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All’asta cento auto blu. Ma lo Stato è pronto ad acquistarne 1.300 al concessionario

Dopo l’exploit di Renzi per la vendita su eBay delle vetture usate anche il commissario Cottarelli (come Monti e Letta) infila il taglio delle auto pubbliche tra i 33 punti della sua spending review. Ma sono in corso convenzioni Consip per oltre 70 milioni di euro da cui ancora le amministrazioni possono attingere. L’ultima gara si è appena chiusa: 210 vetture blindate per un valore di 25 milioni di euro. E nessuno l’ha revocata. I sindacati delle forze dell’ordine: “Con i tagli agli organici il rischio è che si comprino auto e non ci sia nessuno per guidarle”
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FattoQuotidiano.it di Thomas Mackinson | 20 marzo 2014 attualità
Il venditore è un fenomeno oppure il mercato delle auto blu funziona al contrario, con cento vecchie ne compri mille nuove. Renzi ha annunciato così la dismissione delle prime 100 auto di servizio della pubblica amministrazione. Saranno su eBay dal 26 marzo al 16 aprile, con previsioni d’incasso alquanto incerte ma sicuri ritorni d’immagine. In ultimo è arrivato pure il commissario Cottarelli, con le sue tabelle: “massimo 5 vetture e solo per i ministeri”. E’ la definitiva rottamazione del simbolo del potere? Non proprio. Nessuno, forse, ha informato premier e commissario che mentre loro rivendono le auto usate sul web lo Stato si prepara a comprarne di nuove nei concessionari: 210 vetture pubbliche, tutte blindate, con una possibilità di spesa fino 25 milioni di euro in due anni. Non è uno scherzo. E neppure una novità, visto che la gara Consip per l’acquisto è partita a dicembre e il termine per le offerte era il 27 febbraio scorso, giusto un paio di settimane prima della roboante serie d’annunci e cinque giorni dopo l’insediamento di Renzi. Non solo. E’ addirittura in corso, pienamente operativa da tempo, un’altra convenzione per l’acquisto centralizzato di 1100 tra berline e utilitarie. Valore della convenzione, 15 milioni di euro. E’ tutto? No, a ben vedere ce n’è anche un’altra per veicoli green, autovetture elettriche e ibride, valida fino al 2016. Ci sono infine i centri d’acquisto periferici che continuano le prenotazioni: a metà gennaio, in piena bufera per l’inchiesta delle Procura di Palermo sulle spese pazze dei gruppi, la Regione Sicilia pubblicava un bando per il noleggio di sette auto blu blindate. Già, perché c’è anche il noleggio, oggetto di una quarta convenzione Consip attiva da due anni e fino al 2015: 4.045 autoveicoli per tutti i gusti. Elettrico, benzina, metano e Gpl. Cinque lotti per un valore totale di 40 milioni di euro.

Insomma, gli annunci sulle auto blu sono definitivamente entrati in cortocircuito con la realtà. Ma la domanda dalle cento pistole è: si possono interrompere gli acquisti? La risposta è si, le convenzioni sono revocabili, a condizione di sapere che ci sono. E nessuno, per ora, le ha revocate. A spiegare il meccanismo è il responsabile del procedimento dell’ultima gara chiusa, quella da 210 vetture ora all’esame della commissione che selezionerà il vincitore. Consip stipula contratti quadro dopo aver rilevato il fabbisogno delle amministrazioni. Quando la convenzione è attiva quelle che hanno titolo possono usufruirne per rinnovare il proprio parco veicoli all’interno del massimale e dei prezzi unitari indicati nella convenzione. Ma il governo può interrompere gli acquisti? “Come per tutte le convenzioni non è un’acquisto diretto”, spiega il responsabile Maurizio Ferrante. “Se subentra una norma che inibisce l’acquisto per ragioni di contenimento della spesa non c’è alcuna penalizzazione, le gare non prevedono un impegno all’acquisto, neppure per un veicolo”. Ma la norma non è subentrata, nessun decreto a firma di Renzi che blocchi o restringa la possibilità delle amministrazioni di ordinare veicoli nuovi nei prossimi 2 anni.

E qui sta il rischio, il trucco, la breccia che fa rientrare l’auto blu dalla finestra. La spending review di Monti e la legge di Stabilità di Letta avevano inibito fino al 31 dicembre 2014 l’acquisto di autovetture a tutte le amministrazioni dello Stato, periferiche e centrali, ad eccezione di tre categorie: Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, servizi istituzionali di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, servizi sociali e sanitari volti a garantire i livelli essenziali di assistenza. La seconda categoria, a ben vedere, è ampiamente compatibile coi servizi scorta e col tradizionale scarrozzamento in auto blu. Benché il bando non sia una gara su delega per gli Interni e la Giustizia, c’è da ritenere che vetture blindate sotto il profilo balistico siano rivolte essenzialmente ai due ministeri. Del resto chi controlla la destinazione finale dell’acquisto? Consip mette a disposizione il servizio e fa esperire la gara pubblica abilitando le stazioni appaltanti che (a qualsiasi titolo) possono accreditarsi. Le verifiche sulla reale destinazione d’uso spettano poi alla Corte dei Conti e alla Guardia di Finanza. Che come si muovono riscontrano illeciti a dimostrazione che la galleria per far passare le auto pubbliche, volendo, si trova. Così succede, del resto, per l’uso improprio che è l’altro male duro a morire. Lo conferma la quantità di consiglieri regionali recentemente indagati per le spese pazze e i rimborsi gonfiati sotto la voce “spese di trasporto”. Eccoli i due binari che hanno creato negli anni il parco di auto pubbliche più grande d’Europa (52mila secondo l’Espresso).
La scoperta che mentre si vende in realtà si compra lascia interdetti per primi i potenziali beneficiari, quei sindacati delle Forze dell’Ordine che per anni hanno chiesto uomini e mezzi. E ora arrivano i mezzi e tagliano gli uomini. Massimo Blasi, segretario confederale della Cisal, prova a usare l’ironia: “Il rischio, se si prendono per buone le tabelle di Cottarelli sugli organici delle forze dell’ordine, è che ci arrivino le auto e nessuno le possa guidare”. Da qui, l’informativa urgente a Renzi: “Attenzione Matteo, dici che le vendi ma guarda che le stai comprando”. E con 100 usate sarà poi difficile prenderne 1000 nuove, anche per il più micidiale dei venditori.

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Sprechi, la versione di Cota: “Ho il conto sempre in rosso IL GOVERNATORE DEL PIEMONTE A VERBALE NEGA GLI ABUSI SUI RIMBORSI SPESE

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Fatto Quotidiano 28/11/2013 di Andrea Giambartolomei attualità
Torino Non posso permanere in questa carica anche solo con l’ombra di un avvi- so di garanzia”. Il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota l’avviso di garanzia l’ha ricevuto, e ha ricevuto pure quello della conclusione delle indagini, ma lui resta al suo po- sto. Quella frase l’aveva detta l’11 gennaio nell’ufficio del pro- curatore capo di Torino Gian Carlo Caselli. Si era presentato spontaneamente insieme all’avvocato Domenico Aiello. Il motivo? “Si sta scatenando sui mezzi di informazione una specie di tritacarne in cui si rischia di finire tutti”. Ora il “tritacarne” è tornato in funzione e lui, in Giappone per impegni istituzionali, spera di sopravvivere. In quel pomeriggio di gennaio, in una sorta di comizio di due ore, Cota ha spiegato ai pm della “Rimborsopoli” piemontese (43i consiglieriindagati) chela sua attività politica è impronta- ta alla “riduzione dei costi della politica, nell’esigenza di conte- nere la spesa pubblica”. Tagli agli stipendi, donazioni mensili alla Regione per sette mesi, nes- sun telefono a carico dell’amministrazione né auto blu: “Non ho mai inteso la politica come strumento di arricchi- mento – ha detto -. Potete guardare la mia situazione patrimoniale ed estratti conto che sono perennemente in rosso”. Aveva aggiunto che “se un politico de- ve proporre la chiusura di ospe- dali non può, allo stesso tempo, vivere nel dubbio di apparire come uno che approfitta per sé della sua posizione politico-isti- tuzionale”. EPPURE IL NUCLEO tributario della Guardia di finanza di To- rino, setacciando gli scontrini, ha trovato 25.410,66 euro di spese dubbie, soldi che doveva- no servire al gruppo regionale della Lega e invece sono serviti ad altro. I finanzieri hanno accertato che per 115 volte Cota è stato incongruente: alcuni scon- trini sono stati emessi in luoghi n cui lui non c’era. Perché? “Non curavo in prima persona i meccanismi di rimborso, né mi curavo delle modalità di rimborso per missioni”, ha detto l’11 gennaio. Poi il 16 aprile, do- po l’avviso di garanzia per pe- culato, ètornato davantial pro- curatore aggiunto Andrea Be- coni e ai sostituti Enrica Gabetta e Giancarlo Avenati Bassi. Ha dovuto spiegare, ad esempio, che tipo di spesa fosse il pranzo del giugno 2010 alla trattoria “Celestina”a Roma, zona Pario- li, insieme a Francesco Giorgino, conduttore del Tg1: “Faccio politica non solo in Piemonte – ha risposto – Mi muovo in quantouomopolitico anchealivello nazionale”. Che dire dei regali per le nozze dell’assessore regio- nale Michele Coppola o per quelle del vicepresidente del consiglio comunale di Torino Silvio Magliano? “Ho pensato di fare un regalo di rappresentanza come uomo politico”. Tra le spese compaiono pure una custodia per l’iPad, un portafoto, un caricabatterie, 530 euro di foulard per portavoce e cravatte per collaboratorie autisti,1.500 euro in penne da donare in oc- casioni ufficiali, un libro antico per Giulio Tremonti e ancora molti ristoranti e bar. Ha detto che ai doni e agli scontrini ci pensava la sua se- gretaria, Michela Carossa, figlia di Mario, capogruppo leghista al Con- siglio regionale, pure lui è indagato. “È anche successo che per sbaglio abbia dato alla mia se- gretaria degli scontrini non inerenti all’attività politica e la mia segreta- ria in qualche caso non li ha scartati”, ha detto Cota addebitandole al- cuni errori. Resta il fatto che per le spese per- sonali del governatore, cene e regali, non bastano i circa 14 mila euro di stipendio mensile (in cui sono compresi 4.500 euro di rimborsi per l’eserciziodi mandato). Tolte le imposte e le rite- nute, gli restano circa ottomila euro. “Per fortuna mia moglie lavora, altrimenti saremmo in bancarotta”, aveva detto.

Petizione promossa da Ferdinando Imposimato, volta ad eliminare spese inutili e inique e non solo |.

da reset Italia articolo di Fernando Imposimato•
Che appaiono allarmanti le notizie sulle spese militari , decise dal Governo, per 15 miliardi di euro per l’acquisto di131 caccia bombardieri USA, mentre altri Paesi , tra cui l’Inghilterra e gli stessi Stati Uniti d’America, decidono di annullare le spese militari, specie in un momento di crisi come quello attuale, che lede i diritti fondamentali specie degli ultimi e dei più poveri;
•Che la Costituzione Repubblicana e le convenzioni internazionali condannano la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali;
•Che secondo l’art 11 della Costituzione “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali “
•Che altrettanto grave è il dilagare della corruzione per la quale il Governo ha creato una inutile e dispersiva Commissione per trovare le misure contro la Corruzione, mentre basterebbe ratificare la Convenzione di Strasburgo del 1999 per la lotta alla corruzione;
•Che ragioni di elementare giustizia sociale impongono ai parlamentari una rinunzia ai privilegi in conformità al principio stabilito dall’art 53 della Costituzione , secondo cui tutti i cittadini sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”, cosa che invece non è avvenuta per i politici, e secondo l’art 3 della Costituzione.
•Che per realizzare i predetti obiettivi occorre fare ricorso anche a provvedimenti urgenti

La Sanità in cifre

Neurosal

Fine anno, tempo di bilanci. Per quanto riguarda la Sanità molto interessante il rapporto presentato dal Centro Studi SIC di Federanziani. Presentato al Senato lo scorso 13 dicembre (link), sono molti gli elementi di rilievo: cresce la speranza di vita, si riducono i ricoveri, aumentano costi, sprechi e numero delle prestazioni specialistiche. Queste toccano la quota record di 1 miliardo 335 milioni (22,24 prestazioni a persona all’anno). Anche le ricette aumentano: 220 milioni di prescrizioni in più negli ultimi 10 anni. Nel rapporto vengono esaminati i bilanci delle Asl, delle aziende ospedaliere, degli Istituti di ricerca e le banche dati del ministero della Salute, delle Regioni e dei vari organismi che si occupano del comparto. La conclusione è che se da un lato aumenta la speranza di vita e si riducono i ricoveri, dall’altro crescono costi e sprechi.
I numeri dicono anche che le…

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