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PERCHE’ L’ALLEATO CI SPIA ? NON CITTADINI DI GOOGLE MA SUDDITI DEI RICATTATORI NSA –

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Fonte: http://www.libreidee.org 26 ottobre, 2013 attualità
«Scusate, di quale sovranità parliamo? Oggi sappiamo cha la National Security Agency degli Stati Uniti ci spiava, ci spia e – aggiungo – ci spierà: non penseremo mica che sia finita qui», dice Giulietto Chiesa. E la Nsa «ci spierà dall’alto della sua tecnologia, quella che qualcuno anche sul web esalta come il futuro della democrazia ». Solo in Francia, racconta Snowden, 70 milioni di comunicazioni telefoniche raccolte in un mese: non certo per spiare la vita privata dei parigini. I motori di ricerca, macchine spionistiche, controllano il flusso dei meta-dati: chi ha chiamato chi, da dove è partita la telefonata, e quando. Poi interviene la selezione: qualcuno estrae dettagli specifici dalla massa delle comunicazioni.«Esempio: andiamo a vedere con chi ha parlato la signora Angela Merkel l’altro ieri». Idem per tutti gli altri “alleati”: «Con la scusa di combattere il terrorismo, hanno messo sotto controllo tutti i nostri leader politici, che io continuo a chiamare “maggiordomi”, perché – essendo tutti ricattati, e sapendo di esserlo (se non lo sanno è ancora peggio) – sono stati ben zitti». – See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/10/26/perche-lalleato-ci-spia-non-cittadini-di-google-ma-sudditi-dei-ricattatori-nsa/#sthash.xMtpFs3d.dpuf

L’arma del ricatto: ti controllo, so chi hai parlato, quando, e di cosa. Se l’agenda del grande alleato riparlasse di guerra, sarebbe più difficile opporsi. «Vale per Enrico Letta, vale per la presidente brasiliana Dilma Rousseff, come sappiamo. Vale per Hollande, il burattino di Francia. Vale per l’ex presidente messicano Felipe Calderon e per l’attuale presidente messicano, Enrique Peña Nieto. Vale probabilmente anche per il Papa», aggiunge Chiesa, in un video-editoriale su “Megachip” (1). «Forse non vale per Xi-Jingping, il presidente cinese, e per il presidente russo Vladimir Putin, i quali – non essendo alleati degli Stati Uniti – hanno probabilmente pensato di tutelarsi, cioè di innalzare le misure difensive». Come scrive persino il “New York Times”, la questione non è certo quella della privacy dell’uomo della strada: «Il programma di sorveglianza ha investito la politica, il business, la diplomazia, le banche». Per prima cosa, spiano con molta attenzione le mosse dei partner. «Begli alleati, che abbiamo». Controllare il cellulare della Merkel: per proteggerla dai terroristi, come dice Obama? No: «Per ricattarla, all’occorrenza, nel caso decidesse di fare qualcosa che “non deve” decidere di fare».Non sugge nessuno: «Se Enrico Letta va a prostrarsi a Washington, pensate che lo faccia perché è un fedele seguace del dio dollaro? Forse, anche. Ma soprattutto: teme la punizione, se sgarrasse». Dunque: «Possiamo fidarci di un alleato di questo genere? Cioè di un’America che ci spia facendo i propri interessi, contro di noi?». Per questo, Chiesa insiste nel chiedere l’uscita dalla Nato: «Non è una questione ideologica, ma pratica: voglio salvare la pelle, la mia e quella dei nostri figli. E se questi signori decidono che per i loro interessi occorre fare la guerra, diranno ai loro servi – i nostri governanti – di portarci in guerra . E se non capiamo questo, noi in guerra ci andremo ancora, finché non ci lasceremo la pelle». Date un’occhiata al grande problema americano: la finanza. «Il loro debito in realtà è il nostro: tocca a noi pagarlo, attraverso la subordinazione dell’euro». Eppure, c’è ancora chi pensa che stiamo entrando nell’era della libertà digitale, in cui potremo decidere tutto premendo un pulsante sul computer e votare insieme ai cinesi e agli indiani su come si gestisce il mondo. «Non siate ingenui, il controllo di queste macchine non ce l’avete voi. Non facciamoci illusioni: non diventeremo cittadini di Google, ma della Nsa». Fonte: http://www.libreidee.orgLink: http://www.libreidee.org/2013/10/non-cittadini-di-google-ma-sudditi-dei-ricattatori-nsa/ 1) http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=89377&typeb=0&Perche-l-alleato-ci-spia- – See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/10/26/perche-lalleato-ci-spia-non-cittadini-di-google-ma-sudditi-dei-ricattatori-nsa/#sthash.xMtpFs3d.dpuf

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Il Guardian accusa: “Costretti da Cameron a distruggere i file di Snowden”

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In un articolo a firma del proprio direttore, il Guardian rivela come fu oggetto di pressioni da parte dell’esecutivo britannico affinché distruggesse tutte le documentazioni relative allo scandalo legato a Snowden.

articolotre Redazione– -21 agosto 2013- I file consegnati dalla talpa dell’Nsa, Edward Snowden, al Guardian, sono andati distrutti. A denunciarlo è lo stesso quotidiano che oggi, in un articolo a firma del direttore Alan Rusbridger, ripercorre le tappe della curiosa e inquietante vicenda che portò all’eminazione di tutta la documentazione sul Datagate.

Secondo quanto riportato dal giornalista, circa due mesi fa ricevette una telefonata da un alto funzionario statale, che lo avrebbe invitato a restituire tutte le documentazioni riguardanti il sistema di sorveglianza e intercettazione denominato Prism, rivelato da Snowden, o, in alternativa, a distruggerle. Nell’ordinare ciò, l’uomo avrebbe dichiarato di esprimere il punto di vista del primo ministro britannico, Cameron.

A questo primo approccio, seguirono due incontri, durante i quali il misterioso uomo avrebbe continuato a richiedere indietro i file, finché non intervenne un terzo soggetto, anch’egli dichiatratosi appartenente al “nucleo centrale del governo”. Fu lui a minaccirare a Rusbridger: “Vi siete divertiti fin troppo, adesso rivogliamo la roba indietro”, gli disse, sottolineando poi che, in caso le pretese non fossero state adempite, si sarebbe incorsi in una durissima battaglia legale.

“Seguirono ulteriori incontri con oscuri emissari di Whitehall”, prosegue il direttore del Guardian, chiamando in causa l’esecutivo conservatore britannico. “La richiesta era sempre identica: ‘Ridateci indietro il materiale di Snowden, oppure distruggetelo. Il vostro dibattito lo avete già avuto. Non c’è più bisogno di scriverne ancora””.

Alla fine, dopo le lunghe pressioni, il giornale si arrese e, così “si verificò uno dei momenti più bizzarri nella lunga storia della nostra testata”. Alla sede del prestigioso giornale, infatti, giunsero due esperti in sicurezza del Gchq, gli 007 britannici, i quali avevano il compito di “sovrintendere alla distruzione, negli scantinati della redazione, degli hard-disk dei computer” in cui erano custodite le informazioni rilasciate da Snowden. Essi, inoltre, dovevano “accertarsi che in quei frammenti non vi fosse nulla che potesse essere di un qualche interesse per eventuali agenti cinesi di passaggio”.

Nonostante ciò, il direttore del Guardian ha tenuto a sottolineare che, non per questo, la ricerca della verità si fermerà e ha lanciato l’allarme su quanto accaduto a David Miranda, il marito del giornalista che effettuò lo scoop su Snowden. L’uomo è infatti stato tenuto bloccato nove ore presso un aeroporto dalla security, per essere interrogato riguardo le inchieste giornalistiche condotte dal compagno di vita.

Il Datagate non è finito: Snowden può rivelare ancora almeno 15mila documenti top secret

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Il Datagate non è finito: Snowden può rivelare ancora almeno 15mila documenti top secret

articolotre Redazione- -7 agosto 2013 attualità – Le rivelazioni sul Datagate non sono certo finite. Snowden ha ancora molto da dire, nonostante Mosca abbia gli abbia richiesto esplicitamente di tacere. Tanto più che forse non sarà proprio l’ex analista della Nsa, l’uomo che ha fatto impazzire gli Usa, a rendere note le informazioni, quanto, piuttosto, il giornalista Gleen Greenwald, statunitense trapiantato in Brasile e collaboratore del Guardian.

A lui, infatti, la “talpa” avrebbe consegnato 15-20mila documenti top secret riguardanti il governo americano: a rivelarlo è stato lo stesso giornalista che, però, ha rifiutato di fornire ulteriori dettagli in merito al contenuto della documentazione.

Piuttosto, ha spiegato il giornalista, si tratterebbe di un archivio “molto completo e ampio”. Inoltre, Greenwald ha specificato come quanto fin’oggi pubblicato in merito alle attività di spionaggio dell’amministrazione Obama non sia che la punta dell’iceberg.

“Il pretesto utilizzato da Washington per spiare”, ha illustrato ancora Greenwald, “è solo uno: il terrorismo e la necessità di proteggere il popolo americano. Ma la realtà è che ci sono molti documenti che non hanno niente a che fare con il terrorismo e la sicurezza nazionale, ma riguardano invece la competizione con altri Paesi negli affari economici e industriali“.

Datagate. XKeyscore, il nuovo programma di spionaggio della Nsa

corelNuovi documenti rivelano l’esistenza di un altro programma utilizzato dalla Nsa per spiare milioni di cittadini attraverso internet: si tratterebbe, questo, del XKeyscore, in grado di monitorare e-mail, chat e quant’altro compia un individuo sul web.

articolotre Redazione– -3 agosto 2013-attualità
Lo scandalo Datagate non accenna a chetarsi e, anzi, si arricchisce di nuovi colpi di scena. Troppo presi dalle vicissitudini vissute dall’ex analista della Nsa in cerca di asilo politico, ci si era quasi totalmente dimenticati del fulcro della questione, ovvero dei metodi di controllo perpetrati dalle agenzie di spionaggio Usa.

Il centro di tutto era da ricercare nel programma Prism, ma ora, grazie a nuovi documenti resi pubblici da Snowden, si sa che esso non era l’unico. Almeno un altro progetto era in grado, infatti, di monitorare e tenere costantemente sotto controllo i dati provenienti da mail e chat dei cittadini di tutto il mondo. Il suo nome è XKeyscore e ha tenuto sott’occhio milioni di persone, senza alcuna autorizzazione.

Come scrive il Guardian, il programma è in grado di monitorare “quasi tutto ciò che una persona possa fare su internet”. Attraverso 500 server sparsi per il mondo, soltanto nel 2012 XKeyscore, avrebbe analizzato miliardi di dati spuntando 300 “identificatori unici”, i quali hanno portato inoltre a 12 relazioni per l’Fbi. Grazie ad esso, a quanto pare, è stato possibile rintracciare ed arrestare centinaia di terroristi. Ed è proprio questo il punto su cui si fa forte la Nsa, ormai nella bufera. Dall’agenzia si fa infatti sapere che questa si tratta della dimostrazione di come certi programmi siano stati utilizzati soltanto ed esclusivamente nell’ottica di una sicurezza nazionale contro “gli obiettivi legittimi stranieri”. Non solo. Secondo l’agenzia di spionaggio, “la divulgazione pubblica dei sistemi classificati sulla raccolta di dati NSA, senza alcun contesto non fa altro che mettere in pericolo le sue fonti e metodi, creando una confusione sempre maggiore per quanto riguarda una questione molto importante per il Paese”.

Non dello stesso parere il Congresso che, adesso, vuole fare chiarezza per togliersi da quest’imbarazzante situazione e chiede delucidazioni chiare e nitide, in merito alla necessità di tutelare i propri cittadini. Frattanto, però, la politica statunitense deve stare anche attenta a non intralciare in alcun modo le attività di spionaggio, tanto più che, la scorsa settimana, è stata rigettata dalla Camera dei Rappresentanti la proposta di ridurre i finanziamenti per programmi di spionaggio e la richiesta di metadati.

ACHTUNG PIRATEN !

Bolivian President Evo Morales arrives at El Alto airport in La PazFonte http://www.guardian.co.uk DI JOHN PILGER

Negare lo spazio aereo al presidente della Bolivia è stata una metafora per la malavita che oggi governa il mondo
Proviamo a immaginare se l’aereo del Presidente francese fosse stato costretto ad atterrare in America Latina solo per un”sospetto” che trasportasse un rifugiato politico verso la sua salvezza – e non rifugiato qualsiasi ma uno che ha fatto sapere al mondo, che esistono prove di attività criminali su scala epica.
Nella foto: “L’arrivo del Presidente Evo Morales a La Paz”

Immaginate la risposta di Parigi, per non parlare di quello che avrebbe potuto gridare la “comunità internazionale”, come si definiscono i governi occidentali.
Ci sarebbe stato un coro di indignazione ad abbaiare dalla Casa Bianca, da Washington, da Bruxelles, da Madrid, le più eroiche forze speciali sarebbero state spedite a salvare il loro capo e, si sarebbe cercata subito la fonte di quel lampante caso di gangsterismo internazionale. Si sarebbero scritti migliaia di editoriali per tifare per un paese offeso e, forse, qualcuno avrebbe anche ricordato ai lettori che in questo tipo di pirateria si era già esibito il Reich tedesco nel 1930.

L’obbligo di far atterrare l’aereo del Presidente boliviano Evo Morales – negando lo spazio aereo da parte della Francia, della Spagna e del Portogallo, dopo il suo sequestro di 14 ore- che ha permesso ai funzionari austriaci di “ispezionare” “l’ aereo alla ricerca del “fuggitivo Edward – è stato un atto di pirateria aerea e un atto di terrorismo di stato. E’ stata una vera esibizione di quel gangsterismo che governa il mondo e della viltà e dell’ipocrisia di tutti quelli che non osano chiamare le cose con il loro nome.

A Mosca, avevano chiesto una dichiarazione a Morales– sulla richiesta [di asilo politico] fatta da Snowden – che è intrappolato nell’aeroporto della città – “Naturalmente .- aveva risposto il Presidente – saremmo disposti a discuterne e a prendere in considerazione questa idea.” Un atto come questo – per un Padrino – sarebbe stato chiaramente inteso come una provocazione. “Abbiamo preso contatto con una serie di paesi che potrebbero avere la possibilità di ospitare Snowden o di accordargli il transito nel loro paese”, ha detto un funzionario del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

I francesi – dopo aver strillato contro Washington che spiava ogni loro mossa, come ha rivelato Snowden – inizialmente non hanno capito niente, come i portoghesi. Gli spagnoli poi hanno fatto la loro parte imponendo il divieto di sorvolo del loro spazio aereo, concedendo così ai mercenari viennesi del “Padrino” tutto il tempo necessario per scoprire se Snowden aveva effettivamente invocato il rispetto dell’articolo 14 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che recita appunto: “Ogni individuo ha diritto di chiedere e di ricevere asilo in altri paesi se è perseguitato.”

Tutti quelli che sono pagati per mantenere la situazione sotto controllo hanno fatto la loro parte con un gioco multimediale del gatto e del topo che ha appoggiato le bugie del “Padrino” che dice che questo giovane eroico sta scappando dalla Giustizia americana, e non da un sistema organizzato e vendicativo di incarcerazione che prevede anche la tortura – chiedetelo a Bradley Manning ed ai fantasmi che vivono a Guantánamo.

Gli storici sembrano concordare sul fatto che l’ascesa del fascismo in Europa avrebbe potuto essere scongiurata se la classe politica dell’epoca, sia quella liberale che quella di sinistra, avessero capito quale era la vera natura del loro nemico.

I paralleli di oggi sono molto diversi, ma la spada di Damocle che pende sulla testa di Snowden, come il disinvolto rapimento del Presidente della Bolivia, dovrebbero spingerci a cercare di riconoscere la vera natura del nostro nemico.

Le rivelazioni di Snowden non intaccano solo la privacy, o la libertà civile e riguardano solo lo spionaggio delle masse. Rivelano qualcosa di più, qualcosa di innominabile: fanno intendere che la facciata democratica degli Stati Uniti ormai nasconde a malapena quel gangsterismo di sistema con cui storicamente si è identificato il fascismo – poco importa se i segnali evidenti di ieri non sono proprio esattamente uguali a quelli di oggi- . Martedì scorso, un drone americano ha ucciso 16 persone nel Nord Waziristan, “dove vivono molti dei militanti più pericolosi del mondo”, come si può leggere nei pochi paragrafi di cui abbiamo conoscenza. Solo per una affermazione che in quella regione vivono i militanti più pericolosi del mondo si sono fatti partire i droni. (Del resto) Il presidente Obama li autorizza personalmente ogni martedì.

Quando Harold Pinter accettò il Premio Nobel per la letteratura nel 2005 parlò di “una grande tovaglia piena di menzogne sulla quale stiamo mangiando”. Allora chiese perché “la brutalità sistematica e le atrocità diffuse” dell’Unione Sovietica fossero ben conosciute in tutto l’Occidente, mentre i crimini americani erano solo “registrati superficialmente, e nemmeno documentati o dichiarati”. Il silenzio più duraturo dell’era moderna ha coperto lo sterminio e la spoliazione di innumerevoli esseri umani perpetrati dagli Stati Uniti e dai suoi agenti, fuori da qualsiasi controllo. “Ma non si è saputo niente”, disse Pinter. “Non è mai successo niente e anche mentre stava succedendo qualcosa, non è mai successo niente.”

Questa storia segreta – non troppo segreta, ovviamente è stata sempre rifiutata dalla coscienza di quelle società cresciute nel mito e con le stesse priorità americane –ma questa storia non è mai stata più vicina ad essere riconosciuta. La denuncia di Snowden, come quella di Manning e di Julian Assange e di Wikileaks rischiano di rompere quel silenzio di cui parlava Pinter. Nel rivelare un vasto apparato di stato di polizia, di tipo orwelliano, al servizio della più grande macchina da guerra della storia, comincia a farsi luce su chi rappresenta il vero estremismo del 21° secolo. Senza precedenti, il settimanale tedesco Der Spiegel ha definito l’amministrazione Obama come un “totalitarismo soft”. Se cominciassimo a capire, dovremmo guardarci tutti allo specchio, più da vicino.

John Pilger
Fonte : http://www.guardian.co.uk
Link: http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/jul/04/
4.07.2013

Datagate, quando “le vite degli altri” diventano le nostre

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Lo scandalo Datagate scoppiato negli Usa mette a nudo la fragilità della nostra privacy minacciata non solo dagli hacker ma anche da chi è deputato a proteggerci.

articolotre Salvatore Grasso – 29 giugno 2013- Si è fermata nell’area di transito dell’aeroporto Sheremetyevo di Mosca la fuga di Edward Snowden, l’ex contractor della National Security Agency (NSA), in cerca di un paese che gli offra asilo politico.

L’ex collaboratore della NSA, accusato di spionaggio, dalla Procura Federale della Virginia, delitto per il quale rischia non meno 30 anni di galera, è ricercato per aver rivelato, al Guardian e al Washington Post, l’acquisizione, su larga scala e senza discrimine, da parte del governo statunitense di dati sensibili della popolazione: dalle telefonate a internet.

Gli Usa hanno controllato le telefonate della popolazione accedendo ai tabulati forniti dalla compagnia telefonica Verizon e hanno acquisito informazioni personali (email, chat, chat vocali e video-chat, video, foto, conversazioni VoIP, trasferimento di file) su milioni di internauti dai grandi colossi del web, quali Microsoft, Google, Facebook e Apple, attraverso il programma di sorveglianza Prism.

Una storia degna dei migliori scrittori di spionaggio come John le Carré e Ian Fleming, ma ai tempi di internet.

La vicenda dell’ex collaboraote della NSA che per rimorso di coscienza e per amore della libertà spiffera tutto ai giornali e fugge in cerca di un rifugio, inseguito dai 007 americani, è affascinate ma sarà del tutto vera?

Le rivelazioni di Snowden sono dettate realmente dal pentimento e dalla salvaguardia dei diritti civili? Gli equilibri geopolitici sulla governace di internet non sono, ad esempio, da sottovalutare considerando anche che le sue rivelazioni sono giunte poco prima del vertice di Palm Springs in California tra Obama e il presidente cinese Xi Jinping, in cui tra i punti all’ordine del giorno c’era pure il presunto cyberspionaggio subito dagli Usa da parte della Cina.

Ma il Datagate porta alla ribalta un tema attualissimo: la vulnerabilità della privacy persone, infatti stavolta a essere spiati non sono le nazioni straniere (almeno non solo quelle) ma i privati cittadini americani, i quali forse ingenuamente pensavano che certe cose potessero accadere solo negli altri paesi e non nella terra a cui Tocqueville dedicò il suo saggio più famoso: La democrazia in America.

Invece la fantapolitica distopica è entrata direttamente in casa loro. I paragoni con 1984, il romanzo di Georg Orwell, si sono sprecati, e secondo noi anche a sproposito, perché quello che è successo in America (e probabilmente c’è da sospettare avvenga nella stragrande maggioranza del mondo), con la scusa di garantire la sicurezza degli States da eventuali attacchi terroristici, è ancora più grave, in quanto verificatosi in una democrazia e non in uno stato totalitario come quello a cui Orwell si era ispirato per scrivere 1984.

E ancora in Nineteen Eighty-Four gli abitanti dell’Oceania erano consapevoli di essere spiati dai teleschermi disseminati in ogni edificio di quella nazione, qui invece se alludi a una situazione del genere vieni etichettato come paranoico. Un po’ è quello che è successo al grillino Paolo Bernini dopo aver dichiarato a Ballarò che l’America aveva incominciato a impiantare i microchip sotto la pelle delle persone. Quell’intervista adesso non ci appare più così fantascientifica, e dopo esserci fatti delle grasse risate, l’idea che possa essere anche vera non ci sembra più così peregrina. Infatti nell’ambito di questo scandalo si è parlato pure del prelievo del DNA da parte della polizia americana nei confronti dei criminali e non solo di questi.

Mettendo un attimo da parte il web e le telefonate, forse non ci rendiamo neanche più conto che la nostra vita è controllata diuturnamente attraverso i gesti abituali che compiamo, ormai ritenuti talmente normali da essere assimilati a un semplice respiro. L’uso della carta di credito, della tessera sanitaria, del telepass, delle fidelity card, non fa altro che tracciare a ogni istante la nostra vita.

La priorità di garantire sicurezza nazionale può giustificare una tale invasione nelle “vite degli altri”?

A chi e a che serve sapere con chi parliamo e dove si trova in quel momento il chiamato o il chiamante? A chi a che serve conoscere il nostro pensiero politico o le foto dei nostri cari e il contenuto delle e-mail?

Noi occidentali siamo cresciuti nel mito della bugia di vivere in un’effettiva democrazia e nell’illusione di essere gli unici privilegiati a fruire pienamente di (posticci) diritti civili, perché il controllo delle “vite degli altri” – ci dicevano – era un’esclusiva degli ex paesi comunisti, soprattutto durante la guerra fredda, e, nell’epoca attuale, di alcuni paesi afro-asiatici. Che a noi tutto questo non poteva mai succedere!

Ne siamo usciti con le ossa rotte adesso che abbiamo scoperto (anche se lo sospettavamo) che le “vite degli altri” sono e forse sono sempre state anche le nostre.

Ci siamo sentiti nudi, come quando abbiamo patito un furto in casa, fermi immobili dinanzi alle stanze a soqquadro, ai cassetti svuotati dai propri effetti personali e dalla biancheria intima riversa per terra. In quel momento non pensi ai preziosi rubati. Ti senti violato nel profondo della tua anima, nelle viscere della tua intimità.

No, non è questa l’osmosi giusta tra sicurezza e privacy, non è una scusa che regge, ma è una mera invasione nella vita di milioni di cittadini onesti che s’illudevano di manifestare il loro pensiero in assoluta riservatezza. Non siamo ingenui, lo sappiamo che ciò non serve solo a proteggere un paese dal terrorismo.

E tristemente guardiamo disincantati il mito sgretolarsi nelle macerie di una democrazia che adesso ha tutto l’aspetto di una patina che ne copre le sue degenerazioni.

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