Archivi Blog

La direttiva Europea Mifid, Banche in difficoltà, prestito d’emergenza della Bce

Parti tratte dal Fatto Quotidiano.it Autore: Vittorio Malagutti.
Le Banche possono fare la fortuna o la sfortuna di un territorio o di più territori prestandoci i soldi per lavorare, o per comprare una casa, offrendoci servizi e strumenti a lo sviluppo delle visibilità delle aziende (tipo i servizi per gli e-commerce), vendendo
titoli di aziende intenzionate a svilupparsi e a sua volta sviluppare l’economia, o fondi che cmq hanno dei dei buoni rendimenti etc.
Ma a quanto pare in periodi di crisi pare facciano più che altro i loro interessi.
In realtà in questo periodo si trovano agli sportelli dei titoli l’impiegato ha un compito ben preciso: vendere i prodotti della casa.
Casi ecclatanti in Italia sono stati quelli di una decina di anni fa riguardo alla Parmalat e alla Cirio, quando gli istituti più esposti nei confronti dei due gruppi sull’orlo del crac girarono a migliaia di risparmiatori i bond targati Tanzi e Cragnotti.
Nel 2007 è arrivata la Mifid, la direttiva europea che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto rivoluzionare i rapporti tra i risparmiatori e gli intermediari finanziari. La legge fissa una serie di paletti normativi per ridurre al minimo i conflitti d’interesse. La banca è obbligata tra l’altro a segnalare e vendere solo i prodotti più adatti alle caratteristiche del cliente, individuate attraverso un apposito questionario.
Una delle tante normative Europee che però a causa delle scarso peso politico dell’Europa rispetto a quello economico finiscono in alcuni casi per essere applicate male o non applicate del tutto.
Perciò dipende più che altro dalle volontà dei rispettivi stati mettere in atto le norme delladirettiva.
Tutto risolto? La Mifid ha magicamente aperto un’era nuova nel mondo del risparmio?
Pare di no a causa che gli istituti hanno stipulato con le famiglie fondi d’investimento, ovviamente col marchio della casa. I fondi però spesso sono rivelati prodotti costosi in termini di commissioni e nella gran parte dei casi con rendimenti insoddisfacenti.
A partire dal 2009 e fino almeno alla metà del 2011 gli istituti hanno invece fatto affari d’oro piazzando alla clientela le loro obbligazioni. Questa categoria di titoli che nel 2008 era presente per un valore di 298 miliardi nel portafoglio delle famiglie italiane due anni dopo era arrivata a sfiorare i 370 miliardi. Peccato che le obbligazioni bancarie offrano quasi sempre un rendimento inferiore rispetto ai titoli di stato (Btp e Cct) di pari durata e perdipiù, in caso
di necessità, diventa molto difficile riuscire a liquidare l’investimento a un prezzo fissato in
modo trasparente. Infatti, gli scambi sul mercato sono quasi sempre molto ridotti e alla fine è la stessa banca a decidere quanto offrire all’investitore. Dalla metà del 2011 gli istituti di credito si sono trovati ad affrontare un problema in più. La crisi del debito sovrano e i dubbi sulla solidità del sistema finanziario globale hanno finito per bloccare i prestiti interbabcari.
Questo mancato prestito tra le banche ha portato all’esigenza di togliere dal mercato le obbligazioni bancarie dovuto all’impennata dei rendimenti dei titoli di stato.
Si spiega così la campagna pubblicitaria sui conti di deposito. Ma a quanto pare ancora non basta per risolvere il problema.
E così ieri (22 Dicembre, ndr) sono arrivati i prestiti d’emergenza della Banca centrale europea.

Annunci

La beffa dei vitalizi


Di Davide Bono

Oggi, ad un anno di distanza dall’ultima volta, il Consiglio regionale era nuovamente chiamato a pronunciarsi sul trattamento.
Vi ricordate come era finita lo scorso anno? Questa volta la Regione Piemonte si accoda pavidamente a quanto richiesto dal Governo Monti e a quanto fatto da altre Regioni italiane: tagliamo i vitalizi, un assegno mensile di 3.000 € dopo soli 5 anni di mandato, ma solo dalla prossima legislatura.
PD, Lega Nord e IDV che nei giorni scorsi avevano tuonato sui giornali per «eliminare i vitalizi da subito», votano no ai due emendamenti presentato dal MoVimento 5 Stelle che chiedevano prima l’eliminazione dei vitalizi retroattivamente, compreso quello di chi già lo percepisce (confortati da alcune sentenze delle Corti di Cassazione e Costituzionali che definisce il vitalizio un privilegio autodeterminatosi e non una pensione acquisita) e poi l’eliminazione, almeno a partire dai consiglieri oggi in carica.

Ma ovviamente nessuno intende votare contro un proprio benefit: mi piacerebbe sapere se i consiglieri della prossime legislature legifereranno per rinviare l’eliminazione dei vitalizi dalla legislatura successiva alla loro. Infine il Presidente del Consiglio regionale, Valerio Cattaneo, infila un articolo che sgancia le indennità dei Consiglieri regionali da quelle dei parlamentari (forse perché quelle dei parlamentari saranno ridotte?),
fissandole a 8.631,71 € lordi. Poi, con un piccolo comma, si inserisce l’indicizzazione delle indennità dei Consiglieri regionali all’indice di variazione dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati determinatosi nell’anno precedente, secondo le rilevazioni ISTAT.

Se si chiamano “prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati” forse è perché con 1.000 € al mese, l’aumento del 3% del prezzo del pane, del latte, delle verdure incide, e inciderà, notevolmente sulla loro capacità di arrivare a fine mese.

Vergognoso nel clima attuale del paese, pensare che i Consiglieri regionali che guadagnano da 8.000 a 12.000 € netti al mese abbiano bisogno di aumentarsi lo stipendio per l’aumento del costo del pane. O forse che le sontuose campagne elettorali e la compravendita del consenso risentono dell’aumento dei costi della vita più della pasta?
Video del capogruppo regionale

Sondaggio ms5 stelle Regione Piemonte VERSO L’AZZERAMENTO DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE?


Di Fabrizio Biolé

La struttura legislativa regionale che sostiene la cooperazione internazionale si suddivide in due testi base: la legge regionale 67 del 1995 e la legge regionale 50 del 1994.
La lunga storia dei progetti in materia della Regione Piemonte prende il via a metà degli anni 90 in Bosnia a seguito dell’intervento italiano nell’emergenza umanitaria causata dal conflitto militare che andava spegnendosi, che si è poi evoluto in programma a supporto della ricostituzione del sistema sociale ed economico della regione.
Si sono poi susseguiti alcuni progetti minori che facevano capo ad enti e associazioni del nostro territorio, fino ad arrivare alla definizione di una serie integrata di interventi finalizzati alla sicurezza alimentare principalmente localizzati in Africa, dal Niger al Senegal, a Capo Verde alla Costa d’Avorio. Gli àmbiti di intervento comprendono lo sviluppo rurale, lo sviluppo sanitario e quello economico.
La strategia primaria nella cooperazione internazionale della Regione Piemonte è costituita dalla cooperazione decentrata che consiste in una stretta collaborazione e scambio di informazioni tra soggetti pubblici e privati di una nazione e i propri corrispettivi in una nazione straniera.
Il Piemonte era fino a due anni fa tra le prime regioni italiane per l’entità di finanziamenti erogati:
– Progetti con 50 nazioni
– 150 progetti ogni anno
– Investimenti medi di circa 3 milioni di euro ogni anno nel periodo 1998-2010

Dall’insediamento dell’attuale Giunta abbiamo assistito ad un ridimensionamento dei capitoli riservati ai progetti di cooperazione internazionale ed è evidente che in una carenza generalizzata di risorse, anche questi debbano giocoforza subire dei tagli, che vanno comunque accompagnati da un’analisi dettagliata delle efficienza e dei progetti utili in termini di ritorno per il territorio interessato.
In questo modo si è passati, pochi mesi fa, dal milione e 850 mila euro del 2010 ai 700 mila euro del 2011 con un Assessorato però che, più che guardare al merito delle decine di progetti attuati nell’Africa sub-sahariana, propone continui sfoltimenti orizzontali, non tenendo conto del necessario cofinanziamento alle cospicue disponibilità europee e dello stato di avanzamento di taluni progetti pluriennali che con un calo di finanziamenti subiscono un brusco arresto, sancendo di fatto l’inutilità dei pregressi investimenti.
In questa strana fase di bilancio che non c’è, in cui non abbiamo (e non avremo) modo di vedere uno strutturato assestamento delle risorse per l’anno in corso, l’argomento della cooperazione internazionale sul bilancio previsionale 2012 è entrato già due volte in venti giorni nella discussione delle commissioni autunnali, con egual domanda dei gruppi di opposizione, così come egual risposta da parte dello scostante Assessore Massimo Giordano.
In sintesi ad inizio dicembre le tabelle riguardanti la cooperazione internazionale, dopo essere scese in un anno e mezzo di circa il 60 per cento del loro stanziamento, sono a zero; tutto dipenderà dalla quota parte del fondo indistinto che l’Assessore sarà capace di ottenere durante l’aspra “lotta” in Giunta; l’aggravante rispetto ad altri assessorati è che Giordano ritiene opportuno non esporre in commissione una propria ipotesi di cifra da allocare, ma continua semplicemente a enfatizzare con l’atteggiamento del pesce fuor d’acqua, la presenza di due documenti di indirizzo votati all’unanimità in Consiglio Regionale che impegnano la Giunta al rifinanziamento più consistente possibile del comparto in questione.
sondaggio VERSO L’AZZERAMENTO DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE?

Piemonte 50 registra + 78,5 % in più dell’intero 2010 (28 morti

Piemonte 50 registra + 78,5 % in più dell'intero 2010 (28 morti.

Piemonte Morti sul lavoro 50 registra + 78,5 % in più dell’intero 2010 (28 morti


Da redazione
I sondaggi sulle le morti sul lavoro nei luoghi di lavoro con contratti regolari davano una tendenza in calo dopodichè sono andate in controtendenza con un progressivo aumento dei casi.
Autore Carlo Soricelli dati :2009 2008. carlo.soricelli@gmail.com
OSSERVATORIO INDIPENDENTE DI BOLOGNA SULLE MORTI PER INFORTUNI SUL LAVORO

MORTI SUL LAVORO DALL’ 1 GENNAIO AL 25 DICEMBRE

2011
I MORTI SUL LAVORO DALL’INIZIO DELL’ANNO SONO COMPLESSIVAMENTE PIU’ DI 1100, DI CUI 659 SUI LUOGHI DI LAVORO (tutti documentati) + 10,94 % SULL’INTERO 2010 (594). NEL NUMERO COMPLESSIVO DELLE VITTIME CI SONO ANCHE I LAVORATORI MORTI SULLE STRADE, IN ITINERE E IN IN NERO. MA MOLTI ALTRI MORTI SUL LAVORO SFUGGONO A QUALSIASI MONITORAGGIO PER TANTISSIME RAGIONI
SIAMO TORNATI INDIETRO DI 5 ANNI PER NUMERO DI MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO:
IL GIORNO 12 DICEMBRE CON 640 MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO SONO STATI SUPERATI I MORTI DELL’INTERO 2008 ( 637). IL MESE SCORSO SONO STATI SUPERATI I MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO DEGLI INTERI ANNI 2010 (594) e 2009 (555) .
Oltre il 15% di queste vittime monitorate dall’Osservatorio lavoravano in nero o erano già in pensione. Si arriva a contare più di 1100 morti (stima minima) se si aggiungono i lavoratori deceduti in itinere o sulle strade (sono lavoratori che utilizzano un mezzo di trasporto: agenti di commercio, autisti, camionisti, ecc.. e lavoratori che muoiono nel percorso casa-lavoro/lavoro-casa). La strada può essere considerata una parentesi che accomuna i lavoratori di tutti i settori e che risente più di tutti gli altri della fretta, della fatica, dei lunghi percorsi, dello stress e dei turni pesanti in orari in cui occorrerebbe dormire, tutti gli anni sono percentualmente dal 50 al 55% di tutti i morti sul lavoro. Purtroppo è impossibile sapere quanti sono i lavoratori pendolari sud-centro nord, centro nord-sud, soprattutto edili meridionali, che lavorano in nero o in grigio e che muoiono sulle strade percorrendo diverse centinaia di km nel tragitto casa-lavoro, lavoro-casa e queste vittime sfuggono anche alle nostre rilevazioni.
Situazione sul territorio

Qui sotto la situazione in ogni regione comparata con i morti sui luoghi di lavoro di tutto il 2010, col colore rosso sono evidenziate le regioni che hanno già eguagliato o superato i morti sui luoghi di lavoro dell’intero 2010:

Piemonte 50 registra + 78,5 % in più dell’intero 2010 (28 morti)

Liguria 15 morti come nell’intero 2010 (15 morti)

Val d’Aosta 3 morti come nell’intero 2010

Lombardia 77 morti -5,1 % sull’intero 2010 (81 morti)

Trentino Alto Adige 22 morti -31,2% sull’intero 2010 (32)

Friuli Venezia Giulia 13 morti +85% dell’intero 210 (7 morti)

Veneto, 47 morti registra – 11,3% sull’intero 2010 (53 morti)
Marche 18 morti + 28,5% rispetto al 2010 (14 morti)

Emilia Romagna 55 morti + 37,5% sull’intero 2010 (40 morti).

Toscana 41 morti +41,3% sull’intero 2010 (29 morti
Umbria 17 nel 2011, +142% rispetto al 2010 (7 morti)
Abruzzo 28 morti + 33,3% rispetto al 2010 (21 morti)

Lazio 44 morti +4,5 %sull’intero 2010 (42 morti)

Molise 6 morti + 100% rispetto all’intero 2010 (3 morti)

Campania 41 morti -14,5% sull’intero 2010 (48)

Puglia 39 morti -13,3 % rispetto all’intero 2010 (45 morti)

Calabria 22 +18,1% rispetto all’intero 2010 (18 morti)
Basilicata 5 morti come nell’intero 2010 ( 5 morti)

Sicilia 42 morti lo stesso numero di morti del 2010 (42 morti).

Sardegna 24 morti come sull’intero 2010
L’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro è su Facebook. Diventa amico, scrivi quello che pensi e fallo conoscere ai tuoi amici
Link Utili
un lieve miglioramento sull’intero 2010

revisioni Meteo: utili se lavori sulle strade, nei cantieri e sui campi, o sei in

Scorie nucleari, rispettiamo le leggi ed il referendum

Di Davide Bono
Da il M5S Piemonte
I referendum del 12 giugno sui due questi sull’acqua Pubblica e quello sul nucleare sono stati stravolti.
Dopo avere assistito – a Saluggia nella notte tra il 24 ed il 25 novembre – all’arrivo di decine di betoniere per la realizzazione delle fondamenta del nuovo deposito D2 di scorie nucleari, senza che i cittadini saluggesi ne fossero informati, ho presentato una interrogazione a risposta immediata sull’inizio dei lavori per il nuovo sito di scorie nucleari “temporaneo” ma definitivo fino all’individuazione del Deposito Unico Nazionale.
L’Assessore Ravello ha sostenuto l’assoluta necessità di realizzazione del nuovo sito, per migliorare le condizioni di sicurezza dei rifiuti solidi stoccati nel deposito “2300”, ritenuto non più sicuro. Su questo concordiamo, ma non si può comunque andare contro alla norma nazionale che dice che siti già oggetto di attività nucleare (l’Eurex di Saluggia) non possono divenire anche depositi nucleari. La Regione, a suo dire, non ha competenze dirette nella realizzazione del D2, autorizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico, e per questo motivo non si è ritenuto opportuno di interpellare il nuovo Governo nè la Commissione Europea in base alla direttiva Euratom. Resta l’assurdità della costruzione di un deposito che sarà temporaneo per almeno 50 anni in una zona a grande rischio idrogeologico.

In ultimo l’Assessore ci consiglia di premere a livello centrale per l’identificazione del Deposito Unico Nazionale. Lo ringraziamo ma non siamo noi al Governo. Questa è l’assurda eredità del nucleare, e destra e sinistra stavano per farci ripiombare negli anni ’70. Che il referendum di 27 milioni di italiani venga rispettato e non arrivi più nessuno a raccontare frottole sulla bontà della fissione nucleare. Il futuro sono le fonti rinnovabili, l’energia pulita e nel frattempo la transizione verso scenari economici di minori sprechi. Nel frattempo si può chiedere ai saluggesi di rassegnarsi per altri 50 anni?
Secondo noi, no!
Saluggia scorie nucleari

CPI: Centri Per il NON Impiego?

CPI: Centri Per il NON Impiego?.

CPI: Centri Per il NON Impiego?


Dallo staff Regionale 5 stelle
Negli ultimi giorni noi movimentisti biellesi abbiamo tradotto in interrogazione regionale una riflessione fondamentale sui Centri Per l’Impiego, i quali dal punto di vista pratico sembrano vivere di alcuni preoccupanti paradossi che rischiano di portare ad inefficienza e a gestioni personalistiche/partitiche. In nostro supporto è giunto Fabrizio Biolè, vice-capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, che ha appena presentato l’interrogazione accompagnata dalle seguenti riflessioni inviate tramite comunicato stampa: “Come si può pretendere un sistema dei Centri Per l’Impiego efficienti quando il principale criterio di finanziamento degli stessi prevede di assegnare maggiori risorse alla struttura che presenta più iscritti? In un sistema meritocratico non sarebbe logico, specie in un contesto in cui l’offerta è così scarsa, incentivare i Centri che più sono efficienti? Come MoVimento 5 Stelle siamo inoltre per lo sviluppo svincolato e libero della rete, che sia umana, web o di possibilità lavorative: non può essere certo un effimero confine provinciale a interromperla (le banche dati non sono infatti condivise tra CPI piemontesi, ndr)!”.

Di seguito pubblichiamo l’interrogazione, intitolata “Scarsa efficienza del sistema regionale dei Centri per l’Impiego”.

Visto che:
– I C.P.I. provinciali ricevono contributi in proporzione rispetto al proprio numero di iscritti ponendo in essere il paradosso che più il Centro è efficiente, e di conseguenza ha una percentuale di collocamento molto alta per i propri iscritti, meno è supportato dal punto di vista economico.
– I cittadini in cerca di lavoro hanno l’obbligo di iscriversi esclusivamente nel Centro per l’Impiego della propria provincia di residenza.
– I C.P.I. del Piemonte, pur utilizzando lo stesso applicativo gestionale, risultano non condividere le proprie banche dati, dimostrando un funzionamento inefficiente del sistema provinciale e in qualche modo la necessità di rivedere o verificare il funzionamento del Sistema Informativo Regionale per il Lavoro.

Considerato che:
– Una gestione siffatta a scatole chiuse non permette una gestione integrata tra la varie provincie, penalizzando soprattutto i lavoratori che risiedono in zone di confine tra una provincia e l’altra, che vedono un ventaglio piuttosto ridotto di possibilità per la propria collocazione.

INTERROGA la Giunta regionale, per sapere:
– a fronte del paradossale e inefficiente sistema che crea una corrispondenza inversa tra quantità di lavoratori collocati e quantità di risorse finanziarie acquisite, che tipo di procedura si intenda mettere in atto per poter effettuare un’analisi approfondita C.P.I. per C.P.I. per giungere a una nuova elaborazione, per una diversa modalità di sostegno degli stessi.
– nell’ottica di ottimizzare l’offerta per ogni cittadino iscritto tutto il territorio regionale ed evitare una gestione isolata e personalistica dei C.P.I., che misure si ritenga utile attuare per una ristrutturazione del servizio con meccanismi di gestione delle banche dati atti a favorire il buon funzionamento di un organismo come li Sistema Informativo Regionale per il Lavoro che permetta anche risparmi e razionalizzazione in termini di trasporto e di tempi, per esempio tramite la possibilità di scambio dei posti di lavoro fra soggetti con mansioni compatibili ma impiegati in aree opposte.
Link di approfondimento
http://www.biella5stelle.it/forum/download/file.php?id=128Link di approfondimento

Piemonte approvata legge Open Data


Biella Redazione Parti prese da sito Piemonte informa e da Ski.it Autore: Gabriele De Palma dati del Sole 24 ore
Prpongo questo articolo per FB puramente informativo sulle ultime notizie dell’approvazione della legge Regionale
Tra le politiche Europee più interessanti c’è quella dell’ Open data .
Partita nel 2003 e in questi ultimi tempi revisionata e migliorata .
Si tratta di Scoperchiare la miniera d’oro informativa finora chiusa nei database delle amministrazioni pubbliche
.Proprio in questi giorni Il Commissario europeo per l’Agenda Digitale Neelie Kroes ha fatto una proposta in tema di dati pubblici: obbligare Paesi membri a rendere le informazioni in loro possesso accessibili e facilmente riutilizzabili gli enti dei traffico, sull’inquinamento, sui servizi e tutto quanto fino a ieri era gelosamente custodito negli archivi informatici pubblici deve – con adeguate politiche – essere messo a disposizione di cittadini e imprese. I vantaggi che deriveranno dalla condivisione di questo patrimonio sono molteplici: nuovi servizi per la popolazione, occasioni di business per i privati ma anche maggiore trasparenza delle istituzioni.
Rispetto al testo attuale, la nuova versione conterrà indicazioni esplicite anche sui formati in cui devono essere rese disponibili e sui costi per l’utente. Questa revisione comunque non riguarda le informazioni sui privati cittadini: quelle sensibili sulla salute o i dati anagrafici rimarranno anzi molto ben custoditi.
L’Europa e L’opendata
In Italia ci sono due Regioni che stanno sperimentando questo progetto Il Piemonte e L’Emilia Romagna.
Nel maggio 2010 è stato lanciato il primo esempio di piattaforma Open Data: dati.piemonte.it. Il progetto, nato della volontà della Regione e sviluppato con il contributo di CSI Piemonte, di CSP, del Centro NEXA su Internet&Società del Politecnico di Torino e del Consorzio TOP-IX,
Il sito web è stato sviluppato come una piattaforma aperta. Pubblicato in versione beta, cresce e migliora grazie all’interazione con gli utenti. I dati disponibili sono in formati standard che permettono di utilizzarli in modo semplice e automatico. Gli utenti possono fare richieste specifiche, dire la loro e partecipare allo sviluppo. Nel giro di pochi mesi il sito si è popolato di 45 dataset, scaricati più di 2.300 volte.
Adesso siamo appena all’inizio ma con l’aiuto degli sviluppatori e della gente la cosa va avanti.
Nei prossimi mesi saranno rilasciati nuovi dati come quelli geografici, ambientali, relativi alle imprese; saranno promossi concorsi per le applicazioni più utili e sarà lanciata una nuova versione della piattaforma. In sintesi uno strumento di lavoro, online per tutti.
La Regione Piemonte ha approvato in questi giorni la nuova legge mette u articolo del 20 di dicembre http://saperi.forumpa.it/story/64571/il-piemonte-approva-la-legge-sugli-open-dataNelle sue varie applicazioni che secondo gli autori del progetto Europero e i pareri degli economisti Europei potrebbero dare dei vantaggi non indifferenti . Ipotizzando un utilizzo di questa tecnologia, e visti i primi risultati in Europa ,per zone come il Biellese che sta passando un lungo periodo di recessione nel campo lavorativo, può essere una nuova prospettiva per dare nuovi strumenti per lo sviluppo e la ricerca dele lavoro . .Ad esempio un rapporto più veloce tra richiesta di lavoro e offerta togliendo.www.dati Regione
video divulgativo sull’Open data Regione Piemonte

Una guerra segreta.

Una guerra segreta..

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: