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Tra degrado e tagli, Colosseo abbandonato in mano ai barbari PROTESTA DEI SORVEGLIANTI : “LASCIATI SOLI” SI ATTENDE IL RESTAURO PAGATO DA DELLA VALLE (mentre certi politichi si sperticano tra buone intenzioni anche il Collosseo va nel degrado)

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Fatto Quotidiano 22/06/2013 Chiara Paolin attualità

Il bibitaro è lì, nel sole dei 40 gradi, con le sue bottiglie d’acqua tiepi- da. E sintetizza così: “Te chiudi er Colosseo pe’ tre ore e succede er finimondo”. In effetti la notizia che dalle ore 9 alle ore 12 del 20 giugno 2013 i turisti siano rimasti chiusi fuori dal monumento più famoso del pianeta ha ot- tenuto un certo effetto planetario. E lo sapevano benissimo le si- gle che hanno organizzato un’assemblea sindacale pro- prio in una feroce mattina di fine giugno, chiudendo i cancelli a una folla semplicemente attonita. “Quanno ce vò, ce vò” spiega a mezza bocca uno degli addetti alla vigilanza. Rilanciando: “Com’è che nessu- no se sconvolge a sape’ che da anni e anni non s’è fatto niente in Italia pe’ la cultura, er tu- rismo, er Colosseo? ‘O sapete che qua sta a crollà tutto? Noi se fermamo pe’ tre ore e gli infami semo noi? Ennò, ennò!”. LA FURIA DEI MALCAPITATI visitatori e la boria dei com- mentatori d’occasione hanno bollato l’episodio come il clas- sico esempio di cialtroneria italica. “Purtroppo la storia è molto più complicata –sospira Fiorella Puglia, della Cgil –. Abbiamo deciso di protestare in modo clamoroso per otte- nere finalmente attenzione su questioni che riguardano i la- voratori, ma soprattutto il no- stro Paese, l’economia, il mal- governo delle risorse più preziose a nostra disposizione, anche in un momento di crisi tanto acuta. Vogliamo risposte dal ministro Bray e dal suo col- lega Saccomanni, perché è lui che la cassa”. I problemi dei lavoratori in questione sono roba spiccia: il 20 per cento della retribuzione che non arriva dallo scorso ot- tobre (il ministero delle Finan- ze deve sbloccare i soldi ma è in ritardo) e i buoni pasto che mancano da gennaio (bisogna allestire una mega gara d’ap- palto e ancora non s’è riusciti a metterla in piedi). In più, c’è la questione dei turni festivi che dovrebbero passare dagli at- tuali 20 giorni di lavoro extra ai 30 che i sindacati propongono per garantire continuità anche d’estate: scendere dall’organi- co di 25 mila addetti nel 2004 ai 19 mila di oggi e pretendere di far quadrare tutti i conti del sistema museale statale è og- gettivamente difficile. Con la minaccia aggiuntiva di mess in mobilità per 300 dipenden- ti, considerati in esubero dalla spending review nonostante anni di mancato turnover. Così, per far succedere qualcosa, tocca mettere le mani di- rettamente sul Colosseo, pren- derlo in ostaggio, portare da- vanti agli occhi del mondo la voragine dei nostri beni cultu- rali. Non bastavano i crolli continui nella sporcizia di Pompei e la discarica per i ri- fiuti urbani vicino a Villa Adriana. L’antichità più pre- ziosa è diventata ostaggio di politica cieca e incuria gestio- nale intaccando il simbolo de- relitto di un presente ormai fuori controllo: “Ma lo sapete voi che succede a Ostia anti- ca?” s’arrabbia Fiorella Puglia tirando fuori carte e tabelle sulla città che mostra com’era fatta Roma, con le case a due piani e le strade, il foro e le ter- me, i palazzi e tutto quello che senza ricostruzione 3D dovrebbe stendere i turisti. “Invece lì non ci va nessuno – insiste la sindacalista –. Il cen- tro storico di Roma è strango- lato da gente che visita tre o quattro cose senza vedere altri posti, altrettanto fondamenta- li. A Ostia l’anno scorso hanno venduto 117 mila biglietti. So- no di più quelli gratuiti, cioè 177 mila. In tutto l’incasso ha fatto 600 mila euro: com’è pos- sibile? Perché non c’è un bat- tello che da Ponte Marconi porta la gente fino a lì via Te- vere e li riporta indietro? Quante zone appena fuori il centro sono sottoutilizzate perché mancano le risorse per i restauri?”. LA SOVRINTENDENZA Spe – ciale di Roma è in teoria la più fortunata d’Italia: può incame- rare l’80 per cento dei guada- gni ottenuti con i beni che amministra (Colosseo incluso, 6 milioni di ammiratori l’anno) e inventarsi attività collaterali per aumentare gli introiti. Ad esempio, allestendo mostre d’arte contemporanea nei siti archeologici o concedendo ai privati l’accesso a luoghi pre- stigiosi. Non è un caso se i pri- mi restauri del Colosseo dal 1939 a oggi siano in partenza grazie all’accordo tra il Mibac e Diego Della Valle. Un patto ritenuto valido dal Tar anche in assenza di una vera gara pub- blica: impossibile rinunciare a 25 milioni di euro di questi tempi. In cambio Tod’s potrà esibire il suo logo sulle arcate dell’anfiteatro godendosi 15 anni di sfruttamento del brand Colosseo. Mentre lì sotto, a conservare lo stato dell’arte, ci penseranno centurioni in ma- schera, venditori di patacche e camioncini-bar da fiera paesana.

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Dalla Costituzione alla prostituzione: il piano dei Saggi per il patrimonio In evidenza (le genialate dei saggi)

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Fonte Coscienzeinrete redazione 20/04/2013 attualità
Tra le perle contenute nell’agenda economica prodotta dal collegio di cervelli nominati da Napolitano c’è anche questa ideona: «Allo scopo di moltiplicare i luoghi in cui rendere accessibile il patrimonio culturale disponibile, si potrebbero sperimentare forme di prestito oneroso ai privati … di parte delle opere attualmente chiuse nei magazzini, così da finanziare con il ricavato attività e gestione dei musei esistenti».

Non è una novità: .la stessa proposta era contenuta in un disegno di legge presentato il 22 giugno 2010 da un certo Domenico Scilipoti In compenso è una genialata perfettamente bipartisan, visto che era contenuta anche nel programma di Laura Puppato per le Primarie poi vinte da Bersani: «Altra proposta dissacrante è l’utilizzazione intelligente delle opere d’arte e dei reperti archeologici custoditi nei magazzini dei musei e che non vengono esposti per mancanza di spazio. Si potrebbe affidarli a fronte di adeguato compenso, in locazione ad organizzazioni private che ne curerebbero l’esibizione al pubblico, oppure con apposita convenzione affidarli a enti, istituzioni, fonti termali e alberghi affinché ne curino l’esposizione».

Chi avanza proposte del genere dimostra di non avere neanche la più pallida idea di che cosa sia il nostro patrimonio. Che non ha bisogno di «moltiplicare i luoghi» di fruizione (che andrebbero semmai razionalizzati, e forse diminuiti), perché è già iper capillarmente diffuso sul territorio. Sviati dal modello americano, la nostra percezione è invece museo-centrica: pensiamo di salvare il patrimonio trasformando i grandi musei in fondazioni, e ci preoccupiamo per le opere conservate nei depositi. Ma la percentuale di arte musealizzata è minima, ed è quella più al sicuro. E non c’è nulla di scandaloso nel fatto che i musei abbiano depositi: che non sono magazzini, e tantomeno scantinati umidi, o soffitte polverose, ma sono polmoni attraverso cui il percorso espositivo del museo ‘respira’.

Ma andiamo al cuore del problema: è sensato mettere a reddito il patrimonio, per esempio noleggiando le opere d’arte pubbliche ai privati? Io credo di no.

Nel 1948 la Costituzione ha spaccato in due la storia dell’arte italiana, assegnando al patrimonio storico e artistico della Nazione una missione nuova al servizio del nuovo sovrano, il popolo. La storia dell’arte è in grande parte la storia dell’autorappresentazione delle classe dominanti, e per un lungo tratto i suoi monumenti sono stati costruiti con denaro sottratto all’interesse comune. Ma la Costituzione ha redento questa storia: le ha dato un senso di lettura radicalmente nuovo. Il patrimonio artistico è divenuto un luogo dei diritti della persona, una leva di costruzione dell’eguaglianza, un mezzo per includere coloro che erano sempre stati sottomessi ed espropriati.

Ma se noi torniamo a rimettere quel patrimonio nelle mani dei ricchi, se lo privatizziamo, se lo riduciamo ad un’attrezzeria scenica da noleggiare a pagamento, ebbene prendiamo il progetto della Costituzione e lo buttiamo nel cesso. Del resto lo facciamo già: in questi giorni le piazze e i monumenti di Firenze sono, per esempio, privatizzati da un miliardario indiano che ha noleggiato (per un tozzo di pane) mezza cittàcome una location di stralusso in cui organizzare il proprio matrimonio. E il Comune è felicissimo: è l’occasione perfetta per una città il cui unico progetto sul futuro è lo sciacallaggio del passato. Il modello è la Venezia di Cacciari & c., insomma: la conversione della città in un luna park a gettone.

Allora cosa fare, dove trovare i soldi? Partiamo dai numeri. L’Italia spende in cultura l’1,1% del Pil,la metà della media europea (2,2%). Per l’anno in corso saranno tolti altri sessanta milioni alla tutela e alla valorizzazione dei beni storici e artistici, che già cadono a pezzi. L’intero bilancio del Ministero per i Beni culturali (già dimezzato da Bondi e Berlusconi) sarà ulteriormente tagliato, arrivando a un miliardo e 589 milioni di euro. Il patrimonio recentemente sequestrato ad un singolo imprenditore dell’eolico accusato (tra l’altro) di aver devastato il paesaggio italiano è pari a un miliardo e 300 milioni: cioè, noi difendiamo il paesaggio e il patrimonio di tutti con gli stessi soldi messi in campo da uno solo tra le sue migliaia di nemici!

Dove trovarli, dunque, questi soldi? L’Italia ha l’evasione fiscale più grande del mondo: peggio di noi solo la Turchia e il Messico. Con il 2,5 % dell’evasione annuale italiana (che ammonta a 150 miliardi di euro) il patrimonio si potrebbe mantenere sontuosamente: senza regalarlo a speculatori privati, senza ricorrere alla beneficenza, senza ridurci ad avidi usufruttuari del passato.

Ma è molto più facile trattare le opere d’arte come orsi ballerini che si aggirano nei cocktail col piattino delle offerte tra le zampe: e non importa se questo significa umiliarle fino a privarle di quei poteri di umanizzazione, liberazione morale ed educazione intellettuale che le rendono presenze uniche ed insostituibili nella nostra vita spirituale.

Un suggerimento per i saggi del Quirinale: ora che il presidente Napolitano va in pensione, perché non noleggiarlo a pagamento per impreziosire le serate dei vip e ripianare i conti dello Stato?

Articolo di Tomaso Montanari

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/16/dalla-costituzione-alla-prostituzione-progetto-sul-patrimonio-artistico-dei-saggi/564542/

Turismo. Presenze -9.6% a/a. Occupati. t.i. -4.5% e t.d. -7.0% a/a. Quattro anni così ed inizia l’era della miseria.

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Fonte http://www.rischicalcolato.it Di Giuseppe Sandro Mela 9 febbraio 2013 attualità
I problemi sono come i pesci. Se ci si cincischia e ci si balocca troppo senza affrontarne la risoluzione alla radice, dopo un po’ di tempo marciscono e diventano irrisolvibili.

Chiunque avesse sperato che questa Grande Depressione potesse essere risolta senza un totale cambio della struttura socio-economica nazionale ha preso un abbaglio galattico.

Ne usciremo tutti immiseriti, anche coloro che al momento attuale si sentono in una botte di acciaio.

Il nodo è uno ed uno solo: una produzione oberata da una tal pletora di leggi, decreti, circolari, normative che non riesce più ad essere competitiva. Morta la produzione, muoiono anche tutti coloro, burocrati e funzionari della pubblica amministrazione, che avevano l’incombenza di sottoporla a tutte le leggi e regole, e che lo fecero con spietata severità. Senza produzione verranno a mancare le risorse anche per i loro stipendi.

Un esercito in zona operativa deve pur avere qualche fantaccino al fronte: non può essere costituito solo da furieri ed addetti alla logistica.

Oggi arrivano i prima dati raccolti su 2,322 aziende operanti nel settore turistico.

Ad un calo di presenze italiane del -9.6% a/a si assomma un decremento del -4.5% per gli addetti a tempo indeterminato e del -7.0% per gli addetti a tempo determinato, sempre su base annuale.

Altri quattro anni così ed il comparto turistico sarà dimezzato, e con esso la relativa occupazione, sia quella full-time sia quella part-time.

Si configura così un problema severo: dove potranno andare a fare le ferie i dipendenti delle pubbliche amministrazioni sopravissuti alla Grande Depressione?

Eppure i rimedi sarebbe facili, banali. Deregolamentare la filiera lavorativa e dimezzare le spese dello stato.

Senza far ciò si continuerà a vivere questa immane ingiustizia: le attività produttive chiuderanno una dopo l’altra, i dipendenti saranno semplicemente licenziati, mentre i dipendenti delle pubbliche amministrazioni continueranno, almeno fino a tanto che ci sarà un centesimo disponibile, a vivere da nababbi, novelli satrapi.

É il crollo della società postulata dai così detti illuministi.

«Liberté, Égalité, Fraternité».

Ma quale libertà economica può sussistere schiacciata da più di 430,000 tra leggi, decreti, normative e via quant’altro?

Ma quale eguaglianza c’é là dove i poveracci addetti alla produzione rimangono senza lavoro e senza pane mentre i signorotti della pubblica amministrazione se la spassano alla grande alle loro spalle?

«Fraternité»?? Ma quale caspita di fraternité dimostrano quei bonzi nei confronti degli addetti alla produzione?

E per aggiungere menzogna a menzogna, chiamano il sistema odierno “capitalismo“, ossia un sistema nel quale non dovrebbe esserci nessuna, ma proprio nessuna legge, normativa etc. dello stato in economia!

E poi gli illuministi si lamentavano del medioevo!

ADNK. 2013-02-09. Turismo, l’anno parte male: crollano presenze negli hotel e occupati.

Roma – (Adnkronos) – Il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca: “Al crollo delle presenze alberghiere registrate dagli italiani, pari ad un -9,6%, si assomma una lieve flessione delle presenze alberghiere degli stranieri pari all’1,1%. Anche sul fronte dei nostri collaboratori si evidenzia un dato in caduta libera”.

Roma, 9 feb. (Adnkronos) – “Il 2013, turisticamente parlando, parte in modo estremamente preoccupante per uno dei pochi settori economici che nonostante tutto continua a produrre giro d’affari ed occupazione”. E’ quanto afferma il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, alla lettura dei dati relativi al monitoraggio mensile effettuato dalla Federazione, con un’inchiesta svolta dal 3 al 7 febbraio su 2.322 imprese.

“Al crollo delle presenze alberghiere registrate dagli italiani (rispetto al gennaio 2012) – prosegue Bocca – pari ad un -9,6%, che rispecchia chiaramente la crisi dei consumi delle famiglie, si assomma una lieve flessione delle presenze alberghiere degli stranieri pari all’1,1%”.

“Anche peraltro sul fronte dei nostri collaboratori – sottolinea Bocca – si evidenzia un dato in caduta libera del -5,4% a gennaio (rispetto al gennaio 2012), con una flessione del 4,5% per i lavoratori a tempo indeterminato ed una debacle del -7,0% per i lavoratori a tempo determinato”.

“Mai si era registrato un inizio d’anno così negativo – dice Bocca – che impone subito a tutte le forze politiche in corsa per le imminenti elezioni una seria riflessione e l’indicazione, in maniera più puntuale nei reciproci programmi, di quali misure andranno ad adottare una volta dovessero essere chiamate alla guida del Paese”.

“Da parte nostra – conclude il presidente degli albergatori italiani – riteniamo che le priorità riguardino il varo di iniziative promozionali per garantire maggiori flussi turistici, corsie preferenziali di credito per assicurare quella liquidità indispensabile allo svolgimento dell’attività imprenditoriale e misure specifiche sul mercato del lavoro. Il tutto sotto il coordinamento di un Ministero del Turismo con portafogli”.

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