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Vengo a prenderti con il mio aereo blu (Emiliano Liuzzi).

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Fatto Quotidiano 1/07/2013 di Emiliano Liuzzi attualità
Dalle 4.070 ore di volo dell’ultimo anno di Berlusconi alle 2.885 di Monti. Sono passi avanti, ma la lotta agli sprechi è ancora lunga. Ogni volta che si tocca il tema dell’austerità, infatti, i governanti di turno si pongono il problema dei voli di Stato. Perché costano, costano tantissimo alla presidenza del consiglio dei ministri, ma pare siano davvero inevitabili.

È VERO, IL CAVALIERE usava l’aereo della presidenza per andare in Sardegna con le olgettine di turno. Una volta venne fotografato anche Apicella che, chitarra in mano, scendeva dalla scaletta sulla pista dell’aeroporto Costa Smeralda di Olbia.Inchieste, interrogazioni, bufere mediatiche. Tutto legittimato. Ma il rigore di Monti non è che abbia dato un taglio da spending review: la percentuale della riduzione è al di sotto di quel 30 % che il governo dell’austerità professata voleva ottenere. La flotta è rimasta invariata, i costi di manutenzione pure: 22 milioni di euro ogni anno, anche se gli aerei rimanessero a terra. Cifra che diventa di un centinaio di milioni, tra personale di aria, terra, tariffe aeroportuali e carburante, quando si vola. E accidenti se si vola: Berlusconi nel 2010 fissò il record assoluto: 8.500 ore di volo. Ridotto l’anno successivo della metà.

IL TUTTO AVVIENE sotto gli occhi dei contribuenti, che pagano. Ma il dubbio rimane: è un lusso indispensabile o può essere coperto dai mezzi di linea? È utile una flotta che potrebbe far concorrenza a una piccola compagnia commerciale? Anche perché oltre ai dieci jet extralusso del 31° stormo (3 Airbus e 7 Falcon), vengono destinati ai voli dei sottosegretari e dei ministri quasi venti Piaggio P180, le “Ferrari dei cieli” con motori a turboelica, considerati gioielli di tecnica, meccanica e comfort.

Un’operazione trasparenza già Berlusconi l’aveva annunciata: pubblichiamo sul sito del governo i voli in tempo reale. Ma poi non lo fece mai. Meglio è andata con Monti, anche se ogni tanto il sito non viene aggiornato. E non tutti sono tenuti a dire se e dove volano.

Durante il governo Monti, Giulio Terzi di Sant’Agata è stato i recordman, ha volato per lungo e per largo. Ovvio, era il ministro degli esteri. Un po’ meno ovvi i suoi risultati: vedi il caso dei due marò. Quello che salta agli occhi, sempre durante la gestione Monti, è come gli aerei di Stato in questo anno abbiano volato molto frequentemente a gennaio e molto meno a febbraio, il mese delle elezioni. A gennaio il record è il giorno 17: 4 aerei decollati da o per Roma. Quel giorno Anna Maria Cancellieri tornava da Dublino; l’onorevole Michele Vietti, vice presidente del Csm invece era in partenza per Herat; l’allora guardasigilli Paola Severino incrociava nei cieli la collega Cancellieri sulla rotta per Dublino, in direzione opposta; infine il ministro Terzi faceva Roma-Bruxelles-Roma. A fine mese 34 aerei impiegati per voli a medio e lungo raggio. Il mese successivo 23 voli, tra i quali un Roma-San Diego chiesto da una prefettura a scopo umanitario.

CHI NON SI È FERMATO un attimo, come detto, è stato Terzi: Monaco, Parigi, Bruxelles, Vilnius. Corrado Passera invece a febbraio ha effettuato un solo volo: Milano-Atene e ritorno il 13 febbraio. Corrado Clini infine è partito per Washington il 28, a governo già ‘superato’ dalle elezioni.

Non migliore – almeno per adesso – è la situazione per il governo di Enrico Letta. È vero che un mese è troppo poco per valutare. Ma ogni giorno, a maggio, neanche il tempo di insediarsi, c’era già un velivolo della flotta di Stato nei cieli. Necessità, spiega la presidenza del consiglio dei ministri. Chi non si è fermato un attimo è il ministro della difesa Mario Mauro. Non ha fatto in tempo ad ambientarsi invece il ministro Josefa Idem: un solo volo per lei all’attivo, il 16 maggio per Rotterdam e ritorno.

Insomma, l’attività deve ancora entrare nel vivo. Una circolare del 10 maggio scorso, del segretario generale di palazzo Chigi, spiega che d’ora in avanti “sarà necessario assicurare che ogni istanza per la concessione di un volo di Stato sia corredata da documentazione attestante le circostanze che rendono indispensabile ed eccezionale l’utilizzo del mezzo aereo (inderogabilità, urgenza, motivazioni istituzionali, mancanza di mezzi di trasporto alternativi, ecc.)”. Vedremo.

Il nuovo presidente della Camera , Laura Boldrini, in questo campo ha dato una lezione di rigidità a tutti: quando può si sposta tra Roma e Milano in treno. In realtà, vista la carica che ricopre, non sarebbe neppure obbligata a comunicare i suoi spostamenti aerei. Non sono tenuti nemmeno il presidente del Senato, il presidente del consiglio, quello della corte costituzionale e il capo dello stato. Tutto per motivi di sicurezza. Ad ogni modo il treno è ancora nelle sensibilità di pochi.

C’È UN ALTRO ASPETTO non trascurabile: tutte le spese vengono anticipate dall’Aeronautica e la presidenza del consiglio deve al corpo militare 200 milioni di euro di arretrati. E non sempre tornano indietro a tempo record. Anzi. Un rischio già sottolineato qualche anno fa dall’allora capo di stato maggiore , generale Camporini: “L’aeronautica fa il possibile e fornisce le risorse finanziarie per il servizio. L’importante sarebbe che entro la fine dell’anno gli oneri siano coperti

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