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Cinghiali radioattivi: Chernobyl o Fukushima? Scampa: non solo Cesio ( il Piemonte è la pattumiera delle scorie nucleari d”Italia)

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Fonte Stampalibera.com 24/04/2013 di Maurizio Maria Corona attualità
Sintesi Redazione
Oltre alla Valsesia dopo altri accertamenti i cosidetti cinghiali radioattivi sono stati trovati anche nella Provincia Verbania .Secondo il . Prof. Paolo Scampa (AIPRI): “il monitoraggio sulla selvaggina avrebbe dovuto essere obbligatorio anche perchè la questi isotopi radioattivi riguarda per la situazione residuata dal fallout di Chernobyl”sono stati trovati in altre zone Europee .
Nella sua visita in Valsesia il ministro della Salute Balduzzi aveva minimizzato la cosa dicendo che non c’è nessun pericolo a parte l’abbattimento dei cinghiali , in realtà questo ministro aveva già minimizzatto sulla questione dei vaccini esavalenti avariati della Glaxo Belga, quando praticamente in tutta Europa erano stati blocatti i lotti di vaccinazioni e in Italia non si è fatto .

Se in Italia il fenomeno ritenuto misterioso è invece conosciuto (e monitorato) molto bene all’estero, ad esempio in Germania dove i cacciatori sono addirittura risarciti per i cinghiali radioattivi (vedi anche il nostro articolo in tempi non sospetti “Giuliano Ferrara e il cinghiale radioattivo”6)(chissà perchè in Germania i cittadini sono sempre informati e noi no?)
. Le associazioni che si occupano di inquinamento nucleare e dei suoi risvolti sociali, come ad esempio Mondo in Cammino, non possono però che constatare quanto i cinghiali radioattivi in Italia non possano essere una “sorpresa”

”. Nel comunicato stamp adel Mondo in Cammino il Presidente dell’associazione Massimo Bonfatti nell’articolo “Cinghiali radioattivi, che novità!!!”7 l’associazione oltre all’ ipotesi che il Cesio nei cinghiali possa arrivare da Chernobyl, Fukushima, Saluggia e Trino Vercellese (“il Piemonte è la pattumiera radioattiva dell’Italia”,) considera una questione fondamentale. Scrive Bonfatti: “(…)il quesito rimane solo e sempre uno: indipendentemente dalle cause, il monitoraggio sulla selvaggina avrebbe dovuto essere obbligatorio per la situazione residuata dal fallout di Chernobyl e questo avrebbe permesso di individuare, già da tempo, quella contaminata e non avrebbe esposto la popolazione a rischi che, evidentemente, ci sono già stati in seguito all’immissione, sia nel settore privato che pubblico, di carne contaminata (non va infatti dimenticato che i cinghiati non sono stanziali e che oltrepassano le barriere territoriali”.
Fonte Stampalibera.com 24/04/2013 di Maurizio Maria Corona attualità

Continua la “caccia” ai cinghiali radioattivi piemontesi che, dopo essere stati “ritrovati” in Valsesia ora “sbucano” anche a Verbania. Immediatamente si parla di Cesio e di Chernobyl, ma i dati comunicati sono insufficienti. Mondo in Cammino e AIPRI riflettono sulla situazione. Prof. Paolo Scampa (AIPRI): “il monitoraggio sulla selvaggina avrebbe dovuto essere obbligatorio per la situazione residuata dal fallout di Chernobyl”.
Ogni metro quadrato del pianeta terra è contaminato dall’inquinamento radioattivo artificiale frutto della follia nucleare che, dal Progetto Manhattan in poi, dopo la deflagrazione della prima bomba atomica di Hiroshima, proseguenell’avvelenamento progressivo dell’umanità.1 In un certo senso, per gli amanti dei film d’antan, il nostro pianeta sta andando incontro ad una fine in stile “Ultima Spiaggia”2 (film del 1959 diretto da Stanley Kramer) dove alla fine le polveri radioattive cancelleranno la vita, almeno quella umana, dalla faccia della terra. Non a caso l’ ultimo articolo diBob Nichols su Veteran Today3 si intitola “Sterilize the Planet”,titolo che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni ma di una lettura attenta. Chi si è dimenticato di Fukushima e Chernobyl non sa nemmeno che cosa sia, scopre quindi con una certa sorpresa che anche icinghiali nostrani possono essere “radioattivi”.

Scrive il Corriere della Sera4 nel dare notizia della nuova scoperta di cinghiali contaminati dalla radioattività nella zona montana della provincia di Verbania, (in particolare in valle Vigezzo): “Un mese fa animali che presentavano lo stesso misterioso avvelenamento erano stati scoperti nella vicina provincia di Vercelli. (…) Il perché del fenomeno, come detto, non è stato ancora spiegato con certezza:nessuno sa dire perché la presenza dell’isotopo radioattivo si manifesti di nuovo a quasi 30 anni dal disastro di Chernobyl e solo nei cinghiali“. In realtà il fenomeno “misterioso” è conosciuto (e monitorato) molto bene all’estero, ad esempio in Germania dove i cacciatori sono addirittura risarciti5 per i cinghiali radioattivi (vedi anche il nostro articolo in tempi non sospetti “Giuliano Ferrara e il cinghiale radioattivo”6).
Le associazioni che si occupano di inquinamento nucleare e dei suoi risvolti sociali, come ad esempio Mondo in Cammino, non possono però che constatare quanto i cinghiali radioattivi in Italia non possano essere una “sorpresa”. Nel comunicato stampa “Cinghiali radioattivi, che novità!!!”7 l’associazione oltre all’ ipotesi che il Cesio nei cinghiali possa arrivare da Chernobyl, Fukushima, Saluggia e Trino Vercellese (“il Piemonte è la pattumiera radioattiva dell’Italia”, sottolinea Massimo Bonfatti Presidente di Mondo in Cammino) considera una questione fondamentale. Scrive Bonfatti: “(…)il quesito rimane solo e sempre uno: indipendentemente dalle cause, il monitoraggio sulla selvaggina avrebbe dovuto essere obbligatorio per la situazione residuata dal fallout di Chernobyl e questo avrebbe permesso di individuare, già da tempo, quella contaminata e non avrebbe esposto la popolazione a rischi che, evidentemente, ci sono già stati in seguito all’immissione, sia nel settore privato che pubblico, di carne contaminata (non va infatti dimenticato che i cinghiati non sono stanziali e che oltrepassano le barriere territoriali”.
E proprio riguardo ai cinghiali radioattivi in Germania Mondo in Cammino nella nota ricorda: “Non a caso in Germania, dal 2007 al 2009 sono quadruplicati fino a 425.000 euro gli indennizzi ai cacciatori per i cinghiali radioattivi con tassi di Cesio nella carne tali da renderli immangiabili e invendibili, e rendendoli, per di più, un rifiuto pericoloso da smaltire. E come non ricordare che, sempre in conseguenza del fallout di Chernobyl, nella regione dellaCumbria in Gran Bretagna continuano tutt’oggi le restrizioni nell’utilizzo di molte aree per il pascolo degli ovini). Il riscontro incidentale del cesio nei cinghiali è quindi preoccupante perché da una parte pone sotto osservazione tutto il ciclo alimentare derivante dalla terra (e, quindi, non solo l’area vercellese in cui , per tranquillizzare l’opinione pubblica, si vorrebbe confinare il problema) e l’intera catena alimentare; e, dall’altra pone in evidenza la casualità degli accertamenti rivelando un fallimentare, inosservante e colpevole sistema di monitoraggio. Ora si cercherà di chiudere la stalla con i buoi (i cinghiali)già scappati”.
Il problema è che, dovunque “scappino” i cinghiali rischiano di continuare, zona più zona meno, la loro dieta “a base” di Cesio. Basta infatti prendere in mano la cartina della contaminazione dell’Italia8curata dall’AIEA (sempre sul sito di Progetto Humus), per rendersi conto della situazione.
Mondo in Cammino, nel suo ultimo comunicato sui cinghiali radioattivi sottolinea: “Mi auguro che la subitanea attribuzione data da alcuni settori dell’ambientalismo al fallout di Chernobyl per il problema dei cinghiali radioattivi in Piemonte e subito sposata a piene mani dalle istituzioni e da ‘certi’ esperti, non sia la scusa cavalcata ad arte e depistante per nascondere altre cause (fonti orfane, traffici illegali, ecc.) a cui le stesse istituzioni e gli organi preposti ai vari controlli non saprebbero (e non vorrebbero) dare risposte”. Il fatto che i cinghiali radioattivi siano per forza quelli “di Chernobyl” è parsa infatti agli esperti indipendenti un po’ “sbrigativa” quanto “comoda”.
A dare risposte che potrebbero aiutare gli esperti sul caso dei cinghiali radioattivi e far riflettere il mondo dell’ambientalismo “conformista” (e, perché no, quello della caccia) è il prof. Paolo Scampa, presidente dell’AIPRI (Associazione Internazionale per la Protezione contro le Radiazioni Ionizzanti) ed esperto internazionale famoso per la capacità di svelare quei “numeri” che, nel mondo del “nucleare”, sono talmenteesatti da poter ricostruire i più intricati delitti (radiologici, ovviamnete). Non bisogna dimenticare che lo stesso Scampa è stato allievo diMaurice Eugène André, il belga Monsieur Nucléaire (storico comandante NBCR a funzione esclusiva). Sui cinghiali radioattivi il prof. Paolo Scampa è chiaro nell’ articolo sul sito ufficiale dell’AIPRI9intitolato emblematicamente “Cinghiali e criminali”: “I dati radiologici sui cinghiali della Valsesia sono noti alle autorità scientifiche, amministrative e politiche da più di un mese ma questi dati sono stati perversamente sequestrati durante tutto questo tempo per probabile convenienza elettorale, come è da tempo sotto sequestro il fatto che, purtroppo, vaste zone del nostro arco alpino siano pure e semplici zone proibite generate dalle ricadute di Chernobyl, zone proibite che andavano e vanno tuttora imperativamente isolate secondo le leggi internazionali”. Ma è sulla “riconducibilità” dei cinghiali radioattivi che Paolo Scampa spiega: “Inoltre è loro sicuramente noto da più di un mese il rapporto isotopico tra il cesio 137 ed il cesio 134 che acconsente di determinare obiettivamente se si tratta di contaminazione ‘vecchia’ (residui delle ricadute delle prove atomiche atmosferiche e dei vari incidenti nucleari del passato Shellafiled, Saluggia, Chernobyl, ecc.) oppure se vi è anche l’aggiunta di una fonte ulteriore di inquinamento più recente (Fukushima, ecc.) ma non viene pubblicato. Ritardare un allerta nucleare è un crimine contro l’umanità. Pretendere che la specie umana sia al riparo dai contaminanti che aggrediscono gli animali è una falsità.Lasciare credere che gli animali (e pertanto uomini) siano contaminati soltanto dal cesio, dimenticando gli immancabili stronzio e vari isotopi del plutonio che furono, con tassi stra noti, parte integrante delle ricadute è delittuoso”. Il prof. Paolo Scampa poi fa due conti ed i risultati sono davvero interessanti, anche per le federazioni dei cacciatori: “Sulla base di alcuni dati regionali, si può desumere che in Italia vengono abbattuti circa 200 mila cinghiali l’anno (nella sola regioneToscana se ne abbattono circa 70.000 l’anno). Con l’ipotesi di un peso medio pieno per capo di 120 kg ed una resa a vuoto del 65% (78 kg di carne per capo) si ricavano 15,6 milioni di chili di carne di cinghiale l’anno. (200.000 * 120 * 65% = 15,6E6). Con questi 15,6 milioni di chili di cinghiale si possono, in teoria, produrre 64,2 milioni di piatti carne di 250 gr ciascuno. E osano dire che pochi si cibano di cinghiale”. Parole che cozzano infatti con quelle del Ministro della Salute uscente prof. Renato Balduzzi che, in un comunicato10proprio sui cinghiali radioattivi scriveva: “i livelli di contaminazione riscontrati non costituiscono un rischio per la salute pubblica in considerazione dei limitati consumi di carne di cinghiale e di selvaggina”. E allora, come di dice, buon appetito a tutt

Cinghiali e criminali ( di Paolo Scampa i dati radiologici rilevati sui cinghiali della Valsesia)

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http://aipri.blogspot.it/2013/03/cinghiali-e-criminali.html -10 marzo da stampalibera 2013 di Paolo Scampa attualità

I dati radiologici sui cinghiali della Valsesia sono noti alle autorità scientifiche, amministrative e politiche da più di un mese ma questi dati sono stati perversamente sequestrati durante tutto questo tempo per probabile convenienza elettorale, come è da tempo sotto sequestro il fatto che, purtroppo, vaste zone del nostro arco alpino siano pure e semplici zone proibite generate dalle ricadute di Chernobyl, zone proibite che andavano e vanno tuttora imperativamente isolate secondo le leggi internazionali. Inoltre è loro sicuramente noto da più di un mese il rapporto isotopico tra il cesio 137 ed il cesio 134 che acconsente di determinare obiettivamente se si tratta di contaminazione “vecchia” (residui delle ricadute delle prove atomiche atmosferiche e dei vari incidenti nucleari del passato Shellafiled, Saluggia, Chernobyl, ecc.) oppure se vi sia anche l’aggiunta di una fonte ulteriore di inquinamento più recente (Fukushima, ecc.) ma non viene pubblicato. Ritardare un’allerta nucleare è un crimine contro l’umanità. Pretendere che la specie umana sia al riparo dai contaminanti che aggrediscono gli animali è una falsità. Lasciare credere che gli animali (e pertanto uomini) siano contaminati soltanto dal cesio, dimenticando gli immancabili stronzio e vari isotopi del plutonio che furono, con tassi stra noti, parte integrante delle ricadute è delittuoso. Che muoiano i vostri figli per vostra convenienza elettorale vi è indifferente.

Siete la feccia dell’umanità.

NB. Il rateo di attività Cs137/Cs134 ”di Chernobyl” è passato dall’ 1,94 iniziale all’ 8932,7 odierno. Qualora gli animali fossero contaminati dalle uniche ricadute di Chernobyl il Cs134 dovrebbe pertanto essere circa 9000 volte meno attivo del Cs137. Inoltre aspettiamo le prove radiometriche che i cinghiali contaminati con circa 6000 Bq/kg di Cesio137 non siano anche in contemporanea contaminati con circa 740 Bq/kg di Stronzio 90, 3,4 Bq/kg di Plutonio 238, 5,4 Bq/kg di Plutonio 239, 8,3 Bq/kg di Plutonio 240, 212 Bq/kg di Plutonio 241 e 21 Bq/kg di Americio 241.

Cinghiali radioattivi a Vercelli, trovate tracce Cesio 137. Indagano i Nas (oltre che è oltre la soglia prevista dal regolamenti in caso di incidente nucleare)

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Redazione
Sono stati trovati nella lingua e nel diaframma di 27 cinghiali del comprensorio alpino della Valsesia secondo Gian Piero Godio Piemonte e Val d’Aosta non può essere altro che la ricaduta delle emissioni della centrale di Chernobyl”. A dirlo è , di Legambiente Piemonte e Val d’Aosta anche se si stanno facendo accertamenti.
i valori sono al di sopra dei 600 Bq/kg.oltre che è oltre la soglia prevista dal regolamenti in caso di incidente nucleare.
Dopo i risultati il ministro della Salute Balduzzi ha attivato i Carabinieri. e i Nas

di Redazione Il Fatto Quo
tidiano | 7 marzo 2013
Cinghiali radioattivi? Tracce di cesio 137, oltre la soglia prevista dal regolamenti in caso di incidente nucleare, sono stati trovati nella lingua e nel diaframma di 27 cinghiali del comprensorio alpino della Valsesia, in provincia di Vercelli. Sono stati analizzati campioni di capi abbattuti nel 2012/2013 e dopo i risultati il ministro della Salute ha attivato i Carabinieri del Nas e del Noe.

Il Cesio 137 è un isotopo radioattivo rilasciato, tra l’altro, nel 1986 dalla centrale di Chernobyl. Per questo il ministro Renato Balduzzi, in contatto con la Regione Piemonte, ha immediatamente attivato i militari del Nucleo anti sofisticazioni e del Nucleo operativo ecologico nel cui Reparto operativo è inserita una Sezione inquinamento da Sostanze radioattive. La prima riunione urgente di coordinamento è prevista venerdì 8 marzo. I campioni erano stati prelevati per essere sottoposti ad una indagine sulla trichinellosi, una malattia parassitaria che colpisce prevalentemente suini e cinghiali. Successivamente gli stessi campioni sono stati sottoposti a un test di screening per la ricerca del radionuclide Cesio 137, così come previsti da una Raccomandazione della Commissione Europea (2003/274/CE). I risultati hanno evidenziato la presenza di un numero consistente di campioni con livelli di Cesio 137 superiori a 600 Bq/Kg (Becquerel per Kilo, unità di misura per il cesio 137).

I valori dei campioni oscillano in un range tra 0 e 5621 Bq/Kg e 27 campioni presentano valori al di sopra dei 600 Bq/kg. Ad oggi dei 27 con valore superiore alla soglia ne sono stati inviati 10 al Centro di Referenza Nazionale per la Ricerca della Radioattività nel Settore Zootecnico Veterinario dell’IZS di Puglia e Basilicata; 9 sono stati confermati, con la metodica accreditata, con valori superiori ai 600 Bq/Kg. Il decimo campione ha un valore attorno ai 500 Bq/Kg. E’ stato quindi programmato l’invio dei 17 rimanenti campioni positivi allo screening al Centro di Referenza nazionale di Foggia.

“I cinghiali sono degli animali sentinella delle condizioni di inquinamento dei territori in cui vivono, perché ci forniscono delle informazioni precise grazie ad un certo modo si sfruttare l’ambiente. Quindi, senza fare ipotesi azzardate su gli esemplari positivi al cesio 137, come quella di un retaggio di Chernobyl, una contaminazione degli animali deve richiedere approfondimenti e analisi del contesto ambientale, metereologico e idrogeologico in cui vivono” spiega all’Adnkronos Salute Aldo Grasselli segretario nazionale del Sindacato italiano veterinari medicina pubblica (Sivemp). “Ora – aggiunge Grasselli – si devono analizzare gli esemplari, la loro età e morfologia, capirne la dieta e se, ad esempio, sono migrati da altre zone”.

“Non può essere altro che la ricaduta delle emissioni della centrale di Chernobyl”. A dirlo è Gian Piero Godio, di Legambiente Piemonte e Val d’Aosta, esperto in questioni nucleari. “Altre spiegazioni – sostiene – non potrebbero esserci: il comprensorio della Valsesia non presenta alcuna sorgente radioattiva. La causa più probabile del contagio sono le sostanze emesse in seguito all’incidente nucleare dell’86. Anche se i livelli di Cesio 137 riscontrati negli animali abbattuti mi sembrano quasi inverosimili”.

Al momento è difficile risalire all’origine, ha detto la responsabile dell’Istituto di Radioprotezione dell’Enea, Elena Fantuzzi. “Il cesio 137 – ha detto – è un radionuclide artificiale prodotto dalla fissione nucleare. Viene rilasciato quindi da siti nucleari”. Le ipotesi più immediate sono quelle secondo cui potrebbe essere stato rilasciato in seguito all’incidente nella centrale nucleare di Chernobyl del 1986, ma bisogna considerare anche i siti nucleari nella zona, fra i quali la centrale di Trino Vercellese smantellata nel 1987 e il sito sperimentale dell’Enea a Saluggia “Tuttavia – rileva l’esperta – è vero che la presenza del cesio 137 viene monitorata costantemente a livello nazionale e le quantità rilevate sono inferiori ai valori soglia, che sono molto bassi. I valori rilevati – aggiunge – non sono mai stati preoccupanti”. Secondo Fantuzzi bisognerebbe considerare il metabolismo dei cinghiali, capire se ha caratteristiche tali da favorire l’accumulo del cesio 137 al di sopra dei limiti considerati sicuri.
. .Proprio a Saluggia era stata denunciata una vera e propria emergenza ambientale per la saturazione delle vasche di raccolta di acque contaminate

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