal Reserve. Al Senato Usa erano distratti in quel momento.
Detto fatto, due senatori fuori del comune (cioè con le rotelle non del tutto a posto, come vedremo) hanno fatto la ricerca: la storia meriterebbe che i loro nomi restassero scolpiti come i profili dei presidenti sul Mount Rushmore (se non ricordo male, e non chiedetemi di perdere tempo a verificare sul web). Si chiamano Bernie Sanders, indipendente, e Jim DeMint, repubblicano.

Aperto il vaso di Pandora è successo un finimondo. Ma, per così dire, “al chiuso”. Ben Bernanke, attuale portiere della Federal Reserve ha protestato veementemente, seguito a ruota dal predecessore Alan Greenspan, e da altri banchieroni tutti mondiali, e tutti beneficiari, come vedremo, di donazioni varie e gratuite. “Che effetto avrebbero sui mercati del pianeta certe scoperte?”, hanno detto. “Bloccare tutto, fermare, insabbiare!”.
Se queste cose le leggete per la prima volta vuol dire che ci sono riusciti, fino ad ora. Il fatto è che il senatore Sanders è uno svitato e ha messo tutto, pixel su pixel, sulla sua web page. E la frittata non è più riparabile. Per meglio dire: si ordinerà a tutto il mainstream di tacere e nascondere. E magari di pubblicare tutte le storie delle eventuali amanti di Sanders, o di svelare quanti conti in banca ha, e magari se ha sodomizzato il suo cuoco, o ha una collezione di foto pedofile. Cosicchè della faccenda dell’audit della Federal Reserve non ne sentirà parlare nessuno, o quasi. Ma Sanders, DeMint e il buon Dio ci permettono comunque, a noi, che parte del mainstream non siamo, di raccontarvi cosa è venuto fuori. Che è una storia niente male, che, se il mainstream non fosse la cloaca che è, potrebbe perfino metterla in prima pagina. E veniamo al dunque, scusandoci con i lettori se abbiamo fatto in apertura come fece Dostoevskij nel presentare i suoi “Fratelli Karamazov”, cioè scrivendo un romanzo per introdurne un altro.

Le cifre dunque ci dicono che, tra il dicembre 2007 e il giugno 2010, senza che nessuno sapesse niente, cioè segretamente, la Federal Reserve ha tolto dal brago banche, corporations, governi sotto diverse latitudini e longitudini, dalla Francia alla Scozia, e chissà fin dove è arrivata la sua “beneficenza”, con la non modica cifra di 16 mila miliardi di dollari, cioè sedici trilioni di dollari. Tutto questo ben di Dio sarebbe stato collocato sotto la vocina di bilancio di un “programma onnicomprensivo di prestiti”. Ma nessuno, nemmeno il Congresso americano ne è stato informato. Di quei 16 trilioni non un dollaro è ritornato indietro. Eppure sono stati prestati – pensate o lettori ignari – a tasso zero, cioè gratis et amore dei. Per avere un’idea della cifra, se ancora non avete avuto il capogiro, basti pensare che il prodotto interno lordo annuale degli USA si aggira attorno a 14,2 trilioni e che il debito complessivo degli Stati Uniti viaggia sui 14,5 trilioni. Dunque, concludendo, un gruppo di banchieri, che non sono stati eletti da nessuno, prende decisioni di portata mondiale, compra e ricatta governi, banche corporations. Perchè lo fanno? Perchè il sistema è esploso e va al collasso, e loro lo drogano con denaro finto, perchè possa continuare a funzionare. E – cosa non meno importante – in questo modo si mettono in condizione di minacciare ricattare, condizionare, sostituire governi e ministri di tutto il mondo. Siamo alla dittatura di un superclan semi criminale, che complotta usando denaro fittizio (da dove credete siano usciti quei 16 trilioni se non dalle “stamperie” segrete della Federal Reserve? Tenendo conto anche che quei soldi non occorre stamparli, ma li si può creare dal nulla schiacciando qualche tasto di un computer). Dunque adesso sappiamo che il famoso TARP (Troubled Asset Relief Program), fissato in 800 miliardi di dollari, era una balla al ribasso, buona per i mercati e per non fare esplodere la protesta dei contribuenti americani. Lo chiamarono (libera traduzione mia) “Programma di salvaguardia degli assetti tossici”. E, in effetti fu proprio un programma per salvare quegli assetti.

Li comprarono perchè non si scoprisse che erano velenosi. Valevano zero, ma vennero acquistati in denaro sonante. Salvarono i truffatori. Il pubblico fu indotto a pensare che questo servisse a qualche scopo. L’unico scopo era di finanziare i truffatori. Che sono gli stessi che ora esigono di essere nuovamente pagati per i crediti illegali (tossici appunto) che erogarono. Solo che la cifra fu venti volte più grande.
Dove sono andati e a chi, e quanto? Adesso sappiamo tutto. C’è l’elenco, eccolo:

Citigroup: $2.5 trillion ($2,500,000,000,000)
Morgan Stanley: $2.04 trillion ($2,040,000,000,000)
Merrill Lynch: $1.949 trillion ($1,949,000,000,000)
Bank of America: $1.344 trillion ($1,344,000,000,000)
Barclays PLC (United Kingdom): $868 billion ($868,000,000,000)
Bear Sterns: $853 billion ($853,000,000,000)
Goldman Sachs: $814 billion ($814,000,000,000)
Royal Bank of Scotland (UK): $541 billion ($541,000,000,000)
JP Morgan Chase: $391 billion ($391,000,000,000)
Deutsche Bank (Germany): $354 billion ($354,000,000,000)
UBS (Switzerland): $287 billion ($287,000,000,000)
Credit Suisse (Switzerland): $262 billion ($262,000,000,000)
Lehman Brothers: $183 billion ($183,000,000,000)
Bank of Scotland (United Kingdom): $181 billion ($181,000,000,000)
BNP Paribas (France): $175 billion ($175,000,000,000)

E molte altre banche minori che qui non staremo a citare. Chi volesse sapere i dettagli può andarseli a vedere qui, qui, e qui.
Adesso ci è più chiaro chi sono i nove banchieri che si ritrovano, assieme ai loro complici, in qualche ufficio di Wall Street, o a bordo di qualche nave, una volta al mese per complottare contro le nostre vite, il nostro lavoro, il nostro futuro. Sicuramente sono tutti fedeli partecipanti alle riunioni del Gruppo Bilderberg e della Trilaterale. In un mondo bene ordinato bisognerebbe che venissero arrestati, su mandato, per esempio, della Corte Penale Internazionale. Ma chi ha il potere di spiccare un tale mandato, visto che i governi europei sono tutti complici di questi balordi? Ai quali si dovrebbe aggiungere i dirigenti delle agenzie di rating che non potevano non sapere e che sono state e sono parte della macchinazione. Danno i voti a tutti, e decidono chi è fedele e chi non lo è alle loro operazioni da scassinatori; sorvegliano e fanno il palo prima che arrivi l’opinione pubblica. E questa non può arrivare perchè non sa niente. E non sa niente perchè giornali e tv mentono e distraggono milioni e miliardi di spettatori. Da quei pulpiti ci viene l’accusa di avere troppo consumato. Ma quei pulpiti, materialistici per eccellenza, continuano a spingerci a consumare ancora. E’ il delirio dei balordi.

Come difenderci? Organizzarci per rispondere. Il debito che hanno creato se lo paghino loro, se ci riescono. L’attacco alle nostre condizioni di vita dobbiamo respingerlo. Certo che ricorreranno alla forza, come sta facendo il cameriere Cameron dopo i tumulti di Londra. Come Berlusconi e Fassino stanno facendo con i No Tav della Val di Susa. Ma se milioni di europei capiranno che è giunto il momento di difendersi, partendo dalla difesa del proprio territorio (dove per territorio s’intende tutta la nostra vita, a partire dal nostro cervello e dalla nostra salute), li potremo sbalzare di sella. Dove abitiamo noi, loro sono più deboli e noi quasi invincibili. Se ci organizziamo. Tertium non datur: o li sbalziamo di sella o loro ci distruggeranno. Sicuramente molti di noi, insieme ai milioni che non si possono difendere. Ci porteranno via gli ultimi residui di democrazia, ci renderanno schiavi. Vogliono cancellare la storia di 150 anni di diritti conquistati. Sono la peste moderna. Se vogliamo guarire dobbiamo rispondere alla loro dichiarazione di guerra.

Come le multinazionali governano il mondo – L’esempio della Nestlé(preso dal documentario di Karl Otrok “We feed the World”)


Redazione
Pezzi presi dal ducumentario di Carl Otrok “We feed the World
la Nestlè è la più grossa multinazionale alimentare del mondo, 276.000 addetti per un fatturato di 65 miliardi di dollari, questi colossi si muovono sul meccanismo spietato del mercato sotto la spinta degli investitori, tendono ad espandersi anche se non c’è una richiesta così forte del a livello mondiale dei loro prodotti con quello che ne consegue che spingono la crescita dei consumi all’eccesso in mercati dove non c’è la necessità o come nel caso dell’acqua il loro intervento in Africa ha aumentato il costo dell’acqua perchè trattata e rivenduta da una azienda privata il che fa aumentare i costi e ne riduce l’accessibilità alle popolazioni .
mercato dell’acqua e dei profitti
Come fa notare Carl Otrok il vero scopo e massimizzare il profitto, attraverso la pubblicità danno un immagine naturale ai loro prodotti come se fossero presi direttamente dai campi(e questo attira la gente)
in realtà come dice lo stesso Presidente della Nestlè il loro prodotti sono sempre elaborati anche se nel caso del biologico in modo corretto.
pezzo del documentario Intervista al Presidente delle Nestlè

Usa, Harrington svela gli inganni delle agenzie di rating


Redazione
Gli Stati Uniti per certi versi un paese affascinante ma forse dove ci sono degli eccessi di democrazia che portano i loro mercati finanziari(Wall Street a essere una sorta di centri del gioco d’azzardo
Dalla redazione del Fatto Qiotidiano.it 23/08/2011 Autore Matteo Cavallito
Inaffidabili nella migliore delle ipotesi, distruttive nel peggiore dei casi. La confessione pubblica dell’ex vicepresidente di Moody’s giunge in uno dei momenti più critici nella storia di questi arbitri del mercato. Mai come oggi nell’occhio del ciclone
“Mi chiamo William J. Harrington, sono stato impiegato da Moody’s Investor Service (Moody’s) come analista nella divisione derivati dal giugno del 1999 fino alle mie dimissioni del luglio 2010. Nel 2006 sono stato nominato vice presidente senior, il titolo più elevato cui un analista puro possa aspirare”. Inizia così la “confessione” aperta dell’uomo che promette di diventare il più interessante insider d’America. La gola profonda, ma non anonima, che tutti si attendevano in un momento chiave: con la Sec impegnata a disegnare le nuove regole di disciplina delle agenzie di rating nel momento di massima collera collettiva nei confronti di queste ultime. Un astio emerso già all’alba della crisi ma ora divenuto pressoché incontrollabile su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Corrotte da un peccato originale, il conflitto di interesse, intrinseco alla loro stessa struttura, chiamate “a far felice il cliente” nonostante sia quest’ultimo a chiedere loro un giudizio “obiettivo”. Insomma, inaffidabili nella migliore delle ipotesi, distruttive nel peggiore dei casi. Niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire, nel panorama delle critiche sul ruolo e il potere di queste agenzie. Se non fosse, particolare non da poco, che ad esprimersi in questo modo è uno che le agenzie le conosce fin troppo bene. Harrington, 11 anni di esperienza nelle file di Moody’s, è un insider di primissimo livello. Nel corso della sua carriera, l’ex vice presidente ha maturato una notevole esperienza nel campo dei prodotti strutturati. Titoli derivati conosciuti con l’espressione generica di asset backed securities, dove le Securities in questione sono i famigerati Cdo’s (Collateralized debt obligations) o simili, e gli asset da cui sono “backed”, i collaterali insomma, non sono altro che i crediti a rischio insolvenza. Ovvero i mutui subprime, gli agenti patogeni primari della più colossale crisi finanziaria del dopoguerra.

Una crisi, spiega Harrington in un report pubblico sottoposto alla Sec lo scorso 8 agosto, ma emerso solo nei giorni scorsi grazie all’attenta analisi di Business Insider, che la stessa Moody’s aveva previsto in anticipo pur affermando, in via ufficiale, l’esatto contrario. Non stupisce, dunque, che la stessa agenzia avesse preteso, come spiega il suo numero due, di essere pagata in anticipo dai suoi clienti (gli emittenti dei prodotti derivati che la stessa era chiamata a valutare) a prescindere dai risultati finanziari, ovvero dall’eventuale fallimento dei prodotti stessi e, conseguentemente, della credibilità stessa dei giudizi.

La vicenda, in realtà, appare piuttosto semplice. Le agenzie, spiega Harrington, devono dare giudizi obiettivi ma anche, ed è questo il punto, fare contenti i propri clienti. Per questo le valutazioni tendono spesso ad essere eccessivamente positive. Non mancano i dissidi, certo, peccato però che gli analisti scettici tendano ad essere bollati come “molesti” (troublesome) subendo di conseguenza vari tipi di pressione. Un esempio su tutti: quando un analista sollevava dubbi sulla bontà di un prodotto, i suoi superiori si affrettavano a comunicarlo direttamente al cliente facendo sì che quest’ultimo si mobilitasse per cercare di far cambiare idea al loro collega. Nei mesi del boom immobiliare si intensificarono le assunzioni di analisti giovani e inesperti, persone del tutto inadatte a giudicare con precisione il valore reale dei titoli ma al tempo stesso candidati ideali per un processo di auto convincimento collettivo che avrebbe permesso all’agenzia di raggiungere il suo obiettivo: la soddisfazione del cliente. Una verità scomoda che la stessa Moody’s continua a negare. Secondo Harrington, alcuni dipendenti dell’agenzia avrebbero mentito pubblicamente una volta chiamati a testimoniare di fronte alla commissione governativa che indagava sul collasso finanziario e sulle responsabilità degli analisti.

La credibilità dei giudizi sui titoli “tossici” espresso da un’altra agenzia del settore, Standard & Poor’s, è finita in questi giorni sotto inchiesta su iniziativa della Sec, la stessa commissione di controllo impegnata oggi a studiare nuove regole per disciplinare l’attività degli arbitri del mercato. Ma proprio queste nuove regole – rapporti sui controlli interni, protezione dai conflitti di interesse (il come non è specificato), pubblicazione di relazioni dettagliate sui metodi di analisi utilizzati – non sembrerebbero secondo Harrington minimamente efficaci. E’ la struttura stessa delle agenzie, in altre parole, a rendere queste ultime del tutto inaffidabili. E fintantoché saranno gli emittenti dei titoli a stipendiare i loro giudici, difficilmente questi ultimi potranno essere giudicati attendibili. Un ragionamento talmente ovvio da suggerire una riforma autenticamente radicale piuttosto che una semplice stretta sulla regolamentazione. Resta da capire, ora, se la Sec avrà davvero il coraggio e soprattutto la forza per andare a fondo in questa direzione.

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