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Terremoto fiscale, l’Agenzia ordina “Ora l’Emilia deve pagare le tasse ”STOP ALLE AGEVOLAZIONI PER LE VITTIME DEL SISMIL GOVERNATORE ERRANI: “PROROGHE NECESSARIE SUBITO (a proposito dell’equita del governo)


Fatto Quotidiano 22/08/2012 diEmiliano Liuzzi attualità
I timori e le ansie che si sono portati appresso per mesi sono in poche righe fatte arrivare dalleAgenzia delle entrate: dal primoottobre stop alle agevolazioni fiscali per chi vive nelle zone terremotate. Un colpo duro, almeno quanto è durarialzarsi dopo chei muri ti sono crollati addosso. “Siamo emiliani, pronti a rimboccarci le maniche, tutto quello che vo- lete: ma qui non abbiamo anco- ra visto un euro”, dice senza mezzi termini il sindaco di Fina- le Emilia, Fernando Ferioli. “Un segnale dal governo forse servi- rebbe. Sono il primo a pensare che chi non ha problemi deve pagare. Ma questa è un’emer – genza, molte aziende sono crol- late. Ci sono persone colpite pesantemente. E anche negozi che hanno i locali agibili hanno avuto cali di fatturato fino al- l’80%, vivonosituazioni impro- ponibili”. SI SPRECANO in queste ore gli appelli dei sindaci al gover- no. Perché sanno bene che la spinta per rialzarsi può arrivare solo da Roma. Ma, a oggi, dalla Capitale, non è arrivato niente se non rassicurazioni, pacche sulle spalle, tanta, tantissima so- lidarietà. “Ma con la solidarietà non si ricostruisce. Si sopravvi- ve ”, dice rassegnato chi abita ne- gli accampamenti della prote- zione civile dal 20 maggio scor- so. La decisione è stata presa dopo “specifica richiesta di parere” del ministero dell’Economia: “La scadenza del termine di so- spensione degli adempimenti e dei versamenti tributari rimane fissata al 30 settembre 2012 –re – cita la nota dell’Agenzia delle entrate –fermorestando lapos- sibilità di regolarizzare entro il 30 novembre 2012, senza appli- cazione di sanzioni e interessi, gli adempimenti concernenti le ritenute e relativi al periodo dal 20 maggio all’8 giugno 2012”. “La sospensionerimane confer- mata”, si legge ancora nel comu- nicato, “per i soggetti con resi- denza, sede legale o operativa, nelterritorio comunalediBolo- gna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo subor- dinatamente alla richiesta del contribuente che dichiari l’ina – gibilità della casa di abitazione, dello studio professionale o del- l’azienda, verificata dall’Autor i- tà comunale”. “CHI HA AVUTOla casa ina- gibile non può pagare l’Imu an- che nel 2013”– ha commentato il governatore dell’Emilia Roma- gna, Vasco Errani, appena letta la comunicazione–èuna scelta incomprensibile, presa a tavoli- no, senza tenere conto della realtà. Ed è al limite dell’of fen- sivo per quanti, con enormi sa- crifici etra milledifficoltà, stan- no faticosamente cercando di tornare ad una vita normale do- po un sisma devastante”. Errani, insieme ai colleghi di Veneto e Lombardia, Luca Zaia e Roberto Formigoni, ha chiesto di allinea- re al 30 novembre prossimo le scadenze di tutti gli adempi- menti tributari, fiscali, contri- butivi e amministrativi. E per tutti quei cittadini che hanno an- cora la casa inagibile definire un ulteriore slittamento al 30 giu- gno 2013 dei termini per i rela- tivi versamenti. Ma al momento, di risposte, non ci sono tracce.

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“Non si lamentino quelli del Pd se la gente vota Grillo”I SINDACI EMILIANI AI PARLAMENTARI CHE AVEVANO PROMESSO 91 MILIONI DI EURO AI TERREMOTATI: “VENGANO QUI A VEDERE”


Fatto Quotidiano 29/06/2012 di Emiliano Liuzzi e Davide Marceddu Attualità
Non si è visto ancora neanche un euro: dei 2 miliardi e mezzo stanziati dall’esecutivo Monti nulla è è arrivatoNon si lamentino quelli del mio partito se in Emilia Romagna
votano Grillo”. Parola di Fernando Ferioli, sindaco di Finale Emilia, paese che c’era e oggi non c’è più. Non c’è più il paese, non ci sono i soldi per ricostruirlo. Perché le donazioni, a oggi, sono tutte sulla carta, soldi non ne sono passati. E le promesse di dirottare i finanziamenti ai partiti – 91 milioni di euro – ai paesi colpiti dal terremoto rischiano di rimanere tali. Promesse. Qualcosa in Parlamento s’è inceppato: s’aspetta un decreto d’urgenza del governo, che ancora non arriva.
COME l’hanno presa i sindaci, quasi tutti espressi dal Pd? Male, malissimo. Perché di fronte alle macerie l’appartenenza politica diventa poca cosa. “Perché i parlamentari non vengono per una settimana a fra i volontari nelle nostre tendopoli? Forse avrebbero più attenzione alle no-
tre esigenze”. Luisa Turci, sindaco di Novi di Modena ci risponde mentre è a lavoro per la ricostruzione. “Se si vuole fare una cosa si fa, soprattutto se si è in Parlamento. Chissà che a molti deputati e senatori passare qualche giorno qui non cambi gli orizzonti come è successo a noi: per noi sono cambiate le aspettative, le attese, è cambiata la nostra vita”.
L’idea dello stanziamento di questi fondi era arrivata subito dopo le scosse di terremoto più violente. La solita commozione generale e unanime delle forze politiche e la proposta bipartisan di destinare parte dei finanziamenti ai partiti: nel disegno di legge sulla trasparenza nei partiti in quel momento in discussione, dopo gli scandali che hanno travolto la Lega Nord l’ex Margherita, fu inserito un emendamento. Ma ora la legge si è arenata in Parlamento e con essa quel codicillo da 91 milioni di euro. “Non ci credo che volessero insabbiarla, ma è comunque stato un errore stupido arrivare a rischiare di perdere quei soldi”, dice Ferioli.
DEL RESTO “goccia a goccia si riempie il vaso”, dice Turci e quei 91 milioni, anche spalmati tra i 104 comuni dichiarati terremotati possono essere una manna per le casse, dissanguate prima dai tagli agli enti locali degli ultimi anni e adesso all’Armageddon di maggio.
“Stiamo spendendo milioni di euro solo per la gestione ordinaria. Se fossero già arrivati sarebbe stato meglio”. Anche perché altri soldi ancora non se ne sono visti. Dei 2 miliardi e mezzo dal governo Monti per la ricostruzione, di cui 500 milioni per il 2012, i sindaci non hanno ancora visto il becco di un quattrino. “La protezione civile autorizza le spese che sosteniamo, ma sono ancora i soldi del Comune che avevamo in cassa. Da Roma ancora niente”, spiega Rudi Accorsi, sindaco di San Possidonio. Intanto, per tornare alla questione dei rimborsi, dalle fila del Partito Democratico, la capogruppo in Senato, Anna Finocchiaro, respinge le accuse sulla questione dei rimborso. “La rata di luglio del finanziamento ai partiti andrà ai terremotati dell’Emilia Romagna. Questo per quanto riguarda il Pd è assolutamente fuori discussione. Il provvedimento relativo, approvato dalla Camera non ha previsto la clausola dell’entrata in vigore immediata”.?

Terremoti, appello dei geologi: “serve una riflessione seria sul rischio sismico” (La mappa della faglie in Italia)


la faglie dell’Italia
mercoledì 30 maggio 2012, 13:12 di Redazione MeteoWeb
Il Consiglio nazionale geologi (CNG), nell’invitare “ancora una volta i geologi dell’Emilia Romagna e quelli delle regioni vicine a mettersi a disposizione delle autorita’ preposte alla gestione dell’emergenza“, rileva: “I terremoti al contrario di altri catastrofici eventi naturali, sono al momento del tutto imprevedibili e la scienza percio’, che pure ne conosce la genesi, non e’ in grado di prevederne l’accadimento ne’ tanto meno di assicurare le popolazioni sul loro sviluppo e protrarsi nel tempo“. I geologi esprimono l’augurio che “arrivata la normalita’, cessino una volta per tutte le vuote chiacchiere degli sprovveduti per lasciare lo spazio ad una profonda riflessione su questa Italia a rischio: oggi quello sismico, ieri quello idrogeologico, idraulico o geomorfologico. Ci auguriamo cosi’ si possa ragionare e magari rivedere le norme che hanno portato alla chiusura di tutti i dipartimenti di Scienze della Terra dell’Emilia Romagna che soli garantiscono la preparazione di tecnici all’altezza di affrontare lo studio, la previsione e la gestione dei rischi naturali. Che si possa rivedere la zonazione sismica italiana senza dover sottostare a pressioni se non quella della corrispondenza con le conoscenze scientifiche. Che negli organismi tecnici dello stato che hanno l’obbligo di esprime il parere sui testi delle norme tecniche predisposte in attuazione del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di edilizia possa finalmente tenersi nel debito conto la voce dei geologi, superando l’ostracismo culturale fino a oggi dimostrato“.

Ai terremoti prof di ginnastica UN AMICO DELLA GELMINI NUOVO DIRETTORE DELL’INGV

Fatto Quotidiano 15/06/2012 di Caterina Perniconi attualità
Su Tw i t t e r l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha più di 70 mila follower. Un profilo da rockstar per un ente pubblico che in tempo reale segnala ai cittadini le scosse sismiche registrate dai ricercatori. In piena emergenza terremoto le redini operative dell’Istituto saranno affidate a un nuovo direttore generale, Massimo Ghilardi. Una nomina in nome del merito e della trasparenza invocati a grandi lettere anche sul sito Internet dell’Ente? A leggere il curriculum sorgono dei dubbi: Ghilardi, 45 anni, è carabiniere di leva, laureato in Scienze motorie alla Cattolica di Brescia e anche in Sociologia politica a Urbino, iscritto all’Albo dei promotori finanziari e consigliere comunale del Pdl a Chiari, piccolo comune lombardo. Nella sua biografia vanta però l’appartenenza al “cl a n dei bresciani” voluti a Roma dall’ex ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. È stata lei, infatti, a nominare, con chiamata diretta, Ghilardi a capo della direzione generale della Ricerca del Miur (stipendio base 106.628 euro) per “c o mprovate e qualificate espe-
rienze professionali” . Quali? Difficile dirlo. Di sicuro il nuovo direttore generale dell’Ingv ci sa fare con i conti: ha ricoperto lui l’i ncarico di tesoriere della corrente-Fondazione pidiellina “L i b e ra m e n t e ” capitanata da Franco Frattini, dalla stessa Gelmini e Mario Valducci.
L’ANPRI (associazione nazionale professionale per la ricerca) ha annunciato in un comunicato la nomina di Ghilardi: “L’attuale dirigente ministeriale al Miur, ivi chiamato dalla sua conterranea Mariastella Gelmini, sarà il prossimo Direttore generale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Il Cda, pur non all’u n animità, ha evidentemente trovato interessante tale curriculum forse perché porterà all’Ente nuove com-
Il bresciano Massimo G h i l a rd i dirigerà l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia petenze finora mancanti”, hanno scritto ironicamente i ricercatori. Anche se il Consiglio di amministrazione non vota questo tipo di nomine, come spiega al Fa tto il presidente dell’ente, Stefano Gresta, assumendo si la responsabilità della scelta: “Il direttore generale viene designato dal presidente, domani (oggi, ndr) troverete il verbale della riunione su Internet”. Ghilardi andrà a sostituire Tullio Pepe, all’Ingv dal 1980 (quando era ancora Ing), dove arrivò come responsabile dell’ufficio Contabilità. Le voci di corridoio parlano di una “promozione-r imozione”, ovvero il ministro “tecnico” Francesco Profumo avrebbe preferito la soluzione Ingv per Ghilardi purché non restasse direttore generale al M i u r.
QUELLA nomina era stata anche oggetto di un’inter rogazione parlamentare del vicepresidente dei deputati Pd, Alessandro Maran, che un anno fa chiese spiegazioni sulle reali competenze professionali di Massimo Ghilardi che, tra le altre cose, è anche responsabile dell’ufficio di vigilanza e finanziamento degli enti di ricerca del ministero e gestisce un portafoglio da 915 milioni di euro. Dal Miur targato Gelmini mai nessuna risposta. Anzi. Pochi mesi fa Ghilardi veniva dato in corsa per la direzione generale del Cnr, e lui, nonostante le critiche, non disdegnava: “Il presidente deve essere uno scienziato – spiegava allora Ghilardi – ma questo presupposto non vale per il direttore che invece deve avere capacità manageriali, quali io reputo di avere ”. In realtà il ruolo manageriale è quello in mano a un direttore amministrativo. Il direttore generale dovrebbe garantire l’o p e ra t i v ità dell’ente a tutti i livelli. Nel Cda dell’Ingv è rientrato anche Domenico Giardini, l’ex presidente, professore al Politecnico di Zurigo, che aveva lasciato l’incarico dopo 5 mesi dichiarando pubblicamente che l’indennità di 115 mila euro era bassa e che “in Italia si guadagna troppo poco”.

4 giugno 2012 – 13.56 Perché hanno abbassato la magnitudo del terremoto emiliano?


da Byoblu Claudio Messora
Ricevo molte email di cittadini emiliani preoccupati per l’abbassamento della magnitudo del sisma che hanno subito. Ne pubblico una, scritta da Mirandola, che spiega bene il tenore delle preoccupazioni.

« Qui da noi corre una voce molto sgradevole che meriterebbe un chiarimento che i media non danno. Il sisma del 20 maggio fu classificato di grado 6.1 per tutta la mattina e solo nel pomeriggio la magnitudo fu portata a 5.9. Nel sito web americano ed europeo questo evento risulta ancora di livello 6.1. Si sente dire che questo “declassamento” sia stato motivato da problemi economici, in quanto pare che il risarcimento governativo per le calamità naturali al di sopra del grado 6.0 Richter sia del 100% mentre al di sotto sia del 70%. »

Per chi, come me, era in Abruzzo a seguire il terremoto dell’Aquila, questa preoccupazione non è nuova, in quanto si presentò negli stessi identici termini dopo il 6 aprile 2009. Riporto allora, per comodità e per chi non l’ha visto, uno stralcio del contenuto del secondo episodio del ciclo di documentari sul terremoto che ho prodotto, perché ho affrontato la questione direttamente con Antonio Piersanti, direttore della sezione di Tettonofisica e Sismologia dell’INGV (vedi spezzone video).

Ecco cosa mi ha risposto.

Allora, circolano diversi valori di magnitudo perché esistono diverse magnitudo. C’è la ML, la MS, la MW… Ciascuna di queste grandezze, in qualche modo, dà una denotazione del terremoto indicando cose diverse. E’ come dire che io esprimo la potenza di una macchina dando la potenza in cavalli vapore oppure dicendo qual è la sua coppia massima o dicendo qual è la velocità massima che raggiunge. E’ chiaro che queste tre cose sono correlate ma non sono esattamente la stessa cosa.

Per ragioni, diciamo, di aiuto alla popolazione e alla Protezione Civile, noi diamo un magnitudo del terremoto in pochissimi minuti dopo l’evento. Questo è di fondamentale importanza per capire che tipo di intervento fare nella zona colpita. C’è una sola magnitudo che si può calcolare in così poco tempo ed è la ML. La ML è quella che per il terremoto di L’Aquila valeva 5.8. e non è che esistono diversi valori: tutto il mondo è d’accordo per dire che quel terremoto è un ML 5.8 .

Cosa vuol dire ML? Si chiama “Magnitudo locale” ed è la più veloce da calcolare. A questo punto, con le successive analisi che si possono fare nei giorni successivi al terremoto, si possono avere indicazioni più precise sull’energia che il sisma ha liberato. Diciamo che la ML è un indicazione dello scuotimento, per usare dei termini non troppo precisi ma comunque utili ad intendersi, che c’è stato sui sismometri.

La MW, che è la “Magnitudo momento”, invece dà un’indicazione più precisa di quanta energia quel terremoto ha liberato. Ora, la Magnitudo momento del terremoto de L’Aquila è stata 6.3. Non è che è stata alzata o abbassata rispetto alla ML che valeva 5.8: tutto il mondo, l’INGV e gli altri enti internazionali, sono d’accordo nel dire che quel terremoto ha avuto una Magnitudo Momento 6.3, anche se è normale che tra le varie magnitudo ci possano essere delle differenze che possono arrivare fino a 0.5.

Purtroppo intorno a questi dati si è innescata una polemica del tutto falsa, perché il caso ha voluto che quel terremoto girasse intorno al numero 6. Ma la magnitudo 6 non ha niente a che vedere con il 6° grado dell’intensità Mercalli. Sono due cose che non c’entrano nulla. Il 6° grado è un grado di risentimento che si basa sui danni che il terremoto ha fatto. Un 6° grado della scala Mercalli lo può fare anche un terremoto di magnitudo locale 4, se accade in un posto in cui le case sono costruite con la creta.

Allora cosa è successo? La legge italiana dice che i risarcimenti vanno ai Comuni che hanno avuto un’intensità media risentita superiore al 6° grado, cioè uguale al 6° grado o superiore. Ma l’intensità non ha nulla a che vedere con la magnitudo. Per valutare l’intensità, squadre di tecnici qualificati della Protezione Civile, che si avvalgono anche dell’apporto della consulenza di ricercatori nostri e dell’università, va in giro paese per paese e, a prescindere da quale sia stata la magnitudo del terremoto (5.5° o 6° non importa) dice: “questo paese ha avuto intensità 6, questo 7, questo 8 e questo 5”. Ma questo viene fatto appunto dall’analisi dei danni.

Qualcuno invece ha messo in giro la voce, completamente falsa, che la magnitudo sarebbe stata abbassata a 5.8 per non dare i risarcimenti. Ma non c’entra niente. Cioè, ripeto: i risarcimenti vengono dati in base alle valutazioni delle intensità che le squadre, che vanno a vedere direttamente i danni, hanno rilevato. Quindi sono due cose completamente indipendenti.

Nelle tendopoli tornano le lacrime “Così muore anche la speranza” (Michele Smargiassi e Luigi Spezia).

Nelle tendopoli tornano le lacrime “Così muore anche la speranza” (Michele Smargiassi e Luigi Spezia)..

Terremoto SICUREZZA FAI DA TE La catastrofe L’ipotesi: omicidio colposo dei capannoni: sono le stesse imprese a valutare per prime se i danni impediscono di tornare alla produzione


Fatto Quotidiano 31/05/2012 attualità di Ferruccio Sansa Paolo Tessadri

Cavezzo (Modena)
l capannone contro l’antico mulino. Erano distanti poche decine di metri fino a martedì mattina, a Cavezzo.
Oggi da una parte la strada è vuota, resta solo un ammasso alto tre metri di detriti: spuntano pezzi di auto contorte, mobili, relitti di condizionatori, di cartelli segnaletici. Nell’aria l’odo re del cemento, delle viscere della costruzione. Ecco che cosa resta di un capannone costruito dieci anni fa. Intanto l’antico mulino è ancora perfettamente intatto. Nemmeno una crepa.
11 lavoratori: una mattanza I terremoti lasciano macerie, proprio come a Cavezzo. Ma anche altro: il sisma dell’Emilia lascia a terra l’Italia di oggi, quella dei capannoni. Non è un caso se 11 dei 17 morti sono operai. Basta aggirarsi per le strade e i viali ordinati di Medolla, Mirandola e, appunto, Cavezzo, per rendersene conto. Nella stessa strada vedi sette edifici intatti, tre distrutti. Ha scelto il destino, verrebbe da dire, il fulmine sotterraneo del terremoto.
Il vecchio meglio del nuovo Forse. Ma anche un occhio inesperto si accorge che a crollare sono soprattutto gli edifici recenti. Che i capannoni sono venuti giù come castelli di carte. Almeno duemila sono crollati o danneggiati. Sarà l’inda gine condotta a Modena dal pm Lucia Musti a stabilire se ci sono responsabili. “È probabile che ci saranno presto indagati, per adesso nessuno è stato ancora iscr itto”, riferiscono fonti investigative. L’ipotesi di reato potrebbe essere omicidio colposo. Vito Zincani, procuratore di Modena, usa parole dure: “Questi terremoti non sono ancora classificati come distruttivi, perché le strutture costruite secondo le norme dovrebbero resistere a scosse di questa entità. Ma perché allora non hanno retto? La politica industriale a livello nazionale sulla costruzione di questi fabbricati è una politica suicida. Pensavo fossero robuste quelle costruzioni, anche se
brutte. Come sempre – conclu de Zincani – ha prevalso la logica del risparmio”. Ma l’inchiesta si occuperà anche di un altro nodo: le procedure richieste alle imprese per valutare se i capannoni abbiano subìto danni. Se possano di nuovo ospitare gli o p e ra i .
L’ag i b i l i t à Una valutazione che, si scopre adesso, la legge lascia alle stesse imprese. Spiega Demetrio Egidi, responsabile della Protezione civile in Emilia: “La prima valutazione è lasciata al tecnico dell’azienda che considera se ci siano danni. Se occorre una valutazione approfondita, chiede l’intervento dei Vigili del fuoco. L’ultima parola sull’agibilità spetta agli ingegneri del nucleo
L’anello debole delle certificazioni Il bilancio: 2 mila strutture danneggiate dal sisma
di valutazione regionale”. L’anello debole sembra quella valutazione in mano alla stessa impresa. Come emerge dalle parole di Paolo Preti, manager della Meta di San Felice, dove martedì sono morte tre persone: “Ave vamo fatto tutti gli interventi per tornare a lavorare nel massimo della sicurezza. Abbiamo l’a gibilità. Abbiamo una certificazione, ce l’ha fatta un tecnico iscritto all’albo”. Ma quanti capannoni sono stati danneggiati dalle scosse che tormentano l’Emilia? “Noi abbiamo messo in conto di dover compiere almeno ventimila verifiche a edifici pubblici e pr ivati”, sospira Egidi. I capannoni sarebbero duemila circa. Ecco, il terremoto che colpisce i capannoni, che punta il dito sulla cementificazione recente e in-
controllata. In Italia ci sono 701.978 capannoni (come ricorda l’Agenzia del Territorio), il record è al Nord e qui dove la terra continua a tremare: 31,9%. Soltanto in Lombardia sono 137.668. Poi il Veneto con 87.894 e quindi l’Emilia (83.465). Numeri, ma per renderci conto di che cosa significhino concretamente ascoltate Adriano Paolella, architetto, professore di Tecnologia delle costruzioni e direttore generale del Wwf: “I capannoni e le loro pertinenze occupano in Italia più di duemila chilometri quadrati. La città di Napoli non arriva a 117 chilometri quadrati, Milano tocca 180 chilometri. E molti capannoni hanno bisogno di interventi urgenti”. Insomma, è come se una città grande dieci
volte Milano avesse necessità immediata di lavori. Altrimenti? Arriva una scossa e i capannoni c ro l l a n o .
La bolla della Tremonti-bis Ma a finire in polvere sono anche quelli più recenti. Già, perché la vera e propria febbre da capannone è esplosa dopo il 2001. “La legge Tremonti bis assegnava incentivi fiscali alle imprese che reinvestivano gli utili in beni strumentali”, racconta Paolella. Risultato: la bolla del capannone. Basta percorrere l’autostrada Milano-Brescia per rendersene conto. O ancor di più attraversare quella che una volta era la pianura veneta: durante l’era del governatore Giancarlo Galan (Pdl) sono stati realizzati tanti capannoni che, mes-

La terra trema ancora in Emilia: persone sotto le macerie, nove morti. Un paese raso al suolo.

La terra trema ancora in Emilia: persone sotto le macerie, nove morti. Un paese raso al suolo..

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