Archivi Blog

Don Scarano e gli affari con l’amante

im
NUOVO ARRESTO PER MONSIGNOR “500” ACCUSATO DI RICICLAGGIO. LA GDF: SEQUESTRATI 6,5 MILIONI DI EURO
Fatto Quotidiano del 22/01/2014 di Valeria Pacelli attualità
Nunzio Scarano, o don “500”, arrestato nel giugno dello scorso anno per aver tentatodi far rientrare in Italia 20 milioni di euro, finisce di nuovo nei guai. La Procura di Salerno ha emesso nei suoi confronti una nuova ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, accusandolo in concorso con altri, di aver riciclato milioni di euro. La lista degli indagati infatti contiene 52 persone, come il sacerdote Luigi Noli, finito anche lui ai domiciliari. Al centro dell’inchiesta il cospicuo patrimonio dell’ex titolare dell’Apsa, l’amministrazione del Patrimonio della Santa Sede, che, scrive il gip, è stato “quantificato in almeno 6,5 milionidi euro,accumulato in via pressoché esclusiva con risorse economico/finanziarie di provenienza illecita riconducibili alla famiglia di armatori D’Amico”. Somme di denaro che poi venivano trasferite sul conto Unicredit di Scarano e su quelli presso loIor e poi prelevati in contanti. A quel punto venivano utilizzati in investimenti immobiliari o societari – mediante la costituzione ela partecipazione a ben tre società –oanche perl’acquisto di quadri d’autore. Come i De Chirico, Labella e Guttuso che il monsignore possedeva in casa. O ANCHE IL “CROCIFISSO dell’altare di San Pietro del Bernini”. In un interrogatorio dell’11 giugno 2013, Scarano –difeso dall’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi –aveva ammesso che quei beni era- no “donazioni ricevute da nobili romani e dai D’Amico” esibendo una certificazione di donazione sottoscritta da Maria Cristina D’Amico. Versione questa smentita in un interrogatorio del 29 luglio 2013 dalla stessa Maria D’amico. Ma è proprio leg- gendo l’ordinanza che emergono anche alcuni dettagli della vita privata. Come quando distribuiva ai propri parenti i generi alimentari che riceveva in elemosina, come vino e olio. Ma emerge anche il rapporto con don Luigi Noli, che risulta “presente in molti affari illeciti”: oltre ad aver partecipato al tentativo di far rientrare 20 milioni di euro, “compare nell’affare delle false donazioni finalizzato a mascherare la provvista con cui Scarano estingue il mutuo di Prima Luce srl”, società di cui don “500” è stato titolare di quote fino all’agosto 2010. A raccontare del rapporto tra Scarano e don Noli è Massimiliano Marcianò: “Tra Nunzio e don Noli c’è un rapporto particolare che a mio avviso va ben oltre il normale rapporto di amicizia, sono di fatto la stessa persona e condividono praticamente tutto”. Il gip ricorda la conversazione del 9 febbraio 2013 tra il monsignore e Noli, durante la quale i due “ricordano un’esperienza particolare vissuta laddove ScArano parla della reazione di …omissis… che gli diceva: ‘a bello, allora vuoi dire che quello che ti ho dato quella sera non ti basta, ti devo dare il resto?’ E Luigi risponde: ‘Mamma mia quella sera indimenticabile, un animale è diventato! E a un puntoNunziodefinisce …omissis…possessivonei suoi confronti’e Noli risponde:‘Ti vuoletutto per sé, immaginati se sapesse che con me…’”. Intanto ieri le Fiamme gialle hanno sequestrato al monsignore, che a giugno doveva diventare arcivescovo, circa 6,5 milioni di euro tra beni immobili e denaro sui diversi conti corrente.

Annunci

“Pulizia in Vaticano: ‘ndrangheta nervosa, pericolo per il Papa”

Da Il Fatto Quotidiano del 13/11/2013. Beatrice Borromeo attualità

bergoglio
Nicola Gratteri, Mafia affari a rischio.

La chiesa è grande perché ognuno ci sta dentro a modo proprio”, scriveva Leonardo Sciascia ne Il giorno della Civetta. Accantonati scandali e anatemi, il cattolicesimo ha consolidato nei secoli la più improbabile delle alleanze: quella coi mafiosi, affezionati frequentatori di parrocchie e confessionali, che accanto ai kalashnikov conservano la Bibbia e dai cui comodini pendono rosari dai grossi grani rossi. “Dio, proteggi me e questo bunker”, è la scritta che, tra un santino di Padre Pio e un bassorilievo raffigurante il volto di Gesù Cristo, i carabinieri del Ros hanno scovato nel rifugio del boss Gregorio Bellocco, nelle campagne calabresi di Anoia. “Faccio il magistrato da 26 anni e non trovo covo dove manchi un’immagine della Madonna di Polsi o di San Michele Arcangelo. Non c’è rito di affiliazione che non richiami la religione. ’ndrangheta e Chiesa camminano per mano”, dice il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri. Che assieme allo storico Antonio Nicaso ha raccontato in un libro (Acqua Santissima, Mondadori, 204 pagine, 17,50 euro) l’incontro di due mondi che dovrebbero interagire come l’acqua e l’olio. E che invece si mescolano di continuo. “Però le cose stanno cambiando”, giura il pm.

È diventato ottimista, Gratteri?

Questo Papa è sulla strada giusta. Ha da subito lanciato segnali importanti: indossa il crocifisso in ferro, rema contro il lusso. È coerente, credibile. E punta a fare pulizia totale.

E la mafia è preoccupata da questi comportamenti?

Quella finanziaria sì, eccome. Chi finora si è nutrito del potere e della ricchezza che derivano direttamente dalla Chiesa, è nervoso, agitato. Papa Bergoglio sta smontando centri di potere economico in Vaticano. Se i boss potessero fargli uno sgambetto non esiterebbero.

Crede davvero che il Papa sia a rischio?

Non so se la criminalità organizzata sia nella condizione di fare qualcosa, ma di certo ci sta riflettendo. Può essere pericoloso.

Cosa intende quando parla di mafia finanziaria?

I padrini con la coppola non esistono più: sono morti oppure in carcere al 41-bis. Ma il mafioso che investe, che ricicla denaro, che dunque ha potere vero, è proprio quello che per anni si è nutrito delle connivenze con la Chiesa. Sono questi i soggetti che si stanno innervosendo.

D’abitudine qual è l’atteggiamento della Chiesa verso le organizzazioni criminali?

Un paio di esempi: il vescovo di Reggio Calabria, anche dopo la condanna in Cassazione di un capobastone, ha detto che non poteva schierarsi perché magari si trattava di un errore giudiziario. Il vescovo di Locri ha sì scomunicato i mafiosi, ma solamente dopo che avevano danneggiato le piantine di frutti di bosco della comunità ecclesiastica di Platì. Solo che prima di quell’episodio, i boss avevano ammazzato migliaia di persone. Bisogna aspettare le piantine perché i prelati si sveglino?

Che altro?

Qualche anno fa la figlia di Condello il Supremo si è sposata nel duomo di Reggio Calabria. È arrivata pure la benedizione papale. A Roma potevano non conoscere il clan, ma in Calabria tutti sanno chi sono i Condello. Eppure nessuno ha fiatato. I preti, poi, vanno di continuo a casa dei boss a bere il caffè, regalando loro forza e legittimazione popolare.

E perché ci vanno?

Alcuni dicono che frequentano i mafiosi perché devono redimere tutte le anime, senza discriminare. Capirei se la Chiesa accogliesse chi si pente davvero, ma così è troppo facile: continui a uccidere, a importare cocaina, a tenere soggiogata la gente e io, prete, ti do pure una mano.

Quindi i boss sono religiosi solo per convenienza?

No, c’è anche una vocazione autentica. Abbiamo fatto un sondaggio in carcere: l’88 per cento dei mafiosi intervistati si dichiara religioso. Prima di ammazzare, un ‘ndranghetista prega. Si rivolge alla Madonna per avere protezione.

Pensa di essere nel giusto?

Lo è, dal suo punto di vista. Mettiamo il caso in cui un tizio decide di aprire un bar senza chiedere il permesso al boss locale, e dunque senza rivolgersi alla sua impresa per fare gli scavi, per comprare il bancone o le bibite. Il mafioso che fa? Gli spara alle serrande, poi alle gambe e così via per convincerlo a sottomettersi. Se però il tizio rifiuta, il mafioso è “costretto” a ucciderlo. Se non hai scelta, non commetti peccato.

Che importanza hanno invece i matrimoni?

Sono centrali. Suggellano alleanze, sanciscono tregue, e al margine delle cerimonie ci sono i riti di affiliazione. Rifiutarsi di partecipare a un matrimonio può essere considerato una dichiarazione di guerra. E non essere invitati è un pessimo segno. Il boss Novelli, trapiantato in Lombardia, ha cominciato ad allarmarsi quando non l’hanno invitato a un importante matrimonio calabrese. Poco dopo, infatti, l’hanno ammazzato.

Papa Francesco regala duecento euro ad un clochard

le-posizioni

Un clochard ha raccontato la propria storia a Bergoglio, il quale, in risposta, gli ha inviato un assegno da duecento euro.
articolotre Redazione-27/10/2013 attualità
Papa Francesco non smette di stupire. Dopo che, circa due settimane fa, era accorso in aiuto di un’anziana signora derubata per regalarle duecento euro, ora è tornato a far sorridere per la sua generosità.

Bergoglio infatti ha nuovamente messo mano al libretto degli assegni per andare incontro ad un clochard suo connazionale, che vive in Italia senza però avere una fissa dimora. L’uomo aveva infatti scritto al Papa delle sue difficoltà, raccontando anche la propria storia ai volontari della parrocchia della Cita, a Marghera. Ed è stato proprio qui, presso la chiesa veneta, che ha potuto scoprire come il Santo Padre, una volta letta la missiva, si fosse mobilitato per lui.

Una volta giunto presso la parrocchia, come ogni domenica, quando i fedeli offrono caffè e latte ai poveri, il clochard è difatti stato chiamato all’altare da Don Nandino Capovilla, il quale gli ha consegnato personalmente un assegno di duecento euro, emesso formalmente dall’Elemosiniere del Vaticano.
Un gesto che ha riempito di speranza il senzatetto, che ora si dice commosso.

Bergoglio fa storia: lo Ior pubblica per la prima volta il bilancio

tax
L’operazione trasparenza di Bergoglio porta i primi frutti: domani lo Ior pubblicherà per la prima volta nella storia il proprio bilancio
articolotre Redazione– -30 settembre 2013- Per la prima volta nella storia, lo Ior pubblicherà il suo bilancio.
L’operazione trasparenza di Bergoglio, dunque, ha raggiunto il suo primo traguardo e domani, la banca vaticana, pubblicherà i conti nel resoconto annuale della Prefettura per gli affari economici. Si pone così fine all’anomalia che per anni lo ha visto escluso dallo stesso.

Il bilancio, comprendente il periodo fino al 31 luglio, è positivo: l’attivo è infatti di 87 milioni e la “glasnost “del Pontefice faciliterà l’ingresso nella “with list”.
Intanto, Bergoglio sta studiando le prossime mosse. Oggi ha, proprio per questo, riunito a Roma il consiglio degli otto cardinali-consiglieri che discuteranno dello Ior e dei dicasteri economici del Vaticano, nonché i patrimoni legati all’Apsa e Propaganda Fide. Nello specifico, si analizzerà l’accorpamento tra la gestione delle proprietà immobiliari di quest’ultime due, entrambe ingenti.

L’operazione trasparenza allo Ior, nel frattempo, procede anche con l’attività della Promontory Financial Group, in collaborazione con l’Aif, che avrà il compito di controllare uno per uno tutti i conti ed evitare così il riciclaggio del denaro sporco a seguito dello scandalo che ha travolto la banca recentemete. Probabilmente, poi, verrà riformato lo stesso Isituto, che dovrebbe essere fuso all’Apsa, in nome della snellezza e semplicità che Bergoglio invoca nelle istituzioni.

Papa Francesco: “Con l’intervento in Siria si rischia la terza guerra mondiale”

corel
articolotre Redazione– 2 settembre 2013-attualità
Papa Francesco ha rivolto il suo grido di pace, rivolto in particolare alla Siria, anche su Twitter in nove lingue: «Mai più la guerra! Mai più la guerra!», si legge nel suo tweet in italiano.

Segue a ruota un messaggio di Mons. Mario Toso, del dicastero vaticano Giustizia e Pace: «La via di soluzione dei problemi della Siria non può essere l’intervento armato. La violenza non ne verrebbe diminuita. C’è, anzi, il rischio che deflagri e si estenda ad altri Paesi. Il conflitto in Siria contiene tutti gli ingredienti per esplodere in una guerra di dimensioni mondiali».
“Dove c’è Dio non ci sono odio, invidia e gelosia, e non ci sono quelle chiacchiere che uccidono i fratelli”, ha affermato papa Francesco nell’omelia, riportata dalla Radio Vaticana, in cui ha parlato dell’incontro di Gesù con i suoi conterranei, gli abitanti di Nazaret, come lo racconta il Vangelo di San Luca. I nazaretani ammirano Gesù – ha osservato il Pontefice – ma aspettano da lui un qualcosa di strabiliante: «volevano un miracolo, volevano lo spettacolo» per credere in lui. Così Gesù dice che non hanno fede e «loro si sono arrabbiati, tanto. Si sono alzati, e spingevano Gesù fino al monte per buttarlo giù, per ucciderlo».

Tarcisio Bertone: game over ( Papa Francesco da i libretti al Camerlengo)

corelArticolotre R.P. – 31 agosto 2013 attualità- In Vaticano cala il sipario su una delle figure più controverse della curia romana degli ultimi dieci anni.

Con la nomina di Pietro Parolin da parte di Papa Francesco si chiude la burrascosa era del cardinale Tarcisio Bertone, fino a ieri Segretario di Stato: un chiaro segnale di discontinuità.

Francesco ha così inteso mettere la parla fine all’epoca infausta delle guerre interne alla Santa Sede, anche se i dicasteri economici sono ancora in mano ai bertoniani, l’atmosfera, così come le sfere di potere, è cambiata: stop al fragore delle faide interne.

Tarcisio Bertone era stato nominato segretario di Stato nel 2006 da papa Benedetto XVI, pur essendo privo di qualsiasi esperienza diplomatica. Tre anni dopo, nel 2009, deflagra il caso Boffo, alle spalle lo scontro tra il berlusconiano Bertone e la Cei sui rapporti tra il Vaticano e la politica italiana.

Quindi lo scandalo Vatileaks, che ha origine con l’allontanamento dalla Curia voluto dal cardinale, del risanatore Viganò e le conseguenti dimissioni di papa Ratzinger.

Nel 2013, con l’arresto del contabile dell’Apsa, monsignor Scarano, titolare di due conti allo Ior, saltano i vertici bertoniani dell’istituto controllato dal Segretario di Stato Vaticano.

Infine con la nomina del cardinale Parolin, Tarcisio Bertone esce definivamente di scena.

Vaticano: il vento è cambiato, e non a favore della curia

corelarticolotre R.P.- 29 giugno 2013- A febbraio, la polizia di frontiera ferma all’aereoporto di Ciampino l’avvocato Michele Briamonte, consulente dello Ior, e monsignor Lucchini, il braccio destro del cardinal Tarcisio Bertone. I due si oppongono alla perquisizione dei loro bagagli esibendo un passaporto diplomatico.

Ieri l’arresto di un monsignore della curia vaticana, Nunzio Scarano. E’ la prima mossa della partita a scacchi che papa Francesco e la procura di Roma stanno giocando contro lo Ior. Una partita iniziata dopo che il Papa venuto da una terra lontana e il procuratore capo Francesco Pignatone si sono annusati, piaciuti e hanno concordato che la gestione della banca vaticana era un pericolo comune.
Lontani i tempi di Marcinskus, del Banco Ambrosiano, della maxitangente Enimont, delle rogatorie negate, via libera al primo arresto di un monsignore dopo decenni di chiusura totale. Un disegno interamente nella mente di Papa Francesco, giurano fonti a lui vicine.

La puzza di marcio era emersa con la cacciata di Ettore Gotti Tedeschi dal torrione di Niccolò V, guerre sotterranee tra cardinali per il controllo delle finanze vaticane, una lotta che logora Benedetto XVI, dove non si capisce bene chi siano i moralizzatori e chi no, forse non ci sono proprio.

E’ dagli anni sessanta che la storia dello Ior diventa noir, quando si appoggia a Michele Sindona, un nome che rievoca scandali e qualcosa di più, che significa, mafia, massoneria deviata, riciclaggio, morte. Assassinati lo stesso Sindona, Robero Calvi e, ovviamente, chi intralciava i piani criminali, l’avvocato Umbero Ambrosoli.

Ior ha significato Licio Gelli e loggia P2. Una figura a unire queste storie maledette l’arcivescovo Paul Marcinskus, l’anima nera della curia, un uomo privo di qualsiasi scrupolo, il cui unico scopo era rastrellare denaro in ogni modo, lecito o illecito. Marcinskus che, secondo quanto sostenuto dal giudice Rosario Priore, promette alla banda della Magliana di “lavare” 30-40 miliardi, poi non mantiene fede ai patti e ci va di mezzo Emanuela Orlandi, uccisa dai malavitosi romani per vendetta.

E si arriva alla maxitangente Enimont la madre di tutte le tangenti, quei 100 miliardi di cui conosce tutto il faccediere Luigi Bisignani, sono i tempi anche della fondazione Spelmann, che apre un conto alla banca vaticana su cui transitano somme cospicue e la firma su quel conto l’aveva Giulio Andreotti.

Altri tempi, altre grandezze, lo Ior ultimamente sempre al centro di innumerevoli scandali e scandaletti, ma i protagonisti sono certo più miseri: Fiorani, Balducci, don bancomat, monsignor Franco Camaldo, ancora, Diego Anemone e l’acivescovo di Trapani, Ninni Treppiedi.

Per arrivare ai giorni nostri, a una vicenda che ha tutti gli ingredienti di intrigo internazionale, soldi, Chiesa e 007, aspettando gli sviluppi giudiziari in un sottobosco fatto di prelati e faccendieri.

DON POGGI: “VI RACCONTO CHI SONO I PRETI PEDOFILI IL VICEPARROCO SVELA I DETTAGLI DELL ’ORGANIZZAZIONE CHE RECLUTAVA MINORENNI PER INCONTRI PARTICOLARI

corel
Fatto Quotidiano 26/06/2013 di Marco Lillo e Rita Di Giovacchino attualità

Eccola la denuncia del viceparroco che svela i nomi dei preti e monsi- gnori pedofili. Oggi Il Fatto pubblica il testo della denun- cia dell’8 marzo scorso – anticipata il 21 giugno dal nostro giornale – nella quale don Patrizio Poggi descrive un’organizzazione, guidata da un ex carabiniere, che reclute- rebbe – a suo dire – minori per metterli a disposizione di prelati e parroci a Roma. Quando don Patrizio si presenta davanti al colonnello Sergio De Caprio (conosciuto da tutti come il Capitano Ultimo che ha catturato il boss Riina) per fare i nomi non è solo. Don Patrizio è accompagnato da cinque persone per rafforzare la sua credibilità: monsignor Luca Leorusso, 51 anni, consigliere di nunziatura aposto- lica e avvocato canonico di Poggi nel procedimento di Re – stitutio ad Integrumdi don Pog- gi sospeso a divinis dopo la condanna per abusi su minori nel 2002, con pena scontata di 5 anni. E poi don Marco Va entini, 46 anni, viceparroco della Chiesa di Sant’Andrea Avellino a Roma. L’ex vice- parroco si fa accompagnare anche dal comandante del XVI gruppo della Polizia di Roma Capitale (Marco Gio- vagnorio) e da due vigili ur- bani. Nella denuncia sostiene che un ex carabiniere sarebbe “or- ganizzatore e promotore di incontri e attività legate alla prostituzione maschile minorile attraverso la quale repe- risce soggetti, anche minori, che introduce in Italia e che mette a disposizione dei clien- ti sacerdoti”. Poi don Poggi fa i nomi di quattro parroci in carica in altrettante parroc- chie di Roma ovest e nord; due ex parroci; il segretario particolare di un cardinale importante; un cappellano militare; un insegnante di religione già coinvolto in un’in- dagine; e poi un monsignore con un ruolo importante nel Cerimoniale. Poggi poi racconta che l’ex carabiniere si serve di un’agenzia di modelli di due amici per reclutare i ragazzi dediti alla prostituzione. La selezione avverrebbe nei pressi del locale Twink vicino alla stazione Termini e nelle discoteche frequentate da omosessuali come il Qube al Portonaccio o in saune. Locali che nulla hanno a che fare con i reati ovviamente. Don Patrizio racconta di minori pagati fino a 500 euro, fa i nomi dei sa- cerdoti e degli extracomunitari pronti a con- fermare. Sono tutte accuse che provengono da un sacer- dote condannato a 5 anni e infuriato con il Vaticano. Dopo avere espiato nel 2008 la pena, don Poggi aveva ottenuto nel maggio 2011 la Restitutio ad Integrum dal Papa, mentre la Congre- gazione della dottrina e della fede continua a tenerlo sospeso a divinis. Molti sacerdoti so- no stati sentiti a verbale e al- cuni pedinamenti avrebbero dato esito positivo. Sono accuse gravi che il pm Maria Monteleone e i carabinieri del Nucleo investigativo guidati dal colonnello Lorenzo Sabaino vogliono riscontrare in fretta. In un senso o nell’altro.

SOLDI SPORCHI Indagato per riciclaggio il donche gestisce gli immobili vaticani

corel
Fatto Quotidiano 15/06/2013 di Vincenzo Iurillo Salerno attualità

Cinquantasei persone di fiducia, convocate a una a una per ricevere una “donazione”, un assegno da 10.000 euro, da versare nei conti di una società im- mobiliare salernitana. Una volta ottenuto il titolo di credito monsignor Nunzio Scarano, 61 enne prelato di Salerno e respon- sabile del servizio di contabilità analitica all’Apsa, l’ufficio della Curia romana che amministra l’enorme patrimonio di beni mobili e immobili del Va- ticano, avrebbe restitui- to al “donatore” l’equivalente in contanti. La classica operazione in nero. Perché? Alla risposta sta lavorando la Procura di Salerno gui- data da Franco Roberti, che come anticipato ieri dal quotidiano La Città in un articolo di Clemy De Maio, ha indagato per riciclaggio Scarano e i 56 firmatari degli assegni. Ipotizzando che questo meccanismo sia servito a coprire la provenienza illecita del denaro, nell’ambito di un riciclaggio ancora più ampio dei 560.000 euro di as- segni rintracciati. Un giro nel quale potrebbe essere coinvolto anche lo Ior, la banca centrale vaticana. Sentito dal sostituto procuratore titolare del fascicolo Elena Guarino, Monsignor Scarano si è difeso affermando che le somme erano di prove- nienza lecita ma che è stato indotto ad agire così su consiglio della sua ex commercialista. I soldi gli sarebbero serviti per estinguere una ipoteca su un suo appartamento che aveva dato in garanzia per una società immobiliare. Società di cui il Monsi- gnore era socio e dalla quale è voluto uscire. Nel frattempo Scarano sareb- be stato sospeso dal servizio all’Apsa. L’INCHIESTA È AGLI INIZI,in Procura sfi- lano gli indagati per rendere gli interro- gatori. I fatti risalirebbero al 2009, è quello l’anno in cui Scarano e i suoi presunti benefattori si sarebbero incontrati per concordare lo scambio tra gli assegni cir- colari e i soldi liquidi. Ai firmatari degli assegni, tutti provenienti da Salerno e pro- vincia, il Monsignore avrebbe spiegato che servivano a ripianare i debiti di una immobiliare titolare di alcune case a Sa- lerno, e di essere già in possesso del denaro necessario, che però non poteva versare in prima persona. Di qui la richiesta agli interlocutori di sottoscrivere l’assegno. Ora la Procura vuole chiarire se l’Apsa e lo Ior hanno avuto una parte nella vicenda, e quale. E se la società immobiliare coinvolta nell’inchiesta sia tra quel- le utilizzate dall’Apsa per amministrare alcuni dei beni di loro competenza. Circostanze che potrebbero allargare il ventaglio delle indagini fino a toccare i palazzi del Vaticano.

Papa Francesco: “San Pietro non aveva un conto in banca”

papa-francescoArticolotre Redazione- 11 giugno 2013- “San Pietro non aveva un conto in banca, e quando ha dovuto pagare le tasse il Signore lo ha mandato al mare a pescare un pesce e trovare la moneta dentro al pesce, per pagare”. Lo ha detto oggi papa Francesco nell’omelia della messa a Santa Marta, dedicata alla “povertà” e “gratuità” con cui deve agire la Chiesa.

La “povertà” che deve caratterizzare la Chiesa “ci salva dal diventare organizzatori, imprenditori”, ha detto il Papa nella messa a Santa Marta. “Si devono portare avanti le opere della Chiesa, e alcune sono un po’ complesse; ma con cuore di povertà, non con cuore di investimento o di un imprenditore”, ha aggiunto.

Se si vuol fare “una Chiesa ricca”, allora “la Chiesa invecchia”, “non ha vita“. Ha concluso il papa nella messa a Santa Marta, esortando a un annuncio del Vangelo fatto con “semplicità” e “gratuità”. “La Chiesa non è una ong”, ha ribadito, “nasce dalla gratuità” di cui “la povertà è un segno”.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: