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Piemonte, Tar: “Indire il voto in sette giorni o il commissario sarà il prefetto di Torino”

Fonta FattoQuotidiano.it del 6/03/2014 attualità
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Il tribunale regionale ha accolto il ricorso del Movimento 5 stelle che aveva chiesto un giudizio di ottemperanza sulla nullità delle elezioni del 2010. I giudici chiedono che si torni al voto al più presto

Sette giorni per indire le elezioni in Piemonte o sarà un commissario ad acta – il prefetto di Torino, Paola Basilone – a farlo. Il Tar del Piemonte ha accolto il ricorso del Movimento 5 Stelle sull’ottemperanza della sentenza che ha annullato il voto del 2010. “Un fatto di una gravità inaudita”, secondo il governatore Roberto Cota, mentre grillini e Pd parlano di una sentenza “giusta”, che “mette fine a rinvii e tentennamenti”. Il capogruppo M5s, Davide Bono, aveva chiesto al Tribunale amministrativo regionale di indire nuove elezioni o di nominare un commissario ad acta per portare subito il Piemonte al voto. “Siamo stati costretti – aveva sostenuto – perché il non più presidente Cota non intende affatto indire le nuove elezioni per il 25 maggio, nonostante le sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, e continua a legiferare e a far adottare delibere di Giunta anche in materie prive del requisito dell’urgenza”.

L’ex presidente della Regione, Mercedes Bresso (Pd), aveva aggiunto la richiesta della nullità degli atti non indifferibili e urgenti, tra cui l’anticipo dei vitalizi. Contro il ricorso grillino-democratico si erano costituiti in giudizio la Regione Piemonte e i legali dei consiglieri regionali Mario Carossa, capogruppo della Lega, e Franco Botta, capogruppo Fdi. Dopo una discussione di meno di un’ora, i giudici si erano riservati la decisione, che è arrivata in serata. “Grazie al nostro ricorso, andiamo al voto a maggio per ripristinare un minimo di legalità in questa Regione”, commenta Bono. “Non se ne poteva più – aggiunge – del clima di incertezza totale in cui eravamo, ora voglio proprio vedere cosa possa ancora riuscire a inventarsi”. Soddisfatta anche la Bresso: “Finalmente mettiamo fine a Cota e al suo estremo tentativo dilatorio – osserva – oggi nessun altro tentativo di rinvio è possibile”. Parla di un “grande risultato” il segretario piemontese del Pd, Davide Gariglio, mentre il capogruppo Aldo Reschigna definisce la sentenza “un ultimatum sacrosanto”. Per il centrodestra si tratta, invece, di una decisione “inspiegabile”: “Ho sempre sostenuto – commenta il vicepresidente della Regione, Gilberto Pichetto (Fi) – che fosse doveroso procedere alla convocazione dei comizi elettorali in tempo utile per svolgere le elezioni regionali il 25 maggio con le europee, nonostante i ricorsi ancora in sospeso”.

La Regione Piemonte ha fatto ricorso, infatti, in Cassazione contro il Consiglio di Stato, dove il 18 marzo è prevista la discussione del ricorso presentato da Fratelli d’Italia, che definisce il giudizio di ottemperanza “una decisione sovietica”. “Non credo più nella giustizia italiana – rivela il capogruppo della Lega, Mario Carossa – se avevo ancora dei dubbi, questa sentenza del Tar me li ha tolti del tutto”. Lo scontro tra coalizioni è totale. Oggi il centrodestra ha fatto mancare il numero legale nella giunta per le elezioni chiamata a pronunciarsi sulla decadenza del consigliere Michele Giovine. Condannato in via definitiva a due anni e otto mesi per le firme false della sua lista Pensionati per Cota, Giovine è all’origine dell’azzeramento della proclamazione degli eletti in Regione. La vicenda è finita in bagarre, fra le accuse del centrosinistra di avere così facendo “infangato l’onorabilità dell’istituzione” e le repliche leghiste che “il Pd è di una doppiezza vergognosa, perché da un lato chiede l’ennesima udienza in tribunale per la nomina di un commissario che esautori il Consiglio e dall’altro invoca pronunciamenti dello stesso

IL TAR LASCIA COTA IN MUTANDE

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Fatto Quotidiano del 11/01/2013 di Andrea Giambartolomei attualità
DOPO TRE ANNI IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DI TORINO ANNULLA LE ELEZIONI REGIONALI DEL PIEMONTE DEL 2010. LE OPPOSIZIONI CHIEDONO LE DIMISSIONI. LUI: “FAREMO RICORSO”.

Gino Bartali riassumerebbe tutto dicendo: “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”. Dopo quattro anni di governo di Roberto Cota e dopo quattro anni di battaglie legali, ieri il Tribunale amministrativo del Piemonte ha invalidato le elezioni del 2010. Il Tar “annulla l’atto di proclamazione degli eletti – si legge nella sentenza – ai fini della rinnovazione della competizione elettorale”. In sostanza i consiglieri piemontesi (di cui 43 sono indagati per i rimborsi gonfiati) non sono più legittimi e bisogna votare di nuovo. L’occasione è stata subito colta da Sergio Chiamparino che, nel pomeriggio di ieri, ha dato la sua disponibilità a candidarsi per il centro-sinistra. Tuttavia il governatore leghista Cota non vuole essere il responsabile del fallimento della macro-regione padana e vuole continuare: “Questa sentenza è una vergogna. Colpisce i cittadini piemontesi che hanno espresso il loro voto nel 2010”.

NELLA CONFERENZA stampa ne aveva per tutti, per la sinistra e per i magistrati, come un Berlusconi qualsiasi. Ai giudici del Tar ha recriminato di non aver valutato “le irregolarità che ci sono state e sono state accertate con sentenza passate in giudicato”: “Addirittura c’è una sentenza della cassazione su una lista della Bresso che ordina la cancellazione da tutte le circoscrizioni regionali”, ha ricordato. Contro di lui c’è, sin dall’inizio, “una persecuzione senza pari da parte della sinistra che usa sempre i soliti mezzi: siccome non riesce a vincere le elezioni col voto popolare pensa di sovvertire il risultato utilizzando l’arma giudiziaria”. Una sorta di complotto, insomma: “Evidentemente abbiamo toccato degli interessi, molti interessi, e vogliono bloccare questo”. Oggi alle 17 la Lega muoverà in città una fiaccolata di protesta.

È soddisfatta invece Mercedes Bresso, l’ex governatrice Pd e sfidante di Cota alle elezioni del 2010. Questa lunga battaglia legale è nata da lei e da Luigina Staunovo Polacco del “Partito Pensionati e invalidi” che ha dato origine a tutto.

Nel maggio 2010 la Staunovo Polacco ha dei dubbi sulla candidatura di Michele Giovine dei “Pensionati per Cota” e comincia a spulciare le firme degli altri candidati della lista. C’è qualcosa che non quadra nella grafia e così avverte Mercedes Bresso, fa un esposto alla Procura di Torino e insieme fanno un ricorso al Tar per chiedere di escludere la lista di Giovine, di nominare Bresso presidente oppure di indire nuove elezioni. Durante tutta l’estate del 2010 si tengono le udienze al Tar che portano a una decisione: bisogna aspettare l’esito della causa civile per falso o del processo penale. L’attesa si protrae. La causa civile si arena, mentre il processo avanza. La Corte di cassazione dà un parere definitivo solo il 14 novembre scorso, confermando la condanna della Corte d’appello di Torino nei confronti del consigliere regionale Michele Giovine (due anni e otto mesi di reclusione) e del padre Carlo (due anni), accusati di aver falsificato le liste elettorali. Diciotto delle 19 firme di accettazione delle candidature (quasi tutti parenti e amici dei Giovine) sono false o non sono state autentificate secondo le regole: i sostenitori non hanno sottoscritto la lista di fronte ai due Giovine nei comuni in cui erano consiglieri comunali, in alcuni casi hanno addirittura disconosciuto la loro firma, che era stata falsificata, e hanno negato l’intenzione di candidarsi.

Questo era il punto che – secondo Bresso, Staunovo Polacco, Radicali e Verdi – doveva annullare la partecipazione dei “Pensionati per Giovine” al voto. I ricorrenti sostenevano che eliminando quei 27.797 voti della lista Bresso, sconfitta con 9.372 voti di scarto, sarebbe risultata vincitrice. La maggioranza invece ricordava – e lo ha fatto anche nell’udienza di giovedì – che sono emerse irregolarità documentate anche nella lista “Pensionati e invalidi per Bresso” e che quindi dovevano essere annullati pure i voti di questo partito, lasciando di fatto la situazione invariata. Dopo una lunga camera di consiglio il Tar ieri ha deciso di andare oltre: invece di riconteggiare i voti, meglio andare a nuove elezioni.

ENTRO DIECI GIORNI i giudici dovranno depositare le motivazioni della sentenza, dopodiché ci sarà un mese per fare ricorso al Consiglio di Stato, che dovrà decidere entro 45 giorni. Se i tempi sono rapidi la decisione definitiva potrebbe arrivarea marzo, dando eventualmente il tempo per votare in concomitanza con le europee e le amministrative del 25 maggio prossimo. Nel caso contrario si arriverebbe ad aprile: se Palazzo Spada dovesse confermare la decisione del Tar allora il voto potrebbe slittare in autunno, prolungando l’incertezza sull’amministrazione. “Questo provvedimento vorrebbe avere l’effetto di gettare il Piemonte nel caos”, ha detto Cota. Ma il Piemonte, tra indagini sugli assessori e sui consiglieri, tagli ai servizi dei cittadini e risse in consiglio regionale, è nel caos da molto

Referendum acqua pubblica continua la battaglia attraverso La campagna di Obbedienza Civile(situazione di Torino)


Redazione
dopo la vittoria dei si nel referendum del 12 giugno pubblicizzazione dell’ ‘acqua di fatto devono essere abrogate le norme concernenti alle due richieste referendarie, e dell’abrogazione del diritto alla remunerazione delle società in compartecipazione o di quelle private che prestano il servizio idrico
Ma al di là di quello è prima di tutto un importante sottolineare il rispetto del voto e della volontà del cittadino che in questi ultimi mesi è stata sovertita da modifiche di legge e altre azioni in alcune zone e in altre si aspettano tutt’ora le decisioni dei comuni.
Tutto questo e decisamente più importante rispetto al solo discorso dall’aumento della bolletta
Dai calcoli fatti dal comitato referendario riguardante la zona di Torino l’aumento inciderebbe mediamente di circa del 15% che risulta una percentuale abbastanza incisiva sul costo dell’acqua e influente economia domestica e imprenditoriale di quella zona.
La campagna di obbedienza civile richiede di sapere con esattezza il costo del diritto di remunerazione e che questo non venga versato ai rispettivi comuni.
Ricordo che ci sono stati dei precedenti riguardo a volontà referendarie non rispettate, una è quella del 1993 riguardante L’abrogazione al finanziamento pubblico dei partiti in cui i cittaddini avevano espresso attravero il si la fine di quei finanziamenti, e anche in quel caso attraveso un escamotage il parlamento a pochi mesi di distanza aveva ripristinato questa forma contributiva chiamandola appunto contribuzione ai partiti e quindi non era stata rispettattata la volontà popolare.
metto il link
la macchina mangia soldi-dei rimborsi elettorali
Attraverso la campagna di obbedienza civile si vuole che siarispettato il voto degli Italiani del 12 giugno, che ricordo e l'unico caso in cui il cittadino decide in modo diretto sulle leggi.
Intanto continua la battaglia in molte zone Italiane.
nel caso del Comitato Torinese stato fatto un ricorso al tar contro le decisione prese dal comune di privatizzazione dell’acqua e di altri servizi.
preso da http://www.acquapubblicatorino.org
Il popolo italiano ha votato a favore dei referendum sull’acqua ma i governi ed i gestori non stanno applicando il volere popolare. Abbiamo diffidato gli organi competenti a tutti i livelli, abbiamo inviato esposti alle procure ma non è stato sufficiente. Stiamo studiando altre azioni legali che però, purtroppo, daranno il loro risultato tra diversi anni.
Adesso è il nostro momento di applicare la legge.
Come? Pagando la giusta bolletta, secondo quanto dice la legge. Dal 21 luglio 2011, solo due voci devono concorrere alla bolletta: i costi operativi e l’ammortamento degli investimenti. Invece, oltre a questo, continuiamo a pagare la remunerazione del capitale investito, contro cui ha votato la maggioranza degli italiani. A Torino e in provincia questa componente incide, arrotondando per difetto, per il 15% della bolletta! La Campagna di Obbedienza Civile è partita in tutta Italia, e consiste nell’inviare un reclamo al gestore e nel pagare solo la giusta tariffa. Ci sarà un risparmio economico ma il valore della campagna è soprattutto:
l’acqua non è una merce ed il voto del popolo va rispettato.
La situazione attuale in Italia In tutta Italia c’è aria di Obbedienza Civile!

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