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Banche italiane, con la bad bank si salvano solo i dinosauri del credito

Separare i prestiti tossici, sperando che poi recuperino valore, evita che gli azionisti perdano potere con gli aumenti di capitale. E i manager conservano il posto
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Fonte Il FattoQuotidianoit di di Diego Valiante | 24 marzo 2014 attualità
Il sistema bancario italiano è in forte difficoltà. I crediti in sofferenza hanno ormai superato l’8 per cento degli impieghi, per oltre 156 miliardi di euro, raggiungendo quasi il 12 per cento di tutti i prestiti erogati fino a oggi, mentre le provvigioni a copertura di questi crediti sono solo al 39 per cento. Ma non è il solo dato finanziario che preoccupa. Le tristi vicende del Monte dei Paschi ci ricordano gli intrecci comuni in Italia tra la politica e la governance delle banche.

Un retaggio dei tempi in cui si tappavano i buchi con grandi svalutazioni monetarie pagate dai cittadini con tassi d’inflazione a doppia cifra. Mentre il retail banking digitale sostituisce i pagamenti in moneta, l’Italia è anche tra le prime otto nazioni al mondo per densità di filiali per ogni 100.000 abitanti. Deteniamo una tra le più alte percentuali sul valore degli impieghi di spesa per il personale nell’Eurozona. Un’infrastruttura enorme che andrà indubbiamente riconvertita ad altri usi. È un sistema bancario logorato da una governance del secolo scorso che fatica a rinnovarsi, in un sistema finanziario sempre più integrato con un’agguerrita concorrenza internazionale e con sfide ben più serie a livello globale.

Il razionamento del credito in Italia, il cosiddetto credit crunch, ha radici più profonde che la crisi dell’eurozona sta dissotterrando. Mentre la Bce esamina i bilanci delle principali banche europee con l’asset quality review, in Italia (e non solo) è già partita la corsa per salvare lo status quo. Buona parte del sistema bancario andrebbe ristrutturato, alcune banche acquisite da altri gruppi bancari e altre addirittura liquidate. È un modello di business che non funziona più. La risposta però è sempre la stessa, una bad bank. Una terminologia che ricorda la brutta storia della bad company di Alitalia. Il diavolo è nei dettagli di come verrebbe organizzata la nuova banca, ma cos’è in generale una bad bank? E’ un intervento con cui si separano gli attivi che hanno poche probabilità di recupero da quelli che hanno ancora un valore di mercato. La banca con gli asset tossici, la bad bank appunto, è mantenuta in vita di solito tramite garanzie statali, in attesa che questi attivi recuperino un valore di mercato. È la principale alternativa alla nazionalizzazione diretta delle banche durante una grave crisi finanziaria, come nell’autunno del 2008.

A spese dei cittadini
Tuttavia, il collasso di Lehman Brothers e il crollo dei mercati finanziari del mondo occidentale con il blocco totale del mercato interbancario sono ricordi del passato. L’attuale stabilità del quadro macroeconomico ci permette di organizzare riforme più radicali senza la giustificazione dell’emergenza. La proposta di una bad bank in questo contesto macroeconomico ha il sapore di una minestra riscaldata, con la quale si pospone un intervento risolutivo nel breve e si salvano elegantemente un po’ tutti quelli che quell’ignoto meccanismo di autoconservazione nel nostro Paese lo conoscono molto bene.

Si salvano pertanto i principali azionisti delle banche italiane, che si contano oramai sulle dita di una mano, da una pesante svalutazione di capitale scaricata in gran parte sui cittadini tramite le garanzie statali sul capitale della bad bank. Si salva il management, che ricicla se stesso mettendo in curriculum la capacità (più politica che manageriale) di aver protetto gli azionisti dalla diluizione del capitale e i creditori più importanti da perdite eccessive nella ristrutturazione della banca. Si salva il governo, che diventa paladino dell’italianità del sistema bancario limitando nell’arco della sua breve legislatura l’impatto di una ristrutturazione del sistema bancario sul costo del debito pubblico. La patata bollente passerà intanto al prossimo esecutivo. Si salva una parte della classe politica, che sulle commistioni con la governance delle banche ha costruito la sua intoccabilità.

Non si salva però il nostro sistema economico che convive da decenni con “i lacci e lacciuoli” di una parte della classe dirigenziale e una miriade di corporazioni. Non si salva il mercato del lavoro e un tessuto d’imprese sempre meno competitivo, anche a causa dello scarso accesso al credito. Non si salvano i cittadini, che pagheranno comunque i costi di un sistema bancario obsoleto che non finanzia l’innovazione e la crescita. Non si salvano le nuove generazioni di un Paese vecchio incapace di finanziare nuove idee.

Allora, di quali soluzioni dovrebbe occuparsi il nuovo governo? Dovrebbe innanzitutto preoccuparsi un po’ meno del costo del debito, che è certamente influenzato dallo stato del sistema bancario ma maggiormente dal dato macroeconomico. Dovrebbe preoccuparsi invece delle vicende europee, dove l’Italia ha lasciato le riforme per l’unione bancaria nell’Eurozona nelle mani di Francia e Germania.<a Tra queste riforme c’è proprio quello che servirebbe all’Italia oggi. Un meccanismo unico per la ristrutturazione o liquidazione delle banche, affiancato da un’autorità nazionale e da un fondo europeo, gestito da un’autorità europea, che protegga da subito i conti correnti sotto i 100 mila uro. Tale meccanismo è il passo più importante per riconquistare una parziale neutralità dell’azione politica nel riorganizzare il sistema economico, e quindi anche nella ristrutturazione del sistema bancario. Quando il governo sarà stato capace di fare questo, saremo già a metà dell’opera.

Anteprima Presadiretta Lunedì 3 marzo 2014 Puntata “Bancarotta”

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Fonte sito Rai.it Lunedì 3 marzo 2014 attualità

A PRESADIRETTA un’importante inchiesta sul mondo delle Banche italiane e della finanza internazionale. A più di 5 anni dal crack finanziario che ha trascinato nella crisi economica il mondo intero e che è costato a governi e contribuenti migliaia di miliardi, tutto continua come prima. Si scopre che poco è cambiato perché le regole per metterci al riparo dalle speculazioni sono considerate ancora insufficienti.

Le telecamere di PRESADIRETTA sono andate a New York per raccontare, cinque anni dopo il fallimento della Lehman Brothers, come funziona il cuore dei mercati finanziari, Wall Street. Hanno raccolto storie di banchieri e trader “pentiti”, di titoli tossici e strumenti finanziari pericolosi, per capire se siamo al riparo da una nuova “bolla”.

PRESADIRETTA racconta lo stato di salute delle Banche italiane. Scopriremo che sono tra le più indebitate in Europa ed esposte al rischio crack. Un viaggio all’interno dei nostri Istituti di Credito per raccontare l’ingerenza della politica, le operazioni finanziarie poco trasparenti, la massiccia presenza di titoli di Stato nella pancia dei grandi Istituti, gli scandali e i fallimenti.

Come se la caveranno le nostre Banche ora che si preparano ad affrontare lo “stress test” voluto dal presidente della Bce Mario Draghi? – See more at: http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-53382a74-8cb1-47f5-b10a-086ccf134187.html#sthash.uUT8xz6z.dpuf

Banche, scivolone del nuovo Rid Ue: “Bollette inevase o pagate più volte

Fonte Fattoquotidiano.it di C. Iotti e G. Scacciavillani | 15 febbraio 2014 attualità
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Il nuovo meccanismo di pagamento Sepa Direct Debit è entrato in funzione il primo febbraio. Negli istituti italian è scoppiato il caos: fatture impagate nonostante i conti correnti siano in attivo, oppure saldate anche due o tre volte. Problemi meramente tecnici che però coinvolgono trasversalmente tutti gli istituti di credito. Le Poste mettono in guardia i correntisti con una comunicazione apposita. Anche Unicredit conferma il problema: “Abbiamo una divisione apposita che se ne occupa”
Primo febbraio: parte il nuovo meccanismo europeo di pagamento Sepa Direct Debit. Si tratta del sostituto del Rid, cioè il sistema per l’addebito delle bollette in conto corrente. Il piano nazionale di migrazione dal vecchio al nuovo sistema è datato 2007. Ma, arrivati al dunque, nelle banche italiane è scoppiato il caos: si va dalle fatture che giacciono impagate da giorni nonostante i conti correnti siano in attivo, a quelle che vengono saldate anche due o tre volte. Tanto da scatenare le ire di molti correntisti che hanno segnalato la loro situazione a ilfattoquotidiano.it. Tutta colpa di problemi meramente tecnici risolti o in via di risoluzione, che però coinvolgono trasversalmente tutti gli istituti di credito. Persino colossi come Unicredit che ha appena inaugurato a Milano una avveniristica sede alla presenza dell’ormai ex premier Enrico Letta e di tutto il gotha della finanza italiana. E naturalmente anche le “privatizzande” Poste, che hanno perfino scritto una lettera ai loro correntisti invitandoli a tenere d’occhio il conto per identificare eventuali addebiti multipli ed esercitare la facoltà di rimborso “entro otto settimane successive alla data di scadenza per le fatture emesse”.

Eppure nella mente di Bruxelles, la Sepa avrebbe dovuto fin da subito portare vantaggi per la clientela consentendo, ad esempio, di addebitare in un conto corrente italiano l’affitto di una casa a Londra senza la necessità di ricorrere ad un istituto di credito straniero. Nell’immediato, però, l’uso del nuovo sistema si è scontrato con i ritardi nei test tecnici tra le banche e gli operatori di telefonia, delle multiutility che vendono gas e luce e di quanti utilizzano nella pratica degli affari questo tipo di richiesta di addebito. “Ci risulta ci sono stati solo limitatissimi casi: le operazioni di addebiti Sepa sono purtroppo ancora molto poche – spiegano fonti ufficiali Bankitalia – Casi di doppio/triplo addebito di bollette sono stati subito sistemati dalle banche di competenza”.

Del resto che ci potesse essere qualche problemino, in Bankitalia lo avevano già intuito. Non a caso, a metà gennaio, i controllori di palazzo Koch hanno chiesto a “tutti i soggetti coinvolti – da prestatori di servizi di pagamento a utilizzatori, gestori di infrastruttura, fornitori di servizi tecnologici” di compiere “ogni sforzo” e di accrescere “ulteriormente l’impegno per rispettare la scadenzade del primo febbraio secondo i piani già approvati”. La Commissione europea, dal canto suo, aveva proposto lo scorso 9 gennaio una modifica del Regolamento sulla data finale per la migrazione alla Sepa, ipotizzando lo slittamento della transizione al primo agosto di quest’anno. Ma la Banca centrale europea di Mario Draghi, pur prendendo atto della proposta della Commissione, ha però confermato la scadenza originaria.

Di qui il caos di una transizione a tappe forzate che dovrà essere gestita rapidamente da banche e operatori. Interpellati in merito, da Unicredit ci fanno sapere che: “E’ un problema che è stato riscontrato in maniera generalizzata da tutte le banche, ma ogni banca compresa la nostra si è attrezzata a risolverlo e sta risolvendo ogni singolo problema. Ovviamente le banche sono dotate di servizi e di uffici che queste le tracciano, le gestiscono e poi si attrezzano per risolvere il problema sul cliente. E’ quello che stiamo facendo e che stanno facendo anche altri”.

Roba da Chiodi (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 30/01/2014. Marco Travaglio attualità

Massima solidarietà ai lettori del Corriere , costretti a esercizi enigmistici sempre più complicati per decrittare titoli e articoli. Ieri chi riusciva a superare indenne l’altalena di notizie sulla legge elettorale (Renzi spinge, Berlusconi apre, Alfano chiude, Quagliariello frena, Brunetta stringe, Casini rompe in tutti i sensi, Verdini telefona, la Boschi sale al Colle, stop di Cuperlo, alt di Fassina chi?, la Pascale twitta, Dudù abbaia, Napolitano monita, Tizio alza la soglia, Caio abbassa il premio, Sempronio sfonda il tetto, insomma è accordo, anzi patto, magari asse, pardon contratto, senza contare che c’è sempre uno che “gela” e non si sa mai chi lo scongela), doveva risolvere il rebus del titolo di apertura, roba da far impallidire il più arduo dei Bartezzaghi: “Sì sull’Imu oppure si paga”. In che senso? Che vor dì? Stremato, il lettore gira pagina e s’imbatte in un’altra supercazzola: “Imu-Bankitalia a rischio caos. Corsa per salvare il decreto. Ostruzionismo M5S”. Il poveretto capisce che la maggioranza, sempre più virtuosa, vuol far pagare l’Imu a Bankitalia, ma i 5Stelle, i soliti irresponsabili, per misteriosi motivi si oppongono e si rischia il caos. Solo chi fosse munito di un microscopio elettronico, o avesse acquistato anche un giornale senza banchieri nel patto di sindacato, capirebbe di che si parla: una delle più incommensurabili porcate mai viste nella porcellosa storia della politica italiana, un regalo di 7,5 miliardi alle banche private con soldi di Bankitalia, cioè nostri. Siccome la maialata rischia di non passare inosservata a causa di quei rompipalle dei 5Stelle che osano financo fare opposizione, cosa mai vista dalla notte dei tempi, ecco l’idea geniale del governo: infilarla nello stesso decreto che cancella la seconda rata dell’Imu. Così chi si oppone ai Robin Hood alla rovescia che rubano ai contribuenti per dare alle banche può essere dipinto come un affamatore del popolo perché resuscita l’Imu. Per evitare il “rischio caos” bastava separare il decreto Imu dal decreto Bankitalia, come chiesto da Napolitano in svariati moniti, sulla scorta di innumerevoli sentenze della Consulta contro i decreti omnibus. Ma, quando si tratta di banche, nessuno fiata: destra e sinistra marciano compatte, precedute dalla contraerea dei giornali dei banchieri e dei partiti sottostanti. “Ostruzionismo M5S, può tornare la seconda rata Imu”, titola Repubblica . E persino l’Unità, un tempo organo della sinistra, fa la guardia ai caveau, con titoli truffaldini tipo “5Stelle, ostruzionismo sul decreto Imu” e “Barricate grilline: torna il rischio Imu”. Lo scandalo del secolo è il peone a 5 stelle che dà del “boia” a un vecchio fan della repressione sovietica a Budapest.

Tornando al povero lettore del Corriere , la via crucis non è finita. C’è un altro titolo-sciarada da decodificare a pag. 15: “Una debolezza quella ragazza in hotel. Ma non l’ho aiutata al concorso”. Intervista allo sgovernatore d’Abruzzo, Gianni Chiodi, inquisito per truffa, falso e peculato, per lo scandalo della giunta granturismo che gira l’Italia con amanti aviotrasportate e alloggiate a spese nostre: notizia rivelata dal Fatto e mai ripresa dal Corriere . Che ora la fa commentare all’interessato senza citarla né citarci (“la debolezza del Governatore è spuntata dalle carte”: così, spontaneamente). Il noto statista marsicano “sta soffrendo, la voce gli si incrina un paio di volte”, però “cita Terenzio e poi anche Gandhi cercando conforto nella letteratura”. La colpa naturalmente è dell’“ufficio regionale o della Ragioneria” che gli hanno rimborsato le spese della gentile accompagnatrice a sua insaputa. Come la segretaria di Cota con le mutande verdi. Ergo Chiodi è “amareggiato”: qualcuno (non si dice chi) ha fatto “pura macelleria: famiglie massacrate, carriere esposte al pubblico ludibrio, per un puro obiettivo politico: il 25 maggio in Abruzzo si vota”. E il direttore del Fatto , com’è noto, sarà candidato contro di lui. Ma questo il Corriere non può dirlo, perché il Fatto è innominabile. Un po’ come con lo scandalo De Girolamo: le notizie, o le dà il Corriere , oppure “spuntano”.

Grecia: Avevano ragione i “complottisti”, i risultati della politica di austerity smentiscono le promesse di ripresa.

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Fonte Altrainformazione.it redazione 7 gennaio, 2014 attualità
Distribuzione di frutta e verdura gratis in Grecia
Ecco cosa scrive RAINEWS.it nell’articolo Sopravvivere in Grecia del 4 gennaio 2014:
Case vendute a prezzi stracciati. Appartamenti riscaldati con la legna perchè non si hanno i soldi per il gasolio. Trecentomila famiglie senza energia elettrica che cenano a lume di candela. Ecco come si vive in Grecia nel 2014 proprio quando il paese sta per prendere il timone dell’Unione Europea

Un appartamento di 100 metri quadri in pieno centro ad Atene in vendita a 18mila euro ma nessuno lo vuole. Non ruderi da ristrutturare, ma case pronte per essere abitate. È il panorama del mercato immobiliare della Grecia ai tempi della crisi. I prezzi delle case sono crollati del 50-70%. Nei quartieri centrali, quelli più prestigiosi, tantissimi gli appartamenti vuoti o abbandonati al degrado. Dal 2007 ad oggi le compravendite sono scese dell’80% e chi ha la fortuna di avere una casa di proprietà spesso non ha però i soldi per riscaldarla.
Come nel dopoguerra ci si riscalda con la legna
Nella capitale otto condomini su dieci non comprano più il gasolio. In compenso i cittadini per riscaldarsi ricorrono all’uso smodato di camini e stufe a legna, metodi di riscaldamento del dopoguerra che comportano anche molti incidenti: morti da ossido di carbonio o incendi di case e una vera e propria emergenza sanitaria dovuta all’inquinamento atmosferico. Negli ultimi giorni, infatti, a causa dei gas emanati dalla combustione della legna, lo smog nell’atmosfera di alcune città greche come Salonicco e Larissa ha superato i livelli di guardia.
Cena a lume di candela
Rimane il riscaldamento con l’elettricità che per molti è impossibile a causa degli alti consumi che in genere hanno le stufette. Ma c’è anche chi non ha più l’energia elettrica. Grazie al provvedimento del governo, chi non ha pagato la tassa sulla casa, il famoso “Charatsi”, è stato privato della fornitura elettrica. In totale sono almeno 300mila le famiglie senza luce e ad Atene, come in altre città, non è strano vedere i commensali che cenano a lume di candela.
Migliaia di bambini senza vaccini
Con un esercito di disoccupati, la crisi economica si è trasformata ormai in una pesantissima crisi sociale ed esplodono le disuguaglianze. Migliaia di genitori, dopo aver perduto con il posto di lavoro l’assistenza sanitaria, sono stati costretti a non sottoporre più i loro bambini alle vaccinazioni di base. Secondo Nikitas Kanakis, rappresentante greco dell’associazione internazionale Doctors in The World “I bambini privi di assicurazione sanitaria e non vaccinati stanno correndo un grave pericolo oltre al fatto che non possono più andare a scuola perché la frequenza è subordinata alla esibizione dei certificati di vaccinazione”.
Restituite migliaia di targhe auto per non pagare la tasse
Ma non basta. Poco prima di Capodanno migliaia di automobilisti si sono messi in fila davanti agli sportelli della motorizzazione o del fisco per riconsegnare le targhe dei loro veicoli ed evitare così di pagare la costosa tassa di circolazione per l’anno prossimo, imposta che supera i 1.000 euro per le macchine di lusso. Solo nel 2013 sono state riconsegnate le targhe di ben 70mila veicoli. Del resto i redditi dei lavoratori greci, come confermano studi condotti dai maggiori sindacati ellenici, sono diminuiti di circa il 40% dal 2009 mentre, secondo i rivenditori di auto, dallo stesso anno sono state riconsegnate le targhe di almeno un milione di autoveicoli.
La Grecia al timone dell’Ue
Con l’arrivo del 2014 si apre anche il turno di presidenza greca dell’Unione Europea. Un semestre durante il quale si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo (previste a maggio), sulle quali incombe il fantasma dell’avanzata dei populisti e nazionalisti contrari all’euro ed all’Europa. In recessione profonda dal 2009, con il miraggio finalmente di una lieve ripresa nel 2014, sotto assistenza finanziaria dal 2010, la Grecia spera che l’anno che si apre sia quello della svolta. Il premier Antonis Samaras, in un discorso alla nazione, si è detto sicuro che nel 2014 Atene potrà uscire dal programma di aiuti Ue-Fmi. Programma grazie al quale la Grecia ha ottenuto aiuti per 240 miliardi di euro, a prezzo di tagli, sacrifici, ricette lacrime e sangue che hanno esasperato la popolazione.
Disoccupazione al top e un buco di bilancio da 1,4 mld
“Non ci sarà bisogno di nuovi prestiti e nuovi accordi di salvataggio” ha garantito il primo ministro, che vorrebbe emulare il successo irlandese, uscita nei giorni scorsi dal programma di assistenza avviato a dicembre del 2010. Ma la Grecia non è l’Irlanda e domina a Bruxelles come in altre capitali europee lo scetticismo sulla reale capacità di Atene di farcela nei prossimi mesi. Come dimenticare gli altri numeri che pesano sulla ripresa della Grecia: un debito pubblico che si avvicina al 170% del Pil ed una disoccupazione che ad agosto era del 27,3% (del 58% quella dei giovani sotto i 25 anni). Resta poi il problema del ‘buco’ da 1,4 miliardi di euro nel bilancio del 2014 riscontrato dalla troika Ue-Bce-Fmi che dovrebbe tornare in Grecia a metà del mese prossimo, il 13, per poter dare il via libera ad una nuova tranche di aiuti a fine gennaio.
Crisi in Grecia, feste natalizie al buio. Di Elisabetta Casalotti
Fonte: http://www.rainews.it
Link: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/sopravvivere-Grecia–b51e7c7b-2739-4d45-be8a-8ee9e485aa86.html

Le vere origini della crisi e il modo per uscirne in: Marco Pizzuti, Rivoluzione non autorizzata, Ed. Il Punto d’Incontro.
– See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2014/01/07/grecia-avevano-ragione-i-complottisti-i-risultati-della-politica-di-austerity-che-smentiscono-le-promesse-di-ripresa/#sthash.0n1EQRBb.dpuf

SACCOMANNI, BAIL-IN E LOTTA AL CONTANTE (RISPARMIATORI E LAVORATORI SACRIFICATI ALLE BANCHE IN CRISI PER TRUFFE DEI BANCHIERI)

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Fonte marcodellaluna.info 1 novembre, 2013 DI MARCO DELLA LUNA attualità
Nei secoli passati, i saccomanni erano i razziatori dei campi di battaglia, che, dopo la fine dei combattimenti, andavano a spogliare feriti e caduti dei loro oggetti di valore. Prima, questo vocabolo designava i furieri, gli addetti alle salmerie; poi però, nel tempo, si trovò ad esso si addiceva maggiormente il significato di “predatori”.
S.E. il ministro Fabrizio Saccomanni, con tutto il rispetto, absitque iniuria verbis, è fiduciario dei banchieri nostrani, dato che viene dall’ABI, Associazione Bancaria Italiana, già presieduta dal noto Mussari, accusato, assieme ad altri, di aver “svuotato” il MPS dei suoi soldi pagando Antonveneta un multiplo del suo valore.
In tutto il mondo “democratico”, il contrasto di interessi dei banchieri rispetto alla popolazione è il dato emergente dai disastri economici-finanziari degli ultimi anni, causati dagli azzardi, dalle speculazioni e dalle mega-frodi della grande finanza (quella che socializza le sue perdite e ultimamente sceglie i capi di governo che la aiutano a fare questa socializzazione – vedi MES).
Fabrizio Saccomanni preme per proibire i pagamenti in contanti, che sono già proibiti sopra i 999 euro, ma a Saccomanni non basta, vuole abbassare ancora il tetto, dicendo che obbligare a pagare con strumenti bancari aiuterebbe a ridurre l’evasione.
Qualcuno, con spirito pratico, gli obietta che, invece, scoraggiare l’uso del contante imponendo l’uso della carta di credito (che ha un costo, e che non tutti possono ottenere) scoraggia i consumi, quindi riduce la domanda aggregata e produce ulteriore recessione. Peraltro, è palese che, evasione o non evasione, gli italiani già ora pagano più tasse di tutti, e che se tutte queste tasse non bastano, è perché quelli che le mettono e le raccolgono – politici, amministratori, burocrati – sono (salve le poche eccezioni) una masnada di ladri incapaci, sicché anche se si eliminasse l’evasione senza eliminare loro, la situazione non migliorerebbe affatto, anzi peggiorerebbe.
Io aggiungo: in Italia e in tutta l’Eurozona, in forza del Trattato di Maastricht, vi è una sola valuta legale, ossia quella emessa in via esclusiva dalla BCE e dalla Banca d’Italia: il contante, le banconote. Le altre forme di moneta – assegni, bonifici, carte di credito/debito – sono moneta (lecita, convenzionale, ma) non legale, non primaria, creata da soggetti diversi dalla BCE. Quindi il proibire o limitare l’uso della moneta legale, è illegale, contraddittorio, antinomico. Idem l’imporre per legge l’uso di monete non legali.
E osservo: l’imporre l’uso della moneta non-legale, bancaria, è un favore che si fa ai banchieri, nemici della società, perché essi lucrano le commissioni, perché essi così incamerano dati commercialmente utili sulla vita della gente, e perché il cittadino in tal modo è praticamente spinto ad affidare il suo contante alla banca, la quale quindi acquisisce la proprietà e la disponibilità delle banconote, cioè della moneta primaria, high power money, dal cittadino, a costo zero, anziché pagandola alla banca centrale o ad altre banche.
Ma non solo. Le banche italiane, complessivamente, sono in grave pericolo di crisi di liquidità. Dichiarano circa 140 miliardi di crediti inesigibili, ma i crediti inesigibili sono molti di più, perché le banche, con vari espedienti, non dichiarano in bilancio molti ulteriori crediti inesigibili (contenzioso sommerso),siccome non hanno i soldi liquidi che sarebbero necessari per costituire i fondi di svalutazione credito implicati da tali registrazioni in bilancio.
E Draghi ha detto ultimamente che l’anno prossimo la BCE eseguirà sulle banche stress test severi, e che non sarà indulgente; quindi potrebbero saltar fuori quelle scomode verità, e le banche italiane allora dovrebbero essere salvate – anche questo si dice da tempo – con un bail-in, ossia coi soldi non dello Stato o di altre banche, ma degli azionisti, degli obbligazionisti e dei risparmiatori-depositanti, come già fatto a Cipro. Quindi i banchieri hanno interesse a che la “legge” imponga ai cittadini di non usare il denaro contante nelle loro transazioni, e renda difficile, nonché pericoloso fiscalmente, sia ritirare che depositare il contante, in modo che, se non altro per ragioni pratiche e per paura di segnalazioni al fisco, i cittadini siano indotti a lasciare i loro soldi in banca e a pagare attraverso di essa anziché per contanti! In tal modo, quando arriverà il bail-in, i banchieri potranno colmare coi nostri soldi i buchi scavati dalle loro truffe.
Ma c’è di più: tali misure restrittive anti-contante, che forzano la gente a usare come moneta solo quella privata, contabile, putativa emessa dai banchieri in via creditizia, finiscono per imporre questa moneta dei banchieri al posto e in sostituzione della moneta legale, un tempo pubblica e ora semi pubblica, e sopprimendo il diritto a usare quest’ultima, realizzano nel tempo un vero atto di usurpazione e colpo di Stato economico-finanziario.

Marco Della Luna
Fonte: http://marcodellaluna.info
Link: http://marcodellaluna.info/sito/2013/10/30/saccomanni-bail-in-e-lotta-al-contante/

Nei secoli passati, i saccomanni erano i razziatori dei campi di battaglia, che, dopo la fine dei combattimenti, andavano a spogliare feriti e caduti dei loro oggetti di valore. Prima, questo vocabolo designava i furieri, gli addetti alle salmerie; poi però, nel tempo, si trovò ad esso si addiceva maggiormente il significato di “predatori”.
S.E. il ministro Fabrizio Saccomanni, con tutto il rispetto, absitque iniuria verbis, è fiduciario dei banchieri nostrani, dato che viene dall’ABI, Associazione Bancaria Italiana, già presieduta dal noto Mussari, accusato, assieme ad altri, di aver “svuotato” il MPS dei suoi soldi pagando Antonveneta un multiplo del suo valore.
In tutto il mondo “democratico”, il contrasto di interessi dei banchieri rispetto alla popolazione è il dato emergente dai disastri economici-finanziari degli ultimi anni, causati dagli azzardi, dalle speculazioni e dalle mega-frodi della grande finanza (quella che socializza le sue perdite e ultimamente sceglie i capi di governo che la aiutano a fare questa socializzazione – vedi MES).
Fabrizio Saccomanni preme per proibire i pagamenti in contanti, che sono già proibiti sopra i 999 euro, ma a Saccomanni non basta, vuole abbassare ancora il tetto, dicendo che obbligare a pagare con strumenti bancari aiuterebbe a ridurre l’evasione.
Qualcuno, con spirito pratico, gli obietta che, invece, scoraggiare l’uso del contante imponendo l’uso della carta di credito (che ha un costo, e che non tutti possono ottenere) scoraggia i consumi, quindi riduce la domanda aggregata e produce ulteriore recessione. Peraltro, è palese che, evasione o non evasione, gli italiani già ora pagano più tasse di tutti, e che se tutte queste tasse non bastano, è perché quelli che le mettono e le raccolgono – politici, amministratori, burocrati – sono (salve le poche eccezioni) una masnada di ladri incapaci, sicché anche se si eliminasse l’evasione senza eliminare loro, la situazione non migliorerebbe affatto, anzi peggiorerebbe.
Io aggiungo: in Italia e in tutta l’Eurozona, in forza del Trattato di Maastricht, vi è una sola valuta legale, ossia quella emessa in via esclusiva dalla BCE e dalla Banca d’Italia: il contante, le banconote. Le altre forme di moneta – assegni, bonifici, carte di credito/debito – sono moneta (lecita, convenzionale, ma) non legale, non primaria, creata da soggetti diversi dalla BCE. Quindi il proibire o limitare l’uso della moneta legale, è illegale, contraddittorio, antinomico. Idem l’imporre per legge l’uso di monete non legali.
E osservo: l’imporre l’uso della moneta non-legale, bancaria, è un favore che si fa ai banchieri, nemici della società, perché essi lucrano le commissioni, perché essi così incamerano dati commercialmente utili sulla vita della gente, e perché il cittadino in tal modo è praticamente spinto ad affidare il suo contante alla banca, la quale quindi acquisisce la proprietà e la disponibilità delle banconote, cioè della moneta primaria, high power money, dal cittadino, a costo zero, anziché pagandola alla banca centrale o ad altre banche.
Ma non solo. Le banche italiane, complessivamente, sono in grave pericolo di crisi di liquidità. Dichiarano circa 140 miliardi di crediti inesigibili, ma i crediti inesigibili sono molti di più, perché le banche, con vari espedienti, non dichiarano in bilancio molti ulteriori crediti inesigibili (contenzioso sommerso),siccome non hanno i soldi liquidi che sarebbero necessari per costituire i fondi di svalutazione credito implicati da tali registrazioni in bilancio.
E Draghi ha detto ultimamente che l’anno prossimo la BCE eseguirà sulle banche stress test severi, e che non sarà indulgente; quindi potrebbero saltar fuori quelle scomode verità, e le banche italiane allora dovrebbero essere salvate – anche questo si dice da tempo – con un bail-in, ossia coi soldi non dello Stato o di altre banche, ma degli azionisti, degli obbligazionisti e dei risparmiatori-depositanti, come già fatto a Cipro. Quindi i banchieri hanno interesse a che la “legge” imponga ai cittadini di non usare il denaro contante nelle loro transazioni, e renda difficile, nonché pericoloso fiscalmente, sia ritirare che depositare il contante, in modo che, se non altro per ragioni pratiche e per paura di segnalazioni al fisco, i cittadini siano indotti a lasciare i loro soldi in banca e a pagare attraverso di essa anziché per contanti! In tal modo, quando arriverà il bail-in, i banchieri potranno colmare coi nostri soldi i buchi scavati dalle loro truffe.
Ma c’è di più: tali misure restrittive anti-contante, che forzano la gente a usare come moneta solo quella privata, contabile, putativa emessa dai banchieri in via creditizia, finiscono per imporre questa moneta dei banchieri al posto e in sostituzione della moneta legale, un tempo pubblica e ora semi pubblica, e sopprimendo il diritto a usare quest’ultima, realizzano nel tempo un vero atto di usurpazione e colpo di Stato economico-finanziario.

Marco Della Luna
Fonte: http://marcodellaluna.info
Link: http://marcodellaluna.info/sito/2013/10/30/saccomanni-bail-in-e-lotta-al-contante/

ECCO PERCHE’ VOGLIONO (ELIMINARE) IL NOSTRO CONTANTE

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Fonte vincitorievinti.com DI PAOLO CARDENA’ del 30/10/2013 attualità
Secondo quanto riportato dalla Reuters, il Ministro Saccomanni avrebbe espresso la volontà da parte dell’esecutivo di ridurre ulteriormente i limiti di utilizzo del contante.
Nell’agenzia si legge:
Il governo intende ridurre la soglia massima di pagamento in contanti, attualmente posta a 1.000 euro.”Questo è un punto su cui l’Italia resta indietro ed è un punto su cui vogliamo intervenire”, ha detto il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, durante un’audizione in Parlamento sulla legge di Stabilità.
Di seguito vi propongo alcune riflessioni, in parte già ospitate su numerosi articoli presenti sul blog.
Nella vita comune, l’utilizzo del denaro contante è una delle cose più normali che esista. La possibilità di utilizzare denaro contante per compensare transazioni commerciali, costituisce elemento di libertà di ogni essere umano, oltre che motore di sviluppo alla crescita economica e al benessere collettivo.
Quotidianamente, avvengono milioni e milioni di transazioni che hanno come contropartita l’utilizzo del denaro contante, senza il quale, con ogni probabilità, parte di queste non avverrebbero mai, o avverrebbero in maniera sensibilmente ridotta.
L’utilizzo del denaro contante è semplice, è pratico, è efficace, è veloce e non è costoso.
Questo, unito alla possibilità di utilizzare anche altre forme di pagamento che il progresso tecnologico ha reso disponibili, contribuisce ad elevare il grado di efficienza della società e delle pratiche commerciali le quali, a seconda dei casi, richiedono strumenti di pagamento più o meno consoni a talune tipologie di spese.
Ridurre o eliminare del tutto l’utilizzo del denaro contante nelle pratiche commerciali, implicherebbe che chi ha uno stipendio, ad esempio, dovrà riceverlo obbligatoriamente in banca. Così come ogni sostanza contante di cui si dispone, dovrà essere depositata in banca, e da lì spesa attraverso la moneta elettronica.
Di colpo, grazie ad un atto normativo, il cittadino verrebbe privato oltre che di questa forma di libertà (cioè quella di utilizzare il contante), anche dell’unica forma di dissenso a sua disposizione nei confronti del sistema bancario. Per contro, le banche verrebbero graziate in quello che per loro costituisce il vero e proprio incubo: la corsa agli sportelli.
A quel punto, essendo il denaro smaterializzato e sostituito con un algoritmo astratto e intangibile, ne deriva che se non esiste moneta contante da scambiare e da prelevare, viene meno anche il pericolo che la popolazione possa chiedere la restituzione di ciò che non esiste. E’ evidente, e le banche festeggiano. Nel corso dei secoli, la necessità degli stati e quindi della politica, di contare sempre più sull’appoggio del sistema bancario per il finanziamento degli abusi di spesa della macchina statale e dei privilegi di politici (spesso corrotti ed incapaci), ha favorito l’instaurarsi di una connivenza simbiotica tra la politica e il sistema bancario. Ciò per reciproca convenienza: quella della politica di poter contare sui favori dei banchieri; e quella di quest’ultimi, di poter godere di un quadro normativo di favore per incrementare i propri affari e, in caso di dissesti, contare sull’interventismo statale.
Il denaro, per il sistema bancario, è elemento sul quale fonda i propri affari: in buona sostanza è la merce da vendere. Avere il controllo e la gestione di tutto il denaro, per la banca, è un moltiplicatore del proprio business e quindi di redditività.
In un sistema basato sulla riserva frazionaria quale è il nostro, accade che i 1000,00 euro che vengono depositati in banca, possono diventare (per il sistema bancario) fino a 100.000, ossia cento volte tanto. E ciò è possibile per l’effetto moltiplicativo dei depositi. Siccome sulle somme depositate la banca è tenuta ad accantonare solo l’1% del deposito (nel nostro caso 10 euro, l’1% di 1000) per far fronte ad eventuali esigenze di cassa e richieste di rimborso delle sostanze depositate, ne consegue che le altre 990 possono essere immesse nuovamente nel sistema, mediante la concessione di prestiti. A questo punto i 990 euro concessi in prestito, vengono nuovamente depositati sul sistema bancario e la banca, dopo aver provveduto ad accantonare un altro 1% (9.90 euro in questa seconda fase) della somma depositata, avrà nuovamente a disposizione 980.10 da poter concedere di nuovo in prestito, e così via fino a che non si sarà esaurito l’effetto moltiplicatore sul deposito iniziale. Ossia fino a quando non si sarà prodotta moneta virtuale per 100.000 euro a fronte dei 1000 euro di deposito reale iniziale. In sostanza, per ogni mille euro di deposito, la banca potrà moltiplicare fino a 100.000 euro la materia oggetto dei propri affari: il denaro.
Sulla massa di prestiti concessi, in questo caso 99.000 euro, la banca trae un enorme profitto applicando un tasso di interesse che chi ha usufruito del prestito dovrà rimborsare a determinate scadenze, unitamente al capitale preso in prestito. Alla luce del ragionamento appena esposto, risulta del tutto agevole comprendere l’interesse da parte del sistema bancario affinché si giunga alla completa eliminazione della denaro contante. Tanto meno sarà il contante in circolazione, tanto più elevata sarà la possibilità riservata alle banche di incrementare il proprio giro d’affari e aumentare a la redditività prodotta, che si traduce in bonus milionari pagati ai super manager.
Il sistema bancario così deterrebbe in deposito la maggior parte della ricchezza del paese. Deterrebbe in custodia i vostri investimenti in titoli, azioni, obbligazioni, i preziosi custoditi in cassette di sicurezza, e ora anche il denaro che, obbligatoriamente, deve essere depositato sul conto corrente.
Siccome le pretese impositive dello Stato si fondano su imponibili di cui lo Stato stesso ne dovrebbe conoscere le dimensioni e la collocazione, se ne deriva che lo Stato non potrebbe tassare ciò che non conosce, come ad esempio il denaro contante che voi custodite a casa. Almeno fino a questo momento.
Il pericolo è proprio quello di essere obbligati, tramite un provvedimento di legge, a privarsi dell’utilizzo del contante, per rendere la macchina coercitiva del fisco ancora più efficiente, funzionale, perfetta e micidiale.
Tra qualche giorno, le banche italiane dovranno trasmettere all’anagrafe tributaria tutte le movimentazioni dei nostri conti correnti.
Lo stato, con un semplice click, potrà conoscere in tempo reale ogni vostra ricchezza: sia la sua collocazione, che la sua dimensione complessiva. Ricchezza incrementata, ovviamente, dai depositi di denaro contante che, oltre a far aumentare la base imponibile da colpire con un’eventuale imposizione patrimoniale, offre allo Stato la garanzia del buon esito della sua pretesa tributaria.
Quindi, in questo caso, avrebbe a sua completa disposizione ogni forma di ricchezza, e potrebbe tassare, confiscare ed espropriare, ogni importo a suo piacimento, desiderio e necessità, sia per salvare chi tale ricchezza la detiene in deposito (le banche), sia per salvare se stesso e i privilegi del manipolo di gerarchi da un’eventuale bancarotta.
Anzi, questo pericolo è quanto mai reale e percepibile al punto che buona parte della nomenclatura politica del paese non nasconde affatto il desiderio di applicare un’imposta patrimoniale.
Volete un esempio su cosa potrebbe fare lo stato con il vostro patrimonio? Bene, basta prendere ad esempio Cipro. La cosa più semplice da fare è proprio quella di aggredire il deposito sui conti correnti. Sono sostanze disponibili e quindi per definizione idonee ad essere immediatamente trasferite, dal conto corrente alle casse dello stato. E poi se lo Stato è fortunato e a voi vi dice male, sul conto corrente potrebbe anche trovare un saldo particolarmente elevato derivante dal mutuo che la vostra banca, magari, vi ha accreditato qualche giorno prima per comprare la vostra casa o finanziare la vostra attività. Quindi un “extragettito” per lo Stato, una maggiore rapina per voi, su dei patrimoni a debito che dovrete rimborsare alla banca.
La cosa vi sorprende? Nel 1992, con la patrimoniale di Amato, è accaduto proprio questo. Aziende e famiglie di sono viste confiscare ricchezza su delle somme derivanti da un finanziamento concesso dalla banca e temporaneamente depositato sul conto corrente bancario. Vi sembra giusto?
Volete un altro esempio? Eccovi serviti. Parte della politica, ad esempio, come dicevamo, non nasconde affatto l’idea che sarebbe favorevole ad un’imposta patrimoniale sui grandi patrimoni. A parte il fatto che non si forniscono chiarimenti su cosa debba intendersi per patrimonio, ossia se si dovranno considerare beni immobili, mobili, investimenti, aziende ecc., il sospetto è che, quando si accorgeranno che il gettito derivante da un’imposizione patrimoniale sarà molto ridotto, probabilmente, abbasseranno di molto il livello di patrimonio dal quale far scattare l’imposizione al fine di aumentare la base imponibile.
Solo per citare un esempio, qualora dovesse essere tassato il patrimonio immobiliare, non è detto che il contribuente abbia disponibili gli importi per adempiere all’obbligazione tributaria. Ecco quindi che il fisco potrebbe aggredire il conto corrente dove si detengono, per obbligo normativo, anche le risorse indispensabili per il sostentamento dei propri congiunti, lasciando a pancia vuota tutta la famiglia.
Ma la carrellata di casi e gli aspetti inquietanti di una simile coercizione della libertà individuale è ancora lunga, fitta, se non interminabile. Si potrebbe andare avanti per ore, ma non cambierebbe affatto il risultato.
La banca, concludendo, diverrebbe una gigantesca camera di compensazione, ossia soggetto giuridico al servizio (più di quanto lo sia oggi) dello Stato per espropriare ricchezza: ossia il presente e il futuro di liberi ed onesti cittadini. Il perché è chiaro: per rendere solvibile il debitore non c’è via più semplice che quella di compensare debiti del debitore con i crediti del creditore. E il gioco è fatto

Paolo Cardenà
Fonte: http://www.vincitorievinti.com
Link: http://www.vincitorievinti.com/2013/10/ecco-perche-vogliono-eliminare-il.html
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J.P MORGAN CHASE – PRESAGIO DI UNA CRISI IMMINENTE

JP Morgan ChaseFonte strategic-culture.org DI VALENTIN KATASONOV 24 ottobre, 2013 ATTUALITA
E’ un continuo accadere di eventi nel mondo della finanza. Si va avanti, uno scandalo dopo l’altro. Specialmente negli Stati Uniti. Non è ancora calato il sipario sul teatrino dell’innalzamento del tetto del debito pubblico che già i media americani rilanciano la notizia dello scandalo che ha per protagonista una tra le principali banche di Wall Street – J.P.Morgan Chase. E’ la più grande banca statunitense per patrimonio, e la seconda al mondo nel 2012 (dopo l’istituto HSBC), con attivi pari a 2,3 trilioni di dollari e filiali in sessanta paesi. Dal suo sito web apprendiamo che un sesto degli americani è suo cliente.
A settembre J.P. Morgan Chase ha patteggiato, con le autorità britanniche ed americane, per aver commesso reati analoghi a quelli dei dirigenti della Lehman Brothers. Come è noto, quest’ultima nascose le perdite dichiarando ricavi inesistenti per ingannare i clienti, i partners e le autorità di vigilanza. La Lehman nascose quasi 50 miliardi di dollari di perdite e cinque anni fa dichiarò bancarotta, innescando una crisi finanziaria che si estese dagli Stati Uniti al resto del mondo.
Le autorità americane ed inglesi hanno accusato J.P. Morgan Chase di scarso controllo dei propri dipendenti e di irregolarità nella redazione dei bilanci del 2012. Il caso è noto con il nome di London Whale. La filiale inglese sopravvalutò il portafoglio crediti dei titoli derivati per nascondere 6,2 miliardi di dollari di perdite. La frode fu realizzata all’interno dell’unità incaricata di migliorare le attività di gestione del rischio e di rafforzare la supervisione sui depositi. Le spericolate trovate contabili sarebbero state architettate per coprirsi dai rischi su altri investimenti ma si risolsero solo in ingentissime perdite.
La filiale inglese aveva acquistato una tale quantità di derivati illiquidi [cioè che non trovavano compratori, Ndt] che il suo responsabile per il trading Bruno Iksil fu soprannominato la “balena di Londra” (London whale) per la sua condotta spregiudicata. Successivamente la banca ha ammesso che i dipendenti londinesi avevano compiuto la frode utilizzando i depositi della banca coperti dall’assicurazione statale. J.P. Morgan Chase accettò di pagare più di un miliardo di dollari in risarcimenti e multe a cinque autorità di vigilanza.
Tra esse figurano:
La Commissione americana “Securities and Exchange”: 200 milioni di dollari
Il comitato di vigilanza inglese “Professional Oversight Board”: 200 milioni di dollari
L’ufficio americano “US Office of the Controller of the Currency”: 300 milioni di dollari
L’americana ”US Federal Reserve System”: 200 milioni di dollari
La commissione americana “US Commodity Futures Trading”: 100 milioni di dollari.
Naturalmente tutte le sanzioni comminate non sono particolarmente elevate se raffrontate al bilancio dell’istituto. Il danno subito è stato più d’immagine ed è, quindi, difficilmente calcolabile. Avendo compiuto tutti quei trucchi contabili, c’è oggi qualche garanzia che non vi siano vicende analoghe, non ancora note?
Il 17 ottobre i media hanno riportato la notizia che J.P.Morgan Chase ha introdotto dei limiti sulle transazioni in contanti dei clienti e vietato bonifici internazionali. La scorsa settimana la dirigenza ha inviato una lettera ai propri correntisti notificando che, a partire dal 17 novembre prossimo, la banca limiterà le operazioni in contanti ( inclusi depositi, ritiri e servizi agli ATM) a 50.000 dollari al mese. La banca non permetterà più di inviare bonifici internazionali e qualora si superassero le soglie per il contante saranno comminate penali.
Prima considerazione: queste misure metteranno in difficoltà le piccole e medie imprese americane. A molte aziende sarà impedito di compiere tutte le più importanti transazioni con l’estero. Sarà un grattacapo anche pagare gli stipendi. Alcuni giornalisti credono che sia solo l’inizio. Le misure adottate dall’istituto, così come quelle degli altri squali di Wall Street, colpiranno anche le grandi imprese.
La lettera inviata non contiene alcuna spiegazione. Si fa cenno ai “nuovi requisiti legali”, introdotti nel paese, cui la banca è la prima ad adeguarsi. La domanda è spontanea: a quali “nuovi requisiti legali” si fa riferimento visto che non vi è stata nessuna nuova legge americana in questo ambito? Alcuni sostengono che la banca stia cercando di controllare il deflusso di capitali dal paese. Difficile da credere. Sino ad oggi gli Stati Uniti non hanno adottato misure in tal senso. Sono state preferite misure indirette. Per esempio la norma introdotta nel 2010, “Foreign Account Tax Compliance”, può essere considerata come un modo per limitare l’esportazione di capitali riducendo la convenienza di investimenti all’estero da parte di aziende americane. Si sono rivelati poco più che interventi inutili, semplici tasse addizionali per coloro che investono all’estero.
Suggerisco due possibili spiegazioni. Una prima ipotesi è che le cinque autorità abbiano voluto impartire una lezione esemplare. Se ci si scotta una volta è difficile che ci si riprovi [proverbio originale: A burnt child dreads the fire becoming once bitten twice shy, Ndt]. Ma la banca non può essere troppo prudente. Quindi la lettera piena di buoni propositi sull’antiriciclaggio, sulla prevenzione del terrorismo, sulla lotta alla corruzione limitando le transazioni in contanti, sono tutte trovate per rifarsi l’immagine, sperando che l’attenzioni si sposti su altri istituti finanziari.
Tuttavia, credo sia più convincente una seconda spiegazione: la banca si tiene pronta per fronteggiare una crisi. Nel settore bancario ciò si realizza quando i clienti [impauriti per la sorte del proprio istituto, Ndt] corrono allo sportello per prelevare i propri soldi. E’ vero che la banca è la più importante degli Stati Uniti, ma non sono sicuro che questo basterebbe a salvarla. Il precedente di Lehman Brothers testimonia che non è sempre vera la formula del “troppo grande per fallire” [con questa concetto, “too big too fail” si intende il salvataggio pubblico di una grande banca che si trovasse in crisi poiché il suo fallimento avrebbe gravissime conseguenze per tutta l’economia. Naturalmente ciò induce i banchieri a comportamenti fortemente rischiosi: gli eventuali profitti andrebbero alla banca mentre le eventuali perdite sarebbero “pagate” dai cittadini, Ndt] . J.P. Morgan Chase ha imparato la lezione impartita a Cipro [la Commissione Europea, il Fondo Monetario Internazionale e la BCE hanno costretto le autorità cipriote a far pagare agli innocenti correntisti le ingenti perdite delle banche del paese, Ndt]. Per salvare il sistema bancario dalla fuga di capitali, la banca centrale cipriota ha introdotto rigidi controlli sul prelievo in contanti e sul trasferimento all’estero di somme depositate sui conti correnti.
J.P. Morgan Chase può darsi che non stia attendendo che analoghe misure vengano introdotte dalle autorità, ma stia giocando d’anticipo. Se si innescasse una crisi nel settore bancario, non vi è dubbio che verrebbero adottate misure analoghe a quelle cipriote. Quindi le limitazioni al prelievo, comunicate dall’istituto, potrebbero servire a prepararsi per il futuro.
In questo caso J.P. Morgan Chase starebbe agendo proprio come se avesse il presagio di una crisi bancaria imminente negli Stati Uniti.

Valentin Katasonov
Fonte: http://www.strategic-culture.org
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Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di CRISTIANO ROSA
LEGGI ANCHE: NON SIAMO PIÙ PADRONI DEI NOSTRI SOLDI, MA “VA TUTTO BENE”

L’IMMODESTA PROPOSTA DEL FONDO MONETARIO: PRELIEVO FORZOSO DEL 10% SUI CONTI CORRENTI

Fonte milanofinanza.it 16 ottobre, 2013 DI MARCELLO BUSSI
Chi sogna lo sbarco della Troika in Italia per fare in modo che finalmente vengano attuate le tanto evocate riforme (che non si capisce mai bene quali siano), dovrebbe leggersi il box di pagina 49 dell’ultimo Fiscal Monitor del Fondo Monetario Internazionale, in cui gli economisti dell’istituto guidato da Christine Lagarde danno la ricetta ideale per risolvere il problema del debito pubblico. Il modo più efficace per riportare il livello del debito pubblico ai livelli pre-crisi, ovvero a fine 2007, in 15 Paesi dell’euro (chi verrebbe esentato? Forse il Lussemburgo e la Germania) è quello di un prelievo una tantum del 10% sulla ricchezza privata.Secondo gli estensori del Fiscal monitor, le condizioni per il successo di questa misura una tantum “sono forti, ma vanno pesate contro i rischi di misure alternative, che comprendono il ripudio del debito pubblico o una sua riduzione attraverso misure inflazionistiche”. Queste ultime due misure, però, notano gli economisti del Fondo, sono una forma particolare di tassa sulla ricchezza che pesa sui detentori di bond e anche sui non residenti. Tradotto: pesa sulle banche, anche quelle estere che magari in portafoglio hanno titoli di Stato italiani.Per evitare questo fardello alle banche, dunque, il Fondo consiglia di prelevare il 10% dalle tasche dei cittadini. Ma d’altronde non sarebbe una novità, visto che operazioni simili sono state attuate in Europa dopo la Prima Guerra Mondiale e in Germania e Giappone (guarda caso i due Paesi sconfitti) dopo la Seconda Guerra Mondiale. Gli economisti dell’istituto di Washington dimenticano di citare il caso italiano. Chi c’era ricorda però benissimo che nella notte tra il 9 e il 10 luglio del 1992 il governo guidato da Giuliano Amato prelevò dai conti correnti il 6 per mille sulle cifre depositate. Un simpatico buffetto se paragonato al 10% proposto dal Fondo. – See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/10/16/limmodesta-proposta-del-fondo-monetario-prelievo-forzoso-del-10-sui-conti-correnti/#sthash.pzbrZdka.dpuf
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Pur non citandolo, il Fondo propone però il modello Amato, in quanto dice che una tassa sulla ricchezza, “se attuata prima che ci sia la possibilità di sfuggirvi” (e quindi il prelievo deve essere fatto a sorpresa, di notte) “e se c’è la convinzione che non verrà mai più ripetuta, non distorce il comportamento dei risparmiatori e può anche essere considerata giusta da alcuni di loro”.
Come diavoli tentatori, che vogliono il bene del prossimo, i tecnici del Fondo sussurrano all’orecchio del risparmiatore: coraggio, il prelievo lo facciamo solo una volta, in fondo non fa così male e dopo il problema del debito non ti affliggerà più, addio alle preoccupazioni per il default.
I cittadini ciprioti, che hanno visto prelevare dai loro risparmi superiori ai 100 mila euro quote in certi casi addirittura maggiori del 50% non sembrano però molto convinti che in questo modo la Troika abbia risolto i loro problemi. Qualcuno pensa addirittura che gliene abbia creati.
E i cittadini greci, ai quali è stato tagliato il 30-40% degli stipendi e delle pensioni proprio in questi giorni vedono la Troika tornare all’attacco chiedendo nuove decurtazioni. Perfino il ministro dell’Economia greco, Yannis Stournaras, ha detto che questa volta non dovranno essere ridotti stipendi e pensioni. Ma sarà difficile che ottenga soddisfazione.
Resta il fatto che dopo questa uscita del Fondo è probabile che in caso di arrivo della Troika in Italia scatterebbe immediatamente la fuga di capitali e la corsa agli sportelli, peggiorando notevolmente la situazione che la stessa Troika dovrebbe aggiustare.

Marcello Bussi
Fonte: http://www.milanofinanza.it
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IN TUTTO IL MONDO INIZIANO A VERIFICARSI CONFISCHE DEI DEPOSITI ‘ALLA CIPRO’

giachetti
Fonte The Economic Collapse DI MICHAEL SNYDER 8 ottobre, 2013 attualità
Ora che il “bail -in” è diventato una prassi accettata in tutto il pianeta, nessun conto in banca e nessun fondo pensione sarà più sicuro al 100 %. In realtà, la confisca delle ricchezze “alla cipriota” sta cominciando ad accadere in tutto il mondo. Come potrete leggere di seguito, in Polonia i fondi pensione privati sono stati appena alleggeriti da parte del governo ed è stato organizzato un “bail-in” per una delle più grandi banche italiane. Purtroppo, questo è solo l’inizio. Il precedente che è stato fissato a Cipro viene utilizzato come modello per la creazione di procedure di bail-in in Nuova Zelanda, in Canada e in tutta Europa. E’ solo una questione di tempo prima di vedere accadere questa cosa negli Stati Uniti. D’ora in poi, chiunque mantenga una grande quantità di denaro in un singolo conto bancario o fondo pensione si dimostrerà incredibilmente stupido.Diamo uno sguardo ad alcuni degli esempi di come la confisca delle ricchezze “alla cipriota” si sta ora spostando in avanti in tutto il mondo …PoloniaPer anni ci sono state voci che un giorno il governo degli USA avrebbe fatto irruzione nei fondi pensione privati. Beh, in Polonia è successo e basta.Secondo la Reuters, i fondi pensione privati sono stati alleggeriti in modo da ridurre le dimensioni del debito pubblico … La Polonia ha detto Mercoledì che molte delle attività detenute dai fondi pensione privati saranno trasferite allo stato, riducendo il debito pubblico, ma mettendo in dubbio il futuro dei fondi da molti miliardi di euro, molti dei quali di proprietà straniera. Il governo polacco sta facendo il meglio che può per farlo sembrare una sorta di complicata manovra legale, ma la verità è che ciò che hanno fatto è stato rubare un patrimonio privato senza dare in cambio alcun compenso … L’organizzazione dei fondi pensione polacca ha detto che le modifiche sono incostituzionali, perché il governo sta sottraendo un patrimonio senza offrire alcun compenso.Annunciando la revisione tanto attesa delle pensioni garantite dallo Stato, il primo ministro Donald Tusk ha detto che i fondi privati all’interno del sistema garantito dallo Stato avrebbero avuto i loro titoli obbligazionari trasferiti al sistema pensionistico statale, ma avrebbero mantenuto le loro partecipazioni.Ha detto che ciò che rimane dei versamenti dei cittadini nei fondi privati sarà progressivamente trasferito nel sistema statale nel corso dei prossimi 10 anni, prima che i risparmiatori arrivino all’età età pensionabile. IslandaPer anni, l’Islanda è stata applaudita per il modo in cui ha affrontato l’ultima crisi finanziaria. Ma ora viene proposto che la “garanzia generale” che si applica attualmente a tutti i conti bancari deve essere ridotta a 100.000 euro. Questo aprirà la porta a “tagli” da applicare ai conti correnti bancari al di sopra di tale importo? … A seguito della crisi dell’ottobre del 2008, il governo islandese dichiarò che tutti i depositi presso le istituzioni finanziarie nazionali erano garantiti e coperti con una legge d’emergenza che da allora è stata modificata due volte. Tuttavia, secondo il RUV (la RAI islandese n.d.t.), il ministro delle finanze propone di limitare tale garanzia solo ai depositi di meno di € 100.000. Mentre alcuni potrebbero vedere la rimozione di una misura di ‘emergenza’ come un segnale positivo, ci ricorda tristemente il modello dell’Unione europea per alleggerire i grossi depositi. Questa è un (minaccioso) casuale tempismo, data la stagnazione attuale dei colloqui tra i creditori delle banche islandesi e il governo riguardo ai tagli ed al controllo dei capitali – che hanno limitato i deflussi a circa $ 8 miliardi. EuropaI ministri delle finanze europei hanno concordato un piano che in futuro renderebbe il “bail -in” la procedura standard per il salvataggio delle banche “troppo grandi per fallire”. Ecco come la CNN ha descritto questo piano … I ministri delle finanze dell’Unione europea hanno approvato un piano Giovedì per affrontare i futuri salvataggi delle banche, costringendo gli obbligazionisti e gli azionisti a subire il colpo dei salvataggi bancari prima dei contribuenti.Il nuovo quadro fa in modo che obbligazionisti, azionisti e grandi risparmiatori, con conti superiori a € 100.000 saranno primi a subire perdite nel caso le banche fallissero. I depositanti con meno di € 100.000 saranno protetti. I soldi dei contribuenti sarebbero usati solo come ultima risorsa. Ciò significa che se si dispone di più di € 100.000 in un conto bancario in Europa, si potrebbe perdere ogni euro non protetto se le banche fallissero.ItaliaCome ha riferito martedì Zero Hedge, è ora in fase di organizzazione un “bail-in” per la più antica banca italiana … Ricordiamo che tre settimane fa abbiamo avvertito che “Monte Paschi si trova di fronte al bail-in quanto il bisogno di capitale spinge verso la nazionalizzazione”. Anche se abbiamo lasciato aperta la questione del “chi subirà il taglio compresi gli obbligazionisti senior e i depositanti …. data la piccola dimensione del debito subordinato nella struttura del capitale.” Oggi, come molti si aspettavano, il giorno dopo le elezioni tedesche, le tessere del domino stanno finalmente iniziando a traballare, e come avevamo previsto, Monte Paschi, la più antica e secondo molti, la banca più insolvente d’Italia, è tranquillamente avviata a un “bail out” degli obbligazionisti dopo che ha dichiarato la sospensione dei pagamenti residui su tre titoli ibridi, a seguito delle richieste da parte delle Autorità europee che gli obbligazionisti contribuiscano alla ristrutturazione del debito della banca italiana. Ricordate ciò che ha detto “Diesel-Boom” (Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo ndt) di Cipro – che si trattava di un modello? Non scherzava.Come riporta Bloomberg, Monte Paschi, “ha dichiarato che non pagherà nessun residuo su circa € 481.000.000 (650 milioni di dollari) di titoli ibridi in circolazione, emessi attraverso MPS Capital Trust II e Antonveneta Capital Trust I e II”. Perché questi titoli? Perché gli obbligazionisti ibridi hanno protezione zero e zero possibilità di fare ricorso. “In base ai termini dei titoli senza scadenza, la banca senese è autorizzata a sospendere il pagamento degli interesse senza essere dichiarata inadempiente e non deve compensare le cedole perse quando i pagamenti riprenderanno”. Poi inoltre gli ibridi, per citare l’olandese, sono solo il modello per il riequilibrio del bilancio della banca.Perché succede ora? Semplice: la rielezione di Merkel è stata portata a casa, e l’ EURUSD (il rapporto Euro-Dollaro) è troppo alto (da ricordare le lamentele di Adidas della scorsa settimana). Inoltre, se la BCE procedesse a un altro LTRO (piano di rifinanziamento a lungo termine) che molti credono ci sarà, si forzerà l’EURUSD ancora più in alto, spinto da una liquidità ancor più indesiderata. Allora che cosa fare?Naturalmente mettere in scena una piccola crisi contenuta. Come ad esempio il salvataggio di una primaria banca italiana. La buona notizia per ora è che i depositi sono intatti. Purtroppo, con il denaro dei depositanti dalla parte sbagliata della (non) garantita continuità delle responsabilità, è solo una questione di tempo prima che coloro che hanno depositi non assicurati condividano alcuni dei dolori ciprioti. Dopo tutto, nel nuovo mondo normalmente insolvente, “è giusto.” Fortunatamente, non sembra che questo particolare “bail-out” colpirà i conti bancari privati (almeno per ora), ma tuttavia essi indicano che i funzionari europei sono molto seri sull’applicazione delle procedure di “bail-in” quando fallisce una grande banca.Nuova ZelandaIl governo della Nuova Zelanda ha discusso l’implementazione di un “bail -in” per far fronte a eventuali futuri fallimenti bancari importanti. Ciò che segue proviene da una fonte giornalistica neozelandese… Il partito dei Verdi ha dichiarato oggi che il governo nazionale sta spingendo per una soluzione in stile cipriota in caso di fallimento di una banca in Nuova Zelanda, che vedrà i piccoli risparmiatori perdere parte dei loro risparmi per finanziare i grandi salvataggi bancari.L’Open Bank Resolution (OBR) è l’opzione preferita del ministro delle Finanze Bill English per affrontare un grande fallimento bancario. Se una banca fallisce in regime di OBR, tutti i depositanti si troveranno con i loro risparmi ridotti nel corso della notte per finanziare il “bail-out” della banca.“Bill English propone una “soluzione alla cipriota” per la gestione del fallimento di una banca qui in Nuova Zelanda – una soluzione che vedrà i piccoli risparmiatori perdere parte dei loro risparmi per finanziare i grandi salvataggi bancari”, ha detto il leader del Green Party Russel Norman.“La Reserve Bank è nelle fasi finali di implementazione di un sistema di gestione dei fallimenti bancari denominato Open Resolution Bank. Lo schema metterà tutti i depositanti delle banche a rischio nel caso di salvataggio delle loro banche.“I depositanti vedranno i loro risparmi decurtati dell’importo necessario per mantenere a galla la banca.” CanadaIncredibilmente, anche il Canada si sta muovendo verso l’adozione di questo “bail-in” bancario. In un precedente articolo, ho spiegato che i “bail-in” erano addirittura parte del nuovo bilancio del governo canadese … I salvataggi “alla cipriota” sono effettivamente inclusi nella nuova proposta di bilancio del governo canadese. Quando ho sentito parlare di questo ero abbastanza scettico, così sono andato verificare di persona. E indovinate un po’? E’ proprio lì nero su bianco nelle pagine 144 e 145 del “Piano d’azione economica 2013″, che il governo Harper ha già presentato alla Camera dei Comuni. Questo nuovo bilancio si propone in realtà “di attuare un regime di ‘bail-in’ per le banche di rilevanza sistemica” in Canada. Il “Piano d’azione economica 2013″ è stato presentato il 21 marzo, il che significa che questo regime di “bail-in” è stato probabilmente progettato molto prima che scoppiasse la crisi di Cipro. Allora, cosa significa tutto questo per noi?Ciò significa che i governi del mondo stanno tenendo d’occhio i nostri soldi come parte della soluzione di eventuali futuri fallimenti delle grandi banche.Di conseguenza, non vi è più alcun posto veramente “sicuro” per mettere il vostro denaro.Uno dei modi migliori per proteggersi è quello di distribuire i vostri soldi in giro. In altri termini, non mettere tutte le uova nello stesso paniere.Se hai i soldi in molti luoghi diversi, diventa molto più difficile per il governo prendersi tutto.Ma se non dai retta agli avvertimenti e continui a mantenere tutte le tue sostanze in un grande mucchio da qualche parte, non devi essere sorpreso quando, un giorno, tutto sarà spazzato via in un solo momento. Michael SnyderFonte: http://theeconomiccollapseblog.comLink: http://theeconomiccollapseblog.com/archives/cyprus-style-wealth-confiscation-is-now-happening-all-over-the-globe Traduzione per ComeDonChisciotte.org a cura di REMULAZZ – See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/10/08/in-tutto-il-mondo-iniziano-a-verificarsi-confische-dei-depositi-alla-cipro/#sthash.PZsQAtUX.dpuf

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