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Soldi ai partiti, l’emendamento per Forza Italia (altri soldi per il partito del banana)

Italy's former prime minister Silvio Berlusconi attends a session at the Senate in Rome
CAVILLO PDL PER DARE IL 2X1000 ALLA CREATURA DI B. IL DDL SUL FINANZIAMENTO PUBBLICO È IN ALTO MARE: E LETTA PENSA AL DECRETO.
Da Il Fatto Quotidiano del 22/09/2013 Sara Nicoli attualità
È ormai una corsa contro il tempo per impedire che la tagliola di un decreto, minacciato più volte da Enrico Letta, piombi sul lavoro parlamentare mandando in aria gli accordi sottili – e non sempre chiari – tra Pd e Pdl per rendere meno traumatica possibile la “rinuncia” al finanziamento pubblico dei partiti. Il ddl, rientrato in commissione Affari costituzionali dieci giorni fa dopo che si era riscontrata in aula alla Camera, l’impossibilità di trovare una quadra, passerà lunedì per l’ultimo tentativo di mediazione in commissione. “Partiremo alle tre del pomeriggio e andremo anche in notturna – spiega Sergio Boccadutri, capogruppo di Sel in Affari costituzionali – se servirà ci prenderemo anche martedì mattina pur di mandare il aula il ddl entro il pomeriggio per l’inizio della discussione; ormai siamo fuori tempo massimo, ma su alcuni punti prevedo che l’accordo sarà difficile da trovare”. Uno di questi punti, su cui il Pd e Sel stanno facendo muro (ma chissà quanto sia solido) è l’emendamento presentato da Maurizio Bianconi del Pdl (firmatari anche Francesco Saverio Romano, Elena Centemero e Laura Ravetto), ribattezzato per necessità di sintesi “salva Forza Italia”. Nel testo si prevede che il finanziamento derivante dalla donazione privata del 2×1000 possa andare anche a quei partiti politici non presenti nella legislatura precedente all’approvazione della legge se certificata la loro esistenza dalla “metà più uno dei candidati eletti sotto il medesimo simbolo (nel caso il Pdl, ndr) alle più recenti elezioni”.

IN PRATICA, se la metà più uno degli attuali parlamentari del Pdl diranno che esiste Forza Italia, il finanziamento potrà andare tranquillamente anche alla rinata creatura berlusconiana, ma non ai partiti nuovi di zecca. Una discriminazione, dunque. E, soprattutto, un favore grosso come una casa a Berlusconi. Ma non solo. C’è un altro punto che desta vere ondate di piena in commissione. Si tratta del tetto per le donazioni private, che il Pd vorrebbe al massimo a 100 mila euro e che il Pdl, invece, vuole fissare a un milione. Chiara la finalità, “ma se mettiamo un milione – sostiene sempre Boccadutri – è come se non mettessimo nessun tetto, e questo non può passare”. Nodi da sciogliere che, in questi due primi casi, forse potranno trovare una mediazione all’ultimo tuffo. Resterà invece lo scontro sul-l’emendamento di Sel, firmato proprio da Boccadutri, che impedisce le donazioni a chi è condannato in via definitiva per corruzione o frode fiscale (un vero emendamento contro Berlusconi) e sull’altro, il 5.50, dove si riformulano le modalità di applicazione del reato di finanziamento illecito ai partiti, che non sarà comunque applicabile in via retroattiva (come qualcuno del Pdl voleva) ma provoca parecchi mal di pancia. C’è poi un ultimo dato. Nella fretta di presentare alle Camere il ddl, il governo ha cancellato alcuni passaggi della precedente legge che riguardavano i controlli sulle donazioni e dunque in commissione sono stati ripristinati, nell’articolo 7, alcuni di questi paletti, creando ulteriori frizioni. Tra chi sta lavorando al ddl per cercare di portare a casa un risultato “più onorevole possibile, laddove possibile” si digeriscono male le minacce di Letta: “Francamente – commenta Boccadutri – stanno diventando un po’ patetiche. Un decreto impedirebbe il miglioramento del testo con diversi emendamenti, alcuni già approvati e altri, come quello presentato da Sel, che non trovano ancora l’accordo nella maggioranza”.

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Soldi ai partiti? Solo 10 milioni in meno”

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Fatto quotidiano 30/06/2013 di diTommaso Rodano attualità
Relatore della legge. Emanuele Fiano (Pd).

Non esiste nessun complotto per sabotare il ddl sul finanziamento pubblico ai partiti”. Parola di Emanuele Fiano, capogruppo del Pd nella Commissione affari costituzionali e relatore della legge su cui il governo Letta ha investito buona parte della sua credibilità: quella che dovrebbe abolire i contributi dello Stato ai partiti politici. Sul destino del ddl, secondo Fiano, non c’è motivo di alzare i toni.

Alcuni senatori del Pd (i renziani Laura Cantini, Nadia Ginetti e Roberto Cociancich) sostengono che in commissione ci sia un’alleanza trasversale per ostacolare la legge: “ Pdl e Sel sarebbero disposti a far parlare anche Pippo, Pluto e Nonna Papera pur di perdere tempo”. Non condivide questa preoccupazione?

Onestamente, questa storia dell’asse Pdl-Sel è una sciocchezza colossale. I renziani stanno trasformando la legge sul finanziamento pubblico in una loro bandiera.

Esagerano?

La realtà è un po’ diversa. Ho fatto dei calcoli sull’impatto economico che avrebbe il testo approvato dal consiglio dei ministri.

Cosa ha scoperto?

Che quando questa legge entrerà a regime, tra quattro anni, l’intervento dello Stato resterà molto significativo. Tanto per cominciare, per l’applicazione della norma del 2 x 1000 ci sarà bisogno di una copertura statale che potrebbe arrivare fino a 55 milioni di euro all’anno.

Poi?

Poi ci sono le cosiddette “erogazioni liberali”, ovvero le donazioni volontarie dei cittadini. Danno diritto a una detrazione fiscale fino al 52 per cento della somma versata. Per farla semplice: i donatori possono scaricare metà della somma donata ai partiti dalle tasse. Per lo Stato sono altri 15 milioni di euro l’anno.

In più ci sono le facilitazioni ai partiti per l’affitto delle sedi e per gli spazi televisivi.

Quelle sono le più difficili da calcolare. Stabilire una somma precisa è praticamente impossibile. Secondo le mie stime alla fine lo Stato ci rimetterebbe almeno tra i 5 e i 10 milioni di euro.

In totale, quindi?

In tutto fanno tra i 75 e gli 80 milioni di euro di contributi pubblici indiretti.

L’ultima tranche di finanziamento pubblico in quanto consisteva?

Nel 2013, con il dimezzamento dei fondi, i partiti hanno incassato 91 milioni di euro. Tra quattro anni, se tutto va bene, avremmo a regime una legge che fa risparmiare al massimo una decina di milioni di euro l’anno.

Onorevole Fiano, mi sta dicendo che è il relatore di una legge inutile?

No, non mi fraintenda. L’ispirazione è completamente differente rispetto alle norme attuali. Non è più lo Stato che decide direttamente quanti soldi distribuire ai partiti. C’è una scelta volontaria del cittadino: la logica è ribaltata.

Il finanziamento pubblico però resterà consistente.

Secondo alcuni dei costituzionalisti che hanno parlato davanti alla commissione, il fatto stesso che i partiti siano garantiti dall’articolo 49 della Costituzione giustifica l’esistenza di forme di finanzimento pubblico. Credo che il problema, fino ad oggi, sia stato il modo in cui i partiti hanno gestito il denaro: quando i soldi dipenderanno da un contributo volontario, saranno vincolati a una gestione più onesta e trasparente.

Basterà a convincere i suoi colleghi di partito?

Ai renziani dico che sarebbe grave far entrare il congresso del Partito democratico nel confronto su questa legge. Qui dentro dobbiamo comportarci da legislatori.

E a lei questa legge piace?

Può essere un punto di equilibrio tra le diverse ispirazioni che si stanno confrontando in commissione. Sulla base di quel testo, poi, bisognerà accettare una mediazione.

Servizio pubblico L’editoriale di Marco Travaglio e le vignette di Vauro


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